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    Spese per la palestra, detraibili quelle del 2020 per la figlia che ha compiuto diciott'anni ad ottobre?

    Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate da ultimo con la circolare 19/2020, in riferiimento alle detrazioni per i figli a carico il requisito dell’età ricorre anche se sussiste per una sola parte del periodo d’imposta. Di conseguenza per quel che riguarda le spese per la palestra  la detrazione spetta per tutto il periodo d’imposta in cui il ragazzo compie i 18 o i 5 anni, indipendentemente dal fatto che le spese sportive siano state sostenute prima o dopo il compimento. quindi nella dichiarazione dei redditi di quest’anno, relativa all’anno d’imposta 2020, lei potrà portare in detrazione le spese sostenute ad ottobre dell’anno scorso. In futuro non potrà più detrarre nulla dal momento che sua figlia diventata maggiorenne. LEGGI TUTTO

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    Cirque du Soleil annullato per Covid, giudice dà ragione a consumatrice: “Deve essere rimborsata”

    Il denaro speso per uno spettacolo annullato causa Covid, poi riprogrammato per la primavera dell’anno successivo, deve essere restituito al consumatore. Il Giudice di pace di Bari ha dato ragione a una donna che, nel dicembre 2019, aveva comprato due biglietti per il Cirque du Soleil per un totale di quasi 200 euro. Poche settimane dopo l’Italia, e il mondo, sarebbero entrati nel tunnel della pandemia di Covid-19 e anche il Cirque du Soleil ha cambiato piani, spostando la data dal 22 aprile 2020 al 7 aprile 2021.
    Dopo aver ricevuto un secco “no” alla richiesta di rimborso da parte della società, che le ha comunicato solo lo spostamento della data, la consumatrice ha fatto ricorso al Giudice di pace che, ai primi di novembre, le ha dato ragione. Il giudice ha intimato a TicketOne, la società attraverso la quale erano stati acquistati i biglietti, di restituire 178 euro alla cliente e di versarne altri 120 per spese legali.
    In questa vicenda, però, entra in gioco un altro fattore: fino alla fine del novembre 2020, quando è stata rilevata da nuovi proprietari, Cirque du Soleil è stata a un passo dal fallimento. Ora il circo ha rimesso in cartellone una serie di spettacoli per la prossima primavera.
    “Non c’è dubbio che il Giudice abbia tenuto in considerazione la possibilità che la società potesse fallire – spiega Domenico Romito, il legale che ha seguito il caso e che segue la rubrica dell’esperto diritti dei consumatori – ma questo non cambia il fatto che i consumatori abbiano diritto a farsi restituire i soldi, anche se lo spettacolo è stato solo rinviato. Chiunque potrebbe aver cambiato i propri piani, specie in questo periodo in cui moltissime persone sono tornate alle loro città di origine per fare smart working”.
    Il decreto Rilancio dell’estate 2020 prevede che i consumatori, se non hanno utilizzato il voucher dopo 18 mesi, possano finalmente avere indietro i propri soldi. “Congelare per un anno e mezzo quel denaro produce solo danni, perché in quel lasso di tempo nessuno può davvero fare affidamento su quei soldi. È giusto poterli riavere prima, e il Giudice ci ha dato ragione”.
    Cirque du Soleil è salva, ma altre aziende non hanno avuto – o potrebbero non avere – la stessa fortuna e fallire. In questo caso il decreto Rilancio prevede un fondo per ristorare i consumatori che, dopo aver ricevuto il voucher, scoprono che l’evento non avverrà mai proprio perché la controparte è andata in bancarotta. Il fondo, gestito dal ministero dei Beni culturali, doveva
    essere finanziato con 5 milioni per il 2020 e un altro milione per il 2021. Il problema è che questo fondo ancora non esiste. Il decreto interministeriale che lo avrebbe dovuto istituire, spiegano fonti del ministero, non è stato ancora approvato.
    “Il ristoro per i consumatori esiste, sì, ma solo sulla carta. Al momento il consumatore che voglia far valere i propri diritti non ha altra se non quella del Giudice di pace” commenta Romito.
    In casi di questo genere, il ristoro dovuto agli utenti è rimasto sulla carta. Non è quindi uno strumento utilizzabile e non rimangono molte alternative se non il Giudice di pace”. Che, a giudicare da questa ultima ingiunzione, non fa orecchio da mercante. LEGGI TUTTO

