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    Quirinale: si valuta il voto elettori con febbre ma negativi

    E’ terminata dopo quasi due ore a Montecitorio la riunione della Conferenza dei capigruppo dedicata essenzialmente alle modalità di voto per l’elezione del presidente della Repubblica, prendendo in considerazione l’ipotesi di grandi elettori che possano essere contagiati e, pertanto, impossibilitati ad accedere al palazzo. E’ stato, secondo quanto apprende l’ANSA, Paolo Barelli di Fi a sollevare il tema della applicazione per i Grandi elettori della circolare del ministero della Salute secondo cui per ragioni autorizzate dall’autorità sanitaria in alcuni casi ai positivi o quarantenati sarebbe possibile muoversi sul territorio nazionale. C’è stato un lungo confronto, che ancora continua, in cui sono intervenuti tutti i gruppi, al termine del quale il presidente Fico dovrebbe fare sintesi. In ogni caso, Fico ha chiarito dapprincipio che, derogando una forma di voto a domicilio a numerosi principi base come l’immunità di sede, la segretezza, la pubblicità, oltre a determinare una possibile discriminazione tra parlamentari affetti da Covid e quelli bloccati da altre tipologie di impedimento, si potrebbe procedere a modifiche della situazione attuale solo con un consenso politico unanime in capigruppo e in seguito ad un parere della Giunta del Regolamento, o addirittura norma regolamentare transitoria. Diversamente, procedere a modifiche non è possibile. E l’unanimità par difficile da raggiungere.
    La richiesta di voto ‘a domicilio’, che per Fico potrebbe essere configurabile solo per i grandi elettori che a urna aperta si trovino a Roma, è avanzata anche da Marin di CI. Marco Di Maio (Iv) chiede un covid hotel prossimo alla Camera da cui far partire un percorso protetto che arriva in aula o comunque dentro la Montecitorio, oltre a di estendere la possibilità di spostamento per i deputati oltre i 300 km previsti dalla Circolare. Prospettiva, quella del Covid Hotel davanti Montecitorio che piace anche a Riccardo Molinari della Lega. Ma subito arrivano i contrasti, avanzati da Crippa di M5S e fra Fornaro che pone problemi di principio. Un no secco al voto a domicilio arriva da Debora Serracchiani (Pd). Visto che sinora la Camera ha applicato per analogia all’aula le regole valide per luogo di lavoro, sostiene, sarebbe pericoloso dire che i parlamentari e la Camera possono beneficiare di regole straordinarie; inoltre, ritiene che i positivi non debbano entrare a Montecitorio per garantire la sicurezza di tutti. Insomma, no a dei ‘Djokovic della politica’ di cui si parla sui social, è il suo ragionamento.
    I capigruppo della Camera hanno deciso una istruttoria sulla possibilità per i Grandi elettori per l’elezione del presidente della Repubblica di entrare a Montecitorio per votate pur avendo una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi, purché abbiano un tampone negativo. Emerge dalla riunione dei presidenti di Gruppo a Montecitorio.
    Il presidente Fico, viene spiegato al termine della Capigruppo, “ha sottolineato le criticità costituzionali e regolamentari del voto non in presenza. E i limiti dati dalle misure sanitarie e dalla normativa vigente” LEGGI TUTTO

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    Al Parlamento Ue la commemorazione per Sassoli. Letta: “Lascia in eredità Europa di anime”

    A Strasburgo omaggio commosso, nel quale il segretario del Pd ha sottolineato la “grande eredità” lasciata dal presidente dell’Europarlamento. Presenti alla cerimonia anche il premier Mario Draghi e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, oltre ai capi di governo di diversi Paesi europei

    “David ci ha lasciato una grande eredità”. Il giorno dei funerali di Stato “con quella bandiera europea, quel sentire tante lingue che si intrecciavano, abbiamo tutti sentito davvero che l’Europa non è solo direttive, istituzioni e acronimi. No. L’Europa sono innanzitutto le sue persone, le sue anime, i suoi cuori. Sì, abbracci, emozioni, sorrisi”. Sono queste le parole del segretario del Pd Enrico Letta durante il suo intervento alla commemorazione per David Sassoli al Parlamento Ue. L’evento si è tenuto a Strasburgo, per ricordare la scomparsa del presidente del Parlamento europeo, morto l’11 gennaio a 65 anni (CHI ERA: IL RITRATTO – LE REAZIONI – L’ULTIMO VIDEO).

