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    FdI: Meloni arrivata nella sede del partito per la riunione dell'esecutivo

    A Roma la riunione dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia, nella sede del partito in via della Scrofa. Oltre alla presidente Giorgia Meloni arrivata in macchina, sono entrati a piedi tra gli altri Andrea Delmastro, Ignazio La Russa, Fabio Rampelli, Raffaele Fitto, Marcello Gemmato, Tommaso Foti e i capigruppo parlamentari Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida.
    Uscendo dalla macchina con il cellulare in mano, Meloni ai cronisti che le hanno chiesto se stesse leggendo la lista dei ministri, ha risposto che stava leggendo dei messaggi. Quindi, incalzata, alla domanda se tra i messaggi ci fossero anche quelli di Matteo Salvini, Meloni ha annuito sorridendo. LEGGI TUTTO

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    Salvini: «Io al Viminale? Farò quel che serve». Oggi direzione Fdi con Meloni

    ServizioPoliticaGiorgia Meloni continua a lavorare alla squadra di governo ed oggi riunisce per la prima volta dopo le elezioni politiche la direzione nazionale di Fratelli d’Italia. Sul fronte Lega, il Consiglio federale ha dato pieno mandato a Salvini. Interni, Riforme e autonomia, Agricoltura e Infrastrutture sono i ministeri chiave a cui punta il Carroccio. Il leader leghista: flat tax e stop Fornero fondamentali5 ottobre 2022Governo, Meloni punta a chiudere entro il 20 ottobreI punti chiave8:59Cardinal Zuppi: Chiesa ha rispetto per Meloni ma vigilerà sul bene comune“Mi auguro che coloro che avranno l’onere e l’onore di governare sappiano esserne all’altezza. Va detto che in questo periodo sarebbe difficile per chiunque”. È quanto ha sottolineato, in una intervista a La Stampa, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Che esprime un’apertura di credito a Giorgia Meloni dicendo di porsi nei confronti della probabile prima premier donna d’Italia “con rispetto, come per chiunque eserciti questo altissimo compito. È un momento difficile per tutti. Richiede una discussione consapevole. Anche la necessaria dialettica tra maggioranza e opposizione non può non tenere conto di questa sfida. E quindi dell’interesse nazionale, che deve prevalere sull’interesse di parte”. Da parte sua, la Chiesa “eserciterà – aggiunge – la sua influenza innanzitutto perché tutti, a cominciare dai più deboli, siano protetti, nella convinzione che solo insieme se ne esce. Avremo uno sguardo attento e severo circa le scelte del nuovo Governo, che dovranno rispondere all’esigenza del bene comune e non ai ’profitti’ personali o di partito. Questo è un tempo cruciale che richiede una grande concertazione per affrontare insieme le problematiche”.8:36Oggi direzione Fdi con MeloniGiorgia Meloni continua a lavorare alla costruzione del nuovo governo con un occhio alla situazione internazionale ed a quella dell’energia. Si prevede che a Montecitorio tenga riunioni politiche, ed oggi avvierà una riflessione con il suo partito nella prima riunione dell’esecutivo di Fdi dopo le elezioni del 25 settembre. Ieri la leader di Fdi con il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha affrontato il dossier energetico e fatto il punto sulle dinamiche in discussione in sede europea per contenere il prezzo dell’energia. Anche a Palazzo Chigi l’attività non si ferma.8:35Governo:Salvini,flat tax e stop Fornero fondamentali«Sbloccare i cantieri fermi, riportare sicurezza nelle città, estendere la flat tax fino a 100 mila euro di fatturato, azzerare una volta per tutte la legge Fornero» e «applicare l’autonomia saranno passaggi fondamentali». Ma «ora donne e uomini della Lega lavorano giorno e notte per bloccare gli aumenti di luce e gas». Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini al termine del consiglio federale. LEGGI TUTTO

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    Nuovo governo, news di oggi: Meloni riunisce FdI e lavora sul caro bollette. LIVE

