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    Predatori e semimonopolisti: Big Pharma a Big Tech sono i nuovi padroni dell'economia mondiale

    Non basta il miracolo dei vaccini anti-Covid realizzati in pochi mesi a scagionare Big Pharma. Come non basta il mondo sul computer di casa a salvare l’anima di Big Tech. Da Pfizer a Facebook, da Johnson&Johnson a Google, i giganti della nuova economia, anziché i motori della prosperità e dello sviluppo, sono i predatori che […] LEGGI TUTTO

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    Rcs, il lodo Solferino si chiude a favore di Blackstone: niente risarcimento

    MILANO – Si chiude a favore di Blackstone il lodo arbitrale che doveva dirimere le richieste del gruppo editoriale Rcs nei confronti del fondo americano, al quale fu venduto l’immobile di via Solferino. Secondo la decisione assunta in queste ore e confermata da ambo le parti, decade l’ipotesi di un risarcimento da parte di Blackstone.

    La vicenda risale al 2013, quando gli americani acquistarono il portafoglio immobiliare composto da via San Marco e via Solferino per complessivi 120 milioni di euro, per poi riaffittarli alla stessa Rcs. Con il passaggio di mano di Rcs, nel 2016, quel valore è stato messo in discussione dalla nuova proprietà di Urbano Cairo. A cinque anni di distanza, dopo che Rcs ne aveva lasciato libera la maggior parte, Blackstone, che stava per portare a termine la rivendita ad Allianz, ha aperto una causa davanti alla Corte suprema di New York accusando Cairo di avere interferito nell’operazione per aver dichiarato nulla la vendita precedente, quella del 2013.

    Dopo aver chiesto a Rcs di ritirare la sua dichiarazione, l’8 novembre del 2018 Blackstone ha preannunciato che avrebbe avviato la causa a New York per chiedere un risarcimento. In risposta, Rcs ha avviato un arbitrato a Milano chiedendo l’annullamento dell’operazione del 2013. Secondo Cairo, il fondo avrebbe approfittato delle difficoltà del gruppo editoriale e spuntato un prezzo inferiore a quello congruo per l’immobile, indicato fino a 200 milioni.

    Un anno fa sembrava che Rcs avesse segnato un punto: la camera arbitrale ha affermato la propria competenza a decidire della questione, giudicato validi i contratti dell’operazione del 2013 ma rimandato a una successiva valutazione – dopo le consulenze tecniche – il fatto che il comportamento dell’acquirente (Blackstone) potesse dare luogo a un risarcimento del danno in favore di Rcs, che nella vicenda è stata seguita dallo studio dell’avvocato Sergio Erede. Risarcimento che però, a questo punto, non è più sul tavolo e che il fondo Blackstone, con i legali Francesco Gatti e Carlo Pavesi, non dovrà versare.

    “Il Tribunale arbitrale rigetta le domande proposte da Rcs nei confronti di Kryalos (cioè Blackstone, ndr) e compensa tra dette parti le spese del procedimento, dando atto che il lodo è stato deliberato a maggioranza col voto favorevole del presidente Renato Rordorf e dell’arbitro Vincenzo Mariconda e col voto contrario dell’arbitro Vincenzo Roppo”, si legge nel dispositivo odierno. “Sia pure in un contesto non privo di alcune ambiguità e incertezze, non sono emerse sufficientemente univoche da far ritenere provato che, quando fu stipulato il contratto del quale si discute, Rcs si trovasse un una situazione di difficoltà economica o finanziaria tale da incidere significativamente sulla sua capacità di autoderterminasi e, pertanto, da integrare il requisito necessario per configurare il reato di usura”. E poi si aggiunge che la vendita del palazzo del 2013 fu per motivi “gestionali” non perchè si trovata nelle condizioni di vendere “a ogni costo”.

