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    Le Borse di oggi, 22 giugno. Mercati in rosso dopo il rally di Wall Street. Btp Italia, ultimo giorno per il retail

    MILANO – Ore 9:30. Il rally di ieri di Wall Street non trascina le Borse europee, che si muovono in calo in attesa che parli il presidente della Fed, Jerome Powell, al Senato americano per dare qualche indicazione in più sul direttivo di luglio e le prossime mosse anti-inflazione. Le scommesse sono per un nuovo rialzo di tre quarti di punto dei tassi d’interesse. Novità potrebbero arrivare dalla Casa Bianca, con il presidente Joe Biden che potrebbe annunciare oggi la sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina di 18,4 centesimi al gallone. La notizia, che arriva da Reuters, è in linea con quel che Biden aveva detto lunedì: che stava valutando di chiedere una sospensione della tassa, operazione che incontrerebbe una notevole opposizione al Congresso, anche da parte di molti democratici.

    Dopo le prime battute, Milano segna un calo di oltre il 2%, con Saipem in forte calo dopo il lancio dell’aumento di capitale: passa anche da una fase di sospensione. Male anche le altre: Francoforte -1,7%, Parigi -1,4% e Londra -1,3%.

    Le indicazioni che sono giunte dai listini asiatici sono state di forte scetticismo intorno agli asset più rischiosi. D’altra parte, come nota Bloomberg, da Morgan Stanley a Goldman Sachs si sprecano le previsioni di analisiti ed economisti che mettono in conto tempi di magra per le azioni e le prospettive economiche.

    Le Borse asiatiche, in una giornata volatile, hanno perso lo slancio ereditato da Wall Street: lo yen giapponese ha toccato un nuovo minimo di 24 anni rispetto al dollaro e Tokyo cede lo 0,07% dopo essere salito dello 0,82% e aver registrato il livello massimo da quasi una settimana a 26.462,83. Shanghai perde lo 0,24%, Hong Kong arretra dell’1,19% e Seul lascia sul terreno il 2,24%.

    Il Btp Italia riparte oggi per la terza giornata di collocamento, l’ultima dedicata al comparto retail prima che si apra la finestra per gli investitori istituzionali. Nel secondo giorno di collocamento, martedì, la richiesta è andata affievolendosi pur restando su buoni livelli: la 17ma emissione ieri ha raccolto ordini per 2,444 miliardi di euro in oltre 74mila contratti. Complessivamente, così, nei primi due giorni di collocamento il Btp Italia ha totalizzato ordini per 5,85 miliardi di euro, meno degli oltre 8,7 miliardi (di cui 4,7 miliardi nel secondo giorno) dell’edizione precedente del maggio 2020. La fase dedicata agli istituzionali avrà luogo nella sola giornata di giovedì 23 giugno. Il Btp Italia ha una durata di 8 anni e ha una scadenza al 28/06/2030 ed è un titolo indicizzato al tasso di inflazione italiana, con cedole corrisposte ogni 6 mesi insieme alla rivalutazione del capitale per effetto dell’inflazione dello stesso semestre. Il tasso reale minimo fissato pre-emissione è dell’1,6% e potrà esser ritoccato solo al rialzo.

    I prezzi del petrolio viaggiano in calo sui mercati asiatici in seguito alle pressioni del presidente degli Stati Uniti Joe Biden sulle principali società energetiche del Paese per ridurre l’impennata dei costi del carburante durante il picco dei consumi estivi: il greggio Wti cede il 4,34% a 105,85 dollari al barile mentre il Brent del mare del Nord arretra del 3,03% a 111,16 dollari al barile. LEGGI TUTTO

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    L'Agenzia internazionale dell'energia allerta l'Europa: “Prepararsi a stop totale del gas russo”

    MILANO – L’Agenzia internazionale dell’energia lancia un avvertimento all’Europa: si prepari a una completa interruzione di forniture di gas da parte della Russia, durante l’inverno. Mosca sarebbe pronta a usare sempre di più la leva energetica per fare ulteriore pressione internazionale. E già le diminuzioni di consegne, sperimentate nei giorni scorsi, sono un primo passo in quella direzione, oltre che un modo per frenare il riempimento degli stoccaggi da parte dei Paesi del Vecchio continente.

