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    Quattordicesime in arrivo, ma più del 50% andrà in consumi

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    I punti chiave

    “I soldi non fanno la felicità”…diceva qualcuno, “ma la quattordicesima potrebbe rendere più sereni”, potremmo aggiungere noi. Gli italiani sono pronti a spendere la mensilità extra per i consumi. Infatti tra la seconda metà di giugno e la prima di luglio saranno circa 8 milioni i lavoratori dipendenti italiani che riceveranno la cifra aggiuntiva in busta paga con un importo medio di 1.500 euro e un ammontare complessivo vicino ai 12 miliardi. Si tratta di una somma consistente che per più del 50% dei percettori verrà impiegata per i consumi. Le stime di Confesercenti sulla base di un sondaggio Ipsos descrivono come gli italiani spenderanno la propria quattordicesima.La quattordicesimaIn totale saranno 6,4 i miliardi di euro che verrano destinati ai consumi. Oltre a questo, 4 milioni di dipendenti dei settori terziario, distribuzione e servizi, percepiranno l’una tantum prevista dai rinnovi dei contratti firmati nel mese di marzo, si tratta di quasi 600 milioni di euro in più che verranno erogati a luglio. Nel 2024 il 95% di chi percepisce la mensilità ha già progettato come utilizzarla e il 25% di questi soggetti, quindi uno su quattro, prevede di spenderla immediatamente tutta, non appena verrà erogata. Sul totale delle quattordicesime, ovvero 2,1 miliardi di euro, 900 milioni verranno destinati a investimenti e 1,2 miliardi al risparmio, anche finalizzato ad una spesa futura, c’è anche chi acquisterà una nuova automobile e un lungo viaggio.Spese obbligate e consumiIn quanto alle spese obbligate queste ammontano a 3,5 miliardi di cui 1,9 riguardano i conti in sospeso, in molti casi bollette, ma anche mutui e finanziamenti da saldare. In questo calcolo rientrano anche 900 milioni circa per le uscite sanitarie, specialmente legate a problemi dentali, e 700 milioni per altri motivi familiari, tra cui il pagamento dei centri estivi per i figli. Restano poi 6,4 miliardi che verranno spesi dagli italiani per acquistare beni e servizi per se stessi e per la famiglia, tra questi le vacanze: il 36% degli intervistati userà la mensilità in più per viaggiare da solo o con i familiari, e a questi si somma un 5% che finanzierà i viaggi studio dei figli. Il viaggio di lungo raggio è la formula più ricercata e, nello specifico, le destinazioni asiatiche, Giappone in testa. LEGGI TUTTO

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    Investire in argento è meglio (anche dell’oro): sei possibilità

