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    Manovra e obiettivi Pnrr, governo al lavoro: è corsa contro il tempo. IL TIMING

    Esecutivo impegnato senza sosta per approvare la legge di Bilancio e raggiungere i 55 obiettivi del Piano di ripresa e resilienza entro il 31 dicembre. Oggi la Camera inizia a votare il dl ministeri, a metà settimana scade il termine della presentazione degli emendamenti che non dovranno essere più di 450. Le modifiche saranno votate tra giovedì 15 e domenica, poi dal 20 si va in Aula LEGGI TUTTO

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    Governo Meloni, news. Premier: “Soglia del pos può essere più bassa di 60 euro”. LIVE

    Manovra, Landini: “E’ regressiva, possibile incontro con Confindustria””Giudichiamo la manovra per quello che è concretamente. E il giudizio è negativo. Insieme alla Uil abbiamo promosso ogni giorno della settimana che va dal 12 al 16 dicembre, una serie di iniziative in tutte le regioni, anche con il ricorso allo sciopero: non siamo solo di fronte a una Legge di bilancio sbagliata, ma che contiene idee di riforma molto regressive”. Lo afferma in un’intervista al ‘Fatto’ il segretario della Cgil Maurizio Landini osservando che “invece di combattere la precarietà si reintroducono i voucher. Vuol dire che si pensa di aumentare forme di sfruttamento e incentivare gli imprenditori a investire su questo e non su qualità e innovazione”. Landini osserva che “anziché aumentare i salari è regressivo premiare gli evasori, innalzare il contante, tornare indietro rispetto ai pagamenti digitali” così come “rinunciare ad alzare ed estendere in tutti i settori la tassazione sugli extraprofitti, prevedere tagli e riduzioni all’istruzione, al trasporto e alla sanità pubblica che aprono la strada alla privatizzazione” e “dopo 10 anni che non si rivalutano le pensioni, prevedere dei tagli e non mettere fine alla legge Fornero”. E commentando le critiche degli imprenditori, Landini sottolinea che “anche Confindustria riconosce che c’è un problema salariale e che la gente non arriva a fine mese” e parla di “un incontro da realizzare”. LEGGI TUTTO

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    Renzi: “Federazione Iv-Azione nel 2023, dal 2024 partito unico. Ma io non lascio il campo”

    Il leader di Italia Viva ha parlato di un progetto politico che prenderà le mosse dall’acronomico della parola “Scelta”: S di salute, C di cultura, E di Europa, L di lavoro, T di territorio, A di avvenire. Dall’assemblea nazionale del suo partito non risparmia frecciate agli ex colleghi del Pd: “Vanno avanti con il freno a mano da mesi. C’è chi mi dice che se fossi rimasto sarebbe stata un’altra storia”

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    Una nuova federazione subito, poi un partito unico nel 2024, che “sia la casa definitiva dei nostri progetti politici, europei ed italiani”. Sono i progetti di Italia Viva e Azione, già alleate alle ultime elezioni parlamentari. I piani per il futuro sono stati descritti dal leader di Iv, Matteo Renzi, in apertura dell’assemblea nazionale del partito. Italia Viva ha già approvato all’unanimità la relazione del leader Matteo Renzi che prevede la federazione con Azione. Renzi ha detto che ci sarà innanzitutto “bisogno di fare un tesseramento per il 2023”. Poi, lo stesso leader – una volta fatta la federazione – proporrà “di fare modifiche con un impegno: che io non lascio il campo”. Non sono mancate stoccate ai suoi ex compagni di partito del Pd, accusati di viaggiare “con il freno a mano tirato da mesi” e di aver “portato in guerra chi vi portava a vincere”, ha detto Renzi, sottolineando come “c’è stato un tempo in cui il Pd vinceva le elezioni, in cui prendevamo il 40,8%”. Il leader di Iv ha poi dichiarato che in molti dal suo ex partito gli dicono “’Matteo, se solo fossi rimasto sarebbe stata un’altra storia”. Ma lui risponde che “se noi fossimo rimasti nel Pd, non avremmo mai potuto giocare il nostro ruolo come in questi mesi. Se fossimo rimasti nel Pd avremmo al governo ancora Conte e non avremmo mai avuto Draghi”.

