More stories

  • in

    Le Borse di oggi 30 giugno. Le banche centrali preoccupano i mercati, listini in forte calo. Milano chiude a -2,47%

    MILANO – Gli avvertimenti sull’inflazione lanciati da Sintra dai grandi banchieri centrali alimentano la preoccupazione dei mercati, con le Borse che chiudono un’altta seduta in rosso. La preoccupazione principale degli investiori resta che le mosse messe in campo per contrastare la crescita dei prezzi finiscano per deprimere l’economia avvicinando il rischio recessione. Nel pomeriggio gli […] LEGGI TUTTO

  • in

    Istat, occupati in discesa a maggio. Crescono gli inattivi

    MILANO – Dopo la crescita di febbraio e marzo e la stabilità di aprile, il mercato del lavoro italiano manifesta segnali di netto peggioramento a maggio. È quanto mettono in evidenza i dati Istat diffusi oggi che mostrano una discesa degli occupati di 49 mila unità, con lo stock complessivo di persone con un lavoro che torna a scendere sotto quota 23 milioni.

    Più della flessione complessiva in valore assoluto, a suonare il campanello di allarme è lo spaccato di dettaglio sulla tipologia di occupazione. A calare bruscamente sono soprattutto i posti a tempo indeterminato (-96 mila) a fronte di un aumento di quelli a termine (+14 mila) e dei cosiddetti indipendenti, cioè liberi professionisti e autonomi (+33 mila). E proprio il nuovo incremento dei posti più precari porta il numero complessivo di occupati a termine a quota 3,17 milioni aggiornando ancora una volta il record dal 1977, cioè dall’inizio della ricostruzione delle serie storiche dell’Istat.

    Non è l’unica cattiva notizia messa in evidenza dai dati dell’istituto. Il tasso di disoccupazione, cioè il rapporto tra  le persone che cercano un impiego e non lo trovano sul totale della popolazione attiva, scende lievemente all’8,1%, in flessione di un decimo di punto percentuale e al 20,5% per i giovani. Pare un segnale incoraggiante, ma non lo è. Al calo di disoccupati e disoccupati si contrappone infatti una forte accelerazione al rialzo degli inattivi, cioè di chi non ha un lavoro né lo sta cercando. La crescita è di 48 mila unità e porta il tasso di inattività al 34,8%, “leggermente sopra i livelli pre-pandemici”, osserva l’istituto di statistica nel suo tradizionale commento ai dati. Il risultato è quindi che il calo della disoccupazione è solo un’illusione ottica: meno persone stanno cercando lavoro.

    E mentre il dato di genere questa volta evidenzia un andamento omogeneo sul fronte degli occupati, con il calo quasi ugualmente diviso tra uomini e donne, pur con una fortissima incidenza maschile nella crescita degli inattivi, il dato scorporato per fasce di età segnala un incremento nella fascia tra 15 e 24 anni (+34mila) e e tra gli over 50 (+9mila) e un calo marcato nella fascia 25-34 anni (-75mila) e in quella tra 35e 49 anni (-17mila).

    Uscendo invece dallo spaccato mensile il dato complessivo del trimestre resta positivo. Confrontando il trimestre marzo 2022-maggio 2022 con quello precedente- evidenzia l’Istat – si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 136mila occupati in più. Una crescita associata sia alla diminuzione di chi cerca lavoro, cioè i disoccupati (-109mila nel trimestre) sia degli inattivi (-88 mila)

    Resta il fatto che i dati di maggio potrebbero indicare l’avvio di un arretramento del mercato del lavoro. “La flessione congiunturale del numero di occupati è di contenuta entità, ma – sottolinea l’ufficio studi di Confcommercio – si accompagna a una contrazione più consistente delle persone in cerca di occupazione e ad un incremento degli inattivi, sostanzialmente del medesimo ammontare. I tre dati letti congiuntamente, sembrano evidenziare una fase di scoraggiamento che riduce il numero di quanti si offrono sul mercato, probabilmente anche per forme di temporaneo disallineamento tra domanda e offerta relativamente a profili professionali, qualifiche e/o retribuzioni d’ingresso”. LEGGI TUTTO

  • in

    Superbonus, cessione dei crediti più facile. Il governo corregge la misura

    ROMA – Il governo sblocca la cessione dei crediti d’imposta legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi. Arriva in commissione alla Camera, con una riformulazione di un emendamento di maggioranza, l’attesa proposta del ministero dell’Economia per provare a liberare migliaia di crediti incagliati che, denunciano le imprese, mettono a rischio la sopravvivenza di piccole e […] LEGGI TUTTO

  • in

    Auto diesel e benzina, stop alla vendita dal 2035 dopo l'accordo Ue. Ecco cosa cambia per i consumatori

    Dal 2035 le auto alimentate a benzina e diesel non verranno più vendute in Europa. Punto. Una conclusione a cui sono arrivati anche i ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi della Ue, senza se e senza ma. E soprattutto senza deroghe. Un termine che è lo stesso definito dalla Commissione Europea, che è l’organo che ha emanato il pacchetto “Fit for 55”, approvato dal Parlamento Europeo, che lo ha votato a larga maggioranza, e ora pure i 27 Paesi sono d’accordo. Insomma, difficile che nella negoziazione a tre, Commissione, Parlamento, Consiglio, la data possa essere modificata. E’ passata la linea di chi non voleva slittamenti e deroghe. Nell’accordo tra i ministri è passata la possibilità di valutare altre tecnologie, come il biocarburante e l’ibrido plug-in, e la data del 2026 come punto di verifica della situazione per adottare modifiche. Decisa anche la data in cui mettere fine agli incentivi per le auto elettriche e a basse emissioni dal 2030. Ora partirà la negoziazione a tre per arrivare al testo finale.

