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    Le Borse di oggi, 10 gennaio. I mercati fanno i conti con la stretta Fed: previsto un percorso accelerato, salgono i rendimenti dei bond

    MILANO – I mercati restano concentrati sulla possibilità di accelerazione nel percorso di normalizzazione della politica monetaria della Federal Reserve. Un report di Goldman Sachs, che arriva dopo le minute del meeting del 14-15 dicembre dalle quali sono emersi toni da “falco” alla Banca centrale americana, prevede ormai che ci saranno quattro rialzi dei tassi durante quest’anno e che il bilancio gonfiato dalle misure straordinarie anti-Covid comincerà a restringersi da luglio, se non prima. A gettare queste convinzioni sono gli appunti della Fed sul progresso nel mercato del lavoro, che sposta il tema dell’inflazione anche sulla crescita dei salari, e la convinzione filtrata dai banchieri americani di doversi muovere con maggiore incisività rispetto all’ultimo percorso di stretta monetaria.

    Questa situazione ha fatto crescere i rendimenti obbligazionari a livello globale, a cominciare ovviamente dai Treasury americani: la reazione al primo rialzo dei tassi in vista dall’era pre-pandemica è più forte rispetto alle preoccupazioni che la variante Omicron possa far deragliare la ripresa. Temi che si intrecciano anche nelle riflessioni del Fondo monetario internazionale, in vista delle stime del 25 gennaio: un post degli economisti Stephan Danninger, Kenneth Kang e Hèlène Poirson segnala che la ripresa globale prosegue, ma ci sono elevati rischi a causa della recrudescenza della pandemia. Gli espertgi mettono in guardia soprattutto le economie emergenti che dovrebbero prepararsi a “episodi di turbolenza economica” in vista del rialzo dei tassi che a breve dovrebbe essere deciso dalla banca centrale degli Stati Uniti. Secondo gli economisti del Fmi, “i rischi per la crescita rimangono alti a causa della persistente recrudescenza della pandemia” visto che da metà dicembre, la variante Omicron si è diffusa rapidamente in tutto il mondo, con un numero record di contagi registrati in questa quarta ondata della pandemia. Anche se Omicron è meno letale di Covid-19 e delle varianti precedenti, richiede, per arginarla, delle restrizioni che compromettono la crescita. “Dato il rischio che questo possa coincidere con un più rapido inasprimento dei tassi della Fed, le economie emergenti dovrebbero prepararsi ad attacchi di turbolenza economica”, scrivono i funzionari del Fondo, soprattutto perchè questi paesi stanno già affrontando “un’alta inflazione” e “un debito pubblico significativamente più alto”. In definitiva, un aumento più rapido dei tassi della Fed potrebbe “scuotere i mercati finanziari e stringere le condizioni finanziarie a livello globale”, aggiungono gli autori del blog. Il rischio è un rallentamento della domanda e del commercio negli Stati Uniti, così come i deflussi di capitale e il deprezzamento della valuta nei mercati emergenti. Il Fmi raccomanda che i mercati emergenti prendano misure “ora per ridurre le loro vulnerabilità”.

    Nella difficile corsa al Quirinale i mercati votano per la stabilità

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    Flavio Bini

    10 Gennaio 2022

    Sul fronte azionario sembra prevalere la cautela, in vista dei dati sull’inflazione Usa previsti in settimana. I future sui mercati europei sono in cauto rialzo, quelli su Wall Street sono misti. Sulla tempistica del rialzo dei tassi, si attendono anche le indicazioni che arriveranno dal presidente della Fed Jerome Powell e dal governatore Lael Brainard che terranno questa settimana le audizioni di conferma.

    L’agenda macroeconomica prevede in giornata i dati sulla disoccupazione a livello di Eurozona, la fiducia degli investitori sempre nell’area della moneta unica e quindi le vendite e scorte all’ingrosso negli Usa.

