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    Fraccaro sposa la proposta Sassoli: “La Bce dovrebbe cancellare i debiti della pandemia”

    MILANO – L’ipotesi di una possibile cancellazione del debito contratto dai Paesi nel corso della pandemia e acquistato dalla Bce, avanzata dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli in una intervista a Repubblica, fa breccia anche in una parte del governo. “La politica monetaria deve supportare le politiche fiscali espansive dei Paesi in ogni modo”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro in una intervista a Bloomberg. Tra questi, anche “cancellando i titoli di Stato acquistati durante la pandemia o rendendoli perpetui”, cioè senza scadenza e quindi senza necessità di rimborso.
    Sassoli tiene duro sui debiti da cancellare “Non devono esserci tabù”
    dal nostro corrispondente Alberto d’Argenio 18 Novembre 2020

    Uno scenario, quello della cancellazione del debito, su cui si è già registrata la netta chiusura della presidente Bce Christine Lagarde, che ha ribadito che questa possibilità è categoricamente esclusa dai trattati. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.Secondo Fraccaro – riporta Bloomberg – esisterebbe comunque la base legale per un intervento di questo tipo perché l’Eurotower potrebbe fare leva su una parte separata del trattato che la obbliga a a supportare le economia dei Paesi fintantoché venga assicurato l’obiettivo primario della stabilità dei prezzi. “Per la Bce una cosa è essere indipendenti dalla politica, un’altra è non capire dove sta andando il mondo”, ha aggiunto. “La Bce dovrebbe aiutare i Paesi a rilanciare le loro economie”.Soltanto nel 2020 l’Italia ha dovuto sostenere oltre 100 miliardi di maggiori spese per fronteggiare l’emergenza. Una spesa che, complice la caduta del prodotto interno lordo, ha fatto esplodere il rapporto Debito/Pil al 158% secondo i numeri della nota di aggiornamento del Def. 

    Italy Wants ECB to Cancel Pandemic Debt, Conte’s Top Aide Says Chiara Albanese Alessandro Speciale Nov 26 2020, 10:30 AM Nov 26 2020, 1:36 PM (Bloomberg) — The European Central Bank should consider wiping out or holding forever the government debt it buys during the current crisis to help nations recover and restructure, a top Italian government official said. “Monetary poliRead more at: https://www.bloombergquint.com/business/italy-wants-ecb-to-cancel-pandemic-debt-conte-s-top-aide-saysCopyright © BloombergQuint
    Italy Wants ECB to Cancel Pandemic Debt, Conte’s Top Aide Says Chiara Albanese Alessandro Speciale Nov 26 2020, 10:30 AM Nov 26 2020, 1:36 PM (Bloomberg) — The European Central Bank should consider wiping out or holding forever the government debt it buys during the current crisis to help nations recover and restructure, a top Italian government official said. “Monetary poliRead more at: https://www.bloombergquint.com/business/italy-wants-ecb-to-cancel-pandemic-debt-conte-s-top-aide-saysCopyright © BloombergQuint LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 26 novembre. I listini globali si adagiano sui massimi

