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    Il voucher 500 euro è discriminatorio: ecco perché

    Il bonus 500 euro pc internet sta creando un’ondata di proteste anche tra i consumatori, oltre che tra negozianti di elettronica.Tra i problemi lamentati è che è possibile avere il bonus solo se si è coperti da banda ultra larga ad almeno 30 megabit, situazione che riguarda circa l’80 per cento della popolazione. Un 20 per cento quindi perde matematicamente il bonus anche per l’acquisto di un computer o di una connessione più lenta ma valida per molte applicazioni base come l’Adsl.Almeno le regole avrebbero potuto ovviare a questa situazione permettendo l’acquisto del computer agli utenti indipendentemente dagli operatori o da una connessione banda ultra larga (come chiedono tutte le associazioni consumatori). Ma il Governo ha deciso, per comodità e semplificazione delle procedure, di mettere tutto in capo agli operatori.
    Quindi: chi è non è coperto da rete veloce o ne ha già una perde anche il bonus per il computer. Lo perdono anche coloro che si trovano in zone non coperte dall’incentivo, come la città di Roma.Forse sarebbe stato meglio gestire questa misura come il bonus vacanze, consentendo agli utenti di avere almeno parte del bonus 500 euro (fino a 300 euro ad esempio) per un libero acquisto del computer.Tanto più che al momento, sempre per le regole definite dal Governo, gli operatori ora tendono a offrire non computer ma solo tablet agli utenti.C’è sempre l’auspicio che il Governo modificherà le regole o troverà fondi per una nuova edizione del bonus, per consentire a molti dotati di basso Isee l’acquisto sovvenzionato di un computer. Cosa che adesso, con l’attuale voucher, non sta avvenendo.  LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 25 novembre. I listini consolidano i rialzi: novembre da record, nonostante il Covid

    MILANO – Ore 9:20. I listini tirano il fiato dopo la corsa della vigilia che ha portato il Dow Jones di Wall Street a superare per la prima volta nella storia 30 mila punti, spinto dall’avvicendamento alla Casa Bianca che finalmente procede spedito e la prospettiva di avere Janet Yellen, ex presidente della Fed, come punta di diamante nella squadra di Biden, al Tesoro.L’avvio di scambi in Europa è comunque positivo, anche senza variazioni di rilievo. Parigi guadagna lo 0,35%, Francoforte segna un +0,41% e Londra è a +0,33%. Anche Milano partecipa all’ottimismo ma dopo aver indossato la maglia rosa nella seduta di martedì segna un più timido +0,04%.
    Gli investitori puntano dunque a consolidare le posizioni in attesa di ulteriori progressi sul fronte dei vaccini, considerando che la pandemia continua comunque a mordere la vita delle persone e le economie. Fattore, in Covid 19, che i mercati sembrano avere sterilizzato grazie soprattutto alla presenza rassicurante delle Banche centrali: il mese di novembre, caratterizzato dalla seconda ondata di contati in buona partre dell’occidente, vede le azioni globali tracciate dall’indice Msci in rialzo del 13%. Si avvia così ad esser il miglior mese dal 1988, data di partenza dell’indice.In mattinata, le Borse asiatiche hanno perso gran parte dello smalto che avevano registrato in apertura in scia ai record del Dow Jones. Tokyo ha segnato un guadagno dello 0,5%, Hong Kong dello 0,18%. Debole invece Shanghai che ha perso l’1,1%. Ieri sera, Wall Street ha portato l’indice delle blue chip a un guadagno dell’1,54%, lo S&P500 è salito dell’1,61% ed il Nadsaq dell’1,31%.Tra gli eventi di giornata, gli osservatori si aspettano i verbali dell’ultima riunione della Fed.Tra le materie prime, il petrolio consolida i rialzi che l’hanno portato ai livelli di marzo: a Londra il Brent è salito di 38 centesimi, o 0,8%, a 48,24 dollari al barile dopo aver guadagnato quasi il 4% nella sessione precedente. Sui circuiti elettronici, il Wti avanza invece di 027 centesimi,lo 0,6%, a 45,18 dollari, dopo essere salito ieri di oltre il 4%. Entrambi i contratti sono al massimo dall’inizio di marzo e hanno registrato un rialzo di circa il 9% negli ultimi quattro giorni. Con una transizione presidenziale all’insegna della distensione, l’arrivo dei vaccini e le aspettative che l’OPEC+ la prossima settimana estenderà i tagli alla produzione, i mercati petroliferi hanno completamente ignorato l’inaspettata crescita di 3,8 milioni di barili delle scorte degli Stati Uniti. LEGGI TUTTO