    Tra le materie prime, si segnala il rialzo dei prezzi del petrolio: sul mercato del greggio le interruzioni di fornitura in Kazakistan e Libia hanno compensato le preoccupazioni derivanti dal rapido aumento a livello globale dei casi di Omicron. Il Brent avanza dello 0,04%, a 81,78 dollari al barile mentre il Wti guadagna lo 0,08% a 78,96 dollari al barile. I prezzi del petrolio hanno guadagnato il 5% la scorsa settimana dopo che le proteste in Kazakistan hanno interrotto le linee ferroviarie e colpito la produzione del campo petrolifero principale del paese, Tengiz, mentre la manutenzione di un oleodotto in Libia ha portato la produzione a 729.000 barili al giorno da un massimo di 1,3 milioni di bpd l’anno scorso. LEGGI TUTTO

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    Pnrr, l’Italia supera il primo esame ma le vere riforme sono ancora lontane

    L’Italia si è impegnata a spendere 222 miliardi del programma Next Generation EU, più di qualsiasi altro paese. Di questi, 123 miliardi verranno presi a prestito, tre volte il volume di prestiti richiesto da tutti gli altri paesi dell’Unione messi insieme. Ben 21 Paesi su 28, tra i quali la Spagna – che pure paga sui propri titoli di stato interessi molto più alti di quelli previsti dai prestiti comunitari – prenderanno solo le sovvenzioni del programma, cioè i soldi regalati dalla UE.

    I 222 miliardi sono una somma enorme. Molti danno quasi per scontato, autoevidente che il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (Pnrr), che gestirà questa spesa, dovrà portare a un aumento duraturo del tasso di crescita dell’economia, facendoci uscire dalle secche della crescita (quasi) zero dell’ultimo ventennio. Ma non è affatto scontato: se spesa male questa montagna di miliardi potrebbe addirittura ostacolare la crescita. E spendere bene 222 miliardi aggiuntivi in poco tempo è difficilissimo.

    Pnrr, raggiunti i primi 51 obiettivi. Mef chiede a Bruxelles la prima rata

    30 Dicembre 2021

    Cosa è stato fatto in questo primo anno di vita del Pnrr per cominciare a vincere questa difficilissima scommessa? Secondo il Governo tutte le 51 le condizioni imposte dalla Commissione Ue entro il 2021 per erogare la prima tranche del progetto sono state soddisfatte e, in effetti, i primi 24 miliardi sono stati stanziati. Un passo salutato da molti con un entusiasmo pericoloso. Ben 50 di queste 51 condizioni erano di natura qualitativa, “traguardi” anziché “obiettivi” quantitativi verificabili sulla base di riscontri oggettivi. Inoltre, era davvero difficile pensare che la Commissione potesse bocciare subito il primo beneficiario del programma. L’approvazione della Commissione non è quindi un riscontro attendibile dei progressi compiuti nel 2021. Recentemente il governo ha trasmesso al Parlamento un resoconto di 100 pagine su quanto fatto sin qui. Purtroppo la nota dominante del documento è la genericità.

    Ad esempio, il traguardo numero 5, “hub del turismo digitale”, è stato raggiunto con la seguente annotazione: «sono state avviate numerose attività tecniche e un tavolo di lavoro interistituzionale in seno alla Conferenza delle Regioni, per il coordinamento degli stakeholder esterni finalizzato alla discussione dei principali temi che concorrono allo sviluppo delle politiche turistiche in chiave digitale. Inoltre, è in corso il consolidamento della partecipazione del Ministero del turismo al consorzio AI PACT (Artificial Intelligence for Public Administration Connected)”.

    Biblioteche, parcheggi e canili, dal Pnrr 3,4 miliardi per rigenerare le città

    di

    Flavio Bini

    07 Gennaio 2022

    I punti 11, 12 e 13 riguardano la legislazione attuativa della riforma dei processi civile, penale e nel caso di crisi d’impresa. Ma dalla scheda predisposta dal Ministero della Giustizia si evince che nessun decreto attuativo delle leggi delega è stato ancora varato (sono stati solo «istituiti i gruppi di lavoro per la riforma del processo penale e sono in corso di costituzione quelli per la riforma del processo civile»). In realtà, ci dicono alcuni esperti in materia da noi consultati, nonostante la grande pubblicità di queste riforme non è affatto chiaro quanto effettivamente si accorceranno, in media, i tempi dei processi. Ed era questo il punto essenziale di queste riforme.

