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    Bonus cinema, l’agevolazione solo con lo Spid: come funziona

    Come preannunciato dal neo ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, è in arrivo un incentivo studiato per spingere nuovamente gli italiani ad andare al cinema: il bonus, tuttavia, sarà a disposizione solo di quei contribuenti dotati di Spid (Sistema pubblico di identità digitale).Bonus cinemaPer sostenere una misura del genere saranno messi a disposizione complessivamente 10 milioni di euro: in realtà il fondo era già stato approntato da Dario Franceschini, titolare del dicastero durante il governo presieduto da Mario Draghi, tramite un decreto emanato lo scorso 17 maggio 2022 e poi convertito in legge il 15 luglio. Restava ancora, tuttavia, da dare esecuzione al testo, sbloccando di fatto lo stanziamento di 10 milioni.Come funzionaCon il via libera da parte del ministero della Cultura l’incentivo potrà ora essere fruibile dagli italiani, ma non sarà a disposizione di tutti. Come dovrebbe funzionare il cosiddetto “bonus cinema”? Si tratta semplicemente di uno sconto da applicare sul prezzo del biglietto al botteghino. Solo i contribuenti in possesso di un’identità digitale beneficeranno di tale misura, come spiegato direttamente dal titolare del dicastero. “Si potrà andare al cinema usufruendo di uno sconto di 3-4 euro tramite lo Spid da parte di tutti”, ha dichiarato infatti Gennaro Sangiuliano, “e fino a quando non si esaurirà lo stanziamento di 10 milioni di euro”L’iter da seguireI titolari di Spid intenzionati a usufruire del bonus dovranno generare un “coupon” sottoforma di Qr Code, che avrà comunque una durata limitata nel tempo. Tale certificazione andrà poi presentata in biglietteria, dove il personale addetto alle verifiche potrà infine applicare lo sconto. Il meccanismo studiato dal governo non dovrebbe incontrare particolari ostacoli, dato che le sale cinematografiche sono già dotate degli strumenti necessari ai controlli.Per ogni biglietto di ingresso prodotto in tre mesi, con un costo che non deve superare l’importo massimo di 6-7 euro, lo Stato garantirà all’esercente un contributo di 3 euro. Il che significa, pertanto, che lo spettatore non dovrà pagare il tagliando di ingresso più di 4 euro. LEGGI TUTTO

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    Ritornano i voucher: cosa sono, come funzionano e chi potrà usarli

    Nella Manovra per la legge di Bilancio ricompaiono i voucher. Il consiglio dei Ministri ha così introdotto nuovamente i buoni lavoro che l’ex premier Paolo Gentiloni aveva abolito – almeno in linea teorica – nel 2017 dopo un dibattito molto acceso con le parti sociali.Sono stati introdotti per la prima volta con il decreto legislativo 276/2003 (la cosiddetta Legge Biagi) nel 2003 ma diventati di uso effettivo soltanto nel 2008.Cosa sono i voucherSono un metodo di pagamento alternativo applicabili al lavoro occasionale o alle prestazioni saltuarie.Hanno un valore nominale di 10 euro lordi, ossia 7,50 euro netti e a partire dal mese di gennaio 2023 potranno essere utilizzati dagli imprenditori del settore agricolo, della ristorazione e del comparto del turismo. Inoltre, potranno essere remunerati con i voucher anche i lavoratori che si occupano della cura della persona come, per esempio, i lavoratori domestici.Come funzionano i voucherIl datore di lavoro che intende retribuire i collaboratori con i voucher, li acquista presso l’Inps (se ne possono acquistare anche in banca, alle Poste e in alcuni casi anche in tabaccheria) e il lavoratore che li riceve può riscuoterli presso l’Inps stessa, ricevendo a fronte di ogni buono l’importo di 7,50 euro, quindi 2,50 euro in meno rispetto al valore nominale de voucher che, come detto, è di 10 euro.In questo modo al lavoratore viene applicata una trattenuta da destinare ai contributi Inps e all’assicurazione Inail.Il governo Meloni ha voluto reintrodurre i voucher per regolarizzare il lavoro stagionale e quello occasionale, alzando il limite di retribuzione mediante buoni fino a 10mila euro annui contro i 5mila euro fissati in precedenza. Tutto ciò garantendo però controlli stretti per scongiurare un abuso da parte dei datori di lavoro.I sindacati hanno espresso preoccupazione per l’innalzamento del tetto di retribuzione ma anche perché le retribuzioni mediante voucher non garantiscono ai lavoratori coperture in caso di malattia, di maternità e altre forme di welfare considerate nelle più diffuse forme contrattuali.Il voucher in sé presenta meno aggravi fiscali per i datori di lavoro e il timore che alcuni di questi possano abusarne è un tema ormai datato che aveva contribuito a mettere al bando i buoni già nel 2017.Il governo però ha valutato la situazione tenendo presente il quadro nel suo insieme: regole perfettibili sono comunque preferibili in un contesto – quello del lavoro occasionale e stagionale – difficile da monitorare e al cui interno i lavoratori potrebbero essere vittime di storture contrattuali. LEGGI TUTTO

