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    Autogol della Bce, buco da 1,3 miliardi: nel mirino la presidenza Lagarde

    Boomerang? Autogol? Alla fine, quel che importa è che il conto delle ripetute strette monetarie è stato presentato anche alla Bce. Ed è un conto salato che va a macchiare una fedina contabile quasi immacolata, a causa di quella perdita di quasi 1,3 miliardi (1,266 per la precisione) iscritta nel bilancio 2023. Nella storia dell’Eurotower, il «rosso» era comparso una sola volta, vent’anni fa, ai tempi della presidenza Jean-Claude Trichet. Allora la colpa era stata attribuita all’euro forte; ora il colpevole è facilmente individuabile nei 450 punti di rialzo dei tassi che dal luglio del ’22 hanno determinato una netta sterzata della politica monetaria di Francoforte.Nulla di inaspettato, peraltro, visto che già lo scorso anno i conti si erano chiusi in pareggio solo grazie all’utilizzo degli accantonamenti. Un’opera di imbellettamento che questa volta non è stato possibile replicare nonostante la banca guidata da Christine Lagarde abbia dato fondo interamente alle proprie riserve, pari a 6,6 miliardi. Troppo elevata la spesa per interessi, ben 7,193 miliardi, per riuscire a colmare del tutto il buco e per poter erogare dividendi alle banche centrali dell’eurosistema. Quasi una beffa del destino nel momento in cui i singoli istituti di credito, gonfi di utili proprio grazie ai giri di vite al costo del denaro, si preparano a remunerare lautamente gli azionisti.Del resto, le scelte fatte hanno un costo perché poi si riverberano sotto il profilo contabile, come già dimostrato dalla Bundesbank e dalla Banca Nazionale Svizzera. E se ora la Bce si lecca in qualche modo le ferite per i colpi che si è inferta da sola, val la pena di spiegare il motivo di tali perdite. Per farlo, occorre risalire appunto agli oltre sette miliardi di spesa per interessi, quelle che tecnicamente si chiamano passività Target 2 e sono generate nel momento in cui Francoforte acquista titoli dalle altre banche centrali di Eurolandia.In seguito agli irrigidimenti monetari, questi interessi passivi sono saliti al 3,8% in media (dallo 0,6% del 2022) poiché sono agganciati al cosiddetto Mro, ovvero il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali; contestualmente, il rendimento dei titoli in pancia alla Bce è cresciuto, ma non abbastanza (a 3,4 miliardi, dagli 1,5 dell’anno prima) per pareggiare ameno i conti. Naturalmente, nulla cambia ai piani alti della Bce, dove con un comunicato si rassicura che le perdite subite non hanno «alcun impatto» sulla «capacità (della banca, ndr) di condurre una politica monetaria efficace». Nè, al momento, sembrano esserci le condizioni che renderebbero inevitabile un aumento di capitale.Il focus resta quindi concentrato sul processo disinflazionistico «più rapido del previsto», come si legge nei verbali dell’ultima riunione e come confermato ieri dall’Eurostat (in gennaio -0,4% mensile e +2,8% annuo nell’eurozona, +0,3% e +0,8% in Italia), ma non ancora sufficiente per abbandonare la postura rigida. Con un effetto collaterale: più a lungo sarà mantenuta, e più ne soffriranno i conti di Francoforte. Che per prima ammette di aspettarsi altre perdite nei prossimi anni, pur se inferiori a quelle del 2023. Anche se la scure calerà sui tassi, le macchie di rosso non saranno smacchiate tanto in fretta dai bilanci della Bce. LEGGI TUTTO

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    Calendario del fisco di marzo: le date da non dimenticarsi