    “Chi si iscrive a Italia Viva si iscrive a un sogno politico”

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    Governo Meloni, Renzi: “Nessun inciucio ma non saremo in piazza”

    Il futuro tesseramento sarà legato “a un grande progetto politico e culturale su dei contenuti”, a partire da sei “parole chiave” con l’acronimo “scelta”: S di salute, C di cultura, E di Europa, L di lavoro, T di territorio, A di avvenire. “Chi si iscrive a Italia viva si iscrive a grande sogno politico”, ha continuato Renzi, rivelando che “nel 2023 la Leopolda ci sarà”.
    “Senza di me Elly Schlein non sarebbe in politica”
    L’ex presidente del Consiglio ha parlato di “un sentimento di affetto” che lega la sua forza politica “alla comunità del Pd”, con cui – nonostante “un rapporto complicato” – non ci sarebbe alcuna rivalità: “Noi non siamo avversari, siamo da un’altra parte e non abbiamo mai concepito questa nostra esperienza come una rivalsa”. L’assemblea nazionale di Italia Viva è stata tuttavia un’occasione di togliere un po’ di “sassolini” dalle scarpe. Renzi si è preso il merito di aver “rottamato” il Pd, permettendo così a personaggi come Elly Schlein, ora candidata alla segreteria nazionale del partito, e Brando Benifei di entrare nelle istituzioni, italiane ed europee. Benifei, “dice che la rottamazione non ha funzionato – ha sottolineato Renzi – ma se non ci fosse stata la rottamazione non avrebbe mai avuto questa chance”. Immediata la risposta di Schlein. “A Renzi, che dice di averci portato in Parlamento, dico di non dimenticare che per quanto mi riguarda a portami in Parlamento furono 50mila preferenze. Renzi ha il merito di aver spinto me e tanti altri fuori dal Pd con una gestione arrogante. Ha ridotto il Pd in macerie e poi se n’è andato”, ha detto in riferimento alla sua scelta di abbandonare il partito (in cui poi è tornata) nel 2015. 

    “Noi ruota di scorta del governo? Io e Calenda siamo motore, volante e acceleratore”

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    “Noi la ruota di scorta del governo? Conoscendo la modestia che unisce me, Carlo Calenda e tanti di noi… come fa la gente come noi ad accettare di essere una ruota di scorta?”. Così Matteo Renzi durante l’assemblea nazionale di Italia Viva a Milano. “Noi abbiamo l’umile consapevolezza di essere il motore, il volante e l’acceleratore”, ha concluso Renzi. Il leader di Italia Viva ha detto chiaramente che il suo partito continuerà a votare “no” alla Legge di Bilancio 2023. Se alcune singole proposte verranno però accolte, “noi siamo entusiasti”. Da qui, un’altra frecciata ai suoi critici. “Questo, e lo dico ai commentatori, vuol dire fare la stampella? O dare una mano a riscrivere una legge di bilancio scritta male?”, ha detto Renzi.
    “Ue sta perdendo il proprio ruolo”
    Spazio anche a riflessioni sulla politica internazionale, ambito nel quale “l’Europa sta perdendo il proprio ruolo, non dirlo significa negare la realtà”, ha detto Renzi. La “partita del 21esimo secolo” si starebbe giocando infatti “tra Stati Uniti e Cina”. Un appello poi a prendere posizione su “quello che sta accadendo nel silenzio in Iran”, che “non può vederci spettatori distratti”, ha concluso Renzi ringraziando il ministro degli Esteri Antonio Tajani per “aver fatto di tutto per aver riportato Alessia Piperno a casa dalla carceri iraniane dove ci sono state troppe persone torturate nel silenzio”.

