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    Premierato: al capo del governo il potere di scioglimento, ma il ribaltone resta possibile

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaElezione «a suffragio universale e diretto» del premier, che resta al potere per cinque anni grazie ad un sistema elettorale che “garantisce” la maggioranza dei seggi in Parlamento e che non può essere rieletto dopo due mandati consecutivi. E, soprattutto, che può essere sostituito solo una volta nella legislatura, e solo se sarà lui stesso a decidere di passare la mano, da un parlamentare che fa parte della coalizione vincitrice delle elezioni. Tradotto: niente più governi tecnici e di larghe intese guidati da personalità non elette dai cittadini (leggasi Mario Monti nel 2011 e Mario Draghi nel 2021, ma anche Giuseppe Conte nel 2018). Un ritocco della Costituzione minimo, visto che ad essere del tutto riscritti sono “solo” gli articoli 92 e 94 della Costituzione, ma l’effetto è quello di una vera e propria rivoluzione copernicana del nostro sistema istituzionale. «Un primo passo in avanti per rafforzare la democrazia, dare stabilità alle nostre Istituzioni, mettere fine ai giochi di palazzo e restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati», è il commento soddisfatto sui social della premier Giorgia Meloni.Al netto dell’elezione diretta, la novità più rilevante del Ddl Casellati – giunto ieri al primo sì del Senato tra le proteste anche di piazza delle opposizioni con 109 sì, 77 contrari e un astenuto (il senatore delle autonomie Durnwalder) – è l’attribuzione al premier eletto del potere di scioglimento delle Camere, che è il vero potere deterrente delle crisi politiche, allineandolo in questo ai colleghi dei maggiori Paesi Ue. Non saranno insomma possibili sgambetti da parte dei partiti minori della maggioranza, né sostituzioni con un secondo premier a meno che questa non sia la volontà dell’eletto. In tutti i casi di dimissioni, infatti, il premier ha davanti a sé tre possibilità: chiedere e ottenere dal Capo dello Stato lo scioglimento delle Camere, tentare la strada del reincarico o passare la mano ad altra personalità della maggioranza sul modello inglese. E a ben vedere quella che il centrodestra chiama norma antiribaltone tanto antiribaltone non è: nulla vieta al premier reincaricato di sostituire un riottoso partito della maggioranza con uno dell’opposizione, né sono impossibili governi di larghe intese di fronte a una crisi internazionale.Loading…Ma è vero, come sostiene il governo, che i poteri del presidente della Repubblica non vengono toccati dal Ddl Casellati? Formalmente è vero, anzi i suoi poteri vengono rafforzati con la norma che toglie l’obbligo di controfirma del governo su tutta una serie di atti presidenziali (la nomina dei giudici della Corte costituzionale, la concessione della grazia e la commutazione delle pene, il decreto di indizione delle elezioni e dei referendum, i messaggi al Parlamento e il rinvio delle leggi alla Camere), ma nella sostanza politica il suo ruolo ne esce fortemente ridimensionato. La risoluzione delle crisi politiche ha infatti sbocchi predeterminati nella maggioranza dei casi: il Capo dello Stato deve sciogliere le Camere se glielo chiede il premier eletto, perdendo così il suo vero potere politico che è appunto quello dello scioglimento, e nel caso in cui il premier decida di passare la mano invece di tornare alle urne i paletti per la nomina del successore impediscono quelle soluzioni di governi tecnici o del presidente che gli inquilini del Colle hanno scelto negli ultimi anni.Certo, le ultime due legislature sono state particolarmente movimentate perché gli esiti elettorali sia nel 2013 sia nel 2018 non hanno prodotto un vincitore certo che fosse in grado di formare una maggioranza. Con un sistema elettorale maggioritario che produca un vincitore certo il ruolo del presidente della Repubblica sarebbe naturalmente ridotto: dovrebbe semplicemente prendere atto del risultato delle elezioni, come per altro accaduto nel 2022 con la netta vittoria del centrodestra a guida Meloni e prima ancora con le vittorie del centrodestra a guida Silvio Berlusconi e del centrosinistra a guida Romano Prodi. Il problema, per i critici, è che il Ddl Casellati disegna un sistema troppo rigido di uscita dalle crisi di governo, mentre occorrerebbe lasciare maggiore flessibilità per affrontare eventuali concomitanze esterne come potrebbero essere una pandemia, una grave crisi internazionale o una guerra. LEGGI TUTTO