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    Borse deboli alla ripartenza, spread stabile in area 115. La Cina batte le attese: cresce del 2,3% nell'anno del Covid

    MILANO – Ore 10:00. Le Borse europee partono ancora fiacche in una settimana cruciale per l’Italia e la sua crisi politica, che aleggia sulla riunione odierna dell’Eurogruppo e su quella di giovedì della Banca centrale europea. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, primo termometro della tensione sulla tenuta italiana, si muove in lieve rialzo tra 115 e 120 punti base, con il rendimento del decennale italiano allo 0,6% sul mercato secondario.
    Piazza Affari segna un -0,1% dopo le prime battute, con Stellantis in evidenza nel giorno del debutto sia a Milano che a Parigi (segui il titolo in diretta). In linea le altre Piazze europee: Londra è in frazionale ribasso, Francoforte cede lo 0,1% e Parigi lo 0,3%.

    Il nuovo Ristori entra nel vivo con 50 miliardi in cassa. Mercati: fari su Cina e Bce
    17 Gennaio 2021

    Il Pil della Cina supera 100 mila miliardi di yuan
    Con i mercati occidentali al ralenti, è la Cina a guadagnarsi le copertine: il Pil del Paese da cui la pandemia è partita balza nel quarto trimestre 2020 del 6,5% annuo, a fronte del 6,1% atteso dagli analisti e del 4,9% registrato dei tre mesi precedenti, mentre la crescita congiunturale è del 2,6% (2,7% nel terzo trimestre e 3,2% le stime). Il recupero dalla crisi del Covid-19 è confermato dalla crescita dell’intero 2020, quantificato dall’Ufficio nazionale di statistica nel 2,3%, contro il 2,1% atteso in media alla vigilia: per la prima volta il prodotto cinese ha superato 100mila miliardi di yuan, 15.408 miliardi di dollari). Anche un annus horribilis come quello appena passato, dunque, va in archivio con il segno “più” nonostante il passo sia il più lento in più di 40 anni.
    Le Borse asiatiche si sono mosse contrastate dopo i dati cinesi e senza la guida dei future su Wall Street, chiusa oggi in occasione della festività nazionale dedicata alle celebrazioni di Martin Luther King. L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,97% a 28.242,21 punti. La borsa di Shanghai è salita dello 0,84%, Hong Kong fa +0,74%, Sidney è invece sotto pressione con un calo dello 0,78%, Seoul cede più del 2%. Rimangono protagonisti i timori sull’aumento dei contagi di coronavirus nella regione a nord est della Cina. Il sentiment degli investitori fa i conti con il lockdown di emergenza imposto nella provincia cinese di Hubei e, come ha detto a Reuters l’analista Seo Sang-young, di Kiwoom Securities, “il dato di oggi relativo al Pil cinese alimenta dubbi sulla ripresa dell’economia”. Il dato si è confermato positivo, ma ha messo in evidenza una contrazione delle spese per consumi, provocata dalla riluttanza dei consumatori cinesi a spendere a causa dell’incertezza. Le vendite al dettaglio cinesi si sono contratte tuttavia del 3,9% nell’intero 2020, facendo +4,6% a dicembre, ma comunque al di sotto +5,5% stimato dal consensus e rallentando rispetto al +5% di novembre).
    L’euro è poco mosso in avvio di settimana sotto quota 1,21 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,2080 dollari sul biglietto verde, dopo aver terminato gli scambi venerdì a 1,2093 dollari, e viaggia in calo rispetto allo yen a quota 125,28. Anche il biglietto verde è in lieve arretramento sullo yen a 103,72.
    Tra le materie prime, le quotazioni del petrolio sono in lieve calo in avvio di settimana. Il greggio Wti  passa di mano a 52,23 dollari al barile, in calo dello 0,25% rispetto ai 52,36 dollari della chiusura di venerdì. Il Brent cede lo 0,34% a 54,91 dollari al barile. Ad incidere il rialzo del dollaro ed i timori persistenti sulla pandemia. Oro in rialzo sui mercati asiatici. Il metallo prezioso avanza dello 0,4% a 1.837dollari l’oncia. LEGGI TUTTO

