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    I segreti del fossile dei “dinosauri combattenti” a 14 anni dalla sua scoperta

    14 anni nell’ombra
    La storia della scoperta dei “Dinosauri combattenti” e del loro viaggio fino all’NCMNS è spettacolare quanto il fossile stesso.
    Nell’estate del 2006, mentre il sole stava tramontando sulla Garfield County, in Montana, un cercatore di fossili di nome Clayton Phipps ha fatto la scoperta della sua vita. Phipps e il suo team stavano esaminando un ranch nel Montana di proprietà di Lige e Mary Ann Murray quando il cugino di Phipps, Chad O’Connor, ha trovato una traccia di pezzetti di ossa che conduceva a un osso pelvico di Triceratopo che emergeva dal pendio collinare. Dopo mesi di scavi a intermittenza, alla fine è stato possibile scoprire che il fossile color cioccolato era formato da un Triceratopo praticamente completo e da un Tirannosauro che gli stava accanto.
    Dopo essere stato protetto con iuta e gesso ed essere stato portato via dal ranch dei Murray, il fossile è rimasto per anni in un magazzino presso un laboratorio privato di Fort Peck, sempre in Montana. Phipps e i Murray hanno provato a convincere un museo ad acquistarlo, ma non sono riusciti a trovare nessun compratore. Phipps racconta che alcuni paleontologi hanno messo in discussione il modo in cui aveva portato alla luce il fossile e aveva catalogato il sito di scavo.
    Negli Stati Uniti i fossili trovati su territori federali devono essere conservati in depositi adeguati, come i musei accreditati. Ma i fossili che vengono trovati su terreni privati, come i “Dinosauri combattenti”, possono essere acquistati e venduti legalmente.
    Nel 2013 la casa d’aste londinese Bonhams ha convinto Phipps e i Murray a provare a mettere all’asta il fossile. Nonostante l’idea di rinunciare al controllo sull’identità dell’acquirente non li convincesse pienamente, Phipps e i Murray (che avevano ingenti costi da recuperare) hanno accettato. Ma la vendita si è rivelata un flop, con offerte che non hanno raggiunto il minimo stabilito di 6 milioni di dollari. I “Dinosauri combattenti” hanno lasciato la casa d’aste a New York e sono finiti in un deposito di Long Island.Anni dopo, Zanno si è messa in contatto con Phipps attraverso il suo uomo di fiducia Pete Larson, presidente del Black Hills Institute, un’azienda commerciale nel South Dakota specializzata in paleontologia, per informarsi sulla possibile vendita dei “Dinosauri combattenti” all’NCMNS. Nel febbraio 2016, Zanno e un team composto dal personale del museo hanno visitato il magazzino di Long Island, un momento che la studiosa descrive come mozzafiato.
    “Ammirando quei reperti sembra quasi di vederli uscire dal blocco e camminare verso di te”, prosegue. “Li guardi e sembra di vederli proprio come quando erano in vita”.
    Le trattative si sono svolte regolarmente, ma prima di arrivare a Raleigh, i “Dinosauri combattenti” hanno dovuto attraversare anni di estenuanti battaglie legali nei tribunali statunitensi.
    All’epoca dell’asta del 2013, i Murray erano venuti a sapere che Jerry e Robert Severson, i loro ex soci in affari al ranch, stavano “minacciando” di intentare una causa, spiega Mary Ann Murray. Quando i Murray hanno acquistato le quote della terra dei Severson nel 2005, i fratelli Severson detenevano i due terzi dei diritti sui minerali sottostanti. I Severson sostenevano che tali diritti garantissero loro una quota dei “Dinosauri combattenti”, due dei migliori reperti mai trovati in Montana, e dei relativi profitti derivanti dalla loro vendita.