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    Mattarella: disinformazione russa va affrontata da Ue e Nato, in Italia tempesta fake news ostili

    Ascolta la versione audio dell’articolo1′ di lettura«La campagna di disinformazione russa è insistente in tutta Europa e va affrontata in sede Ue e in sede Nato». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei colloqui con la presidente moldava Maia Sandu a Chisinau, capitale della Moldavia. Atti di disinformazione in Italia «ve ne sono, li registriamo e non sono di oggi. C’è una molteplicità di siti web, una diffusa tempesta di fake news e sono forme di ostilità inaccettabili. Mi auguro che siano stabilite regole di comportamento dalle istituzioni internazionali» ha aggiunto Mattarella.Mattarella: nessun cedimento ad assistenza Ucraina «A poche centinaia di chilometri da qui infuria la brutale guerra di aggressione scatenata dalla Federazione Russa. Il recente Vertice G7 ospitato dall’Italia ha confermato come la nostra volontà di assistere l’Ucraina non avrà cedimenti e proseguirà fino a quando necessario» ha rimarcato il presidente della Repubblica, parlando da Chisinau.Loading…«Libertà e democrazia mai garantite, difenderle»«Con la Presidente Sandu abbiamo parlato anche dell’importanza di preservare le nostre democrazie liberali, soprattutto nell’attuale contesto internazionale. Libertà e democrazia non sono mai garantite, vanno difese e consolidate» ha aggiunto il capo dello Stato.«Ue sia veloce, i problemi non aspettano»«All’’interno dell’Unione vi è un’esigenza di velocità», bisogna procedere «senza indugio. Tutti facciamo esperienza del fatto che i problemi nascono velocemente e ciascuno di questi richiede risposte immediate e tempestive e se la Ue non è in grado di rispondere in modo tempestivo i problemi saranno risolti secondo le scelte di altri. I problemi non aspettano i tempi di procedure lente e ritardate» ha concluso Mattarella. LEGGI TUTTO

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    Oggi primo ok al premierato, dai poteri del presidente del Consiglio a quelli del Colle: ecco le misure. Opposizioni in piazza

    Il problema degli italiani all’esteroResta pure da risolvere, per stessa ammissione della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati (Fi) e del relatore Alberto Balbini (Fdi), il nodo del voto degli italiani all’estero: ora è incanalato nella circoscrizione estero che elegge 4 deputati e 8 senatori, ma con l’elezione diretta uno vale uno e quei cinque milioni potrebbero sovvertire qualunque risultato. La ministra Casellati ha anticipato la possibile soluzione per gli italiani all’estero: la “ponderazione” del loro voto, che in sostanza peserebbe meno di quello dei residenti. Ma per fare questo – è il parere di alcuni costituzionalisti – non basta la legge elettorale ma serve una previsione in Costituzione.Il premier potrà sempre sciogliere le CamereNel dettaglio, la riforma prevede tre casi di soluzione delle crisi di governo. Caso uno: «In caso di revoca della fiducia al presidente del Consiglio eletto, mediante mozione motivata, il presidente della Repubblica scioglie le Camere». Qui tutto chiaro: si torna dritti alle urne, e quindi è improbabile che venga presentata tale mozione di sfiducia a meno di non volere la fine della legislatura. Caso due: «In caso di dimissioni del presidente del Consiglio eletto (per esempio in caso di mancata fiducia su un provvedimento, ndr) previa informativa parlamentare, questi può proporre, entro sette giorni, lo scioglimento delle Camere al presidente della Repubblica, che lo dispone». Il premier ha dunque la facoltà di chiedere e ottenere lo scioglimento anticipato se c’è una crisi politica. Caso tre: «Qualora non eserciti tale facoltà e nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l’incarico di formare il governo al presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento con il presidente del Consiglio». Il presidente del Consiglio può essere quindi sostituito solo una volta nella legislatura, e solo se sarà lui stesso a decidere di passare la mano, da un parlamentare che fa parte della coalizione vincitrice delle elezioni. Tradotto: niente più governi tecnici e di larghe intese guidate da personalità non elette dai cittadini (leggasi Mario Monti nel 2011 e Mario Draghi nel 2021).Modifiche al potere di scioglimento delle Camere nel semestre biancoIl Capo dello Stato può sciogliere le Camere anche nel semestre bianco (ossia negli ultimi sei mesi del suo mandato), quando lo scioglimento “costituisce atto dovuto”, vale a dire è richiesto dal premier eletto sfiduciato o dimissionario, come prevede l’articolo 7 del ddl. Il nuovo articolo 88 della Costituzione sarebbe dunque il seguente: «Il Presidente della Repubblica può , sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che lo scioglimento costituisca atto dovuto».Aboliti i senatori a vitaÈ abrogato il potere del presidente della Repubblica di nominare dei senatori a vita. Gli attuali senatori a vita di nomina presidenziale rimangono in carica.Maggioranza assoluta per elezione capo dello Stato solo dal settimo scrutinioIl quorum dei due terzi per l’elezione del Presidente della Repubblica, scenda alla maggioranza assoluta non più dal quarto scrutinio bensì dal settimo scrutinio. LEGGI TUTTO