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    Fca-Psa, entra in vigore il nome Stellantis con la nuova governance

    MILANO – Dopo il completamento della fusione e alla vigilia del debutto sui mercati azionari di Milano e Parigi (per Wall Street bisognerà attendere martedì, vista la chiusura per il Martin Luther King day), Stellantis – la nuova holding nata dalla fusione tra i gruppi Psa e Fca – ha annunciato che la “nuova Società congiunta è stata rinominata Stellantis, sono stati nominati i membri del Consiglio di Amministrazione di Stellantis e sono entrati in vigore gli Statuti di Stellantis”.
    La nuova governance, già annunciata al mercato, prevede un cda con due amministratori esecutivi, John Elkann (Presidente) e Carlos Tavares (Chief Executive Officer), e nove amministratori non esecutivi: Robert Peugeot (Vice Presidente), Henri de Castries (Senior Independent Director, in qualità di Voorzitter ai sensi della legge olandese), Andrea Agnelli, Fiona Clare Cicconi, Nicolas Dufourcq, Ann Frances Godbehere, Wan Ling Martello, Jacques de Saint-Exupéry e Kevin Scott.
    Inoltre, dettaglia ancora una nota, il Consiglio di Amministrazione di Stellantis ha nominato un Audit Committee, un Remuneration Committee e un Governance Committee, così composti. Audit Committee: Ann Godbehere (chairperson), Wan Ling Martello and Henri De Castries. Remuneration Committee: Wan Ling Martello (chairperson), Andrea Agnelli, Henri De Castries, Fiona Cicconi and Robert Peugeot. Governance and Sustainability Committee: Henri De Castries (chairperson), Andrea Agnelli, Fiona Cicconi, Nicolas Dufourcq and Kevin Scott. LEGGI TUTTO

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    Ville, jet privati, orologi di lusso: scoperto un maxi-giro di denaro da 9 miliardi dal Venezuela alla Svizzera