    Nella nota che Rcs ha pubblicato dopo la precisione emerge che il perito d’ufficio ha fissato in 153 il valore dell’immobile, 33 milioni sopra quello di vendita, ma il lodo “non considera tale spoporzione di sufficiente rilevanza”. Rcs, aggiunge, “fermo restando che non condivide il giudizio dei due arbitri e che si riserva ogni valutazione e ogni diritto, sottolinea che anche dalle motivazioni del Lodo non emerge alcuna scorrettezza o mala fede di Rcs, che viceversa ha agito per la doverosa tutela del patrimonio sociale, leso dal significativo differenziale di valore con cui nel 2013 è stato venduto l’Immobile. Il Lodo definitivo, confermando che RCS non ha agito in modo scorretto e tantomeno temerario, rinsalda, come già quello parziale dello scorso anno, la posizione della Società innanzi alla Supreme Court of the State of New York (ove i procedimenti intentati dalle controparti sono sospesi)”.

    Proprio oggi, il gruppo Cairo che controlla Rcs ha diffuso i conti del trimestre: ha registrato ricavi lordi consolidati in crescita a 246,8 milioni (241,1 milioni nello stesso periodo del 2020), margine operativo lordo positivo per 13,7 milioni (era 2,1 milioni nel pari periodo dello scorso anno), un risultato operativo negativo di 5,5 milioni (negativo per 16,6 milioni nel 2020) e una perdita di 3,9 milioni (rispetto alla perdita di 7 milioni del primo trimestre dello scorso anno). Si riduce l’indebitamento finanziario netto consolidato che è al 31 marzo è pari a circa 42 milioni di euro (63,2 milioni al 31 dicembre 2020).

    Guardando avanti il gruppo ritiene di “disporre di leve gestionali adeguate per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria anche nel 2021 e confermare quindi le proprie prospettive di medio-lungo periodo”. Per cui “in considerazione delle azioni già messe in atto e di quelle previste, in assenza di un inasprimento delle misure per il contenimento del contagio, prolungamento della loro durata, o significativo ampliamento delle regioni classificate nelle più alte fasce di rischio”, il gruppo ritiene che “sia possibile confermare l’obiettivo di conseguire nel 2021 margini (ebitda) in crescita rispetto a quelli realizzati nel 2020 e una conseguente ulteriore significativa riduzione dell’indebitamento finanziario”. LEGGI TUTTO

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    Svolta “green” per gli occhiali: sempre più i modelli realizzati con materiali ecologici o riciclati

    Che la passione per gli occhiali “green”, realizzati con materiali ecologici o riciclati, non sia una semplice infatuazione estiva è confermato dai numeri di Nau!, brand italiano di occhiali con una rete di oltre 180 negozi di ottica in Italia e all’estero. “Abbiamo introdotto modelli in plastica riciclata nel 2007 e sono stati subito apprezzati. Negli ultimi tre anni, tuttavia, al netto della pandemia, le vendite di occhiali eco-sostenibili sono balzate dall’8 al 15% del totale, sia a valore sia a volume: non esiste, infatti, alcuna differenza di prezzo rispetto alle altre linee – afferma Monica Silvestrin, direttore prodotto e marketing di Nau! -. Sono prevalentemente occhiali da sole (60%), ma anche le montature da vista green (40%) sono sempre più richieste”. A sceglierli sarebbe un pubblico decisamente trasversale per genere, età e status, sensibile alle tematiche ambientali ed in continua espansione a tutte le latitudini geografiche, nei piccoli centri così come nelle grandi città.

    Da qui la scelta di molte aziende del settore ottico di cavalcare il fenomeno inserendo la sostenibilità ambientale nella loro proposta di valore. È il caso, tra gli altri, di Timberland, che per produrre la maggior parte dei suoi occhiali utilizza materiale bio-basic per almeno il 35%. O di Gant, che utilizza plastica r-Pet all’85%, per cui ogni occhiale è costituito da un massimo di 5 bottiglie riciclate. Anche 23° Eyewear, grazie all’adozione di un biomateriale denominato Neocleus, punta al riciclo delle sue montature all’infinito. Sulla stessa linea Bbgr Italia che per le consegne agli ottici di Milano delle lenti oftalmiche Galileo e Nikon ha deciso di affidarsi a Urban Bike Messenger, un’azienda di corrieri professionisti in bicicletta. De Rigo infine è al fianco della onlus Save the planet e si impegna a compensare le proprie emissioni di CO2 nell’atmosfera.