    Gas, l’Europa studia un tetto a 80-90 euro contro i ricatti di Putin

    dal nostro corrispondente

    Claudio Tito

    20 Giugno 2022

    All’indomani della riunione del Comitato tecnico di emergenza sul gas del Mite, che ha deciso di non alzare il livello di alert in Italia, e in una giornata densa di consultazioni tra il ministro Roberto Cingolani e le società del settore, proprio con l’obiettivo di definire le modalità per pompare più gas nelle nostre riserve, il capo dell’Iea, Fatih Birol, ha usato toni allarmistici a colloquio con il Financial Times. Ha spiegato che la decisione della Russia di ridurre le forniture di gas ai paesi europei la scorsa settimana potrebbe essere un precursore di ulteriori tagli mentre Mosca cerca di guadagnare “leva” durante la sua guerra con l’Ucraina. “L’Europa dovrebbe essere pronta nel caso in cui il flusso di gas dalla Russia fosse interrotto del tutto”, ha detto al quotidiano della City. “Più ci avviciniamo all’inverno, più capiamo gli obiettivi della Russia”, ha aggiunto spiegando che dal suo punto di vista i tagli sono “orientati ad evitare che l’Europa riempia gli stoccaggi, aumentando la pressione di Mosca in vista dei mesi invernali”.

    Il Ft ricorda che l’Agenzia internazionale, finanziata principalmente dai membri dell’Ocse, è stata tra i primi a puntare il dito contro Mosca e i suoi disegni di manipolare le forniture di gas all’Europa, in vista dell’invasione dell’Ucraina. Per Birol un aumento della produzione a carbone è ammissibile in questa fase emergenziale, e il peggior impatto in termini di CO2 può esser compensato accelerando la transizione europea verso le fonti non fossili. Ma rischia di non esser abbastanza in caso di una stretta ai rubinetti più profonda: per Birol a quel punto il razionamento del gas potrebbe esser un passo necessario.

    Dall’Olanda all’Italia l’Europa riaccende il vecchio carbone

    di

    Luca Fraioli

    20 Giugno 2022

    In Italia, come si accennava, si aspetta una proroga anche per il terzo trimestre del pacchetto di misure per contenere i prezzi di luce e gas, dal bonus sociale all’azzeramento degli oneri di sistema. L’estensione del pacchetto di norme, al momento in vigore fino al 30 giugno, dovrebbe arrivare con un Consiglio dei ministri, previsto nel pomeriggio. Non sono per ora previsti innalzamenti del livello di alert. Secondo il Comitato, che si è riunito ieri, l’attuale livello di preallarme consente di prendere tutte le misure necessarie, affidate solo alle aziende energetiche e non allo Stato: aumento delle importazioni, stop alle forniture interrompibili, impiego di combustibili alternativi. Il Ctem ha anche stabilito di acquistare più carbone, per avere una scorta di combustibile in vista dell’embargo a quello russo ad agosto. Ad oggi la situazione degli stoccaggi italiani è buona (siamo al 55%), nonostante il taglio del 15% della fornitura dalla Russia: per il Mite rimane possibile arrivare al traguardo del 90% a fine anno. Per incentivare il pompaggio di gas nelle riserve, Cingolani spinge per un meccanismo che consenta alla Sace di rafforzare la copertura finanziaria sugli impegni delle aziende che pagano caro il gas da stoccare. LEGGI TUTTO

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    Il lato oscuro dei bonus edilizi: le truffe superano i cinque miliardi