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    Politica
    Dal Pci al Pd, le scissioni della sinistra in oltre 30 anni. FOTO

    Il primo divorzio è quello del 12 novembre 1989, quando Achille Occhetto dà il via allo scioglimento del Partito Comunista Italiano che si concretizzerà il 3 febbraio 1991. L’ultimo è invece lo strappo firmato Matteo Renzi, del 16 settembre 2019. In mezzo, scissioni, nuovi partiti e nuovi simboli

    Scissioni, a volte drammatiche, altre volte consensuali. Rotture e nuove alleanze, a cui sono seguite altre spaccature. La storia della sinistra italiana degli ultimi 30 anni è fatta di molte divisioni: tanti i partiti che sono nati per poi scomparire. A cominciare dal 1989 quando, con la cosiddetta “svolta della Bolognina”, l’allora segretario del Pci Achille Occhetto dà il via al processo politico che porta nel 1991 allo scioglimento del Partito Comunista Italiano

    La mozione di Achille Occhetto per lo scioglimento del Pci, appoggiata tra gli altri da Massimo D’Alema, Walter Veltroni (nella foto con Occhetto) e Piero Fassino, risulta vincente e il 3 febbraio 1991 nasce il Partito Democratico della Sinistra: come simbolo ha una quercia e, notevolmente ridotto, il vecchio simbolo del Pci con falce e martello

    Alla mozione del segretario si oppone il cosiddetto “Fronte del No”, capeggiato dal filo-sovietico Armando Cossutta (nella foto) e sostenuto da Fausto Bertinotti. Il 15 dicembre 1991 decidono di dare vita al partito della Rifondazione Comunista

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    Pd, parte la corsa di Schlein: «Voglio diventare segretaria, con noi una storia nuova»

    I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaElly Schlein in campo per la segretaria del Pd. «Se lo facciamo insieme io ci sono, non mi tiro indietro, costruiamo insieme questa candidatura per dimostrare che io posso diventare la segretaria del nuovo Pd. Insieme a voi voglio diventare la segretaria del nuovo Pd», ha detto la deputata del Pd nel corso dell’evento “Parte da Noi” convocato a Roma per annunciare la sua candidatura alla successione di Enrico Letta. La platea ha salutato le sue parole intonando “Bella ciao”. Schlein sfiderà il duo Bonaccini-Nardella. «Il congresso non è una resa dei conti»«Siamo qua per far partire un percorso collettivo per un contributo alla ricostruzione di un nuovo Pd di cui abbiamo bisogno – ha detto Schlein -. Questo processo costituente è un’occasione. Portiamo le nostre proposte. Non siamo qua per fare una partita da resa dei conti identitaria, ma per fare il nuovo Pd, tenere insieme la comunità e salvaguardare il suo pluralismo, le sue diversità, ma senza rinunciare a una identità chiara, comprensibile e coerente. Non è una sfida da leggere nella divisione fra riformismo e radicalità, c’è un campo comune: come cambiare il modello di sviluppo neoliberista che si è rivelato insostenibile».Loading…«Non accetterò cooptazione da correnti»Schlein ha annunciato: «Da oggi ci mischiamo e ci organizziamo. Chi arriva da oggi arriva alla pari. Nessuno venga con l’idea di condizionare, venite liberi o non venite affatto, una scommessa sull’autonomia delle persone. Il partito non ha bisogno di essere immobilizzato, ma mobilitato, serve un rinnovamento forte del gruppo dirigente per scardinare le logiche di cooptazione correntizia. Questo Paese fa fatica a pensare che una donna possa farsi strada senza essere strumento di altro, dimostreremo il contrario. Ai candidati uomini non si va a vedere chi ci sta dietro. Non ho mai accettato e non accetterei adesso la cooptazione».«Accetterò ogni esito del congresso» «Prenderò la tessera del Pd per rispetto di questa comunità, per entrare in ascolto e in punta di piedi» ha detto Schlein. «Sono disponibile ad accettare ogni esito del congresso e a lavorare dal giorno dopo per l’unità. Un applauso agli altri candidati». LEGGI TUTTO

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    Pd, Elly Schlein si candida a primarie: “Voglio diventare segretaria di un nuovo partito”