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    M5s, da Di Maio a Di Battista: dopo il voto scoppia il tutti contro tutti degli ex sodali

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaL’ex cerchio magico lo attacca, gli eletti lo blindano. All’indomani delle elezioni europee, che hanno fatto registrare un tracollo per il M5s, Giuseppe Conte è alle prese con un Movimento provato e scosso da turbolenze interne. La profonda riflessione annunciata a urne ancora calde, è iniziata con la riunione dei gruppi pentastellati di Camera e Senato e sfocerà in un’assemblea costituente tra settembre e ottobre. In ballo, probabilmente, ci saranno le regole, come quella sul limite dei due mandati, ma anche i temi politici. Qualcuno sogna, addirittura, di cambiare nome e simbolo per inaugurare un nuovo inizio con Conte, ma dal suo entourage frenano: «Non è sicuramente questa la priorità».Gli attacchi alla linea di Conte, da Di Maio a Di BattistaIl leader nei prossimi giorni sarà sui territori per fare campagna elettorale in vista dei ballottaggi. “Siamo carichi, si va avanti. Non siamo chiusi per lutto”, la battuta di chi gli è vicino. Nel caos post-elettorale, interviene l’ex enfant prodige dei 5 stelle, Luigi Di Maio, secondo cui la principale responsabilità di Giuseppe Conte è quella di “aver snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato. Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza”, “senza che nessuno alzasse un dito. Quanto a Grillo, ha 300 mila buoni motivi per restare in silenzio”.Loading…Il garante, Beppe Grillo, benché invocato da più parti, continua a non intervenire nel dibattito politico: sui social parla dei «segreti nascosti che minacciano la pace», nessun accenno alle urne. Quanto all’altro volto noto del Movimento della prima ora, Alessandro Di Battista, dopo aver sentenziato che alla base del crollo nei consensi del partito c’è “un problema politico”, a sua volta se la prende con Di Maio: «E’ uno dei responsabili dello snaturamento del M5S. Fino all’altro ieri gli andava bene tutto quanto perché faceva il ministro». Bordata a cui si aggiunge l’affondo di Casaleggio jr che è arrivato ad invocare le dimissioni del capo dei pentastellati e che spiega che il movimento «ha perso di identità» e con essa le persone che lo votavano. Come lui, che non è andato alle urne «perché non ho trovato sulla scheda qualcosa che volessi votare».Il nodo politico del limite dei due mandatiSe i volti noti del movimento delle origini attaccano il leader, lo zoccolo duro degli eletti in Parlamento lo blinda. Dopo che Conte ha offerto la sua «disponibilità» a farsi da parte, durante l’assemblea dei gruppi (che si è interrotta all’una di notte per proseguire nei prossimi giorni) molti parlamentari gli hanno chiesto di restare: impensabile un suo passo indietro, il refrain nell’assemblea che riprende in serata. La riflessione interna, dunque, è destinata a proseguire e ad affrontare diversi nodi: limite dei mandati, nome e simbolo, alleanze e, chissà, magari anche una ridiscussione dei pilastri politici del Movimento. Un parlamentare, per esempio, durante il primo round della congiunta dei gruppi, avrebbe esortato, dopo tanti anni, a rielaborare alcuni “no” come quello ai termovalorizzatori valutando anche le nuove tecnologie esistenti.Appendino e Raggi i nomi per il cambio al vertice«Non c’è nessun processo a Giuseppe Conte, c’è una riflessione generale che va fatta tutti uniti», esorta l’ex presidente della Camera Roberto Fico. Che – secondo indiscrezioni – in una riorganizzazione ai vertici potrebbe diventare uno dei nuovi vicepresidenti di Conte. Salvo scossoni, per ora la scadenza naturale del mandato dell’’avvocato del popolo’ sarebbe fissata al 2025, poi potrebbe ripresentarsi o cedere il passo ad una nuova leadership. Per il cambio al vertice che ci sarà prima o poi, nel toto nomi, spiccano due donne: Chiara Appendino e Virginia Raggi. Per ora, l’ex sindaca di Torino svicola: «La leadership non è il tema, serve un vero confronto sul futuro». LEGGI TUTTO

