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    L’Ocse annuncia la recessione “Stabilità finanziaria a rischio”

    La recessione sta arrivando, i rischi per la stabilità finanziaria si riaffacciano all’orizzonte e torna alta l’allerta nell’Europa agitata da molti choc, dalla guerra alla crisi energetica, alla pandemia che ancora non è finita. Viviamo tempi di «permacrisi» ricorda la presidente della Bce Christine Lagarde, utilizzando il neologismo che indica il prolungato periodo di incertezza e instabilità che sta caratterizzando questi anni. Uno scenario che obbliga tutti a restare all’erta, perché non consente di fare previsioni certe.È l’Ocse a registrare per primo i segnali della recessione ormai annunciata da mesi. Il suo superindice, elaborato per anticipare di 6-9 mesi le tendenze economiche future, indica un «rallentamento della crescita» in gran parte delle grandi economie mondiali, Italia inclusa. Gli Indicatori Economici Avanzati (Ica) segnalano una frenata negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada, nella zona euro e in particolare in Germania, Francia e Italia. Per l’Ocse è soprattutto una conseguenza dell’elevata inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse. Dunque si starebbe materializzando quella doccia fredda sull’economia, cercata dalle banche centrali, che dovrebbe riportare l’inflazione a scendere.La situazione, però, è molto «instabile» e quindi piena di rischi, spiega Lagarde aprendo la conferenza annuale dell’organismo che monitora proprio i rischi sistemici nella Ue (Esrb). «L’ambiente instabile» dovuto a diversi shock come guerra in Ucraina, pandemia e crisi energetica, «pone rischi notevoli alla stabilità finanziaria in Europa.Rischi accresciuti da prospettive economiche che si indeboliscono», ha detto la presidente. In questo difficile contesto, la Banca centrale europea deve però tirare dritto sulla strada della normalizzazione: «La politica monetaria si sta adeguando per assicurare che l’inflazione elevata non si consolidi e che torni al 2% nel medio termine», ha assicurato Lagarde. Ma il ritmo dell’aggiustamento potrebbe essere ammorbidito nella riunione di questo mese, per dare un pò di respiro a famiglie e imprese. Dai rialzi dei tassi ‘jumbò, cioè da tre quarti di punto, si potrebbe scendere a mezzo punto.L’ipotesi si è fatta strada dopo i dati dell’inflazione di novembre: nell’Eurozona è scesa al 10%, dal 10,6% di ottobre. È ancora poco per garantire un cambio di passo di Francoforte, ma un altro elemento che peserà sulle scelte del board il 15 dicembre è che anche la Fed negli Usa ha deciso di frenare la sua aggressiva campagna di rialzi, notizia che ha fatto festeggiare Wall Street. LEGGI TUTTO

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    Sconto per le plusvalenze su azioni, fondi e polizze