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    Consumatori europei più tutelati: la class action sarà uguale in tutta l’Ue

    La class action cambierà volto. Sarà armonizzata in tutta l’Unione europea e renderà più facile, per i consumatori, farsi rispettare dalle aziende che ledono i loro diritti in materia di privacy, viaggi, bollette o servizi finanziari. Il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che, entro due anni, dovrà essere recepita da tutti gli Stati membri. Al massimo entro metà del 2023 il nuovo strumento sarà disponibile e utilizzabile. La riforma parte da lontano: già la scorsa Commissione Juncker aveva acceso la miccia dando il via al New Deal dei consumatori e la direttiva appena emanata ne è una diretta conseguenza. In Italia è probabile che si affiancherà alla class action in vigore dal 2018 che come abbiamo già scritto presenta molti limiti. Vediamo come funzionerà il “bazooka” in mano ai consumatori Ue.Quali cause si potranno intentare. Sono di due tipi: inibitorio o risarcitorio. Nel primo caso la sentenza obbliga l’azienda a interrompere un comportamento; nel secondo caso stabilisce delle somme di denaro da versare ai consumatori per risarcirli del danno subito. Niente studi legali. Come già annunciato da un paio di anni, la class action europea vuole distinguersi in modo netto da quella americana perché esclude gli studi legali. Solo le associazioni di consumatori potranno rappresentare i cittadini in questo tipo di cause. Il principio è che nessuno deve diventare ricco con le class action: proprio per questo le associazioni dovranno dimostrare di non avere alcuno scopo di lucro. Ciò significa anche spese irrisorie o nulle per i consumatori, anche se gli Stati membri saranno liberi di decidere se consentire alle associazioni di chiedere un contributo ai consumatori. Che sia però di “modesta entità”.Stop più efficaci. La norma è pensata perché i procedimenti inibitori siano più rapidi possibile: non ci sarà bisogno che i singoli consumatori dichiarino di volersi far rappresentare dall’associazione, né questa dovrà dimostrare eventuali danni o perdite subite dai consumatori o che l’azienda abbia agito in modo negligente. È una specie di corsia preferenziale: se si ravvisa un comportamento scorretto si impone lo stop il prima possibile. Olio nei meccanismi. Altre norme contenute nella direttiva vanno a favore dei consumatori e cercano di spianare la strada a chi tenta di avere giustizia. Ad esempio: la causa andrà avanti anche se l’azienda ha, nel frattempo, smesso di violare i diritti dei consumatori. Questo per evitare il fenomeno delle imprese che “arraffano” il più possibile e, al momento della verità, si fanno trovare con le mani pulite. Oppure: per intentare l’azione non servirà aver ottenuto un via libera preliminare da un tribunale o di un’autorità Antitrust. Tempi molto più rapidi, quindi, perché non ci sarà bisogno di fare un procedimento pilota prima di quello collettivo. D’altra parte il rischio delle cause temerarie è scongiurato dal principio “chi perde, paga”. La parte soccombente dovrà sobbarcarsi le spese del procedimento. Questo, però, solo per le cause risarcitorie.Cause internazionali. La direttiva consente ai consumatori di diversi Paesi di aderire alla class action di un altro Stato membro. Consumatori italiani potranno, ad esempio, unirsi ad azioni di classe in Francia che termineranno con una sentenza di fronte a un giudice francese. Sentenza che avrà effetti per tutti: francesi e italiani. Chi aderisce a class action estere dovrà dichiarare in modo esplicito di voler essere rappresentato e sarà vincolato all’esito.Questione di scelte. Avere giustizia è un conto, accanirsi un altro. Per questo motivo la direttiva stabilisce che chi aderisce alla class action non può partecipare ad altre azioni, né collettive né individuali nei confronti della stessa azienda per la stessa condotta. E gli Stati membri dovranno assicurarsi che nessuno venga risarcito due volte.“Non cantiamo vittoria”. La nuova class action descritta dalla direttiva europea è accolta con favore dal Centro europeo consumatori Italia, che fa parte di una rete europea cofinanziata dalla Commissione per gestire le controversie transfrontaliere. Ma la direttrice Maria Pisanò mette in guardia: “Adesso bisognerà vedere in che modo gli Stati membri applicheranno la direttiva: solo tra due anni saremo in grado di dire se lo strumento funzionerà o no. Ci sono diversi ambiti in cui la libertà di manovra degli Stati è piuttosto ampia. Solo per fare un esempio: qualcuno potrebbe mettere dei paletti e stringere il campo delle associazioni o enti autorizzati a intentare un’azione di classe”. Un merito che già si può attribuire alla riforma, secondo Pisanò, è quello di “eliminare le disparità tra cittadini europei, che avranno accesso a uno strumento comune e potranno beneficiare di decisioni prese da giudici o autorità Antitrust di altri Stati membri”. La direttiva infatti dice che una sentenza o decisione definitiva di qualsiasi Stato membro potrà essere usata come prova nell’ambito di cause collettive di altri Paesi Ue “per invocare provvedimenti risarcitori nei confronti dello stesso professionista per la stessa pratica”. LEGGI TUTTO