    Per oltre un secolo in Montana i fossili sono stati raccolti partendo dal presupposto che appartenessero ai proprietari terrieri e non a chi deteneva i diritti minerari. Quindi i Murray si sono rivolti preventivamente a un tribunale statale del Montana per richiedere una sentenza che stabilisse che i fossili non erano dei minerali. I Severson hanno poi spostato il caso a un tribunale distrettuale federale, che si è pronunciato a favore dei Murray nel 2016. I Severson hanno presentato ricorso. Tra l’incredulità di Phipps, Larson e dei Murray, la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Nono Distretto si è pronunciata a favore dei Severson nel 2018, assegnando a loro la maggioranza della proprietà dei “Dinosauri combattenti”.
    I paleontologi hanno accolto la sentenza come un disastro. Non solo equiparare i fossili ai minerali rischiava di capovolgere un secolo di rivendicazioni sulla proprietà dei fossili, ma i diritti minerari di una determinata proprietà spesso sono così frammentati che ottenere il permesso per realizzare ulteriori scavi su un terreno privato sarebbe potuto diventare praticamente impossibile. Perciò, in un’alleanza di comodo, la Society of Vertebrate Paleontology (Società di paleontologia dei vertebrati), con i suoi 2000 membri, e un consorzio di musei si sono uniti con un gruppo di proprietari terrieri del Montana per presentare una memoria per conto dei Murray.
    Non sempre questi gruppi condividono le medesime idee in merito al commercio di fossili di proprietà privata negli Stati Uniti, quindi l’aver fatto quadrato attorno all’azione legale “ha rappresentato una rara occasione di collaborazione” spiega David Evans, responsabile del dipartimento di paleontologia dei vertebrati presso il Royal Ontario Museum. Phipps e i Murray inoltre spingevano affinché lo stato del Montana approvasse una legge a conferma del fatto che i diritti sui fossili appartengono ai proprietari dei terreni. La legge è passata all’unanimità nel 2019, ma non è stata applicata ai “Dinosauri combattenti” a causa del processo federale in corso.
    Nel 2019, il Nono Distretto ha accettato di riaprire il caso in appello e ha chiesto alla Corte Suprema del Montana di pronunciarsi sul fatto che i fossili fossero o meno dei minerali. Nel maggio 2020 il tribunale statale ha stabilito che non lo sono. In giugno, il Nono Distretto ne ha preso atto, affermando che i Murray erano proprietari dei “Dinosauri combattenti” e avevano il diritto di venderli, spalancando le porte all’acquisizione da parte dell’NCMNS. “Questo risultato è arrivato dopo un’attesa che mi è sembrata eterna”, racconta Phipps, che ora è protagonista del reality show Dino Hunters trasmesso dal Discovery Channel. “Non potrei essere più felice del luogo in cui verranno conservati”.
    La controversia sulla vendita di fossili privati
    Non tutti i fossili di proprietà privata, come i “Dinosauri combattenti”, riescono ad arrivare nei musei pubblici. Molti scienziati hanno accolto con gioia la notizia dell’acquisto da parte dell’NCMNS, in contrasto con la vendita in ottobre di Stan, un T-rex famoso e importante dal punto di vista scientifico rinvenuto da Larson e dal Black Hills Institute. Un’ordinanza del tribunale ha obbligato l’istituto a mettere all’asta il fossile per liquidare un azionista di una società e un acquirente anonimo, con ogni probabilità un collezionista privato, l’ha acquistato per 31,8 milioni di dollari (26,7 milioni di euro).
    I paleontologi, furiosi per questo prezzo esorbitante, erano preoccupati che il rapporto tra gli scienziati e i proprietari terrieri statunitensi si rovinasse, scatenando un contrabbando di fossili a livello globale. Al contrario, Evans ha accolto l’annuncio dei “Dinosauri combattenti” come “una notizia davvero eccezionale per la paleontologia, in particolare alla luce di ciò che è successo con la recente messa all’asta di Stan”.
    Ma non tutti gli scienziati sono altrettanto entusiasti. L’esperto di tirannosauri Thomas Carr, paleontologo presso il Carthage College di Kenosha, nel Wisconsin, è uno strenuo difensore del divieto del commercio dei fossili americani. Lo scienziato teme che la vendita dei “Dinosauri combattenti” possa legittimare e sostenere ciò che lui considera un commercio immorale di fossili insostituibili. “È positivo che quei reperti siano riusciti ad arrivare in un vero museo e non siano scomparsi come è accaduto con Stan, ma d’altra parte, qual è stato il prezzo da pagare?”, spiega Carr. “Quella vendita pone un problema: scienziati e musei sono o meno al servizio del traffico commerciale di fossili?”.