    Una finestra utile per ottenere un’aliquota agevolata al 14% sulle plusvalenze finanziarie derivanti da vendita di azioni, quote di fondi comuni d’investimento o polizze assicurative sulla vita. Questa è una delle ultime novità emerse dalla bozza della manovra di Bilancio, misura che introduce uno sconto (le rendite finanziarie in Italia sono tassate al 26%) per chi è disposto a versare un’imposta sostitutiva in soluzione unica oppure fino a tre rate annuali di pari importo a partire dal 30 giugno 2023: chi paga a rate, avrà applicato un interesse del 3% sulle rate dopo la prima. La norma è in itinere, quindi non se ne conoscono ancora i dettagli, però Il Giornale ha provato a farsi aiutare da professionisti del settore per capire come potrebbe essere. «La manovra prevede una rivalutazione del prezzo di acquisto che era già prevista per terreni e quote di società non quotate e ora è stata allargata anche alle azioni di società quotate, all’articolo 26, e alle quote dei fondi comuni d’investimento e alle polizze assicurative all’articolo 27», spiega al Giornale Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti. «Per il governo, questa è la possibilità di incassare subito delle somme da destinare ad altre misure, però in questo momento di mercato non saranno in molti ad avere plusvalenze». Il governo si attende di incassare, dalle misure dei due articoli, circa 1,5 miliardi.Rivalutare il prezzo di acquisto serve ad abbattere il valore della plusvalenza: se, per esempio, oggi si vendesse a 100 un titolo pagato 10 alcuni anni prima, si dovrebbe pagare il 26% sulla plusvalenza di 90. La misura del governo permetterebbe di pagare, entro il 30 giugno 2023, il 14% sulla plusvalenza e di fissare il prezzo d’acquisto a 100 e non a 10. Così se poi si decidesse di vendere, più tardi, il titolo a quota 110, l’aliquota al 26% verrebbe pagata su 10 e non su 100. Insomma: si paga subito per avere un risparmio successivo, al momento della vendita. Per accedere all’agevolazione, terreni e quote di società private devono essere detenute alla data del primo gennaio 2023 e il loro valore deve essere periziato entro giugno 2023. Mentre per le azioni, detenute da gennaio 2023, viene considerato come valore d’acquisto la media aritmetica dei prezzi di dicembre 2022.L’agevolazione vale solo per la rendita da capital gain e non per i dividendi, che continuano a essere tassati a regime ordinario. Ed è ottenibile solo per coloro che hanno una plusvalenza, non avrebbe alcun vantaggio chi ha invece una minusvalenza sull’investimento. Per fondi e polizze, si deve dare comunicazione all’intermediario al 30 giugno e l’imposta al 14% deve essere versata entro il 16 settembre.«A mio modo di vedere il provvedimento è poco attraente», è il commento dell’avvocato tributarista Fabio Ciani, partner di Studio legale tributario internazionale. «In passato queste misure hanno avuto un prelievo inferiore al 10%, mentre il 14% è alto e potrebbe non avere grande successo». Tra le grandi novità della manovra, all’articolo 33, c’è la possibilità di rideterminare con lo stesso meccanismo (cioè pagando il 14%) il prezzo di acquisto delle criptoattività. «Fino a ieri non esisteva alcuna norma che spiegasse come tassare queste valute», spiega Ciani, «introducendo però un prelievo di affrancamento, si stabilisce una retroattività del prelievo fiscale che è contro le norme costituzionali». LEGGI TUTTO

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    Tetto al contante a 10mila euro. Così l’Ue zittisce la sinistra

    Altro che anomalia italiana: anche l’Unione europea ha fissato un tetto alto al contante, ben distante dalle istanze avanzate dalla sinistra nostrana e dal Movimento 5 Stelle. Il Consiglio dell’Ue ha previsto un limite massimo di 10mila euro per i pagamenti in contanti, riconoscendo comunque la possibilità agli Stati membri di imporre un limite massimo inferiore. È quanto concordato nella posizione negoziale sul regolamento anti-riciclaggio e la nuova direttiva, recependo così l’indicazione giunta a luglio dalla Commissione.Zbynek Stanjura, ministro delle finanze della Repubblica ceca, ha confermato che diventerà impossibile effettuare pagamenti in contanti di importo superiore a 10mila euro. Sarà dunque questo uno dei pilastri del corpus normativo anti-riciclaggio Ue. “Cercare di rimanere anonimi quando si acquistano o vendono cripto-asset diventerà molto più difficile. Nascondersi dietro più livelli di proprietà delle società non funzionerà”, ha aggiunto.Esulta Fratelli d’ItaliaLa notizia ha ovviamente trovato un riscontro positivo da parte del centrodestra che guida il governo, che nella manovra ha già previsto un tetto a 5mila euro. La decisione dell’esecutivo italiano è stata aspramente criticata dalle opposizioni (nello specifico da Partito democratico e M5S), che però ora sono state zittite dalla linea tracciata dal Consiglio dell’Ue. Esulta Fratelli d’Italia: “Questa è la riprova che le scelte del governo italiano sono in linea con l’Europa”.Denis Nesci, eurodeputato di FdI-Ecr, ha fatto notare che in tal modo sono stati “smentiti gli scettici” che in questi giorni hanno accusato la decisione di aumentare il limite al contante come rischio di incoraggiare l’evasione. “L’Europa ha scelto la strada del buon senso, così come auspicato dal premier Giorgia Meloni, su un provvedimento che garantirà certamente maggior fluidità nelle transazioni quotidiane che riguardano l’economia reale e quindi il consumo prossimale”, ha annotato l’esponente di Fratelli d’Italia.Gli ha fatto eco Lino Ricchiuti, viceresponsabile del dipartimento imprese e mondi produttivi: “Sinistra muta. Fine della storia”. Sulla stessa linea il deputato Marco Osnato, che ha invitato a “discutere finalmente di misure utili agli Italiani e non di banalità ad uso dei partiti di opposizione e dei mass media a loro collaterali”.Salvini: “Sinistra in silenzio?”Si è mostrato soddisfatto anche Matteo Salvini. Il segretario della Lega, intervenuto sul proprio profilo Twitter, non ha rinunciato a tirare una frecciatina a tutti coloro che di recente hanno messo nel mirino l’esecutivo di centrodestra e criticato il provvedimento sui pagamenti in contante: “Bene, anche l’Europa conferma la libertà di usare il proprio denaro come si vuole, raddoppiando addirittura il tetto all’uso del contante previsto dal governo italiano da 5 a 10mila euro. Sinistri e critici in silenzio oggi?”.Bene, anche l’Europa conferma la libertà di usare il proprio denaro come si vuole, raddoppiando addirittura il tetto all’uso del contante previsto dal governo italiano da 5 a 10mila euro. Sinistri e critici in silenzio oggi?— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) December 8, 2022Fin da subito il presidente Giorgia Meloni ha palesato la volontà di agire nel rispetto delle esigenze commerciali degli italiani e nel contrasto a ogni forma di riciclaggio del denaro, spiegando che non c’è correlazione tra l’intensità del limite al contante e la diffusione dell’economia sommersa. Non a caso Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di finanza, ha placato gli allarmi e ha dichiarato che l’innalzamento del tetto del contante a 5mila euro “è un fatto che consideriamo ma che per ora non desta preoccupazioni particolari”. LEGGI TUTTO