    La deputata dem, all’iniziativa “Parte da noi”, ha annunciato la propria candidatura alla segreteria del partito: “Non siamo qui per fare una nuova corrente o per tenerci quelle di adesso, ma per superarle. Non ci saranno mai gli ‘schleiniani'”. Poi attacca: “Il governo Meloni si è insediato da poco e ha già mostrato il volto della peggiore ideologia di destra di questo Paese”

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    Ellie Schlein si candida alle primarie per la segreteria del Pd. La deputata dem lo ha annunciato all’iniziativa “Parte da noi”, al Monk a Roma, dicendo: “Non siamo qui per fare una nuova corrente o per tenerci quelle di adesso, ma per superarle con un’onda di partecipazione. Non ci saranno mai gli ‘schleiniani’. Se lo facciamo insieme io ci sono, non mi tiro indietro, costruiamo insieme questa candidatura per dimostrare che io posso diventare la segretaria del nuovo Pd. Insieme a voi voglio diventare la segretaria del nuovo Pd”. “Io mi rimetto in viaggio, per riascoltare la base, i circoli. La fase costituente non può finire con le primarie, anche dopo servirà il coraggio di cambiare – ha aggiunto – Serve una cosa nuova, perché quello che siamo stati fino a qua non basta. Non sprechiamo la Costituente, è una sfida, non la vince chi si candida ma una comunità, bisogna valorizzare una nuova classe dirigente, con amministratrici e amministratori”.

    “Non accetterò cooptazione dalle correnti”

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    “Da oggi ci mischiamo e ci organizziamo. Chi arriva da oggi arriva alla pari. Nessuno venga con l’idea di condizionare, venite liberi o non venite affatto, una scommessa sull’autonomia delle persone – ha detto Schlein – Il partito non ha bisogno di essere immobilizzato, ma mobilitato, serve un rinnovamento forte del gruppo dirigente per scardinare le logiche di cooptazione correntizia. Questo Paese fa fatica a pensare che una donna possa farsi strada senza essere strumento di altro, dimostreremo il contrario. Ai candidati uomini non si va a vedere chi ci sta dietro. Non ho mai accettato e non accetterei adesso la cooptazione”. “Prenderò la tessera del Pd per rispetto di questa comunità, per entrare in ascolto e in punta di piedi – ha aggiunto – Sono disponibile ad accettare ogni esito del congresso e a lavorare dal giorno dopo per l’unità. Un applauso agli altri candidati”.

    “Sono stati giorni difficili per me”

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    Bruciata ad Atene auto di Susanna Schlein, consigliera dell’ambasciata

    “È una bella giornata – ha detto poi Schlein – Sono stati giorni difficili per me e avevo bisogno di vedervi, voglio mandare un abbraccio forte alla mia famiglia, a mia sorella e ai miei genitori”. Poi un messaggio anche per Francesco Majorino, candidato del centrosinistra per la presidenza della Lombardia: “Ci tenevo a mandare un forte abbraccio e un in bocca a lupo a Francesco Majorino, un compagno e amico di mille battaglie”.

    “Governo Meloni volto della peggiore ideologia di destra”

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    Pnrr, Meloni: “Lasciati a noi 30 obiettivi su 55, recupereremo”

    “Il governo Meloni si è insediato da poco e ha già mostrato il volto della peggiore ideologia di destra di questo Paese”, ha attaccato poi Schlein. “Non tutte le leadership femminili sono femministe, non ce ne facciamo niente di una premier donna che non aiuta le altre donne, che non ne difende i diritti. Nella Manovra si restringe Opzione donna e si differenziano le donne sulla base dei figli”. Poi, sul futuro del Pd, ha aggiunto: “Vogliamo far partire un percorso collettivo plurale che porti un contributo alla costruzione di un nuovo Pd. Non siamo qui per far partire una resa dei conti identitaria, ma per far partire un nuovo partito e salvaguardare il suo pluralismo”.

    “Difendere la sanità dagli attacchi della privatizzazione”

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    Sanità, ipotesi 2,2 miliardi in Manovra: la suddivisione e le critiche

    Schlein ha parlato anche di sanità, dicendo che bisogna “difendere” quella “pubblica universalistica dagli attacchi di chi vuole privatizzare”. Poi ha ricordato che “il lavoro deve tornare a essere un tema centrale per il Pd. Per farlo non basta dirlo, bisogna capire come migliorarlo”. 

