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    Tra Baerbock, Laschet e Scholz: sfida su ambiente, fisco e austerità

    Era prevedibile che il capo di Gesamtmetall, Stefan Wolf, partisse all’attacco dei Verdi, definendo “puro socialismo” il programma elettorale di Annalena Baerbock. Anche nella patria del capitalismo renano sopravvive la vecchia dicotomia tra industrialisti e ambientalisti. Ma la potente associazione che riunisce tutte le aziende elettriche e metalmeccaniche tedesche, in realtà, sbaglia. I Verdi hanno fatto tanta strada dagli anni Ottanta, quando le loro campagne ambientaliste erano alimentate da una profonda diffidenza verso l’industria, quando protestavano davanti alle ciminiere o le centrali nucleari. Così, quando i Gruenen hanno presentato la loro agenda per la Germania del futuro, hanno promesso generosi incentivi per la riconversione delle imprese in vista di una Paese a emissioni zero. Anche perché il partito di Baerbock punta ad avvicinare nel tempo tutti gli obiettivi – già estremamente ambiziosi – per la lotta ai cambiamenti climatici.

    Il 2045 green

    L’uscita dal carbone dovrebbe essere anticipata dal 2038 al 2030; l’anno della cosiddetta “neutralità climatica” dal 2045 al 2035. E a partire dal 2030 la Germania non dovrebbe più produrre neanche un’automobile con motore a scoppio.Per finanziare questa enorme rivoluzione, i Verdi propongono un patto con l’industria: generosi investimenti per favorire un massiccio aumento delle rinnovabili, 500 miliardi di euro in dieci anni per le infrastrutture, persino contratti per compensare le aziende che scelgono l’energia a impatto zero e rischiano di soccombere alla concorrenza che gira ancora a carbone o petrolio. Intervistata dal Financial Times, Isabell Wolfgramm, dell’Associazione delle imprese tedesche Bdi, ha dovuto ammettere che il rapporto tra i Verdi e la prima industria manifatturiera europea è profondamente cambiato: “Dieci anni fa nessuno avrebbe mai immaginato che i Verdi avrebbero potuto proporre un patto alle imprese”. Ma non tutti sono convinti. Il presidente dell’associazione delle imprese familiari, Reinhold von Eben-Worlée, ha bollato l’agenda degli ambientalisti come “azionismo elettorale”. E gli imprenditori sono anche spaventati dall’idea di Baerbock di introdurre un Ministero per la Protezione del clima che avrebbe un potere di veto su tutte le leggi che impediscano il raggiungimento degli obiettivi degli Accordi di Parigi. I Gruenen sono il partito con maggiori chances di entrare come junior partner in un futuro governo a guida Laschet o Scholz – i due leader favoriti del momento per la corsa al dopo-Merkel.

    I finanziamenti per la riconversione

    L’altro grande punto interrogativo riguarda ovviamente i finanziamenti per questa costosa riconversione. E i Verdi promettono sgravi alle famiglie e alle imprese che dovranno compensare un prevedibile aumento delle bollette elettriche – Baerbock vuole aumentare più velocemente il prezzo del CO2 – e puntano ad ammorbidire le regole sul pareggio di bilancio. Ma è un sogno che il ministro delle Finanze e candidato di punta della Spd, Olaf Scholz, ha già stroncato in culla. Per una modifica della costituzione, ha fatto notare in un’intervista all’Handelsbatt, servono due terzi del Bundestag: con la Cdu e la Fdp totalmente contrari, è già escluso che una delle principali promesse dei Verdi possa realizzarsi. “I loro piani crolleranno come un castello di carte”, pronostica Olaf Scholz.

    La Spd vuole affrontare gli obiettivi sul clima con maggiore pragmatismo. “Nel primo anno di governo voglio far calcolare esattamente quanto sarà il nostro fabbisogno energetico al 2045”, in modo da “coprirlo con l’eolico, il solare e l’idrogeno. Inoltre amplieremo la rete elettrica”. La Germania si è posta già oggi dei target di riduzione del CO2 estremamente ambiziosi, per un Paese dall’industria energivora e che ha deciso di mantenere fermo l’impegno a uscire sia dal nucleare sia dal carbone. Lo spitzenkandidat socialdemocratico punta molto sul privato per la grande riconversione energetica, e per incoraggiare gli investimenti privati nel settore, stagnanti negli ultimi anni. E promette di “creare condizioni chiare e durature” e di investire “50 miliardi di euro all’anno”.