    Cosa succede nel 2035?

    È l’anno in cui termina la vendita di auto alimentate a benzina e diesel in Europa. Per il regolamento, dal 2035 l’abbattimento di CO2 per le auto deve essere pari al 100%. Fine vita per i motori tradizionali. Ammessi tutti quei motori e soluzioni che non producono anidride carbonica.

    Quali auto si potranno acquistare dal 2035?

    Auto alimentate con motori che non hanno emissioni di C02. Il regolamento non indica il tipo di motore, ma ad oggi solo i motori elettrici puri hanno un abbattimento pari al 100%.

    È passata la richiesta di Italia, Bulgaria, Slovacchia e Portogallo di spostare il termine al 2040?

    No, la richiesta di deroga e di slittamento dei termini dal 2035 al 2040 non è stata presa in considerazione dal Consiglio dei ministri dell’Ambiente della Ue.

    Perché nelle conclusioni del Consiglio è stata inserita la data del 2026?

    Si tratta di una data di passaggio e di verifica della situazione.

    Cosa dovrebbe succedere nel 2026?

    I ministri dei 27 Paesi chiedono che l’Europa faccia un punto della situazione sulla transizione a livello tecnico e di impatto sui posti di lavoro e l’occupazione nei settori industriali.

    Quale potrebbe essere l’esito della verifica nel 2026?

    Se dopo la negoziazione con parlamento e Commissione rimarrà come data, nel 2026 l’Europa valuterà i progressi e analizzerà gli sviluppi tecnologici, considerando anche le nuove tecnologie o l’evoluzione di quelle attuali come l’ibrido plug-in.

    L’Ibrido plug-in verrà venduto dal 2035?

    No, ad oggi non è previsto perché si tratta di una soluzione che non abbatte del 100% il CO2. I ministri propongono di rivalutare nel 2026.

    Cosa cambia per i veicoli commerciali?

    I ministri dell’Ambiente propongono anche per i furgoni lo stop per i motori a benzina e diesel al 2035 senza deroghe o slittamenti.

    L’Italia ha chiesto l’introduzione di tecnologie alternative al solo elettrico?

    Sì, l’Italia ha insistito per introdurre i biocarburanti o carburanti sintetici per l’alimentazione dei motori tradizionali senza emissioni di CO2 dopo il 2035.

    La richiesta dell’Italia è stata accolta?

    Nel testo finale c’è la richiesta alla Commissione di fare un regolamento a parte per veicoli “speciali” per l’uso di combustibili neutri a livello di CO2. E i ministri chiedono che la Commissione presenti una proposta su come altri combustibili e tecnologie sostenibili possono contribuire alla decarbonizzazione del settore dei trasporti su strada dopo il 2035. Uno spiraglio rispetto alla “neutralità tecnologica” chiesta da alcuni Paesi rispetto al solo elettrico.

    C’è la deroga per i piccoli produttori?

    Si, la deroga per i piccoli produttori, in Italia concentrati nella Motor Valley, è stata mantenuta.

    Gli incentivi per auto a basse emissioni ed elettriche possono proseguire?

    Sì, ma solo fino al 2030 secondo i ministri Ambiente. Dopo suggeriscono uno stop ai meccanismi di incentivi. LEGGI TUTTO

  • in

    Le Borse di oggi, 29 giugno. Mercati deboli, timori per la crescita. Attesi Powell-Lagarde

    MILANO – Apertura in negativo per le Borse europee, dopo che Tokyo ha interrotto un rally di quattro sedute seguendo l’incertezza di ieri sera a Wall Street. La Borsa americana ha infatti chiuso in forte ribasso, martedì, anche a causa dei pessimi dati sulla fiducia dei consumatori che hanno smorzato l’ottimismo degli investitori e alimentato […] LEGGI TUTTO

  • in

    Superbonus, con il decreto Aiuti l'ultimo treno per far ripartire le cessioni dei crediti. Le novità allo studio del governo

    Entro giovedì 30 si saprà la verità sul Superbonus. Si vota infatti in commissione alla Camera il decreto Aiuti corredato da una serie di emendamenti destinati a riscrivere ancora una volta le norme sulla cessione del credito. Per sbloccare il mercato e scongiurare la crisi delle imprese rimaste senza liquidità è probabile una nuova apertura […] LEGGI TUTTO

  • in

    De Nora in Borsa il 30 giugno. L'idrogeno verde al minimo della forchetta: vale 2,7 miliardi

    MILANO – De Nora si mette al minimo della forchetta di prezzo ipotizzato per sbarcare in Piazza Affari: la società dell’idrogeno verde ha fissato il prezzo a 13,5 euro (il massimo ipotizzato era 16,5) e ha così fissato la capitalizzazione all’inizio delle negoziazioni a 2.723 milioni di euro. L’Offerta, spiega una nota, è stata sottoscritta […] LEGGI TUTTO