    MILANO – ORe 9:15. I listini azionari si adagiano sui massimi grazie alla buona performance in Asia, mentre gli avvii degli scambi in Europa sono improntati al cauto rialzo, in assenza di indicazioni dal Wall Street chiusa per il Thanksgiving. Nelle prime battute la Borsa di Francoforte segna un guadagno dello 0,2%, Parigi sale dello 0,3% e Londra è invariata. In positivo anche Milano che avanza dello 0,1%. A Piazza Affari si registra la reazione del cda del Creval all’Opa di Crédit Agricole: nella tarda serata di ieri la banca valtellinese ha definito “inattesa” la mossa transalpina e avviato le procedure per nominare gli advisor. La Borsa di Tokyo ha chiuso in buon rialzo: l’indice Nikkei è cresciuto dello 0,91% a 26.537 punti. Ieri sera, Wall Street aveva segnato un finale contrastato con il Dow in calo dello 0,58% e di nuovo sotto i 30 mila punti e il Nasdaq in rialzo dello 0,48%.
    “Pensiamo che la crescita dei mercati possa ancora estendersi, rafforzata dalle notizie positive sui vaccini, dalla maggior stabilità politica negli Usa con una transizione pacifica (da Trump a Biden, ndr) e con stimoli aggiuntivi in arrivo” dalle banche centrali, il commento che Xi Qiao, managing director di UBS Global Wealth Management, ha rilasciato a Bloomberg per inquadrare il momento dei mercati. “Stiamo assistendo a una forte rotazione” degli investimenti” verso i titoli ciclici e pensiamo che questo trend sia destinato a continuare”.L’agenda macro di oggi è piuttosto scarna di appuntamenti, complice la chiusura per festività di Wall Street per il Giorno del Ringraziamento. Tra i dati, in arrivo la fiducia dei consumatori in Germania e la bilancia commerciale dell’Italia. Attesa anche la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Bce e la riunione della banca centrale della Svezia. Sul fronte emissioni, il Tesoro italiano collocherà Bot semestrali per 6 miliardi. Ieri, intanto, dai verbali della Fed non sono emerse novità sostanziali: la Banca centrale americana emerge come pronta ad aumentare l’acquisto di obbligazioni per sostenere maggiormente e più velocemente l’economia americana colpita dalle conseguenze della pandemia, se fosse necessario, ma non vede immediate necessità di cambi di direzione.L’euro apre in rialzo sopra 1,19 dollari. Sui mercati torna la propensione al rischio, malgrado l’aumento dei contagi, con l’effetto di depotenziare il dollaro-bene rifugio. La moneta europea passa di mano a 1,1919 dollari e 124,47 yen. Dollaro/yen arretra a 104,34. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga leggermente in area 115 punti base.Tra le materie prime, continua la rimonta dei prezzi del petrolio dopo il calo a sorpresa delle scorte settimanali Usa. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di 21 cent a 45,95 dollari, dopo un top a 46,09 dollari. I future sul Brent crescono di 25 cent a 48,86 dollari. Il mercato promuove l’avvio della transizione presidenziale negli Usa, è ottimista sull’arrivo di un vaccino anti-Covid e si aspetta che l’Opec+ la prossima settimana estenderà i tagli alla produzione.  LEGGI TUTTO

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    Posso pagare il baby sitter con il bonus, se riceve il Reddito di Cittadinanza?

    Gentile lettore,con la crisi economica derivata dalla pandemia da COVID-19 sono stati introdotti diversi bonus. Alcuni di questi sono compatibili anche con il Reddito di Cittadinanza, ma solamente a titolo di integrazione. Il voucher baby-sitter è uno strumento per pagare una prestazione di lavoro occasionale (la gestione dei bambini) tramite il Libretto Famiglia.Il Reddito di Cittadinanza è compatibile con altri bonus e redditi, ma solo quando l’importo del reddito familiare del nucleo familiare che ne fa richiesta è inferiore alle soglie fissate dalla normativa. Nel caso di specie, il prestatore può anche essere un familiare del minore, purché non convivente (INPS, Circolare n. 73 del 17 giugno 2020, paragrafo 4). Nella normativa e nei documenti di prassi di riferimento non si rinviene alcuna incompatibilità tra il bonus baby-sitter e il reddito di cittadinanza. Inoltre, si ricorda che i compensi percepiti tramite il libretto famiglia sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sullo stato di disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno (art. 54-bis, D.L. n. 50/2017).