    Il fisco

    L’altro grande tema economico della campagna elettorale è il fisco. E l’attuale Grande coalizione si è totalmente spaccata sul nodo cruciale delle tasse. La Cdu/Csu rifiuta qualsiasi aumento delle imposte e propone, anzi, sgravi per famiglie e imprese e un’aliquota massima per le aziende del 25%. Lo spitzenkandidat della Cdu/Csu, Armin Laschet, ha accusato la Spd di voler “strangolare la ripresa” con il suo piano che prevede un aggravio dell’aliquota marginale per i ricchi, la reintroduzione di una tassa per i patrimoni milionari e una riforma dell’imposta di successione: “gli aumenti delle imposte sono veleno”, ha sottolineato il leader conservatore. Per Scholz, all’inverso, è “immorale” promettere 30 miliardi di euro di sgravi fiscali a chi guadagna bene, come fa la Cdu/Csu. I liberali della Fdp, papabili per un governo futuro, sia che sia guidato da Laschet, sia da Scholz, si spingono oltre i conservatori, promettendo di aumentare a 90mila euro lo scaglione attuale di 56mila euro oltre il quale scatta l’aliquota marginale e generosi tagli delle imposte a famiglie e imprese.

    L’Europa

    In questo ultimo scorcio di campagna elettorale, tuttavia, a tenere banco è stata l’Europa. Finalmente, si sarebbe potuto dire, dopo mesi di duelli estremamente “ombelicali” e incentrati su temi nazionali. Ma purtroppo, la Cdu/Csu ha pensato bene di usare l’argomento per risvegliare vecchi fantasmi euroscettici, per accusare principalmente Olaf Scholz di voler creare un'”unione dei debiti”, come sostengono Laschet e il leader della Csu, Markus Soeder. Quest’ultimo ha anche puntato il dito contro il ministro delle Finanze perché vorrebbe completare l’Unione bancaria, e i vertici del partito insinuano che la Spd voglia creare un sussidio europeo per i disoccupati. “I soldi tedeschi invaderebbero tutta l’Europa” ha tuonato il segretario generale della Cdu, Paul Ziemiak. Accusando Scholz di voler finanziare i sistemi sociali bulgari o rumeni con i soldi dei contribuenti tedeschi. Testuale.

    Il leader dei liberali, Christian Lindner, consapevole della sua forza negoziale in un futuro governo che probabilmente non potrà fare a meno di coinvolgerlo, ha già fissato i paletti in merito al Patto di stabilità. Per il capo della Fdp i criteri di Maastricht, tout court, non si toccano. Anche dalla Csu/Csu sono arrivati segnali simili. E alla fine anche Scholz, da mesi cauto sul tema, ha dovuto continuare a tirare il freno a mano sull’ipotesi di un ammorbidimento dei criteri di Maastricht. “La flessibilità che c’è è già sufficiente” aveva detto anche in un’intervista a Repubblica, quest’estate. Insomma, il vicecancelliere che aveva definito “momento Hamiltoniano” il varo del Recovery Fund ed è stato tra i principali sponsor del piano di ricostruzione da pandemia lanciato da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, sull’Europa è costretto a giocare – ancora – a carte coperte. Nel suo programma elettorale, però, si legge che il Patto andrà riformato e ribattezzato “Patto per la sostenibilità”. E quando gli hanno chiesto di recente come intenda azzerare i 400 miliardi di debito pubblico contratto durante la pandemia, il candidato della Spd ha risposto “con la crescita”. E non con i tagli. LEGGI TUTTO

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    Barbara Sala, la ricetta per unire il tech e la filiera trasfusionale. Con un occhio agli Usa, pensando all'Africa

    L’ultimo approdo in ordine di tempo è il Ghana, Africa, una terra difficile dove è necessario portare la cultura della donazione e della raccolta di sangue. Barbara Sala, imprenditrice bergamasca, classe 1978, ha assecondato ancora una volta il suo senso d’urgenza, l’idea di cercare una startup su cui investire per trovare sinergie tra tecnologie e spingere sulla leva dell’innovazione. Sala, al timone di Delcon, l’azienda di famiglia che quest’anno compie 40 anni, con base a Grassobbio, a otto chilometri da Bergamo, progetta e costruisce apparecchiature che mescolano meccanica, elettronica, chimica e informatica. Tra queste ci sono separatori di emocomponenti, dispositivi per la raccolta e la miscelazione del sangue e saldatori per i tubi delle sacche. Tutto improntato al designer thinking, forme e soluzioni che facilitano queste attività.  