    La cerimonia in ricordo di Sassoli

    approfondimento

    Parlamento europeo, chi sono i candidati alla presidenza Ue

    Per l’occasione sono arrivati a Strasburgo anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola. La cerimonia è cominciata con il saluto di benvenuto della presidente ad interim, Roberta Metsola, e la proiezione di un video con le più belle immagini della presidenza Sassoli. Subito dopo Letta ha tenuto il discorso ufficiale di commemorazione del suo collega di partito. La suite n.4 di Sebastian Bach è stato il primo intermezzo musicale. Poi gli omaggi del presidente del Consiglio Ue Charles Michel e del presidente della Francia Emmanuel Macron. Mentre la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ricordato Sassoli da Twitter perché costretta a rientrare a Bruxelles dopo la notizia della positività al Covid-19 del suo autista. A concludere la cerimonia, l’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven, e i tributi dei vari gruppi politici. Presenti la moglie e i figli di Sassoli, nonché diversi capi di governo e presidenti dei Parlamenti europei. 

    Letta: “Lezione che traggo è che politica deve saper guardare oltre”
    Letta, ricordando Sassoli, ha spiegato: “Proprio in questi giorni si sono moltiplicate le voci di chi pensa che proprio David sarebbe stato quel Presidente da eleggere. Voci di ogni orientamento politico. Parlando di questo tema con lui un mese fa, io registrai il suo sorriso e una frase che tengo nel mio cuore. La lezione che traggo è che la politica deve sapere guardare oltre: oltre l’apparenza e l’immediatezza. E fare scelte coraggiose”.

    Michel: “Sassoli un leone al servizio della difesa della democrazia Ue”
    Mentre Charles Michel ha onorato così il ricordo del collega italiano: “Sei stato un leone al servizio della democrazia europea”. “Ispiravi naturalmente rispetto al di là della funzione, rispetto per la tua persona calorosa, semplice, autentica sorridente e decisa”, ha proseguito Michel. “Sassoli ha avuto le parole giuste per difendere il progetto europeo durante la fase più buia della Brexit”, ha proseguito il presidente del Consiglio Ue ricordando anche come “David amasse azioni concrete, come la decisione di aprire le porte del Parlamento europeo durante la pandemia per venire incontro alle persone più in difficoltà”. 

    Macron: “Sassoli aveva visione larga quanto un continente”
    Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ha ricordato Sassoli per le sue ampie vedute: “Un uomo la cui visione è larga quanto un continente”, ha detto. E ha poi sottolineato anche come Sassoli “abbia piantato tante pietre dell’edificio dell’Unione europea e ne abbia preparate altrettante per il suo futuro”.

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    Spunta un video porno, imbarazzo durante convegno M5S in Senato

    A denunciare l’episodio la senatrice Mantovani, che aveva organizzato l’incontro al quale diverse persone, tra cui il premio Nobel Parisi, erano collegate su Zoom. “Episodio gravissimo, un vero e proprio attacco verso il quale esprimo assoluto sdegno”, ha dichiarato l’esponente pentastellata

    Un filmato porno giapponese è andato in onda sui monitor durante un convegno al Senato organizzato dal Movimento 5 Stelle. A confermare l’incredibile episodio la senatrice Maria Laura Mantovani: “Sì, sto facendo la denuncia alla polizia postale. È andato in onda improvvisamente un filmato porno sul monitor del convegno che stavamo tenendo presso Palazzo Giustiniani”. Era stata proprio lei, matematica di Carpi, esponente di punta dei Cinque Stelle, a organizzarlo, moderandolo via Zoom. 

    La senatrice: “Un attacco grave”
    “Oggi pomeriggio si è verificato un episodio gravissimo, un vero e proprio attacco verso il quale esprimo assoluto sdegno”, ha aggiunto la senatrice in una nota. “Nel corso di un convegno online da me organizzato, qualcuno si è introdotto clandestinamente trasmettendo un video dal contenuto pornografico. Ho provveduto a segnalare il tutto alle autorità competenti affinché procedano a individuare il responsabile”.

    Pochi secondi di imbarazzo
    L’immagine è apparsa all’improvviso sui monitor. “Che cosa è questo?”, ha domandato la senatrice, vedendo comparire le scene di sesso al centro del monitor, mentre nei riquadri, alcuni dei partecipanti, tra cui Giorgio Parisi, fisico e accademico, premio Nobel 2021 per la fisica, erano online. Qualcun altro nel frattempo ha chiesto alla regia di intervenire per bloccare le immagini.

