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    Strage di pesci in Veneto: 200 carpe e siluri morti nella laguna

    MUSILE. Carpe, siluri, ma anche esemplari di lucioperca. La gran parte, peraltro, di grosse dimensioni. Un’importante moria di pesci è stata segnalata sul tratto terminale del canale Vela, all’altezza dello sbocco in laguna. Siamo in località Le Trezze, al confine tra il territorio di Musile e quello di Quarto d’Altino. Nel suo tratto finale il […] LEGGI TUTTO

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    I dati Ispra sugli incendi 2021: Sicilia la più colpita, in Sardegna il rogo più esteso

    Sono i dati che confermano il disastro che è ancora negli occhi e nella memoria di tutti. L’attività di osservazione ed elaborazione dei dati sugli incendi dello scorso anno condotte dall’ISPRA restituiscono fotografie allarmanti delle devastazioni dei grandi roghi del Montiferru in Sardegna e delle tantissime emergenze in Sicilia 2021.

    Il report indica che gli incendi del 2021 hanno inciso prevalentemente sulle aree del Mezzogiorno. La Sicilia è la regione che ha registrato le maggiori porzioni di aree bruciate, circa il 3,5% della superficie complessiva regionale, con 60% dei comuni siciliani (su un totale di 235 comuni) interessati da incendi. La seconda regione è la Calabria, per una superficie pari al 2,4%, con 240 comuni interessati. LEGGI TUTTO

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    Dispersione scolastica: è polemica sul mezzo miliardo del Pnrr dato alle scuole. Gli esperti a Bianchi: “Fondi a pioggia e istituti esclusi”

    E’ polemica sul mezzo miliardo dei fondi del Pnrr distribuito alle scuole per arginare il fenomeno degli alunni perduti, quelli che non alzano più la mano all’appello in classe. Gli esperti convocati dal ministro per mettere a punto misure sulla dispersione scolastica sbattono la porta delusi: così non va. Ci sono istituti in quartieri difficili e in periferie a rischio che non hanno ricevuto un euro e manca un intervento strutturale rivolto a una comunità educante. “E’ un concetto che i ministeriali di viale Trastevere non hanno, la logica è tutta chiusa dentro le scuole: una cifra così non si era mai vista, fa rabbia che venga data a pioggia senza un progetto organico di almeno tre anni capace di coinvolgere il territorio” scuote la testa Franco Lorenzoni, il maestro fondatore della Casa-laboratorio di Cenci, centro di sperimentazione educativa.

    “Bisogna supportare i bambini e i ragazzi nelle aree povere, lo facciamo da 30 anni con pochi mezzi, ora che sono arrivati esce un decreto che non mette insieme in questa battaglia le scuole con il terzo settore e i Comuni” osserva Marco Rossi Doria, altro maestro di lungo corso dei quartieri difficili, ex sottosegretario all’Istruzione.

    Il ministro Patrizio Bianchi li ha voluti nel gruppo di lavoro per il contrasto della dispersione scolastica con Ludovico Albert, Andrea Morniroli, Vanessa Pallucchi, don Marco Pagniello, Chiara Saraceno. Hanno lavorato per alcuni mesi, presentato una dettagliata relazione in vista dei fondi del Pnrr: in tutto,1,5 miliardi, la prima tranche assegnata in questi giorni tramite decreto che deve andare alla Corte di Conti. Ed è sui criteri che gli esperti sbottano: “Non siamo stati ascoltati”.

    Lo hanno fatto con una lettera indirizzata al ministro dove si chiede di correggere la rotta: “Vi è ancora l’occasione di evitare il rischio, gravissimo, che la mancanza di indicazioni, fondate sull’esperienza di tante scuole e operatori del civismo educativo, su come produrre, accompagnare e monitorare le azioni per contrastare divari e dispersione possano tradire le stesse finalità del Pnrr reiterando un intervento a pioggia anziché avviare un’azione strutturale di lungo termine come la Unione europea ci chiede”.