    Mancano pochi giorni all’inizio di marzo e come per ogni mese è utile annotarsi, sul proprio calendario, le scadenze del fisco da rispettare. I prossimi 15 e 18 marzo saranno certamente le date più importanti, con la proroga della Rottamazione quater e la dichiarazione precompilata per gli asili nido.Vediamo le scadenze più importanti ed entriamo un po’ nel dettaglio.8 e 15 MarzoLa prima data importante sarà quella dell’8 marzo, giorno in cui sarà possibile fare opposizione per le spese sanitarie utilizzando l’area riservata sul sito web dell’Inps e autenticandosi o utilizzando la tessera sanitaria o attraverso lo Spid.Nello specifico, andranno inseriti i dati relativi alle spese sanitarie sostenute nell’anno d’imposta 2023 e i rimborsi effettuati per prestazioni parzialmente o completamente non erogate, così da permettere la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata esatta delle quote restanti, per l’anno di imposta del 2024.Entro il 15 marzo 2024, invece, ci si potrà mettere in regola con la Rottamazione quater a seguito dei lavori di conversione in legge del DL Milleproroghe; attraverso la proroga anche i cosiddetti “decaduti”, cioè chi non ha rispettato i termini previsti potrà versare gli importi dovuti dal piano rateale. Inoltre sono previste delle ulteriori dilazioni dei tempi per i cittadini dei territori colpiti dalle alluvioni di maggio scorso.Nei fatti, dunque, il contribuente che effettuerà il versamento integrato delle rate non pagate entro il 15 marzo 2024, rientrerà nei termini della misura di pace fiscale.Infine, a metà mese le associazioni senza scopo di lucro in regime agevolato saranno chiamate al versamento dell’Iva e alla registrazione dei corrispettivi.18 marzoQuesta data sarà particolarmente importante per i genitori, essendo l’ultima data utile per asili nido pubblici e privati (o gli altri soggetti a cui sono versate le rette), per procedere alla comunicazione dei dati necessari ai fini della dichiarazione precompilata per l’accesso agli asili nido.Si tratta, dunque, dei dati per identificare le spese sostenute per la frequenza degli asili nido e per i servizi formativi infantili sostenute dai genitori nell’anno 2023.31 marzoL’ultimo giorno di marzo i genitori con figli minori o maggiorenni portatori di handicap, che si trovino in “stato di bisogno”, potranno richiedere, qualora sussistano specifiche motivazioni, un contributo da parte dell’Inps accedendo al servizio apposito servizio “Contributo per genitori separati o divorziati per garantire la continuità dell’erogazione dell’assegno di mantenimento”.Come precisa il sito dell’Inps: “Il contributo è rivolto ai genitori di figli che risultino separati, divorziati o non conviventi sulla base del provvedimento emanato dell’autorità di riferimento (es. sentenza del Tribunale, provvedimento amministrativo), con l’obiettivo di garantire la continuità di erogazione dell’assegno di mantenimento versato in tutto o in parte dall’altro genitore”. LEGGI TUTTO

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    Patente, 15 giorni di sospensione per la guida con il cellulare

    Si fanno sempre più stringenti le misure di sicurezza del nuovo Codice della Strada che, oltre alle stangate previste per chi sgarra e al ritiro della patente per chi si macchia dei comportamenti più pericolosi (dagli eccessi di velocità alla guida in stato di ebbrezza), un nuovo emendamento al vaglio di Camera e Senato propone la sospensione della patente per chi viene sorpreso a guidare con il telefono cellulare in mano.Cosa può cambiareNel dettaglio, in base alla situazione che si troveranno di fronte le forze dell’ordine, la patente potrà essere sospesa da un minimo di sette giorni fino a 15 giorni. La misura sarà attiva, potenzialmente, dal prossimo 1° marzo con un’ulteriore stretta su chi mette a repentaglio se stesso e gli altri e fa parte dell’articolo 17 del ddl sulla riforma del Codice stradale. Ma cosa stabilisce se il guidatore starà fermo una o due settimane? Dipenderà dai punti che avrà sul documento indispensabile per guidare: se saranno almeno dieci o superiori, ecco che si fermerà per sette giorni; nel caso in cui i punti sulla patente saranno meno di dieci la sospensione arriverà al massimo, 15 giorni.”Precedentemente, l’articolo 173 del Codice prevedeva la sospensione della patente da uno a tre mesi in caso di recidiva nel biennio. Ora, se dopo la Camera il Senato approverà questo testo, è già dalla prima violazione e rientra tra i casi di sospensione breve”, ha dichiarato la deputata della Lega, Elena Maccanti, relatrice del provvedimento.Le altre strette sulla patenteLa strada avviata già nei mesi scorsi dal ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, compie ogni giorno importanti passi avanti in tema di sicurezza stradale. Nella giornata di ieri il vicepremier è intervenuto alla Fiera di Cagliari entrando a gamba tesa contro chi fa uso di sostanze stupefacenti utilizzando espressioni forti contro chi si droga. “Per qualcuno a sinistra ci sono alcune droghe lecite che si possono legalizzare: per me ogni droga è mer…, per me la droga è morte, non ci sono droghe buone, non ci sono droghe simpatiche, droghe che fanno bene”, ha dichiarato, ricordando che dal 1° marzo a chi si metterà alla guida drogato verrà ritirata la patente.All’orizzone si profila anche la soglia massima, del 66% (due terzi), degli interessi sulle sanzioni rispetto al totale con un emendamento proposto da Noi moderati. “Un atto di giustizia e di equità nei confronti dei cittadini – sottolinea Maurizio Lupi – che non si troveranno più a dover pagare, dopo anni, interessi stratosferici di centinaia o addirittura migliaia di euro per non aver pagato una multa, magari per una dimenticanza o per temporanea impossibilità”. LEGGI TUTTO

