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    Crisi di governo, dai ristori ad Alitalia e Autostrade: i dossier a rischio

    7/11 ©Getty

    C’è poi il dossier Alitalia, con la “vecchia” azienda che ha gravi problemi finanziari – il commissario Giuseppe Leogrande ha convocato i sindacati e ha spiegato che la società fa fatica a pagare gli stipendi – in attesa del passaggio alla nuova realtà, Ita (Italia trasporto aereo). In sostanza con una crisi di governo verrebbero meno le certezze sui tempi della nascita della nuova Alitalia   LEGGI TUTTO

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    Governo: Caccia a responsabili, incognita nuovo gruppo

    L’operazione Responsabili a un certo punto sembrava potesse andare in frigorifero per un pò, dopo le aperture di Iv e la possibilità di una astensione in Parlamento di Matteo Renzi. Ma il dubbio è durato l’arco di un pomeriggio.
    E, dopo la costituzione della componente Maie Italia 2023, la trattativa per rimpinguare il numero dei “costruttori” procede a ritmo serrato, anche se con alcune difficoltà.
    Martedì in Senato, il governo potrebbe ottenere anche la fiducia con una maggioranza semplice, e non assoluta ma, Costituzione alla mano, tanto basta a Conte per andare avanti, lavorando semmai in un secondo momento al rafforzamento della maggioranza parlamentare anche alla luce del rafforzamento della squadra di governo.
    La giornata era iniziata con una pioggia di smentite di nomi apparsi sui giornali come già arruolati tra i Responsabili: dalle renziane Donatella Conzatti e Gelsomina Vono, fino all’ex M5s Carlo Martelli e a Barbara Masini di Fi.
    Un altro ex pentastellato Gianni Marilotti, oggi nelle Autonomie, pur rifiutando di aderire al nascente gruppo, ha confermato il suo sostegno a Conte, facendo così salire a 148 i voti che questi ha nel cassetto, dopo l’uscita dei 18 di Iv. Chi in queste ore tiene i conti aggiunge i due voti dei senatori a vita Mario Monti ed Elena Cattaneo che sono sempre venuti a votare la fiducia.
    Quota 152 si raggiunge con altri due ex M5s che hanno dichiarato la propria disponibilità, cioè Gregorio De Falco e Tiziana Drago, e lì ad oggi ci si ferma: infatti molti altri nomi apparsi sui quotidiani già votano per Conte (i tre senatori del Maie, gli ex Fi Fantetti e Lonardo, gli ex M5s Fattori e Nunes, ecc). Ma tanto basta dopo che Renzi ha fatto filtrare l’ipotesi di una astensione di Iv, per evitare l’uscita dal gruppo di qualche suo senatore. Mossa difensiva che però ha anche frenato quanti riflettevano sulla possibilità di aderire subito ai Responsabili per mandare avanti la legislatura. Per ora il passo, per alcuni non sarebbe necessario.
    Come ha infatti ricordato Stefano Ceccanti, costituzionalista e capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali, “alcuni quotidiani scrivono che al Senato al Governo occorrerebbero 161 voti, ma non e’ affatto vero.Può essere auspicabile, ma non e’ necessaria alcuna soglia numerica. Nelle votazioni fiduciarie è sufficiente che i Si’ battano i No”. E in effetti nelle innumerevoli fiducie poste da Conte in Senato, spesso si è scesi sotto quota 150.
    Intanto, nasce la componente Maie-Italia 2023 all’interno del gruppo Misto, sorta dall’abbraccio tra i tre senatori del Maie (Cario De Bonis e Merlo) con l’ex Fi Fantetti, tutti parlamentari che già votavano la fiducia. Non aggiungono battaglioni dietro al generale Conte tuttavia l’iniziativa allude al possibile gruppo che avrebbe anche il nome di Conte nel proprio logo, così da formare in nuce la futura lista Conte per le elezioni, e così da trasformare i possibili Responsabili in Costruttori.    LEGGI TUTTO

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    Usa, rivoltosi volevano uccidere membri e funzionari Congresso

    Alcuni rivoltosi di Capitol Hill avevano intenzione di “catturare e assassinare” membri e funzionari del Congresso. E’ quanto riporta la Cnn citando un memo dei procuratori federali che indagano sulla vicenda.
    Ieri intanto visita a sorpresa del vicepresidente Mike Pence al Capitol Hill per ringraziare i militari della Guardia Nazionale, schierati a difesa dell’edificio dopo l’assalto del 6 gennaio e in vista della cerimonia di insediamento di Joe Biden. 
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    Recovery alle Camere. Conte: 'Piano chiaro e coraggioso'

