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    Il ministero a Ita: “Riaprite la data room alle cordate in corsa per l'acquisto, non vogliamo altre lamentele”. La compagnia si adegua

    ROMA – Il ministero dell’Economia chiede a Ita Airways – con una lettera di ieri – la riapertura della sua data room. E la compagnia aerea, già oggi, ha dato seguito alla richiesta, aprendo la data room, la “stanza dei dati”, dove sono custoditi tutti i documenti riservati della società in vendita. Documenti che sono ora depositati in una versione aggiornata.

    La compagnia aerea pubblica, in questo modo, potrà fornire tutte le informazioni supplementari che reclamano le due cordate interessate al suo acquisto. Non solo. Fonti vicine alle due cordate rivelano che Ita ha anche inviato risposte scritte alle 230 domande spedite dagli aspiranti compratori.

    La prima cordata schiera l’Msc Group della famiglia Aponte, che corre con Lufthansa; la seconda il fondo Certares, scortato da Air France e Delta.

    Ita, la frenata dei compratori: “Vogliamo informazioni ulteriori sul Piano industriale”. Pronte 230 domande. Altavilla: tempi non slittano

    di

    Aldo Fontanarosa

    09 Giugno 2022

    La data room – che custodisce i documenti sensibili su una società in vendita – è stata già aperta 20 giorni, dal 3 al 23 maggio. Ma entrambe le cordate si sono dichiarate “non soddisfatte” dalle informazioni che hanno ricevuto. Il ministero dell’Economia, proprietario al 100 per cento di Ita, considera fondate le richieste dei possibili compratori.

    Nella sua lettera di ieri, non a caso, il ministero chiede a Ita di garantire:- “che la data room contenga tutte le informazioni e i documenti” in modo esauriente;- “che i consorzi (le cordate) abbiano pieno accesso al management” del vettore, per confronti sui temi chiave;- “delle “sessioni”, delle expertice session di lavoro comune.

    Scrive ancora il ministero nella lettera: “E’ essenziale che gli offerenti non formulino nuovamente lamentele in ordine alla mancanza di documentazione”.

    I compratori di Ita chiedono lo sconto. Lite con il Tesoro sulla valutazione della compagnia aerea

    di

    Aldo Fontanarosa

    20 Giugno 2022

    Non è tutto. Le cordate non considerano più attuali alcune ipotesi di costo che Ita Airways presenta nel suo Piano di sviluppo industriale del 31 gennaio 2022. I prezzi dei carburanti, da allora, sono lievitati a causa della guerra in Ucraina. E anche le spese per le future sostituzioni degli aerei si baserebbero su stime ormai irrealistiche.

    Proprio per questo, nella sua lettera di ieri, il ministero chiede anche che Ita proceda “con massima urgenza alla revisione del Piano industriale alla luce dell’andamento della società nell’anno in corso”. Piano industriale che dovrà essere “In linea con il mutato scenario” internazionale.

    Un aereo Ita urta in pista un velivolo Air France a New York. Le conversazioni tra Torre di controllo e piloti. La compagnia: “Nessuna situazione di pericolo per i viaggiatori”

    di

    Aldo Fontanarosa

    21 Giugno 2022 LEGGI TUTTO

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    Gas, la Germania attiva il livello di allarme nel piano d'emergenza: “Risorsa ormai rara”. Il tetto al prezzo nelle conclusioni del Consiglio Ue

    MILANO – La situazione del gas sempre al centro dell’attenzione delle cancellerie europee, dopo che la Russia ha iniziato a tagliare i flussi e l’Agenzia internazionale dell’energia ha allertato: “L’Europa si prepari a uno stop totale”. Dopo le indiscrezioni della Bloomberg, il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, ha annunciato l’attivazione del livello di “allarme” nel suo piano di emergenza: si tratta del secondo livello, su tre, del grado d’intervento. Sale dunque l’alert nella più grande economia europea dopo la chiusura dei rubinetti da parte di Gazprom. Una decisione che arriva proprio nel giorno in cui apre a Bruxelles il vertice europeo che dovrà discutere anche il tetto al prezzo del gas per contenere gli aumenti provocati dalla crisi ucraina.

    Aiuti a bollette e stoccaggi. Arriva un’imposta sui guadagni delle imprese

    di

    Serenella Mattera

    Luca Pagni

    22 Giugno 2022

    “Il gas è ora una merce rara in Germania”, ha detto ai giornalisti il ministro Habeck. Lui che è anche vicecancelliere ha quindi dato un senso dell’urgenza: “Dobbiamo ridurre l’uso del gas già d’estate”, ha affermato. L’estate è “ingannevole”, “ma l’inverno arriva e dobbiamo riempire i depositi”, ha aggiunto.