    Per valutare la reale sostenibilità ambientale degli occhiali green, tuttavia, andrebbe studiata l’intera filiera di prodotto, considerando tutto il suo ciclo di vita in logica di Life cycle assessment (Lca). “Benché ci sembri positivo che le montature siano fatte, per esempio, con il plastic-littering ripescato dagli oceani – precisa Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori -, occorre chiedersi se la sua destinazione migliore sia il riutilizzo negli occhiali”. A fare la differenza sono e saranno, dunque, le certificazioni ambientali, sia di prodotto sia di processo.

    La valorizzazione degli scarti industriali plastici da parte di Nau! non è limitata alle montature. In particolare, “oltre a recuperare materozze e spurghi macchina per dare loro nuova vita sotto forma di occhiali di pregio – aggiunge Silvestrin – realizziamo astucci in materiale estruso riciclato, vendendoli poi separatamente al fine di prolungare il ciclo di vita delle vecchie custodie e ridurre gli sprechi”. A sua volta, Thelios, azienda di occhialeria del gruppo Lvmh, utilizza olio di ricino in misura pari 40% del totale per fabbricare le bio-lenti che corredano i modelli green firmati da Stella McCartney.

    Perché le nostre azioni siano davvero eco-sostenibili, suggerisce Altroconsumo, occorre, peraltro, cercare di dare loro lunga vita cambiandoli quando davvero è necessario, usandoli bene e prestando attenzione a non perderli. LEGGI TUTTO

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    Unipol, utile netto a 361 milioni. Bene le assicurazioni sulla vita

    ROMA – Il gruppo Unipol chiude il primo trimestre dell’anno con un utile netto consolidato di 361 milioni di euro, in crescita del 168,8% rispetto ai 134 milioni dello stesso periodo del 2020. Il merito è anche del contributo da 119 milioni che arriva a bilancio per il consolidamento del gruppo Bper (il patrimonio dell’istituto ha risentito dell’acquisizione degli sportelli di Ubi Banca).

    Al netto di tale posta l’utile risulta comunque in rialzo dell’80%, a 242 milioni. La raccolta assicurativa è salita del 2% a 3.181 milioni di euro mentre l’indice di solvibilità del gruppo si è attestato al 210% del minimo regolamentare (216% a fine 2020).

    L’amministratore delegato del gruppo assicurativo, Carlo Cimbri, ha spiegato in conference call: “Confermo ampiamente i dividendi 2019, anche alla luce di questi risultati trimestrali. Non dobbiamo generare nuovi utili per distribuirli, la nostra volontà e capacità di pagarli rimane inalterata”. L’anno scorso, le Autorità hanno chiesto il congelamento delle cedole prudenzialmente per l’emergenza Covid. Sul punto, Cimbri ha aggiunto: “Non c’è alcun tipo di nuova prescrizione da parte del regolatore rispetto a quella già emanata che scade il 30 settembre, quindi in assenza di nuove disposizioni la nostra volontà è di onorare gli impegni assunti con il mercato non appena avremo modo di farlo dal punto di vista regolamentare”. Riguardo alla tempistica, “valuteremo il momento più opportuno per distribuire la cedola 2019, vogliamo avere una solvency robusta per farlo e la manterremo, il nostro obiettivo prioritario è onorare i nostri impegni entro la conclusione del piano industriale, dunque entro la fine del 2022, se poi ci saranno condizioni per farlo anche prima, lo valuteremo”.

    La crescita da 220 a 419 milioni dell’utile ante imposte ha beneficiato anche della quota parte del risultato di Bper di competenza del settore danni (59 milioni) e della plusvalenza generata dalla vendita dell’edificio Torre Velasca a Milano (71 milioni).

