More stories

  • in

    Puglia, lo strappo di Conte: M5s fuori dalla giunta Emiliano

    Ascolta la versione audio dell’articolo4′ di lettura«Stiamo leggendo pagine di politica che sono anche di cronaca giudiziaria che fanno tremare i polsi. Non combattiamo solo Meloni e soci, non facciamo sconti nemmeno a chi è nel nostro campo. Vogliamo dare una fortissima scossa, è il momento di fare pulizia e tabula rasa. Dobbiamo estirpare la cattiva politica. Rinunciamo al nostro ruolo di governo in Regione Puglia, lasciamo i nostri posti in giunta, rimettiamo tutte le deleghe. Rinunciamo agli incarichi pur di cambiare». Lo ha detto il leader del M5S, Giuseppe Conte a Bari, dopo l’ultima tornata di arresti. E ha aggiunto: «Ci poniamo fuori dal perimetro di maggioranza, ma lavoriamo sul protocollo e il patto di legalità».Conte: M5S fuori da maggioranza in Puglia ma lavoriamo su legalitàIl Movimento 5 stelle è nella maggioranza che sostiene il presidente della Regione, Michele Emiliano, ed è nella giunta regionale con una sua rappresentante, Rosa Barone, assessora al Welfare, e con una consigliera che ha la delega alla Cultura, Grazia di Bari. Mentre Cristian Casili è vicepresidente del Consiglio regionale.Loading…Quanto alle elezioni comunali a Bari, dove il M5s ha deciso di far saltare le primarie previste il 7 aprile, Conte ha ribadito l’appoggio al candidato Michele Laforgia. «A Bari abbiamo un candidato sindaco – ha detto il leader M5s – che non abbiamo proposto noi, è stato proposto inizialmente dalle civiche, da Sinistra italiana, noi siamo arrivati dopo. E’ una persona stimabilissima che ha costruito in questi mesi un progetto per la città, noi ne abbiamo preso atto e sarebbe una follia oggi abbandonare una candidatura del genere. In questo momento difficilissimo per Bari, Laforgia è l’ unico candidato che possa rilanciare un governo della città che sia rispondente ai bisogni dei cittadini»Arrestati ex assessore Puglia Pisicchio e suo fratelloA Bari continua intanto il terremoto giudiziario. Ieri sera un ex assessore della Regione Puglia, il leader di Senso civico Alfonso Pisicchio, e suo fratello Enzo, sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta della Procura di Bari. I reati contestati all’ex assessore della giunta Emiliano, e ad altre cinque persone arrestate (una in carcere, quattro agli arresti domiciliari) sono, tra l’altro, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Poche ore prima di essere arrestato, Alfonso Pisicchio si era dimesso dalla guida dell’agenzia per la Tecnologia della Puglia, spiegando che dietro la sua scelta «non c’era nessuna dietrologia».Nel mirino tre presunti appalti truccatiL’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari riguarda tre presunti appalti truccati. In carcere è finito Cosimo Napoletano di 58 anni, di Monopoli. Agli arresti domiciliari, oltre i fratelli Pisicchio, si trovano Francesco Catanese, 59 anni, di Bari, e l’imprenditore Giovanni Riefoli, originario di Barletta ma residente a Bari, di 58 anni. L’interdizione dalla attività professionale per un anno riguarda invece Vincenzo Iannuzzi e Grazia Palmitessa. Nell’ordinanza firmata dalla gip del tribunale di Bari, Ilaria Casu, si evidenzia che per Alfonsino Pisiscchio le accuse di corruzione e turbata libertà degli incanti riguardano il periodo in cui era assessore della giunta Emiliano, quando avrebbe utilizzato «la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito». Enzo Pisicchio, invece, avrebbe agito «quale esecutore delle direttive» del fratello «e quale schermo per impedire di risalire al ruolo e al contributo di Alfonsino». LEGGI TUTTO

