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    Indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo: le regole per il 2024

    L’Inps ha recentemente reso note le nuove disposizioni in merito all’indennità di discontinuità destinata ai lavoratori dello spettacolo per il 2024, misura che va a sostituire da quest’anno la preesistente Alas (Indennità di disoccupazione lavoratori autonomi dello spettacolo) con un sostegno economico medio di circa 1.500 euro. L’obiettivo principale è assistere finanziariamente i professionisti del settore che si trovano a dover alternare periodi di attività a fasi di inattività.Chi ne ha dirittoI destinatari di questa indennità sono vari gruppi di lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (Fpls), tra cui lavoratori autonomi, dipendenti a tempo determinato, operatori di sale cinematografiche, impiegati amministrativi e tecnici appartenenti a imprese ed enti esercenti pubblici spettacoli, imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi, imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa; ancora: maschere, custodi, guardarobieri, addetti alle pulizie e facchinaggio, autisti dipendenti da enti e imprese esercenti pubblici spettacoli. Anche gli impiegati e gli operai dipendenti dalle imprese di spettacoli viaggianti, i lavoratori dipendenti dalle imprese esercenti il noleggio e la distribuzione di film, e quelli intermittenti iscritti al fondo pensione sono inclusi, a condizione che non siano già beneficiari dell’indennità di disponibilità.Quali i requisiti da possederePer poter accedere a questa prestazione, è necessario soddisfare alcuni requisiti, come la cittadinanza di uno stato membro dell’Unione europea, o il regolare soggiorno in Italia con un valido documento. Inoltre, occorre essere residenti in Italia da almeno un anno, possedere un reddito imponibile Irpef non superiore a 25.000 euro nell’anno di imposta precedente a quello di presentazione della domanda (il riferimento è al reddito complessivo ai fini Irpef e non solo a quello connesso all’attività da lavoro per cui è prevista l’iscrizione al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo); bisogna inoltre aver accumulato almeno 60 giornate di contribuzione al Fondo pensione nello stesso periodo.Criteri di calcoloL’indennità di discontinuità è assegnata in base a 1/3 delle giornate accreditate nel Fpls nell’anno precedente la richiesta, con un limite massimo di 312 giornate annue complessive. Il calcolo giornaliero dell’importo si effettua considerando il 60% della retribuzione media derivante dalle giornate di contribuzione dell’anno precedente.Per essere più precisi, il calcolo giornaliero dell’indennità si basa sulla media delle retribuzioni imponibili relative alle giornate di contribuzione richieste per l’iscrizione al Fpls nell’anno antecedente alla presentazione della domanda. Si fa riferimento alla retribuzione imponibile dell’anno civile precedente alla richiesta, che viene divisa per il numero di giornate coperte da contribuzione derivanti dall’esercizio di attività lavorativa per cui è obbligatoria l’iscrizione al fondo.Come presentare la domandaLa domanda per l’indennità deve essere presentata all’Inps entro il 30 marzo di ogni anno (prorogata automaticamente al primo giorno utile non festivo, in caso cada di domenica o in altra festività), con la valutazione delle richieste programmata entro il 30 settembre successivo. Durante il periodo di godimento dell’indennità, viene riconosciuta automaticamente una contribuzione figurativa, rapportata alla retribuzione media entro un limite di retribuzione giornaliera pari a 1,4 volte l’importo del minimale giornaliero contribuivo stabilito annualmente dall’Inps, e utilizzata per il computo dell’anzianità contributiva ai fini pensionistici.Cumulabilità e compatibilitàL’indennità di discontinuità non può essere cumulata con altre prestazioni quali indennità di maternità, malattia, infortunio, disoccupazione involontaria, tutele in caso di sospensione del rapporto di lavoro e assegni di invalidità. Nel caso in cui il richiedente sia stato beneficiario dell’Assegno ordinario di invalidità (Aoi) nell’anno precedente alla presentazione della domanda, può scegliere di optare per l’indennità di discontinuità al posto dell’Aoi al momento della richiesta. La compatibilità con cariche elettive o politiche è consentita solo se il compenso è limitato al gettone di presenza, mentre le cariche parlamentari e altre posizioni con compensi diversi dal gettone di presenza escludono l’accesso a questa indennità. LEGGI TUTTO