    ROMA – Per intendersi: sono tre volte i finanziamenti straordinari pensati per la sanità, nell’epoca del post covid. Poco meno di quanto si immagina di spendere per il reddito di cittadinanza nel 2022, sei volte di più dei nuovi finanziamenti alle imprese, più di quanto è stato destinato per gli ammortizzatori sociali. Come una piccola finanziaria, insomma, che potrebbe cambiare il destino di migliaia di famiglie italiane. È invece la cifra di una truffa. Anzi, sono 5,64 miliardi di euro di truffe che, secondo l’ultima ricognizione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate, sono state accertate sul sistema dei bonus edilizi. Quello che avrebbe dovuto – e in parte lo ha fatto – rilanciare l’economia. E che invece si è trasformato in un pericoloso cratere per i conti pubblici. Denunciato dal governo Draghi nei mesi scorsi. E confermato dalle indagini delle procure italiane.”Andrà sempre peggio: più scaveremo e più verranno fuori disastri” si era sfogato con Repubblica un investigatore a inizio 2022 quando sul tavolo della Finanza e del Ministero dell’Economia arrivarono gli esiti delle verifiche sull’utilizzo dei bonus edilizi. Parliamo di quello facciate, in primis. E di ecobonus, bonus locazioni, sisma e superbonus. Dopo il controllo a campione su quelle società che avevano nel portafoglio crediti fiscali superiori al mezzo milione di euro, si erano scoperte truffe per 4,2 miliardi. Un monte di denaro pubblico. Ma purtroppo il vaticinio dell’investigatore era corretto: nel giro di quattro mesi i finanzieri hanno visto le frodi lievitare del 25 per cento circa. Ad oggi sono 2,5 miliardi i crediti inesistenti già sequestrati, 2,7 miliardi quelli su cui pende richiesta di sequestro, 452 milioni quelli sospesi sulla piattaforma dell’Agenzia.I sistemi per sottrarre soldi allo Stato con i bonus sono quelli individuati dagli uomini del Comandante generale della Finanza, Giuseppe Zafarana, che ha creato una task force in collaborazione con le Entrate per tentare di recuperare le somme. Sfruttano una serie divulnus che la normativa, almeno al principio, aveva: senza troppi controlli, i cittadini o le imprese dichiarano di avviare un intervento edilizio previsto dalla legge, e così incamerano un credito fiscale con lo Stato che copre una percentuale delle opere da realizzare. Questo credito può essere “incassato” in due modi: scontandolo dalla dichiarazione dei redditi, oppure cedendolo a banche e intermediari in cambio di una somma minore all’importo ma immediata. Cash. In un primo momento era possibile vendere all’infinito i crediti. E questo rendeva difficoltoso risalire a quello originario di partenza per accertare un’eventuale truffa (per esempio: sono state progettate ristrutturazioni milionarie su quelle che in realtà erano stalle di pochi metri quadrati). Ora il passaggio senza limiti è stato vietato, il credito losi può cedere una volta sola, però ormai i buoi, e non solo i buoi, sono scappati. Per dire: coloro che sono considerati gli “inventori” delle truffe sui bonus – un imprenditore e un commercialista pugliesi oggetto della maxi inchiesta della procura di Rimini che ha rilevato truffe per mezzo miliardo di euro – sono stati arrestati dopo cinque mesi di latitanza. Uno era a Santo Domingo, l’altro in Colombia.Come sempre accade in queste situazioni, le vittime dei sistemi di truffa allo Stato sono i cittadini onesti. Le banche hanno cominciato a non scontare più – o a farlo con molta difficoltà – i crediti in portafoglio, proprio per evitare di finire nel mezzo di guai giudiziari. Risultato: chi aveva cominciato i lavori è senza liquidità. Con il rischio concreto, in questa seconda metà del 2022, che migliaia di aziende, molte delle quali nate proprio con la spinta dei bonus, possano fallire, lasciando cantieri a metà e buchi finanziari. Inoltre, è notizia di questi giorni, già a fine maggio l’ammontare delle richieste per i lavori del 110 per cento (il bonus che permette di fare efficientamenti energetici praticamente gratis) erano più dei fondi stanziati dal Governo. In sostanza: non ci sono più soldi per rimborsare imprese e banche. Perché molti, troppi, sono finiti nelle tasche di chi non ne aveva diritto. LEGGI TUTTO

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    Cingolani: “Riattivare le centrali a carbone per avere più gas negli stoccaggi”

    ROMA – L’Italia torna a usare più carbone per produrre energia elettrica. Lo farà, in via straordinaria, utilizzando maggiormente le sei centrali ancora in funzione. Lo farà per un periodo limitato che va da sei mesi a due anni, al massimo. “Lo dobbiamo fare mentre riempiamo gli stoccaggi e mentre sostituiamo il gas russo con fornitori alternativi”.

