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    Le Borse di oggi, 13 maggio. Lo spettro dell'inflazione spaventa i mercati, listini Ue in fortecalo

    MILANO – Ore 10.50. Lo spettro del rialzo dell’inflazione continua a turbare gli umori dei mercati. I listini europei ripartono deboli in mattinata dopo che ieri Wall Street ha chiuso in calo sulla scia del dato sull’aumento dei prezzi ad aprile, superiore alle attese. La preoccupazione degli investitori è che un surriscaldamento dell’inflazione possa spingere […] LEGGI TUTTO

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    Cresce l'interesse dei giovani per il mattone, ma cala la quota di mutui erogati agli under 35: gli ostacoli di precarietà e provvista iniziale

    MILANO – Grande fermento nel mercato immobiliare per le attese misure di sostegno ai giovani che hanno bisogno di richiedere un finanziamento in banca, seppure sia ampio e determinato il fronte del “non basta”, che – da economisti a rappresentanti del mondo giovanile – rimarca come il mito della prima casa sia ormai poco adatto […] LEGGI TUTTO

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    L’Efsa boccia l’E171, un colorante usato in molti alimenti: “Non è sicuro”

    Il biossido di titanio non è sicuro per la nostra salute se usato come additivo alimentare. La notizia è di rilievo perché, anche se il nome della sostanza può dire poco (sulla lista degli ingredienti è spesso indicato con il “nome in codice” E171) questo colorante è presente in moltissimi prodotti che acquistiamo ogni giorno, […] LEGGI TUTTO

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    5G, un piatto miliardario minacciato dai “fornitori non affidabili”: lo studio

    Stiamo facendo bene sul 5G, in Italia? Non tanto: ora sottovalutiamo alcuni costi, nascosti, soprattutto in termini di sicurezza delle reti. E ce ne potremo pentire amaramente, a differenza di altri Paesi che hanno preso posizioni più chiare. Sono ben 16 miliardi di euro i possibili costi tra quelli evidenti e quelli “nascosti” derivanti da problemi nell’utilizzo della rete 5G in Italia. È la stima fatta da Cefriel, centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano, nell’ambito di uno studio condotto da un team multidisciplinare di ricercatori di Francia, Germania, Italia e Portogallo, guidati dal tedesco Brandenburg Institute for Society and Security (BIGS) e finanziato dal Dipartimento di Stato americano. L’obiettivo dell’analisi è valutare i costi nascosti che si presentano nel tempo nelle reti 5G quando si impieghino tecnologie dei cosiddetti fornitori non affidabili ed effettuare un’analisi comparativa della situazione nei singoli Paesi. Anche l’Italia si trova ad affrontare la complessa “questione 5G” in tutte le sue implicazioni, dalle opportunità alle criticità in termini di sicurezza.

    La questione dei “fornitori non affidabili” è legata a doppio filo ai rapporti tra Italia e Cina; tra operatori italiani e Huawei, Zte.

    Come spiega Enrico Frumento, Cybersecurity Senior Specialist di Cefriel “i fornitori cinesi sono ancora considerati non del tutto affidabili. Ed è un problema molto sentito in Italia, dove questi fornitori fanno il grosso della rete 4G; teniamo conto che il 5G nella prima fase si basa su rete 4G”.

    Il mercato italiano dà margini di profitto ridotti agli operatori, che sono quindi fortemente spinti nelle braccia dei fornitori cinesi, caratterizzati da prezzi inferiori.

    Ma qualche giorno fa Tim ha ufficializzato l’esclusione di Huawei dalla rete 5G, a favore di Nokia ed Ericsson. In molti sospettano che pesino le pressioni che il presidente Usa Joe Biden, come il suo predecessore, sta facendo sugli alleati per escludere i fornitori cinesi, che considera una minaccia per la sicurezza nazionale. Si citano le leggi del Governo cinese che obbligherebbero qualsiasi azienda a condividere i dati raccolti con l’intelligence di Pechino; anche se Huawei si è sempre opposta a queste accuse.