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    Giù le tasse sui patrimoni: al 14% anche sulle azioni

    Prorogata fino a giugno 2023 l’agevolazione che consente di limitare al 14% la tassa sulle plusvalenze su terreni e partecipazioni societarie, oltre che risparmi, patrimoni in fondi e polizze assicurative. Questo quanto si evince dalla Legge di Bilancio varata dal governo Meloni, manovra che estende tale agevolazione anche ad azioni e titoli sui mercati finanziari.L’esecutivo, in sostanza, propone ai cittadini di mettersi in regola, pagando subito delle tasse quasi dimezzate sui redditi da capitale. Grazie a questa misura sono attesi ben 1,5 miliardi in entrata che andranno a rifocillare le casse dello Stato. Ecco perché il provvedimento, già previsto dal dl bollette di marzo, viene prorogato. La tassazione al 14% è stata incentivata per incoraggiare i contribuenti a pagare le tasse con riduzione fra i mesi di giugno e settembre del prossimo anno.Se andiamo a leggere l’articolo 26 della manovra, vediamo che questo va a riaprire quelli che sono i termini per la rideterminazione dei valori di acquisto dei terreni e delle partecipazioni (la scadenza era lo scorso 25 novembre), arrivando addirittura ad estenderli alle azioni e ai titoli sui mercati finanziari. I beni interessati dalla rivalutazione, viene inoltre specificato, devono essere posseduti alla data del 1° gennaio 2023. Il prossimo 30 giugno scadrà invece il termine entro cui effettuare il versamento, in una sola soluzione o in tre rate annuali con interessi al 3% (in quest’ultimo caso, entro il 30 giugno deve essere pagata la prima rata). Inclusi nel provvedimento con aliquota al 14% anche risparmiatori, possessori di patrimoni in fondi o polizze assicurative sulla vita.Nell’articolo 27 si legge infatti che non si pagherà più il 26% sui redditi da capitale al momento di vendere l’investimento. Se il pagamento verrà eseguito entro settembre, anche senza vendere le quote o i titoli, sarà possibile rientrare nell’agevolazione del 14%.In questo modo, in sostanza, si va quasi a dimezzare la tassazione su coloro che possiedono redditi da capitale. Grazie all’articolo 26, il governo punta a recuperare circa un miliardo, mentre attraverso l’articolo 27 dovrebbe rientrare circa mezzo miliardo, per un totale di1,5 miliardi in entrata. LEGGI TUTTO

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    No allo scudo fiscale e penale, è scontro tra Serie A e istituzioni