    Gas: dai prezzi agli stoccaggi, ecco l’impatto del taglio russo

    di

    Luca Pagni

    15 Giugno 2022

    La decisione era attesa da tempo e potrebbe essere presa ufficialmente nelle prossime ore. La conferma è arrivata dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Non è una buona cosa per la lotta al cambiamento climatico e per il processo di decarbonizzazione dell’economia. Ancora di più nei giorni in cui l’Italia – così come il resto d’Europa – è alle prese con temeratire reord con in un paese dal clima mediterraneo come il nostro significa problemi di siccità.

    Il ministro ne è consapevole e, di fatti, si è affrettato a spiegare: “Non si riaprono centrali a carbone chiuse, si va a carbone con quelle che sono ancora in attività, per un periodo transitorio che serve per risparmiare, mentre sostituiamo il gas russo con il gas nuovo. Ma l’impatto ambientale è piccolissimo, e largamente compensato dalla crescita molto forte delle rinnovabili. Vogliamo mantenere la road map al 55% di decarbonizzazione, mentre affrontiamo la contingenza russa”.

    Carbone, l’ultimo miglio italiano: vale il 5%, ma le centrali chiuderanno nel 2025

    di

    Luca Pagni

    02 Novembre 2021

    Non a caso, l’annuncio è arrivato da un convegno organizzato proprio dagli operatori delle rinnovabili che da tempo lamentano ritardi nella concessione delle rinnovabili per lo sviluppo di nuovi impianti.

    Nel concreto, Cingolani ha fatto sapere che il maggior utilizzo delle centrali servirà da un lato per usare meno gas per la produzione di energia elettrica in modo da dirottare la materia prima verso gli stoccaggi. Si tratta dei depositi che servono per immagazzinare materia prima durante l’estate in modo da disporne in inverno o in caso di emergenza. Dal’altro canto, l’ex presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia ha anche aggiunto che le centrali a carbone rimarranno accese anche per aiutare a superare la fase in cui il gas russo verrà sostituito da altre fonti: è stato calcolato che grazie alle sei centrali in attività si potrà fare a meno di 5 miliardi di metri cubi di gas, quasi il 20% delle importazioni da Gazprom.

    Subito più carbone, poi nuovi alleati: così l’Italia non resterà a secco di gas

    di

    Giuliano Foschini

    Luca Pagni

    27 Aprile 2022

    Non solo: per aiutare le operazioni di stoccaggio è allo studio un meccanismo di compensazione per gli operatori. Non si tratterebbe di nuovi incentivi (che vengono già dati), ma di un meccanismo finanziario: “Dobbiamo lavorarci – ha confermato il ministro – perchè teniamo conto che un anno fa di questi tempi un metro cubo di gas costava 20 centesimi, ora costa un euro. Dobbiamo immagazzinare circa 10 miliardi di metri cubi, un anno fa ci volevano 2 miliardi di euro, adesso ce ne vogliono 10 miliardi. Siccome per gli operatori è oggettivamentre un rischio sul cash flow, non sulla cassa, bisognerà pensare a come dare garanzie e ci stiamo lavorando proprio in questo momento, ma gli stoccaggi sia pur un pò più lentamente proseguono e siamo oltre il 54%”.

    Al momento, la media di riempimento degli stoccaggi è di 4-5 punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Quando la “tempesta perfetta” sull’energia era solo all’inizio e l’aggressione della Russia all’Ucraina er solo una ipotesi molto sullo sfondo. LEGGI TUTTO

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    L'Ucraina accusa l'italiana Danieli: “Collabora alle armi della Russia”. La replica: “Non produciamo materiale bellico”

    L’Ucraina accusa la società italiana Danieli di contribuire ad armare la Russia. E lo fa attraverso il profilo Twitter del ministero della Difesa, guidato da Oleksij Reznikov, sul quale il 20 giugno compare questo “cinguettio”: “Dopo quattro mesi di guerra su larga scala, l’italiana Danieli ancora collabora con gli stabilimenti russi, fornendo materiale per produrre i sottomarini nucleari e blindare i carri armati. Sostenere il complesso militare russo è contrario a considerazioni legali e morali” conclude il ministero invitando a “boicottare la Russia”.