    LUGANO – Un fiume di capitali sporchi è affluito, negli ultimi 10 anni, dal Venezuela alla Svizzera. È quanto emerge da un’inchiesta per riciclaggio, aperta dalla Procura di Zurigo, che sta indagando dal novembre del 2019 su 9 miliardi di franchi, circa 8 miliardi e mezzo di euro, transitati su una trentina di banche e riconducibili a esponenti del regime di Caracas.
    Un affaire gigantesco che coinvolge “una banca elvetica su 8 “, ha scritto Le Matin Dimanche, il settimanale di Losanna che ha rivelato i termini della vicenda. Una vicenda talmente grande da indurre gli inquirenti a interessarsi di un personaggio di notevole caratura della piazza finanziaria svizzera. Parliamo di Boris Collardi, già amministratore delegato della prestigiosa banca zurighese Julius Bär e poi passato alla guida di Pictet, istituto-boutique con sede a Ginevra.
    I nove miliardi nel mirino dell’inchiesta risultano “distribuiti su centinaia di conti”, ha reso noto un portavoce della polizia di Zurigo. Una cifra colossale frutto del saccheggio, nell’arco di 20 anni, dei fondi pubblici venezuelani avvenuto soprattutto speculando sul cambio tra il bolivar e le altre valute. Risultano coinvolti sia personaggi vicini al defunto presidente Hugo Chavez, come pure membri dell’entourage del suo successore, Nicolas Maduro.
    Tra i protagonisti dello scandalo troviamo Raul Gorrin, un magnate televisivo il quale figura tra i “most wanted” della giustizia statunitense, che lo accusa di aver corrotto l’ex-responsabile del Tesoro venezuelano, Alejandro Andrade. Quest’ultimo è stato condannato a 10 anni da un tribunale americano, dopo aver riconosciuto di aver incassato mazzette per un miliardo di dollari. Andrade ha ammesso che grazie alle bustarelle, versate su un un conto della Compagnie Bancaire Helvetique di Ginevra, si è comprato un jet privato del valore di 34 milioni di dollari, oltre a una collezione di 35 orologi di grande pregio.
    Da sottolineare che è per i rapporti con la banca ginevrina che la Finma, il gendarme elvetico dei mercati finanziari, ha coinvolto nell’inchiesta Julius Bàr e il suo ex-CEO, Collardi.
    Tornando a Raul Gorrin, lo stratega del meccanismo corruttivo, una volta arrestato Andrade si è rivolto a Claudia Diaz, l’ex-infermiera di Chavez, moglie del capo delle sue guardie del corpo, nominata alla guida del ministero del Tesoro venezuelano, tra il 2011 e il 2013. Alla Diaz, sempre tramite la Compagnie Bancaire Helvetique, Gorrin fece arrivare 4,35 milioni di dollari, per l’acquisto di uno yacht. La giustizia statunitense l’ha indagata, inoltre, per l’acquisto di un castello in Liechtenstein.
    Va detto che dei 9 miliardi di franchi, su cui sta indagando la magistratura elvetica, solo poche centinaia di milioni sono rimasti nella Confederazione. Il resto è evaporato nell’acquisto di ville a Miami, automobili di lusso e altri simboli di uno status symbol da nouveaux riches.
    Il tutto sullo sfondo di un Paese, il Venezuela, precipitato in pochi anni in uno stato di miseria. Mentre quel tourbillon di miliardi prendeva la via delle banche svizzere, quello che per decenni è stato il più ricco Paese dell’America Latina, è diventato uno dei più poveri. Tanto che oggi, in termini di PIL pro capite, precede solo Haiti, Honduras e Nicaragua. LEGGI TUTTO

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    Bonus bici, 71 milioni di voucher spesi e rimborsi a quota 100: i numeri dell'operazione

    MILANO – Quasi 200 mila buoni spesi (198.557 per la precisione), per 71,139 milioni di euro di valore. Quasi 300 mila rimborsi effettuati verso i cittadini (299.693) per 99,36 milioni di euro riversati. Centomila e 507 rimborsi agli esercenti, per 37,52 milioni di valore. Sono questi, gli ultimi disponibili al 30 dicembre scorso, i grandi numeri del bonus bici e monopattini, il contributo fino al 60% delle spese (entro un limite di 500 euro) per l’acquisto delle due ruote a pedali o elettriche e di altri mezzi della mobilità dolce.
    Un provvedimento che è ancora aperto: fino al 15 febbraio, infatti, chi ha effettuato acquisti di beni e servizi incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del beneficio, può richiedere il rimborso inserendo i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto sul portale dedicato.
    Questa seconda finestra di richieste di rimborso si è resa necessaria dopo che il clickday del 3 novembre – al netto delle difficoltà tecniche iniziali – ha visto esaurire in poche ore le risorse disponibili, tra rimborsi a chi aveva già sostenuto le spese e voucher prenotati da chi aveva intenzione di farlo. Proprio questi ultimi hanno però lasciato sul terreno molti denari, lasciando scadere i buoni richiesti (57mila casi) o utilizzandoli per importi inferiori al nominale richiesto. In tutto, si parla di 43,5 milioni di euro che sono tornati nelle disponibilità del Ministero.
    La cifra non è ancora definitiva, ma considerando che ci sono anche 100 milioni nella legge di Bilancio dovrebbero essere più che sufficienti per soddisfare le richieste dei 119mila cittadini che si sono pre-registrati alla seconda fase di rimborso aperta in questi giorni, per 35,6 milioni di euro prenotati. A queste domande si potrebbero sommare quelle di aventi diritto (coloro che hanno ancora in mano fatture e scontrini parlanti di acquisti ‘candidabili’ al programma) che non avevano fatto la pre-registrazione. Il margine tra “prenotato” e risorse disponibili lascia comunque pensare che ci sia agevolmente spazio per tutti e ipotizzare ‘avanzi’ dall’operazione.
    Come impiegarli? Non ci saranno nuovi voucher – fanno sapere dall’Ambiente – e le risorse verranno impiegate prevalentemente per opere legate alla mobilità sostenibile, quali ad esempio la realizzazione di piste ciclabili. LEGGI TUTTO