    Carr stima che oltre 40 fossili di T-rex, quasi la metà di tutti quelli conosciuti, siano nelle mani di privati o commercianti e comunque al di fuori della portata degli scienziati.
    Un duello preistorico?
    Adesso che Zanno e il suo team hanno la possibilità di studiare i “Dinosauri combattenti”, li aspettano anni di lavoro scientifico, compresa l’indagine sulla possibilità che la coppia sia realmente morta in uno scontro fatale.
    Prima d’ora sono stati trovati altri fossili che conservano insieme predatore e preda. Nel 1971 paleontologi polacchi e mongoli scoprirono un fossile che immortala il combattimento di un Velociraptor e un Protoceratopo, antico cugino dei Triceratopi, rimasti sepolti a seguito del collasso di una duna di sabbia. Per riuscire a scoprire la sorte dei dinosauri del Montana, i ricercatori dovranno capire precisamente come, e quando, ciascun dinosauro è stato sepolto e se uno di loro presenta segni inconfondibili di lesioni causate dall’altro, come solchi dei denti.
    Zanno e il suo team hanno ottenuto il permesso di visitare il sito di scavo originale, un aspetto essenziale per cercare di capire in che modo si è formato il fossile. “Se non potessimo recarci sul sito dove sono stati scoperti i reperti e raccogliere noi stessi i dati, allora gli esemplari avrebbero molto meno valore dal punto di vista scientifico”, spiega Zanno. Indipendentemente dalla possibilità che i dinosauri abbiano realmente lottato quando erano in vita, il fossile rappresenta un’occasione unica di studiare i reperti di due animali preistorici conservati in modo straordinario.
    Il tirannosauro, ad esempio, farà luce sul modo in cui i T-rex sono passati da pulcini a mastodontici predatori. La maggior parte degli esperti ritiene che il tirannosauro sia un giovane esemplare di T-rex, e ciò lo renderebbe uno dei pochissimi fossili di questo genere e in assoluto il più completo di tutti. Al contrario, Phipps sostiene che il fossile sia invece un Nanotyrannus, una controversa specie di tirannosauro pigmeo che invece quasi tutti gli esperti ritengono essere di fatto un giovane T-rex. “Per me la principale questione di fondo è la diversità dei dinosauri precedente alla loro estinzione; penso che in fondo sia davvero questo ciò che conta di più” afferma Lyson del Museum of Natural Sciences di Denver. “C’è un solo grande tirannosauro, oppure ce ne sono due?”
    Ancora altri segreti rimangono nelle rocce che circondano le ossa che contengono le impronte della pelle dei dinosauri e gli aloni del residuo che potrebbe derivare dalla decomposizione dei tessuti molli degli animali. Grazie ai recenti progressi nella paleontologia, i futuri scienziati potrebbero rinvenire anche il contenuto dello stomaco o addirittura tracce delle proteine originali dei dinosauri all’interno delle pietre. Secondo Johnson, “Sarà un lavoro davvero complicato esporre le ossa senza distruggere la pelle”.
    Phipps, dal canto suo, è già sollevato dal fatto che finalmente gli scienziati abbiano la possibilità di vedere il fossile e già non vede l’ora di intraprendere un futuro viaggio verso la Carolina del Nord. “Un giorno voglio portare lì i miei nipoti e dire loro: ‘ehi, il vostro vecchio nonno ha scoperto quei dinosauri’”, conclude. “Le persone avranno la possibilità di ammirarli per sempre. Questo è ciò che ho sempre desiderato”. LEGGI TUTTO

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    Prysmian Group: persone eccezionali per risultati eccezionali

    Pubblicato 27 nov 2020, 11:47 CET

    Prysmian Group

    Fotografia di Prysmian Group

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