    After four months of the large-scale war, Italian-based #Danieli still collaborates with russian plants, supplying equipment to produce nuclear submarines and tank armor. Supporting russian military complex goes against lawful and moral considerations. #BoycottRussia pic.twitter.com/yxV2x7nk9l— Defence of Ukraine (@DefenceU) June 20, 2022

    La replica della società originaria di Buttrio (Udine) arriva il 21 giugno attraverso una nota stampa: “Il gruppo Danieli – vi si legge – è tra i maggiori produttori a livello mondiale di macchine e impianti per l’industria metallurgica. La gamma di prodotti comprende macchine, impianti e processi per tutti i cicli produttivi dell’acciaio e dei metalli non ferrosi, dal trattamento dei minerali e del rottame fino ai prodotti finiti piani e lunghi. Le attività del gruppo – risponde Danieli entrando nel merito delle accuse – non contemplano in alcun modo la produzione diretta di materiale bellico e i contratti stipulati non prevedono mai il coinvolgimento nelle scelte di produzione dei clienti”.

    Danieli aggiunge, inoltre, di avere “messo in atto tutte le misure necessarie a conformare le proprie attività ai provvedimenti adottati dall’Italia e dall’Unione Europea, a seguito dei tragici avvenimenti legati alla guerra in corso in Ucraina. Tali misure sono state applicate senza indugio a persone, entità e società oggetto delle sanzioni”. La società che opera nel settore siderurgico, nella stessa nota, fa sapere che “le famiglie dei dipendenti impiegati presso l’ufficio tecnico del Gruppo Danieli a Dnipro (attualmente chiuso) sono stati portati al sicuro: la società ha organizzato trasporto e accoglienza per circa 100 persone presso il Campus Danieli in Friuli Venezia-Giulia”.

    Mancano ricambi e non arriva la merce nei porti: così lavorano le fabbriche italiane nella Russia delle sanzioni

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    Carlotta Scozzari

    24 Aprile 2022

    L’azienda aveva continuato a tenere aperto l’ufficio in Ucraina, per quanto possibile, nei primi giorni della guerra. Anche in Russia Danieli non ha mai comunicato alcuna interruzione delle attività. Le ultime notizie risalgono alla semestrale al 31 dicembre, diffusa il 10 marzo, nella quale l’azienda quotata in Borsa scriveva: “Le attività negli stabilimenti russi, focalizzate sulla ricambistica, stanno al momento proseguendo senza particolari difficoltà”.

    Dalla logistica alla cybersecurity tutti: i rischi per le aziende che lavorano con la Russia

    di

    Carlotta Scozzari

    02 Maggio 2022

    Da allora, sino alla nota del 21 giugno in replica al ministero della Difesa ucraino, Danieli non aveva più fornito alcuna comunicazione sulle proprie attività nel Paese di Vladimir Putin. Dal sito internet, emerge che la società opera in Russia attraverso tre società controllate: Danieli Volga Llc, unità di produzione ma anche centro di servizi e di design, Danieli Volga Branch, centro di servizi come pure Danieli Russia Engineering Llc, quest’ultima situata a Mosca. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 21 giugno. Torna un po' di sereno sui mercati, i listini Ue in rialzo

    MILANO – Ore 9:25. Sembra tornare un po’ di sereno sui mercati finanziari, dopo un periodo di forte correzione legato alle strette monetarie delle Banche centrali a causa dell’inflazione e alla paura che queste comportino un rallentamento delle economie fino alla possibile recessione. Paura messa nero su bianco dagli analisti di Goldman Sachs, per i quali il rischio di una recessione Usa è più alto, indicato al 48% (dal 35% precedente) nel giro dei prossimi due anni. Per la banca d’affari resta ferma la previsione di crescita del 2,8% per il secondo trimestre dell’anno, ma scende quella dal terzo trimestre fino al primo trimestre del 2023, prevedendo ora una crescita dell’1,75%, dello 0,75% e dell’1%, rispettivamente, in ciascuno di questi trimestri.

