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    Le Borse di oggi, 14 gennaio. Listini Ue in calo in scia a Wall Street

    MILANO- Seduta fiacca per le Borse europee sul finale di settimana. I fari dei mercati restano puntati sulle prossime mosse della Fed sui tassi d’interesse e sull’andamento al rialzo dell’inflazione. Tra gli investitori si guarda anche all’andamento dei contagi di Omicron con le eventuali misure di contenimento e gli effetti sulla ripresa economica. I listini […] LEGGI TUTTO

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    Generali, Caltagirone si è dimesso dal cda: “Mi hanno osteggiato”

    Francesco Gaetano Caltagirone si è dimesso dalla carica di consigliere e di vicepresidente delle Assicurazioni Generali. La decisione è stata comunicata alla compagnia assicurativa con una lettera giunta nella tarda serata di ieri, in cui il maggiore azionista privato del gruppo, con una quota dell’8%, accusa il cda di averlo “palesemente osteggiato, e impedito dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato” sulla gestione. A quanto si legge in un comunicato emesso da Generali, i riferimenti dell’imprenditore romano sono al modo in cui lavora il cda, e in particolare “alla presentazione e approvazione del piano strategico; alla procedura per la presentazione di una lista da parte del Consiglio; alle modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; all’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza”.

    La decisione arriva dopo un crescendo polemico che dura ormai da mesi, e vede contrapposti i soci privati Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt, stretti da fine autunno in un patto di consultazione che ormai è salito al 16% del capitale, e che in vista dell’assemblea di fine aprile 2022 in cui sarà rinnovato il vertice vorrebbero proporre nomi e strategie diverse per il Leone di Trieste. I tre pattisti, di cui Caltagirone è l’alfiere più agguerrito, sono contrapposti a Mediobanca, primo azionista con un 17,22 tra titoli propri e presi in prestito, e allo stesso cda di Generali, che da sei mesi porta avanti il processo di presentazione di una lista di nomi espressi dallo stesso cda per il rinnovo, e guidati ancora dall’ad Philippe Donnet, in carica dal 2016.  

    Il presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola ha preso atto, ma respinto le accuse dell’ormai ex consigliere: “Esprimo vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal cav. Caltagirone. Le motivazioni addotte non possono che essere categoricamente respinte avendo la società sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, anche relativamente ai lavori per la presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di cui ha costantemente informato le autorità di vigilanza. Ai suddetti principi ci si è attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione”.

    Francesco Gaetano Caltagirone è membro del cda di Generali dall’aprile 2007 ed è stato nominato Vice Presidente nell’aprile 2010. L’imprenditore romano non aveva presenziato ad alcune delle ultime riunioni consiliari di Generali, avendo posizioni contrarie rispetto alle decisioni assunte nel frattempo e, secondo alcune interpretazioni di tipo legale, anche per evitare ogni accusa di “concerto” con Mediobanca e gli altri componenti del cda nella preparazione della lista di rinnovo dei vertici. Nel testo del patto di consultazione tra Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt è scritto espressamente che i pattisti non vogliono in nessun caso lanciare un’Opa su Generali, neanche in caso l’offerta fosse legata all’accertamento di un “concerto” tra loro e Mediobanca, così da superare la soglia del 25% a cui scatta l’obbligo di comprare tutte le azioni in circolazione (Generali capitalizza 29,6 miliardi).    LEGGI TUTTO

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    Besseghini: “I prezzi stanno calando, ma dipende dal freddo. E attenzione a come intervenire sulle imprese”

    ROMA – I prezzi dell’energia sono in calo “ma tutto dipenderà da quanto fredda sarà la primavera”. Aiutare le imprese in difficoltà “è un provvedimento che si può studiare ma è difficile valutare caso per caso”. L’Europa potrebbe dare una mano “soprattutto se finalmente realizzasse una politica comune sugli stoccaggi di gas da usare come riserva strategica di gas”. Il ritorno del nucleare in Italia? “Francamente ha poco senso, abbiamo già deciso che la nostra transizione si basa su rinnovabili e gas”.

    Stefano Besseghini, presidente di Arera – l’authority che sovrintende al mercato dell’energia, oltre che al settore idrico e dei rifiuti – risponde alle domande di Repubblica sull’emergenza bollette e sugli extra costi per le imprese. E lo fa non solo perchè presiede l’authority che ogni tre mesi fissa le tariffe di elettricità e gas, ma perché è tra i “consulenti” che il governo ascolta con più attenzione in tema di politica energetica.