    Lorenzoni: “Il Pnrr è un risarcimento per i giovani”

    Ragiona Lorenzoni: “Il Pnrr è un risarcimento alle giovani generazioni, i ragazzi sono quelli che più hanno sofferto e hanno un assoluto bisogno di sostegno. Noi abbiamo lavorato su ipotesi che privilegiavano, attraverso criteri complessi, le scuole a rischio per costruire intorno reti di accompagnamento.  Adesso doveva cominciare il nostro lavoro e invece…”. I componenti del gruppo di lavoro contestano la direzione presa: “È il contrario di quello che l’Europa chiede”. E non è detto che su questo non intervenga la Commissione europea che ha dato come obiettivo su questi fondi il raggiungimento, con iniziative supportate da queste risorse, di almeno 420mila studenti e studentesse. Da riportare in aula, da far diplomare, da recuperare agli studi e alla formazione. Per dare loro un futuro migliore.

    I criteri contestati

    Tra i criteri utilizzati (e contestati) per la ripartizione alle Regioni sembrerebbe favorito il Nord, mentre per l’assegnazione alle scuole viene considerata anche la cosiddetta “dispersione implicita” e cioè la percentuale di studenti che in Italiano e Matematica ha conseguito un risultato molto basso nei test Invalsi. E anche in questo caso si rischiano di produrre altre iniquità.

    Nella lettera il gruppo di lavoro spiega: “A fronte di criteri per l’assegnazione dei fondi alle scuole abbiamo indicato in un insieme che comprende risultati test invalsi, numero assenze degli alunni, incidenza di alunni stranieri, incidenza di alunni con Bes (bisogni educativi speciali), adulti con basso livello culturale, in possesso di scolarità dell’obbligo o inferiore, presenza di giovani neet, presenza di famiglie ampie (sei componenti o più) e famiglie “potenzialmente bisognose”, il Decreto 170 ha opposto un set molto semplificato di criteri. La semplificazione dei criteri viene implicitamente giustificata con la fretta. Ma l’Ue non chiede questo”. E ancora: il Decreto 170 assegna le risorse scuola per scuola ma non definisce “il chi, il cosa e il come usarle”.

    “Caro Ministro – continua il testo- vi è, poi, la questione delle questioni. Come favorire, intorno alle scuole, alleanze territoriali coese e permanenti tra le scuole stesse, gli enti locali, ed il terzo settore su base cooperativa e paritaria curando la manutenzione nel tempo delle comunità educanti sull’esempio delle migliori pratiche già all’opera in ogni parte d’Italia?”.

    Fondi alle scuole

    Gli esperti concordano sulla necessità – come fa il decreto 170 – di indicare il finanziamento scuola per scuola, “così si evita finalmente la procedura per bando, su un tema che suggerisce, con tutta evidenza, di operare non per competizione bensì procedendo per concorde adesione degli attori educativi che, territorio per territorio, possono comporre le comunità educanti. Al tempo stesso pensiamo che il Decreto fa il grave errore di non condizionare la conferma dell’assegnazione dei fondi alla costituzione dell’alleanza territoriale, all’elaborazione condivisa di un progetto d’azione e di miglioramento dell’offerta scolastica che comprenda le annualità 2022-23, 2023-24 e possibilmente 2024-25. Si sarebbe, insomma, potuto e dovuto affiancare subito all’assegnazione delle risorse un insieme definito di cornici, indicazioni operative e regole di ingaggio”.

    I progetti

    Partiranno in 3.198 scuole e sono rivolti a ragazzi dai 12 ai 18 anni. Oltre il 50% dei fondi è destinato al Sud. A questo primo finanziamento ne seguiranno altri: uno per favorire l’acquisizione del diploma nella fascia di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi; il secondo, spiega il ministero, “per il potenziamento delle competenze di base per superare i divari territoriali” e per progetti nazionali nelle aree più periferiche delle grandi città con patti come quello già siglato a Napoli.