    L’attivazione della fase due porta la Germania un passo avanti verso la terza e ultima fase che potrebbe vedere il razionamento del gas nella principale economia europea. Quando si arriverà al razionamento del gas in Germania? “Spero mai”, ha risposto Habeck in conferenza stampa. Ma ha anche ammesso: “Non posso escludere completamente uno scenario del genere”, per quanto il governo lavori per evitarlo. A questo livello di alert, il governo tedesco avrebbe l’opzione di far passare una legislazione che consenta alle compagnie di passare gli extra-costi su famiglie e imprese, spiega ancora la Bloomberg, e la riaccensione di centrali a carbone per contenere il consumo di gas. Lo step successivo porterebbe la distribuzione energetica sotto l’ombrello dello Stato, con possibilità di razionamenti perché l’offerta non sarebbe in grado di rispondere alla domanda.

    Habeck già mercoledì ha spiegato alla Confindustria tedesca la gravità della situazione, dicendo che “la crisi del gas potrebbe essere peggiore della pandemia”. Ma non per questo ha mollato il punto sul piano di addio al nucleare, che sta dividendo la politica tedesca: “L’opzione di una proroga non c’è innanzitutto per motivi legati alla sicurezza”, hanno spiegato i portavoce del suo ministero e di quello dell’Ambiente. Ma le riserve sono anche di altra natura: “Il taglio del gas pone un problema di calore, non di elettricità. Le centrali nucleari producono soltanto elettricità e non darebbero un contributo rilevante alla soluzione del problema”, ha spiegato il portavoce Gabriel Haufe, incalzato in conferenza stampa a Berlino. Habeck ha invece annunciato domenica scorsa di voler ricorrere di più alle centrali a carbone, e questo nonostante abbia fatto inserire nel programma di governo che la Germania rinuncerà questa fonte energetica entro il 2030.

    “Non nel mio porto”. La protesta di Piombino contro il rigassificatore

    di

    Ernesto Ferrara

    23 Giugno 2022

    La Germania, che dipende dalla Russia per più di un terzo delle sue forniture di gas, aveva acceso la prima spia del semaforo alla fine di marzo, quando l’oggetto del contendere con il Cremlino erano i pagamenti delle forniture in rubli. Ora ha riempito gli stoccaggi per il 58% circa, un livello leggermente superiore a quello italiano, ma punta ad arrivare a novembre come noi intorno al 90%.

    Per quel che riguarda l’Italia e possibili passi da parte nostra, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha risposto a chi chiedeva se per noi il razionamento è esclusi: “Al momento sì”. E ha chiarito: “Noi non abbiamo bisogno, stiamo molto meglio degli altri, non c’è conforto. La Germania in questo momento ha più problemi di noi. La variabile della guerra, quello che fa la Russia, al momento è imprevedibile. Al momento riusciamo a tenere sotto controllo la situazione, c’è una grande imprevedibilità, oggi posso dire escludo poi magari domani cambia la situazione. Siamo abbastanza avviati verso la sicurezza energetica. Il piano che abbiamo dichiarato di recente è abbastanza rispettato”.

    Il gas è al centro anche delle discussioni al Consiglio europeo e il riferimento al price cap entra nell’ultima versione della bozza di conclusioni. Il paragrafo dei temi economici vede l’aggiunta nel quale si legge che il Consiglio “nel contrasto all’uso come arma del gas da parte della Russia e richiamando le conclusioni del 31 maggio, invita la Commissione a perseguire nei suoi sforzi nell’assicurare le forniture energetiche a prezzi accessibili”. Le conclusioni del vertice di maggio invitavano la Commissione ad esplorare le opzioni per calmierare i prezzi, inclusa quella di un price cap temporaneo. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 23 giugno. I mercati in rosso, fanno i conti con la recessione. Bce: “Alta incertezza ma condizioni per crescere”

    MILANO – Ore 10.10. Il rischio di recessione è ufficialmente sul tavolo e i mercati ne prendono atto. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ne ha parlato esplicitamente come una “probabilità”, pur sottolineando che l’economia Usa è forte. E proprio per questo ha le spalle abbastanza robuste per reggere rialzi vigorosi dei tassi, necessari a centrare l’obiettivo numero uno della Fed: spegnere l’inflazione. Ma ormai le banche d’affari fanno sempre più i conti con la possibilità di un’economia sott’acqua: quasi simultaneamente, sia il ceo di Deutsche Bank che gli analisti di Citigroup indicavano nel 50% le possibilità di vedere una recessione nel prossimo futuro. “L’esperienza – si legge in una nota della banca – ci dice che la disinflazione comporta spesso costi significativi per la crescita, e che le probabilità di recessione si avvicinano ora al 50%”. Anche Goldman Sachs ritiene che i rischi di recessione siano “più alti e più ravvicinati”.