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    Benetton nel mirino dell'Antitrust per abusi nei contratti con i rivenditori

    MILANO – Un rivenditore di Treviglio, in provincia di Bergamo, che ormai ha cessato la sua attività, mette l’Antitrust sulle piste di Benetton, la società dei maglioncini che deve il nome alla famiglia nota negli ultimi tempi soprattutto per le vicissitudini infrastrutturali che la legano ad Autostrade per l’Italia alla tragedia del Ponte Morandi.L’Autorità garante della concorrenza ha infatti lanciato un’istruttoria nei confronti del gruppo Benetton ipotizzando un abuso di dipendenza economica, riguardo a due contratti di franchising stipulati con il rivenditore indipendente di prodotti a marchio Benetton. Per questo motivo, ieri l’Autorità – ha spiegato una nota – ha condotto ispezioni nelle sedi di Benetton avvalendosi della collaborazione dei militari della Guardia di Finanza.
    Nelle dieci pagine di apertura del provvedimento si ricostruisce come opera la società, che vende i suoi prodotti o per il canale diretto o attraverso rivenditori autorizzati partner, che si possono legare a Benetton anche attraverso rapporti di franchising. Proprio uno di questi era a Miragreen di Treviglio, con due punti vendita nel bergamasco. Peccato che il rivenditore si sia trovato a denunciare all’Authority che “i contratti che regolano i rapporti con Benetton includono clausole che avrebbero ostacolato, se non addirittura impedito, lo svolgimento in utile della propria attività aziendale, sino a causarne la cessazione”.Secondo la segnalazione del franchisee, in pratica, Benetton avrebbe richiesto di effettuare ordini eccessivi, di adottare pratiche commerciali rigide e decise dalla casamadre, di progettare l’intero punto vendita (a spese del partner/rivenditore) con parametri troppo rigidi da rendere l’attività capace di stare in piedi. Metodi di pagamento, impegni assicurativi e bancari sono altre voci lamentate come abusi.La sintesi dell’Autorità è questa: “Benetton avrebbe imposto al segnalante di mantenere una struttura di vendita ed un’organizzazione commerciale disegnata sulle sue esigenze, anche in considerazione del fatto che questa si garantisce contrattualmente la possibilità di fissare unilateralmente regole e parametri organizzativi idonei a irrigidire la struttura aziendale del franchisee, fino a ostacolare, se non impedire, la sua eventuale riconversione. Il complesso delle clausole sopra descritte, insieme alla situazione pregressa del segnalante caratterizzata da una forte esposizione debitoria nei confronti di Benetton, potrebbe disincentivare, sino a rendere impossibile, la ricerca da parte dell’affiliato di una alternativa di mercato determinando, quindi, la dipendenza economica dal franchisor”.L’Autorità insomma contesta a Benetton il fatto che potrebbe avere imposto al rivenditore di mantenere una struttura di vendita e un’organizzazione commerciale disegnata sulle sue esigenze e tale da impedire di gestire in autonomia la propria attività commerciale. Oggetto dell’istruttoria è dunque il possibile uso discrezionale da parte di Benetton delle clausole nei contratti per orientare le scelte strategiche del rivenditore, impedendogli di gestire in autonomia la propria attività commerciale.”Il Gruppo Benetton detiene una posizione di sicuro rilievo nel mercato dell’abbigliamento, con un marchio che gode di una forte attrattiva commerciale, e dunque la vicenda è rilevante non solo sul piano del singolo rapporto contrattuale, ma anche per la tutela della concorrenza e del mercato”, dice l’Autorità. “L’utilizzo del modello contrattuale in esame da parte di un soggetto che gestisce una significativa rete commerciale in franchising potrebbe avere un impatto significativo su tutti gli imprenditori che costituiscono la rete in questione, a danno del gioco concorrenziale nel mercato”.  LEGGI TUTTO