    “Diseguaglianze, clima e precarietà sono le sfide cruciali”

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    Calderoli: “Vanno ricreate Province con elezione diretta”

    “La visione del futuro che parte da noi parte da tre sfide cruciali: diseguaglianze, clima e precarietà. Le destre non ne parlano, è come se vivessero in un altro Paese”, ha attaccato ancora Schlein. “Il disegno di Calderoli sull’Autonomia differenziata affonda le radici nel progetto leghista di secessione, va rigettato”. Poi ha aggiunto: “Basta ai condoni, basta a chi guarda solo al ritorno elettorale a breve termine e non pensa alle conseguenze”.

    “Renzi ha lasciato le macerie e se n’è andato”

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    Renzi: “Federazione Italia Viva-Azione, ma io non lascio il campo”

    “A Renzi va il merito di aver spinto me e tanti altri fuori dal Pd con una gestione arrogante e incapace di fare sintesi delle diversità e dopo aver umiliato chiunque avesse un’idea diversa – ha detto poi la deputata dem – Ha lasciato macerie e se n’è andato a fare altro”.

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    Politica
    Enrico Letta, la storia del segretario del Pd. FOTO

    Pisano, classe 1966, ha mosso i primi passi in politica nel Ppi per poi confluire nella Margherita e infine nel Partito democratico. Convinto europeista, nel 1998 a 32 anni è stato ministro per le Politiche comunitarie nel governo D’Alema. Tra le fila dem è stato esponente della corrente bersaniana. Nel 2013 diventa premier di un governo a larga coalizione, prima di essere sostituito l’anno successivo da Renzi e di lasciare il partito. Il 14 marzo 2021 è stato eletto segretario con 860 voti favorevoli

    Enrico Letta è l’attuale segretario del Pd: è passato un anno da quando, il 14 marzo 2021, ha preso il posto di Nicola Zingaretti dopo le dimissioni di quest’ultimo. Già vicesegretario del partito e premier dal 2013 al 2014, Letta è tornato all’attività politica vera e proprio dopo essersi dedicato per alcuni anni all’insegnamento universitario a Parigi. Ecco la sua storia politica

    Nato il 20 agosto del 1966 a Pisa, Letta è sposato con la giornalista del Corriere della Sera Gianna Fregonara con la quale ha tre figli  

    Nipote di Gianni Letta, storico braccio destro di Berlusconi, ha vissuto i primi anni della sua vita a Strasburgo

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    Pnrr, Meloni: “Lasciati a noi 30 obiettivi su 55, sono fiduciosa che recupereremo”

    Il presidente del Consiglio in un’intervista a “Repubblica”: “Sarà inevitabile nel 2023 cambiare qualcosa per rendere più celere e più fluida la capacità di utilizzo dei fondi”. Sul reddito di cittadinanza: “Non si può dire ‘se la Meloni ci toglie il reddito ci manda a rubare’, perché tra le due opzioni c’è il lavoro”. E sul tema migranti dice che “l’Europa deve farsi carico del problema”

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    “Col mio predecessore ho dialogato con grande profitto nella fase di transizione, sono al servizio delle istituzioni e non criticherò mai chi ha ricoperto la carica fino a poche settimane fa, ma è un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi (del Pnrr, ndr) da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati trenta”. A dirlo, in un’intervista a Repubblica, è il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sulla Legge di Bilancio promette: “Davvero siamo pronti a lavorare anche nei giorni di festa pur di approvarla, non ci trascineremo certo fino all’esercizio provvisorio. Non era scontato mettere su una Manovra complessa come questa in poche settimane, sono orgogliosa del risultato raggiunto. La gran parte delle risorse disponibili saranno destinate ad alleviare i contribuenti italiani alle prese col caro bollette”.