  • in

    Mattarella: la libertà religiosa alla base della Costituzione

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaAccade ogni anno che, alla fine del Ramadan, dal capo dello Stato arrivino gli auguri per chi professa la fede islamica. Quindi non è la prima volta ma questa scadenza è stata preceduta da polemiche politiche piuttosto veementi innescate da alcuni casi di cronaca come, per esempio, la scuola di Pioltello che è rimasta chiusa visto l’alto numero di studenti di religione islamica. Già Mattarella aveva risposto a una lettera della vice-preside dell’Istituto apprezzando il lavoro degli insegnanti e ieri, nel suo messaggio, si è attenuto a quello che è il suo ruolo, far rispettare la Carta. «La Costituzione ci ricorda che tutte le confessioni religiose sono libere davanti alla legge, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. La libertà religiosa è uno dei fondamenti della convivenza». Ricorda, insomma, che il rispetto non è fine a se stesso ma è necessario per stabilire una «coesione sociale», quanto mai necessaria di questi tempi.Qui sta il punto. Che l’integrazione è un passo per allontanare radicalismi, derive terroristiche e dunque chiedere a cittadini stranieri di attenersi ai nostri valori costituzionali va accompagnato al rispetto per il loro credo. E il capo dello Stato sa bene che, in prima linea in questa sfida, ci sono i giovani – e le scuole – per educarli «alla reciproca comprensione».Loading…L’attualità è fatta anche di un quadro internazionale cupo, guardando a quanto succede a Gaza. «Quest’anno -scrive Mattarella – il Ramadan è tristemente coinciso con sofferenze e lutti che affliggono civili innocenti in diverse parti del mondo, compreso il Medio Oriente». In conclusione, va detto che questi auguri per la fine del Ramadan, non sono un’eccezione perchè, infinite volte, il capo dello Stato – da una posizione laica – ha trovato occasioni per rispettare le festività di varie religioni (come si sa lui è cattolico praticante).Resta il fatto che il messaggio di ieri incrocia una dialettica iniziata con le parole di Salvini che aveva bollato il caso Pioltello come «un arretramento e una resa all’Islam» e aveva chiesto una percentuale (20%) di presenza di alunni stranieri nelle classi. Bene, su questa proposta il capogruppo FdI alla Camera, Foti, in un’intervista aveva ricordato come al Nord sia spesso complicato rispettare questi numeri e dunque la proposta si sarebbe scontrata con la realtà. Proprio ieri, poi, c’è stato il primo via libera a un suo progetto di legge su una stretta ai luoghi di culto sulla base delle compatibilità urbanistiche. E qualche giorno fa il ministro Valditara, in consiglio dei ministri, aveva parlato di una norma allo studio che – guardando a Pioltello –punta a evitare che le scuole autorizzino assenze legate a ricorrenze religiose se non in presenza di accordi tra Stato e confessioni. Ecco, Mattarella ha ricordato a tutti che l’orizzonte resta quello costituzionale.E c’è pure l’orizzonte dei fatti: ieri è stato presentato al Cnel il primo rapporto sui lavoratori immigrati nell’agroalimentare (Made in Immigritaly. commissionato dalla Fai-Cisl) in cui si spiega che il 50% dei lavoratori è immigrato. Uno su due che garantisce la produzione del made in Italy. LEGGI TUTTO

  • in

    Pizzarotti lascia Più Europa e si candida con Azione: sbagliata l’alleanza con Renzi