    Provenzano: “Non mi candido, ora nuovo Pd per nuova sinistra””Io non mi candido. E’ un nome in meno. Voglio confrontarmi sulla politica”. Lo dice il vicesegretario del Pd, Peppe Provenzano, in una intervista a La Stampa. “Partiamo subito” con il percorso congressuale, aggiunge Provenzano, “chiamiamo a raccolta singoli, associazioni, sindacati, allarghiamo la nostra discussione e chiariamoci sulle scelte di fondo”. Sulle primarie, Provenzano spiega che “e’ un rito chiedere alle persone di venire, se non andiamo prima noi”. Infine, sulle alleanze, Provenzano ritiene che “c’è una tradizione, un’ispirazione, quella della sinistra italiana, da salvare. Anzi bisogna farla vivere anche in un tempo nuovo, penso al Brasile di Lula, alla rivolta degli studenti in Iran, alla minaccia nucleare di Putin. Non possiamo regalare questo patrimonio a Conte e alle sue ambiguità. Lui si dichiara progressista, ma mai di sinistra e infatti mostra indifferenza rispetto al fatto che abbiamo il governo più di destra di sempre”. Dall’altra parte, c’è Calenda e Renzi: “Bisogna dire chiaramente che non prendiamo ordini da Calenda e Renzi che gia’ offrono collaborazione a Meloni. Abbiamo perso le elezioni, non la dignità. Dobbiamo investire sulla costruzione di un nuovo Pd per una nuova sinistra”. Pd, Rosy Bindi: “Congresso è accanimento terapeutico, partito va sciolto” LEGGI TUTTO

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    Ucraina: quinto invio di armi dall'Italia. Ironia di Mosca: “E le bollette?”

    ìIl Governo Draghi, con uno dei suoi ultimi atti, si prepara a licenziare il quinto decreto interministeriale sulla “cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” all’Ucraina. I contenuti classificati del provvedimento sono stati illustrati oggi – come nelle altre quattro volte precedenti – dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, al Copasir. Quest’ultimo, informa il presidente Adolfo Urso, ha riscontrato l’aderenza del testo “alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”.
    In attesa del nuovo esecutivo di centrodestra, dunque, non si arresta il sostegno militare dell’Italia a Kiev. Sul punto c’è l’accordo della premier in pectore, Giorgia Meloni, che oggi nel corso di una prima telefonata ha ricevuto i ringraziamenti da Volodymyr Zelensky ed un invito “a recarsi quanto prima a Kiev'”. Mentre lei ha confermato il suo “pieno sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino”.
    Mosca non l’ha presa bene. “Le forniture di armi all’Ucraina non aiutano a risolvere il problema del caro-bollette”, ha scritto sui social l’ambasciata russa a Roma, postando immagini di missili anti-carro e bombe da mortaio italiane finite nelle mani dei militari di Putin. C’è anche una guerra di informazione che si combatte e la rappresentanza diplomatica russa in Italia è spesso in prima linea.

    Le forniture di armi all´Ucraina non aiutano a risolvere il problema del caro-bollette. Поставки оружия Украине не способствуют снижению счетов за коммунальные услуги.@RWApodcast@milinfolive pic.twitter.com/noZbuEibPY
    — Russian Embassy in Italy (@rusembitaly) October 4, 2022

    La controffensiva ucraina nell’Est e nel Sud del Paese necessita di massicci rifornimenti di materiale bellico e tutti gli alleati stanno procedendo alla spedizione di armamenti, Stati Uniti in testa, che hanno appena annunciato ulteriori aiuti per 1,1 miliardi di dollari: tra le armi che saranno inviate ci sono altri 18 Himars, lanciarazzi multipli con una gittata fino ad una settantina di km, considerati un ‘game changer’ per la loro efficacia. La Danimarca ha approvato un altro pacchetto di aiuti per 145 milioni di euro ed un accordo con Germania e Norvegia per la produzione del sistema di artiglieria Zuzana II.
    Sui materiali italiani non ci sono dati ufficiali. L’elenco è ‘coperto’ ed i membri del Copasir sono tenuti a rispettare il segreto: finora si è parlato di missili controcarro, sistemi di difesa aerea Stinger, mortai, mitragliatrici pesanti e leggere, munizionamento di artiglieria, cingolati per trasporto truppe, veicoli Lince con blindatura antimine, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale, razioni k. L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, in un’intervista alla Stampa, ieri ha sottolineato che “quando saranno resi pubblici gli elenchi del materiale bellico che stiamo fornendo, si capirà che il nostro contributo alla difesa ucraina è importante”.
    Guerini lo scorso 22 settembre è stato ricevuto a Kiev dal presidente Volodymyr Zelensky ed ha incontrato il suo collega Oleksii Reznikov, che ha messo sul tavolo le necessità delle forze armate gialloblu. Proprio in base a queste esigenze – e dopo una ricognizione degli arsenali – lo Stato Maggiore della Difesa ha riempito l’elenco del quinto decreto. Ma il sostegno italiano non si limita agli equipaggiamenti. Sono infatti in corso mirate attività addestrative per rendere più sicuro l’utilizzo delle armi da parte del personale ucraino.
    Anche Urso – presente nel totoministri che impazza in questi giorni – ha avviato rapporti con Kiev. Sabato scorso ha avuto un colloquio telefonico con Andriy Yermak. Oggi il primo contatto diretto Zelensky-Meloni, con il presidente ucraino che si è detto “certo di poter contare su una proficua collaborazione con il prossimo Governo italiano”. LEGGI TUTTO