    Presidente, quando cominceranno a scendere i prezzi dell’energia?“I prezzi dovrebbero cominciare a scendere in primavera. Qualche segnale già lo si vede dall’andamento dei prezzi all’ingrosso. E’ ancora presto per capire quanto potrebbe essere ampio il calo, per poter influire sulle bollette. Inoltre, sarebbe più facile fare previsioni se il mercato fosse un po’ più stabile. Ma non è così: a metà dicembre siamo arrivati a un passo dai 140 euro a megawattora, record storico per il gas naturale, mentre ora siamo appena sopra i 70 euro. Molto dipenderà da quanto farà freddo: l’anno scorso abbiamo avuto una primavera tardiva con temperature basse fino ad aprile che ha svuotato gli stoccaggi. Per questo è ancora presto per poter dire che è passata la nottata”.

    Nel frattempo che aspettiamo il bollettino meteo cosa si può fare per abbassare le bollette? Il premier Draghi sostiene che operatori che hanno avuto extraguadagno dovrebbero dare il loro contributo?

    “Può essere una idea, ma bisogna farlo con grande attenzione e capire cosa è accaduto sul mercato in questi mesi. Prendiamo il caso di chi dispone di energia idroelettrica: sicuramente non ha avuto i costi dell’approvvigionamento del gas. Ma è difficile che non abbia venduto l’energia con contratti a termine a un prezzo prefissato: bisognerebbe sapere quando sono stati stipulati per capire se ci ha guadagnato e quanto. Durante una recente audizione in commissione parlamentare, abbiamo segnalato come una parte di operatori delle rinnovabili oltre al prezzo a cui vendono l’energia ricevano anche un favorevole incentivo ulteriore. Fissare il prezzo di mercato con un meccanismo a due  vie, permetterebbe di aggiornare lo strumento ad una più efficace copertura di prezzo per il sistema. Il ministro Cingolani ha parlato anche di cartolarizzazione degli incentivi, che sono la parte più considerevole degli oneri di sistema che paghiano in bolletta oppure ancora si potrebbe proporre di allungare i tempi in cui vengono pagati a un prezzo sempre remunerativo ma più basso. Ma si tratta di proposte che sono valide, comunque, per il medio periodo, non ci danno risposte per le bollette del prossimo trimestre”.

    Nel brevissimo cosa si può fare, allora?

    “Il tema riguarda le imprese, perché le famiglie più vulnerabili sono tutelate. Le meno abbienti con il bonus e con gli interventi decisi dal governo prima di Natale che ha sterilizzato parte degli aumenti. Inoltre, è stata introdotta anche la possibilità di rateizzare il costo della bolletta. Il tema è come intervenire a favore delle imprese. Il problema è come stabilire chi ha effettivamente sofferto per l’aumento dei costi. Si potrebbe stabilire che un aiuto va dato agli energivori, a quelle società per cui l’energia è una voce importante del bilancio. Ma come stabilire se effettivamente è così. Mi spiego: se una azienda ha sottoscritto contratti di lungo periodo di fornitura prima dell’impennata dei prezzi, si è messa al riparo per tempo. Quindi nel caso concedessimo la possibilità di rateizzazione a tutte le imprese, avrebbe un vantaggio anche chi non è in sofferenza”.

    Anche l’Europa potrebbe dare una mano nel breve?

    “Diciamo che sarebbe fondamentale dare segnali geopolitici al mercato che spesso fanno più degli interventi dei governi. Basta vedere il calo delle quotazioni quando si è diffusa la notizia delle prime navi gasiere che invece di andare in Asia, come è avvenuto negli ultimi mesi, sono arrivate in Europa. Per cui un intervento a breve sulla armonizzazione della regolazione degli stoccaggi, come è stato proposto, sarebbe importante. Farebbe capire che la Ue ha una sua riserva strategica da utilizzare quando serve.

    L’Europa ha bisogno del Nord Stream 2?

    Una questione da guardare con attenzione. Ci sarebbe bisogno, perché avrebbe il suo peso sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui prezzi, Ma bisogna evitare che non ci siano rendite di posizione: va bene che il gas arrivi soprattutto da Nord, ma bisogna evitare che ci siano extracosti perché tu mi fai pagare i diritti di transito. Se nella Ue c’è libertà di movimento delle merci deve valere anche per il gas”.

    Ha senso parlare di nuove centrali nucleari in Italia?