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di lettura«Lascio Più Europa!». Così Federico Pizzarotti, presidente del partito, su Facebook. «Sento che le decisioni recenti non solo si discostano dall’essenza dei nostri principi fondanti, ma rischiano anche di snaturare completamente il progetto per cui tutti abbiamo lavorato. Questa alleanza, per me anomala, con Italia Viva sta contaminando l’iniziativa di Più Europa con un modo di intendere la politica – quello di Cuffaro e della Nuova DC con i suoi candidati, della moglie di Mastella o della rete di Cesaro in Campania – poco ”europei” e molto distanti dal nostro modo di fare politica e dalla nostra missione originale». L’ex sindaco di Parma lascia dunque Più Europa non condividendo l’alleanza con Italia Viva per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno, concretizzatasi nella lista “di scopo” Stati Uniti d’Europa promossa da Emma Bonino.La candidatura con Azione nel Nord EstE passa con Azione, partito con il quale sarà candidato alle elezioni europee, come annunciato dal leader Carlo Calenda. «Avevo delineato un percorso a mio avviso naturale che partisse da un tavolo con Azione. Oggi aderiamo al manifesto di Azione ’Siamo Europei» ha detto Pizzarotti nel corso di una conferenza stampa alla Camera con Carlo Calenda. «La mia intenzione è quella di candidarmi nel Nord Est, territorio che conosco da sindaco» ha aggiunto.Loading…Primo sindaco grillino di un capoluogo di provinciaNato a Parma nel 1973, diplomato all’istituto per l’industria e l’artigianato, Pizzarotti ha lavorato per anni come consulente per banche e istituti finanziari. Comincia ad occuparsi di politica nel 2009, aderendo al neonato Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, con il quale si candida consigliere regionale alle elezioni regionali in Emilia-Romagna del 2010 dell’Emilia-Romagna, ma non viene eletto. Nel 2012 arriva la candidatura a sindaco di Parma nelle elezioni successive alle dimissioni del sindaco di centrodestra Pietro Vignali e al commissariamento della città. Vince al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra, diventando il primo sindaco “grillino” di un capoluogo di provincia.L’uscita dal M5s e la rielezione a ParmaNel 2016 esce dal Movimento in seguito a divergenze con i vertici M5s (che gli rimproverano il vian libera al termovalorizzatore contestato in campagna elettorale), dopo un avviso di garanzia per abuso d’ufficio in un’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. E con 18 dei 19 consiglieri eletti e fuoriusciti insieme a lui dal Movimento, fonda il gruppo consiliare “Effetto Parma”. Il 21 gennaio 2017 Pizzarotti annuncia la corsa per un secondo mandato da sindaco di Parma con una lista indipendente chiamata anch’essa Effetto Parma. Ottenuto l’accesso al ballottaggio, il 25 giugno viene rieletto, battendo di nuovo il candidato del centrosinistra.Il Parito dei sindaciNel 2018 fonda il movimento politico Italia in Comune, definitosi il “Partito dei Sindaci”. che si presenta alle elezioni regionali del 2019 in Abruzzo, Sardegna e Piemonte. Nel 2019 il movimento si allea inizialmente con la Federazione dei Verdi in vista delle elezioni di maggio per il Parlamento europeo, salvo poi ripensarci e scegliere +Europa. Alle elezioni europee del 26 maggio è candidato nella Circoscrizione Nord Est per +Europa: si piazza secondo con oltre 20mila preferenze, ma non viene eletto in quanto la lista non supera la soglia minima d’accesso del 4%. Nel 2022, allo scadere del suo secondo mandato, con Effetto Parma sostiene la candidatura a sindaco del suo assessore tecnico alla cultura Michele Guerra, sostenuto anche dal centro-sinistra, che sarà eletto primo cittadino. LEGGI TUTTO