    Nonostante queste indicazioni, le azioni europee si muovono in positivo dopo che quelle asiatiche hanno interrotto una striscia negativa che durava da otto sedute. Milano sale dell’1,1% con Leonardo in evidenza dopo l’annuncio della fusione della controllata americana Drs con la Rada, con successiva quotazione al Nasdaq. Francoforte sale dell’1,2%, Parigi dell’1,6% mentre Londra aggiunge lo 0,6%.

    Lo spread apre in lieve calo. Sulla piattaforma Bloomberg, il differenziale tra i Btp ed i Bund tedeschi si attesa a 193 punti base, con il rendimento del decennale al 3,6%. Ieri la presidente della Bce Christine Lagarde ha confermato il reinvestimento dei titoli e l’impegno dell’Eurotower contro il rischio frammentazione. L’euro apre stabile sul dollaro, viene scambiato a 1,0518 sul biglietto verde. Oggi a parlare, dalla ceo conference di Mediobanca, è stato il presidente della Vigilanza della Bce, Andrea Enria, per il quale lo stop dei dividendi delle banche nel 2020 è “stata una decisione eccezionale presa in un contesto senza precedenti” della pandemia da Covid, ma “non intendiamo farlo ancora”. Quanto ai tassi, il loro aumento “è uno sviluppo positivo per il settore finanziario europeo”.

    Gli scambi a Est sono stati trainati soprattutto dai guadagni delle imprese del settore immobiliare, a loro volta avvantaggiate dai dati positivi del comparto che suggeriscono come la Cina si stia avviando verso una ripresa economica. Tuttavia, gli analisti hanno affermato che la ripresa del mercato immobiliare sarà lenta e stanno monitorando ulteriori dati per vedere se il rimbalzo può essere sostenibile. L’indice MSCI Asia Pacific è salito fino all’1,5%, con i titoli finanziari e tecnologici tra i maggiori contributori al suo rialzo. Alla fine il bilancio complesssivo è stato positivo, ma le singole Piazze sono state miste: a Tokyo il Nikkei sale dell’1,84% a 26.246,31 punti e il Topix del 2,05% a 1.856,20 punti. L’indice Composite di Shanghai cede lo 0,26% a 3.306,72 punti e Shenzhen lo 0,51%, a quota 2.147,29. Hong Kong corre dell’1,64%, Seul avanza dello 0,75% a 2.408,93 punti. “È una tregua, non un rimbalzo” dice un gestore all’Ansa invitando a non cedere all’euforia. “Siamo ancora in un mercato ribassista che sta affrontando un doppio smacco di inasprimento della Fed e timori di recessione, e la stagione degli utili del secondo trimestre sarà probabilmente particolarmente dolorosa per i mercati” a causa delle pressioni sui costi, aggiunge.

    I contratti su Wall Street puntano al rialzo dopo che ieri i listini statunitensi sono stati chiusi per il ‘Juneteenth holiday’, festività che commemora la liberazione degli schiavi afroamericani. Di buon mattino, le previsioni per l’apertura dei tre principali indici si situano intorno al +1,5%.

    Anche il fronte energetico registra qualche segnale di recupero: i prezzi del petrolio si muovono in rialzo sui mercati asiatici, pur restando vicini ai minimi in quasi cinque settimane: le preoccupazioni per il rallentamento della crescita economica globale e della domanda di carburante hanno compensato le aspettative di maggiori consumi a breve termine. Il Brent passa di mano a 115.50 dollari al barile, con una crescita del +1,2%, mentre il Wti viene ceduto a 111.52 dollari guadagnando il +1.79%. LEGGI TUTTO

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    Leonardo, mosse negli Usa: Rada si fonderà in Drs, la controllata americana sarà quotata

    MILANO – Leonardo muove le tessere del puzzle della presenza negli Usa e “comunica che la controllata statunitense Leonardo Drs e Rada Electronic Industries”, quotata al Nasdaq, “hanno firmato un accordo vincolante per la fusione di Rada in Leonardo DRS e automatica quotazione di quest’ultima”. Una notizia che spinge il titolo a Piazza Affari (segui in diretta), dove svetta in netto rialzo a fronte di un listino sì positivo ma solo poco sopra la parità.

