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    Lavori di casa, un pieno di bonus: dalle barriere architettoniche ai mobili, ecco tutte le agevolazioni edilizie per il 2022

    Un mix di conferme e novità nella proroga dei bonus casa arrivata con la legge di Bilancio per il 2022. Esordisce la nuova detrazione maggiorata per l’abbattimento delle barriere architettoniche e spariscono quelle per l’installazione delle colonnine di ricarica (tranne in caso di Superbonus), e per i rubinetti a risparmio d’acqua, mentre raddoppia il bonus per i filtraggio. Ecco le novità.

    Immobiliare, gli affari nel mattone sfiorano 10 miliardi. Ecco quanto rende l’investimento

    di

    Raffaele Ricciardi

    16 Gennaio 2022

    Superbonus con scadenze differenziate

    Aliquota al 110 per cento per i lavori in condominio e negli immobili di uno stesso proprietario con massimo quattro appartamenti fino al 31 dicembre 2023. L’aliquota passa poi al 70 per cento nel 2024 e al 65 per cento per il 2025. Stesse aliquote e stesse scadenze anche per i lavori trainati negli appartamenti. Per le villette 110 per cento fino al 30 giugno prossimo, o al 31 dicembre se a giugno è stato fatto almeno il 30 per cento dei lavori. Per condomini e villette nelle zone terremotate detrazione al 110 per cento fino al 2025.

    Il Superbonus fa ancora discutere. Draghi: “Ha creato anche distorsioni”. Le Entrate hanno bloccato 4 miliardi di frodi sugli incentivi edilizi

    22 Dicembre 2021

    Ristrutturazioni al 50 per cento ancora per tre anni 

    Per la prima volta la proroga dell’aliquota al 50 per cento per le ristrutturazioni è triennale e non annuale. Invariato il tetto di spesa di 96.000 euro. Possibile optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura. Quando si tratta di lavori di edilizia libera, ossia di tutti quelli all’interno dell’appartamento, senza abbattere pareti, spostare o creare nuovi servizi,  la cessione è “fai da te” senza asseverazione delle spese e visto di conformità. 

    Pannelli solari sempre incentivati

    Installazione con la detrazione  del 50 per cento anche anche per i sistemi di accumulo da collegare ad un vecchio impianto. Detrazione al 50 per cento con tetto fino a 96.000 euro. Quando non si tratta di  centri storici sconto e cessione senza passare dal Caf.

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    22 Dicembre 2021

    Sconto in fattura anche per i box

    Da quest’anno rientra nella lista delle spese per le quali si può optare per la cessione del credito anche quella per l’acquisto di box e posti auto di nuova costruzione. L’agevolazione del 50 per cento è solo sui costi di realizzazione che devono essere certificati a parte dal costruttore.

    Ecobonus riconfermato

    Tre anni in più anche per  approfittare delle detrazioni per caldaie a condensazione, nuovi infissi e schermature solari, boiler a pompa di calore e interventi di coibentazione con aliquote che vanno dal 50 al 70 per cento per le case singole e fino all’80 per cento per i condomini quando si migliora la qualità dell’edificio anche senza fare il salto di due classi energetiche. Lavori interni senza visto e asseverazioni  per la cessione del credito.

    Manovra, la casa fa nuovamente il pieno di incentivi

    di

    Antonella Donati

    Raffaele Ricciardi

    21 Dicembre 2021

    Barriere architettoniche con agevolazione ad hoc

    Detrazione al 75 per cento per il 2022 da usufruire in cinque anni con limiti di spesa differenziati:  50.000 euro per le villette;  40.000 euro moltiplicati per il numero di unità immobiliari per i fabbricati da due a otto; 30.000 euro per quelli più grandi. Agevolati tutti gli interventi anche quelli di automazione degli impianti. Sconto in frattura e cessione del credito senza complicazioni se non si toccano le strutture portanti. La detrazione resta al 110 per cento se si effettuano lavori di Superbonus.

    Bonus facciate meno conveniente 

    Confermato fino alla fine dell’anno il bonus facciate, ma in versione “ristretta”, con la detrazione che scende dal 90 al 60 per cento. Nessun tetto di spesa prefissato. Quando si deve intervenire sull’intonaco è da valutare  la possibilità di utilizzare l’ecobonus “ordinario” vista l’aliquota più elevata.