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    Italiani al buio: mai tanti black-out di energia elettrica da 10 anni

    Il servizio di distribuzione dell’energia elettrica sta peggiorando. In altri termini: gli italiani rimangono più spesso al buio. Nel 2019 gli indennizzi ai consumatori dovuti a black-out riconducibili agli operatori hanno raggiunto quota 118 milioni; l’anno precedente erano stati 45. L’anno passato ha fatto segnare il punto più alto di una tendenza in atto da subito dopo il 2016: in quell’anno era stato raggiunto, a livello nazionale, il minimo storico sia per minuti di black-out per utente (35) che per numero di interruzioni senza preavviso per utente (2,92). In un lento crescendo, l’ultimo dato diffuso dall’autorità di settore Arera parla di 47 minuti persi e di 3,53 interruzioni per utente.Per ritrovare performance così negative bisogna tornare al 2010. Dieci anni in cui lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture non si è mai fermato. Lo stesso presidente di Arera, Stefano Besseghini, lo dice senza troppi giri di parole: “Dal 2017 assistiamo a un’inversione di tendenza, un peggioramento graduale della qualità del servizio”. E aggiunge: “L’esplorazione di nuovi segmenti industriali e di soluzioni tecnologiche innovative assieme a un lavoro sistematico e continuativo di manutenzione e crescita della rete devono consentire di mantenere quel livello di qualità del servizio di cui il nostro Paese può andare giustamente fiero”. Tra le righe si può leggere una stoccata alle società di distribuzione: sulla manutenzione bisogna fare di più.
    È quello che pensano anche gli esperti di due associazioni di consumatori: Paolo Cazzaniga di Altroconsumo e Marco Vignola di Unione nazionale consumatori (Unc). “Pensiamo all’investimento che si sta facendo sui contatori di seconda generazione – dice Cazzaniga – che cambieranno molto il mercato dell’energia per come lo conosciamo. I nuovi contatori vanno benissimo, ma tutto dev’essere accompagnato da una costante manutenzione della rete, perché resti in grado di svolgere il suo ruolo di servizio essenziale”.Secondo Vignola, il sistema degli indennizzi per black-out funziona bene “anche perché è piuttosto semplice da applicare, mentre molto meno soddisfacente è il meccanismo degli indennizzi per disservizi di tipo amministrativo. Sosteniamo da anni che dovrebbero essere più severi”: Anche Vignola, che è responsabile energia per Unc, punta il dito sulla manutenzione: “Se aumentano le interruzioni per colpa del distributore, è evidente che c’è un problema. Il controllo e il monitoraggio della rete sono via via meno efficienti. Soprattutto al sud”.E in effetti la differenza tra aree geografiche è mascoscopica. È vero che peggiora la media nazionale, ma nel 2019 i minuti passati al buio al sud sono stati 69 contro i 32 del nord; mentre il numero di interruzioni è stato di 5,83 contro 2,19. Con il centro Italia che si colloca, anche in questo caso, in mezzo con 45 minuti persi e 2,96 interruzioni annue. Di fatto, l’unica area che sfora la media nazionale è proprio il sud con Sicilia, Sardegna e Campania in cima per interruzioni dovute a colpe del distributore, mentre la Basilicata è stata funestata da un altissimo numero di black-out dovuti a cause indipendenti, in primis il maltempo. La Sicilia è la regione dove i furti di rame incidono di più sulle interruzioni, seguita da Puglia e Calabria.  Le tre società che dovranno distribuire più indennizzi sono E-Distribuzione (108 milioni) che gestisce circa l’85% della rete, Areti (5,4 milioni) che opera principalmente a Roma e Unareti (3,4 milioni) che opera a Milano e Brescia. Ma ci sono anche quei distributori che sono andati addirittura al di sopra degli standard di qualità fissati da Arera, quasi tutti piccoli: Set distribuzione (del gruppo Dolomiti energia) ha ricevuto un premio di 1,7 milioni, Edyna (che opera in Alto Adige) 1,15 milioni. “Questi sono gli oneri in bolletta che è giusto pagare: quelli usati per premiare le aziende virtuose” commenta Vignola, sottolineando come alla voce “oneri generali di sistema” rientrino voci di spesa come il decommissioning nucleare, gli incentivi a Rfi o i contributi alle aziende energivore “che dovrebbero invece essere a carico della fiscalità generale anziché gravare sulle bollette”. LEGGI TUTTO