    Sulle politiche attive del lavoro il documento scrive che «sono avanzati i lavori per la definizione del format del Piano di attuazione regionale, ossia la declinazione a livello territoriale del programma GOL. Sono avanzati anche i lavori dei sottogruppi tematici, in particolare quello per la definizione della profilazione e dell’assessment, nonché i lavori propedeutici all’aggiornamento dei costi standard».

    Recovery, via al bando per 1.000 supertecnici. Cinque giorni per candidarsi

    di

    Rosaria Amato

    30 Novembre 2021

    E potremmo continuare. L’impressione è quella di un resoconto puramente formale, di affermazioni aventi lo scopo di barrare una casella, con ben pochi contenuti o provvedimenti concreti.

    Ovviamente sarebbe ingiusto chiedere a un governo che deve gestire l’emergenza sanitaria di varare 50 riforme in meno di un anno. Contava, però attuare subito quei provvedimenti “abilitanti” che serviranno per rendere possibile l’attuazione del piano nei prossimi anni. Ma è proprio su questo terreno che si scontano i maggiori ritardi. Ne indichiamo due.

    Molti progetti saranno gestiti dagli enti locali. Occorrono quindi stazioni appaltanti di dimensioni medio-grandi in grado di gestire progetti di grosse dimensioni, invece delle miriadi che esistono ora. Ma non ci risulta che siano state prese iniziative per ridurre il numero delle stazioni appaltanti, importante anche per ridurre i rischi di corruzione, né che siano stati fatti passi avanti nel costruire un sistema di rating dei fornitori (con relativa banca data per il monitoraggio sistematico della performance dei fornitori). Eppure bastava attuare la riforma del Codice degli Appalti del 2016.

    Occorre poi dotare la PA di tecnici in grado di attuare e monitorare il piano. È positivo che si sia cominciato ad assumere. Ma, come messo in rilievo dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, lo si sta facendo riducendo la selettività dei concorsi (ad esempio con selezioni basate unicamente su colloqui a distanza senza chiarire peraltro come si sceglieranno i candidati da sottoporre a colloquio), piuttosto che adeguando le remunerazioni o prevedendo percorsi di carriera per attrarre un maggior numero (e una qualità più elevata) di partecipanti. Insomma, se vogliamo vincere la scommessa fatta dal nostro Governo conta non solo spendere in fretta, ma anche e soprattutto spendere bene. E su questo è importante tenere alta la guardia: da qui in poi conteranno i fatti, non le parole. LEGGI TUTTO

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    Un’Agenzia per il debito comune: l’idea forte per l’Europa del futuro

    Sarà una corsa, perché il tempo a disposizione non è ingente. Ma non una gara di velocità, piuttosto una maratona. Lunga e con diverse soste, con passi indietro e recuperi improvvisi. Perché il terreno è accidentato e la traiettoria – almeno per ora – niente affatto lineare. Il premio finale dovrà comunque essere consegnato entro e non oltre il 31 dicembre di quest’anno. E sarà la revisione sostanziale del Patto di stabilità che fino alla fine del 2022 resterà sospeso con la clausola d’emergenza scattata insieme all’emergenza sanitaria. Come conferma la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, “in questi mesi dovremo cambiare le regole di bilancio”. Quella disciplina di fatto ancorata alla vecchia impostazione di Maastricht. Che anche nel Fiscal compact non è riuscita a tagliare il cordone ombelicale che lega l’Unione europea del XXI secolo a quella del XX.