    L’obiettivo di Delcon è fornire gli strumenti più adatti al lavoro degli operatori dei centri trasfusionali. Sono i clienti finali, le figure che “vanno fatte salire a bordo dei progetti di innovazione”. Il suo motto è “l’unico modo per raggiungere l’impossibile è pensare che sia possibile”. Leader globale in una nicchia di mercato: Delcon ha raggiunto oltre settanta paesi nel 2020 con Europa, Cina, Russia, America Latina, Medio Oriente, Indonesia e Australia. Settanta dipendenti, un insediamento industriale e un sofisticato laboratorio di ricerca e sviluppo. L’articolo di punta è una nuova bilancia per la raccolta di sangue chiamata ‘Milano’, nata dalla collaborazione tra Delcon e il New York Blood Center. “Una bilancia a impatto leggero che abbiamo ingegnerizzato e lanciato l’anno scorso”.

    Nel gennaio 2018 Barbara Sala ha fondato Delcon Usa, a Charlotte, nel Nord Carolina, startup focalizzata nella creazione di relazioni verso i clienti finali e aziende leader del settore, utili a realizzare progetti di co-design all’interno della filiera. Per l’Africa ha investito 200mila dollari nella compagnia statunitense Wala Digital Health, creata dall’americano Dennis Addo, e sta sviluppando una bilancia ad hoc per la raccolta, semplice e agevole da trasportare. “L’Africa è un paese difficile, ma emergente a cui bisogna guardare e entrarci per tempo. Lì manca il concetto etico di donazione, c’è il tema della sicurezza per evitare trasmissione di malattie, più che altro si dona il sangue per parenti e amici. Ed è arduo spostarsi da una postazione all’altra. Quindi abbiamo studiato una bilancia o mixer che pesa la sacca di sangue, sta su un vassoio basculante e lo miscela con l’anticoagulante. Serve a donare senza pericoli e a raccogliere sangue di qualità. Wala offre una piattaforma digitale per mettere in contatto i donatori con il centro e gli ospedali. Impatta fortemente sul problema della mortalità delle donne incinte”.

    L’azienda di Barbara Sala nasce nel 1981, con il padre Norberto, come distributore di apparecchiature medicali importate dagli Usa e dal Nord Europa. Nel 2000 c’è la prima trasformazione rilevante con l’acquisizione di un’azienda locale che aveva alcuni progetti molto rudimentali nel mercato trasfusionale. Nuovi cambiamenti di metodo e di rotta sono stati adottati negli ultimi anni. “Uscendo dalla nostra zona di comfort, abbiamo accettato l’idea che i confini dell’azienda non possono essere rigidi quando si vuole fare innovazione. Non è facile, ma mettendo il cliente al centro e imparando a comprenderne a fondo i bisogni, si può ridurre il rischio d’impresa”. Da qui il forte approccio ‘design driven’ nella progettazione, supportato da un solido ecosistema di partner innovativi, sia in Italia, affiancandosi al Cefriel, una società consortile partecipata anche da università come il Politecnico di Milano, che negli Usa, con rinomate organizzazioni accademiche e un network di aziende attive in diversi ambiti tech.

    Quasi il 90 per cento della produzione realizzata nello stabilimento di Grassobbio viene venduta all’estero. Il 12 per cento dei ricavi è destinato alla ricerca. “Gli Stati Uniti sono un grande mercato in ambito trasfusionale, con centri molto grandi, aperti a dinamiche di innovazione che funzionano come vere e proprie aziende. È più facile fare business, in 24 mesi si va dal foglio bianco alla messa in produzione”. Delcon supporta anche il fondamentale ruolo umanitario svolto dagli ospedali in paesi come Iran, Libia, Iraq e Palestina, contesti geopolitici complessi, dove il bisogno di sangue per fronteggiare le emergenze necessita di apparecchiature e macchinari affidabili.

    Il 2020 ha segnato per l’impresa di Barbara Sala, che lavora con il fratello Filippo, più piccolo di nove anni, un bilancio in crescita del 25 per cento rispetto al 2019, pari a 12,8 milioni di euro, dovuto anche all’integrazione di Moelca, company italiana acquisita due anni fa, una realtà da un milione di euro di fatturato specializzata in dispositivi per la separazione di emocomponenti.