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    Pubblico impiego, solo 30 euro dividono sindacati e governo

    ROMA – Una distanza che si misura in poche decine di euro, 20, forse 30: quelli necessari per la “perequazione” del bonus Renzi e soprattutto quelli dell’indennità di vacanza contrattuale. È proprio qui il nodo della trattativa del pubblico impiego: il governo offre aumenti medi di circa 107 euro lordi mensili, per Cgil Cisl e Uil da quella cifra vanno tolti perlomeno i 20 euro dell’indennità di vacanza contrattuale, pagata in questi mesi a fronte del mancato rinnovo, e, per chi la percepisce, anche una indennità che serve a evitare che gli 80 euro del bonus Renzi vengano in parte assorbiti dall’aumento contrattuale. Ecco perché la ministra Fabiana Dadone ritiene di offrire un aumento anche superiore a quello del rinnovo precedente, mentre dai sindacati questo aumento viene percepito come inferiore.Ma lo sciopero del 9 dicembre, scrivono in una lettera a Repubblica i segretari di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica, è anche per «rivendicare più assunzioni, garantire maggiore sicurezza per i lavoratori dei servizi pubblici» e per il rinnovo della Pa. C’è la questione dei precari, che ormai rappresentano una quota superiore al 10%, destinata ad aumentare visto che con la pandemia nella sanità si sono aggiunti 36 mila contratti a termine con causale “Covid”, che non permette di maturare il diritto alla stabilizzazione.
    C’è poi un altro scoglio, quello della classificazione dell’ordinamento professionale: si tratta di ridefinire i ruoli e le funzioni dei dipendenti alla luce delle nuove esigenze e delle funzioni effettivamente svolte. «Abbiamo costituito delle commissioni paritetiche per rivedere la classificazione – dice Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, l’agenzia che negozia i contratti della Pa -. I sindacati si aspettano un finanziamento ad hoc per queste commissioni, ma per ora bisogna rimanere sempre nell’ambito di quel 4% previsto dalla legge di Bilancio. Quanto all’indennità di vacanza contrattuale, precisa Naddeo, «si tratta di un anticipo degli aumenti contrattuali, in attesa del rinnovo. E quindi è compreso in quei 107 euro medi».Agli occhi dei più però l’offerta del governo appare in linea con i recenti rinnovi di altre categorie, anche per questo la proclamazione dello sciopero sembra eccessiva, persino a giudizio di altre sigle sindacali. In una lettera scritta ieri a Repubblica, in risposta all’intervento di Tito Boeri e Roberto Perotti, Massimo Visconti, presidente di Confintesa, definisce lo sciopero del 9 dicembre «un’offesa alle categorie che in questi lunghi mesi della pandemia stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi». Prendono le distanze dallo sciopero (ma non dalle rivendicazioni) anche Confsal e Flp. Tra gli addetti ai lavori però non tutti condividono gli attacchi nei confronti dei dipendenti pubblici: è vero che non vanno in Cig, ma la legge ormai prevede la licenziabilità in caso di esubero, dopo due anni. E il precariato è una realtà consolidata anche nella Pa, mentre i concorsi sono bloccati dalla pandemia. LEGGI TUTTO

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    Manovra, Bankitalia incalza sul Recovey plan: “Sia dettagliato, evitare sprechi”. Istat: “Donne più colpite da crisi”