    “Sul Pnrr sarà inevitabile nel 2023 cambiare qualcosa”

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    Pnrr, Giorgetti: “Centreremo gli obiettivi del 2022 entro fine anno”

    Sul Pnrr, dice Meloni, “sono fiduciosa che recupereremo, Raffaele Fitto (ministro per gli Affari europei, ndr) sta portando avanti un ottimo lavoro e bene ha fatto a suonare la sveglia a tutti i centri di spesa. Detto questo, se qualcosa mancasse all’appello non sarebbe colpa nostra. Sarà inevitabile piuttosto nel 2023 cambiare qualcosa per rendere più celere e più fluida la capacità di utilizzo dei fondi”.

    “Non si può dire ‘se la Meloni ci toglie il reddito ci manda a rubare’”

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    Reddito di cittadinanza, il taglio arriva dall’inflazione

    Il presidente del Consiglio parla anche del reddito di cittadinanza: “È, una questione di principio: non si può dire ‘se la Meloni ci toglie il reddito ci manda a rubare’, perché tra le due opzioni c’è il lavoro ed è la mia opzione. Cosa diversa sono le persone che abili al lavoro invece non sono e tutte le categorie fragili che continueremo a tutelare”.

    “L’Europa deve farsi carico del tema migranti”

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    Africa, Meloni: “Italia è per piano Mattei”. Cos’è e a quando risale

    Interpellata poi sul tema migranti, Meloni dice che “l’Europa come andiamo dicendo da tempo, deve farsi carico del problema perché l’Italia non può più accettare che la selezione la facciano gli scafisti. Bisogna fermare questo mercato. L’Italia non può essere il solo Paese costretto a pagare il costo delle ondate di migrazione dall’Africa”.

    “Voglio restare me stessa, io non mi faccio tirare giù”

    approfondimento

    La storia di Giorgia Meloni, prima donna Presidente del Consiglio

    “Voglio restare me stessa. Non voglio che la gente pensi che non sia più la stessa persona in cui crede. Solo perché è diventata presidente del Consiglio”, dice ancora Meloni. Ed è per questo che, in conferenza stampa, “ho risposto a tono” alle domande dei giornalisti: “Esattamente – sottolinea – come sarebbe accaduto sei mesi fa o sei anni fa perché se c’è una cosa che mi fa perdere la pazienza è la mancanza di rispetto. Io sono orgogliosa di quel che ho fatto nella vita, di come ho costruito il mio percorso dal nulla e non sopporto coloro che ironizzano e pensano di avere a che fare con la ragazzina alla quale poter sempre insegnare qualcosa e da trascinare di tanto in tanto nel fango, basta tirarla giù ed è fatta. Io non mi faccio tirare giù, non lo permetterei a nessuno”, dice Meloni.

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    Economia
    Manovra, ora l’esame in Parlamento: tutte le misure

    La legge di Bilancio è pronta per essere esaminata dalle Camere: dal tanto discusso innalzamento della soglia per accettare pagamenti in contanti, ai fondi per la metro C di Roma, fino all’abbassamento dell’Iva per i prodotti per l’infanzia e l’igiene femminile. Ecco tutti i provvedimenti presenti nei 174 articoli. L’ok deve arrivare entro fine anno. La discussione nell’Aula di Montecitorio inizia il 20 dicembre

    La prima manovra del governo Meloni è pronta per essere discussa dal Parlamento. Ricevuta la bollinatura della Ragioneria di Stato e la firma del presidente della Repubblica, la Legge di Bilancio si prepara al rush parlamentare e l’ok entro la fine dell’anno. La discussione nell’Aula di Montecitorio inizia il 20 dicembre

    LE NOVITÀ – Il testo è salito a 174 articoli senza grosse modifiche: l’impianto è sostanzialmente quello predisposto dal Mef e resta invariato anche l’aumento a 60 euro della soglia per accettare pagamenti in contanti. Tra le novità, invece, si segnalano lo stanziamento delle risorse per la cybersicurezza e la metro C di Roma (50 milioni). Per il resto viene confermato l’impianto da circa 35 miliardi di euro, con taglio del reddito di cittadinanza che diventa però cumulabile con i lavori saltuari per i restanti 8 mesi