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    Tassi triplicati e compravendite in calo: cosa succede ai mutui in Italia

    Il mercato dei mutui in Italia langue a causa dei tassi di interesse. Comprare casa nel nostro Paese è diventata una chimera per le famiglie, sempre più demotivate da una situazione oltremodo complessa per il mattone. A certificarlo è uno studio della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), che ha registrato un aumento di tre volte dei tassi e un calo del 12% delle compravendite. Quest’ultimo, osserva il sindacato dei bancari, è un processo consolidatosi a partire dal quarto trimestre del 2022. E si tratta di un crollo che riguarda tutti i tipi di abitazione e l’intero territorio nazionale.Quante compravendite ci sono ogni anno in ItaliaA settembre 2023 le compravendite sono state 507.879, quasi 70mila in meno di dodici mesi prima. Il 62% di chi accende un mutuo lo fa approfittando delle agevolazioni previste per la prima casa, anche questo un dato in costante diminuzione.La vendita di immobili nuovi si è ridotta del 15,9% così come quella delle abitazioni residenziali (-28%). Oggi la percentuale dei cittadini pronti a indebitarsi per acquistare casa si è contratta dal 50 al 41%.Cosa può succedere ai tassi di interesseL’ostacolo più grande è il costo del denaro, giunto al 4,5% con gli ultimi rialzi voluti dalla Bce nella lotta all’inflazione. Questo fenomeno sta colpendo soprattutto l’Italia, dove lo stock dei mutui è sceso nel 2023 di 2,3 miliardi di euro a dispetto di un incremento di 35 miliardi nei due anni precedenti. Sembrano infatti un lontano ricordo i saggi di gennaio 2022, quando le banche applicavano un tasso dell’1,4%. Nei mesi successivi è iniziata la crescita graduale finché non è stata sfondata la soglia psicologica del 4% a marzo 2023.Al momento un cambio di rotta appare improbabile. La speranza è che la Banca centrale europea, passata la buriana, stabilisca un nuovo taglio dei tassi che potrebbe riaccendere il mercato immobiliare. Tuttavia, avverte la Fabi, la reazione delle famiglie italiane a qualsiasi mossa della Bce non è detto che sia subito positiva. Occorre accertare, conclude l’analisi, che la discesa dell’ultimo bimestre possa rappresentare l’avvio di un percorso strutturale.”L’allentamento della politica monetaria, atteso ormai dalla maggior parte degli osservatori, è fondamentale – evidenzia il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni – proprio per rimettere in condizione, al più presto, le stesse banche di poter tornare a sostenere il mercato immobiliare. Per l’Italia significa ridare ossigeno a un pezzo fondamentale della nostra economia che vale diversi punti di pil, se si conteggiano tutti i settori collegati alla compravendita e tutto il cosiddetto indotto”. LEGGI TUTTO

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    Caccia al miliardo degli Agnelli: i magistrati setacciano 10 anni di “buio”