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    Governo, Giorgetti: “Salvini candidato naturale a Viminale”

    Avete consegnato una lista di ministri a Meloni? “No, no, c’è una lista di ministeri interessanti per la Lega, ma non abbiamo parlato di nomi”. E’ quanto ha detto Giancarlo Giorgetti a Fanpage.it e Fattoquotidiano.it, al termine del consiglio federale della Lega. Il nome per il Viminale è Salvini? “Mi sembra una candidato naturale”, ha risposto Giorgetti. “Farò quello che serve per il Paese”. Così, a quanto apprende l’ANSA da fonti parlamentari, il segretario della Lega, Matteo Salvini, avrebbe commentato i tanti interventi di chi, durante il Federale, gli ha chiesto di puntare alla guida del Viminale (DOPO IL VOTO, LO SPECIALE DI SKY TG24).

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    Bossi dà vita a Comitato Nord, prima corrente interna alla Lega

    Salvini-Viminale, poi ministero Agricoltura, quello delle Infrastrutture e gli Affari regionali e riforme dunque. Un nome solo e almeno quattro ministeri. E’ la lista finale di Matteo Salvini che finirà sulla scrivania di Giorgia Meloni, ‘controfirmata’ dal consiglio federale. Non si perde in preamboli il segretario leghista: tema dell’incontro con i dirigenti del partito, come annunciato, è il governo che verrà, declinato subito nell’invito ai suoi a esprimersi sui ministeri su cui dovranno trovare posti i leghisti. Giusto il tempo di riproporre la prima pagina di un quotidiano che titola ‘Assedio a Salvini’ (già postata sui social), per denunciare il brutto clima di cui “la sinistra è responsabile”. Poi al federale si parla dell’esecutivo che il centrodestra dovrà formare. “Quali temi vogliamo affrontare al governo, in quali ministeri dovremmo sederci?”, è la domanda a bruciapelo che il segretario federale rivolge ai tre governatori, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, ai capigruppo, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, ai tre vicesegretari, Andrea Crippa, Giancarlo Giorgetti e Lorenzo Fontana, e alla ventina di responsabili regionali che lo ascoltano negli uffici leghisti della Camera.
    Parte il giro di opinioni, per Fedriga “bisogna puntare sulla disabilità” il ministero già tenuto dalla veneta Stefani nel governo Draghi. Per il resto è un coro unanime, tutti chiedono il Viminale per il segretario. Qualcuno ricorda le Infrastrutture, altri le riforme regionali, ricordando la battaglia per l’autonomia. Anche Giancarlo Giorgetti, visibilmente affaticato per il mal di schiena che lo affligge da giorni, condivide l’obiettivo di poter avere di nuovo Salvini all’Interno. Ma non si nasconde che non sarà facile gestire quello che definisce “un autunno caldo”. “Ha già dato prova di saper gestire quel ministero”, dice qualcun altro. I leghisti poi si attendono di essere coinvolti anche per l’altro ministero-bandiera del partito, quell’Agricoltura già retta da Gian Marco Centinaio, che sembra il nome in pole, da proporre a Giorgia Meloni. Per ora altri nomi, oltre quello di Salvini per il Viminale dalla Lega oggi non ne escono. Alla fine, nella replica conclusiva, dopo circa due ore di discussione Salvini riprende la parola: “Grazie a tutti – dice – ora so cosa chiedere, dice soddisfatto”. Poi assicura che il governo “sarà coeso” e rompe le righe con la lista in mano – un appunto da lui redatto, prendendo nota dei vari interventi – . In testa la richiesta del Viminale, l’Agricoltura, le infrastrutture, gli affari regionali. “Ma non saranno solo questi i ministeri su cui andrà a trattare”, assicura uno dei partecipanti.
    In parallelo al discorso sui ministeri si sviluppa il ragionamento sulle misure prioritarie del nuovo governo. Prima emergenza ovviamente “da affrontare e risolvere quella delle bollette e del caro-energia, con un intervento importante che la Lega invoca da tempo, in attesa di un’azione – se mai ci sarà – a livello europeo”, è l’obiettivo che i leghisti condividono con Salvini. Che poi rintuzza pure gli attacchi che sono arrivati da Confindustria. “Avanti tutta sull’estensione della Flat Tax fino a 100 mila euro di fatturato e superamento della legge Fornero grazie a Quota 41, per dare opportunità ai giovani”, è il messaggio che esce dal Federale. Per molti poi il nuovo governo dovrà pensare “alla revisione del reddito di cittadinanza, al taglio della burocrazia e allo sblocco dei cantieri”. “Resta fuori dal confronto tra Salvini e i suoi il tema dei ‘nordisti’, a partire dall’iniziativa di Bossi per il ‘Comitato nord’. “Non se ne è parlato affatto”, assicura uno dei partecipanti. LEGGI TUTTO