  • in

    Riforme, il premier potrà sempre sciogliere le Camere

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaTre casi di soluzione delle crisiNel dettaglio, il testo prevede tre casi di soluzione delle crisi. Caso uno: «In caso di revoca della fiducia al presidente del Consiglio eletto, mediante mozione motivata, il presidente della Repubblica scioglie le Camere». Qui tutto chiaro: si torna dritti alle urne, e quindi è improbabile che venga presentata tale mozione di sfiducia a meno di non volere la fine della legislatura. Caso due: «In caso di dimissioni volontarie (parola soppressa ieri) del presidente del Consiglio eletto, previa informativa parlamentare, questi può proporre, entro sette giorni, lo scioglimento delle Camere al presidente della Repubblica, che lo dispone». Il premier ha dunque la facoltà di chiedere e ottenere lo scioglimento anticipato se c’è una crisi politica. Caso tre: «Qualora non eserciti tale facoltà e nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l’incarico di formare il governo al presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento con il presidente del Consiglio».Due opzioni per non tornare alle urneNel caso in cui il premier eletto non voglia tornare alle urne ha dunque due opzioni: o tentare la strada del reincarico e magari provare a cambiare la maggioranza, sostituendo ad esempio il partito che gli ha tolto l’appoggio con un partito dell’opposizione, oppure può passare la mano ad un altro esponente della maggioranza. Nel testo non era però stato normato, per volontà della Lega, il caso di mancata fiducia su un provvedimento, caso che per la maggior parte dei costituzionalisti comporta dimissioni obbligate e non volontarie del premier: evidente la volontà di riservarsi la possibilità di disarcionare l’eletto senza rischiare il ritorno alle urne. Ora, con l’eliminazione della parola «volontarie», non c’è più incertezza d’interpretazione e anche nel caso di mancata fiducia su un provvedimento l’eletto può chiedere e ottenere il ritorno al voto.Loading…Cosa c’è dietro il via libera della LegaMa come mai la Lega si è convinta? Semplice, dicono fuor di taccuino i senatori della maggioranza: in cambio della promessa del via libera definitivo della Camera entro le europee all’Autonomia differenziata, attesa in Aula il 23 aprile. Ad ogni modo, se il Ddl Casellati è ora più razionale e più coerente con il principio dell’elezione diretta, resta da sciogliere il nodo del sistema di voto. In Costituzione si fissa solo il principio di «un premio da assegnare su base nazionale che garantisca la maggioranza dei seggi», ma non si stabilisce la soglia necessaria a far scattare il premio. E resta da risolvere, per stessa ammissione di Balboni e Casellati, il nodo dei 5 milioni di italiani all’estero: ora i loro voti sono incanalati nella circoscrizione estero che elegge 4 deputati e 8 senatori, ma con l’elezione diretta un voto vale uno e potrebbero ribaltare qualsiasi risultato. Ci si penserà forse in Aula, dove il testo è atteso il 29 aprile, oppure dopo le europee durante l’esame della Camera. LEGGI TUTTO