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    Sì all’elezione diretta del premier, ma con quale sistema si deciderà più avanti

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaElezione «a suffragio universale e diretto» del premier, che resta al potere per cinque anni grazie a un sistema elettorale che “garantisce” la maggioranza dei seggi in Parlamento e che non può essere rieletto dopo due mandati consecutivi. E, soprattutto, che può essere sostituito solo una volta nella legislatura, e solo se sarà lui stesso a decidere di passare la mano, da un parlamentare che fa parte della coalizione vincitrice delle elezioni. Tradotto: niente più governi tecnici e di larghe intese guidate da personalità non elette dai cittadini (leggasi Mario Monti nel 2011 e Mario Draghi nel 2021). Un ritocco della Costituzione mininal, visto che ad essere del tutto riscritti sono “solo” gli articoli 92 e 94 della Costituzione, ma l’effetto è quello di una vera e propria rivoluzione copernicana nel nostro sistema istituzionale.Via libera senza le opposizioni all’articolo 5 del Ddl Casellati, cuore della riformaCon l’approvazione dell’articolo 5 del Ddl Casellati, quello che introduce appunto l’elezione diretta del premier e il principio del premio di maggioranza, l’Aula del Senato ha approvato nelle scorse ore – con l’assenza dei senatori delle opposizioni usciti dall’Aula per protesta – il cuore della “madre di tutte le riforme”. Il via libera di Palazzo Madama è previsto per il 18 giugno, dopodiché il testo passerà alla Camera. Come tutte le riforme costituzionali, dopo il primo doppio via libera è necessario un secondo sì di entrambe le Camere in seguito ad una pausa di almeno tre mesi. Ma visto che in seconda lettura il testo non è più emendabile, questo primo passo è fondamentale per capire su quale riforma si dovranno esprimere gli italiani con il probabile referendum confermativo.Loading…Il risultato delle europee ha cristallizzato il muro contro muro Meloni-SchleinPerché se c’è un’indicazione uscita dalle urne europee è quella della chiusura, almeno per il momento, della porta per un possibile dialogo bipartisan pur auspicato da molti (dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera ai cosiddetti costituzionalisti bipartisan di LibertàEguale e Magna Carta). Il rafforzamento di Giorgia Meloni da una parte e il successo del Pd guidato da Elly Schlein hanno cristallizzato il muro contro muro. La segretaria dem ha chiarito che finché c’è l’elezione diretta del premier, «che scolvolge gli equilibri istituzionali e svuota i poteri del Presidente della Repubblica», il Pd non è disponibile al dialogo.Elezione diretta del premier ma con quale sistema di voto?Eppure il contributo critico dell’opposizione, magari nell’ottica della riduzione del danno, sarebbe auspicabile per migliorare la riforma. Elezione diretta a parte, la maggiore criticità è che non è chiaro con quale sistema si eleggerà il premier. In Costituzione si fissa solo il principio di «un premio da assegnare su base nazionale che gantisca la maggioranza dei seggi» ma non si stabilisce la soglia necessaria a far scattare il premio. La realtà è che la questione è stata demandata dal governo alla legge elettorale, ordinaria, per la contrarietà storica della Lega al ballottaggio nazionale, che pure è l’unico sistema in grado di garantire una maggioranza sicura nel rispetto dei paletti fissati dalla Consulta. E resta pure da risolvere, per stessa ammissione della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati (Fi) e del relatore Alberto Balbini (Fdi), il nodo del voto degli italiani all’estero: ora è incanalato nella circoscrizione estero che elegge 4 deputati e 8 senatori, ma con l’elezione diretta uno vale uno e quei cinque milioni potrebbero sovvertire qualunque risultato.I nodi della soglia (40 o 50%) e degli italiani all’esteroLa ministra Casellati ha anticipato la possibile soluzione per gli italiani all’estero: la “ponderazione” del loro voto, che in sostanza peserebbe meno di quello dei residenti. Ma per fare questo – è il parere di alcuni costituzionalisti – non basta la legge elettorale ma serve una previsione in Costituzione. Sempre Casellati ha avuto modo poi di prefigurare una soglia del 40% per far scattare il premio, al di sotto della quale scatterebbe il ballottaggio nazionale tra i primi due. Eppure, fa notare il Pd per bocca di Dario Parrini e lo ripete anche Pera, in tutti i Paesi dove c’è l’elezione diretta di una carica monocratica la soglia per il ballottaggio è al 50%. Portare l’asticella più in basso significherebbe costituzionalizzare l’elezione di un premier di minoranza in un periodo storico in cui, per di più, diminisce la partecipazione al voto. LEGGI TUTTO