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    Nuovo 730, nella dichiarazione dei redditi entrano i bonus: spazio al 110% e al contributo per le vacanze

    Disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate i modelli 2021 per le dichiarazioni fiscali, che raccolgono le novità dello scorso anno. Nel 730/2021 fa il suo esordio il Superbonus al 110%, accompagnato dal bonus vacanze. La nuova CU tiene conto delle novità a sostegno del lavoro e del premio previsto dal decreto Cura Italia per i lavoratori dipendenti che hanno prestato la propria attività nel mese di marzo 2020. Il modello Iva, infine, contiene le modifiche in tema di beni anti-Covid e le semplificazioni in materia di dichiarazioni d’intento.

    Spazio ai bonus nel 730 
    L’appuntamento con la dichiarazione precompilata si apre quest’anno dal 30 aprile, e il termine per la presentazione della dichiarazione è quello del 30 settembre. Tra le novità  del 730  oltre al Superbonus lo spazio per il bonus facciate e quello per il credito d’imposta per l’acquisto di monopattini elettrici e servizi per la mobilità elettrica e  lo sconto d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza Covid-19 . Sezione ad hoc, infine, per il bonus vacanze. 

    SUPERBONUS 110%: domande e risposte

    Le novità per i dipendenti nella CU
    Nella CU 2021, che dovrà essere dai datori di lavoro entro il 16 marzo, fanno ingresso il trattamento integrativo e l’ulteriore detrazione per i redditi di lavoro dipendente e assimilati. Esordio poi per la clausola di salvaguardia per l’attribuzione da parte del sostituto del bonus Irpef e del trattamento integrativo in presenza di ammortizzatori sociali e l’attribuzione del premio ai lavoratori dipendenti nel mese di marzo 2020. All’appello ci sono anche le detrazioni per oneri parametrate al reddito e l’indicazione delle somme restituite al netto delle ritenute subite.

    Modello Iva e disposizioni anti Covid
    Il nuovo  modello, da presentare entro il 30 aprile, tiene conto dell’esenzione per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza Covid-19, dell’estensione del regime forfetario all’attività di oleoturismo, e un nuovo rigo riservato ai soggetti che hanno usufruito dei provvedimenti agevolativi di sospensione dei versamenti emanati a seguito dell’emergenza sanitaria. Introdotte, inoltre, alcune semplificazioni in materia di dichiarazioni d’intento, come la soppressione dell’obbligo di comunicazione di quelle ricevute da parte dei fornitori di esportatori abituali.

    Il nuovo 770
    Infine nel nuovo 770 , da trasmettere entro il 31 ottobre, sono state inserite le informazioni sul credito derivante dall’erogazione del trattamento integrativo e delle somme premiali per il lavoro prestato nel mese di marzo 2020. Aggiornate anche le istruzioni sull’erogazione dei dividendi distribuiti alle società semplici. Nei prospetti riepilogativi sono inseriti nuovi codici per la gestione della tardività dei versamenti, come mezzo di contrasto all’emergenza Covid-19.