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    Misure su bollette e ristori nel prossimo Cdm giovedì 20

    Un provvedimento contro il caro bollette e un altro su ristori a settori economici colpiti dalla pandemia saranno all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri, giovedì 20 gennaio. Lo ha appreso l’ANSA da più fonti governative. Le misure contro il caro bollette, proposte dal Mite in una bozza presentata a Palazzo Chigi durante le feste, prevedono un contributo di solidarietà dalle società energetiche, tagli dell’Iva e degli oneri di sistema. I ristori riguardano discoteche, impianti sportivi, realtà culturali e turismo.
    Per combattere il caro bollette nel breve periodo, il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha proposto in una riunione a Palazzo Chigi di utilizzare i proventi delle aste Ets, il sistema Ue per l’acquisto di diritti ad emettere CO2. Il Mise ha proposto anche di tassare gli extra-profitti delle società energetiche, di utilizzare l’extra-gettito delle accise e di accantonare scorte strategiche di gas per le imprese. Lo ha appreso l’ANSA da fonti governative.    LEGGI TUTTO

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    Casellati, decana di FI e prima donna alla guida del Senato

    Quasi 30 anni di fedeltà a Silvio Berlusconi e Forza Italia e parecchi record da vantare: prima donna presidente del Senato, tra i più votati con 240 sì su 319 voti e, terza rarità, per sei volte senatrice.
    La carriera di Maria Elisabetta Alberti Casellati intreccia politica e professione da avvocato, che nel tempo l’hanno portata alla carica di sottosegretario alla Giustizia e poi membro laico del Consiglio superiore della magistratura.
    Nata a Rovigo 75 anni fa, le sue origini sono calabresi: da lì venivano il padre, partigiano, e la madre, maestra. Laurea in giurisprudenza e specializzazione in diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense, si concentra sulle cause di nullità dei matrimoni davanti alla Sacra Rota.
    Come Angela Merkel, è più nota con il cognome del marito (l’avvocato Gianbattista Casellati) anche se spesso lo affianca al suo. In politica la scintilla per FI scocca subito: scoperta dall’ex governatore veneto Giancarlo Galan, nel ’94 aderisce alla fondazione del partito.
    Nello stesso anno viene candidata per il Polo delle libertà al Senato e vince. Seguono altre elezioni e a più riprese, diventa vicecapogruppo. Paladina delle cause forziste, nel 2013 insieme ad altri parlamentari azzurri è davanti al Palazzo di giustizia di Milano a difesa del Cavaliere imputato nel processo Ruby. O si veste tutta di nero in Aula, come altre colleghe, in segno di “lutto per la democrazia” contro il resto del Senato che il 27 novembre 2013 ‘condanna’ l’ex premier alla decadenza da senatore.
    Il 24 marzo 2018 conquista la presidenza di Palazzo Madama spuntandola in extremis su Paolo Romani, in pole per il centrodestra ma inviso al M5s per una condanna per peculato. All’ultimo però anche i 5 Stelle votano per lei. E’ stata al centro di polemiche nel 2005 per accuse di favoritismo nei confronti della figlia Ludovica, arruolata a capo della sua segreteria, quando era sottosegretaria alla Salute. Note le sue difese della centralità del Parlamento contro l’eccesso di decreti legge, l’impegno a non interrompere l’attività parlamentare nel primo lockdown da covid e il ‘mantra’ sulle opportunità delle donne: “Oggi nessun traguardo ci è più precluso”, disse nel suo primo discorso. LEGGI TUTTO

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    Moratti, lady di ferro che ha guidato Rai e Milano

    Prima di lei mai una donna era stata presidente della Rai né sindaco di Milano. Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti avrebbe lo stesso primato al Colle, se si realizzasse la suggestione nata quando a dicembre ha incontrato a Roma la presidente di FdI, Giorgia Meloni. Dalla stessa area (allora era An), venne nel 2006 la spinta verso Palazzo Marino, dove ha guidato la città 5 anni, dopo altrettanti da ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi, autrice di una riforma della scuola accompagnata da non poche proteste.
    Milanese classe ’49, figlia di un eroe partigiano ‘aristocratico’, a 25 anni manager in campo assicurativo e poi presidente di News Corp Europe del gruppo Murdoch, Moratti nel tempo si distingue per l’aplomb che le vale la fama di donna d’acciaio, di “soave pugno di ferro” diceva l’amico Indro Montanelli. Con fermezza a dicembre nega ambizioni quirinalizie, “focalizzata” sul ruolo di vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia, accettato un anno fa, su sollecitazione di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, dopo essere stata presidente di Ubi Banca. Moratti raddrizza la campagna vaccinale lombarda anti-Covid ma l’idea di legare le dosi al Pil solleva un polverone.
    È invece dell’allora premier Romano Prodi la nomina nel 2007 a commissario per la candidatura di Milano a Expo 2015, fra i principali meriti vantati dall’ex sindaco, accusata dai rivali per il caso derivati e condannata dalla corte dei Conti a rimborsare 591mila euro per le ‘consulenze d’oro’. Sfumato al ballottaggio il secondo mandato in una sfida al veleno contro Giuliano Pisapia, Moratti si dedica a E4Impact, progetto per imprenditori in Africa, e alla comunità di San Patrignano, di cui fu fra i fondatori col marito Gian Marco Moratti, petroliere scomparso nel 2018, da cui ha avuto due figli: Gilda e Gabriele. LEGGI TUTTO