    Nata a Vimercate e cresciuta ad Arcore, dove risiede la sua famiglia, la ceo ha frequentato il liceo linguistico e si è laureata nel 2004 allo Iulm in Relazioni pubbliche. Non aveva intenzione di entrare nell’azienda di famiglia, sempre attratta da tutto quello che era tecno. Ha lavorato in Siemens, diversi anni per Microsoft, ha seguito Mach, il programma per giovani laureati che l’ha portata a viaggiare: Lisbona, Seattle, Monaco, fino alla filiale di Milano. Training, mentorship, “un percorso interessante e utile”. Ha seguito diversi master e corsi di formazione manageriale al Politecnico di Milano, un executive education nelle aree di imprenditorialità e nuove tecnologie ad Harvard, strategy e innovation al Mit di Boston. Nella società ViaMichelin, del gruppo Michelin, la notissima guida, ha venduto servizi digitali di mappe e contenuti. Da lì è nata l’idea di creare un portale ‘All you can Italy’ che portasse l’italianità autentica, non stereotipi, nel mondo. Suo socio Fabio Scagliola, “che ho chiamato in azienda e ancora oggi lavora con noi”.  

    Il 2011, dopo una fase di discussione familiare, ha decretato il suo ingresso in Delcon, come general manager dal 2014 e poi ceo di Delcon Usa e amministratore delegato Italia. “È stato un innamoramento. Mi sono accorta che c’era un mondo fantastico in cui operare”. Da lì il passaggio generazionale, complicato e delicato, ma graduale, e concluso con l’uscita definitiva del fondatore. “Guardando indietro non è stata una passeggiata di salute, utile invece che io abbia fatto esperienza altrove. Chi entra deve guadagnarsi piano la posizione, chi deve uscire, deve digerire. La prima cosa che ho fatto è stata portare un nuovo sistema gestionale, processi, utilizzo dei dati. Dal 2011 a oggi abbiamo raddoppiato e oltre, fatturato e persone. A volte ho il rimpianto di non essermi decisa prima, avrei accelerato i tempi della modernizzazione”.

    C’è un mondo dietro all’attività di trasfusione, non è solo per chi ha perso sangue. La domanda attiene ai vari componenti del sangue: globuli rossi, plasma e piastrine, e può variare anche il valore. “È una domanda delegata all’andamento di operazioni chirurgiche, cura dei traumi, l’universo delle terapie. Si curano leucemie, ustioni, pazienti oncologici e con il plasma si creano farmaci salvavita per alcune malattie”.

    Lo stop e i ritardi imposti dal Covid a tutta una serie di attività mediche ora sembra superato. “Tutto sta ripartendo in modo molto veloce, anche i donatori tornano a donare. Sulle donazioni facciamo ricerca e investiamo, i centri trasfusionali hanno difficoltà a trasformare un donatore di globuli rossi in un donatore ricorrente. A volte averne uno fidelizzato è più necessario che acquisirne uno nuovo. Negli Usa ci stiamo lavorando, negli anni si è creato un network di persone esperte per rendere più facile l’accesso al centro trasfusionale, per prenotare, facilitare la comunicazione tra donatore e centro, rendere l’ambiente più stimolante. Pensiamo di far leva sul riconoscimento etico e sociale, far sapere al donatore come verrà utilizzato il suo sangue, se grazie a lui sono state salvate delle vite”.

    Altro impegno è fare informazione con i giovani, sensibilizzare soprattutto i millennial, a donare il sangue come gesto civico, tenerli ingaggiati e motivati. “Spesso non donano perché non sanno di che si parla. Bisogna trovare linguaggio e canale comunicativo. E qui i social network giocano un ruolo cruciale”.

    L’importanza della formazione se si vuole affrontare sfide nuove. “Ne facciamo tanta per i dipendenti, e ci è servito per la transizione culturale. Il nostro è un settore abbastanza maschile e poco giovanile. Per me all’inizio è stata dura: una ragazza, per giunta figlia del fondatore. Ci vuole tenacia, non arrendersi. Per una donna in certi percorsi bisogna insistere. Da noi c’è una buona componente femminile, manca nelle materie ingegneristiche, ma stiamo cercando di colmare il gap”.