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    Orari agili, buoni pasto e riunioni brevi. Ogni impresa ha il suo smart working

    ROMA – Dalle ambasciate alle cooperative e alle telecomunicazioni. In attesa che governo e Parlamento decidano se riformare la legge 81/2017 o affidare le nuove regole dello smart working alla contrattazione collettiva, le categorie sociali hanno già deciso che il futuro passa per il lavoro agile, e si sono messe intorno a un tavolo per decidere come. Lo smart working è un capitolo importante degli ultimi contratti collettivi, ma sono anche moltissimi gli accordi e i protocolli che lo regolano in via esclusiva depositati al Cnel nelle ultime settimane, nonostante l’emergenza Covid permetta ancora ai datori di lavoro di fare a meno delle intese con i dipendenti.
    Il lavoro agile, come si legge nell’accordo siglato il 16 dicembre 2020 da Legacoop, non è più soltanto «uno strumento di mitigazione del contagio in azienda», ma soprattutto «una nuova modalità lavorativa», in grado di «migliorare le relazioni, la comunicazione e l’efficacia del servizio». E persino di dare un contributo all’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, «favorendo un impatto positivo per l’ambiente», attraverso la riduzione degli spostamenti casa-lavoro.
    Le soluzioni trovate sono innovative: dal banner “non disponibile” che traccia in concreto i confini del diritto di disconnessione, alla “Smart Factory” di Lamborghini. La maggior parte delle intese prevede formule miste, che coniugano il lavoro da remoto per uno o due giorni la settimana con quello in azienda, con grande flessibilità di orario. Il contratto nazionale della filiera delle Tlc prevede persino che l’orario “agile” possa essere inferiore a quello ordinario, senza decurtazioni salariali grazie a forme di compensazione. Il contratto di Tim declina la flessibilità di orario in due formule: il lavoro agile giornaliero e settimanale. Quello di Poste parla di “accomodamento ragionevole” dell’organizzazione e degli orari.
    C’è molta attenzione all’aspetto salariale: il contratto di Eataly per esempio garantisce che gli incentivi fiscali e contributivi riconosciuti in relazione agli aumenti di produttività ed efficienza siano garantiti anche a chi lavora in modalità agile. Soluzioni diverse per i buoni pasto: il contratto del Comune di Roma prevede che debbano comunque essere corrisposti, purché si osservi lo stesso orario di lavoro che in ufficio, quelli di Tim e di Enel che debbano essere erogati a tutti, così come quello di Legacoop, mentre il contratto di Ing Direct, del resto in linea con quanto prevede il contratto dei bancari, stabilisce che non debbano essere erogati agli smart worker; analoga la clausola di Fincantieri.
    Interessanti le norme sul diritto alla disconnessione: qualcuno individua anche forme concrete, come lo “status” da pubblicare negli strumenti di messaggistica aziendale. Il contratto di Enel suggerisce la formula “Ritarda recapito” per l’invio delle mail nella fascia serale/notturna o nei weekend nei giorni festivi. C’è chi stabilisce delle fasce orarie massime entro le quali va svolta la prestazione di lavoro: estremamente dettagliato per esempio il contratto di Ing Direct, che vieta le riunioni dalle 12.45 alle ore 14.15 e dopo le ore 18.00, e ne stabilisce persino la durata massima in 45 minuti. Alcuni contratti stabiliscono un orario di massima entro il quale va resa la prestazione lavorativa. Ma occhio all’eccesso di disconnessione: il contratto di Allianz Bank prevede che se in caso di guasto o disservizio prolungato il lavoratore non restituisca nella stessa giornata il device non funzionante, il tempo di restituzione venga considerato in conto ferie. Mentre le Poste prevedono che, pur nell’ambito dell’autorganizzazione, chi faccia una pausa superiore a 90 minuti debba comunicarlo al responsabile.
    Accordi e contratti si pongono anche la questione dell’eventuale “alienazione” da smart working. Quello di Fastweb per esempio sottolinea che, anche lavorando da remoto, i lavoratori debbano «sentirsi parte integrante e protagonisti della realtà aziendale». E quello di Enel suggerisce di alternare i momenti di sedentarietà con momenti dedicati a piccole attività motorie o di rilassamen LEGGI TUTTO