    “Oltre agli ovvi costi emergenti nel caso in cui una rete 5G, considerata struttura supercritica, venga compromessa – spiega Enrico Frumento, Cybersecurity Senior Specialist di Cefriel – ci sono anche costi meno visibili o ‘nascosti’ che si presentano quando la confidenzialità e l’integrità della rete e dei suoi dati vengano compromesse. Questi costi sono considerati ‘nascosti’ poiché diventano evidenti solo successivamente nel tempo (costi del ciclo di vita), o perché sono sostenuti da persone o istituzioni diverse da quelle che hanno pianificato l’architettura della rete 5G, discusso ed accettato i rischi legati ai fornitori non affidabili”.

    Lo studio ha rilevato come Governi, compagnie e società, si aspettino un elevato grado di affidabilità delle reti 5G, considerate infrastrutture supercritiche. I criteri di affidabilità che si stanno definendo includono, oltre alla parte tecnologica, il pieno rispetto di leggi e norme del Paese al quale la tecnologia viene fornita, e una completa trasparenza in termini di indipendenza politica. Secondo lo studio i fattori da considerare per valutare l’intero ammontare dei costi possono essere di varie tipologie.

    “Ci sono due elementi da considerare”, dice Danilo Bruschi, professore dell’università di Milano e uno dei padri della cybersecurity italiano. “Da una parte il 5G è una rete intrinsecamente più vulnerabile, avendo una forte componente software, che serve a sviluppare nuovi servizi e business”, dice. “Dall’altra, c’è il sospetto di spie di fornitori non affidabili; una prospettiva da analizzare con attenzione, anche se questo rischio potrebbe essere strumentalizzato dagli Usa e dell’Europa per togliere quote di mercato alla Cina a vantaggio di fornitori occidentali”, continua.

    Lo studio Cefriel entra nel dettaglio dei costi.

    Ci sono quelli del Centro Valutazione e Certificazione nazionale. La recente normativa legata al Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica prevede la creazione di un Centro Valutazione e Certificazione Nazionale, il cui scopo si estende oltre le problematiche del 5G. Nel caso delle reti 5G, la sua missione è quella di individuare e valutare eventuali bug di origine malevola, presenti ad esempio negli aggiornamenti periodici del software dei dispositivi di una rete 5G. Si stima che questo centro possa avere un costo di 40 milioni di euro annui. C’è un costo costo “infrastrutture critiche e di protezione civile ridondanti”. Secondo lo studio, la presenza di fornitori non affidabili in una futura rete di telecomunicazione 5G potrebbe costringere il governo ad investire in una infrastruttura ridondante totalmente controllata dallo Stato per alcune categorie di servizi. Nel caso di infrastrutture critiche come la protezione civile, la stima di costo sarebbe di circa 700 milioni di euro, considerando lo stato attuale di sviluppo del 5G in questo specifico settore.

    Infine, costi dello spostamento della domanda. Cefriel stima che, in caso di criticità, oltre la metà del mercato italiano delle industrie ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale, per un valore intorno agli 1,34 miliardi di euro, potrebbe spostarsi verso reti operate da tecnologie affidabili. Nel 2020, il mercato italiano (31,58 miliardi di euro) presenta dimensioni che sono meno della metà di quello tedesco, con solo una percentuale leggermente superiore di entrate generate dai servizi di telecomunicazione mobile (47,41% rispetto a 43,97% della Germania) e una più bassa percentuale di utenti business (18%) sul totale delle entrate.

    Costi per violazioni dei dati (data breach). La proiezione dei costi annui per una violazione di dati sensibili sulla rete 5G, secondo una stima prudenziale, ammonta per il 2024 a circa 580 milioni di euro. Questo valore relativamente contenuto dipende dal fatto che le violazioni di dati che si verificano sulle reti 5G non affidabili, considerando le stime di penetrazione della tecnologia (circa l’8,9% della capacità totale entro il 2024), rappresenteranno una bassa percentuale del totale delle violazioni in Italia. Considerando invece una seconda ipotesi, che si basa su una maggiore penetrazione di reti 5G non affidabili, lo studio stima che i costi potrebbero salire fino a 8,5 miliardi di euro.