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    Da qualche mese l’oro si è riproposto come “bene rifugio” e qualcosa di più: un buon prodotto di investimento per diversificare il portafoglio. Anche per il retail. Ma bisogna aggiungere un’attenzione particolare anche verso l’argento, che ha raggiunto ha raggiunto un picco record di 32,391 dollari l’oncia alla fine di maggio. E gli investitori individuali sono rimasti rialzisti, con il SERIX (Spectrum European Retail Investor Index) riferito all’argento che ha chiuso il mese a 108. Il valore SERIX indica il sentiment degli investitori individuali, su una scala dove un numero maggiore di 100 segna un sentiment rialzista, mentre un numero inferiore a 100 indica un sentiment ribassista. Il SERIX dell’oro è a 104, quindi rialzista, ma meno dell’argento.Un’opportunità in più per diversificare i propri investimenti. L’investimento in argento può avvenire in due modi:acquistando metallo fisico (comprando lingotti, monete o altri oggetti preziosi: va da sé che gli oggetti da collezione hanno un valore più ampio, che non è sempre semplice stimare);investendo in argento finanziario (comprando ETF con sottostante argento, oppure acquistando azioni di singole miniere ed aziende estrattive).Sei strumenti per investireDue modalità che richiedono una considerazione più attenta e articolata:Investire in argento fisico: monete e lingotti. Chi desidera investire in metalli preziosi può affiancare all’oro l’acquisto di lingotti o monete in argento, come sterline e dollari. In entrambi i casi è necessario adottare misure di sicurezza adeguate per proteggere i beni dal rischio di furto. La soluzione più classica per investire in argento fisico è rivolgersi alla banca e ricorrere allo stoccaggio in caveau.Investire in ETF argento. Questo tipo di strumento può offrire rendimenti elevati: in cambio, però, è necessario affrontare un rischio altrettanto sostenuto. La scelta del gestore, di conseguenza, è essenziale per cogliere le migliori opportunità per limitare l’esposizione.Investire in azioni. L’alternativa all’acquisto di ETF con sottostante argento è l’investimento in azioni. A questo proposito, bisogna considerare che non sempre l’andamento delle azioni delle aziende estrattive riflette le variazioni di prezzo della materia prima.: le variazioni legate alla domanda di argento non si traducono automaticamente in una variazione corrispondente dei volumi di produzione.Cfd argento. Un approccio diverso è puntare sugli strumenti derivati con caratteristiche speculative. I CDF (contratti per differenza) sono relativamente facili da utilizzare e si basano sulla differenza di prezzo con possibilità di vendere allo scoperto.Futures. Come i CDF, i futures sono strumenti derivati – e dunque rischiosi – che sfruttano la leva finanziaria. La loro complessità li rende un asset riservato agli operatori esperti. Oltre a speculare sul prezzo della materia prima, in questo caso l’investitore ha la possibilità di acquisire metallo fisico.Fondi comuni. I fondi comuni (commodities mutual funds) offrono la possibilità di investire sulle materie prime senza esporsi al rischio che caratterizza strumenti come i futures. L’investimento può riferirsi sia alle materie prime vere e proprie che alle azioni di società minerarie o coinvolte nella commercializzazione e nell’impiego dell’argento per varie tipologie di applicazioni.Investire in argento conviene dal punto di vista del rendimento? Come per ogni tipo di investimento, le aspettative di guadagno sono commisurate al livello di rischio: pensiamo agli strumenti basati su derivati e, in generale, agli asset speculativi indicati per le operazioni di breve periodo. Chi ha un atteggiamento più cauto e non ha fretta può orientarsi sull’acquisto di argento fisico. LEGGI TUTTO

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    Il «cigno nero» Macron azzoppa le Borse

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    Uno scroscio di vendite si è abbattuto sulla Borsa italiana ed europea. Dopo una settimana debole, ieri il Ftse Mib – il principale indice azionario italiano – si è inabissato di oltre il 2,8% (-5,8% settimanale, per 60 miliardi di capitalizzazione in fumo), così come Parigi ha perso il 2,6% e Francoforte l’1,3 per cento. Sembra, quindi, aprirsi un periodo di correzione, dopo una lunga tornata positiva, in particolare per l’azionario italiano favorito dalla spinta delle banche che, guarda caso, ieri hanno sono stati fra i titoli maggiormente penalizzati con in testa Unicredit (-5,5%), Bper (-3,9%), Monte Paschi (-3,4%) e Banco Bpm (-2,8%).A cosa si deve questa improvvisa virata dei mercati? «La situazione è da ricondurre principalmente ai risultati delle elezioni europee», spiega Fabrizio Barini, senior banker di Integrae Sim, «in particolare alla Francia con Emmanuel Macron che non avrebbe dovuto convocare le elezioni senza consultare i suoi alleati: è stato un evento totalmente imprevisto, il classico cigno nero che fa cambiare direzione ai mercati». Insomma, l’azzardo di Macron ha creato incertezza, che è il modo migliore per convincere gli operatori di mercato a capitalizzare i guadagni dei mesi precedenti per poi aspettare il momento giusto per rientrare. «Macron, con la sua mossa, ha di fatto abbassato la visibilità sui profitti del 2025 e così il mercato è diventato improvvisamente troppo caro». I cali di Borsa, peraltro, sono un fatto squisitamente europeo: l’Msci World, l’indice azionario globale, ha infatti vissuto una settimana tranquilla (-0,10%) mentre l’Eurostoxx 50 ha perso il 4,25 per cento. L’incertezza, però, finisce per fare male ai Paesi con un debito pubblico più elevato: tant’è che il differenziale di rendimento tra il Btp decennale italiano e quello tedesco ieri è schizzato a 155 punti base (+8%). «Se il populismo monta in Francia e in Europa vuol dire che l’euro diventa più debole», è il commento di Antonio Tognoli, responsabile delle analisi macro di Cfo Sim, «si crea più incertezza e i primi a essere colpiti sono i paesi ritenuti più deboli, come può essere l’Italia. Del resto, il nostro Paese è cresciuto molto dopo la pandemia, più di Francia e Germania, ma le aspettative future raccontano di un ritorno allo zero virgola». Fatto, quest’ultimo, che dipende dalla riduzione dello spazio di manovra fiscale dovuto a eredità scomode come il Superbonus e all’entrata in vigore delle nuove regole di bilancio europee. «Il nuovo Patto di Stabilità ci toglie 17 miliardi l’anno per almeno 3-4 anni», aggiunge Tognoli, «se poi a questo si aggiungono i maggiori interessi che dovremo pagare sul debito, abbiamo 100 miliardi in meno che possiamo investire sulla crescita».Il quadro sui mercati, inoltre, è stato complicato da altri fattori concomitanti: come il rischio di una guerra commerciale con la Cina (dopo l’introduzione dall’Europa dei dazi sulle auto elettriche di Pechino) e il taglio dei tassi della Banca centrale europea, che potrebbe segnare un declino per il magic moment delle banche. «Sull’Eurostox 50 hanno inciso prevalentemente i dazi, mentre sul Ftse Mib hanno pesato le banche: l’idea che i profitti possano salire ancora non regge con questo trend dei tassi d’interesse, così in molti hanno cominciato a liquidare i guadagni», osserva ancora Barini. LEGGI TUTTO

