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    La questione nucleare divide l'Europa: tutti i numeri in gioco

    Strettamente legata alla decisione che verrà presa dopo il 21 gennaio, data entro la quale gli Stati membri dovranno esprimersi sulla possibilità di far rientrare nucleare e gas naturale nella tassonomia verde, ovvero se siano realmente sistemi green su cui investire e in grado di attrarre anche privati, la scelta che oggi ha davanti l’Europa è necessaria per poter ottenere l’energia decisiva in futuro continuando sulla strada della decarbonizzazione. 

    L’esigenza di tagliare le emissioni per aiutare il Pianeta, l’aumento dei prezzi del gas e lo sviluppo lento dei sistemi di accumulo delle energie rinnovabili, ad oggi quelle più pulite ma ancora non in grado di soddisfare a pieno la richiesta, stanno riaprendo in Europa un dibattito che negli ultimi anni – soprattutto dopo l’incidente di Fukushima in Giappone nel 2011 – sembrava essersi arenato.

    Nucleare

    Ecco dove potrebbe finire l’acqua contaminata di Fukushima e con quali rischi per l’oceano

    di

    Luca Fraioli

    02 Dicembre 2021

    Può l’atomo essere quella fonte – come sta ragionando la Cina – necessaria per avere un mix energetico (insieme alle rinnovabili) in grado di permettere la decarbonizzazione? È giusto pensare ad ampliarlo – come fanno Francia, Finlandia o Slovacchia – oppure è necessario dismetterlo, come ha deciso la Germania, perché un sistema troppo pericoloso? E Paesi come l’Italia, che via referendum hanno detto no all’atomo, potranno continuare in caso di bisogno a comprare energia da chi ha i reattori?

    L’analisi

    La grande battaglia (nucleare) dell’energia

    di

    Claudio Tito

    28 Giugno 2021

    Per provare a dare alcune risposte a queste domande – doverose in un mondo in cui la domanda di elettricità raddoppierà in 30 anni – bisogna partire dai numeri.

    Centrali in Europa

    Ad oggi l’Europa conta circa 103 reattori nucleari operativi, quasi tutti di seconda generazione. Questi producono un quarto (il 24,6%) dell’elettricità totale in un Vecchio continente che conta metà stati membri dotati di centrali e metà privi. 

    Negli ultimi anni, il nucleare – sulla spinta degli incidenti avvenuti a Chernobyl e poi in Giappone – è gradualmente calato in Europa: si stima che la produzione di elettricità dalle centrali nell’Ue sia diminuita del 25,2% negli ultimi quindici anni (tra il 2006 e il 2020).

    Energia

    Nucleare, il ritorno del club dell’atomo

    di

    Luca Fraioli

    05 Marzo 2021

    Un calo che non vale per tutti. Paesi come la Francia, nel tempo, sul nucleare hanno investito: solo Oltralpe si contano 56 centrali che garantiscono il 70% dell’elettricità nel Paese e che rappresentano il 52% di tutta l’energia atomica d’Europa. Per energia nucleare prodotta, seguono, dati 2020, la Germania (9%), la Spagna (9%) e la Svezia (7%) e centrali operative sono presenti anche in Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Olanda, Romania, Slovenia, Svezia, Finlandia e Slovacchia. Gli equilibri, però, stanno cambiando.

    La produzione di nucleare in Europa LEGGI TUTTO

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    In Australia c'è un incendio che brucia da almeno 6000 anni

    Brucia da 6000 anni. Sì, avete letto bene, 6000. E forse anche da più tempo. Si tratta di un deposito naturale di carbone, posto a 30 metri di profondità nelle viscere del monte Wingen, a soli 200 chilometri dalla metropoli australiana di Sydney e ora si estende, sempre sottoterra, per quasi 7 chilometri quadrati. La combustione avanza ogni anno di un metro.La scoperta è stata confermata da Guillermo Rein, professore dell’Imperial College di Londra, il quale sostiene che le temperature interne sfiorano i mille gradi e la sfera di combustione oggi formerebbe un diametro di almeno 10 metri, facendo pensare che l’incendio stia perdurando da più dei 6000 anni di cui se ne ha cognizione.

    Emergenza clima

    Per la Nasa il 2021 è tra i più caldi di sempre. Nell’emisfero sud il 2022 è già da record

    di

    Giacomo Talignani

    15 Gennaio 2022

    Messa da parte l’ipotesi che ci fosse un vulcano sotterraneo, ora gli scienziati che stanno studiando il fenomeno sono convinti che si tratti proprio di un deposito naturale di carbone che, per cause sconosciute, ha cominciato a entrare in combustione spontanea da millenni. Gli abitanti della zona, che si trova in uno dei parchi dell’Australia, confermano che si ha notizia di questa combustione da moltissimo tempo e sarebbe dimostrato anche dalle fuoriuscite di fumo che ogni tanto si verificano dalle spaccature della terra. Del resto, l’area è conosciuta come ”Montagna Infuocata”, nel dialetto locale Wingen. Secondo gli esperti, questo incendio potrebbe essere il più antico tuttora in azione sul Pianeta. Ma più che un incendio vero e proprio, la combustione che avviene da millenni sotto la montagna infuocata, assomiglia più al fuoco di una brace che si alimenta attraverso gli strati di carbone.

    La posizione del Mount Wingen, nel New South Wales, Australia (Guillermo Rein)  LEGGI TUTTO