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    Agro-alimentare: “Il futuro del comparto (e degli investimenti) è sostenibile”

    “Solo l’innovazione può rendere sostenibile il nostro cibo”. Parola di Matteo Ramenghi, a capo degli investimenti di Ubs Wealth Management in Italia a valle di una serie di incontri con alcune delle società della filiera agro-alimentare che hanno avuto per oggetto proprio il tema della sostenibilità. “Abbiamo cercato di capire quali siano i nuovi modelli produttivi e se possano essere coerenti con la tradizione italiana – il resoconto del manager della banca svissera – Abbiamo voluto inoltre approfondire gli sforzi messi in campo dai produttori tradizionali per cercare di ridurre la propria impronta ambientale e proiettarsi verso un nuovo paradigma”.Ci sono i numeri a dare sostanza alla convinzione che la sostenibilità sia la prima delle sfide di questo settore. “Prima di tutto, si tratta di una filiera che presenta un’impronta ambientale pesantissima: secondo l’ONU e il WWF, a livello mondiale è responsabile del 70% del consumo di acqua, il 37% della produzione di emissioni e il 40% del consumo di suolo. Parallelamente, 3 miliardi di persone soffrono di malnutrizione e oltre 800 milioni versano in stato di grave insicurezza alimentare”.Gli attuali modelli produttivi escono quindi a pezzi da una proiezione dei loro effetti sul pianeta nel medio termine, anche in considerazione del fatto che nel 2050 la popolazione globale sarà aumentata di altri due miliardi di persone e – stima l’Onu – “il fabbisogno alimentare su base inerziale crescerebbe del 60%, con impatti ambientali assolutamente ingestibili e l’impossibilità di sfamare miliardi di persone”.C’è però in atto un cambiamento importante, ed è la seconda ragione che porta Ramenghi a considerare imprescindibile il percorso dell’agro-alimentare verso la sostenibilità: “Mentre lo scorso decennio ha visto le nuove tecnologie diffondersi rapidamente solo in alcuni settori, ci aspettiamo che nei prossimi anni ci sia una diffusione a macchia d’olio all’interno di quelli che oggi vengono considerati più tradizionali, tra i quali certamente l’agro-alimentare. La tecnologia migliorerà la produttività e determinerà nuovi standard qualitativi, magari integrando nuovi principi nutritivi o creando nuovi gusti, ma chi rimarrà indietro finirà per essere marginalizzato come già è avvenuto in tanti altri campi”.E il ruolo dell’Italia? Essendo il cibo Made in Italy riconsociuto nel mondo come sinonimo di qualità, bisogna stare attenti: “Nemmeno la nostra eccellenza è immune a questi cambiamenti ed è e sarà sempre più obbligata ad innovarsi per non scoprirsi marginale in un prossimo vicino futuro”.Se le autorità di tutto il mondo premono per fare passi avanti in chiave ambientale, “l’unica strada percorribile è indubbiamente l’innovazione, su più livelli: cosa produrre, come produrlo, come farlo arrivare al consumatore finale. La sostituzione di alcuni prodotti con altri a minor impatto a parità di principi nutritivi è già oggi visibile nelle corsie dei nostri supermercati, ma siamo solo agli inizi di questa trasformazione. La produzione agricola tra pochi anni sarà profondamente diversa da come la conosciamo oggi, l’utilizzo di robot e big data, l’agricoltura verticale, e la crescita dei cibi creati in laboratorio sono realtà destinate a catturare quote crescenti dell’industria alimentare. L’ agricoltura verticale consente ad esempio di risparmiare oltre la metà di terra e di acqua rispetto ad una coltivazione tradizionale”.Ai grandi investimenti richiesti faranno seguito “notevoli opportunità agli operatori che le sapranno cogliere, così come agli investitori. Il fatturato relativo alle proteine vegetali, all’uso di robot e big data nell’agricoltura, al miglioramento del potenziale delle sementi è atteso crescere a doppia cifra nel prossimo decennio: un multiplo quindi rispetto al settore di appartenenza o al PIL globale”. Sono proprio questi trend, che possono esser traslati su altre filiere, a spiegare perché “gli investimenti sostenibili hanno sofferto meno di quelli tradizionali la crisi originata dalla pandemia del COVID-19. L’evidenza empirica non mostra sostanziali differenze nella performance a lungo termine tra investimenti sostenibili e tradizionali ma, spesso, scegliere strategie sostenibili significa avere minore esposizione a società che incorrono rischi di class action, di disastri ambientali o di essere marginalizzate.La rilevanza degli investimenti sostenibili è destinata a continuare e crescere, spinta da molteplici forze: l’emergenza ambientale, le politiche dei governi, le istanze dei consumatori e la stessa industria finanziaria che vede sempre più istituzioni adottarli come il nuovo standard. Per gli investitori spesso rappresentano un’opportunità di accedere a maggior crescita”. LEGGI TUTTO