    A chi 200 mila euro e a chi niente

    Il gruppo di lavoro è stato sciolto, le polemiche rimangono. Al coro si aggiungono i sindacati e i presidi che contestano una distribuzione iniqua. “Ma allora noi che battaglia stiamo combattendo? Facciamo di tutto: i ragazzini dispersi li andiamo a recuperare nelle loro case uno a uno, li staniamo, li riportiamo a scuola. Ma la scuola da sola non basta. E senza finanziamenti viene meno l’ossigeno per interventi importanti” dichiara Stefania Colicelli, preside dell’istituto comprensivo Ristori, la scuola di Forcella a Napoli.

    Ci sono scuole in territori poveri che non hanno ricevuto un euro, altre che invece con meno bisogni educativi che hanno avuto i fondi. Ma c’è anche il caso di chi si è dato da fare con i pochi mezzi che aveva a disposizione per recuperare gli studenti che abbandonano: migliorando i risultati alla fine ci ha rimesso nell’assegnazione dei fondi. Insomma, il rischio è che le risorse non vadano a tutti gli istituti più in difficoltà, come sarebbe giusto, ma nemmeno a chi è penultimo. Un pasticcio.

    Nel Lazio arriveranno quasi 34 milioni a 231 scuole. Molte quelle che sono rimaste spiazzate dai criteri adottati per l’attribuzione.  Solo un terzo delle scuole siciliane ha ricevuto i contributi e tra queste “non ci sono molti istituti che operano in contesti difficili, dove l’indice di dispersione scolastica è più alto della media nazionale” denuncia la Flc-Cgil che a livello nazionale contesta un meccanismo iniquo. E attacca Ivana Barbacci, segretaria Cisl scuola: “Molte delle contestazioni coincidono con quanto da noi denunciato, riguardo alla scarsa trasparenza e congruenza dei criteri adottati per il riparto delle risorse, la cui destinazione lascia in molti casi quantomeno perplessi: ma soprattutto si conferma l’insostenibilità di un intervento che distribuisce fondi senza un chiaro progetto per il loro utilizzo, col rischio dunque di vedere compromessa l’efficacia di un così consistente investimento”. LEGGI TUTTO

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    Stati Uniti, la Corte Suprema limita i poteri dell'agenzia ambientale

    MADRID – La Corte Suprema irrompe nella missione di Biden alla Nato, con una sentenza che gli toglie il potere di affrontare l’emergenza clima secondo i suoi piani. E come era già accaduto con l’aborto, evidenzia sulla scena internazionale la spaccatura politica degli Usa, che li indebolisce anche nella sfida con le autocrazie.

    I divieti, la protesta: le due Americhe divise dall’aborto

    di

    Massimo Basile

    26 Giugno 2022

    Lo dimostra la conferenza stampa della delegazione bipartisan di sei senatori americani, che ha seguito il presidente al vertice di Madrid. Compattezza assoluta sull’Ucraina; sulla necessità di impedire al “brutale dittatore Putin di vincere e prendere di mira Polonia, paesi baltici, Romania”; sulle nuove forniture militari da 800 milioni di dollari, incluse armi offensive; e pazienza per il prezzo della benzina e l’inflazione alle stelle, perché “se Putin vincesse il costo economico sarebbe assai più grande”. La senatrice Ernst si spinge a rassicurare l’Italia sul gas: “Americani ed europei possono realizzare un programma energetico che ci consenta di fare a meno della Russia”.

    Corte Suprema, la forzatura sull’aborto dei giudici nominati da Trump che ora lacera l’America

    dal nostro corrispondente

    Paolo Mastrolilli

    24 Giugno 2022

    Tutto bene, dunque. Fino a quando si passa alla politica interna, come le sentenze della Corte Suprema sull’aborto, o quella di ieri per limitare il potere del governo sulle emissioni. Allora l’America si spacca, ricordando il problema delle democrazie su cui punta Putin per vincere la sfida delle autocrazie, allo scopo di abbattere l’ordine mondiale basato sulle regole e costruirne uno multipolare in cui i bulli come lui prevalgono sui deboli. Perché i dittatori fanno come vogliono, almeno fino a quando la gente non si ribella, mentre i leader democratici devono guadagnarsi consenso e voti, a scadenze regolari e ricorrenti. Come le elezioni midterm di novembre, dove il presidente sembra destinato a perdere la maggioranza al Congresso.Prendiamo la sentenza di ieri, con cui la Corte Suprema ha legato le mani a Biden sul clima.