    Sposata di recente, Barbara Sala non ha figli. Ex giocatrice di pallacanestro, è una divoratrice di fumetti, passione trasmessa dal fratello. “Però non posso dire di non aver pensato a me in questi anni. Ho lottato per creare il cosiddetto work life balance. L’azienda risucchia buona parte delle energie. Ho dedicato molto tempo alla mia crescita personale e professionale. È un privilegio potersi formare, mi ha cambiato”. Vacanze in Sardegna e a Lampedusa, e un tour nella zona dello Champagne, “perché sono un’appassionata di enologia, e vado per cantine”. In valigia un best seller, il libro di Malcom Gladwell, ‘Outliers’, tradotto in italiano col titolo ‘Fuoriclasse’. “Analizza il successo e le diverse figure che lo hanno raggiunto. C’è un capitolo sul perché cadono gli aerei, e un altro che spiega perché gli asiatici sono più bravi in matematica. L’interpretazione che diamo noi del successo è un po’ frettolosa. Gladwell dà un punto di vista diverso. Come sfruttare condizioni favorevoli e impegnarsi. Sottolinea il concetto delle diecimila ore: in media il quantitativo di pratica necessaria per riuscire bene in qualsiasi disciplina. Legato anche a fattori esterni: bisogna esporsi alle opportunità”. LEGGI TUTTO

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    La mini tassa per i super ricchi funziona: nel 2020 in Italia 592 paperoni stranieri

    MILANO – La mini tassa per i super ricchi continua a sedurre i paperoni stranieri. L’imposta sostitutiva introdotta nel 2016, che permette a chi trasferisce la propria residenza fiscale nel nostro Paese di pagare soltanto 100 mila euro in relazione a tutti i redditi prodotti all’estero, lo scorso anno è stata adottata da 592 contribuenti. A questi si […] LEGGI TUTTO

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    G20 Agricoltura, via libera alla carta di Firenze. Patuanelli: “Dalla politica troppi tentennamenti”

    FIRENZE – Cinque pagine e ventuno punti per definire le direttrici di azioni sul fronte dell’agricoltura e dell’alimentazione da parte delle grandi economie mondiali. Si sono chiusi con l’approvazione della Carta della sostenibilità dei sistemi alimentari di Firenze i lavori del G20 Agricoltura, partito ieri nel capoluogo toscano sotto la presidenza dell’Italia. “Il pianeta non […] LEGGI TUTTO

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    Green pass, Confartigianato: “Misura positiva, ma chiarire come le Pmi possono sostituire i lavoratori sprovvisti di certificato”

    MILANO – “Partiamo dal chiarire una cosa: l’estensione dell’obbligo di Green pass a tutti i lavoratori è un fatto positivo, senza ‘se’ e senza ‘ma’”. Marco Granelli, presidente di Confartigianato, qualcuno suggeriva però di passare direttamente all’obbligo vaccinale. Sarà sufficiente il certificato per fare l’ultimo scatto contro la pandemia? “Il nostro auspicio era innanzitutto arrivare a una normativa che definisse in maniera univoca e chiara i comportamenti da seguire nei confronti dei lavoratori che non si vaccinano. La misura adottata tutela la salute e sicurezza in azienda e consente di accelerare il percorso di uscita dalla crisi. Non ci possiamo permettere nuovi lockdown, perché la ripresa deve esser lineare. Quanto all’obbligo vaccinale, credo che il Green pass sia uno strumento che sicuramente incentiverà la campagna vaccinale: è equilibrato e corretto, non può che avere ripercussioni nell’andamento delle somministrazioni.

    Green Pass, ecco tutte le risposte ai dubbi sulla Certificazione verde per il lavoro

    di

    Michele Bocci

    Viola Giannoli

    17 Settembre 2021

    Le norme sono facilmente applicabili, soprattutto per le piccole imprese?

    L’immediatezza era quel che chiedevamo e mi lasci dire che per tutta la pandemia le Pmi hanno applicato in maniera piena tutti i protocolli anti-Covid che sono stati via via definiti. Non credo che ci possano essere problemi ad applicare anche la vigilanza sul Green pass. C’è ancora però qualcosa da chiarire.

    Si spieghi meglio.

    Sulla base dei testi fin qui visionati, le imprese sotto i 15 dipendenti possono – dopo il quinto giorno di mancata presentazione del certificato da parte di un lavoratore – sostituirlo per dieci giorni, non oltre il 31 dicembre. Chiaramente l’intenzione sembra di dare un trattamento migliore ai piccoli, venire incontro alle esigenze di flessibilità. Ma per come abbiamo potuto vedere non è molto chiaro.