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    Pnrr, Draghi: “È un piano non del governo ma di tutta l’Italia, la politica collabori”

    Il presidente del Consiglio ha parlato alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza ha detto: “Rappresenta una straordinaria opportunità per sostenere l’economia e rilanciare il Paese”. E ha aggiunto: “C’è bisogno di assistenza, ma soprattutto di lavoro, di crescita e di una gestione oculata delle risorse”. Poi ha ricordato “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere”

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    “Il Pnrr non è il piano di un governo, ma di tutta l’Italia, e ha bisogno dell’impegno di tutti per garantirne la riuscita nei tempi e con gli obiettivi previsti – ha detto Draghi – La politica italiana sa ottenere grandi risultati quando collabora, tra forze politiche di colori diversi, tra Governo centrale ed enti territoriali”. A dirlo è il presidente del Consiglio Mario Draghi, in un intervento alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo durante il quale ha parlato anche di crescita e lavoro e ha ricordato: “Trent’anni fa, morivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere”.

    “Assicurare a cittadini e imprese una rete di protezione economica e sociale”

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    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “rappresenta una straordinaria opportunità per sostenere l’economia in un momento di rallentamento, per rilanciare il Paese dopo due decenni di crescita lenta e diseguale, per dimostrare ai cittadini e ai nostri partner europei che l’Italia sa investire bene e con onestà “, ha aggiunto il presidente del Consiglio. “Dobbiamo assicurare a cittadini e imprese una rete robusta di protezione economica e sociale, insieme a prospettive serie di sviluppo – ha aggiunto – C’è bisogno di assistenza, ma soprattutto di lavoro, di crescita. E c’è bisogno di una gestione oculata delle risorse, che respinga i tentativi della criminalità organizzata di appropriarsi dei soldi pubblici come troppo spesso è accaduto in passato”. 

    “Quasi 20 miliardi per misure di inclusione sociale”

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    “Grazie al Pnrr, investiamo quasi 20 miliardi per misure di inclusione sociale e introduciamo riforme e interventi per ridurre i divari generazionali, regionali, di genere – ha proseguito Draghi – Penso al reimpiego dei beni confiscati alla criminalità organizzata da parte delle amministrazioni comunali, una misura importante nel contrasto patrimoniale alle mafie. Sono progetti che portano nuova vita e orgoglio nelle comunità locali e che necessitano della collaborazione dei Comuni, ad esempio con il rispetto dell’obbligo di pubblicità”. “Per tutelare gli investimenti – ha spiegato il presidente del Consiglio – abbiamo ampliato i poteri dei Prefetti, intensificato i controlli, rafforzato l’organismo centrale di monitoraggio, raccolta e analisi di informazioni sul rischio di infiltrazione. Abbiamo previsto l’assunzione di 700 persone da parte dei ministeri competenti, anche per potenziare le attività di controllo e sostenere gli enti locali”.