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    Wangiri, “uno squillo e giù”. Ecco in cosa consiste la truffa telefonica

    È tornata in voga la frode del wangiri, si tratta della truffa della chiamata senza risposta. Grazie a questa strategia i truffatori chiamano per addebitare servizi telefonici particolarmente onerosi oppure attivare canoni ad abbonamenti premium. Sono diverse le banche che stanno cercando di fare chiarezza sul tema e mettere in guardia le possibili vittime. Ecco di cosa si tratta e come tutelarsi.Wangiri, uno “squillo e giù”La truffa è nata in Giappone e si è diffusa nel mondo. Il wanagiri in versione “classica” prevede una chiamata brevissima senza risposta da un numero estero, accade spesso che la vittima cerchi di ricontattare il numero e quindi venga e automaticamente indirizzata verso un contatto a pagamento che addebita uno o due euro in pochissimi secondi. Lo affermano gli esperti di Panda Security.I momenti della chiamataQuesta tipologia di frode avviene in momenti in cui è molto probabile che la vittima non possa rispondere immediatamente, un esempio è durante l’orario lavorativo oppure la notte. La chiamata dura pochissimi secondi e viene effettuato un solo squillo, i truffatori non lasciano messaggi in segreteria. Si tratta di un vero e proprio trucco che invoglia l’utente a richiamare per soddisfare la propria curiosità. La truffa, però, è dietro l’angolo e così il malcapitato si troverà a sborsare tariffe elevatissime.Come difendersiEcco alcune misure che puoi adottare per difendersi dal wangiri. Innanzitutto è bene non richiamare numeri sconosciuti. Se si riceve una chiamata da un numero sconosciuto, specialmente se è internazionale, è meglio evitare di richiamare. Se la chiamata è importante, la persona o l’azienda lascerà un messaggio vocale o ricontatterà in un altro modo. Inoltre ci sono molte app di sicurezza disponibili che possono aiutare a identificare e bloccare chiamate indesiderate.Alcune di queste app forniscono anche informazioni sugli utenti che hanno segnalato un numero come sospetto. Inoltre è bene segnalare il numero sospetto alle autorità competenti, questo può contribuire a proteggere anche gli altri utenti. È bene evitare di condividere il proprio numero di telefono su siti web, social media o in modo indiscriminato. Infine è consigliabile mantenere il proprio smartphone e le app sempre aggiornate in quanto possono essere apportati miglioramenti alla sicurezza e nuove funzionalità per proteggersi dalle truffe telefoniche.Quando guadagnano i criminaliQuesto genere di frode risulta estremamente remunerativo per i criminali, poiché è interamente automatizzato e mira a un vasto numero di vittime, generando profitto anche con importi minimi per ciascuna chiamata. I prefissi internazionali più frequentemente associati alle chiamate wangiri sono stati identificati dall’Interpol, con origine prevalentemente dalla Moldavia (+373), dal Kosovo (+383) e dalla Tunisia (+216). Contrastare tali truffe risulta complesso poiché i numeri utilizzati possono essere sconosciuti e difficilmente identificabili. LEGGI TUTTO

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    Il piano anti-evasione del Fisco. Occhio ai controlli: cosa aspettarsi

