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    Quel chip nel cervello delle pmi

    Ho cercato sul vocabolario Treccani la definizione di distopia. Eccola: «Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia o per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico sociali e tecnologici altamente negativi». L’ho fatto perché non mi convince la narrazione […] LEGGI TUTTO

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    Ue, ok all’AI Act. “Adesso abbia dignità giuridica”

    Il Consiglio dell’Ue ha dato l’ok all’AI Act, la legge sull’intelligenza artificiale che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e stabilisce una serie di obblighi. Le nuove regole entreranno in vigore tra sei mesi e due anni, a gradualità crescente, in base ai diversi livelli di rischio identificati. LEGGI TUTTO

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    Crt, slitta la nomina di Poggi. Il consiglio ora aspetta il Mef

    Il Consiglio d’Indirizzo di Fondazione Crt decide di non forzare la mano sulla nomina del nuovo presidente. Ed è per questo che il parlamentino dell’ente torinese ha votato all’unanimità di aderire «alle richieste pervenute dal collegio sindacale», il quale chiedeva di rinviare il via libera di Anna Maria Poggi alla presidenza che era stata lasciata […] LEGGI TUTTO

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    Congedo matrimoniale: come funziona, chi e quando può usufruirne

    Previsto per le coppie appena o di recente sposate, il congedo matrimoniale è un periodo di assenza retribuita dal lavoro che viene concesso ai lavoratori in concomitanza, appunto, con il proprio matrimonio. Garantisce 15 giorni consecutivi lontano dal lavoro, inclusi quelli festivi e non lavorativi. Generalmente alcuni giorni di congedo vengono coperti dall’Inps, ci sono però settori nei quali la retribuzione è completamente a carico del datore di lavoro. Vediamo nel dettaglio come funziona, quando richiederlo e come viene retribuito.Che cos’èIntrodotto nel 1937 e inizialmente riservato ai soli impiegati, il congedo matrimoniale è stato progressivamente esteso a diverse categorie di lavoratori subordinati. Il Ccnl ha poi garantito la stessa applicazione sia per gli operai che per gli impiegati. Con la Legge Cirinnà, dal 2016 il diritto al congedo matrimoniale è stato esteso anche alle coppie omosessuali. Consiste, come detto, in un periodo di assenza retribuita dal lavoro concesso ai lavoratori in occasione del proprio matrimonio. Ha una durata di 15 giorni consecutivi, che iniziano fino a tre giorni prima del matrimonio e non è frazionabile. Può essere utilizzato anche nei 30 giorni successivi al matrimonio. Tale congedo è un diritto per tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore privato che pubblico, indipendentemente dal tipo di contratto (indeterminato, determinato, part-time, etc).Durante il congedo matrimoniale, il lavoratore riceve la normale retribuzione, senza riduzione dello stipendio. Deve però informare il datore di lavoro dell’intenzione di usufruirne con un congruo preavviso, fornendo la documentazione necessaria (ad esempio, un certificato di matrimonio). Questo tipo di congedo è specifico e non è cumulabile con le ferie annuali. È valido solo per il matrimonio civile, incluse le seconde nozze o le unioni civili, ed è retribuito, solitamente, in parte dal datore di lavoro e in parte dall’Inps (7 giorni). Le specifiche condizioni e modalità di fruizione possono variare in base al contratto collettivo applicato e alle politiche interne dell’azienda.Chi ne ha dirittoIl congedo matrimoniale è disponibile per diverse categorie di lavoratori, compresi lavoratori a domicilio, apprendisti e dipendenti a tempo determinato, a patto che il matrimonio abbia validità civile. Ad averne diritto sono i lavoratori dipendenti, sia nel settore privato che pubblico, indipendentemente dal tipo di contratto. I lavoratori che lo richiedono devono essere residenti in Italia, mentre quelli extracomunitari devono essere regolarmente residenti nel nostro Paese prima del matrimonio.Non ne hanno diritto i lavoratori che contraggono un matrimonio solo con rito religioso, quelli assunti da meno di una settimana o in periodo di prova, i liberi professionisti, alcuni lavoratori di aziende particolari, che potrebbero essere soggetti a condizioni diverse. Anche i lavoratori marittimi e quelli disoccupati possono richiedere il congedo matrimoniale; questi ultimi devono presentare domanda all’Inps entro un anno dalla cerimonia. In caso di matrimonio celebrato all’estero, deve essere presentata la documentazione attestante l’avvenuto matrimonio, e la residenza e lo stato di coniugato devono essere riconosciuti in Italia.Decorrenza, richieste, tempistiche e trattamentoIl congedo matrimoniale può iniziare dai tre giorni antecedenti le nozze e deve essere fruito in modo continuativo. Può essere concordato con l’azienda un diverso periodo di fruizione, ma in base a una precisa motivazione. Si tenga inoltre presente che, se Il datore di lavoro non ha facoltà di negare il congedo ai propri dipendenti, ha però la possibilità, in caso di esigenze produttive non prorogabili, di posticiparne la fruizione fino ad un massimo di 30 giorni successivi alle nozze. Il lavoratore deve presentare domanda al datore di lavoro con almeno sei giorni di preavviso rispetto alla data della cerimonia e consegnare il certificato di matrimonio entro 60 giorni dalla fruizione. LEGGI TUTTO