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    Pensioni, cambia Opzione donna: novità e requisiti

    Opzione donna è un tema delicato a cui il governo ha voluto dare priorità nel disegno della legge di Bilancio, applicando modifiche in corsa che hanno suscitato un po’ di confusione.Facciamo il punto della situazione ricorrendo a quanto riportato nella bozza più recente della Manovra, nella quale nonsi legge più che le lavoratrici hanno accesso all’uscita anticipata a prescindere dal numero di figli.Opzione donna, le novitàL’assetto attuale prevede che le lavoratrici possono usufruire di Opzione donna con il calcolo contributivo del cedolino se hanno 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e almeno 35 anni di contributi. Si tratta di una figura di accesso alla pensione che costerà allo Stato oltre 900 milioni in tre anni, ovvero 111,2 milioni nel corso del 2022, 317,3 milioni nel corso del 2023 e 499,7 milioni nel 2024.Con la stesura di una ennesima a versione della legge di Bilancio, lo scorso 25 novembre l’esecutivo presieduto da Giorgia Meloni ha pensato di legare l’età anagrafica al numero di figli della lavoratrice, prevedendo l’accesso a Opzione donna a 58 anni a chi ha almeno due figli, a 59 anni a chi ha un solo figlio e a 60 alle lavoratici che non sono madri e senza intervenire sugli anni di contributi, lasciati invariati a 35. Una decisione imposta da necessità di cassa che avrebbe fatto risparmiare circa 180 milioni di euro nel biennio 2023-2024.Va sottolineato che la legge di Bilancio non è ancora stata avvallata dal parlamento e quindi gli interventi di miglioramento sono tanto apprezzati quanto necessari. Dopo un confronto interno, il governo ha deciso di fare un passo indietro e di ritornare alla formula dei 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi, slegando quindi l’accesso a Opzione donna dal numero di figli della lavoratrice.Il problema costituzionalitàIl ministero del Lavoro è intervenuto ponendo sulla riforma abbozzata dal governo una questione di costituzionalità, chiedendosi quanto il numero di figli di una donna potesse impattare sul concetto di uguaglianza. Ed è lo stesso ministero che propende per il mantenimento della misura nella sua formula attuale, senza apportare modifiche che avrebbero il solo pregio di ridurre il costo di Opzione donna ma che, secondo la ministra del Lavoro, Marina Calderone, sarebbero state un errore di un certo peso a danno del sistema pensionistico nazionale. LEGGI TUTTO

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    Rincari 2023, i possibili aumenti: dalle multe alle sigarette