    Controlli più mirati per combattere l’evasione. Saranno minimo 320mila le verifiche che l’Agenzia delle Entrate effettuerà nei prossimi tre anni. Il Piano integrato di attività del Fisco includerà, per la prima volta, i principi base definiti dalla riforma del governo. Nello specifico verranno introdotti controlli efficaci e prima di inoltrare gli atti di accertamento ai contribuenti verrà garantito un contraddittorio definito “efficace” con le Entrate. Ecco come si svolgeranno gli accertamenti.Gli accertamentiIn quanti agli accertamenti questi saranno riferiti alle imposte dirette, all’Iva, alle tasse di registro e ai bonus. Secondo quanto affermato nel documento le attività di controllo verranno potenziate e verrà incrementata la loro efficacia “mediante una migliore selezione preventiva delle posizioni da sottoporre ad accertamento”. Le Entrare useranno tutti gli strumenti a disposizione dall’anagrafe tributaria che riporta i dati sui conti correnti e le carte di credito, fino alla fatturazione elettronica. Infatti il Fisco da un po’ di tempo ha dato il via a controlli specifici incrociando le banche dati, individuando gli elenchi di contribuenti più a rischio evasione. I nomi dei soggetti in questione vengono coperti da pseudonomi.Cosa verrà monitoratoCome specificato nel documento verranno monitorati i comportamenti di soggetti a elevata pericolosità fiscale assieme all’implementazione delle analisi selettive tramite, spiega l’Agenzia delle Entrate, “i dati derivanti dalla fatturazione elettronica” i quali verranno messi a confronto con quelli dei conti correnti. Viene poi implementato il processo del confronto preventivo dove il contribuente attraverso un efficace contraddittorio con l’Agenzia sia nella fase istruttoria, ovvero prima che gli sia contestata la violazione, sia per quanto riguarda gli istituti definitori, verrà incluso nel confronto con le Entrate.Le multinazionaliIn quanto alle multinazionali l’Agenzia delle Entrate ha specificato che controllerà particolarmente questa “categoria”. Infatti si concentrerà sulle grandi aziende che fatturano più di 750 milioni di euro l’anno. Il 93 % delle posizioni che si trovano nello scambio di informazioni con gli altri Paesi verrà sottoposto a controlli. Rientrano in questo accertamento circa nove multinazionali su dieci.Lettere di accertamentoIl Fisco ha confermato l’invio di oltre 3 milioni di lettere di accertamento quest’anno e si impegna a mantenere al di sotto del 5% i “falsi positivi”, cioè le richieste di versamenti non dovuti. L’Agenzia ha anche l’obiettivo di ridurre al minimo le frodi legate ai bonus edilizi, promettendo di verificare preventivamente l’80% delle comunicazioni di cessione del credito e la stessa percentuale per le comunicazioni di sconto in fattura, con l’obiettivo di raggiungere l’87% entro il 2026. LEGGI TUTTO

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    Bonus mamme, al via da questo mese (con gli arretrati): come ottenerlo

    La legge di bilancio 2024 ha previsto il bonus mamme, che vuol dire l’esonero della contribuzione previdenziale (9,19% della retribuzione), fino a un massimo di 3.000 euro annui da riparametrare su base mensile, per le lavoratrici che hanno almeno tre figli (per quest’anno la norma si applica sperimentalmente anche alle madri con due figli). Insomma, una busta paga un po’ più pesante per le donne (madri) che lavorano: fino a un massimo di 250 euro al mese in più.L’esonero contributivo è proporzionale al peso dei contributi richiesti che a loro volta sono agganciati in percentuale alla Ral (retribuzione annua lorda). Da alcune simulazioni effettuate, il beneficio dovrebbe portare circa 30 euro in media in più nelle buste paga delle lavoratrici interessate. Non è fisso e varia in base a quanto guadagna la dipendente.Le lavoratrici cui spetta il bonus, da gennaio non vedranno in busta paga la trattenuta dei contributi previdenziali, che ammonta al 9,19% della Ral, che è l’imponibile previdenziale.Non per le colfL’agevolazione riguarda tutte le dipendenti del settore pubblico e privato (anche agricolo, in somministrazione e in apprendistato) con contratto a tempo indeterminato. Sono escluse, invece, le lavoratrici domestiche.Il provvedimento abbraccia l’arco temporale 2024–2026 e – come detto – riguarda solo per quest’anno in forma sperimentale le mamme con almeno due figli, fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo. Come spiega l’Inps – che ha diffuso a fine gennaio la circolare applicativa – le madri in possesso dei requisiti a gennaio 2024 hanno diritto all’esonero dal mese di gennaio. Se la nascita del secondo figlio avviene nel corso dell’anno, il bonus sarà riconosciuto dal mese di nascita fino al compimento del decimo anno del bambino. Nel 2025 e nel 2026, invece, il beneficio è assegnato solo alle madri con almeno tre figli e si conclude con il compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo.Il bonus mamme lavoratrici era molto atteso e il primo pagamento di gennaio era sotto i riflettori. Tuttavia, la circolare operativa Inps è arrivata in ritardo e per questo il via alla misura è slittato di un mese, a febbraio 2024. Questo mese è previsto quindi il conguaglio in busta paga.La comunicazioneLe lavoratrici interessate all’agevolazione possono rivolgersi ai propri datori di lavoro oppure utilizzare la funzionalità che sarà resa disponibile sul portale Inps.Come spiega la circolare Inps “al fine di agevolare l’accesso alla misura in trattazione, le lavoratrici pubbliche e private titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato possono comunicare al loro datore di lavoro la volontà di avvalersi dell’esonero in argomento, rendendo noti al medesimo datore di lavoro il numero dei figli e i codici fiscali di due o tre figli. I datori di lavoro possono, conseguentemente, esporre nelle denunce retributive l’esonero spettante alla lavoratrice secondo le indicazioni riportate nei successivi paragrafi. La compilazione da parte del datore di lavoro delle denunce con le informazioni relative ai codici fiscali di due o tre figli (qualora la lavoratrice sia madre di più di tre figli è sufficiente indicare tre codici fiscali, comprendendo il codice fiscale del figlio più piccolo) consente all’Istituto, in collaborazione con gli Enti preposti alla detenzione e al trattamento delle informazioni riguardanti la genitorialità o l’affido, di effettuare i controlli di coerenza di quanto dichiarato e, qualora i dati dichiarati dovessero risultare non veritieri, di provvedere tempestivamente al disconoscimento della misura di esonero. Resta fermo che, qualora la lavoratrice volesse comunicare direttamente all’Istituto le informazioni relative ai codici fiscali dei figli, tale possibilità è consentita mediante predisposizione di un apposito applicativo che la lavoratrice può compilare inserendo i codici fiscali dei figli”.Il provvedimento si propone di aiutare le donne lavoratrici madri. Non è tanto uno strumento di favore alla natalità, quanto un sostegno a chi deciso di favorire la natalità. La crisi demografica richiede molto di più, ma ogni passo è utile. LEGGI TUTTO