  • in

    Comunali Bari, Laforgia rimette candidatura a partiti

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaAncora acque agitate nel centrosinistra barese: in serata, durante una conferenza stampa convocata nel giro di poche ore, Michele Laforgia, sostenuto da una parte del centrosinistra (M5s, Sinistra italiana, Italia viva, +Europa e socialisti) ha deciso di rimettere la sua candidatura a sindaco di Bari ai partiti che lo sostengono, chiedendo che siano loro a decidere se ci sono ancora le condizioni per andare avanti. «Credo – ha annunciato l’avvocato – che sia arrivato il momento, liberando definitivamente il campo da ogni sospetto di personalismo, di rimettere la mia disponibilità alla candidatura a sindaco alle stesse forze politiche che me l’hanno chiesta e l’hanno sostenuta, almeno fino ad oggi, e cioè la Convenzione per Bari 2024 e il Movimento 5 stelle».L’ipotesi di un terzo candidato«Nelle ultime ore da più parti è stato chiesto ai due candidati, e cioè a me e Vito Leccese – ha aggiunto – di incontrarci, di fare un passo indietro e, magari, di individuare un terzo uomo o una terza donna che eviti la spaccatura del centrosinistra alle ormai imminenti elezioni dell’8 e 9 giugno. Mi sembra una sesquipedale sciocchezza, ennesimo sintomo del tramonto della politica». E ancora: «Non siamo noi, e comunque di certo non sono io, bollato come divisivo sin dal primo momento – ha detto ancora Laforgia – a poter ricomporre, d’incanto, il campo largo, o giusto o comunque unito, magari specificando anche di chi dovremmo fare a meno. È compito delle forze politiche, le stesse forze politiche che ci hanno candidato e che in questi giorni e in queste ore ci chiedono di compiere passi di danza, non si capisce verso dove, nè come».Loading…L’annullamento delle primarie di centrosinistra a BariL’annuncio a sorpresa è arrivato a pochi giorni, dopo molte polemiche, dall’annullamento delle primarie che si sarebbero dovute tenere domenica scorsa con l’altro candidato del centrosinistra (Pd, Verdi e altri), Vito Leccese. Giovedì scorso, a poche ore dagli arresti per un presunto voto di scambio, Laforgia e Giuseppe Conte hanno annunciato la rinuncia ai gazebo per il venire meno delle “condizioni minime di sicurezza”. Una scelta che, di fatto, ha spaccato il campo progressista, creando una frattura tra Dem e pentastellati, tra Conte e Schlein. «Resto al servizio del centrosinistra e in attesa di sapere se e a quali condizioni mi sarà chiesto un impegno in prima persona – ha detto Laforgia – Dopo di che deciderò cosa fare di intesa con tutti e tutte coloro che mi sono stati/e accanto in questi mesi».Romito (Lega) candidato del centrodestraTutto questo avviene mentre sull’altro fronte il centrodestra, dopo un tira e molla durato quattro mesi, sembra pronto ad ufficializzare il proprio candidato sindaco: salvo altri colpi di scena sarà Fabio Romito, consigliere regionale della Lega, 36 anni. Che qualcosa si stesse smuovendo si era intuito già sabato scorso, quando il leader del Carroccio, Matteo Salvini, da Torino aveva parlato di un centrodestra pronto a vincere a Bari con un “giovane leghista” e domenica, da Bari aveva delineato un profilo che faceva pensare proprio a Romito. La svolta è arrivata ieri sera, durante un tavolo cittadino che ha dato il via libera definitivo. Il consigliere regionale della Lega avrebbe quindi superato al fotofinish i colleghi di coalizione Filippo Melchiorre, senatore di FdI vicinissimo alla premier Giorgia Meloni, e il viceministro Francesco Paolo Sisto (FI). LEGGI TUTTO