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    Bcc, Azzi: «No a fusioni forzate, sono pericolose»

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    Non per tutti una banca più grande è necessariamente una banca migliore. La voce fuori dal coro arriva da Alessandro Azzi (nella foto), presidente della Federazione Lombarda delle Bcc, che durante l’assemblea annuale ha criticato «l’innaturale forzatura alla crescita, spesso mediante aggregazioni per la convinzione che anche nel gruppo bancario cooperativo non vi sarà possibilità di sopravvivenza se non al raggiungimento di dimensioni critiche minime non meglio esplicitate». Il rischio, ha aggiunto, è «innescare una rincorsa verso un assetto dimensionale differente, le cui caratteristiche e i cui effetti rischiano di portare il credito cooperativo sulla strada a suo tempo già percorsa dalle banche popolari».La pressione verso le aggregazione bancarie è una strada da tempo auspicata dalla Banca centrale europea e, peraltro, è anche tra i desideri del governo Meloni, che ci terrebbe a costruire un terzo grande polo bancario dietro ai due colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit. Ora che il picco da margine d’interesse sembra essere raggiunto, può essere che torni il tempo per cercare sinergie. Lo pensa l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, che ieri ha spiegato in un’intervista a La Stampa che «in questo periodo tutti gli istituti di credito vanno bene» e, quando è così, «è difficile che ci si concentri su crescite esterne». Dopodiché apre la porta a potenziali operazioni: «verranno momenti, magari con la discesa dei tassi d’interesse tra 18 e 24 mesi, in cui tutti non riusciranno a mantenere le aspettative odierne e quindi è possibile che si torni a parlare di fusioni». LEGGI TUTTO

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    Slalom di Stellantis sui dazi. E la cinese Chery vuole Melfi