    MILANO – Il contraccolpo del ritorno pandemico, dopo il rimbalzo economico del terzo trimestre, fa mettere in conto a Bankitalia una ripresa del 2021 più lenta di quanto si potesse prevedere alla fine dell’estate. E anche per questa ragione i ritardi sul Recovery Fund o un eventuale uso non ottimale dei miliardi europei è da evitare a ogni costo. Preoccupazioni, quelle su una ripartenza meno brillante, condivise dall’Upb secondo il quale il quarto trimestre 2020 potrebbe chiudersi con un calo del Pil di circa 3 punti, portando la variazione annua “comunque in linea con le previsioni della Nadef” di -9%. Sarà invece difficile centrare l’obiettivo di crescita programmatico per il 2021, pari a +6%. Secondo le indicazioni del presidente Giuseppe Pisauro, le nuove stime di crescita per l’anno prossimo si attestano “intorno al 5%”. 
    Assegno unico: “Attenzione effetti disincentivo lavoro”
    In audizione sulla legge di Bilancio (la Manovra per il prossimo anno che s’intreccia con i decreti Ristori e la programmazione degli interventi europei), Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che la ripresa nel 2021 sarà “verosimilmente più lenta del previsto”. Nel quarto trimestre 2020, ha detto “è plausibile una flessione del Pil anche se più contenuta rispetto alla primavera. È probabile che il risultato per l’anno risulti comunque in linea con quanto prefigurato in ottobre”.Quanto al piano Next generation Eu, “l’entità dell’effetto macroeconomico dei progetti di investimento e di riforma dipenderà soprattutto dalla loro definizione concreta nell’ambito del Piano nazionale di rilancio e resilienza e dalla loro attuazione tempestiva. Andrà posta grande attenzione alla fase esecutiva, precisando i dettagli ed evitando sprechi, ritardi e inefficienze” – ha rimarcato Gaiotti. “Come abbiamo sottolineato più volte, il programma Next Generation EU – ha aggiunto – è un’occasione da non perdere per rilanciare la crescita e la produttività dell’economia italiana”.
    Il Recovery inceppato nelle secche della politica italiana
    di Roberto Petrini 24 Novembre 2020

    Venendo ai più stretti contenuti della Manovra, dalla quale si attende un impulso di 2 punti di Pil all’anno nel 2021-22 Bankitalia ha ricordato l’importanza dell’impegno dispiegato per tamponare la crisi e ammonito: “In prospettiva, passata la fase emergenziale andranno attentamente valutati i costi di un prolungamento delle diverse misure oltre quanto richiesto dalla durata della crisi”. Tra i singoli provvedimenti, sull’assegno unico per la famiglia che inizierà ad arrivare a luglio Palazzo Koch invita a valutare in particolare “l’opportunità di contenere gli effetti di disincentivo all’offerta di lavoro che potrebbero derivare dall’utilizzo dell’Isee come indicatore per quantificare l’ammontare del beneficio e la possibilità di correggere la penalizzazione per i figli dei nuclei familiari numerosi beneficiari del Reddito di cittadinanza, con il quale l’assegno sarà congiuntamente erogato”. 
    Istat: nuovi nati nel 2021 previsti al minimo, sotto 400 mila
    Sui profili maggiormente impattati dalla crisi si è concentrata l’Istat, rilevando che in linea generale ha interessato di più il Mezzogiorno e i giovani. “Ma questa volta sono state soprattutto le donne – maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809 mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari – a subire gli effetti maggiori: nel secondo trimestre del 2020 si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato) e il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia”, ha rimarcato il presidente Gian Carlo Blangiardo. “I dati sull’occupazione femminile in Italia permangono preoccupanti nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore di quello maschile”, ha aggiunto. Secondo Blangiardo, un effetto della crisi impatterà anche la demografia: dopo il minimo di 420 mila nuovi nati del 2019, le previsioni sono ancora in calo: 408 mila quest’anno e 393 mila nel 2021.
    Ristorazione e cultura, con le chiusure delle attività (e la cassa) un colpo allo stipendio da mille euro al mese
    19 Novembre 2020