  • in

    Campo largo, al via in Sardegna il governo Pd-M5S

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaIn Sardegna parte il governo a guida Movimento 5 stelle e trazione Pd. Con l’insediamento del Consiglio regionale e il giuramento dei 12 assessori, 7 uomini e 5 donne, inizia ufficialmente la stagione di Alessandra Todde, ex numero due del M5S, e vincitrice delle scorse elezioni regionali contro l’esponente di Fdi Paolo Truzzu. Le scintille che caratterizzano la contrapposizione nazionale non sembrano avere avuto riflessi nell’attribuzione dei ruoli e assegnazione degli incarichi e paiono lontani dal palazzo che si affaccia sul porto di Cagliari. Un assessore per tre Consiglieri La regola di un assessore ogni tre consiglieri eletti è stata rispettata. E ai due partiti di maggioranza, il Pd e M5s sono andati gli assessorati di peso: sanità ambiente, industria e bilancio. Proprio la sanità, che ha un bilancio pari alla metà di quello dell’intera Regione, è stata al centro di una sorta di braccio di ferro tra Pd e M5s.Loading… Nodo sanità In un primo tempo, secondo alcune indiscrezioni, si era ipotizzato un affidamento al Pd che, poi, avrebbe declinato l’offerta in cambio degli altri tre assessorati comunque di peso e della quarta casella. Quindi il passaggio allo schieramento della presidente che sui banchi del Consiglio regionale può contare anche sul sostegno dei consiglieri eletti nella sua lista e a cui va un assessorato. Maggioranza Pd Primo partito della coalizione è il Partito Democratico con 11 consiglieri eletti, cui vanno quattro caselle: tre nell’esecutivo e una per la presidenza dell’assemblea legislativa. Nello specifico Giuseppe Meloni, presidente del Pd regionale è stato nominato vice presidente dell’esecutivo e assessora alla programmazione e bilancio. L’ex deputato ed ex segretario Dem Emanuele Cani assessore all’Industria mentre Rosanna Laconi, ex sindaca e primario del pronto soccorso al Policlinco, assessora all’Ambiente. Il Partito Democratico incassa anche la presidenza dell’assemblea legislativa con l’elezione di Piero Comandini, segretario regionale del Pd. Un ruolo per cui si era ipotizzato anche qualche altro nome, dalla più votata dei 5 stelle ai partiti minori ma che poi, in virtù del peso all’interno dell’assemblea regionale, è andato al primo partito della coalizione. Sanità e lavoro ai 5 Stelle Al Movimento 5 stelle, forte dei 7 consiglieri in aula più la presidente, due assessorati: la Sanità affidata all’oncologo romano Armando Bartolazzi presentato, prima delle elezioni politiche de 2018 come eventuale ministro della Salute e poi nominato sottosegretario alla Salute del Governo Conte I. Una nomina che ha suscitato parecchie contestazioni, da parte dei rappresentanti del Centrodestra per la nomina di un esterno ed non sardo. Nomina in quota Cinque stelle che però, il segretario del Pd Piero Comandini ha definito «un assessorato di coalizione con la costruzione attorno all’assessore di una struttura in cui tutti i partiti e i movimenti della coalizione saranno rappresentati».Il Movimento 5 Stelle porta a casa anche la nomina di Desiré Manca, consigliera regionale più votata in assoluto con oltre 8 mila preferenze cui va l’assessorato al Lavoro. LEGGI TUTTO

  • in

    Mafia e voto di scambio, arrestato esponente di Fdi a Palermo