    Forse allora i tempi non erano ancora maturi. Dieci anni fa il lato oscuro di casa Agnelli era già emerso, nell’inchiesta della Procura di Milano che anticipava quanto stanno trovando ora i pm torinesi: nelle carte si parlava della «verosimile esistenza di un patrimonio immenso in capo» a Gianni Agnelli «le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati compiutamente definiti», grazie anche alla «disponibilità di schermi societari attraverso cui detenere beni celandone provenienza e titolarità».Ma allora era ancora viva Marella Agnelli, moglie di Gianni, erano vivi numi tutelari della Casa come Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti. Le autorità di Svizzera e Liechtenstein ebbero buon gioco nel rifiutare le richieste di assistenza avanzate dai pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta. E l’indagine finì in archivio.I dieci anni trascorsi vengono ora passati al setaccio dalla Procura di Torino, nell’indagine che sta terremotando l’impero Agnelli.Tornano utili testimonianze raccolte all’epoca da Fusco come quella del banchiere svizzero Paolo Revelli, ex managing director di Morgan Stanley. È lui ad aver parlato di un conto riconducibile all’Avvocato nella filiale di Zurigo e con dentro «tra gli ottocento milioni e un miliardo di euro», che convinsero la Procura milanese della «volontà (di Gianni Agnelli, ndr) di occultare denaro che costituiva il provento di appropriazioni indebite in danno di società e soci del gruppo industriale facente capo alla famiglia Agnelli». Ma ora l’inchiesta dei pm torinesi, guidati dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio, ha davanti a sé spazi ben più vasti: perché se allora gli Agnelli facevano ancora quadrato, ora lo scontro sull’eredità apre praterie per l’inchiesta, dove iniziative polemiche e spesso scomposte gettano squarci di luce sulle operazioni compiute nei dieci anni sotto esame, sia prima che dopo la morte di Marella nel 2019.Tutto, come è noto, ruota intorno all’incertezza sul reale domicilio della vedova di Gianni: secondo la figlia Margherita la madre non abitava più in Svizzera ma a Torino, e questo renderebbe nullo il patto ereditario firmato da Margherita stessa (che in Italia non è lecito). Il dato è cruciale, e questo spiega la dura reazione dei tre fratelli Elkann all’intervista rilasciata al Fatto di ieri dal marchese Lodovico Antinori, che era il proprietario della casa di Gstaad in cui abitava Donna Marella. Secondo Antinori, l’anziana dovette trasferirsi in un’altra casa, a Lauenen, per decisione dei figli, «per me l’hanno forzata a andarci», «fu una cosa voluta dai ragazzi per accomodarsi». Ma l’affermazione clou è che Lauenen a Marella non piaceva. «Ci stava al massimo due mesi all’anno». Altro che residenza fissa in Svizzera. LEGGI TUTTO

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    Spese condominiali per innovazioni: quando non devono essere pagate