    Tutto rimane uguale

    Nonostante l’allargamento dei confini comunitari, almeno due gigantesche crisi finanziarie e la peggior pandemia della storia recente, tutto è rimasto uguale a sé stesso. Il 3% nel rapporto deficit-Pil, il 60% di debito-Pil e il percorso di rientro per chi non rispetta i parametri. È l’eredità della “Vecchia Europa”, l’assetto di chi doveva convincere, alla fine del secolo scorso, i connazionali più riottosi ad accettare la moneta unica. I tedeschi, gli scandinavi. Chi non si fidava dell’improvvisazione mediterranea – in particolare italiana – e dei conti pubblici impazziti dopo gli anni 70, con inflazione alle stelle, svalutazione monetaria e debito schizzato all’insù. Quell’universo non esiste più. Anzi, soprattutto per quanto riguarda il debito, il coronavirus è stato una sorta di enorme livella. La media europea è esplosa, adesso tocca il 100% del Pil. E anche i colossi Francia e Germania non rispettano più quei confini fiscali. Berlino naviga oltre l’80% e Parigi verso il 100%. Certo, l’Italia arriva al 160. Ma il punto – rispetto ai fatidici anni ’90 – non è più questo. Il tetto del 60 lo rispettano in pochi. E meno male che agli inizi dell’ultimo decennio del secolo scorso, l’allora ministro del Tesoro italiano, Guido Carli, fece inserire una parolina che ha consegnato un po’ di elasticità ai parametri: “Tendenziale”. Ossia l’obiettivo del 60% nel rapporto debito-Pil sarebbe dovuto essere e tuttora è tendenziale. Va dimostrato, insomma, il costante avvicinarsi a quella soglia.

    Gli obiettivi di Macron

    Quella elasticità, però, non è più sufficiente. Molti, non tutti, in Europa l’hanno capito. Così sta per partire l’iter per mettere mano al Patto. Formalmente inizierà il prossimo 19 gennaio, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, illustrerà gli obiettivi della sua presidenza di turno dell’Ue. Uno dei passaggi fondamentali riguarderà proprio la riforma delle regole di bilancio. Per l’inquilino dell’Eliseo, ormai immerso nella campagna elettorale per le Presidenziali in primavera, piantare un paletto in quel terreno è fondamentale. Significa allontanare lo spettro populista che conserva una certa forza anche Oltralpe. Difficilmente il quadro si comporrà definitivamente entro giugno, ma è evidente che Parigi ha bisogno di svolgere un ruolo primario in questa corsa. Non è un caso che pochi giorni fa Macron abbia firmato insieme al presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, un articolo sul Financial Times per lanciare la necessità di una modifica del Patto di stabilità. L’intesa con il premier italiano non è un passaggio secondario. La biografia di Draghi, gli anni alla presidenza della Bce rappresentano un fattore di autorevolezza e una garanzia di “europeismo”. Sul tavolo, dunque, è stata già depositata una proposta italo-francese. Che costituisce una sorta di rivoluzione copernicana. Dopo il Recovery fund che ha istituito una prima forma di debito comunitario, infatti, l’intesa Roma-Parigi punta a creare una Agenzia europea di gestione del debito con l’obiettivo di trasferire a essa una porzione dei debiti nazionali. In particolare quelli che si sono accumulati proprio durante la pandemia.

    Traguardi intermedi

    Se, dunque, il traguardo finale è rivedere le regole ereditate da Maastricht, quello intermedio si basa su una loro diversa interpretazione. Sia nella fase preventiva, sia in quella successiva. Dirottare e quindi scomputare il debito formatosi negli ultimi due anni significa sostanzialmente abbassare la percentuale nel rapporto con il Pil. E sulla stessa direttrice si inserirebbe l’eventuale possibilità – sempre sostenuta da Italia e Francia – di scorporare anche le spese per investimenti finalizzati a combattere le recessioni, nello specifico quella derivata dalla pandemia. L’equilibrio nell’Unione è però fragile. Come sta dimostrando l’andamento dei lavori della Conferenza per il futuro dell’Europa, è complicatissimo modificare i Trattati. La regola dell’unanimità è ancora vigente: basta un solo Stato-membro per bloccare qualsiasi intervento. L’Ue è riuscita a correggere sé stessa solo nei momenti di crisi estrema. Il Recovery è stato accettato dai cosiddetti “frugali” – i Paesi che si considerano custodi dell’equilibrio delle finanze pubbliche – solo di fronte al baratro. Correggere il Patto di stabilità da qui alla fine dell’anno, allora, sarà molto meno semplice di quel che si possa pensare. Dalla parte dei “falchi” come l’Olanda, gli scandinavi e i baltici, c’è poi la banale possibilità di rifugiarsi nell’immobilismo: aspettare per far decadere il prossimo 1° gennaio la clausola sospensiva del Patto. Per questo oltre al pacchetto italo-francese che riguarda in primo luogo le modalità di gestione delle regole in via preventiva, l’ipotesi allo studio è anche quella di affidare alle istituzioni comunitarie anche una diversa interpretazione delle regole in via successiva. Questa soluzione chiamerebbe in causa la disciplina prevista per il rientro dal debito eccessivo. Al momento, chi supera la soglia del 60% deve stabilire una procedura di riduzione del debito in eccesso di un ventesimo ogni anno. Misura inapplicabile per molti: per l’Italia, di certo, ma a questo punto anche per la Francia. Il Patto, quindi, può non essere modificato ma l’Ue si può affidare a una interpretazione diversa dei regolamenti. Prospettando la possibilità di modulare i protocolli sulle esigenze e sui punti di partenza dei singoli Stati. Calcoli ad hoc, dunque, per ogni Paese. Sarebbe un escamotage in grado di accontentare “frugali” e “realisti”. Senza arrivare alla battaglia della revisione formale del Patto che richiederebbe l’unanimità.