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    Generali vuol salire in Cattolica, ma senza Opa la Consob frena

    MILANO – Nessuna autorizzazione preventiva, o per meglio dire nessuna esenzione in bianco per salire oltre il 25%, soglia d’Opa, senza lanciare un’offerta pubblica di acquisto. È questa, in sintesi, la posizione della Consob rispetto ai vari quesiti che Generali ha presentato all’autorità di controllo sui mercati nei confronti della sua preziosa partecipata Cattolica assicurazioni. La delibera, già approvata nei suoi aspetti, verrà formalizzata nei prossimi giorni ma la sostanza è chiara: se e quando il Leone di Trieste decidesse di salire, potrà sottoporre a Consob un quesito concreto, su una fattispecie definita, e solo così potrà riceverne indicazioni cogenti; nulla di generico e, soprattutto, di preventivo.Nei giorni scorsi Generali si era rivolta alla Consob, sottoponendo una serie di quesiti tecnici, tutti legati alla possibilità eventuale di salire in Cattolica. Le occasioni non mancano, a partire dal corposo pacchetto di azioni (l’11,64%) su cui i soci hanno esercitato nell’ottobre scorso il diritto di recesso e che successivamente è stato offerto in opzione, allo stesso prezzo, ai soci attuali della compagnia, ancora per una manciata di mesi una popolare.
    I tempi dell’opzione scadono oggi e ragionevolmente nessuno si farà avanti perché il prezzo è superiore a quello attuale di Borsa. Nei giorni scorsi però il Leone di Trieste aveva posto la domanda teorica sull’esenzione all’Opa, così come altre richieste – a quanto si è potuto ricostruire – riguardavano il prossimo aumento di capitale, da 200 milioni, che sarà rivolto a tutti i soci Cattolica, quindi anche a Generali, che in caso di inoptato potrebbero dare al Leone di Trieste l’occasione di salire.Consob non ha voluto pronunciarsi su fattispecie astratte. Anche se la cornice è chiara e ben individuata: sopra il 25% (e Generali è molto vicina, visto che sta al 24,46%) l’esenzione all’Opa ha eccezioni previste dalla legge, la cui principale è l’intervento in caso di salvataggio di una compagnia. La necessità di un salvataggio però nel caso di una compagnia di assicurazione deve essere decretata dall’Ivass, cosa che finora non è avvenuta (Ivass ha parlato della necessità di un rafforzamento di Cattolica).Una cosa è certa: «Un’offerta obbligatoria su Cattolica non è sul tavolo. Non stiamo considerando questa opzione», ha sottolineato più volte Philippe Donnet durante il recente Investor Day. E pur considerando che attraverso «la partnership creeremo valore per entrambi i partner» Trieste formalmente non ha nessuna intenzione di spendere troppi soldi (per esempio, lanciando un’Opa). Nello stesso tempo è difficile pensare ad un futuro in cui le due compagnie restino entità societarie distinte, entrambe al listino e con una quota di controllo stabile ma non blindata da parte del Leone di Trieste. Sempre che la Consob, di fronte ad un caso specifico, non dia l’esenzione all’Opa. Che comunque scatta automaticamente nei casi in cui la quota di controllo sul capitale votante cambia indipendentemente dalla propria volontà.  LEGGI TUTTO