    “Contro le mafie non possono esserci esitazioni o divisioni”

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    “Nessuno meglio di voi sa cosa occorre fare contro le mafie, in Italia e all’estero – ha detto poi Draghi – Il ruolo del Governo, di qualunque colore esso sia, è mettervi in condizione di farlo al meglio. Contro le mafie, non possono esserci né esitazioni né divisioni. La politica deve essere unita nella condanna delle mafie, coesa nel contrasto a qualsiasi forma di connivenza nelle istituzioni, decisa nel sostegno a chi si oppone al disegno eversivo delle cosche”. “Aiutare le procure e le forze di pubblica sicurezza è essenziale, ma non basta – ha aggiunto – Dobbiamo continuare a rafforzare la cultura della legalità e ad agire contro le cause profonde che favoriscono la criminalità. Questo sforzo condiviso deve essere particolarmente intenso nei momenti di incertezza economica, come quello in cui viviamo. Le mafie si incuneano nel tessuto economico e finanziario del Paese e sfruttano le difficoltà dei cittadini e degli imprenditori onesti per espandersi, eliminare la concorrenza, riciclare fondi illeciti”.

    “Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che l’Italia ha fatto nella lotta alla mafia”

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    “La confisca dei beni sottratti alla mafia è frutto di una legge del 1982, che porta i nomi di Pio La Torre, ex segretario del Partito comunista siciliano, e di Virginio Rognoni, allora ministro democristiano dell’Interno, scomparso il 20 settembre scorso – ha aggiunto Draghi – È stata parte delle fondamenta su cui i giudici Falcone e Borsellino hanno costruito il maxiprocesso contro Cosa Nostra, ha fornito la base legale per successive inchieste che hanno inferto ulteriori, durissimi colpi alle mafie e ha contribuito a rendere il recupero e la confisca dei beni alle mafie in Italia un modello a livello europeo, uno strumento di cooperazione tra Stati membri”. “Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che l’Italia ha fatto nella lotta alla mafia – di ciò che voi e i vostri colleghi avete fatto. Al tempo stesso, dobbiamo essere consapevoli che questo impegno deve continuare, senza esitazioni, anche nei prossimi anni – ha proseguito il premier – L’antimafia è patrimonio di tutti, da custodire e rafforzare. Siete la nostra certezza che le mafie hanno una fine oltre che un inizio, che ogni attacco ai valori della nostra Repubblica sarà contrastato, che continueremo a batterci per rimuovere ogni ostacolo alla nostra democrazia, alla nostra libertà”.

    “La Repubblica non ha saputo proteggere Falcone e Borsellino”

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    Paolo Borsellino, il ricordo del giudice ucciso 30 anni fa dalla mafia

    “Trent’anni fa, morivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere”, ha detto Draghi. “La loro eredità, l’eredità degli uomini e delle donne delle loro scorte, è nelle vostre indagini e in quelle dei vostri colleghi. Grazie al vostro ruolo di coordinamento, fortemente voluto proprio da Falcone, avete permesso alla giustizia italiana di muoversi con più rapidità ed efficacia nella lotta alle mafie e al terrorismo. Avete consentito alle procure e alle forze di pubblica sicurezza di agire con maggiore sintonia e autonomia. Avete dimostrato che lo Stato c’è, vuole esserci ed è determinato a estirpare per sempre la criminalità organizzata dal nostro Paese”.

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    Cronaca
    Giovanni Falcone, la storia del giudice ucciso dalla mafia a Capaci

    Nato a Palermo il 18 maggio del 1939, Falcone cresce alla Magione, lo stesso quartiere del futuro collega Paolo Borsellino. Dai primi passi nella giustizia come pretore di Lentini al maxi-processo contro la mafia, fino alla morte nella strage di Capaci il 23 maggio 1992: fotostoria di uno dei più grandi magistrati della storia italiana

    Il 23 maggio 1992, alle 17:58, un’esplosione squarcia l’autostrada A29 che collega l’aeroporto di Punta Raisi con la città di Palermo. Il tritolo nascosto in un tunnel a pochi metri di distanza dallo svincolo di Capaci uccide il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. A ucciderli è la mafia di Cosa Nostra, il male che Falcone aveva combattuto tutta la vita

    Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939. Cresce alla Magione, stesso quartiere di un altro magistrato ucciso dalla criminalità organizzata, Paolo Borsellino. Falcone studia nella sua città: le elementari al Convitto Nazionale, le medie alla Giovanni Verga, il liceo classico Umberto I. Poi, nel 1957, si sposta a Livorno per frequentare l’Accademia Navale

    Dopo pochi mesi Falcone torna a Palermo e decide di iscriversi all’università: sceglie Giurisprudenza. Nel 1961, con una tesi in Diritto Amministrativo, è già laureato. Tre anni dopo entra in magistratura e sposa la prima moglie, Rita Bonnici. Nel 1965 è pretore di Lentini, sempre nella sua Sicilia, nei pressi di Siracusa (in foto, Falcone il giorno della sua laurea)

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