    Gli aspetti politici

    In questo quadro ci sono tre aspetti “politici” che potranno avere effetti sul confronto. Il primo è la Germania. La nascita del nuovo governo a guida socialdemocratica, presieduto da Olaf Scholz, è sicuramente un’arma a disposizione dei “realisti”. Un po’ meno la circostanza che il ministero delle Finanze sia detenuto da un liberale, Christian Lindner, che non ha mai nascosto le sue simpatie rispetto a una gestione “frugale” dei bilanci. In più c’è un elemento invisibile ma piuttosto concreto che pone diversi interrogativi. Si chiama leadership. Angela Merkel la esercitava in maniera evidente anche in Europa. Saprà farlo anche Scholz? E lo saprà fare già nel corso di quest’anno? Il secondo fattore risiede in Francia. Macron è chiamato in primavera alla sfida elettorale. Ce la farà? Quel Paese ha superato il pericolo populista, demagogico e antieuropeo? Marine Le Pen sarà di nuovo sconfitta? Esiste in questo momento un’alea che nelle trattative va considerata.Infine l’Italia. Chi sarà il presidente del Consiglio nel 2022? In questo negoziato il peso specifico di Draghi è enorme. Lo eserciterà da Palazzo Chigi o dal Quirinale? Tutte variabili che rendono la strada verso il 2023 più stretta e più accidentata. E con molti punti di domanda.  LEGGI TUTTO

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    Schnabel (Bce): “La transizione energetica terrà alta l'inflazione più a lungo del previsto”

    Isabel Schnabel, l’economista tedesca presente nel board della Bce in qualità di responsabile per le operazioni di mercato, rompe il fronte di coloro che considerano l’inflazione europea solo temporanea. Secondo la sua previsione, espressa sabato sera con un intervento al meeting annuale dell’American Finance Association, le politiche che si stanno mettendo in atto per favorire […] LEGGI TUTTO

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    Voli fantasma nei cieli europei. Le compagnie: “Costretti a farli per non perdere gli slot”. Appello alla Ue

    ROMA – Voli fantasma continuano a solcare i cieli europei. Le compagnie aeree sono costrette a effettuarli, anche con pochissimi passeggeri a bordo, pur di conservare le finestre di decollo dagli aeroporti e di atterraggio.

    Al momento, le norme europee impongono di fare almeno il 64% dei collegamenti per ogni rotta. In caso contrario, le compagnie rischiano di perdere le finestre assegnate loro (o slot). In concreto perderebbero il diritto – fondamentale – di servirsi di un aeroporto in determinati orari di determinate giornate.

    Ora che la pandemia rialza la testa, le compagnie stanno riducendo drasticamente i voli. O meglio: vorrebbero ridurli, ma non possono farlo liberamente. Il quotidiano spagnolo El País calcola, ad esempio, che la tedesca Lufthansa vorrebbe tagliare 33 mila voli tra gennaio e marzo del 2022. Eppure sarà obbligata a operare 18 mila voli non necessari, pur di mantenere gli slot.

    Secondo il Financial Times, anche Brussels Airline – posseduta da Lufhtansa – è costretta a conservare 3000 voli questa primavera, pur precedendo di avere un pugno di passeggeri a bordo. Circostanza che ha scatenato le proteste dell’attivista Greta Thunberg, via Twitter.