    Bonus mobili, tetto di nuovo a 10.000 euro

    Acquisto arredi per le case ristrutturate con lo sconto fiscale del 50 per cento fino al 2024. Il tetto di spesa è di 10.000 per i solo  2022, a  5.000 per gli anni 2023 e 2024.  Agevolazione riconosciuta a chi ha fatto i lavori nel 2021 oppure li avvia nel 2022. Il bonus spetta anche in caso di installazione degli impianti fotovoltaci, e in  caso di Superbonus antisismico. No  invece in caso di ecobonus, eliminazione barriere e Superbonus energetico. 

    Manovra, ok dal Senato: fiducia con 215 voti. Renzi polemico

    24 Dicembre 2021

    Bonus verde

    Aliquota al 36 per cento e tetto di spesa a 5.000 euro per la ristrutturazione dei altre aree verdi pertinenziali, compresi i giardini pensili. Bonus in  vigore fino al 2024.

    Stop al rimborso dei rubinetti, rinnovo per il filtraggio

    Con il 2022 sparisce il rimborso per l’acquisto dei rubinetti a risparmio d’acqua. Confermato invece il credito d’imposta del 50 per cento per i sistemi di filtraggio domestico, fino a 1.000 euro per appartamento. LEGGI TUTTO

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    Generali, Caltagirone sceglie gli advisor. Seconda defezione nella lista del cda

    MILANO – Sabato di lavoro sui due fronti che si contendono le Generali. Il comitato nomine ristretto del cda triestino ha ultimato il sondaggio dei 12 consiglieri, cui è stata chiesta la disponibilità per un rinnovo (l’assemblea vota il 29 aprile). E secondo fonti finanziarie Romolo Bardin, a capo della holding Delfin che detiene il 6,6% di Generali, si è detto “non disponibile” a un terzo mandato.

    Un portavoce di Bardin non ha commentato l’indiscrezione. Il manager della scuderia Del Vecchio, senza dimettersi dal cda come ha fatto giovedì l’ex vicepresidente di Generali, Francesco Caltagirone, prepara così il campo per entrare a nella lista concorrente, che i tre pattisti Generali – con i due grandi soci privati c’è anche Fondazione Crt – contano di presentare nel mese di febbraio. Il loro intento è convincere “il mercato”, padrone di un 35% circa di Generali, a preferirla alla lista del cda uscente, che includerà l’ad Philippe Donnet per un suo tris.

    Di solito le liste espresse dai cda piacciono agli investitori istituzionali, e sono la norma per le aziende globali. In più, il recente giro di presentazione di Donnet tra i fondi, dopo il piano 2024 diffuso un mese fa, avrebbe riscosso consensi diffusi, almeno a parole (l’andamento di Borsa nel mese registra un lieve calo).

    Il romanzo del potere. È battaglia sul Generali, cassaforte del capitalismo italiano

    di

    Francesco Manacorda

    15 Gennaio 2022

    Per realizzare l’impresa Caltagirone, che sembra aver preso la “regia” sul dossier Generali per conto del patto, ormai salito al 16,2%, sta accelerando per chiudere una folta squadra di consulenti finanziari e legali, e così diffondere a febbraio la lista di nomi che battaglierà in assemblea contro quella del cda.

    Un nome nuovo, benché senza conferme ufficiali, è Fabrizio Palermo, fino all’anno scorso ad della Cassa depositi e prestiti, che avrebbe iniziato a lavorare, da consulente, al fianco di Caltagirone.

    Si confronterà con Bain & Company sulla definizione del piano strategico alternativo, e con Georgeson – all’opera con Delfin da sei mesi sul dossier, e da poco girato all’imprenditore romano – sui criteri per la scelta degli amministratori e le relazioni con gli investitori nella “campagna elettorale”.

    Stando a fonti finanziarie, la lista antagonista per il cda Generali dovrebbe contenere una decina di candidati almeno, così da poter nominare la maggioranza del consiglio in caso risulti prima nella votazione. E dovrebbe comprendere un potenziale presidente e un manager forte. Per le presidenze i nomi più accreditati sembrano Sergio Balbinot, ex dirigente Generali e ora nel cda di Allianz (ma in scadenza e non rinnovabile) e la presidente di Mps, Patrizia Grieco.

    Più difficile trovare un manager di richiamo, anche perché chi milita in aziende rivali fatica a lasciarle per un ruolo incerto. Per questo, se il grosso nome non salterà fuori, sembra che una delle opzioni sul tavolo sia la cooptazione successiva di Palermo come ad, nel cda Generali a trazione “pattisti”. LEGGI TUTTO

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    Ex clienti Green Network, al via i contratti-cuscinetto. Ma occhio al sovrapprezzo

    Ai primi di dicembre 2021 dedicammo un articolo proprio alla vicenda di Green Network. 