    In sostanza, l’operazione prevede che Drs acquisirà il 100% del capitale sociale di Rada in cambio dell’assegnazione a favore degli attuali azionisti di Rada del 19,5% circa Drs di cui Leonardo, tramite la propria controllata statunitense Leonardo Holding, continuerà a possedere l’80,5%.

    A spiegare la mossa è lo stesso amministratore delegato, Alessandro Profumo: “Come promesso, abbiamo focalizzato il portafoglio di Leonardo Drs e ora stiamo rafforzando Drs con Rada nei core business strategici, con ulteriore potenziale di crescita, espansione dei margini e opportunità nel gruppo Leonardo”, dice a commento dell’operazione. “Abbiamo concordato un’operazione di fusione all-stock, cogliendo anche l’opportunità di quotare Drs nell’attuale contesto di volatilità dei mercati, realizzando così quanto prospettato lo scorso anno”.

    Profumo: “Leonardo diventi leader del polo della sicurezza Ue. No a fusione con Fincantieri”

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    Luca Pagni

    23 Maggio 2022

    Il gruppo italiano della Difesa, sottolinea la nota che annuncia la fusione, “sta compiendo un significativo passo avanti da un punto di vista strategico, rafforzando l’azienda sul proprio core business dei sensori e sistemi integrati, con conseguente maggiore crescita attesa e ulteriore incremento dei margini”. La fusione, si legge ancora, “è perfettamente allineata agli obiettivi strategici, commerciali e finanziari di Leonardo”.

    Rada Electronic Industries è un fornitore leader di radar tattici militari software-defined avanzati. L’azienda, si legge in una nota, “è leader nei radar tattici, che servono mercati interessanti e in forte crescita, tra cui la protezione delle infrastrutture critiche, la sorveglianza delle frontiere, la protezione militare attiva e le applicazioni contro i droni. RADA è quotata al Nasdaq e alla borsa di Tel Aviv”.

    “Si prevede che la combinazione dei radar tattici di RADA e dei punti di forza di Leonardo DRS come principale fornitore di difesa mid-tier renderà la società combinata un leader nel mercato in rapida crescita della Force Protection, aumenterà il nostro potenziale mercato, amplierà le opportunità internazionali e, infine, genererà valore per gli azionisti”, commenta William J. Lynn III, ceo di Leonardo DRS. RADA “ha anche una forte complementarità con il resto del Gruppo Leonardo. I suoi radar tattici avanzati integrano il portafoglio di sensori di Leonardo, consentendo di ottenere una posizione più forte nei settori emergenti del segmento operativo tattico. L’operazione aggiunge inoltre una presenza domestica in Israele e supporta lo sviluppo del mercato internazionale per Leonardo, consentendo allo stesso tempo a RADA di accedere a opportunità nei mercati e programmi europei ed export, facendo leva sulla presenza globale di Leonardo”.

    Promozione da parte degli analisti per la mossa. Da Banca Akros spiegano come la capitalizzazione di mercato di Rada alla chiusura di ieri fosse di 579 milioni di dollari (circa 551 milioni di euro). Si tratta in ogni caso di un’azienda ‘fast-growing’ visto che i ricavi si muovono a ritmo medio annuo del 22% circa, che viene scambiata a 22 volte il suo margine operativo (ebit). In base ai calcoli del broker, l’operazione valuta Drs circa 2,3 miliardi di euro (o circa 10 volte il suo margine operativo lordo, ebitda, al 2022). Al momento, il comunicato stampa dell’operazione, sottolineano, “non menziona le possibili sinergie”, che “potrebbero essere considerevoli”. Nel marzo 2021, Leonardo ha cercato di raccogliere circa 700 milioni di dollari vendendo il 22% della sua partecipazione in Drs a 20/22 dollari per azione, ma poi ha deciso di rinviare l’Ipo, “adducendo condizioni di mercato avverse”. Oggi, però, la valutazione implicita di Drs “è  inferiore a quella ipotizzata un anno fa, pari a 3,2 miliardi di dollari”. Tirando le somme, scrivono da Akros, “riteniamo la notizia interessante dal punto di vista strategico” e “le dimensioni della società target sono piuttosto ridotte”. Gli analisti giudicano positivo che ‘l’operazione non sia in contanti”. LEGGI TUTTO