    Complici la crisi economica, l’aumento dei prezzi relativi all’energia e il balzo in avanti dell’inflazione, il 2023 si preannuncia un anno all’insegna dei rincari, almeno per alcune categorie. Dalla stangata sulle sigarette agli incrementi destinati a incidere sulle tasche degli automobilisti, ecco alcune delle probabili categorie che a partire dal prossimo anno potrebbero registrare un segno più.Fumare costerà di piùNella Legge di Bilancio approvata dal governo è presente un aumento del prezzo delle sigarette dovuto a un incremento sulle accise. Nel testo della Manovra si parla chiaramente di “un importo specifico fisso per unità di prodotto” di 36 euro ogni mille sigarette per il 2023, poi di 36,50 euronel 2024 e 37 euro nel 2025. Previsto, pertanto, un aumento di circa 70 centesimi per ogni singolo pacchetto di sigarette.Aumenti anche per le sigarette elettronicheDall’aumento dei prezzi non si salveranno neppure le sigarette elettroniche, per la precisione quelle con tabacco riscaldato. L’incremento sarà di 8 centesimi per ml per quelle senza nicotina, e di 13 centesimi in caso di presenza di nicotina.Minor sconto sul carburanteNel 2023 saranno meno contenti anche gli automobilisti, dato che il governo ha deciso di ridurre lo sconto sulle accise applicate ai carburanti. Come si legge nel testo della Legge di Bilancio, l’esecutivo ha deciso che le agevolazioni in atto sino a oggi subiranno una riduzione.Dal taglio di 30,5 centesimi (comprensivo di Iva) si passerà dunque a uno da 18,3 centesimi (15 centesimi + Iva). Fare il pieno, dunque, costerà di più.Assicurazioni più careSempre per la categoria automobilisti, si segnala che dal prossimo anno sono previste anche assicurazioni auto più dispendiose.Con il 2023, infatti, entrerà in vigore quella norma inserita nella Legge sulla Concorrenza e approvata ad agosto che obbliga le imprese che operano in Italia, ma hanno sede legale in altri Stati, ad applicare la procedura di risarcimento diretto. In caso di incidente fra vetture, dunque, le assicurazioni dovranno inoltrare la richiesta di risarcimento danni alla propria compagnia e non più a quella dell’altro veicolo interessato nel sinistro.Secondo Assoutenti e Movimento consumatori ciò porterà a un conseguente incremento dei premi delle polizze.Prezzi del petrolioC’è incertezza per quanto riguarda l’andamento dei prezzi del petrolio, che vanno poi ad influire su altri settori del mondo dell’economia, dai costi di produzione a quelli di trasporto. La recessione attuale potrebbe raffreddare i prezzi, ma nulla esclude che possano verificarsi anche delle impennate verso l’alto.Goldman Sachs prevede un brent a 110 dollari al barile per il prossimo anno, e guarda alla Cina, mentre Fitch ipotizza invece dei cali a lungo termine.La “stangata” sulle bolletteSono le bollette di luce e gas, tuttavia, a preoccupare maggiormente gli italiani. Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) sta vigilando attentamente sul comportamento tenuto dalle aziende fornitrici di energia, ma ciò potrebbe non essere sufficiente a evitare significativi aumenti in bolletta.Lo scorso ottobre Codacons ha espresso forti timori a tal proposito. Con il Decreto Aiuti quater, tuttavia, l’esecutivo ha prorogato fino al 10 gennaio 2024 il mercato tutelato del gas.Il nodo multeC’era stata parecchia apprensione anche per quanto concerne le sanzioni stradali. Si era inizialmente parlato di un aumento del 15% sulle multe a partire dal nuovo anno in quanto in quella data avrebbe dovuto verificarsi l’aggiornamento, previsto ogni 2 anni, in base all’indice Istat dei prezzi al consumo.Vista la situazione economica attuale, il governo ha deciso di sospendere l’aggiornamento biennale delle sanzioni, così da non gravare ulteriormente sulle tasche degli italiani. LEGGI TUTTO

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    Pensioni, ecco quanto si guadagna se si resta al lavoro