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    Il 4 luglio si avvicina e, salvo colpi di scena dell’ultima ora, ci sarà il via ai dazi (dal 27,4% fino al 48,1%) sulle auto elettriche importate dalla Cina. Da una parte ci sono Paesi, Germania in testa, che stanno facendo di tutto per evitare l’aggravio delle tariffe per interessi commerciali e di relazioni; dall’altra, come nel caso di Stellantis, si vuole accelerare affinché i partner di Pechino vengano a produrre in Europa, aggirando in questo modo il problema. A spaventare fin da ora i costruttori occidentali è la minaccia di ritorsioni immediate arrivate subito dalla Cina.E a soffrirne sarebbe chi esporta nel grande Paese asiatico, ma anche le future produzioni europee di veicoli elettrici nel caso venissero a mancare le materie prime per le batterie. Tra i costruttori, spicca la «capriola» di Stellantis, prima favorevole ai dazi, ma da alcuni mesi contraria per voce sempre dell’ad Carlos Tavares, dopo aver agganciato il costruttore Leapmotor (1,5 miliardi l’investimento per il 20% della società) con l’obiettivo di importare in Europa vetture elettriche a basso costo, a partire dalla piccola T03 già da settembre. La prospettiva di dazi più cari obbliga ora Stellantis a premere sull’acceleratore allo scopo di trasferire alcune produzioni nel Vecchio continente. Si è ipotizzato a Mirafiori – e sarebbe un toccasana per il polo torinese ormai allo stremo – ma anche a Tychy, in Polonia.Dello sbarco di piattaforme e linee di assemblaggio di Leapmotor in Europa, aveva parlato lo stesso Tavares proprio alla luce delle crescenti tensioni commerciali. L’ad di Stellantis è tornato sul tema in occasione dell’Investor Day che si è svolto nello storico ex quartier generale di Chrysler, negli Usa. «Leapmotor è il numero tre dei veicoli a ridotte emissioni in Cina, vuole crescere all’estero ed è nostro interesse che lo faccia. Loro si occuperanno del mercato cinese e noi dell’export. In questo modo sfrutteremo il vantaggio competitivo e tecnologico della Cina», così Tavares ad Auburn Hills. LEGGI TUTTO

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    Doppio lavoro? Non influisce sulla disoccupazione

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    Il doppio lavoro non fa perdere lo stato di disoccupazione. La precisazione resa nota dal Ministero del Lavoro spiega come svolgere due attività lavorative, autonoma e subordinata, non fa perdere la Naspi. Questa misura è valida solo se il reddito ricavato da entrambi i lavori non oltrepassa la cifra di 8.500 euro all’anno. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.DisoccupazioneAl fine di fruire dell’indennità di disoccupazione bisogna possedere lo status di disoccupato, che viene riconosciuto quando persistono tre condizioni:assenza di impiego (sia subordinato che autonomo);presentazione della Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (Did);sottoscrizione di un patto di servizio presso il centro per l’impiego.Come anticipato questo stato può essere mantenuto anche nel caso in cui ci siano attività lavorative di tipo autonomo che consentano di ottenere un reddito di 5.500 euro, oppure dipendente con la soglia di 8.500 euro.Reddito complessivo e tirocinioIn passato è stato chiesto al dicastero di chiarire se un lavoratore potesse mantenere lo stato di disoccupato nel caso in cui svolgesse più attività lavorative di diverso tipo ovvero autonome, subordinate, parasubordinate o occasionali. Il ministero, come anticipato, ha dato risposta positiva chiarendo anche il fatto che permane la possibilità di essere considerato disoccupato durante lo svolgimento di tirocini o lavori socialmente utili. Il ministero ha poi chiarito sul fatto che il tirocinio stesso non debba essere considerato un rapporto di lavoro, chi lo svolge può rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità, la quale attesta che un soggetto si trova in stato di disoccupazione e può usufruire dei servizi per l’inserimento nel mercato del lavoro dopo aver stipulato con il Centro per l’impiego un patto di servizio personalizzato, e mantenere lo status di disoccupato. Il medesimo discorso vale per chi partecipa a lavori socialmente utili. LEGGI TUTTO

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    Casa: le spese portare in detrazione con il 730