    Tra difficoltà economiche e pandemia, in soli tre anni (2019/2022) il mondo del calcio ha accumulato la bellezza di 3 miliardi di perdite: una situazione per la quale si attende un intervento straordinario da parte del governo con l’appoggio delle istituzioni sportive, ma l’idea di uno “scudo” sta creando profonde crepe nel Paese.Cosa è stato pensatoFino ad ora, l’unica misura a disposizione delle società è relativa a un emendamento bipartisan all’articolo 13 del dl Aiuti-quater, che disciplina la suddivisione del debito in rate mensili di eguale importo (fino a un massimo di 60), col versamento delle prime tre entro il prossimo 22 dicembre: si fa riferimento, ovviamente, agli oneri fiscali e contributivi sospesi sempre a causa dell’emergenza sanitaria nei mesi compresi tra gennaio e novembre 2022. Una situazione debitoria che peraltro si sarebbe dovuta in origine sanare in un’unica soluzione entro e non oltre il 16 dicembre 2022. Per i contribuenti italiani esiste già una specifica legge in base alla quale viene concessa la facoltà di suddividere il debito rateizzandolo in 5 anni al massimo, anche se ricorrere a tale strumento comporta il pagamento di una sanzione pari al 10% delle somme dovute. Vista la cifra in ballo sarebbe una bella botta.Al momento i debiti accumulati nei confronti dell’Erario da parte di società sportive dilettantistiche e professionistiche ammontano a 800 milioni (contributi, Iva e ritenute Irpef), la maggior parte dei quali (quasi 600) sono di pertinenza delle squadre di Serie A.Scudo penaleLa richiesta di rateizzazione, con l’introduzione di un maxi scudo penale, sportivo e amministrativo, sembrava aver messo d’accordo maggioranza e opposizione. Una proposta nata da Dario Damiani, senatore di Forza Italia e collega di partito del presidente della Lazio Lotito, che da tempo chiede la concretizzazione di suddetta rateizzazione. Ma il nodo non è tanto rappresentato dalla suddivisione del debito, quanto dalla garanzia che a complicare ulteriormente la situazione delle società debitorie non intervenga l’applicazione di intertessi, né quella di sanzioni penali e sportive di alcun genere. Un vero e proprio scudo preventivo che sta creando un feroce dibattito non solo tra le forze politiche ma anche in un Paese già in ginocchio per la crisi economica. Se tale emendamento trovasse applicazione decadrebbe, ad esempio, quanto previsto per il mancato versamento delle ritenute Irpef sopra i 150mila euro annui e dell’Iva sopra i 250mila euro, ovvero le rilevanze penali nelle condotte di società e manager.Il dibattitoQuesta situazione sta letteralmente spaccando l’opinione pubblica, che non vede di buon occhio questo genere di favoritismi, specie in un momento in cui tra inflazione e caro bollette, in tanti faticano ad arrivare a fine mese. Spaccatura che fa sentire il suo peso anche in parlamento, dove lo stesso ministro dello Sport Andrea Abodi, oltre che numerosi deputati e senatori appartenenti a vari partiti, non è favorevole alla rateizzazione né all’idea di applicare ad essa un maxi scudo preventivo.Dal canto loro le società lamentano di aver ricevuto scarsi aiuti durante la pandemia (in compensazione del solo 1% delle perdite complessive): si parla di un contributo a fondo perduto per spese sanitarie/tamponi pari a circa 72 milioni complessivi e 200 milioni di credito d’imposta sulle sponsorizzazioni (benefit limitato a soggetti con ricavi inferiori ai 15 milioni di euro). Ecco perché, come sottolineato dal presidente della Lega di Serie A Lorenzo Casini durante l’audizione al Senato del 28 novembre, la sospensione dei versametni viene ritenuta l’unica manovra davvero efficace in questi ultimi anni.Il braccio di ferro, in attesa delle decisioni del governo, è appena iniziato e di certo le società calcistiche cercheranno di fare di tutto affinchè all’interno del cosiddetto decreto di fine anno possa trovare posto qualche misura a loro vantaggio. LEGGI TUTTO

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    “Cresce l’evasione”, “È invariata da anni”. Rissa su Pos e contanti