    Il problema sarà trovare questi sostituti?

    Sì, diciamo che l’attuazione sarebbe complicata: lascia perplesso il riferimento ai dieci giorni, perché è difficile assumere qualcuno per una sostituzione così breve. Sono certo che verrà chiarito questo aspetto, è un problema formale non certo sostanziale.

    Crede che si creeranno lavoratori di serie A e di serie B?

    No, in primo luogo perché è una normativa emergenziale che non prevede assolutamente di risolvere il rapporto di lavoro, o comminare sanzioni disciplinari agli sprovvisti di Green pass. Certo, se diventasse una situazione a regime andrebbero fatte valutazioni diverse ma per ora non ravvedo problemi.

    Gli autonomi sono inclusi. Chi controllerà il pass dell’elettricista che lavora da solo?

    L’aspetto effettivamente non è chiaro, spetterebbe alla famiglia che gli apre le porte di chiasa. Ma non lo considero particolarmente rilevante perché già ora nella pratica accade che i committenti privati richiedano al lavoratore autonomo il green pass di loro iniziativa. Credo sia giusto estendere la norma ai soggetti esterni che accedono nelle aziende, magari per installare impianti o per la manutenzione. Lo spirito è equiparare tutti i lavoratori: pubblici, privati e autonomi. Il tema dei controlli sull’autonomo è secondario.

    Teme un aggravio di adempimenti per i piccoli, anche di possibili sanzioni?

    Ci attrezzeremo per farlo. Certo, sono oneri in più e ne avremmo fatto volentieri a meno; ma bisogna contemperare pro e contro, e in questo caso i pro della normativa sono superiori ai contro.

    E il costo dei tamponi? Basta la promessa di calmierarlo?

    Potremmo valutare, con i fondi della bilateralità, la compartecipazione alle spese dei lavoratori per i tamponi. Anche lanciare l’idea di un rimborso, senz’altro non possono essere a carico delle imprese.

    Si avvicina la fine del blocco dei licenziamenti per tutti, come precede la ripresa?

    Le piccole imprese di manifattura e costruzioni stanno recuperando in fretta, ci sono ancora difficoltà sul fronte dei servizi. Confidiamo molto nelle politiche attive del lavoro e nelle misure del Pnrr. LEGGI TUTTO

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    L'ex bocconiana che coltiva ortaggi a Sorrento: “Ho scelto di tornare a casa e sono felice”

    FIRENZE – Con in mano una doppia laurea alla Bocconi, triennale e specialistica in inglese, era pronta a destreggiarsi tra le leggi dei grandi mercati finanziari. Valentina Stinga però, alla fine, ha scelto un altro mercato: quello della verdura. Trentadue anni compiuti, dal 2017 ha dato vita a Rareche, azienda agricola con base a Sorrento che produce ortaggi e che fa affari sia con la vendita diretta nel proprio territorio sia, grazie alla vetrina di Instagram, mettendo sul mercato conserve e olio che viaggiano anche in Francia, Germania, Repubblica Ceca e Belgio. 

    Un bel salto, dai banchi del prestigioso ateneo milanese ai campi agricoli. “Finiti gli studi ho deciso fin da subito che avrei voluto tornare a casa. Volevo lavorare nel turismo ma da un lato avevo un profilo troppo alto per via dei miei studi, dall’altro non avevo abbastanza esperienza”. Dopo alcune parentesi di lavoro non soddisfacenti, nel 2017 arriva la svolta: “Mio padre aveva comprato un terreno di tre ettari con un rudere ma non c’era nessuno che se ne occupasse. Allora, in attesa di recuperare il rudere, ho deciso di dedicarmi alla terra: ho piantato 10 piante di zucchine e 20 di pomodoro, senza sapere assolutamente nulla”. 

    Da qui è iniziato un percorso di formazione. O meglio: auto-formazione. “Ho comprato tonnellate di libri, cercato direttamente su Google come fare crescere determinate piante. E mi sono fatta aiutare anche da contadini del posto”. Quando la terra ha cominciato a dare i primi frutti, quello che era sembrato quasi un gioco ha cominiciato a prendere la forma di una vera attività di impresa. “Le zucchine che avevo seminato sono diventate sempre di più. All’inizio le mangiavamo in famiglia, poi ho cominciato a regalarle. Quando erano troppe anche per essere regalate ho iniziato a vederle”. 