    “Powell ha finalmente rinunciato agli atterraggi morbidi, definendoli ‘molto impegnativi’, e ha invece affermato che una recessione è ‘certamente una possibilità’. Questo sarebbe dovuto bastare per innescare un rally della propensione al rischio, un po’ controintuitivo, dato che le aspettative di rialzo della Fed sono state ridimensionate; invece, abbiamo avuto una risposta contrastante, dato che Powell ha affermato, in modo piuttosto deciso, che l’impennata dell’inflazione deve essere riportata sulla terra”, ha commentato in una nota Jeffrey Halley, analista di Oanda. “Questo ha lasciato i mercati in una sorta di terra di nessuno. I titoli azionari statunitensi non vedevano l’ora di trovare una scusa per premere il pulsante di acquisto, come è nella loro disposizione geneticamente pre-programmata. Ma mentre Powell parlava di possibilità di recessione e di essere “agile” da una riunione all’altra del Fomc, la realtà che una recessione probabilmente non è il massimo per le azioni e ha mitigato gli spiriti animali”.

    Con queste premesse, le Borse europee non riescono a riprenderesi dalla debolezza della vigilia: Milano cede l’1,25% con Saipem ancora in forte ribasso dopo l’annuncio dell’aumento di capitale e Mps osservata speciale per i dettagli della sua operazione di ripatrimonializzazione. Nel resto d’Europa, Londra perde lo 0,85%, Francoforte l’1,5% e Parigi l’1,3%. Deboli i future su Wall Street.

    Lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre stabile poco sopra 200 punti, con tasso al 3,6%. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato il tasso cedolare (reale) annuo della diciassettesima emissione del BTP Italia, il titolo indicizzato all’inflazione italiana a otto anni che oggi è collocato agli investitori istituzionali: è pari all’1,60%.

    Attenzione alta sempre verso le Banche centrali: quella della Norvegia ha alzato il tasso d’interesse sui depositi in corona all’1,25% rispetto a una stima degli analisti pari all’1%. Secondo Bloomberg, è atteso un altro rialzo del costo del denaro in agosto all’1,5%. Nel bollettino della Bce si prende atto che la  guerra “sta incidendo pesantemente sull’economia dell’area dell’euro e le prospettive permangono caratterizzate da un alto grado di incertezza”. Tuttavia ci sono “le condizioni perché l’economia continui a crescere e segni un’ulteriore ripresa nel medio periodo”. Confermata l’indicazione sui tassi già data dal Consiglio direttivo: un rialzo dei tassi da 25 punti base a giugno, e se le prospettive d’inflazione “permangano invariate o si deteriorino, al momento della riunione di settembre sarà opportuno un incremento superiore”.

    Le borse asiatiche hanno vissuto una giornata contrastata. Tokyo ha chiuso piatta a +0,08%, Shanghai si è rafforzata nel finale a +1,6%, Shenzhen a +2%, Hong Kong a +1,8% mentre Taiwan ha perso oltre l’1% e Seul lo 0,8% con il comparto tech in forte sofferenza.

    Oggi e domani si terrà a Bruxelles il Consiglio europeo che affronterà gli sviluppi della guerra in Ucraina e il sostegno europeo a Kiev; le ricadute umanitarie, alimentari ed energetiche del conflitto; gli aiuti a famiglie e imprese colpite dalla crisi; le prospettive di allargamento dell’Ue; i seguiti della Conferenza sul futuro dell’Europa. Sempre oggi inizia il vertice Brics, che darà a Vladimir Putin la possibilità di riprendersi la scena mondiale. Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, i leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa s’incontreranno nel corso di un vertice virtuale. LEGGI TUTTO

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    Gas: dal Governo 3 miliardi contro il caro bollette e una nuova “imposta” sulle imprese energetiche