    In un condominio, le spese per le innovazioni decise dalla maggioranza vengono solitamente ripartite fra tutti, a seconda del valore proporzionale della proprietà. Fanno però eccezione quelle considerate gravose e voluttuarie. Vediamo come affrontare la questione.Cosa dice la leggeSecondo l’articolo 1123 del Codice civile, le spese per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono incluse tra quelle che vanno ripartite in base al valore di ogni proprietà. Questo vale, a meno che le innovazioni siano considerate gravose e voluttuarie. Nella fattispecie, le innovazioni, come definite sempre dal Codice civile con l’articolo 1120, comprendono miglioramenti alle cose comuni, interventi per la sicurezza e la salubrità, eliminazione delle barriere architettoniche, etc. Lo stesso articolo regola le innovazioni relative ai sistemi di termoregolazione e contabilizzazione in base alle maggioranze.A proposito, invece, delle spese per innovazioni gravose o voluttuarie, l’articolo 1121 del Codice civile recita, fra l’altro: “Qualora l’innovazione importi una spesa molto gravosa o abbia carattere voluttuario rispetto alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio, e consista in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condòmini che non intendono trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa. Se l’utilizzazione separata non è possibile, l’innovazione non è consentita, salvo che la maggioranza dei condòmini che l’ha deliberata o accettata intenda sopportarne integralmente la spesa”.Concetto di innovazioni nelle spese condominialiLa giurisprudenza ha comunque cercato di definire il concetto di innovazioni. Secondo la Corte di Cassazione (sentenza numero 12564/2006), “Per innovazioni delle cose comuni s’intendono le modifiche, approvate dall’assemblea con la maggioranza qualificata nell’interesse di tutti i condòmini, le quali importino l’alterazione della entità sostanziale o il mutamento della originaria destinazione, in modo che le parti comuni presentino una diversa consistenza materiale, ovvero vengano utilizzate per fini diversi da quelli precedenti “. Si tratta dunque di modifiche approvate dall’assemblea che alterano sostanzialmente le cose comuni o ne cambiano la destinazione originaria. Questo concetto deve ora contemperarsi con la nuova norma sull’alterazione delle destinazioni d’uso, contenuta nel Codice civile (articolo 1117).Innovazioni gravose e voluttuarieQueste innovazioni sono regolamentate mediante il già citato articolo 1121 del Codice civile, e generalmente richiedono l’approvazione della maggioranza dei presenti in assemblea, con almeno i 2/3 del valore del condominio. Tuttavia, se la spesa è considerevolmente elevata tenendo conto delle condizioni del palazzo, o se l’aggiunta è superflua rispetto alle necessità dell’edificio, l’importo sarà addebitato esclusivamente ai proprietari che desiderano l’innovazione, evitando di imporre costi ingiustificati a coloro che dissentono.Nel caso di migliorie come l’installazione di un ascensore in condominio, che può essere utilizzato solo da coloro che hanno contribuito finanziariamente, chi non ha partecipato alla spesa sarà escluso dall’utilizzo iniziale dell’innovazione. Tuttavia, sarà possibile richiedere successivamente di beneficiare dell’ascensore, pagando una quota dei costi. Un altro esempio di innovazione onerosa o di lusso potrebbe essere la realizzazione di parcheggi sotterranei. Pur non essendo indispensabili per il condominio, introdurrebbero ulteriori comodità, e solo coloro che partecipassero finanziariamente avrebbero accesso a uno o più box auto.Spese per innovazioni gravose e voluttuarieQualora, come detto, l’innovazione comporti una spesa molto gravosa o abbia carattere voluttuario rispetto alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio (come ad esempio, l’installazione di un’opera d’arte nell’atrio del condominio, non indispensabile), e consista in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condòmini che non intendano trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa. Se l’utilizzazione separata non fosse possibile, l’innovazione non è consentita, salvo che la maggioranza dei condomini che l’ha deliberata o accettata intenda sopportarne integralmente la spesa.Secondo l’articolo 1121 del Codice civile, infatti, anche se la delibera assembleare che stabilisce le spese condominiali è valida, è possibile evitare il pagamento delle stesse in caso di innovazioni voluttuarie. In quanto modifiche non necessarie all’uso dei beni condominiali, queste possono essere oggetto di rinuncia da parte dei singoli condomini. In ogni caso, i condòmini e i loro eredi o aventi causa potranno tuttavia, in qualunque momento, partecipare ai vantaggi dell’innovazione, contribuendo nelle spese di esecuzione e di manutenzione dell’opera. LEGGI TUTTO

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    Pensioni, il calendario dei pagamenti di marzo: tutte le novità nel cedolino

    Come anticipato dall’Inps con una circolare, il nuovo sistema a scaglioni determinato dal Dlgs 216 del 30 dicembre 2023 scatterà a partire dal prossimo mese di marzo, in anticipo rispetto ai tempi inizialmente previsti: questo andrà quindi a influire anche sul calcolo delle pensioni.Con il prossimo assegno, pertanto, verranno attuate le modifiche del primo modulo della riforma Irpef, ragion per cui le trattenute terranno conto della riduzione da 4 a 3 scaglioni: oltre alla mensilità di marzo i pensionati riceveranno il conguaglio inerente il ricalcolo dell’Irpef sulle mensilità di gennaio e febbraio 2024. Ciò significa, in parole povere, che il rateo del terzo mese dell’anno sarà più alto del consueto. L’articolo 1 del Decreto Legislativo sopra menzionato prevede che l’Irpef venga determinato sulla base di tali scaglioni di reddito: fino a 28mila euro un’aliquota del 23%, per quelli compresi tra 28.001 e 50mila euro un’aliquota del 35% e per quelli superiori ai 50mila del 43%.I beneficiari dell’assegno previdenziale, che hanno già potuto accerere al proprio cedolino online e prenderne visione a partire da martedì 20 febbraio, si vedranno accreditare la cifra loro spettante il primo giorno bancabile del mese, ovvero il prossimo venerdì 1 marzo: da quel momento la pensione sarà disponibile direttamente sul conto corrente di chi ha optato per l’accredito diretto, quindi anche per i titolari di un Libretto di Risparmio Postale, di un Conto BancoPosta, oppure di una Postepay. Chi possiede una carta di debito associata a un libretto, a Postepay Elolution o a un conto corrente potrà prelevare il denaro contante presso uno dei circa 8mila sportelli automatici Atm Postamat senza per forza doversi recare allo sportello.Chiunque preferisca invece effettuare il prelievo di denaro direttamente in uno dei 12mila uffici postali distribuiti sul territorio nazionale, dovrà attenersi al calendario organizzato in scaglioni e definito in ordine alfabetico. Poste Italiane suggerisce, “per evitare assembramenti e tempi di attesa superiori alla media, di recarsi a ritirare la pensione in tarda mattinata o durante le ore pomeridiane privilegiando i giorni successivi ai primi”. Di seguito i giorni previsti per il ritiro:Venerdì 1 marzo per i cognomi dalla A alla B;Sabato 2 marzo (ma solo di mattina) per i cognomi dalla C alla D;Lunedì 4 marzo per i cognomi dalla E alla K;Martedì 5 marzo per i cognomi dalla L alla O;Mercoledì 6 marzo per i cognomi dalla P alla R;Giovedì 7 marzo per i cognomi dalla S alla Z. LEGGI TUTTO