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    Sci, il ministro Boccia: “Ristori anche per le attività invernali”

    MILANO – Le attività invernali costrette a fermarsi, o a partire in ritardo, potranno comunque contare sull’assistenza del governo e su un meccanismo di ristoro. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, durante il question time alla Camera, “I ristori, così come sono garantiti ora per le attività chiuse, saranno assicurati a tutte le attività del turismo invernale”, ha detto. “Non possiamo pensare – ha anche aggiunto l’esponente dell’esecutivo – che il Paese sia piu’ sicuro se ha meno restrizioni. Se non e’ sicuro dal punto di vista sanitario, un Paese non lo e’ nemmeno dal punto di vista economico. Far partire alcune attivita’ economiche con un mese di ritardo comporta certamente gravi perdite che saranno ristorate, compresi gli stagionali”. Boccia ha aggiunto: “Bisogna dirsi, con grande chiarezza, che se apriamo senza limiti, le perdite che stiamo avendo a dicembre ce le ritroveremo, con le stesse dimensioni e gli stessi numeri, a febbraio. E quello significhera’ che siamo dentro la terza ondata. Noi abbiamo il dovere di evitare la terza ondata”.
    Sci, gli operatori contro lo stop del governo: “Sicurezza garantita”. Gli albergatori: “Natale e Capodanno pilastri della stagione”
    di Rosaria Amato ,  Flavo Bini 23 Novembre 2020

    Un’apertura in questo è arrivata anche dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “I ristori saranno come sempre coerenti alle misure” che il governo prende, ha spiegato a margine del vertice intergovernativo italo-spagnolo, rispondendo a chi gli chiedeva se l’esecutivo  varerà ulteriori ristori per i gestori degli impianti sciistici. “Non è detto” che lo strumento sia un decreto, ha spiegato il titolare del Mef. “L’intervento sulle tasse – ha invece aggiunto Gualtieri – sarà molto largo”.
    Selmayr (Commissione): “L’Unione europea non ha competenze sullo sci”
    Intanto sul fronte europeo si registra una prima frenata sull’ipotesi di una decisione comune sullo stop allo sci, “L’Unione europea non ha competenza per lo sci, non vuole e non può vietare nulla. I Governi e i Parlamenti nazionali e regionali decidono autonomamente cosa indicare in termini di politica sanitaria in merito allo sci”, ha detto in una nota Martin Selmayr, rappresentante della Commissione europea a Vienna ed ex segretario generale della Commissione con Juncker. LEGGI TUTTO

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    Pandemia, easyJet taglia un quarto della flotta italiana