    In breve Terna ha sciolto il contratto di dispacciamento con Green Network e lo stesso operatore, per sua stessa ammissione, non è più in grado di rifornire i suoi clienti per problemi finanziari. Adesso i suoi circa 300.000 clienti stanno ricevendo le lettere che spiegano loro cosa sta per succedere. La prima cosa da sapere è che in Italia, i clienti di gestori decotti non rimangono mai senza energia: tutto è pensato perché ci sia continuità di fornitura.

    Chi ci scrive aveva, evidentemente, un contratto dual fuel: Green Network lo riforniva sia di luce che di gas. Questo è il motivo per cui ha ricevuto due lettere. La prima è relativa al suo nuovo contratto di energia elettrica. Servizio elettrico nazionale non è altro che Enel, solo che si tratta di una società che lavora solo nel mercato tutelato, ed è separata rispetto a Enel Energia, quella che opera nel mercato libero. Tecnicamente, il nuovo regime nel quale lei si trova è il Servizio di salvaguardia.

    La seconda lettera invece si riferisce alla sua utenza di gas, che ora verrà gestita da Hera, definito “fornitore di ultima istanza”.

    Ma perché proprio Servizio elettrico nazionale e Hera? Periodicamente Acquirente Unico e Arera bandiscono delle aste territoriali per assegnare gli utenti come lei, “scaricati” dal proprio operatore (ma anche quelli morosi, “scaricati” invece dal proprio gestore) a società di energia affidabili. Per il suo territorio, quindi, Servizio elettrico nazionale è l’assegnatario dei clienti luce e Hera dei clienti gas.

    C’è però una cosa importante che bisogna sapere. I due regimi – salvaguardia e ultima istanza – sono pensati per essere soluzioni cuscinetto temporanee. In pratica, è interesse del consumatore che questi contratti d’emergenza durino il meno possibile perché le condizioni economiche sono peggiori rispetto a quelle del regime di tutela. Sia per la luce che per il gas, infatti, gli operatori sono autorizzati ad applicare un sovrapprezzo (che in alcuni casi può essere anche piuttosto corposo) per tutelarsi dai morosi, visto che in quel bacino rientrano anche i clienti poco onesti, e non solo chi come lei è vittima di un problema creato da altri.

    Le prossime bollette dovrebbero quindi essere un po’ più salate per lei, e tutti quelli che si trovano nella sua situazione. Soprattutto se aveva aderito a un’offerta di Green Network nel 2020 e fino a metà del 2021, quando i prezzi dell’energia erano ai minimi storici. Il consiglio che posso darle è di tenere d’occhio il Portale Offerte di Arera e cercare un nuovo gestore al più presto. Con i prezzi alle stelle di oggi, non troverà offerte super-vantaggiose in termini assoluti, ma più vantaggiose del suo regime attuale, probabilmente sì. LEGGI TUTTO

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    Unilever, offerta da 60 miliardi per Sensodyne e Voltaren. Ma Gsk chiude la porta

    MILANO – Due colossi nel mezzo del fuoco degli azionisti perché rendano di più. Una proposta d’acquisto da 50 miliardi di sterline, quasi 60 miliardi di euro al cambio attuale, rispedita però per il momento al mittente.

    Alla fine del 2021 Unilever ha approcciato GlaxoSmithKline per la potenziale acquisizione di una joint venture che il gruppo farmaceutico ha con Pfizer per i beni di largo consumo (antidolorifici e igiene orale, soprattutto) offrendo circa 50 miliardi di sterline, potenzialmente uno dei takeover più grandi mai realizzati sulla piazza di Londra. Lo ha confermato – senza entrare nei dettagli della potenziale acquisizione, inizialmente trapelati sul Sunday Times – il colosso dei prodotti di largo consumo, specificando che “non c’è certezza che si raggiunga un accordo” sull’operazione. Anzi, secondo quanto riporta Bloomberg citando fonti a conoscenza del dossier, Gsk avrebbe già rifiutato lo scorso anno la proposta di acquisizione. Secondo gli analisti, infatti, la valutazione della jv si aggirerebbe sui 47-48 miliardi e dunque il prezzo proposto non includerebbe un premio sufficiente.

    La ceo di Glaxo Emma Walmsley, ricorda l’agenzia finanziaria, è stata messa nel mirino dai fondi attivisti, come Elliott, perché prendesse in considerazione la possibilità di cedere la divisione di beni di consumo. L’azienda ha risposto assoldando l’ex direttore di Tesco, Dave Lewis, con l’obiettivo però di guidare lo spin-off della divisione e la sua quotazione in Borsa, prevista per quest’anno. Ma su quella parte del business di Gks si erano già posati gli occhi del private equity, con nomi come Advent, Cvc e Kkr, nota in Italia per la partita di Tim.