    Un’altra nota positiva della nuova Legge di Bilancio appena approvata riguarda le pensioni, o meglio, chi decide di restare ancora al lavoro pur avendo maturato l’età per potersi ritirare. In pratica, al cittadino verranno versati in busta paga i contributi che il proprio datore di lavoro versa normalmente all’Inps nella misura del 9% circa e anche quelli sull’impresa (quasi il 24%).Gli incentivi per i lavoratoriÈ quanto previsto dall’articolo 54 della Manovra titolato “Incentivi al trattamento in servizio dei lavoratori” dove viene spiegato quanto descritto prima. Ecco che il lavoratore avrà una specie di super bonus del 33% con aumenti notevoli man mano che si alza lo stipendio di ognuno: si passa da aumenti netti di 226 euro al mese per la fascia delle 12mila euro fino a 711 euro in più ogni mese per i redditi lordi di 45mila euro. Come stabilisce la legge, la misura è possibile se il lavoratore decide di rimanere e “viene meno ogni obbligo di versamento contributivo” da parte dell’azienda e quidi “la somma corrispondente alla contribuzione che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare all’ente previdenziale è corrisposta interamente al lavoratore”.Qual è il guadagno nettoCome si può osservare sullo schema pubblicato da Repubblica, il dipendente con il requisiti pensionistici che prolunga il periodo lavorativo guadagnerà 283 euro netti al mese se il suo stipendio lordo è di 15mila euro per passare a 330 euro al mese se percepisce 18mila euro lorde. I 20mila euro l’anno avranno 367 euro in busta paga ogni 30 giorni che diventano 403 euro se lo stipendio è di 22mila euro lorde. Chi guadagna 25mila euro l’anno e decide di restare al lavoro avrà 458 euro nette al mese, a 30mila la soglia si alza a 474 euro mensili. I lavoratori che percerepiscono 35mila euro avranno 553 euro netti al mese, i 40mila ben 632 euro e i 45mila, come accennato prima, tocchernano quota 711 euro, davvero niente male.Una scelta soggettivaInsomma, chi raggiunge Quota 103 ma prolunga la vita lavorativa ha degli incentivi non indifferenti. La somma che percepirà una volta che uscirà dal mondo del lavoro sarà valutata automaticamente in base all’inflazione che , come spiega la legge, matura nel “periodo di posticipo del pensionamento”. C’è anche da dire che, il rovescio della medaglia, è accettare di avere una pensione più bassa successivamente perché quel 33% in più finirà per diventare una tassa Irpef. Ogni persona, quindi, dovrà capire se “il gioco vale la candela” o se, a lungo termine, non sarà valsa la pena lavorare uno o due anni in più. LEGGI TUTTO

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    Irpef 2022, scadenze e modalità di versamento: chi deve pagare

    Si avvicina a grandi passi la scadenza per il versamento del secondo acconto Irpef: entro il 30 novembre, infatti, andrà pagata la seconda o unica rata di acconto. Dovranno prestare attenzione a questa data i titolari di partita Iva, i pensionati e i lavoratori dipendenti, tenendo conto del fatto che, in conseguenza delle novità introdotte sul tema, vi è stato il passaggio da 5 a 4 aliquote.Chi deve versarlaL’imposta sul reddito delle persone fisiche viene versata complessivamente con un acconto, in una o due rate, e un saldo: ogni anno si provvede a pagare il saldo relativo ai precedenti 12 mesi e l’acconto per l’anno in corso. Entro il 30 novembre sono tenuti a versare quanto dovuto tutti i soggetti passivi Irpef, che hanno scelto di pagare le imposte in saldo e acconto. La scadenza di fine mese, dopo la prima dello scorso giugno, prevede che i contribuenti corrispondano l’intero ammontare degli acconti, così come risultato in dichiarazione. In questa circostanza non è prevista la possibilità di suddividere la somma dovuta.Le cifreI contribuenti tenuti al versamento dell’Irpef dovranno effettuare il pagamento qualora l’imposta dichiarata nell’anno in corso, al netto di eventuali detrazioni, crediti d’imposta, eccedenze/ritenute, risulti essere superiore a 51,65 euro. L’acconto che deve essere versato è pari al 100% dell’imposta dichiarata oppure dell’imposta inferiore che il contribuente prevede di dover corrispondere per l’anno successivo. A seconda dell’importo, esso può essere suddiviso in una o due rate:- il pagamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre va effettuato per importi inferiori a 257,52 euro;- qualora si superi tale cifra si può pagare la prima rata, pari al 40% del totale, insieme al saldo dell’anno precedente entro il 30 giugno (o il 50% entro il 20 luglio per soggetti Isa e forfettari). La seconda (pari al 60% o al restane 50% per soggetti Isa e forfettari) va saldata entro il 30 novembre e, come anticipato, è da versare integralmente.Metodi di calcoloPer calcolare quanto è dovuto si può procedere col metodo storico e con quello previsionale. Il primo, più diffuso, prevede il calcolo dell’acconto sulla base dell’imposta relativa all’anno precedente, indicata pertanto in dichiarazione. Tale metodo permette al contribuente, qualora vi siano redditi costanti o crescenti, di non dover versare l’imposta a saldo, ma è meno conveniente nel caso in cui i redditi risultimo decrescenti.Il secondo è più conveniente in quest’ultimo caso. Il computo viene fatto sulla base del reddito che si prevede di raggiungere entro fine anno: il vantaggio è quello di andare a versare ciò che è realmente dovuto, qualore il reddito sia inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. Bisogna stare comunque molto attenti nel prediligere suddetto metodo: se si dovesse versare meno di quanto dovuto, infatti, verrà applicata una sanzione pari al 30% dell’imposta totale.Come pagarePer versare l’Irpef che scade il prossimo 30 novembre si deve compilare il Modello F24, utilizzando il codice tributo 4034. Chi risiede in Italia dovrà effettuare le operazioni tramite modalità telematica, mentre i non residenti potranno scegliere tra il bonifico o i servizi messi a disposizione sul proprio portale dall’Agenzia delle entrate.Nel caso in cui si vada oltre la scadenza prevista, l’unico modo per mettersi in regola è il ravvedimento operoso, strumento che consente di ridurre al minimo le conseguenti sanzioni (fissate in genere al 30% del totale). In questo caso il codice tributo da utilizzare sarà il 4001. La sanzione viene calcolata sulla base del ritardo accumulato:- fino a 14 giorni è prevista una sanzione del 15% ridotta a 1/15 per giorno;- tra 15 e 90 giorni si dovrà versare una sanzione del 15%;- oltre i 90 giorni la sanzione sarà pari al 30% del totale; LEGGI TUTTO