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    Rifacciamo i conti con il Fisco: ravvedimento entro il 31 maggio

    Tempo di dichiarazione dei redditi, relativa al 2023; e tempo di correzione per sanare (con sanzioni ridotte) le violazioni relative alle dichiarazioni per il periodo d’imposta 2022. Per questo ravvedimento c’è tempo fino al 31 maggio 2024. Stessa scadenza per usufruire della riapertura dei termini prevista con riferimento alle dichiarazioni presentate per il 2021 e per gli anni precedenti. Con la circolare n.11/E della scorsa settimana l’Agenzia delle Entrate ha dettato le istruzioni sulle novità introdotte dal decreto “Milleproroghe” (Dl n. 2015/2023) e dal decreto “Agevolazioni fiscali” (Dl n. 39/2024).GLI ERRORI DEL 2022Il “Milleproroghe” ha esteso l’applicabilità del ravvedimento speciale alle violazioni relative alle dichiarazioni validamente presentate per il periodo d’imposta 2022. L’agevolazione consiste nel pagamento di una sanzione pari a 1/18 del minimo, oltre all’imposta e agli interessi, in un’unica soluzione o a rate.Per aderire a questa possibilità, occorre versare, entro il 31 maggio 2024, l’intero importo o la prima rata e rimuovere, entro lo stesso termine, le irregolarità o le omissioni che si intendono sanare. Restano fuori dal perimetro del ravvedimento speciale le violazioni che al 31 maggio sono state già contestate, comprese le comunicazioni emesse a seguito di controllo formale (“36-ter”). Non è, invece, ostativa al ravvedimento l’avvenuta consegna di un processo verbale di constatazione (il cosiddetto pvc).In caso di pagamento rateale, sulle tre rate successive alla prima (30 giugno, 30 settembre e 20 dicembre 2024) sono dovuti gli interessi nella misura del 2% annuo.Ls circolare citata (11/E del 15 maggio 2024) precisa che “restano validi i ravvedimenti già effettuati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Milleproroghe (ossia al 29 febbraio 2024) e non si dà luogo a rimborso”.GLI ERRORI DEL 2021 (E PRIMA)Il decreto “Agevolazioni fiscali” ha invece previsto la riapertura dei termini per aderire al ravvedimento speciale con riferimento alle violazioni concernenti le dichiarazioni validamente presentate con riguardo al periodo d’imposta 2021 e precedenti. A tal proposito, la circolare dell’Agenzia specifica che possono beneficiare di questa ulteriore finestra, sempre entro il 31 maggio 2024,i contribuenti che non hanno perfezionato entro la scadenza originaria (30 settembre 2023) la procedura di regolarizzazionecoloro che, pur avendola perfezionata, intendono ora avvalersene per sanare ulteriori violazioni riferibili allo stesso anno o ad anni precedenticoloro che avevano perfezionato la regolarizzazione ma sono poi decaduti dal beneficio della rateazione: possono sanare ulteriori violazioni, purché diverse da quelle già regolarizzate.Anche in tal caso, il perfezionamento della “nuova” regolarizzazione presuppone la rimozione delle irregolarità od omissioni e il versamento delle somme dovute, in un’unica soluzione, entro il 31 maggio 2024. In alternativa, è possibile effettuare il pagamento, entro il medesimo termine del 31 maggio 2024, LEGGI TUTTO

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    Generali chiude la fase dello shopping