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    Tra le spese che si possono portare in detrazione durante la dichiarazione dei redditi, quelle sostenute per la casa sono, sicuramente, tra le più importanti.Difatti, nel modello 730, si possono inserire, ad esempio, i costi sostenuti dal contribuente per l’acquisto e il successivo mutuo della propria abitazione, o anche le spese relative ai vari interventi edili fatti sulla proprietà afferenti ai diversi “bonus casa” previsti dal nostro ordinamento.La lista delle detrazioni è lunga e può incidere tanto in termini di risparmio per il contribuente; quindi, meglio vedere quali spese sostenute possono essere inserite in dichiarazione.Acquisto e mutuo sulla casaNel caso di acquisto di una casa adibita a prima abitazione si ha diritto a numerose detrazioni relativamente alle spese sostenute.In primis, è prevista una detrazione pari al 19% dall’imposta lorda degli interessi passivi e relativi oneri accessori su mutuo per un massimale di 4mila euro (2mila se in comproprietà); inoltre, relativamente all’atto di acquisto è possibile detrarre le spese per l’intermediazione immobiliare per un massimale di 190 euro.È necessario, però, che il dichiarante sia intestatario del mutuo e proprietario dell’unità immobiliare considerando.Relativamente ai mutui contratti per interventi di ristrutturazione edilizia per la prima abitazione, possono essere portati in detrazione sempre al 19% calcolata su un importo massimo di euro 2.582,28 euro. Lo stesso importo vale per i mutui contratti per la ristrutturazione degli edifici.Si entra, pertanto, nell’ambito delle detrazioni dei vari bonus sulla casa a cui è possibile accedere.Il superbonus 110 è un discorso a parte, quindi iniziamo con la detrazione al 50% (la misura è stata prorogata fino al 31 dicembre 2024) delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione, con un massimale di 96mila euro per singola abitazione così come gli interventi prevista dal sisma bonus.Per quanto riguarda l’ecobonus, la detrazione arriva al 65% sino a massimali variabili a seconda della tipologia di intervento. Anche questa misura è valida sino al 31 dicembre 2024. Più basse, invece, le detrazioni per il “verde” che arrivano al 36% con un massimale di 1800 euro per singola abitazione.Infine, una detrazione già prorogata sino al 31 dicembre 2025 è quella relativa alle spese sostenute per interventi sulle barriere architettoniche; le detrazioni arrivano al 75% entro un massimale di spesa di 96mila euro.Seconda abitazione e affittiPer quanto riguarda l’abitazione non principale è possibile ottenere una detrazione del 19% è con un massimale di 2.065,83 euro per ciascun intestatario del mutuo senza fasce reddituali.Per quanto riguarda gli affitti, una prima detrazione spetta agli inquilini a basso reddito che hanno diritto:a 300 euro se il reddito non è superiore ai 15.493,71 euro;a 150 euro se il reddito è compreso tra i 15.493,71 euro e i 30.987,41 euro.Per quanto riguarda i canoni concordati, le fasce di reddito sono le medesime, ma per la prima la detrazione è pari a 495,80 euro che scende a 247,90 euro per la seconda fascia. LEGGI TUTTO

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    Cartella esattoriale da 449 euro. Ma il destinatario è un bimbo di 6 anni

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    Non frequenta ancora le scuole elementari, eppure il Fisco gli ha inviato una cartella esattoriale da 449 euro per un mancato pagamento risalente al 2017, quando, fra l’altro, non era nemmeno nato. Succede a Roma, e il protagonista di questa vicenda è il piccolo Alfio Riccardo, che frequenta ancora l’asilo.Il mancato pagamento contestatoA raccontare questa incredibile storia è stata l’associazione Giustitalia, che ha messo a disposizione i suoi avvocati per aiutare la madre del bambino. Ancora non si capisce che cosa sia accaduto, ma che in tutto questo vi sia un errore è palese. Ad Alfio Riccardo, di appena sei anni, è stata recapitata una cartella esattoriale da 449 euro per un mancato pagamento risalente al 2017. Nello specifico, si parla di un mancato pagamento Irpef di indennità di fine rapporto. Il problema è che nel 2017 il piccolo non era nemmeno nato, essendo venuto al mondo nel 2018.È abbastanza palese che ci troviamo di fronte a un errore madornale. La famiglia del bambino ha inizialmente pensato a uno scherzo, ma poi si è resa conto che la cartella era fin troppo autentica. Da qui la richiesta di aiuto. La mamma di Alfio Riccardo si è quindi rivolta a Giustitalia, mostrando il documento inviato da Agenzia delle Entrate. Persino agli sportelli del Fisco hanno confermato che era tutto autentico, e l’impiegato che ha esaminato la cartella si è accorto del probabile problema.Il “18” trovato sul codice fiscale può aver rimandato a 1918 e ricondurre a un 96enne. Il bambino, però, è nato nel 2018. Potrebbe essere stato questo l’errore? Nella cartella, viene notificato il versamento di un tributo relativo a un mancato pagamento Irpef di indennità di fine rapporto. È abbastanza chiaro che Alfio Riccardo non abbia nulla a che fare con questa vicenda, non andando neppure alle scuole elementari. Non proprio il profilo di un evasore fiscale. LEGGI TUTTO