    Stati Uniti, un tribunale della Louisiana ferma il divieto di aborto

    di

    Massimo Basile

    27 Giugno 2022

    Obama aveva usato l’Environmental Protection Agency, in sostanza il ministero dell’Ambiente Usa, per ridurre le emissioni di gas nel settore elettrico del 32%, passando dalle centrali a carbone alle rinnovabili. Lo aveva fatto in base alla legge Clean Air Act. La West Virginia, grande produttrice di carbone, ha fatto causa e il massimo tribunale le ha dato ragione, stabilendo che il governo non può usare agenzie come l’EPA per prendere simili provvedimenti, senza mandato del Congresso. È un colpo letale alla strategia di Biden contro il riscaldamento globale, ma ancora più preoccupante è il segnale sulla filosofia della Corte, decisa a far arretrare ovunque i poteri del governo federale, secondo la dottrina conservatrice che predilige i singoli 50 Stati.Sempre aperta poi è la questione aborto, dopo l’annullamento della sentenza Roe vs. Wade che ne aveva fatto un diritto costituzionale. Biden ieri ha detto che “bisogna eliminare il filibustering, affinché il Congresso possa approvare una legge”. Significa sospendere la regola procedurale in base a cui per certi provvedimenti servono 60 voti favorevoli al Senato, per garantire sostegno bipartisan. Ma i democratici hanno una maggioranza di un solo voto, cioè parità di 50 seggi a 50, che può essere superata solo con l’intervento in aula della vice presidente Harris.

    Negli Usa Facebook e Instagram rimuovono post e foto sulle pillole per l’aborto

    di

    Massimo Basile

    28 Giugno 2022

    Così una legge sull’aborto non passerà mai, e perciò Biden vuole togliere il filibustering, a cui però sono favorevoli i due senatore democratici Manchin e Sinema. Una piccola consolazione è venuta dalla sentenza con cui la Corte ha concesso al presidente di annullare un provvedimento di Trump, che costringeva gli immigrati richiedenti asilo di aspettare in Messico la decisione sul loro destino.Il punto è che la Corte Suprema ha una super maggioranza conservatrice di 6 voti a 3 che non rispecchia la realtà dell’America, perché i repubblicani l’hanno ottenuta imbrogliando, e la usa per perseguire una sua agenda reazionaria. Così perde legittimità, contribuisce a spaccare il paese e lo indebolisce anche sulla scena internazionale, compresa la lotta contro le autocrazie. LEGGI TUTTO

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    La risorsa delle acque reflue che Prato ha imparato a sfruttare

    È soprattutto in momenti di siccità come quello che stiamo attraversando che il paradosso italiano dell’acqua potabile utilizzata per attività agricole o industriali è più evidente. Secondo i dati contenuti nel libro Acque d’Italia di Erasmo D’Angelis (Giunti), in Italia il 20% dei prelievi di acque è destinato all’uso domestico, il 25% al settore industriale e il resto all’agricoltura. È evidente che approntare un sistema per il trattamento delle acque reflue, per riutilizzarle in modo più ampio per limitare l’uso dei corpi idrici e delle acque sotterranee, è di primaria importanza. Lo ha stabilito nel 2020 anche il regolamento Ue 2020/741, che entrerà in vigore a giugno 2023, ma l’Italia è in netto ritardo: con la scadenza ravvicinata, il gruppo di lavoro degli esperti di Ispra e Mite incaricato di mettere a punto una legge con i criteri per il riutilizzo delle acque reflue e soprattutto per definire a chi competono oneri e gestioni di questo servizio si è riunito per la prima volta soltanto lo scorso 24 maggio.