    Generali supera le attese medie del mercato e mette in cascina 1,1 miliardi di utili nel primo trimestre, in crescita dell’8% senza contare gli elementi straordinari (i 193 milioni per la cessione di un complesso immobiliare a Londra). La reazione in Borsa, tuttavia, non è stata esaltante, con il titolo che è dapprima sceso bruscamente per poi risalire a -1,5% a 23,47 euro. A pesare le prese di beneficio dopo l’ascesa del titolo degli scorsi mesi e una redditività del settore Vita leggermente inferiore: a incidere (il dato è sceso di 1,79 punti percentuali al 3,94%) «le iniziative a supporto della raccolta netta in Italia, l’effetto dei più bassi tassi di interesse e un maggiore peso della Cina».Nei primi tre mesi dell’anno, i premi lordi sono risultati in aumento a 26,4 miliardi (+21,4%), con il contributo positivo sia per quanto riguarda il Danni che il Vita. In particolare, su quest’ultimo settore la raccolta netta è stata di 2,3 miliardi guidata dalle linee puro rischio e malattia e unit-linked. Cresce anche il risultato operativo, arrivato a 1,9 miliardi (+5,5% sullo stesso periodo di un anno fa). «Nel primo trimestre prosegue la crescita del risultato operativo», ha sottolineato il direttore finanziario di Generali, Cristiano Borean. «Nel segmento Vita il gruppo ha raggiunto una raccolta netta positiva, grazie alle scelte strategiche focalizzate sulle linee puro rischio e malattia e unit-linked e grazie alle azioni commerciali implementate nel corso del 2023. Il segmento Danni beneficia inoltre del consolidamento di Liberty Seguros, un’acquisizione che sta contribuendo positivamente al profilo degli utili». Il coefficiente di solvibilità rimane elevato al 215%, rispetto al 220% registrato nel primo quarto del 2023. Cresce il patrimonio netto oltre i 30 miliardi. Sul fronte asset management, il risultato netto è di soli 60 milioni (-23,9%) perchè impattato da alcuni costi legati all’acquisizione di Conning Holdings.Intanto il Leone ha avviato l’acquisto di azioni proprie da destinare all’esecuzione del piano di incentivazione a lungo termine del gruppo denominato «Piano LTI 2023-2025» nonchè di tutti i piani di remunerazione e incentivazione. L’operazione di buy-back ha ad oggetto l’acquisto di azioni per un massimo di 300 milioni. LEGGI TUTTO

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    Vivendi ostruzionista nella causa per la rete

    I francesi di Vivendi chiedono altri documenti, mentre i legali di Tim premono per andare a giudizio sulla base degli elementi già disponibili. Questo è il riassunto della prima udienza, durata circa un’ora, che si è tenuta ieri al Tribunale di Milano sul ricorso del primo azionista contro la cessione della rete fissa al consorzio guidato dal fondo americano Kkr, a cui si uniranno per la parte italiana il Mef e F2i. Vivendi, cui fa capo il 23,7% di Tim, vorrebbe annullare la delibera del cda sulla cessione della rete in quanto ritiene necessaria l’approvazione di un’assemblea straordinaria. Per questo ha chiesto documenti aggiuntivi per permettere alla giudice Daniela Marconi di valutare meglio. Probabilmente, però, è una strategia per allungare i tempi, dal momento che i legali a cui si appoggia il gruppo dei Bollorè (ieri era assente l’avvocato di punta Giuseppe Scassellati) sono convinti che l’udienza di ieri sia solo un passaggio intermedio di un processo destinato a durare mesi. Da Tim, invece, si ribatte che tutti i documenti che era possibile fornire sono stati messi a disposizione e che, già ora, ci siano tutti gli elementi. La giudice Marconi si è presa del tempo per decidere sulla richiesta francese e, nel corso dell’udienza, ha domandato ai legali di Vivendi se fosse possibile trovare una conciliazione prima di far prevalere il diritto. Invito caduto nel vuoto, anche perché nel team legale dei francesi mancava Scassellati, principale suggeritore della strategia di resistenza. LEGGI TUTTO

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    Succo d’arancia mai così caro ma a Wall Street guida il tech

    Seppure in chiave brillante e canzonatorio, il film «Una poltrona per due» rappresenta ancora oggi l’epitome di un mondo finanziario spregiudicato e machiavellico dove il fine – far quattrini, tanti e in fretta – giustifica ogni mezzo. A distanza di oltre quarant’anni dalla pellicola, i future sul succo d’arancia sono tornati prepotentemente sotto i riflettori grazie a prezzi schizzati all’insù di quasi il 75% nell’ultimo anno. Nulla a che vedere però con i magheggi truffaldini orditi dai fratelli Mortimer sull’andamento del raccolto, poi smascherati dall’improbabile coppia di broker Murphy-Aykoyd: a fronte dell’inarrestabile ascesa delle quotazioni del succo d’arancia concentrato congelato (punto di riferimento del mercato delle commodity negli Usa, per anni stella polare degli indici di Wall Street oggi sostituita dai trend delle big tech), il cui valore è quintuplicato in quattro anni fino a toccare un nuovo massimo storico lunedì scorso a 4,5325 dollari la libbra (453 grammi), il lievitare dei derivati indica che si scommette sul fatto che l’“orange fruit“ non scenderà presto dall’ascensore. In effetti, all’orizzonte non sembra profilarsi un ridimensionamento del fenomeno, legato sostanzialmente agli stessi fattori che hanno colpito le colture di caffè e cacao: l’agire in sottrazione sui volumi, nel corso degli ultimi 12 mesi, di temperature sensibilmente superiori alla norma e di precipitazioni inferiori alla media in tutte le principali regioni della fascia agrumicola del Brasile, il maggior produttore mondiale. LEGGI TUTTO