    È scontro tra maggioranza e opposizione sull’uso del Pos e sul limite al tetto del contante. Per la rubrica Il bianco e il nero, ecco cosa hanno detto il piddino Antonio Misiani, responsabile del dipartimento economia del partito, e il meloniano Marco Osnato, presidente commissione finanze della Camera.È sbagliato fissare a 60 euro la soglia dell’obbligatorietà del Pos?Misiani: “Sì, doppiamente sbagliato. In primo luogo, si complica la vita a milioni di italiani che utilizzano ogni giorno le carte per pagare col Pos. L’80% delle transazioni con moneta elettronica è al di sotto dei 60 euro. In secondo luogo, questa scelta così come quella del tetto ai contanti è in palese contrasto con gli obiettivi del Pnrr. Si espone così l’Italia a inutili rischi per l’attuazione del piano e l’erogazione delle risorse europee”.Osnato: “Noi riteniamo che finché non si fa chiarezza sui reali costi che il Pos ha nei confronti degli esercenti è giusto sospendere le sanzioni. Auspichiamo, d’intesa col sistema bancario, si trovino delle soluzioni a più basso costo. Non vedo, poi, come si possa identificare il Pos come unico metodo di pagamento elettronico. Esistono anche delle App molto meno costose”.Le commissioni bancarie sono troppo alte? Come si possono ridurre?Misiani: “Le commissioni bancarie italiane sono nella media europea e inferiori a quelle di Paesi come Germania e Regno Unito. Si possono ridurre, come è stato fatto in passato, prevedendo per gli esercizi commerciali più piccoli dei crediti d’imposta che compensino i costi di queste transazioni”.Osnato: “Dato che negli ultimi anni sono aumentate molto le transazioni digitali sono aumentati anche gli introiti delle banche. Sulla base della legge di mercato secondo quale quanto più si distribuisce un prodotto tanto più si spalmano i costi generali si può prevedere da parte delle banche un ragionamento di collaborazione sui Pos anche perché sicuramente ci saranno degli incentivi da parte dello Stato”.Alzare il tetto al contante a 5mila euro favorisce l’evasione fiscale?Misiani: “Sì, e lo dimostra uno studio della Banca d’Italia di fine 2021 che mette in evidenza la relazione tra l’innalzamento al tetto dell’uso dei contanti e l’aumento dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale”.Osnato: “No. Si alza il tetto al contante per un principio di libertà. Ma non solo. In Francia c’è un limite al contante più stringente che in Germania, ma l’evasione è identica. Anche i dati italiani certificano che il limite al contante non sia un limite all’evasione. In questi anni c’è stato il limite a mille euro di Monti e i tremila euro di Renzi, ma l’evasione è rimasta costante”.Queste misure sono in contrasto con il Pnrr?Misiani: “Sì perché il Pnrr pone all’Italia un obiettivo di riduzione dell’evasione fiscale e, poi, basta leggere l’allarme lanciato nelle loro audizioni dalla Corte dei conti e dalla Banca d’Italia”.Osnato: “Penso di no. Credo che il Pnrr si ponga altri obiettivi anche quando ci chiede le riforme sulla lotta all’evasione e sull’ampliamento dei pagamenti digitali altrimenti avrebbe chiesto anche alla Germania di cambiare la propria disciplina. Credo che si debba lavorare veramente sulla piaga dell’evasione, ma non è da ricercare nel singolo esercente o nell’artigiano. Ci sono altri canali più legati al mondo finanziario che eludono in modo più massiccio il fisco.Nel complesso, come giudica la manovra del governo Meloni?Misiani: “Inadeguata e iniqua. Non servirà a tirar fuori l’Italia dalla recessione. Aumenta e aumenterà le ingiustizie sociali nel Paese. È una manovra che fa cassa sui poveri e sui pensionati, senza proteggere le famiglie e le imprese dal caro energia dopo il primo trimestre del 2023”.Osnato: “Secondo me è positiva perché gran parte delle risorse vengono impiegate alla lotta al caro energia e dà segnali importanti per le famiglie e per le aziende. Anche il professor Ricolfi, non certamente un uomo di destra, ha riconosciuto che questa manovra ha caratteristiche molto sociali”. LEGGI TUTTO

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    Urso: “Sull’auto un’azione Ue per rispondere a Cina e India”