    Il tesoro del riutilizzo

    Non c’è soltanto un vuoto legislativo: la carenza di infrastrutture che caratterizza il nostro sistema di distribuzione e di riserva tocca anche il riutilizzo delle acque che, siccità a parte, sarebbero un serbatoio fondamentale dal quale attingere. Secondo l’autorità di regolazione ARERA, a fronte di  un potenziale già destinabile al riutilizzo del 20%, al momento solo il 4% delle acque reflue depurate viene effettivamente valorizzato. Ancora, secondo uno studio di Ref ricerche, per il solo uso agricolo nei pressi degli impianti di depurazione potrebbero essere riutilizzati ogni anno poco meno di 5 miliardi di metri cubi di acqua depurata, coprendo circa il 45% della domanda irrigua nel nostro Paese. Quando il regolamento Ue fu approvato, l’eurodeputata Pd Simona Bonafè, che fa parte della Commissione per l’Ambiente, aveva affermato “potremmo riutilizzare potenzialmente 6,6 miliardi di metri cubi di acqua entro il 2025, rispetto agli attuali 1,1 miliardi metri cubi annui. Ciò richiederebbe un investimento inferiore a 700 milioni di euro e ci consentirebbe di riutilizzare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente da impianti di trattamento delle acque reflue teoricamente disponibili”.

    L’intervista

    “Invasi sotterranei e altre strategie, una lotta antispreco per salvare l’acqua che abbiamo”

    di

    Luca Fraioli

    30 Giugno 2022

    Le eccellenze italiane

    In attesa di una legge che indichi quali acque riciclate sono sicure per uso agricolo, in Italia ci sono casi di riutilizzo soprattutto per la pulizia di strade o in ambito industriale. In questo settore l’Italia ha una vera eccellenza a Prato, in Toscana, dove da anni si è costituita la Gestione impianti depurazione acque S.p.A., meglio conosciuta come GIDA, una società per azioni a capitale misto pubblico e privato con tre soci: l’Amministrazione comunale di Prato, Confindustria Toscana Nord (Lucca, Pistoia, Prato) e il Gruppo CONSIAG, che detengono rispettivamente il 46,92% il 45.08% e l’8% delle azioni. Grazie a GIDA, un distretto industriale importante ed energivoro come quello tessile riesce a non impattare sulle risorse idriche, perché ricicla totalmente le acque usate in lavorazione. Non solo: forte della sua esperienza (la società è partita negli anni ’80) ha raggiunto tali risultati nella depurazione che le sue acque riciclate potrebbero essere usate anche per altri settori. In un momento di siccità estrema, c’è chi ha più acqua di quella che gli serve per mandare avanti le sue attività e sarebbe ben contento di cederla per altri usi, ma manca una legge che indichi come farlo.

    Agricoltura

    Contro la siccità e la crisi possiamo imparare a irrigare in modo efficiente

    di

    Giuliano Aluffi

    27 Giugno 2022

    “Siamo il sistema integrato per la depurazione e il riciclo più esteso d’Italia – dice il presidente di GIDA Alessandro Brogi – e per quanto sappia siamo anche uno dei più grandi in Europa. Siamo partiti negli anni ’80, quando la legge Merli stabilì le regole per la depurazione. Il distretto tessile di Prato capì che era economicamente assai più conveniente agire di concerto, invece che in ordine sparso. Poi, considerato che li settore è molto impattante sulle risorse idriche perché usa molta acqua e i procedimenti di tintura rendono complessa la depurazione si è investito sulle tecnologie. Ben presto il distretto è diventato totalmente autonomo perché ricicla sempre la sua acqua, tanto che nel tempo le nostre industrie ne hanno avuto un notevole vantaggio competitito: possiamo dire che il tessuto prodotto a Prato non impatta su risorse primarie”.

    Il vuoto normativo

    L’innovazione ha poi consentito di differenziare i trattamenti delle acque industriali: “È un sistema che ci siamo inventati noi – dice Brogi – la nostra depurazione copre tutte le varietà di inquinanti, così che in questo momento abbiamo 3 volte più acqua di quella che usiamo, e si tratta di un’acqua con cui si potrebbero innaffiare giardini pubblici o campi da calcio, ma non esiste una legge che ci autorizzi a farlo. Mancano insomma i parametri che dicano come deve essere l’acqua da riutilizzare in alcuni settori”. 