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    Pnrr, i falchi Ue contro l’idea di rinviare la scadenza  

    La Commissione Ue fa le barricate sulle scadenze del Recovery Fund, alimentando uno scontro con l’onda montante di richieste che vorrebbero uno slittamento della fine del piano oltre il 2026. Una scelta che sarebbe di buonsenso, considerati i ritardi e le difficoltà oggettive che riguardano tutti i Paesi e hanno a che fare con uno scenario internazionale molto cambiato da quando fu varato il piano. Sta di fatto che il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis, ha detto il 21 febbraio che «cambiare le scadenze è questione molto complessa ed una decisione che implica l’unanimità tra gli stati membri e il passaggio al Parlamento europeo relativamente per esempio alle risorse proprie della Ue». Per questo non è «uno scenario probabile». Insomma, un niet su tutta la linea condiviso anche dal commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni che invita a «investire il capitale politico non sulle scadenze» del Recovery Fund, che sono «impegnative ma realistiche», bensì «sulla definizione di nuovi strumenti finanziari comuni per finanziare obiettivi Ue».Di rinvio, tuttavia, si riparlerà dopo le elezioni europee di giugno. Anche perché ci sono diversi Paesi, tra cui l’Italia, che premono. E non ci sarebbero chiusure anche da altri big come Francia e Germania. Prova ne è il messaggio lanciato da Isabel Schnabel, influente economista tedesca del board Bce, che ha sottolineato come l’orizzonte del 2026 sia «ambizioso» e possa creare «pressioni inflazionistiche».Al di là di questo, è una buona notizia che l’Italia stia facendo i compiti a casa sul suo Pnrr. Ieri, infatti, la Commissione europea ha promosso il nostro Paese nel suo rapporto sull’avanzamento del Piano. «L’Italia, seguita da Spagna e Croazia, ha registrato il numero più elevato di milestone e target per investimenti e riforme nell’ambito del Pnrr: rispettivamente 178 su un totale di 527, 121 su un totale di 416 e 104 su un totale di 372». Laddove per milestone si intendono in sostanza le riforme, mentre i target sono quantitativi e si riferiscono ai risultati degli interventi.Bruxelles ha precisato che «a metà dell’attuazione è troppo presto per valutare pienamente» l’effettiva «attuazione di riforme e investimenti». Tuttavia, alcuni interventi messi in pista finora stanno già mostrando risultati positivi e per l’Italia, per esempio, viene evidenziato che «diverse misure relative a una serie di riforme strutturali della pubblica amministrazione sono già state attuate».Il rapporto dell’Ue galvanizza il governo, che ha centrato la rimodulazione del piano e incassato più della metà delle risorse dopo avere centrato i suoi obiettivi. «Esprimo grande soddisfazione per quanto emerso sull’Italia dalla valutazione di medio-termine sul Pnrr pubblicata dalla Commissione europea», ha affermato il ministro per gli Affari europei con delega al Pnrr, Raffaele Fitto (in foto), «conferma che l’attuazione del Pnrr italiano va avanti con grande efficacia e rapidità e che l’Italia è prima in Europa per obiettivi, riforme e investimenti realizzati». Il ministro ha inoltre sottolineato «un riconoscimento molto importante» anche perché «frutto di una valutazione affidata dalla Commissione ad un consorzio scientifico indipendente». LEGGI TUTTO