    Guardando invece ai settori coinvolti dalle restrizioni e ai contraccolpi sul lavoro, l’Istat ha elencato le figure professionali più colpite: spiccano camerieri, baristi, cuochi, commessi ed esercenti delle vendite al minuto, collaboratori domestici e badanti; tra le poche professioni in crescita si segnalano invece i tecnici programmatori o elettronici e gli addetti alle consegne.Altro ambito indagato nelle simulazioni è quello del taglio al cuneo fiscale confermato in Manovra, che secondo l’Istituto vale in media 1.100 euro annui a beneficiario, mentre l’importo medio per famiglia beneficiaria è più alto, soprattutto nella metà più ricca della distribuzione dei redditi. Tra i redditi medio alti, si registra l’importo medio più elevato (1.614 euro), la quota maggiore di beneficio (28,6%) e la più alta concentrazione d’individui (28,5%) e di famiglie beneficiarie (25,3%). La sola misura in manovra conferma di favorire le famiglie con redditi più alti: il 72,5% dei beneficiari appartiene al 40% più ricco della distribuzione dei redditi che si vedono attribuire il 71,2% del beneficio totale; nel 40% più povero si trova il 10% circa dei beneficiari che rappresentano gli unici percettori in famiglie numerose. Il meccanismo di riduzione graduale fa sì che il beneficio medio per individuo e per famiglia sia decrescente al crescere del reddito. Grazie alla nuova detrazione il bonus irpef viene esteso a 4 milioni di individui, appartenenti a 3,85 milioni di famiglie con un beneficio per individuo pari a 917 euro. 
    Corte dei Conti: “Incertezza su riforma fisco”
    La Corte dei Conti mantiene l’analisi sul doppio binario della necessità delle misure emergenziali e dell’opportunità di passare a individuare riforme strutturali e investimenti. In particolare, dicono i magistrati contabili nella loro memoria, su questo secondo versante “non si può non rilevare come la mancanza di elementi qualificanti delle misure che si intende assumere in temi di particolare rilievo, come quello della riforma fiscale rischia di depotenziare anche lo stesso effetto di stimolo atteso dalle misure”. Secondo la Corte “la presentazione, in contemporanea con la legge di bilancio, di disegni di legge delega, che delineino i profili dei principali progetti di riforma, avrebbe chiarito le direttrici su cui ci si intende muovere e reso più consistente l’impatto sulla crescità. Quanto alle entrate, “è importante l’impegno di destinare alla riduzione della pressione fiscale le risorse recuperate con lo sforzo per il riassorbimento di sacche di evasione ed elusione. Tuttavia, la perdurante mancanza di un disegno definito per l’intervento sulla composizione del prelievo e i ritardi accumulati dalla struttura amministrativa per la sospensione dell’attività di accertamento riducono il carattere operativo della misura, mentre ancora incerte sono le modalità e i tempi della riformà, aggiunge la Corte, facendo riferimento ai “numerosi rinvii di azioni per liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale e mantenere i conti pubblici su un percorso di riduzione del debito”. 
    Upb: politiche di bilancio troppo vaghe
    Pisauro ha spiegato che rispetto alla validazione del quadro programmatico della Nadef da parte dell’Upb, il quadro è cambiato. “Il decreto Ristori ter e la relazione al parlamento prevedono rispettivamente 2 miliardi e 8 miliardi da utilizzare in un quarto decreto, contemporaneamente in questa fase convulsa sono emerse nuove informazioni dal monitoraggio della ragioneria generale che portano il disavanzo al 10,4%, pur scontando i ristori 1 e 2, cui si aggiungono gli 8 miliardi. La linea finale è un disavanzo che con ogni probabilità sarà leggermente superiore al 10,8% della Nadef, con cui si chiuderà il 2020. Ritengo necessaria questa delucidazione, visto che c’è una certa confusione”.Altri rilievi: “In un contesto di forte incertezza sul fronte della pandemia e del quadro macroeconomico e considerata la complessità di individuare puntualmente interventi orientati alla crescita e caratterizzati da elevata efficacia e possibilità di realizzazione (oltre che dal requisito di eleggibilità per il programma Next Generation Eu), la struttura della politica di bilancio risulta parzialmente indefinita”. Nella Manovra, ha spiegato Pisauro, “si intrecciano misure ancora emergenziali, elementi di interventi strutturali e indicazioni di larga massima sull’utilizzo dei fondi europei, in un insieme accompagnato da una serie di norme di dettaglio microsettoriali”. 
    Cnel: “Superare logica emergenza”
    Discorso simile per il Cnel che suggerisce di evitare interventi troppo frammentati e pensare invece a misure strategiche di ampio respiro e con effetti di lunga durata. E’ questa l’indicazione arrivata dal presidente del Cnel, Tiziano Treu, in audizione sulla manovra davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato. “L’azione di Governo in questi mesi ha dovuto fronteggiare situazioni di disagio e gravi criticità economiche sociali, per rispondere alle quali ha moltiplicato i provvedimenti di emergenza, con un susseguirsi di interventi di ristoro a favore di imprese e di lavoratori. – ha spiegato Treu – Il Cnel ha riconosciuto che molti di questi interventi sono stati necessari per fronteggiare le criticità della emergenza, e hanno permesso di ridurne l’impatto sulle persone sulle famiglie e sulle imprese. Tuttavia, non possiamo non rilevare che la loro grande frammentazione rischia di ridurre la efficacia delle misure e di disperdere risorse e che la gran parte delle disposizioni della legge risente ancora troppo della logica dell’emergenza, a scapito delle indicazioni circa le priorità strategiche che devono sostenere la manovra e che sono necessarie per affrontare le grandi sfide dei prossimi anni”. LEGGI TUTTO