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    Occhio ai “Granolas”: ecco gli 11 titoli su cui puntare in Borsa

    Il mercato azionario continua a riservare soddisfazioni per chi ha qualche risorsa da investire. Piazza Affari sfonda il tetto dei 32mila punti, oltre i record del 2008. E allora vediamo quali opportunità si possono individuare. Non da oggi Goldman Sachs segnala le performance delle piazze europee, addirittura preferite agli Usa. In particolare, c’è un gruppo di undici aziende quotate che secondo la banca d’affari meritano attenzione. Vengono raccolte in un acronimo: “Granolas”. Il termine Granolas (che richiama il mercato dei cereali: la concretezza contro la volatilità) include Gsk, Roche, Asml, Nestlè, Novartis, Novo Nordisk, L’Oreal, Lvmh, AstraZeneca, Sap e Sanofi.I “Granolas” hanno dato luogo al 60% di tutti i guadagni di Borsa dell’ultimo anno in Europa, anche se rappresentano solo un quarto della capitalizzazione di mercato dell’indice paneuropeo Stoxx 600: così ha sintetizzato pochi giorni fa l’analista di Goldman Sachs Guillaume Jaisson. I rialzi di questi undici titoli sono il motivo principale per cui gli indici europei hanno ottenuto buoni risultati nonostante il ritardo della crescita economica nell’area, afflitta da molti problemi, non ultima la contiguità a un teatro di guerra.Contro i magnifici setteI magnifici undici dell’Europa hanno avuto performance migliori delle classiche “Magnificent Seven” (i magnifici sette) del mercato americano: e parliamo di pesi massimi come Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Nvidia, Tesla e Meta Platforms.L’insieme dei “Granolas” è composto da sei case farmaceutiche (GSK, Roche, Novartis, Novo Nordisk, AstraZeneca e Sanofi), con una forte rappresentanza del lusso e della cosmetica (Lvmh e L’Oreal, i due campioni mondiali del settore) a cui si aggiungono due titoli tecnologici (ASML e Sap) e un colosso dell’alimentare (Nestlè). Un paniere articolato e molto legato all’economia reale, poco attraversato dalla componente tecnologica che invece qualifica il paniere delle magnifiche sette americane.Non solo, operando sul mercato internazionale, le undici “Granolas” dipendono in misura maggiore dai ricavi generati fuori dall’Europa. La componente estera pesa per l’80%, ben il 37% proviene dagli Stati Uniti (e un’eventuale rielezione di Donald Trump potrebbe creare qualche contraccolpo, innescando tendenze protezionistiche). Situazione delicata anche in Cina dove le dinamiche macroeconomiche propendono per una tensione con l’Europa e non una collaborazione.Meno banche e petrolioGoldman Sachs ha evidenziato un radicale cambio di rotta nel quadro economico e finanziario europeo negli ultimi vent’anni, o poco più. I leader indiscussi, nel settore petrolifero e delle telecomunicazioni, hanno lasciato il passo alle nuove leve e oggi il panorama è più diversificato. Con una nota agli investitori, l’analista di Goldman Sachs, Peter Oppenheimer, ha spiegato che “vent’anni fa, all’inizio del 2000, le dieci maggiori aziende in Europa per capitalizzazione di mercato erano tutte società di telecomunicazioni e petrolifere, fatta eccezione per HSBC. Se spostiamo lo sguardo fino alla crisi del Covid, spariscono banche, petrolio o società di telecomunicazioni dall’elenco delle dieci big d’Europa”.Le maggiori imprese europee operano in ambiti diversificati, puntando su alcuni dei settori con maggior margine di sviluppo. I settori vanno dai servizi che tengono conto dell’invecchiamento della popolazione, i progressi nel comparto dell’intelligenza artificiale e la robotica, e il settore delle produzioni ESG (ambientale, sociale e governance).I punti di forza sono gli alti dividendi, ma anche le solide prospettive di crescita e la portata internazionale. LEGGI TUTTO