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    La stangata sulle tredicesime: quanto ci guadagna il Fisco

    Sulla carta il piatto è ricco ma poi si ridurrà drasticamente: la Cgia (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato) di Mestre ha calcolato che dei 46,9 miliardi di euro destinati alle tredicesime, ben 11,4 miliardi finiranno dritti dritti nelle casse del Fisco. La cifra che sarà assorbita dall’Agenzia delle Entrate è dovuta alle ritenute Irpef con soli 35,5 miliardi che finiranno sui conti degli italiani i cui destinatari sono quasi 34 milioni.A cosa serviranno le tredicesimeSecondo gli esperti della Cgia, la fetta maggiore di questo incasso non sarà speso, come accadeva in passato, per regali di Natale o per il benessere personale ma sarà investita nel pagamento delle bollette di luce e gas: una parte sarà destinata anche a mutuo e Imu mentre, la percentuale più bassa, per tutto ciò che concerne le prossime festività. Anche quest’anno, quindi, crisi e inflazione condizionano enormemente gli italiani che spenderanno una cifra intorno ai 9,5 miliardi di euro per compare i regali, più o meno la stessa cifra del 2022 quando ancora avevamo a che fare con i problemi legati alla pandemia. Sono numeri molto bassi e nettamente inferiori al periodo pre-crisi iniziato nel 2009 quando venivano spesi circa 18-19 miliardi.Le Regioni più “ricche”La differenza demografica e di lavoro farà sì che, anche in questo caso, le differenze sulle tredicesime saranno regionali: la Regione con la popolazione che riceverà più soldi è la Lombardia (circa 6,2 milioni), seguita dal Lazio (3,25 milioni) e Veneto (2,98 milioni). Seguino a ruota l’Emilia-Romagna (2,82 milioni) e il Piemonte (2,58 milioni). Soltanto per un discorso relativo al numero di abitanti, la Regione con un introito minore perché demograficamente la più piccola del Paese è la Valle d’Aosta: circa 79 mila euro. La Cgia, poi, fa sapere che saranno poco meno di 8 milioni i lavoratori che usufruiranno anche della quattordicesima (poco più del 50% su scala nazionale). I settori lavorativi con un contratto che prevede questo beneficio spaziano dall’agricolutura ai multiservizi, dall’alimentare all’autotrasporto così come i dipendenti del turismo, commercio e ristorazione.Regali “anticipati” con il Black FridayIl caro-prezzi fa sì che gli italiani abbiano anticipato di almeno un mese la corsa agli acquisti natalizi sfruttando i saldi del Black Friday di cui ci stiamo occupando sul Giornale.it. Con meno acquisti, tuttavia, a pagare il conto sono stati soprattutto i negozi di vicinato, mentre gli outlet e, almeno in parte, la grande distribuzione sono riusciti ad ammortizzare il colpo. Insomma, si sfruttano questi giorni prima che i prezzi tornino a lievitare dalla settimana prossima ma si trasforma in un boomerang negativo per i negozi di vicinato (ossia al dettaglio), mentre va meglio per gli outlet e la grande distribuzione.I regali più gettonatiSe una parte delle tredicesime, quindi, andrà al Fisco, la stima dei regali più gettonati in questa stagione rime quella relativa ai generi alimentari seguita da giocattoli, tecnologia, libri per arrivare all’abbigliamento e ai prodotti per il corpo. In deciso aumento i regali online con abbonamenti e buoni regalo per le piattaforme più gettonate e conosciute. LEGGI TUTTO