    “Per uscire da questa crisi e per portare l’Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo e mondiale occorrono un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese” per “ripartire rimuovendo gli ostacoli che l’hanno frenata durante l’ultimo ventennio”. Lo scrive il premier Giuseppe Conte nella premessa al Recovery Plan italiano, inviato al Parlamento in queste ore che l’ANSA può anticipare.
    “Abbiamo potenziato le capacità di risposta del sistema sanitario. imparato come modulare le restrizioni per fronteggiare il virus senza imporre costi eccessivi. Abbiamo avviato una campagna di vaccinazione di massa senza precedenti nella storia, che ci consentirà nel giro di un anno – sottolinea – di riprendere una vita normale, e questo grazie a uno straordinario sforzo internazionale di ricerca e produzione dei vaccini e a un piano coordinato europeo che garantisce la somministrazione a tutte le persone, iniziando da quelle più fragili e più esposte”.Lo scrive Giuseppe Conte nella premessa al Recovery Plan inviato alle Camere.
    Il Pnrr è “il cardine di questo progetto”, ha una “strategia chiara” e “un orizzonte di lungo periodo”. Sul piano ci sarà “il massimo impegno del governo”.
    Il miliardo aggiuntivo rientra nelle risorse del Recovery e resilience facility e deriva dall’aumento di tre componenti e dal calo di una. ‘Impresa verde ed economia circolare’, guadagna con l’agricoltura sostenibile 700 milioni ed ‘Efficienza energetica e riqualificazioni degli edifici’, in particolare pubblici, 200 milioni in più (facendo salire la missione Rivoluzione verde a transizione ecologica a 69,8 miliardi). ‘Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA’ aggiunge 300 milioni in più destinati alla giustizia, mentre il capitolo ‘Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo’ ne perde circa 200. La missione digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura si attesta così a 46,30 miliardi. LEGGI TUTTO

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    Governo: Cattolici: 'Crisi deleteria e incomprensibile'

    Il mondo cattolico guarda con preoccupazione alla crisi politica. Scende in campo la Conferenza Episcopale Italiana ma anche le associazioni perché la crisi, in questo tempo di pandemia, spaventa. “Sono ore d’incertezza per il nostro Paese. In questo momento guardiamo con fiducia al Presidente della Repubblica”, dice il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. “Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate proprio dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: ‘Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori’. Aggiungo: questo è anche tempo di speranza! Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità”, sottolinea il Presidente dei vescovi.
    La ricerca dunque del premier Giuseppe Conte di possibili ‘costruttori’ per portare avanti l’esecutivo riceve un importante endorsement. A scendere in campo sono anche Azione Cattolica, Federazione Universitaria Cattolica Italiana, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale: “Il Paese è allo stremo delle forze” e l’apertura della crisi di governo è “deleteria per la gestione di un’emergenza che non accenna a declinare e incomprensibile per la gran parte dei cittadini”.
    “Serve un sussulto di dignità, scelte in linea con quel senso di responsabilità richiamato in maniera tanto incisiva dal Presidente della Repubblica”, dicono le tre associazioni. Parla di “crisi incomprensibile” anche Famiglia Cristiana. Padre Francesco Occhetta, gesuita grande esperto di politica italiana, distingue il “merito” della crisi innescata da Italia dei Valori dal “metodo”: “Nel merito IV ha ‘gridato’ alcuni punti legittimi da chiarire come ad esempio il Mes mentre il Pd li ha solo sussurrati. Nel metodo però la scelta di ritirare la propria rappresentanza di Governo contraddice il merito di migliorare ciò che si chiedeva. Per questo rimane un’incognita comprendere per l’opinione pubblica le intenzioni morali che hanno ispirato la scelta”. E allora i cattolici ora devono rimboccarsi le maniche: possono essere “enzima per ricomporre la crisi”.
    Nessuno però negli ambienti cattolici vuol sentire parlare di ritorno alle urne. E anche chi era vicino a Matteo Renzi, cattolico con un passato nello scoutismo, come la sua ex ministra Elena Bonetti, ora prende le distanze. Da lui e anche dalla stessa Bonetti che nel lockdown dello scorso aprile, unica voce del governo fuori dal coro, si era decisamente schierata con la Cei per la riapertura delle chiese.    LEGGI TUTTO

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    Si dimette anche prorettrice Università Stranieri Perugia

    (ANSA) – PERUGIA, 15 GEN – Si è dimessa la prorettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Dianella Gambini.    Guidava l’Ateneo dopo che aveva lasciato la rettrice Giuliana Grego Bolli, coinvolta nell’indagine sull’esame per la conoscenza della lingua italiana del calciatore Luis Suarez.    Gambini ha formalizzato la sua decisione dopo avere appreso “con stupore e rammarico” delle dimissioni di un membro del Consiglio di amministrazione dell’Università per Stranieri.    L’Organo – si legge in una nota di Palazzo Gallenga – manca ora del necessario numero di componenti per la sua valida costituzione.    “Avrei sinceramente auspicato – ha affermato Gambini – una maggiore collaborazione interna in ragione del superiore interesse alla tutela dell’Ateneo e degli studenti dello stesso, cui per primi va il mio costante pensiero, e a beneficio dei quali ho sempre orientato la mia attività, sia come docente che come prorettrice. Prendendo atto della radicale impossibilità di proseguire nei compiti e nelle funzioni che ho sin qui espletato, ho rassegnato le mie dimissioni da prorettrice al ministro Gaetano Manfredi e ho rimesso a lui ogni determinazione in merito alla guida dell’Ateneo. Tornerò – ha concluso Gambini – alla mia funzione ordinaria di professore di lingua spagnola, ruolo che svolgo con passione e dedizione da più di trent’anni”.    (ANSA).    LEGGI TUTTO