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    Cashback, il via nella prima metà di dicembre. Confermato il maxi-rimborso di Natale, ecco le regole

    MILANO – Il governo va avanti con il piano cashback, che dovrebbe partire con qualche giorno di ritardo rispetto al programma originale a causa della pandemia ma preservare il maxi-rimborso per gli acquisti di Natale.Tamponato il pressing degli esercenti per rinviare gli sconti del Black Friday, che d’altra parte hanno ormai la durata di due settimane con le offerte che già da giorni intasano le caselle e-mail (nonostante la data ufficiale del venerdì di shopping sia il 27 di novembre), l’esecutivo si prepara a far decollare l’operazione cashback: i rimborsi per le spese effettuate con carte o app. Quelli tracciabili, insomma. Un provvedimento che in tempo di ‘pace’ ha soprattutto valore perché aiuta a traghettare l’Italia verso lo status di nazione cashless che ci vede in ritardo in Europa, con quel che ne deriva in termini di emersione delle opacità fiscali e lotta all’uso del contante. In tempi pandemici, però, diventa anche una spinta ai consumi presso i negozi ‘fisici’, visto che il commercio on-line non è inserito nel programma (a meno che non si tratti di ordini online e pagamento con Pos o app alla consegna a casa).
    Come ricostruito nei giorni scorsi, c’è stata una riflessione a Palazzo Chigi circa l’opportunità di lanciare una campagna pubblicitaria che invita a fare acquisti nei negozi fisici mostrando i vantaggi del pagamento elettronico. Il tutto, mentre l’invito esplicito era di restare a casa o comunque minimizzare i contatti sociali per ridurre i contagi. Ora che il quadro della pandemia sembra poter aprire a qualche piccola concessione, l’esecutivo si sta orientando per una conferma del piano con un leggero differimento: l’8 dicembre è la data, non ancora definitiva, intorno alla quale si ragiona. L’evoluzione dei contagi resterà la guida per la scelta finale.
    Giving Tuesday, l’altro Black Friday
    di Viola Giannoli 24 Novembre 2020

    La partenza nei primi giorni di dicembre
    Seppure a scoppio ritardato (il programma originale era di partire con la “sperimentazione” dal 1° di dicembre, per poi mandare a regime la misura dal gennaio 2021), il piano cashback preserverà integralmente il super-bonus per gli acquisti di Natale. Come già previsto dalle bozze di regolamento del Mef in finalizzazione dal mese scorso (il documento che dovrà mettere un ‘punto’ sulle modalità tecniche), il meccanismo di rimborso mette a disposizione degli utenti ben 150 euro di cashback per il solo dicembre, a patto di effettuare almeno 10 operazioni con carte o app. Solo per lo shopping di Natale, dunque, è previsto un ‘premio’ pari a quello che la misura stanzia – a regime – per un intero semestre. Per questo primo rimborso è previsto un pagamento già a febbraio, con un plafond di circa 230 milioni da ripartire in caso di evenutale eccedenza delle richieste.Dal gennaio 2021, infatti, il cashback ragiona di sei mesi in sei mesi con orizzonte al 30 giugno 2022. La campagna informativa del governo, per ora rimasta in rampa di lancio ma con un sito dedicato (cashlessitalia.it) da mandare online, sintetizza i cardini del meccanismo: rimborso del 10% delle spese per chi usa carte e app, per un massimo di 150 euro a semestre a patto di effettuare 50 operazioni elettroniche. C’è dunque la possibilità di metter insieme un cashback da 300 euro l’anno. L’invito è a usare la moneta elettronica sempre: nei supermercati, nei negozi ma anche con l’idraulico, gli artigiani e i professionisti. 
    Le regole per partecipare al cashback
    Per aderire al programma, su base volontaria, bisognerà esser maggiorenni residenti in Italia e fare l’iscrizione attraverso l’app IO (accessibile con Spid), caricare il proprio codice fiscale e l’Iban per ricevere il rimborso e indicare gli strumenti di pagamento che si candidano al programma. I primi 100.000 a fare più acquisti avranno 1.500 euro ogni 6 mesi. Quindi con il cashback e il super cashback si possono mettere insieme 3.300 euro di rimborsi, che salgono a 3.450 – come ha fatto filtrare Palazzo Chigi nel fine settimana – considerando l’extra di dicembre. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 24 novembre. Mercati positivi sulla spinta di Yellen al Tesoro Usa