    ROMA – Easyjet taglia un quarto della flotta italiana a causa del Covid. All’indomani delle stime della Iata, l’associazione delle compagnie aeree, che ha rivisto a oltre 130 miliardi di euro l’impatto della pandemia sui conti del settore, la società inglese annuncia la riorganizzazione delle attività italiane. Una riduzione che prevede un impatto rilevante sulle tre basi principali italiane: Milano Malpensa, Venezia e Napoli vedranno ridursi il numero di velivoli mentre il taglio al personale riguarderà circa 1.500 unità a rotazione attraverso la cassa integrazione.Il Covid ha avuto “impatti senza precedenti sul traffico” e costringe easyJet, che per la prima volta nella sua storia ha chiuso in perdita, a riorganizzare le attività in Italia tagliando di un quarto la sua flotta. La compagnia sta programmando di ridurre di 9 unità la propria flotta portando da 36 a 27 gli aeromobili basati in Italia. I 1.500 dipendenti in cassa integrazione saranno coinvolti con un meccanismo di rotazione fino a marzo 2021. Ma, anche in considerazione del blocco dei licenziamenti saranno avviate le discussioni con i sindacati “con l’obiettivo di mitigare l’impatto sui livelli occupazionali e salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro”. Tutto questo ovviamente sarà legato all’evolversi della situazione e all’andamento della pandemia. In media la ripresa del traffico aereo è prevista non prima del 2024 con  scenari negativi che allungano addirittura al 2029 la ripresa a pieno regime del sistema ovvero, ai livelli del 2019.
    EasyJet in crisi: la pandemia affonda i conti
    di LUCIO CILLIS 08 Ottobre 2020

    Il management di easyJet ha appena informato le organizzazioni sindacali, i dipendenti e i principali partner e fornitori di servizi nel mercato italiano della propria intenzione di avviare un processo di riorganizzazione delle operazioni in Italia per far fronte all’impatto senza precedenti della pandemia. Già a maggio easyJet aveva annunciato un significativo ridimensionamento dell’intera flotta e un conseguente piano di ottimizzazione di basi e rotte in tutto il network europeo.
    Aerei, più merci meno passeggeri, per salvarsi si parte dai vaccini
    di Lucio Cillis 18 Novembre 2020

    In Italia, spiega una nota, coinvolgerà l’operatività delle tre basi nazionali: Milano Malpensa, Venezia Marco Polo e Napoli Capodichino. Nello specifico il piano prevede di ridurre da 22 a 21 gli aerei basati a Milano Malpensa, da 7 a 4 quelli basati all’aeroporto di Napoli e da 7 a 2 quelli basati presso lo scalo di Venezia. Questo a fronte del crollo del traffico passeggeri che, dopo una timida ripresa estiva, Iata stima per il 2020 in frenata di circa il 70%. Per il 2021 l’associazione internazionale del trasporto aereo, ricorda una nota, prevede che i ricavi delle aerolinee saranno inferiori di oltre il 50% rispetto a quanto previsto prima della crisi e ha confermato che bisognerà attendere il 2024 prima che il traffico aereo ritorni ai livelli del 2019.“Abbiamo investito costantemente nel mercato italiano negli anni passati arrivando a trasportare oltre 20 milioni di passeggeri da e per gli aeroporti italiani nel 2019″ spiega Lorenzo Lagorio, numero uno del vettore in Italia. “Ora però dobbiamo in parte ridimensionare i nostri investimenti, anche per riflettere le aspettative sulla drastica e strutturale riduzione nella domanda. È una scelta difficile, ma necessaria per garantire la sostenibilità del business di easyJet nel lungo termine sul mercato italiano. Nonostante il quadro molto preoccupante che l’industria nel suo complesso si trova ad affrontare, voglio ribadire con forza l’impegno di easyJet nei confronti del nostro Paese che è, e rimane – sottolinea Lagorio – uno dei principali mercati europei della compagnia e dove continueremo a essere uno dei principali operatori, leader nei collegamenti nazionali e internazionali. Continuiamo a chiedere a gran voce un intervento deciso del Governo italiano con misure che tutelino il settore nel suo complesso e favoriscano la ripresa del traffico aereo. Infine, vorrei ringraziare tutti i 1.500 dipendenti in Italia per l’impegno, la passione e il sacrificio mostrato in questi mesi così duri e garantire che saranno fatti tutti gli sforzi possibili, in collaborazione con le rappresentanze sindacali, con l’obiettivo di mitigare l’impatto di questa decisione sui livelli occupazionali e salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro”.  LEGGI TUTTO