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    Oto Melara e Iveco, colpo in Brasile: commessa da 2 miliardi

    Nel bel mezzo della querelle che riguarda la vendita del 49% di Oto Melara, la controllata di Leonardo si aggiudica in Brasile una maxi commessa in coppia con Iveco. L’affare da potenziali 2 miliardi riguarda la fornitura di carri armati all’esercito brasiliano.Secondo una nota delle forze armate del paese sudamericano, il consorzio italiano si è classificato primo, battendo la concorrenza di General Dynamics Land Systems e della cinese Norinco. Il consorzio italiano, risultato vincitore, secondo quanto indicato dalla procedura, dovrà firmare il contratto entro il 5 dicembre. È prevista una prima consegna di due mezzi blindati entro sei mesi. Verrà poi effettuata una prima fornitura di 96 blindati, per circa 900 milioni di euro, con un potenziale fino a 220 blindati, per 2 miliardi. Già nei giorni scorsi i media brasiliani specializzati avevano indicato il Centauro II del consorzio Leonardo-Iveco come il tank dalle prestazioni migliori e di più facile integrazione nel parco dei blindati dell’esercito, rispetto agli altri due competitor finalisti. Centauro II è attualmente all’attenzione anche di Argentina, Perù, Colombia e Messico.«Questo importante risultato che afferma l’eccellenza dell’industria italiana nel mondo ha commentato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (Fi) – è stato raggiunto grazie al lavoro straordinario che ha visto accanto alle aziende la nostra Ambasciata in Brasile e il Segretariato Generale della Difesa.Una vittoria della squadra italiana che tocca con mano durante il mandato di Sottosegretario alla Difesa: oggi si raccolgono i frutti di un grande lavoro». Al di là dell’importanza economica e strategica della commessa, il deal rappresenta poi in questo momento un importante segnale per il governo Meloni.Il dossier Oto Melara che riguarda la vendita del 49% in mano a Leonardo è sul tavolo del governo che dovrebbe prendere una decisione nelle prossime settimane. Sul piatto c’è una proposta di acquisto da parte della tedesca Rheinmetall che valorizza la società italiana circa 650 milioni. Ma la controllata armamenti terrestri messa in vendita da Leonardo è giudicata un pezzo dell’industria nazionale che dovrebbe rimanere in Italia (c’è un interesse di Fincantieri che al momento però non ha le disponibilità finanziarie per un’offerta all’altezza di quella tedesca).L’ad di Leonardo Alessandro Profumo ha dichiarato nei mesi scorsi che «il gruppo sta lavorando per raggiungere un accordo per la vendita della controllata militare, Oto Melara, e di quella specializzata in siluri navali, Wass, ma ha bisogno dell’ok del governo per poter finalizzare qualsiasi accordo». L’ultima parola spetta infatti all’esecutivo, che controlla Leonardo al 30% e nomina i vertici. (attraverso il Mef).In questo contesto, la commessa appena ottenuta potrebbe fare da ago della bilancia e convincere il premier Giorgia Meloni a tenere in Italia l’asset, e questo anche se Rheinmetall si propone come partner strategico dell’Italia: è il secondo gruppo tedesco per investimenti in Italia dopo il brand della grande distribuzione Lidl. Sulla scia della commessa di ieri Iveco ha chiuso la seduta a Piazza Affari in rialzo dello 0,90% a 6,26 euro; Leonardo a 7,66 euro (+0,92%). LEGGI TUTTO