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    Gare banda ultra larga, i giochi sono fatti: ecco il quadro dei vincitori e le sfide future

    La partita delle gare per le reti che accompagneranno i prossimi decenni dell’Italia è praticamente chiusa. Il Governo ha assegnato cinque gare banda ultralarga, con i fondi del Pnrr, per un totale di 4,6 miliardi; manca solo quella da 567 milioni di euro per i nuovi siti 5G che era andata deserta. Possibile quindi fare un bilancio. I nomi dei vincitori delle gare ci dicono molto degli scenari che ora si aprono.

    Vincitori e assegnazioni

    “Si nota come al momento Tim sia l’operatore che sta investendo di più nel piano bandaultra larga del Governo sia in termini di lotti assegnati, sia rispetto agli importi”, dice Lorenzo Principali, dell’osservatorio I-Com. Tim ha messo sul piatto 2,464 miliardi, 600 milioni in più di Open Fiber, che è al secondo posto. Tim si è aggiudicata sinora 18 lotti complessivi, contro gli 8 di Open Fiber e i 7 Fastweb.

    Tim è anche l’operatore che ha partecipato a tutto campo, in tutte le gare, quelle meno ricche e più settoriali; e quelle più importanti come Italia 1 Giga da 3,3899 miliardi per dotare tutta l’Italia di almeno 1 Gigabit entro il 2026 e la più recente gara per rilegare in fibra le antenne 5G, da 724 milioni di euro.

    In quest’ultima in particolare Tim ha fatto il pieno di assegnazioni, mentre su Italia 1 Giga la partita è più equilibrata con Open Fiber.

    Le gare Sanità Connessa da 313,95 milioni e Scuole da 165 milioni hanno visto la partecipazione di altre due attori, Wind 3 e Fastweb, “come dell’outsider Intred, vera sorpresa di queste gare: si è aggiudicata la Scuola in Lombardia per 19,3 milioni”, dice Cristoforo Morandini, storico esperto di tlc in Italia (con un passato anche in Tim). L’obiettivo del Piano Scuola Connessa è quello di fornire a circa 35.000 edifici scolastici un accesso a Internet basato su connettività di 1 Gbit.

    L’altra gara mira a garantire la connettività con velocità simmetriche di almeno 1 Gbps e fino a 10 Gbps per le strutture sanitarie, dagli ambulatori agli ospedali, distribuite sul territorio nazionale. Nelle gare Scuola e Sanità sono inclusi i servizi di manutenzione e assistenza.

    Altro nome meno noto, Elettra, che per 45 milioni ha vinto la gara per collegare le isole minori.

    “In questo contesto, è importante che anche il secondo bando 5G, finalizzato alla costruzione di infrastrutture attive per fornire connettività mobile ad almeno 150 mbps e riformulato per concedere maggiore possibilità di scelta agli operatori rispetto alle aree da coprire, venga assegnato”, dice Principali. “La scadenza per le offerte era il 10 giugno ma al momento non risultano notizie ufficiali. Giacché la riformulazione dovrebbe essere stata concertata con gli operatori, ci sono buone possibilità che anche in questo caso si vada a dama, assegnando ulteriori 567 milioni (salvo ribassi) che porterebbero il totale delle gare a oltre quota 5,2 miliardi”, continua Principali.

    “Nel complesso le gare mostrano un consolidamento del mercato, su Tim e Open Fiber, che tenderanno a diventare un soggetto solo”, riassume Morandini. LEGGI TUTTO