    A questo si sommano costi, derivanti dalla adozione di fornitori non affidabili, che insorgono quando i loro dispositivi vengono impiegati per sabotare un’intera economia. A quanto scrive Cefriel, questo scenario rappresenta sicuramente la situazione peggiore possibile e il suo effetto sul PIL italiano, per via della pervasività prevista della infrastruttura 5G (una volta completamente implementata), potrebbe essere paragonabile a quello derivante da scioperi generali di alcuni giorni o di un lock-down totale durante una pandemia. Prendendo come riferimento il PIL italiano del 2019 pari a 2.450 miliardi di euro, un’interruzione del ciclo produttivo di soli tre giorni si tradurrebbe in un ammontare assoluto di 5,25 miliardi di euro, senza considerare ulteriori effetti a cascata (come i costi di un eventuale azione di Rip & Replace compiuta in emergenza, post-incidente). La stima – affermano gli estensori dello studio – è da considerarsi ottimistica, essendo in generale, quasi impossibile riuscire a ripristinare completamente una rete di tale complessità in soli tre giorni.

    A fronte di questi problemi ci sono le grandi opportunità associate alla rete 5G, nell’ordine di miliardi di euro. La nuova tecnologia abilita servizi e usi evoluti e pervasivi, a livello di aziende e intere città. Di qualche giorno fa l’avvio della prima indagine Agcom sui servizi specializzati resi permessi, in azienda, con le frequenze del 5G.

    L’Italia poi, con il nuovo Governo, vuole puntare molto sul 5G: è il solo a mirare, con il PNRR, all’obiettivo di una copertura totale del territorio al 2026. Il PNRR annuncia anche semplificazioni per l’installazione delle antenne.

    Tra le soluzioni al dilemma il Cefriel invoca la necessità di un dibattito più ampio e strutturato, per decidere come affrontare la questione senza le ambiguità che hanno finora caratterizzato l’approccio italiano. Il Regno Unito e la Svezia hanno preso posizioni forti contro i fornitori cinesi. La Germania, tra quelli più restii a farlo finora, a fine aprile ha approvato una legge che consente al Governo di escludere fornitori non affidabili.

    E c’è anche chi, tra gli accademici, come Marco Mayer (professore alla Luiss e storico esperto di questioni legate all’intelligence), una black list italiana di fornitori non affidabili per le reti di telecomunicazioni. Dove siano inclusi da subito quelli cinesi. LEGGI TUTTO

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    Accelera la ripresa, migliorano le stime della Commissione europea: il Pil italiano visto a +4,2%

    MILANO – Bruxelles vede un po’ più rosa sul ritmo della ripresa economica nell’Eurozona e anche l’Italia partecipa al miglioramento delle stime. “Le vaccinazioni e l’allentamento delle restrizioni stanno aprendo la strada alla forte ripresa dell’economia italiana nella seconda metà del 2021. Gli investimenti sostenuti dall’Ue dovrebbero portare l’economia su un percorso di espansione sostenuta, che dovrebbe consentire alla crescita di tornare al livello pre-pandemia entro la fine del 2022”, scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera, che rivedono al rialzo il Pil italiano a 4,2% quest’anno e 4,4% il prossimo.

    Gentiloni: “Crescita robusta per rimbalzo e Recovery”

    I dati italiani si pongono in linea con la previsione per il Vecchio continente nel suo complesso, anche in questo caso vista al rialzo: l’economia dell’Ue si espanderà del 4,2% nel 2021 e del 4,4% nel 2022, quella della zona euro crescerà del 4,3% quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo. E’ “un significativo miglioramento” rispetto alle stime di febbraio scorso, scrive Bruxelles, visto che allora la crescita si fermava intorno al 3,5%. Anche se i tassi variano tra Paesi, “tutti gli Stati membri dovrebbero vedere le loro economie tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022”, sottolinea la Ue.