    “Francamente penso di no. Anche perché quante centrali devi costruire per sostituire per le centrali a carbone che andresti a chiudere entro il 2025? Quanto costerebbe e quanti anni ci vorrebbero? Inoltre, si fa troppa confusione: di quale nucleare stiamo parlando, di terza o quarta generazione o della ricerca sulla fusione? Penso che sarebbe meglio proseguire nella strada già tracciata: rinnovabili supportata da qui al 2050 dal gas, che sostituirà il carbone che esce di scena al 2025 naturalmente presidiando invece la ricerca e sviluppo sulla evoluzione anche della tecnologia nucleare”

    E’ d’accordo con la direttiva Ue sulla tassonomia: si possono finanziare gas e nucleare in nome della transizione?

    “Sono pragmaticamente d’accordo, la transizione energetica va supportata da tutte quelle tecnologie che possono aiutare. Sono più incuriosito dai limiti tecnologici: come si stabilisce quale tipo di gas o nucleare? Sarebbe meglio ci fosse meno rigidità incorporando nella tassonomia l’indicazione ad usare le BAT (best available technologies) e lasciando che il mercato orienti le scelte. L’importante è che non ci siano extracosti”.

    Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia si è fermato negli ultimi 2-3 anni: troppa burocrazia o la lobby degli idrocarburi è troppo forte?

    “Bella domanda, ma direi che l’eccessiva burocrazia sia un problema. Il ministro Cingolani sta cercando di costruire percorsi che diano certezza nei permessi in tempi più rapidi. Non basta però cambiare solo i termini delle procedure, bisogna anche avere regole che consentano di intervenire ed assicurarsi che vengano rispettati. Lo dico ormai ripetutamente: tra strategia ed execution oggi il nostro tema è il secondo”. LEGGI TUTTO

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    Retrofit: un motore green per gli autobus

    Nel cuore dei centri urbani, ad esempio nelle ZTL, si assiste al paradosso di divieti per le auto più inquinanti (con il via libera anche gratuito per i veicoli green, in particolare auto ibride ed elettriche) mentre sfrecciano autobus obsoleti. La svolta è avvenuta con il Decreto Infrastrutture (121/2021), approvato a novembre, che permetterà nei prossimi mesi il […] LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 13 gennaio. Mercati deboli mentre cresce il pressing sulla Fed per frenare i prezzi

    MILANO – Ore 9:45. Gli investitori tornano a rimuginare sui dati dell’inflazione americana (+7% a dicembre, top dal 1982) che, per quanto in linea con le aspettative, danno comunque consistenza alla possibilità che la Fed debba accelerare il rialzo dei tassi per tenere i prezzi sotto controllo. Ieri sera la Borsa di Wall Street ha chiuso in lieve rialzo, mentre oggi l’andamento dei mercati asiatici e quello dell’Europa è orientato alla debolezza. Nelle prime battute di giornata, Parigi cede lo 0,4%, Francoforte lo 0,3%, Londra lascia sul terreno lo 0,2% e anche Milano cede lo 0,25%.

    Il presidente della Fed di Philadelphia, Patrick Harker, non esclude, se necessario, più di tre rialzi dei tassi di interesse nel 2022, a partire da marzo. In un’intervista al Financial Times, Harker ha detto che sosterrebbe “tre aumenti dei tassi di interesse quest’anno” e sarebbe propenso a “iniziare a marzo”. E ha aggiunto: “Sarei aperto ad altri se fosse necessario”. Quanto al balzo annuo del 7% dell’inflazione Usa a dicembre, l’esponente della Fed ha definito il dato “molto alto e molto brutto”. Oggi sui mercati c’è attesa per i dati sui sussidi settimanali e sui prezzi alla produzione Usa. Inoltre, oggi il Senato ascolterà Leal Brainard, la vice di Powell alla Fed. E gli operatori attendono anche le indicazioni che arriveranno dal rapporto mensile della Bce.

    Seduta negativa per le Borse asiatiche, dove le pressioni inflazionistiche sono generalmente più contenute di quelle delle principali economie occidentali. Tokyo chiude in calo dello 0,96%, Hong Kong arretra dello 0,20% e Shanghai cede oltre l’1%. Negativa anche Seul che perde lo 0,35%. A pesare sugli scambi asiatici c’è stato anche il dato sul rallentamento dei prestiti da parte delle banche della Cina continentale durante il mese di dicembre, senza comunque impedire che il 2021 si chiudesse come anno record per questa voce.