    Oggetto dell’acquisizione è GSK Consumer Healthcare, uno dei leader nei farmaceutici di largo consumo, di cui GSK stava preparando uno spinoff per quotarla a Londra nel 2022 e in cui Pfizer detiene una quota del 32%. In Italia, si legge sul suo sito, è presente con alcuni dei marchi più noti negli ambiti dell’igiene orale, tra cui Polident, Sensodyne e Parodontax, del libero movimento e della respirazione, come Voltaren Emulgel e Rinazina.

    L’operazione, se andasse in porto, secondo il Financial Times sarebbe superata in valore solo dall’acquisizione di Mannesmann da parte di Vodafone nel 1999 e da quella di SABMiller da parte di InBev nel 2016. Non è dato di sapere, per ora, se Unilever tornerà alla carica migliorando la sua offerta. Certamente anche il colosso del sapone Dove e del gelato Magnum ha le sue gatte da pelare con gli azionisti: secondo i fondi, il management si è troppo concentrato sulla sostenibilità e ha perso di vista il suo obiettivo che sarebbe, a detta loro, esser profittevoli per gli azionisti. LEGGI TUTTO

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    Guerra del gas, così Putin tenta lo scacco matto all'Europa. Ma rischia di scottarsi

    In Germania si va verso un aumento delle bollette del 60 per cento. In Italia, del 40 per cento. In Polonia, del 54 per cento. Punto uno: per questi aumenti possiamo ringraziare specificamente Vladimir Putin. Punto due: la scommessa di Putin è assai azzardata e potrebbe ritorcersi contro la Russia.

    Sul punto uno, la condanna – netta e decisa – viene da Fatih Birol, il direttore generale della Iea, l’agenzia per l’energia dell’Ocse, quindi l’uomo che più da vicino a Occidente, dal punto di vista tecnico, segue il mercato dell’energia, gas compreso. Oggi, dice Birol, i depositi di metano della Ue sono pieni al 50 per cento, quando, normalmente, in gennaio sono al 70 per cento della capacità. Metà di quel 20 per cento che manca è il metano che, abitualmente, viene da Gazprom. In pratica, è tutto il metano che, di solito, il gigante russo tiene in Europa. Birol vuol dire che Putin ha stracciato i contratti di fornitura, regolarmente firmati con i paesi europei? Niente affatto.

    I contratti di Gazprom vengono regolarmente onorati, ma molte compagnie europee non si procurano tutto il metano che poi vendono attraverso contratti di lunga durata. A seconda di come va la domanda, rimpolpano le proprie disponibilità, approvvigionandosi sul mercato (quello principale è a Rotterdam) settimana per settimana, secondo le richieste. E’ questo extra – che però fa parte del normale andamento del mercato e consente anche lauti profitti a chi ha gas da vendere: i prezzi attuali sono quattro volte quelli di un anno fa – che sta venendo a mancare. Birol calcola che, appunto su questo mercato spot, Gazprom ha ridotto le sue vendite del 25 per cento. In buona sostanza, mentre l’Europa si dibatte nella crisi del gas, Putin trattiene un terzo del metano che potrebbe fornire, rinunciando ad un cospicuo guadagno extra.

    Caro bollette, il piano del governo in due tempi

    di

    Valentina Conte

    13 Gennaio 2022

    Secondo gli analisti di Bruegel – un think tank di Bruxelles – a fine dicembre Gazprom esportava in Europa circa 8 miliardi di metri cubi a settimana, quando, negli anni precedenti arrivava anche fino a 20 miliardi. E’ dall’inizio dell’estate – proprio quando si è fatta più acuta la domanda delle compagnie europee per ripristinare i propri stoccaggi dopo la stagione invernale – che Putin sta razionando le forniture. Il gas che arriva attraverso il gasdotto che attraversa la Polonia è un ottavo del normale, ma è sopratutto sull’arteria che attraversa l’Ucraina (il gasdotto Yamal) che la fornitura è scesa alla metà dei livelli massimi. E’ solo sul Nordstream 1 (il gasdotto che attraversa il Baltico, in attesa di autorizzazione per il raddoppio) che le forniture hanno un andamento normale.