    “L’economia crescerà in modo robusto quest’anno e il prossimo. Le prospettive sono migliori delle attese per due fattori: un rimbalzo più forte del previsto nell’attività globale e nel commercio, e l’impulso del Recovery che è stato incorporato alle previsioni”, ha commentato il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, che ha sancito la vittoria della ripartenza sulle paure per il Covid: “Da un anno presentiamo previsioni molto negative. Oggi, per la prima volta dalla pandemia, vediamo prevalere l’ottimismo sull’incertezza”. “Non siamo fuori pericolo, ma le prospettive dell’economia sono molto più rosee” gli ha fatto eco il vicepresidente Valdis Dombrovskis.

    La crescita sopra il 4% è ossigeno per l’Italia, ma con molte incognite

    dal nostro corrispondente

    Claudio Tito

    12 Maggio 2021

    Il commissario europeo ha anche fornito una stima dell’impatto nel breve periodo dal Recovery plan: “In generale, ci si attende che il Recovery spinga la crescita Ue di circa l’1,2% (del Pil Ue 2019, ndr) nel periodo 2021-2022”. Una stima che, ha spiegato, visto l’orizzonte temporale di soli due anni (mentre il piano Ue arriva al 2026) può “valutare solo l’impatto immediato e diretto sul Pil dall’aumento della domanda interna. Può solo catturare parzialmente gli effetti indiretti che saranno generati dal rafforzamento degli investimenti e dalle riforme del Recovery”.

    Altro dato sensibile per i mercati finanziari e la Bce, quello sull’inflazione: nell’Eurozona sarà rispettivamente dell’1,7% (dopo 0,3% nel 2020) e 1,3%.

    Recovery e ripartenza, S&P: “L’Italia tornerà ai livelli pre-Covid nella seconda metà del 2022”

    di

    Raffaele Ricciardi

    12 Maggio 2021

    Debito vicino al 160%, disoccupazione stabile al 10%

    Nel dettaglio sull’Italia, la Ue stima che il debito pubblico continuerà a salire nel 2021 “a causa del protrarsi del sostegno pubblico” all’economia, ma poi comincerà a scendere dal 2022: toccherà il 159,8% quest’anno, per poi scendere a 156,6% il prossimo. Anche il deficit sale quest’anno a 11,7% “a causa del costo del sostegno visto che le restrizioni alle attività economiche sono ancora necessarie per contenere la pandemia”. Ma nel 2022 scende a 5,8%, grazie al calo della spesa pubblica e l’accelerazione dei ricavi”.

    Le principali voci per l’Italia

    Indicatore
    2020
    2021
    2022

    Pil
    -8,9
    4,2
    4,4

    Tasso disoccupazione
    9,2
    10,2
    9,9

    Inflazione
    -0,1
    1,3
    1,1

    Deficit/Pil
    9,5
    11,7
    5,8

    Debito/Pil
    155,8
    159,8
    156,6

    Per quel che riguarda il mercato del lavoro, l’occupazione, “in parte al riparo dallo shock pandemico grazie alla Cassa integrazione, dovrebbe aumentare solo nel 2022 quando la ripresa prenderà piede”, ma nel frattempo il totale delle ore lavorate, “un indicatore più affidabile per il rallentamento dell’occupazione indotto dalla pandemia, dovrebbe recuperare rapidamente una volta che le restrizioni alle attività saranno allentate”. Il tasso di disoccupazione “dovrebbe rimanere intorno al 10% nel periodo di previsione, a causa del ritorno di la forza lavoro ai livelli pre-pandemici”, aggiunge Bruxelles. LEGGI TUTTO

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    Ristrutturazione nel 2017, possibile effettuare nuovi interventi sullo stesso immobile senza perdere le vecchie detrazioni?

    La detrazione per ristrutturazione è riconosciuta per fino ad un ammontare massimo di spesa di 96.000 euro per ciascun anno e per ciascun immobile posseduto. Di conseguenza se lo stesso immobile si effettuano degli interventi dei nuovi interventi di ristrutturazione si ha diritto a godere delle agevolazioni anche per questi nuovilavori, senza perdere le detrazioni che […] LEGGI TUTTO