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaI carabinieri hanno arrestato l’ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia Mimmo Russo. L’esponente politico, storico referente dei precari palermitani, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, concorso in estorsione aggravata e concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Palermo guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.Insieme all’esponente di Fdi sono indagati Gregorio Marchese, definito dal gip la “costola” del politico e figlio dello storico killer della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, Filippo Marchese, e il consulente d’azienda Achille Andò. Per entrambi, accusati a vario titolo di corruzione ed estorsione, sono stati disposti i domiciliari. L’indagine è stata condotta dai carabinieri.Loading…Mimmo Russo fu il primo consigliere FdI a PalermoE’ stato il primo consigliere comunale per Fratelli d’Italia a Palermo Mimmo Russo, arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, concorso in estorsione aggravata e concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Aveva aderito al partito nel 2017, subito dopo essere stato eletto consigliere nella lista Palermo 2022 che aveva sostenuto Leoluca Orlando, vincitore di quella tornata elettorale. In quella lista Mimmo Russo aveva ottenuto 1.001 voti, al quarto posto per numero di preferenze tra i 40 candidati. Alle ultime comunali del 2022, Russo si è ricandidato con la lista di FdI ma non è stato eletto: è arrivato undicesimo nella lista dei 40, con 805 preferenze. Dopo la sconfitta elettorale aveva cercato sponda nel partito per avere qualche incarico, ma senza riuscirsi. Attualmente Mimmo Russo è componente del coordinamento cittadino di FdI. Negli anni Novanta era stato consigliere di circoscrizione, prima di approdare in Consiglio comunale. Ha più volte cambiato casacca: da Alleanza Nazionale al Mpa di Raffaele Lombardo, da Azzurri per l’Italia al movimento Palermo 2022.Contro esponente Fdi una decina di pentitiSono una decina i pentiti che accusano Mimmo Russo, l’esponente di Fdi arrestato oggi tra l’altro per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso. Dichiarazioni pesanti che vengono da ex mafiosi di diversi mandamenti palermitani: dallo Zen, dove Russo avrebbe stretto un patto elettorale col boss Sandro Diele, al Borgo Vecchio dove l’ex consigliere comunale, secondo i collaboratori, vantava rapporti con Salvatore Cucuzza I pentiti raccontano che Russo pagava a Cosa nostra le preferenze con denaro, buoni di benzina, posti di lavoro. Di Russo parla ad esempio Fabio Manno: “Tutto il Borgo dava i voti a Mimmo Russo perché lui prometteva i posti di lavoro”, racconta il pentito. E Salvatore Giordano dello Zen riferisce che il candidato si era offerto di pagare la festa del quartiere in cambio dell’appoggio elettorale, salvo poi tirarsi indietro lamentando che nessuno aveva sostenuto la sua candidata. “E un politico che fa avere posti di lavoro, promette posti di lavoro”, ha spiegato Giordano. E ancora Francesco Chiarello rivela che l’ex consigliere comunale metteva a disposizione dei mafiosi per l’ affidamento in prova alternativo al carcere il suo Caf. Circostanza confermata dal pentito Antonino Siragusa che della disponibilità del Caf di Russo ha approfittato riuscendo a uscire dal carcere. “Lui dava un totdi soldi oppure di buoni benzina e loro li dividevano a qualche persone per fargli dare il voto”, dice Siragusa di Russo. LEGGI TUTTO