    L’acqua dell’impianto GIDA: all’ingresso nel depuratore, a sinistra, e all’uscita  LEGGI TUTTO

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    A Singapore la birra è fatta con le acque reflue e sa di miele

    Seduti al tavolino con gli amici vi andrebbe di assaggiare una bella birra ghiacciata fatta con acque di scarico? Se avete un po’ a cuore l’ambiente e la sopravvivenza di un Pianeta in cui la risorsa acqua continua a diminuire, forse potreste prenderlo in considerazione. A Singapore, del resto, sta già accadendo: la NEWBrew, birra prodotta con acque reflue purificate, sta avendo un buon successo.L’area di Singapore, al pari di altre zone come Israele, oppure Sudafrica o California, ha un problema generale di mancanza d’acqua. Per questo nel 2003 è stato avviato un programma governativo per trattare le acque reflue (sì, proprio quelle di scarico dove finiscono i nostri bisogni) chiamato NEWater: l’acqua in arrivo dai gabinetti attraversa varie fasi di purificazione, tra cui un passaggio di microfiltraggio e un processo con raggi ultravioletti che permette l’eliminazione di batteri, virus e particelle. In sostanza, l’acqua ritorna acqua dopo che è stata purificata.

    Agricoltura

    Contro la siccità e la crisi possiamo imparare a irrigare in modo efficiente

    di

    Giuliano Aluffi

    27 Giugno 2022

    Come è noto uno degli ingredienti fondamentali di ogni birra oltre a luppoli, malti, lievito e processi di fermentazione, è proprio l’ “oro blu”, così la società PUB, il birrificio artigianale Brewerkz di Singapore e i vertici di NEWater, hanno deciso di sperimentare la produzione di una specifica birra bionda utilizzando proprio le acque reflue filtrate e dall’idea è nata NEWBrew, una birra con un retrogusto morbido e tostato, “simile al miele” dice chi l’ha provata.Da questa primavera la bionda fatta con malti d’orzo tedeschi, luppoli americani, lievito norvegese e acque di scarico dei cittadini di Singapore poi purificate, è nei supermercati con alcune lattine dai colori accattivanti e dai disegni che raffigurano icone locali, come il fiume di Singapore. Si tratta di una “tropical blonde ale” e  la produzione basata su acque reflue sanificate si ispira in parte a progetti già promossi in passato, come quello del 2016 in cui l’Università di Gent in Belgio aveva sviluppato un sistema incentrato sull’energia solare utilizzata per separare componenti dell’urina dalle acque di scarico rendendo i liquidi utilizzabili proprio per eventuali creazioni di birre. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Svezia (in una collaborazione tra Carlsberg e l’IVL Swedish Environmental Research Institute) oppure in Canada.

    Crisi climatica

    Deragliamenti, blackout e persino uccelli che cadono dal cielo: gli effetti impensabili del caldo estremo

    di

    Giacomo Talignani

    29 Giugno 2022

    Il punto, dice chi l’ha bevuta, come alcuni residenti intervistati da Bbc e televisioni locali, è che “seriamente non potrei dire che sia fatta con acqua di scarico. Ha il sapore di una birra, e a me piace la birra”, ha raccontato per esempio Chew Wei Lian, 58 anni, dopo aver testato una prima lattina.Con le risorse d’acqua dolce sempre più sotto stress e 2,7 miliardi di persone che per almeno un mese l’anno nel mondo faticano a trovare accesso facile al nostro bene più prezioso, l’operazione della NEWBrew è nata anche per persuadere il pubblico che, una volta che l’acqua è stata trattata, è “soltanto acqua. Volevamo proprio sensibilizzare i residenti di Singapore sull’importanza dell’uso e del riciclo sostenibile dell’acqua, che è fattibile,” ricordano i promotori.