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    Il Club Deal, un nuovo trend per i risparmiatori

    “Il futuro non c’è ancora, se non c’è ancora, non esiste; se non esiste non si può assolutamente vedere; ma si può preannunciarlo dai segni presenti che già esistono e si possono vedere” Così scriveva oltre milleseicento anni fa Sant’Agostino ne “Le Confessioni”. Questa riflessione si adatta perfettamente ai mercati finanziari: il futuro non c’è ancora ma si può preannunciarlo. Come? I prodotti e servizi offerti si stanno avviando verso una fase di maturità e vengono sfornati e proposti ai clienti alla velocità della luce. La stessa clientela sta subendo sotto-segmentazioni su sotto-segmentazioni. Non si analizza più l’asset patrimoniale posseduto, ma la potenzialità, i consumi, i gusti, in sintesi ci si sta orientando verso un’analisi trasversale. Mai come in questi ultimi anni il CRM (Customer Relationship Management), che analizza relazioni e implicazioni da adattare nel mondo del business, sta assumendo un ruolo strategico, spingendo gli uffici di marketing strategico di Banche, SGR, SIM, Assicurazioni, per citare solo i principali attori, verso nuovi orizzonti. Questi, a braccetto con le autorità preposte di vigilanza, si sono spinti a “democratizzare” il mondo degli investimenti, permettendo anche a chi ha capitali contenuti di partecipare attivamente nella vita e nello sviluppo delle piccole e medie imprese che in Italia rappresentano la vera e propria ossatura dell’economia italiana.Anche nel mondo “retail”, si sta sempre più parlando di strumenti quali “crowdfunding”, che possiamo riassumere in una raccolta fondi per finanziare campagne o progetti. E anche di “private equity/debt”, dove si richiede di investire con un orizzonte temporale di medio-lungo termine, sempre in realtà non quotate.Oggi ci avviciniamo anche ad un altro prodotto che sta riscuotendo interesse e sta attirando continue masse di risparmiatori: il Club Deal. Anche in questo caso la tassonomia va a pescare dal vocabolario inglese. Cerchiamo pertanto di tradurlo con termini semplici e speriamo efficaci. Il Club Deal altro non è che un insieme di risparmiatori che investono una parte dei propri capitali per acquistare o finanziare un’impresa, solitamente media ma anche piccola, puntando ad una remunerazione del capitale maggiore rispetto ai prodotti tradizionali. La principale caratteristica di questo veicolo è la sua “decorrelazione” dall’andamento dei mercati quotati, pertanto non è soggetto all’influenza di variabili esterne che spesso condizionano anche fortemente il prezzo e di conseguenza le oscillazioni classiche del mondo del quotato. Il limite è legato al fatto che il prodotto è illiquido, quindi di difficile smobilizzo nel caso si abbia necessità di avere indietro una parte o tutto il capitale.Sicuramente le aspettative di performance rendono questi prodotti molto allettanti, con prospettive di ritorni multipli dei capitali anche in pochi anni, ma ricordiamo che sia interessi che capitale non sono garantiti, pertanto risulta importante avvalersi di professionisti del mestiere (e accreditati per farlo) che aiutino a capire il valore dell’Azienda e dell’imprenditore in cui si investe. Oggi a questi valori dobbiamo aggiungere anche la reputazione e l’impegno della Proprietà e del suo Management a rispettare i criteri ESG e all’Agenda ONU.Partecipare ad un Club Deal vuol dire inoltre poter usufruire il più delle volte di importanti agevolazioni fiscali (detrazioni/deducibilità, capital gain e tasse di successione) che unite al ritorno sul capitale investito, rendono questo veicolo unico nel panorama finanziario italiano. LEGGI TUTTO