    Tra le valute, l’euro apre poco mosso sopra quota 1,14 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1443 dollari e a 131,15 yen. Il biglietto verde perde terreno dopo i dati sull’inflazione in linea con le attese. Dollaro/yen a 114,62. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre a 139 punti, in linea con i 138 della chiusura di ieri. Il rendimento sale all’1,353% dall’1,328% di ieri.

    Tra le materie prime, infine, avvio di giornata in calo per le quotazioni del petrolio dopo i rialzi della vigilia. Il greggio Wti cede lo 0,24% a 82,44 dollari al barile. In calo anche il Brent che perde lo 0,22% a 84,47 dollari al barile. Partenza stabile per le quotazioni dell’oro. Il metallo prezioso passa di mano a 1.824,9 dollari l’oncia con una variazione frazionale (-0,07%) sui valori della vigilia. LEGGI TUTTO

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    Starace: “Per Enel nessun profitto extra. Contro il caro gas servono più rinnovabili”

    “L’ENEL rimarrà un’azienda elettrica, ma l’elettricità ci sta portando in mondi finora sconosciuti, dove ci sono grandi opportunità per i nostri clienti e per noi». Francesco Starace guida dal 2014 un gruppo che, spiega, sta cambiando pelle: «L’elettricità conquista fette crescenti dell’utilizzo di energia nel mondo, quindi è fantastico essere già in questo settore ed è bello vedere che altri – ad esempio le compagnie petrolifere – stanno provando ad entrarci».

    Nel piano industriale vi impegnate a portare Enel a emissioni zero non più nel 2050, ma nel 2040. Con quali costi?«La data del 2040 l’abbiamo fissata a ragion veduta dal punto di vista economico e con una convenienza doppia: in primo luogo si abbattono i costi della produzione di energia spostandosi sulle rinnovabili; poi si elimina la dipendenza dalle fonti fossili, che come stiamo vedendo anche in questi mesi hanno prezzi molto volatili. Inoltre, smetteremo di emettere C O2, cosa che fa bene a tutti, visto che ci siamo impegnati a essere a emissioni zero e non a emissioni nette zero. Cosa vuol dire nette? Qui spesso c’è poca trasparenza e spazio per confusione. Insomma, questo passaggio ci conviene sotto ogni profilo: il costo non è farlo, ma sarebbe non farlo».

    Quindi non condivide l’allarme sui costi della transizione energetica che si leva da più parti?«Quando sento parlare di costi della transizione penso che ci sia una certa confusione semantica: attuarla è conveniente e quello che si affronta oggi non è un costo, ma un investimento sul futuro. Nel 2019 abbiamo fatto uno studio con Ambrosetti che mostra come in Italia la transizione vale fino a 23 miliardi di euro, con un numero netto di posti di lavoro creati che va da 100 a 170 mila. Poi è chiaro che, come accade per ogni svolta tecnologica, c’è chi si adatta prima e chi invece non riesce o non vuole adattarsi e rischia di scomparire. Per questo nel piano industriale di Enel è previsto che da qui al 2030 investiremo circa 210 miliardi; circa 160 nostri e altri 50 da parte di altri soggetti che coinvestiranno con noi in iniziative comuni. Questi investimenti andranno nelle reti elettriche, essenziali per la progressiva elettrificazione dei consumi, e nelle rinnovabili, essenziali alla progressiva decarbonizzazione dell’energia elettrica».

    Lei parla di territori inesplorati dell’elettricità, quali sono?«Prima di tutto proprio la mobilità: siamo partiti quattro anni fa con l’idea di mettere un’infrastruttura di ricarica pubblica in Italia e adesso a livello globale siamo a poco meno di 20 mila punti di ricarica pubblica e con quelli privati arriviamo a 150 mila. Ma questi punti nel 2030 arriveranno a quattro milioni. Si apre un mondo di servizi a chi ha un’auto elettrica, di possibilità di nuovi business: ad esempio quello di mettere la batteria dell’auto, quando non è utilizzata, a disposizione della rete elettrica, che ha sempre più bisogno proprio di batterie per essere bilanciata. Su questo fronte lanceremo sul mercato una società dedicata proprio a questo grande mondo nuovo che vedrà la luce nei prossimi mesi per essere poi messa sul mercato a livello mondiale».