    La raccolta diretta nel comparto danni registra, in ogni caso, una flessione del 3% a 1.919 milioni di euro, imputabile al comparto auto (-8,8%) che ha risentito “delle condizioni del mercato e delle misure adottate dal gruppo a tutela della clientela, come l’iniziativa denominata #UnMesePerTe”, con cui è stato regato ai clienti un mese di rc auto in sede di rinnovo”.

    Nelle assicurazioni sulla vita la raccolta è salita del 10,7% a 1.261 milioni, nonostante la flessione registrata dalla capogruppo UnipolSai (-6,9%), grazie alla crescita di Arca Vita (+56,1%) she ha beneficiato dell’ampliamento della rete Bper dopo la conquista degli sportelli Ubi. Il risultato ante imposte del vita è sceso da 25 a 10 milioni di euro, soprattutto per effetto di un minor contributo dei proventi finanziari.

    Per quanto concerne gli altri settori in cui opera il gruppo, il protrarsi dell’emergenza Covid-19 continua ad avere ripercussioni particolarmente negative sul settore alberghiero, penalizzato anche nel primo trimestre di quest’anno dalla chiusura di gran parte delle strutture ricettive.

    Viceversa, si registra ancora un buon risultato di UnipolReC, la controllata che si occupa di recupero credito, e un risultato in sostanziale pareggio per gli altri business. Il risultato ante imposte dei settori Immobiliare, holding e altre attività è positivo per 32 milioni di euro (-55 milioni al 31 marzo 2020) grazie al contributo di 60 milioni derivante dal consolidamento pro-quota di Bper e di un maggior contributo dei proventi da investimenti.

    La gestione finanziaria ha chiuso il trimestre con un rendimento del 3,2%, a fronte del 3,3% dello stesso periodo del 2020. LEGGI TUTTO

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    Borse europee, arriva il rimbalzo in scia a Wall Street: l'inflazione fa meno paura

    Roma. Effetto Wall Street per le Borse europee. Il Ftse Mib, l’indice delle principali società per capitalizzazione, ha aperto in rilazo dello 0,57%, salvo poi perdere slancio e scendere appena sotto la parità, mentre le altre piazze del Vecchio continente si mantengono in terreno positivo.  L’indice d’area Stoxx 600 avanza dello 0,3%. In rialzo Londra (+0,56%), Madrid (+0,47%), Parigi (+0,24%) e Francoforte (+0,13%).

    Tra i titoli in evidenzaa Piazza Affari ancora Banco Bpm, con un esordio in crescita per oltre il 3%, con gli investitori che scommettono sempre sul prossimo risiko bancario. Mentre soffre Unipol dopo i dati della trimestrale

    Così come accaduto in Asia, anche i listini europei si sono messi in scia della chiusura positiva dei mercati americani: Dow Jones e Nasdaq hanno chiuso in deciso rialzo dopo tre giorni di vendite sui timori di una ripresa dell’inflazione. Un rumbalzo che – dalle prime indicazioni della giornata dovrebbe proseguire visto che i future i future sono impostati al rialzo (Dow Jones +0,44%, S&P +0,49% e Nasdaq +0,61%). La ripresa dei prezzi è compensata da un dato positivo sulle richieste di sussidi di disiccuoazione che hanno fatto registrare nuovi minimi negli Stati Uniti.

    Al clima positiva contribuisce anche la frenata dei prezzi delle materie prime tra cui il minerale di ferro (-6%) e il rame (-1%). In lieve rialzo, invece, l’oro e il petrolio.

    Apertura stabile per lo spread tra Btp e Bund. In avvio degli scambi il differenziale di rendimento tra il btp decennale benchmark (e il pari scadenza tedesco è indicato a 117 punti base, lo stesso livello della chiusura di ieri. In calo frazionale anche il rendimento del Btp decennale benchmark all’1,05 per cento.

    Nella notte italiana, netto rimbalzo alla Borsa di Tokyo che chiude guadagnando il 2,31%. Positiva tutta l’Asia tutta positiva stamani (Hong Kong +0,79% e Shanghai +1,42%). Unica eccezione di Singapore, in calo di circa il 3% dopo l’annuncio di nuove restrizioni, che resteranno in vigore per un mese, per contenere la diffusione del ritorno del coronavirus.