    ”Brussels Airlines makes 3,000 unnecessary flights to maintain airport slots”The EU surely is in a climate emergency mode…https://t.co/eHLFrd06y0— Greta Thunberg (@GretaThunberg) January 5, 2022

    L’obbligo di viaggiare, ovviamente, rappresenta un costo per i vettori e anche per l’ambiente, visto l’alto consumo dei carburanti in volo. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine, Carsten Spohr, amministratore delegato di Lufthansa, ha chiesto all’Europa maggiore flessibilità, anche per rispettare il pacchetto di norme comunitarie (Fit for 55) che vuole contenere il consumo di combustibili fossili.

    E in pressing sulla Commissione europea è andato poi il vicepremier belga George Gilkinet, che è anche ministro alla Mobilità. La richiesta è di limitare l’obbligo “che rappresenta un errore ambientale, sociale ed economico”.

    Secondo Gilkinet, ulteriori esenzioni dovrebbero scattare subito e durare per tutta la prossima primavera e l’estate 2022, fino a quando le varianti Delta e Omicron del virus non saranno imbrigliate.

    La Commissione europea, in verità, ha ben chiaro il problema. Fino al 2019, le compagnie aeree dovevano fare l’80% dei loro voli. Poi, con l’esplosione del Covid-19, Bruxelles ha portato il livello al 50%. Quindi è risalita all’attuale 64%, grazie alla ripresa della domanda di trasporto.

    Il tetto del 64%, che doveva essere provvisorio in vista di un ritorno all’80%, è stato prolungato dalla Commissaria europea ai Trasporti Adina Valean fino a ottobre 2022, proprio in ragione della pandemia.

    Secondo Bruxelles, la norma è equilibrata. Il vettore che riesce a coprire solo il 64% dei collegamenti conserva tutti i suoi slot anche per il futuro. Gli slot che non riesce a usare però possono essere utilizzati – in via temporanea – da altre compagnie. Chi copre un slot (sia pure in modo provvisorio) guadagna dei punti in vista di una futura eventuale assegnazione,  a titolo definitivo.

    Ora la richiesta di un nuovo taglio agli obblighi – con un ritorno al 50% – viene presa in esame. A complicare il lavoro della Commissione europea è però l’atteggiamento delle compagnie più giovani e low cost. Da anni, queste compagnie chiedono che i vettori storici rinuncino, almeno in parte, agli slot privilegiati che detengono da decenni.

    La difficoltà dei vettori storici a conservarli durante la pandemia rappresenta un’opportunità per le low cost, smaniose  di  subentrare in orari molto comodi per i viaggiatori e molto richiesti, soprattutto negli aeroporti chiave.

    Ryanair non rimborsa i passeggeri con Covid: come far valere i propri diritti

    di

    Federico Formica

    08 Gennaio 2022

    Ora, la Commissione europea non fa il tifo né per i vettori storici né per le compagnie low cost (come Ryanair e Wizz Air). E’ neutrale per definizione. Certo, la Commissione è sensibile al tema della concorrenza. Dunque, in linea di principio, non è contraria a un ricambio nella gestione degli slot.

    Bisogna solo capire se la pandemia rappresenta lo strumento e il momento giusto per un rimescolamento delle carte negli slot di decollo e atterraggio. LEGGI TUTTO

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    Reddit, il social dei piccoli investitori in Borsa con i colossi

    MILANO – Era stato il social che aveva lottato a fianco delle “meme stocks”, anzi che aveva contribuito in maniera decisiva a far esplodere il fenomeno dei titoli che acquistano visibilità grazie alla Rete. Insieme al broker online Robinhood e con migliaia di day trader, si era buttato lancia in resta contro hedge fund e colossi della finanza, considerati speculatori aggressivi, e in difesa di società come Gamestop e Amc, solo per i citare i nomi più noti anche in Italia, oggetto degli attacchi dei big.

    Ma ora anche per Reddit, la piattaforma social che aveva incarnato quella stagione, è arrivato il momento di fare il grande salto e andare in Borsa, quotarsi a Wall Street. Come, del resto, hanno fatto da tempo tutti gli altri social network. E per farlo, Reddit abbandona i panni del “pierino” dei mercati e si affida proprio a quei giganti come advisor. Tre settimane fa aveva depositato il file presso la Sec (primo passo ufficiale per lo sbarco al listino) ora ha fatto un ulteriore passo avanti, quasi decisivo, verso la quotazione: ha scelto le banche d’affari.

    Secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa anglosassone, Reddit si è rivolta a Goldman Sachs e Morgan Stanley, mentre Jp Morgan, sempre secondo i rumors, sarebbe pronta a investire nel gruppo che ha a libro soci anche Condé Nast (con una quota di minoranza) insieme a Fidelity, Sequoia Capital e il colosso tecnologico cinese Tencent. Di recente la piattaforma era stata valutata 15 miliardi di dollari, ma l’unico elemento certo è il valore che è stato dato a Reddit nello scorso agosto, quando effettuò una raccolta fondi da 700 milioni guidata da Fidelity management. In quell’occasione la piattaforma social fu valutata 10 miliardi di dollari.

    Reddit, dalla battaglia contro i fondi alla quotazione: si prepara per lo sbarco in Borsa

    16 Dicembre 2021

    Non ci sono date per l’Ipo né ipotesi sulla quota che arriverà sul mercato, anzi le stesse fonti specificano che nulla è stato ancora deciso definitivamente (e quindi la stessa quotazione potrebbe essere rimandata) ma l’impressione è che i tempi stringano. Reddit è stata fondata nel 2005 e ormai ha superato i 50 milioni di utenti giornalieri.

    La notorietà – e la fortuna – di Reddit esplose a tempi delle cosiddette “meme stocks”, quando cavalcò l’onda – non da sola – delle piccole aziende a suo giudizio ingiustamente attaccate dagli hedge fund. La sua bacheca, WallStreetBets, divenne famosa tra i day trader indipendenti. Ma negli ultimi mesi sulla piattaforma social è esplosa un’altra bacheca, quella chiamata AntiWork, dove si confrontano e si scambiano opinioni 1,3 milioni di utenti senza più lavoro, per costrizione o per scelta. E, sempre di più dopo il periodo del lockdown, convinti che le frustrazioni e le ingiustizie del mercato del lavoro in fondo non valgano la pena di essere vissute. Un movimento trasversale accomunato dalla convinzione che si possa avere “il meglio da una vita senza lavoro”, e che sulla piattaforma Rebbit si scambia consigli e strategie su come sopravvivere.

    Il che non impedisce a Reddit di puntare spedita a Wall Street. Compiendo la stessa scelta fatta nel luglio scorso da Robinhood, il broker online (e non privo di qualche ombra, tanto che ha pagato multe milionarie) che si era quotato a 38 dollari ad azione. Non ha avuto troppa fortuna: dopo essere rapidamente salito fino a 70 dollari, il paladino del trading democratico e gratuito (per i trader) ha imboccato la strada della discesa e ora tratta intorno a 16 dollari. LEGGI TUTTO

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    Giomi (AgCom): “Perché ho votato no alla delibera su Tim. Caos nel metodo di lavoro”

    ROMA – Elisa Giomi, commissaria all’Autorità per le Comunicazioni (AgCom), motiva il suo voto contrario a una importante delibera su Tim. La delibera dà un primo semaforo verde e avvia una consultazione pubblica su un tema che tocca da vicino le famiglie e le imprese, come lo sviluppo delle connessioni Internet ad altissima velocità. Obiettivo […] LEGGI TUTTO

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    Ryanair non rimborsa i passeggeri con Covid: come far valere i propri diritti

    Sembrava una possibilità remota fino a poche settimane fa, ma il Covid ha funestato anche le vacanze natalizie. La variante Omicron ha costretto milioni di persone a cambiare i propri piani: già prima di Capodanno si parlava di 17 milioni di vacanze cancellate. 

    Per molti, però, l’odissea non è finita perché oltre al danno di aver passato Natale a casa, c’è stata anche la beffa di aver buttato i soldi per prenotazioni non rimborsate. In alcuni casi il rimborso integrale è dovuto, in altri no: cerchiamo di capire meglio.