    Insomma, un futuro di elettricità messa in rete?«Assolutamente sì, e questo si può fare solo grazie al digitale. Prendiamo il caso della gestione della domanda di elettricità da parte dell’industria. Sulla rete c’è necessità di essere flessibili, perché la domanda è volatile e le rinnovabili non hanno un andamento produttivo costante. Nel mondo oggi abbiamo poco meno di 8 mila MW di gestione attiva della domanda da parte di clienti industriali che stanno nel nostro sistema e che quando la rete ha bisogno di più elettricità possono staccare il proprio carico dalla rete stessa ed essere ricompensati per la loro disponibilità. Essere pagati per non consumare in certi momenti è un’opportunità che fino a pochi anni fa non si poteva nemmeno immaginare. Ora invece è una parte importante del nostro business, che ci consente anche di entrare in Paesi come la Corea il Giappone, la Polonia, l’Inghilterra e l’Irlanda».

    Tanto che avete messo queste attività in una società separata.«Sì, solo fornendo i contatori digitali a noi stessi, con 70 milioni di clienti nel mondo, siamo diventati il secondo operatore globale nel settore. Gridspertise, così si chiama la nuova società, partirà nel 2022 come società separata per valorizzare e mettere servizi a disposizione di tutti i clienti nel mondo. Avrà un partner industriale già quest’anno e per il 2023 prevediamo la quotazione, così come verrà quotata anche la nuova realtà nata dalla scissione di Enel X che si occupa di ricarica delle auto elettriche».

    Tutto bello, ma intanto le bollette sono una grande preoccupazione degli italiani. Quando calerà il prezzo del gas?«Il caro gas finirà, poi tornerà, poi ricomincerà. Il gas è il fratello minore del petrolio ed ha i suoi stessi geni, è volatile da sempre. Ora dobbiamo limitare gli aumenti, e mi pare che in questo momento il governo lo stia facendo bene, e poi agire strutturalmente su due fronti: ridurre la nostra dipendenza da questa commodity preziosa ma troppo instabile, orientandoci sempre di più verso le rinnovabili, e ammortizzare la volatilità intrinseca del gas facendo contratti su tempi più lunghi. In molte parti del mondo si fa, mentre in Europa dal 2003 si è scelto di privilegiare un mercato a breve termine, pensando che favorisse i consumatori. Ma oggi non è più il caso di comprare energia giorno per giorno. I primi nostri grandi clienti lo hanno capito e stanno cambiando la loro strategia di acquisto proprio in questa direzione».

    Draghi parla degli ottimi profitti delle aziende energetiche. E la Lega propone di tassare gli extraprofitti. Vi è mai arrivata una richiesta ufficiale in questo senso?«Mai. Anche per il semplice fatto che noi non abbiamo fatto extraprofitti. Noi produciamo il 18% dell’energia prodotta in Italia e la vendiamo direttamente ai nostri clienti, al mercato libero a prezzi fissati due o tre anni prima, come facciamo d’altronde in Spagna e in tutto il resto dei mercati in cui siamo presenti. Quindi anche ora, avendo già venduto la nostra energia, non abbiamo avuto extraprofitti e i nostri clienti, che hanno avuto i prezzi fissati tempo fa, sono al riparo da questa volatilità del gas. Non siamo tra quelli che hanno beneficiato della lotteria del gas».

    L’Ue si appresta a considerare il nucleare fonte sostenibile. Lei spiega da tempo che il nucleare non è praticabile. Chi ha ragione?«Noi abbiamo parlato poco di nucleare, ma siamo tra i pochi in Italia con esperienza diretta nel campo. In Spagna abbiamo sei centrali nucleari di seconda generazione avanzata, per un totale di 3.300 MW, con una scadenza che il governo spagnolo ha fissato dal 2027 al 2035. E in Slovacchia siamo azionisti di Slovenske Elektrarne che ha iniziato a costruire due nuove unità nel 2008: dovevano essere finite nel 2012 e lo saranno nel 2022, dovevano costare 3,3 miliardi e ne costeranno 6,2. Ed è un caso virtuoso: alla luce di altre esperienze in Europa dovremmo essere contenti di avere solo 10 anni di ritardo e un budget praticamente raddoppiato».

    La morale?«Che chi ha le centrali nucleari, come la Francia, le gestisca bene e le faccia andare finché ce le ha. Per chi invece non le ha, non ha senso costruirne di nuove con la tecnologia esistente. Per il nucleare di nuova generazione, su cui è bene lavorare studiando le tecnologie più promettenti, si parla di tempi tra il 2035 e il 2040». LEGGI TUTTO