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    Legittimo impedimento per la crisi, salta processo Castelli

    La crisi di governo fa saltare l’udienza fissata per lunedì al Palazzo di Giustizia di Torino che vede imputata per diffamazione il viceministro dell’Economia, Laura Castelli. L’esponente dei Cinque stelle infatti si è avvalsa del legittimo impedimento vista la situazione a Roma e quindi non potrà essere nel capoluogo piemontese per essere ascoltata, come invece era previsto.
    Il procedimento riguarda un post su Facebook in cui la Castelli criticava una candidata Pd alle amministrative 2016, Lidia Roscaneanu, che nella foto postata dal viceministro compariva insieme all’ex sindaco Piero Fassino. Castelli aveva scritto che la candidata lavorava nel bar del Palagiustizia affidato ad una ditta poi fallita tre volte, domandando quali legami la Roscaneanu avesse. Sotto il post la candidata venne insulta con frasi razziste e sessiste. Dopo l’inchiesta del pm Barbra Badellino sono stati rinviati a giudizio oltre al viceministro altre 18 persone.    LEGGI TUTTO

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    Crisi di governo, Orlando a Sky TG24: “Segnali positivi. Con Italia Viva non si ricuce”

    Il vicesegretario del Pd: “La questione dei numeri è seria. Si può evitare la crisi avendo un numero in più, ma non pensare di governare. Ora interessa avere un governo in carica, ma certo non hai risolto tutti i problemi”

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    “La prova del nove si realizzerà con il passaggio alle Camere, noi abbiamo segnali di attenzione da molti parlamentari e vediamo se questo consente di mantenere la maggioranza al governo. Vediamo, c’è sempre un poco di tattica psicologica”. Lo ha detto il vicesegretario del Pd e deputato Andrea Orlando a “Start” su Sky TG24, parlando della possibilità che al Senato in particolare prenda forma il gruppo dei responsabili per sostenere il governo alle prese con la crisi, dopo le dimissioni delle due ministre di Italia Viva, ultimo atto dello scontro Conte-Renzi (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI). “Se si manifestasse una disponibilità lo si realizzerà in una cornice politica, ci sarà un’adesione che deriva da una valutazione del quadro politico e europeo. Quali saranno le forme parlamentari esattamente non lo sappiamo”, ha aggiunto Orlando.

    “Con un numero in più si evita crisi ma non si governa”

    Conte-Renzi, un anno e mezzo di tensioni fino alla crisi di governo

    “La questione dei numeri è seria – ha continuato il vicesegretario dem -. Si può evitare la crisi avendo un numero in più, ma non pensare di governare. Ora interessa avere un governo in carica ma certo non hai risolto tutti i problemi ci sarà il problema di dare più solidità e poi ci sono i temi che abbiamo posto: ci sono cose che devono essere modificate”.

    “Non disponibili a qualsiasi formula per evitare elezioni”

    Crisi di governo, perché Conte sta prendendo tempo e cosa succederà

    La linea è quella di evitare il voto, ma spiega Orlando ”non è che per evitare le elezioni siamo disponibili a qualsiasi formula. Il voto è un’ipotesi molto grave. Non vogliamo le elezioni ma non vogliamo neanche che per evitarle si faccia qualsiasi accrocchio”.

    “Ricucire con Renzi? Ora non si può”

    Renzi: “Se Conte non prende 161 voti, governo senza di lui”

    Una nuova intesa con Renzi? “In politica mai dire mai vale sempre – ha risposto Orlando – ma oggi pensare che con Iv si ricostituisca una maggioranza di governo è abbastanza velleitario e non si può ricucire in cinque minuti. Ci ritroveremmo il continuo tira e molla che ancora stento a capire, la motivazione della crisi”.

    “Costruita ipotetica alternativa alla destra”

    Su Fb di Conte storia anti Renzi. Staff premier: “Mai autorizzata”

    Nel corso di questa esperienza di governo, ha spiegato Orlando “si è anche costruita un’ipotetica coalizione alternativa alla destra e non vorrei che con il tiro al piccione a Conte ci sia anche questo nel bersaglio”, sottolineando come in politica al di là “delle idiosincrasie” sia sempre necessario pensare a quali siano le “alternative”.

    “Mes? Con crisi c’è rischio che costi di più agli italiani”

    Il Mes offre 36 miliardi in prestito all’Italia

    Renzi ha spesso invocato il governo ad accettare il Mes. “Si è detto che il Mes ci consentirebbe di risparmiare centinaia di milioni di euro sugli interessi essendo a tasso favorevole – ha detto Orlando – ma non si tiene in considerazione il rischio che la crisi faccia aumentare lo spread facendo pagare agli italiani cifre ancora più consistenti”.

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