    MILANO – I mercati globali continuano a beneficiare delle notizie che arrivano dagli Stati Uniti, dove prende forma la squadra di Biden per una presidenza che ormai anche Donald Trump sembra avere accettato e spicca il nome forte di Janet Yellen, ex numero uno della Fed, al Tesoro.I future su Wall Street sono positivi e l’apertura in Europa è al rialzo, così come era stato in Asia. Nei primi minuti di scambi i segni sono tutti positivi, con il Dax di Francoforte che avanza dello 0,86%, il Cac40 a Parigi mostra un aumento dello 0,9% e infine il Ftse 100 di Londra che viaggia in rialzo dello 0,8 per cento. Milano sale dell’1,4%. A Piazza Affari, occhi puntati sul comparto bancario col risiko attivato dal Crédit Agricole in movimento sul Creval. Bene in generale il comparto energetico, si segnala il piano dell’Enel che prevede 40 miliardi di investimenti al 2023.
    Questa mattina si è infatti registrata la chiusura in rialzo per la Borsa diTokyo che aggiorna i massimi degli ultimi 29 anni: l’indice nikkei ha messo a segno un rialzo del 2,50%, a quota 26.165,59 punti. In progresso anche il più ampio indice topix che ha terminato con un guadagno del 2,03%, attestandosi a 1.762,40 punti. La Borsa di New York è reduce da una performance positiva, anche grazie alle notizie positive sul vaccino di AstraZeneca. Ma gli indici hanno accelerato proprio quando il Wsj ha anticipato la scelta del presidente eletto che vuole l’economista keynesiana come Segretario al Tesoro: il Dow ha così guadagnato l’1,12%, lo S&P500 lo 0,56% e il Nasdaq lo 0,22%.Novità in vista, intanto, alla Borsa di Francoforte dove il Dax – il principale indice delle quotate tedesche – amplia le sue fila e passa da 30 a 40 membri: la revisione, che arriva sulla scia dello scandalo contabile di Wirecard, verrà portata a termine durante il terzo trimestre del 2021 e aumenterà la qualità degli indici e li allineerà agli standard internazionali. Le nuove regole imporranno anche nuovi requisiti di redditività.Dal fronte macroeconomico, mentre in Italia procede il lavoro sulla Manovra e sui decreti Ristori, si segnala il rimbalzo superiore alle stime del Pil della Germania nel terzo trimestre: l’economia cresce dell’8,5% congiunturale, dopo essere calata del 9,8% nei precedenti tre mesi, a causa dei restringimenti decisi per far fronte alla pandemia. Nella stime preliminare il Pil era salito dell’8,2%. Gli analisti si aspettavano un rialzo dell’8%. Su base annuale il Pil si contrae del 4,3%, dopo il -11,3% del secondo trimestre, in linea con le attese.Euro in lieve aumento questa mattina sui mercati valutari. La moneta unica europea è scambiata a 1,1851 dollari  rispetto a 1,1839 di ieri dopo la chiusura di Wall Street. L’euro vale 123,78 yen. Poco mosso lo spread tra Btp e Bund tedeschi a dieci anni, in area 115 punti base. Tra le materie prime, petrolio in crescita questa mattina: il barile Wti passa di mano a 43,52 dollari con un aumento dell1,07%. Il Brent è scambiato a 46,50 dollari con un aumento dello 0,96%. LEGGI TUTTO