    Riscontri positivi dalle imprese automotive sul primo «tavolo» del nuovo governo convocato dal ministro Adolfo Urso. Non l’hanno invece presa bene i sindacati, esclusi dall’incontro, in particolare la Fiom («un passo indietro rispetto alle gestioni precedenti»), mentre dalla Fim, oltre a chiedersi la ragione del mancato coinvolgimento, la richiesta è «di una riunione al ministero in tempi brevi». «Come abbiamo svegliato gli esecutivi precedenti, inizialmente poco o male interessati alle sorti di questa industria, riusciremo a sensibilizzare anche Urso», la frecciata della Uilm.Da parte sua, il ministro alle Imprese e al Made in Italy, oltre a rassicurare che «la sensibilità del governo su tutte le principali tematiche del comparto è molto alta», ha precisato di «attendere con interesse i contributi di tutti gli attori coinvolti». E che «negli incontri sarà dedicata attenzione anche alle parti sindacali».Obiettivo del «tavolo automotive», che Urso intende convocare con cadenza trimestrale, è di raggiungere la totale collaborazione per un piano industriale condiviso al fine di valorizzare il ruolo che la filiera può svolgere per il futuro del «Sistema Paese». Il settore, nella sua globalità, ha registrato nel 2021 un fatturato di 337 miliardi (il 19% del Pil) con oltre 1,26 milioni di lavoratori coinvolti.Importante, viene giudicato dai presenti, è l’impegno del governo ad affrontare i dossier strategici, innanzitutto a livello Ue, sui quali instaurare un confronto diretto con i rappresentanti di Europarlamento e Commissione. A fare pressione su Urso – affiancato dal viceministro Valentino Valentini e dai sottosegretari Massimo Bitonci e Fausta Bergamotto – erano Anfia, Confindustria, Federmeccanica, Unrae, Aica, Motus-E, Stellantis, Iveco e Piaggio. «È assolutamente necessario – il messaggio di Urso – creare una politica industriale europea per rispondere sia alla sfida sistemica con i produttori dell’Oriente, come India e Cina, sia a quella con gli Usa che hanno da poco messo in campo una massiccia politica di aiuti al settore. L’Italia, insieme a Francia e Germania in particolare, deve lavorare con la Commissione Ue per una politica attiva e propositiva così da consentire, a chi vuole, di investire nel nostro Paese. Penso, tra gli altri, ai dossier sulla transizione ecologica (il piano Fit for 55 che prevede la vendita solo di auto elettriche dal 2035, ndr) su cui sarà necessario arrivare pronti al 2026, quando è prevista una revisione, e al regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti».«Il governo – commenta Gianmarco Giorda, direttore di Anfia – alza l’attenzione sull’auto e guarda al proprio posizionamento sui tavoli europei. Abbiamo anche ricordato che manca ancora il decreto attuativo sui 40 milioni per i sistemi di ricarica elettrica dei privati». Affrontato, quindi, il tema degli ecobonus per l’acquisto di auto e degli oltre 200 milioni di fondi non utilizzati nel 2022. L’auspicio è che questi incentivi vengano impiegati nel 2023 per nuovi sostegni insieme a una rimodulazione generale, guardando anche ai veicoli commerciali leggeri. LEGGI TUTTO

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    La lezione ecologista del Mose

    La realizzazione del Mose non poteva che essere destinata a una lunga traversata nel deserto dell’irragionevolezza. Infine, la grande opera ha visto la luce nella laguna. A far da protezione alla magnificenza di Venezia. Tutto bene quel che finisce bene? A vedere i risultati con l’acqua alta finalmente contenuta entro i suoi argini certamente sì. Tutto è perfettibile, ovvio. Il problema sono i soliti malmostosi, quelli a cui niente va bene, neppure quando la realtà li smentisce. Per loro la realtà non è quella che tutti vedono. Non è quella che ora permette di girare in piazza san Marco senza galosce alte un metro. I malmostosi hanno perso la battaglia contro la realtà delle cose e loro a dire che tanto fra qualche anno il Mose non avrà più la forza per resistere, sarà una tecnologia superata, e che già si avvertono i primi scricchiolii.Niente da fare: proprio non ce la fanno ad ammettere che una grande opera si è compiuta e funziona. Anche a loro beneficio nonostante loro, i bastian contrari, che per anni ci hanno provato in tutti i modi a bloccare il progetto in nome di un ambientalismo ideologico. E pensare che il Mose è quell’opera, davvero grande, che oggi permette la conservazione di una bellezza del pianeta. La costruzione del Mose assume il significato virtuoso di cura del nostro patrimonio. Di accurata conservazione. Credo che il mondo che non ha i paraocchi abbia ringraziato.Purtroppo per un Mose che ha attraverso con successo il deserto vi sono altri progetti di grandi opere fermi al palo. Ogni giorno un impedimento a procedere. Ogni giorno una protesta. Ogni giorno un ostacolo. Così la ragionevolezza va a sbattere contro quel palo eretto dai malmostosi, dai mestieranti del no a tutto. D’altronde, se neppure davanti all’evidenza riescono ad arrendersi significa che l’Italia del fare con giudizio ha sempre il serio problema della faticosissima traversata del deserto. Ma, come ha dimostrato la realizzazione del Mose, non tutto è perduto. Si può fare. LEGGI TUTTO