  • in

    Bari e Torino, cosa sta succedendo nel Pd tra inchieste e candidature alle elezioni?

    Ascolta la versione audio dell’articolo4′ di letturaL’intreccio tra politica e affari, emerso dalle inchieste in Puglia e Piemonte, con lo spettro di voti comprati ed elezioni truccate, ha messo a dura prova il Pd, a due mesi dalle elezioni Europee e delle regionali di giugno. I prossimi giorni saranno determinanti nella partita per le liste. Intanto non manca chi nel partito, come il deputato Andrea Orlando, chiede con forza una riforma e una maggiore e più capillare selezione della classe dirigente. Ad ogni livello.A Bari i primi interrogatori nell’inchiesta sul voto di scambio Continuano le indagini della magistratura di Bari sul rischio di compravendita dei voti per le prossime comunali e per le elezioni Europee. Un pericolo che viene evidenziato nelle carte dell’inchiesta che lo scorso 4 aprile ha portato a 8 arresti e 2 divieti di dimora, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale per le amministrative di Triggiano e Grumo Appula. Tra gli indagati, per corruzione elettorale l’assessora ai Trasporti della Regione Puglia, Anita Maurodinoia , quota Pd, che si è dimessa. Nell’inchiesta sono coinvolti, tra gli altri, il marito dell’ex assessora Sandro Cataldo, e il sindaco di Triggiano (sospeso dal prefetto) Antonio Donatelli, entrambi ai domiciliari, che saranno interrogati lunedì 8 aprile dal gip. Un sistema al quale non era estranea Maurodinoia che ha preso parte – secondo l’accusa – alle due associazioni per delinquere finalizzate alla corruzione elettorale in occasione delle amministrative del 26 maggio 2019 (sindaco e consiglio comunale di Bari) e delle elezioni amministrative del 20 e 21 settembre 2020 (sindaco e consiglio comunale di Grumo Appula, presidente e Consiglio regionale). L’inchiesta sul presunto voto di scambio, la terza in pochi mesi, ha convinto il leader di M5s Giuseppe Conte e il candidato Michele Laforgia che non ci fossero più le condizioni per ricorrere alle primarie per scegliere il candidato del cosiddetto “campo largo” con il Pd. Un passo indietro che ha acceso lo scontro Pd-MoVimento proprio quando sembrava che Bari potesse essere il laboratorio per un esperimento politico: i pentastellati non avevano mai accettato di confrontarsi alle primarie, quella pugliese sarebbe stata la prima volta.Loading…In Piemonte Gallo jr si ritira, braccio di ferro tra bonacciniani e fazione che fa capo a Schlein Dopo il “caso Bari” che ha portato allo strappo tra Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein, in Piemonte si è dimesso il capogruppo regionale Dem, Raffaelle Gallo, figlio di Salvatore Gallo, ex manager di Sitaf indagato per estorsione, peculato e violazione della normativa elettorale. Gallo jr, esponente dell’area bonacciniana che era stato designato come capolista alle prossime regionali dell’8 e 9 giugno, ha lasciato il suo incarico in Consiglio regionale e ritirato la propria candidatura. In Piemonte il terremoto giudiziario scatenato dall’inchiesta “Echidna” della procura di Torino, sugli interessi della ’ndrangheta sull’autostrada Torino-Bardonecchia, ha portato all’apertura di un nuovo fronte nella battaglia politica tra la fazione che fa capo a Stefano Bonaccini e quella collegata a Schlein. Il passo indietro di Raffaele Gallo era nell’aria dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di suo padre Salvatore, 83 anni, considerato uomo forte all’interno del partito, in particolare nello spostare voti e assicurare un elevato numero di tessere. L’ex manager di Sitaf, concessionaria autostradale dell’A32, è accusato di corruzione elettorale, estorsione e peculato. Gallo Jr, invece, nell’inchiesta non è coinvolto. La decisione di ritirarsi è stata presa dopo un colloquio avuto con il segretario regionale Domenico Rossi, che nelle scorse ore, oltre a chiedere alla commissione di garanzia interna di valutare il comportamento di Salvatore Gallo, aveva accennato all’ipotesi di riaprire alcuni ragionamenti alla lista di Torino. Ora, dopo il duro colpo subito dall’area bonacciniana, la palla passa in mano ai sostenitori della mozione della segretaria nazionale Elly Schlein, che sono pronti a presentare il nome di Nadia Conticelli, presidente regionale del partito, oltre che capogruppo a Palazzo Civico, per ricoprire il vuoto lasciato in cima alla lista. Ma i bonacciniani non vogliono restare alla finestra. I telefoni in queste ore sono roventi e fonti autorevoli parlano di una corsa a trovare entro pochi giorni chi possa sostituire Gallo. Meglio se donna, come l’assessora alla cultura del Comune di Moncalieri Laura Pompeo. Oppure un nome non necessariamente appartenente al partito Per questo si starebbe tornando a guardare nell’ambito della società civile. Idea già accarezzata quando il Pd e M5s si erano seduti a un tavolo per discutere di alleanze e progetti comuni. Da allora sembra passato un secolo: i Cinque Stelle ha anche in Piemonte sceglie la corsa in solitaria candidando Sarah Disabato.Arriva il codice di autoregolamentazione per i candidatiIntanto, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, il Pd ha fatto sapere di avere già in cantiere delle contromisure contro questi casi. Contromisure che potrebbero partire dalla Campania. Qui, infatti, il senatore Dem e Commissario regionale del partito, Antonio Misiani, ha messo a punto, insieme ai segretari provinciali, un nuovo “Codice di autoregolamentazione” per i candidati che «potrebbe benissimo essere esteso ovunque», adattato ad ogni realtà regionale e comunale. E che verrà ufficializzato per la prima volta nelle prossime ore in una riunione di partito campano. Si tratta di un pacchetto di misure che inchioda il candidato all’obbligo di trasparenza e moralità. Prima di tutto, chi vuole rappresentare il partito nelle varie istituzioni dovrà fornire il proprio certificato penale. Poi, dovrà sottoscrivere un’autodichiarazione in cui si impegna a denunciare eventuali fenomeni di condizionamento del voto; episodi di voto di scambio; intimidazioni nel corso della campagna elettorale e tentativi di corruzione o concussione durante il mandato elettivo o amministrativo. Tra i vari impegni che si chiedono ai candidati democratici ci sono anche quelli di sottoscrivere il “codice etico” e di dichiarare di non essere in condizioni di incandidabilità rispetto al “Codice di autoregolamentazione antimafia”. LEGGI TUTTO