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    Gentiloni, un nobile dalla sinistra extraparlamentare al vertice Ue

    Lunga esperienza politica e basso profilo: è il pedigree di Paolo Gentiloni Silveri, che dai primi passi nella sinistra extraparlamentare e nel movimento ecologista è poi passato ad incarichi di prima linea a livello locale e nazionale: prima ministro degli Esteri del governo Renzi, poi presidente del Consiglio e poi il salto in Europa con il ruolo di primo piano nella commissione Ue guidata da Ursula Von der Leyen.
    Nato 67 anni fa a Roma, laureato in Scienze politiche, giornalista professionista e sposato con l’architetto Emanuela Mauro, Gentiloni vanta origini nobili: un suo antenato siglò l’omonimo patto che agli inizi del ‘900 segnò l’ingresso dei cattolici nella politica italiana. Abbandonati gli ardori di gioventù quando milita nella sinistra extraparlamentare, si avvicina poi al movimento ecologista di Legambiente, stringendo una decennale amicizia con Ermete Realacci e Chicco Testa e diventando fino al 1993 direttore del mensile ‘La nuova Ecologia’. In quegli anni si lega a Francesco Rutelli, di cui diventa portavoce quando Rutelli viene eletto sindaco di Roma nel ’93 vincendo contro Gianfranco Fini.
    Entra in Parlamento nel 2001 con la Margherita, di cui è tra i fondatori e nel 2006, nel secondo governo Prodi, diventa ministro delle comunicazioni. Quando si fonda il Partito Democratico dalla fusione dei Ds e della Margherita, Gentiloni è in prima linea anche se fedele al suo carattere pragmatico e antiretorico. Nel 2014 viene nominato da Renzi ministro degli Esteri al posto di Federica Mogherini, chiamata a guidare la diplomazia Ue. Dopo le dimissioni di Renzi per la sconfitta al referendum istituzionale, Gentiloni viene scelto in tempo record da Sergio Mattarella nuovo presidente del consiglio e resta in carica dal 14 dicembre 2016 fino a fine legislatura nel marzo 2018. LEGGI TUTTO

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    Marta Cartabia, la prima donna a ‘rompere il vetro di cristallo’ alla guida della Consulta

    E’ consapevole di aver “rotto un vetro di cristallo” quando è diventata la prima donna alla guida della Corte Suprema nel 2019 e ora c’è chi non esclude che Marta Cartabia possa conquistare anche il Colle più alto, diventando la prima presidente della Repubblica. Ministro della Giustizia del governo Draghi, è stata protagonista a pochi mesi dal suo insediamento di una difficile e lunga mediazione con le forze di maggioranza per poter incassare la riforma del processo penale e civile, considerati tra i pilastri del Piano di ripresa e resilienza italiano.
    Originaria della provincia di Milano, sposata con tre figli, l’attuale Guardasigilli appartiene alla schiera dei tecnici dell’esecutivo: giurista cattolica, allieva di Valerio Onida e professoressa ordinaria di Diritto costituzionale, è arrivata alla Corte Costituzionale, di cui è appunto diventata nel dicembre 2019 la prima donna presidente, nel 2011 (a solo 48 anni) chiamata da Giorgio Napolitano. Può contare sulla stima del presidente Mattarella, maturata nel comune lavoro come giudici delle leggi. I due sono stati anche vicini di casa alla foresteria della Consulta. A volte cenavano al ristorante, “un po’ come studenti fuorisede”, ha raccontato lei stessa in un’intervista. Alla Consulta è stata relatrice di importanti sentenze su questioni delicate e divisive: prima di tutte quella sui vaccini, con la quale la Corte ha stabilito che l’obbligo non è irragionevole. Altro impegno, quello per migliorare la vita dei detenuti: dagli incontri con i detenuti ha imparato che “ogni storia e ogni uomo ha alle spalle qualcosa di unico, per questo la pena non deve dimenticare l’unicità di ciascuno”.
    Cartabia era da poco tornata alla vecchia passione dell’insegnamento e della ricerca, quando le è stato chiesto di guidare il ministero di Via Arenula con l’obiettivo di accelerare la modernizzazione del sistema giudiziario del Paese, da molti considerato uno degli ostacoli principali negli investimenti. LEGGI TUTTO