    Prezzo del petrolio ancora debole, nonostante la riapertura dell’oleodotto Colonial (per il quale la società di gestione avrebbe pagato 5 milioni di dollari agli hacker che ne hanno vloccato il funzionamento). Pesano il rallentamento della seconda economia asitica: l’India alle prese con la seconda ondata della pandemia frena la domanda di greggio. LEGGI TUTTO

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    Atlantia, rosso di 67 milioni nel primo trimestre, Fondazione Crt sale al 5,5%

    MILANO – Atlantia, la holding infrastrutturale che fa capo alla famiglia Benetton e controlla Autostrade per l’Italia, in procinto di passare alla cordata composta da Cdp e fondi, ha chiuso il primo trimestre dell’anno con una perdita di 67 milioni di euro, ricavi operativi pari a 2,025 miliardi di euro, in riduzione di 185 milioni di euro (-8%) e un margine operativo lordo (ebirda) di 1,124 miliardi di euro, in diminuzione di 147 milioni di euro (-12%). I risultati del Gruppo, rispetto al primo trimestre 2020, “risentono dell’impatto del Covid-19 sui volumi di traffico delle concessionarie”, spiega Atlantia.

    Atlantia, l’advisor Iss consiglia di votare a favore della vendita Aspi a Cdp

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    Vittoria Puledda

    12 Maggio 2021

    A pagare ancora un caro prezzo alla pandemia è la parte aeroportuale del business (Atlantia controlla tra le altre cose Aeroporti di Roma): lì il traffico è in negativo dell’81,3% sul primo trimestre del 2020, che nella sua coda aveva già subito l’effetto del lockdown. Il gap sulla parte autostradale è inferiore: -6,7%.

    Nel periodo, gli investimenti hanno raggiunto quota 384 milioni (+6%) mentre l’indebitamento finanziario netto è pari a 38,264 miliardi, in diminuzione di 974 milioni da fine 2020.

    Nella comunicazione sui risultati finanziari, Atlantia ha fatto presente che per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, al 31 marzo 2021 la controllata Autostrade per l’Italia ha sostenuto oneri complessivi per 534 milioni di euro (inclusivi delle esenzioni dei ricavi da pedaggio). Riguardo alla definizione “della procedura di contestazione di presunto grave inadempimento avviata dal concedente il 16 agosto 2018, si segnala che nel corso del primo trimestre 2021 non si rilevano aggiornamenti significativi rispetto a quanto già illustrato nella Relazione Annuale Integrata 2020”. Negli impegni per il nuovo Piano economico finanziario con il Mims, Aspi si è impegnata per 3,4 miliardi: 1,5 miliardi da destinarsi a riduzioni tariffarie a favore dell’utenza; 1,2 miliardi di euro per interventi non remunerati sulle infrastrutture in concessione nel periodo regolatorio 2020 – 2024 e 700 milioni di euro di oneri per la ricostruzione del Viadotto Polcevera.

    Atlantia, notifica di contestazione da parte dei soci di minoranza Aspi

    di

    Vittoria Puledda

    05 Maggio 2021

    Tornando ai risultati finanziari, la società (nella quale la Fondazione Crt ha arrotondato la quota salendo dal 4,8 al 5,5%, conferma la guidance per quest’anno con una stima di ricavi di Gruppo nell’ordine di 9,4 miliardi di euro e di un valore dei flussi operativi (FFO) di circa 3 miliardi di euro. “Si prevede in ogni caso che i flussi operativi attesi siano superiori agli investimenti programmati nell’esercizio 2021”, spiega la società. LEGGI TUTTO

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    Telefonia, maxi-costi dopo la disdetta: l'Agcom dice “stop”

    Problemi col tuo operatore? Fai la tua domanda all’esperto: esperto.telefonia@repubblica.it  Gli operatori telefonici non possono addebitare il costo di attivazione agli utenti che recedono in anticipo. C’è questo nuovo principio, di tutela consumatori, in una delibera che Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha pubblicato oggi (la 120/21/CONS). LEGGI TUTTO