    E’ nella triangolazione Yamal (Ucraina) e Nordstream 1 e 2 (Baltico) che si spiega la strategia del Cremlino, ma la partita è molto complessa e chiama in causa i rapporti internazionali con Kiev, la Nato, Washington, Berlino e Bruxelles. La guerra del gas è solo un corno della strategia che, sull’altro lato, vede ammassarsi le truppe russe ai confini con l’Ucraina, anche a costo di uno scontro diplomatico con la Casa Bianca. Putin vuol mantenere l’egemonia di Mosca sull’area che, una volta, era l’Urss (una eco della stessa strategia l’abbiamo probabilmente anche nelle convulsioni di questi giorni in Kazakhstan). Questo vuol dire impedire all’Ucraina un avvicinamento alla Nato e alla Ue e tenerla sotto il ricatto di farle mancare il gas (e i cospicui diritti di passaggio). Per chiudere la via ucraina, però, il Cremlino ha bisogno di poter far arrivare il suo gas in Europa (un export vitale per l’economia russa) attraverso il nuovo gasdotto Nordstream 2.

    Ma Nordstream 2, sotto esame a Bruxelles, piace, di fatto, solo in Germania. Non a Polonia e baltici e neanche ai paesi mediterranei che diffidano di una eccessiva dipendenza dalla Russia. Per lo stesso motivo, piace pochissimo anche a Washington. La scommessa di Putin è che una crisi del gas, in questo inverno europeo, costringerà la Ue a dare comunque via libera a Nordstream 2, aprendogli la strada all’egemonia sull’Ucraina e facendolo diventare l’arbitro dei termosifoni europei. E’ una scommessa ardita, ma pericolosa per il Cremlino: la dimostrazione esplicita della dipendenza europea da Mosca può spingere la Ue a fare ogni sforzo per liberarsi della stretta del Cremlino. LEGGI TUTTO

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    Banda larga in 7 milioni di civici italiani: via libera al bando da 3,7 miliardi. Lavori da completare in 4 anni

    ROMA – Il governo prova a portare l’Internet veloce ad altri 7 milioni di indirizzi (numeri civici) in tutta Italia. Con il primo dei bandi “Italia a 1Giga”, sono sul tavolo quasi 3,7 miliardi di euro del piano europeo di rilancio delle economie (Pnrr).

    Il bando è uno degli interventi della Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga che prevede di connettere anche le scuole e le strutture sanitarie, oltre alla promozione delle reti mobili in tecnologia 5G.

    I civici coinvolti  sono divisi in 15 aree geografiche, i lotti, dove opereranno gli operatori vincitori dei finanziamenti. I lavori dovranno essere completati entro il 30 giugno 2026.

    Per partecipare alla gara, gestita da Infratel Italia sulla base della convenzione stipulata con il Dipartimento per la trasformazione digitale e Invitalia, è necessario registrarsi alla piattaforma telematica ingate.invitalia.it.

    Le aziende possono presentare le offerte entro le ore 13 del 16 marzo 2022, destinate a uno solo, alcuni o tutti i lotti posti a gara e potranno aggiudicarsi un massimo di 8 lotti.

    Il contributo pubblico coprirà fino al 70% delle spese sostenute mentre una quota non inferiore al 30% rimarrà a carico del beneficiario.

    Il vincitore della gara dovrà garantire a tutti gli operatori di mercato l’accesso all’ingrosso – cioè il passaggio – lungo le infrastrutture finanziate, come stabilisce l’Autorità delle Comunicazioni (AgCom) e il bando di gara.

    Flop delle prime gare per l’innovazione, l’Agcom apre il fronte con il Governo: “Condizioni insostenibili per le imprese”

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    Alesssandro Longo

    14 Gennaio 2022

    Per assicurarsi il rispetto degli obblighi del bando entro giugno 2026, il governo fissa obiettivi semestrali di copertura e un sistema di penali in caso di mancato raggiungimento dei civici e ritardo dei tempi di realizzazione dei lavori.

    I criteri di assegnazione saranno uguali per tutti i lotti e comprenderanno:- l’offerta economica,- le caratteristiche delle reti impiegate, tra cui l’architettura e il dimensionamento della rete,- la qualità dei piani di assunzione e formazione del personale e di gestione del progetto,- gli impegni relativi a inclusione, diversità di genere, persone con disabilità e sostegno a categorie svantaggiate- e gli eventuali miglioramenti rispetto alle performance richieste e alle condizioni tecniche ed economiche.

    Il testo del bando è disponibile sul sito di Infratel Italia.

    Questo l’elenco dei primi 10 lotti, dalla Sardegna alla Campania.

    Nella terza colonna, i numeri civici interessati. Nella quarta, i soldi stanziati  LEGGI TUTTO