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    Elezioni Europee: ritardi nello spoglio a Roma, necessario il riconteggio in 78 sezioni

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaIl sistema informatico andato in tilt nella notte del 9 giugno con le operazioni di inserimento dei dati elettorali concentrate alla Fiera di Roma e accumulo di ritardi protratti fino alla sera di lunedì. E in più un’ottantina di verbali “con dati incongruenti” per cui dovrà essere un giudice a riconteggiare i voti. Quella di lunedì 10 giugno è stata una giornata complessa per la macchina elettorale di Roma, alle prese con la registrazione degli esiti delle elezioni europee. Il sindaco Roberto Gualtieri, nel pieno delle polemiche, ha attivato verifiche interne, ha parlato di un “bug del sistema” ma non ha escluso nulla: nè un boicottaggio interno nè un’imperizia. E ha promesso “severità”.Le polemiche sui ritardiL’opposizione di centrodestra, ma anche l’alleato ed ex inquilino del Campidoglio Ignazio Marino di Avs fanno fuoco e fiamme sul Comune: «Non è possibile che la Capitale, unica in Europa, si trovi in questa situazione – ha sbottato l’ex sindaco – Chiedo un intervento forte delle autorità competenti». «Abbiamo delle aziende informatiche, abbiamo dei dipartimenti – ha assicurato l’assessore al Personale Andrea Catarci – Faremo un approfondimento sulla catena delle responsabilità».Loading…Europee, Gualtieri: “Saranno elezioni decisive, invito a partecipare”Escluso per ora hackeraggio, si parla di bug del sistemaPer ora esclusa la mano dell’hacker, piuttosto una defaillance del sistema “nuovo ma già testato”. Cosa è successo? Le operazioni legate al voto si sono concluse ieri sera regolarmente alle 23 del 9 giugno, ha spiegato l’assessore, e si è quindi proceduto a immettere i dati nel sistema digitale, quello che deve trasmetterli al Viminale. Solo che a un certo punto della notte, dopo le prime 800 sezioni su 2.599, «il sistema ha crashato». Si è provato a riavviare, due, tre volte: nessun risultato. Mentre i tecnici lavoravano si è deciso di concentrare le operazioni di inserimento dati alla Fiera di Roma, dove sono state attivate altre 100 postazioni digitali oltre alle 60 già attive, con altrettanti dipendenti al lavoro sui verbali. Nel frattempo, dalle 7 del mattino, lentamente il sistema aveva ricominciato a funzionare. Nel pomeriggio si è portato a termine finalmente l’inserimento dei voti di lista, ma sulle preferenze si è scontato il ritardo accumulato nella notte. In serata si è conclusa la trasmissione dei voti di preferenza.Dati incongruenti in 78 sezioniPer 78 sezioni invece, ha detto ancora Catarci, sono emersi «dati manifestamente incongruenti». Più voti dei votanti, per esempio, o verbali consegnati in bianco. Informazioni che non si possono inserire nel sistema: «Saranno oggetto di riconteggio da parte dell’autorità giudiziaria», cioè sarà un giudice a decidere come conteggiare quelle sezioni. «La presenza di verbali con aspetti di incongruenza, e quindi chiusi a zero, non ha collegamenti con il bug informatico che ha bloccato il sistema nella notte tra domenica e lunedì, e che ha consentito di riprendere i lavori dalla Fiera di Roma» ha aggiunto Catarci. Il sindaco Roberto Gualtieri è comunque furibondo: «Ho disposto verifiche interne e sarò severissimo» ha dichiarato in serata. Qualche testa cadrà. LEGGI TUTTO