    L’intervista

    “Invasi sotterranei e altre strategie, una lotta antispreco per salvare l’acqua che abbiamo”

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    Luca Fraioli

    30 Giugno 2022

    Per chi quest’estate sarà a Singapore, per assaggiare la birra fatta con acque reflue c’è sicuramente tempo fino a fine luglio. Quando poi si esauriranno le scorte nei supermercati, in base alla risposta del mercato che per ora sembra più che positiva, i produttori decideranno come distribuirla ulteriormente. Buona birra “purificata” allora. LEGGI TUTTO

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    L'Appennino Bike Tour alla scoperta dei paesi ricchi di acqua e di tradizione

    Il lago dei Sassi neri e il Castello di Bardi, il paese fantasma di Lavacchielli e la pietra di Bismantova: il tratto emiliano romagnolo dell’Appennino bike tour Ciclovia dell’Appennino è costellato da decine di luoghi, spesso nascosti o sconosciuti, imperdibili per una visita. Così come i piccoli comuni tappa dell’Emilia Romagna dove sostare per il pernotto, Bardi, Corniglio, Ventasso, Lama Mocogno e Gaggio Montano. Piccoli borghi che il team di ciclisti di Legambiente e Vivi Appennino, organizzatori insieme a Misura della campagna itinerante Appennino Bike tour, in questi giorni hanno attraversato in sella alla bici. Prima tappa il borgo di Bardi, in provincia di Parma, lungo la Via Francigena e dominato dalla mole del suo imponente Castello, al cui interno ha sede il Museo della civiltà valligiana e il Museo del bracconaggio e delle trappole. Tra le tante bellezze del piccolo comune anche la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Addolorata costruita nel 1934 in stile ravennate, che custodisce un’opera giovanile del Parmigianino lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, databile intorno al 1522.  

    Cicloturismo

    Altare, la prima tappa dell’Appennino Bike Tour

    21 Giugno 2022

    La pedalata di Appennino Bike tour è poi proseguita a Corniglio, piccolo centro montano della provincia di Parma, situato tra la Val Parma e la Val Bratica, fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e svela la propria origine medievale nell’imponenza del suo castello. Nel corso di questa tappa, il sindaco Giuseppe Delsante ha anche mostrato la grande frana che colpì il paese nel 1996 e oggi è diventata elemento di interesse per un turismo scientifico e per chi vuole approfondire tematiche legate al dissesto idrogeologico. Prima di arrivare a Ligonchio, per il team di ciclisti di Legambiente e Vivi Appennino breve sosta culturale per ammirare la Pietra di Bismatova, massiccio roccioso dall’inconfondibile ed isolato profilo a forma di nave che contraddistingue il paesaggio dell’Appennino Reggiano. Grazie alle guide del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano e al circolo di Legambiente Appennino Reggiano è stata organizzata anche una visita all’Eremo e al Museo, entrambi appena restaurati e simboli della bellezza di un territorio unico e prezioso. A Ligonchio momento magico sulla Big Bench, “la grande panchina” inaugurata nel 2019 e nata dal dall’idea di un architetto americano, Chris Bangle, che, insieme alla moglie Catherine, ha dato il via nel 2010 all’installazione di panchine sovradimensionate come spunto per sostenere le comunità locali, promuovere il turismo e le eccellenze artigiane in territori fragili. 

    La pedalata di Appennino Bike Tour è poi proseguita a Ventasso, in provincia di Reggio Emilia, nato dalla fusione degli storici Comuni di Ramiseto, Busana, Collagna e Ligonchio, con sede amministrativa a Cervarezza, per poi spostarsi tra le valli dei torrenti Scoltenna e Mocogno, dove si trova il borgo di Lama Mocogno in un territorio suggestivo dal punto di vista ambientale. Si tratta di un vero e proprio balcone sull’Appennino modenese e reggiano. Nel corso di questa tappa è stato premiato come ambasciatore dell’Appennino Dario Biondi, presidente Via Germanica Imperiale e vice presidente Federcammini per “avere creato nuove occasioni di promozione e crescita del territorio grazie alla realizzazione della Via Germanica e alla messa in rete dei cammini”. LEGGI TUTTO