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    Ilva verso il fallimento, poi la ripartenza

    Una settimana per poter iniettare liquidità all’ex Ilva. Tanto dovrà ancora resistere l’azienda siderurgica allo stremo delle forze che, per la prima volta nella sua storia, sta vivendo 24 ore senza attività. L’unico altoforno rimasto (Afo 4) è stato bloccato oggi, 21 febbraio, per manutenzione e anche se si tratta di una fermata programmata definisce lo stato degli impianti e della produzione.Secondo quanto risulta al Il Giornale la svolta necessita ancora di tempo: il 27 febbraio il tribunale di Milano dovrebbe certificare lo stato di insolvenza dell’azienda e permettere così l’avvio fattuale dell’amministrazione straordinaria e, quindi, il versamento del prestito ponte da 320 milioni. «Capitali attesissimi perché in azienda non ci sono più materie prime, né componenti», spiega una fonte che denuncia «non abbiamo neanche più le viti per la minima manutenzione».Intanto, il neo commissario Giancarlo Quaranta prepara il terreno d’azione e ieri, insieme ad Alessandro Danovi, commissario straordinario di Ilva Spa, è stato al ministero delle Imprese per una serie di incontri con lo staff del ministero e con il ministro Adolfo Urso. Nel vertice Quaranta avrebbe richiesto a Urso l’estensione dell’amministrazione straordinaria a tutte le società operative del gruppo: quindi ad Adi Energia e ad Adi Servizi Marittimi. Urso, da parte sua, ha invitato il commissario a convocare rapidamente i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dell’indotto dell’ex Ilva «per ricucire i rapporti sociali che finora sono mancati, fondamentali per l’immediato rilancio produttivo della società». Urso avrebbe inoltre posto l’accento sulla valorizzazione dei rapporti con le imprese infragruppo, con particolare evidenza su Sanac, «azienda in salute che oggi versa in una condizione di crisi determinata unicamente dalla cesura delle relazioni con Acciaierie d’Italia». In generale le parti sembrano fare quadrato intorno al commissario e ieri l’Ugl Metalmeccanici si è detta «pronta a collaborare». Mentre l’indotto di Taranto sottolinea che «la ripresa produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto potrà avvenire solo quando sarà risolta la vertenza che riguarda le imprese dell’appalto che non intendono assistere impassibili al loro fallimento che sarà decretato non solo dai cavilli burocratici che si stanno frapponendo alla risoluzione della controversia», sottolinea l’associazione delle imprese dell’indotto (Aigi), affermando che «in queste ore altre aziende sarebbero state contattate per eseguire ordini in capo all’appalto storico».Al termine di un’assemblea, Aigi ha chiesto che «il governo convochi al più presto un incontro con Sace, istituti bancari e di factoring al fine di comprendere le modalità con le quali le imprese potranno cedere i propri crediti ottenendo subito liquidità».Acciaierie d’Italia (Ex Ilva), stando alle dichiarazioni del management, è schiacciata da circa 700 milioni di debiti, che da tempo rendono difficile mandare avanti l’attività degli altoforni e pagare i fornitori dell’indotto. Un due diligence che avverrà nelle prossime settimane potrebbe poi svelare ulteriori esposizioni.Prosegue infine il braccio di ferro con il socio privato e con l’ex ad Lucia Morselli che ieri, in una lettera al commissario, ha ventilato «l’esproprio» parlando di «spossessamento» aziendale in seguito all’avvio della amministrazione straordinaria dell’azienda di cui il Arcelor Mittal aveva il 62 percento. LEGGI TUTTO