    Da qui, e con l’aggiunta di molti altri prodotti, è partita l’avventura imprenditoriale di Rareche, che in dialetto napoletano significa “radici”. “Le persone a cui regalavo gli ortaggi hanno cominciato a farmi notare come fosse raro trovare prodotti freschi nella zona che non fossero limoni, visto che qui si coltiva praticamente solo quelli”.  LEGGI TUTTO

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    Saras, Moratti dona il suo stipendio ai dipendenti: 1,5 milioni per ringraziarli per il lavoro durante la pandemia

    MILANO – Il presidente della Saras, Massimo Moratti, ha deciso di destinare il suo compenso annuo, pari a 1,5 milioni di euro, ai lavoratori della raffineria di Sarroch (Cagliari), ora in cassa integrazione a causa della pandemia. L’emolumento servirà a compensare la riduzione degli stipendi. Moratti ha indirizzato ai lavoratori una lettera, in cui li […] LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 17 settembre. Listini in recupero nel giorno delle “tre streghe”. Nuovo crollo per Evergrande in Cina: “Non aspetti il governo”

    MILANO – Future positivi per i listini europei e su Wall Street, dopo che le Borse asiatiche hanno finalmente rialzato la testa dopo quattro sedute di debolezza. Oggi è una di quelle giornate che possono esser caratterizzate dalla alta volatilità, perché c’è la scadenza trimestrale di future sugli indici e opzioni su indici e azioni: le cosiddette “tre streghe”.

    In Asia, Tokyo ha chiuso in recupero dello 0,58%, Seul sale dello 0,15% e Hong Kong dello 0,37%. Resta aperto il caso Evergrande che crolla ancora alla Borsa di Hong Kong, accusando a ridosso della pausa degli scambi un tonfo che sfiora il 13%: -12,93%, a 2,29 dollari di Hk. I titoli scontano un editoriale di Hu Xijin, direttore del Global Times, secondo cui la compagnia, alle prese con una gravissima crisi finanziaria, non dovrebbe scommettere sul salvataggio del governo in quanto si ritiene “troppo grande per fallire”, ma usare i mezzi di mercato per salvarsi. Hu ha aggiunto nell’intervento sul suo account WeChat di non vedere rischi sistemici. A Shenzhen, intanto, proseguono le proteste dei piccoli investitori intorno al quartier generale della società.

    L’agenda macro di oggi prevede la lettura finale dell’inflazione nell’Eurozona relativa al mese di agosto, che dovrebbe essere rivista al 3% dal 2,2% della stima preliminare. Nel pomeriggio dagli Stati Uniti giungerà la fiducia dei consumatori elaborata dall’Università del Michigan. Ieri sera, nonostante i dati macro positivi, Wall Street ha chiuso mista con il Dow Jones in calo dello 0,18%, lo S&P500 dello 0,15% e il Nasdaq positivo dello 0,13%.

    Tra le valute, l’euro apre in calo sotto 1,18 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1774 dollari e 129,33 yen. Dollaro/yen avanza a 109,85. L’aumento, a sorpresa, delle vendite al dettaglio Usa, che conferma la forza della ripresa, ha rafforzato le aspettative di un avvio a breve del tapering, la riduzione degli aiuti all’economia, spingendo verso l’alto i rendimenti obbligazionari e innescando un’ondata di vendite nel comparto tecnologico. Gli investitori guardano quindi con timore alla riunione della prossima settimana della Fed dalla quale potrebbero emergere indicazioni in questo senso.

    Ad attirare l’attenzione, sul lato europeo, è stato anche un report del Financial Times per il quale la Bce centrerà l’obiettivo dell’inflazione al 2% nel 2025 e quindi potrebbe alzare i tassi di interesse nel 2023, un anno prima del previsto. La Bce l’ha definito “non accurato”, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg: “La conclusione dell’Ft sul fatto che un aumento dei tassi potrebbe esserci già nel 2023 non è in linea con la nostra guidance”, aggiunge Francoforte. Lo spread apre stabile a 98 punti con il rendimento del decennale italiano allo 0,69%.

    Il prezzo del petrolio è in calo questa mattina sui mercati internazionali. Il Wti americano segna 72,36 dollari, con un ribasso dello 0,34%. Il Brent quotato a Londra segna -0,30% a 75,44 dollari al barile. LEGGI TUTTO