    ROMA – Un nuovo intervento da 3 miliardi da parte del Governo per contenere gli aumenti in bolletta per gas ed elettricità. Aiuti alle imprese per accellerare il riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno. Ma, allo stesso tempo, viene introddotto per la prima volta un “contributo di solidarierà” che dovrà essere versato dagli operatori nel […] LEGGI TUTTO

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    Pensione con Quota 100 per 450 mila persone. Ma Quota 102 è un flop, solo 3.800 domande

    ROMA – Tempo di bilanci per Quota 100. Entro il 2025, quasi mezzo milione di persone andranno in pensione anticipata, ma meno di quanto previsto. Risparmiati 10 miliardi (ma più di 4 già usati). Ha mandato in pensione con almeno 62 anni e 38 di contributi soprattutto uomini, del settore privato e al Nord e con un assegno medio di 1.971 euro lordi al mese (con un gender gap rilevante). E nel frattempo flop dell’erede Quota 102, l’uscita a 64 anni con 38 di contributi valida solo per il 2022: appena 3.860 domande nei primi cinque mesi. Il governo prevedeva 23.500 uscite tra 2022 e 2023, di cui 16.800 già quest’anno. LEGGI TUTTO

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    Guardia di Finanza, scoperti oltre 5.700 evasori totali. Da frodi e sprechi sottratti 6 miliardi al pubblico

    MILANO – Evasori totali, persone che il fisco non conosce assolutamente: sono 5.762 e li ha scoperti la Guardia di finanza con la sua attività di controllo, dal primo gennaio del 2021.

    Nel rapporto che ha aggiornato anche la consistenza delle truffe sui bonus edilizi, alzando l’asticella sopra quota 5 miliardi di euro, emerge che, complessivamente, sono stati denunciati per reati tributari 19.328 soggetti, 508 dei quali arrestati, mentre il valore dei beni sequestrati poiché profitto dell’evasione e delle frodi fiscali è arrivato a 2,2 miliardi.

    Gli accertamenti, svolti in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, hanno portato a quantificare in 6 miliardi la cifra sottratta a chi ne aveva diritto, ovvero fondi stanziati per la spesa pubblica e finiti nelle mani sbagliate. Si tratta di frodi, sprechi ed episodi di corruzione scoperti dalla Gdf tra il 1 gennaio del 2021 e il 31 maggio di quest’anno. Truffe e sprechi che hanno riguardato fondi statali e dell’Unione europea, spesa sanitaria e assistenziale, fondi bancari assistiti da garanzia, appalti e anche il reddito di cittadinanza. Complessivamente, sono state denunciate 45.700 persone e inviate 7.600 segnalazioni alla Corte dei Conti per un danno alle casse dello Stato di 3,5 miliardi.

    Superbonus, le imprese con i cantieri congelati: “Rischiamo di fallire per crediti”

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    Raffaele Ricciardi

    17 Giugno 2022

    Dei sei miliardi quantificati dalla Guardia di Finanza, oltre 290 sono i milioni di euro di contributi a fondo perduto e i finanziamenti bancari assistiti da garanzia che sono stati percepiti illecitamente e che hanno portato alla denuncia di 2.400 persone, al termine di 12.700 verifiche. Le frodi al sistema sanitario ammontano invece a 549 milioni, e sono ricomprese nei 3,5 miliardi di danni all’Erario, mentre quelle in materia di spesa previdenziale a assistenziale a 365 milioni e quelle ai fondi strutturali Ue a 129 milioni. Nel settore degli appalti sono state invece riscontrate irregolarità per 1,4 miliardi.

    Dal bilancio operativo delle Fiamme Gialle, in occasione del 248esimo anniversario della loro fondazione, emerge infine che i controlli sul reddito di cittadinanza, in questo caso in collaborazione con l’Inps, hanno riguardato, in maniera selettiva, soggetti connotati da concreti elementi di rischio. Nel complesso, sono stati scoperti illeciti per 288 milioni – di cui 171 milioni indebitamente percepiti e 117 milioni fraudolentemente richiesti e non ancora riscossi – e sono state denunciate oltre 29.000 persone. LEGGI TUTTO

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    Saipem, il cda parte con l'aumento di capitale da 2 miliardi. Titolo a picco

    Il cda di Saipem, nella riunione di ieri, ha esercitato la delega ad aumentare il capitale sociale in via inscindibile per 2 miliardi di euro, fissandone termini e condizioni finali. Lo annuncia il gruppo in una nota, mercoledì mattina prima che aprano i mercati. Quando gli scambi iniziano, l’effetto è immediato: l’azione Saipem, che a […] LEGGI TUTTO