    Ho il Covid. Un esempio molto comune, vista l’ondata di contagi che ha colpito tutta l’Europa. Chi è risultato positivo al Covid non può partire. Anzi: se esce di casa può anche essere perseguibile a livello penale. È evidente, quindi, che è impossibile prendere un volo. Eppure ci sono compagnie che non rimborsano questi passeggeri. È il caso di Ryanair. Che, come ci segnala un lettore, considera il Covid come “malattia non grave” e, in quanto tale, non rimborsabile. Il lettore ha inviato l’esito del tampone molecolare positivo tramite la chat della compagnia aerea e, dopo qualche giorno, è arrivata la mail di Ryanair: nessun rimborso, al massimo la possibilità di spostare la data del volo, al costo di 45 euro a passeggero.

    “Ci chiediamo perché Enac non prenda una posizione sul caso di Ryanair – spiega Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo del consumatore (Cec) – non si può lasciare che siano le compagnie a stabilire se una malattia sia grave o no. Oltretutto per altre malattie contagiose come la scarlattina, Ryanair rimborsa il volo. È già accaduto in passato. Eppure sul Covid la compagnia è irremovibile”.

    Che fare, allora? Le leggi italiane danno ragione al consumatore: sia il Codice civile (articolo 1463) che il Codice della navigazione (articolo 945) stabiliscono il diritto del passeggero al rimborso se non può onorare il contratto per colpe non sue. “Il problema è che Ryanair applica al contratto la legge irlandese, che non contiene norme simili a quelle italiane. E non ci sono norme europee che regolino casi del genere” specifica Pisanò. Il consiglio del Centro europeo del consumatore in questi casi è di aderire al Procedimento europeo per le controversie di modesta entità, una via extra-giudiziale e a basso costo. “Con questa procedura, in caso di volo in partenza dall’Italia, è molto probabile che il giudice riconosca l’impedimento del viaggiatore. Senza contare che spesso a Ryanair costa di più pagare un legale che rimborsare il volo, e rifonde prima ancora che ci sia un giudizio” continua Pisanò. Abbiamo più volte contattato Ryanair per avere spiegazioni su questa politica, ma la compagnia non ha risposto.

    Situazione molto simile per chi è in isolamento: anche se il tampone è negativo, è pur sempre impossibile muoversi da casa. L’impedimento, quindi, non è per colpa del passeggero e il rimborso dovrebbe essere garantito. 

    Paese in lockdown. Ne avevamo già parlato a fine novembre: che succede se il Paese di destinazione vieta l’ingresso ai turisti? La questione si fa più complessa perché un biglietto aereo è, di fatto, un contratto col quale la compagnia si impegna a portare il cliente da un punto A a un punto B. Se il passeggero non è malato e la compagnia opera normalmente il volo, non c’è diritto al rimborso. “Bisogna ricordare che il lockdown non incide sul contratto di trasporto: se bar e ristoranti del Paese di destinazione sono chiusi, non per questo la compagnia è tenuta a rimborsare” continua la direttrice del Cec.

    Se il Paese ordina anche la chiusura degli hotel (è successo in Austria a dicembre), l’albergatore è invece tenuto al rimborso. Diverso il discorso per i pacchetti turistici, “che per loro natura prevedono uno scopo ricreativo”. Se il Paese è in lockdown è possibile chiedere un rimborso o una riprogrammazione del viaggio. Nel caso in cui il Paese chiuda le frontiere, invece, il problema non si dovrebbe porre perché la compagnia dovrebbe cancellare i voli e rimborsare tutti.

    Non me la sento di partire. Stiamo bene, non siamo in isolamento, la compagnia non ha cancellato il volo. Però tra file in aeroporto e spostamenti non ci sentiamo sicuri e vorremmo annullare o rimandare il viaggio. In questo caso non ci sono le condizioni per chiedere alcun rimborso, tutto è affidato alla nostra previdenza. Significa che, se abbiamo prenotato con una tariffa base, i soldi sono quasi certamente persi. Ma oggi le compagnie aeree prevedono diversi piani tariffari: pagando qualcosa in più, ad esempio, si ottiene la possibilità di annullare il volo anche poche ore prima della partenza ricevendo un voucher di pari valore, oltre all’imbarco rapido, più spazio per le valige e altri servizi aggiuntivi. In questo periodo di incertezza, può valerne la pena. LEGGI TUTTO