    L’AMBITO ENERGIA – Ventuno miliardi contrasteranno il caro bollette fino a marzo. Spariscono gli oneri impropri delle bollette elettriche e viene rafforzato il bonus sociale (la soglia Isee passa da 12 mila a 15 mila euro). Potenziato anche il credito d’imposta per le imprese. Dimezzato invece, da dicembre, lo sconto carburanti (da 30,5 a 18,3 centesimi)

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    Pnrr, Meloni: dei 55 obiettivi da centrare il governo Draghi ne ha lasciati a noi 30

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di lettura«È un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi (del Pnrr, ndr) da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati trenta». Lo spiega, in un colloquio con il quotidiano La Repubblica la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che aggiunge: «Sono fiduciosa che recupereremo, Raffaele Fitto (ministro per gli Affari europei, ndr) sta portando avanti un ottimo lavoro e bene ha fatto a suonare la sveglia a tutti i centri di spesa. Detto questo, se qualcosa mancasse all’appello non sarebbe colpa nostra. Sarà inevitabile piuttosto nel 2023 cambiare qualcosa per rendere più celere e più fluida la capacità di utilizzo dei fondi».La premier sottolinea che il governo è pronto al lavorare anche nei giorni di festa per approvare la legge di bilancio, «non ci trascineremo certo fino all’esercizio provvisorio – spiega -. Non era scontato mettere su una manovra complessa come questa in poche settimane, sono orgogliosa del risultato raggiunto, la gran parte delle risorse disponibili saranno destinate ad alleviare i contribuenti italiani alle prese col caro bollette».Loading…Fra i temi del colloquio anche il reddito di cittadinanza, «è una questione di principio: non si può dire “se la Meloni ci toglie il reddito ci manda a rubare”, perché tra le due opzioni c’è il lavoro ed è la mia opzione. Cosa diversa sono le persone che abili al lavoro invece non sono e tutte le categorie fragili che continueremo a tutelare». Rispetto al nodo migranti, «l’Europa come andiamo dicendo da tempo, deve farsi carico del problema perché l’Italia non può più accettare che la selezione la facciano gli scafisti – sottolinea -. Bisogna fermare questo mercato. L’Italia non può essere il solo Paese costretto a pagare il costo delle ondate di migrazione dall’Africa».Gelmini: Meloni non scarichi responsabilità su Draghi «Sul Pnrr vedo un tentativo maldestro di mettere le mani avanti per dare la responsabilità al governo precedente. Il presidente Draghi, con tutto l’esecutivo, ha lavorato alacremente per agevolare il più possibile il passaggio di consegne e per accelerare sul Pnrr». Così a Skytg24 Mariastella Gelmini, vicesegretario e portavoce di Azione. «La prossima scadenza – ha aggiunto Gelmini, che era ministro per gli Affari regionali e le autonomie nell’esecutivo Draghi – è a fine dicembre, ora tocca a Meloni raggiungere i 55 obiettivi previsti per fine anno e completare questo lavoro. Il governo si assuma le sue responsabilità». Gelmini ha aggiunto: «Le risorse trasferite dalla Commissione europea verso l’Italia dall’avvio del Piano ammontano complessivamente a oltre 66 miliardi, questo vuol dire che abbiamo rispettato i tempi e raggiunto i target». LEGGI TUTTO

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    Africa, Meloni: “Italia promotrice di un piano Mattei”. Cos’è e a quando risale

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    COME DEFINIRE L’APPROCCIO DI MATTEI – Come ha sottolineato Alessandro Aresu nel suo libro “Enrico Mattei e l’Algeria. Un amico indimenticabile (1962-2022)”: “Mattei invita i Paesi mediterranei e del Medio Oriente a non farsi ingabbiare in una trappola della povertà, nella gabbia coloniale per cui i popoli hanno sempre bisogno di un attore esterno che indichi la strada, che amministri, che costruisca dall’alto adeguate strutture. Mattei, con le sue offerte, invita i suoi interlocutori a rifiutare quella logica di subordinazione” LEGGI TUTTO