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    Btp Valore in partenza cedola minima al 3,25%

    Tutto pronto per la terza emissione del Btp Valore, il titolo di debito riservato ai piccoli risparmiatori. Ieri il ministero dell’Economia ha reso noti i rendimenti per i sottoscrittori che saranno al 3,25% dal primo al terzo anno, mentre dal quarto al sesto incasseranno una cedola del 4 per cento. Si tratta di tassi competitivi, soprattutto in un contesto di inflazione in calo nell’area euro, ancor più in Italia, dove a gennaio il rialzo annuale dei prezzi si è fermato allo 0,9% ed è tra i più bassi d’Europa. Se l’inflazione dovesse confermarsi intorno – o sotto – al livello obiettivo della Bce al 2%, allora le cedole del Btp Valore sarebbero in grado di offrire un rendimento superiore alla crescita dei prezzi.Il collocamento del titolo partirà da lunedì, per proseguire fino a venerdì alle ore 12 salvo chiusura anticipata. Al termine del collocamento verranno annunciati i tassi cedolari definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo. Analogamente alla seconda versione del Btp Valore, il taglio minimo sarà di mille euro ed è stato confermato il pagamento delle cedole trimestralmente. Non è previsto un tetto, quindi tutti gli ordini saranno soddisfatti. La durata complessiva del titolo sarà di sei anni e chi lo deterrà fino alla sua naturale scadenza riceverà un premio fedeltà dello 0,7% del capitale investito. Anche questo Btp Valore, come tutti gli altri titoli di Stato, avrà la consueta tassazione agevolata al 12,5% su cedole e premio fedeltà, l’esenzione dalle imposte di successione. Da tenere in considerazione, come previsto dalla legge di bilancio per il 2024, la prospettiva dell’esclusione dal calcolo Isee, al completamento dell’iter di attuazione della misura.La politica del governo e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è quella di portare una quota più consistente di debito pubblico nelle mani delle famiglie italiane. I piccoli risparmiatori, infatti, sono soliti tenere il titolo fino alla scadenza e questo mette al riparo il rendimento dei nostri titoli di Stato da ondate speculative che già hanno colpito il Paese in passato, facendo innalzare a livelli innaturali lo spread. In tal senso, il Btp Valore si è dimostrato essere un buono strumento per realizzare gli obiettivi del governo Meloni: la prima edizione, del giugno scorso, aveva ottenuto un grande successo, con una raccolta di 18,2 miliardi di euro che aveva battuto tutte le attese; la seconda era andata altrettanto bene, con un riscontro da 17,2 miliardi. Nel corso del 2023 includendo il Btp Italia, il bond indicizzato all’inflazione, sono stati raccolti 44 miliardi con gli strumenti rivolti ai piccoli risparmiatori. E i risultati sono già apprezzabili: considerando l’ultimo dato disponibile di Bankitalia, aggiornato allo scorso novembre, famiglie e imprese avevano nei loro portafogli il 13,5% dei 2.855 miliardi del debito pubblico italiano. Ora arriva la terza tranche del Btp Valore, con la quale il Tesoro spera di poter prolungare la striscia positiva delle prime due edizioni. LEGGI TUTTO