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    Schlein alle opposizioni: «Non più tempo di divisioni e veti»

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaA poche ore dal verdetto elettorale, che vede il Pd col vento in poppa al Sud dove è il primo partito trascinato dalla Puglia, la segretaria del Pd Elly Schlein, intervenuta all’assemblea dei gruppi alla Camera, ha mandato un messaggio chiaro alle forze politiche cha fanno opposizione al governo di Giorgia Meloni. «Il Pd – ha ricordato – è il perno indiscusso della costruzione dell’alternativa, sentiamo ancora più forte la responsabilità, vi chiedo di continuare a essere testardamente unitari. Non ce l’ha ordinato il medico, le differenze ci sono ma si possono mettere a valore con un programma condiviso sulle cose che si possono fare insieme. Speriamo che il risultato di questi giorni abbia convinto tutti che non è più tempo di divisioni e di veti, non ne abbiamo fatti e non vogliamo subirne, senza la comunità democratica non c’è alternativa possibile».La segretaria Dem: «Vinto in 10 capoluoghi, 12 al ballottaggio»Nei capoluoghi, ha sottolineato, «abbiamo vinto 10 comuni al primo turno, il centrodestra 6, 12 andranno al ballottaggio. Facciamo un ringraziamento a Pentenero (la candidata Dem che ha perso nella sfida per la guida della regione Piemonte, vinta dal governatore uscente Alberto Cirio, ndr), sapevamo che in Piemonte era una sfida complessa».Loading…«Non siamo caduti nella trappola di Meloni»Giorgia Meloni, ha continuato, «ha cercato di spostarci costantemente dai nostri temi, ma noi non siamo caduti nella sua trappola. Avanti, dunque. Non dobbiamo smettere di stare sul territorio e in mezzo alle persone. Serve una grande riflessione sul fatto che più della metà degli aventi diritto non è andata a votare, un dato allarmante».«Nessuna maggioranza possibile senza socialisti»Schlein ha ricordato che «siamo la prima delegazione del gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici. Questo ci consegna una grande responsabilità. Il nostro obiettivo era evitare una maggioranza di destra-destra e questo lo abbiamo raggiunto, non c’è una maggioranza senza la forza socialista». LEGGI TUTTO

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    ’Ndrangheta, indagati il sindaco di Reggio Calabria Falcomatà (Pd) e il capogruppo FdI alla Regione

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaCi sono anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, del Partito democratico, ed il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale, Giuseppe Neri, tra gli indagati dell’inchiesta dell’operazione “Ducale” che ha portato all’esecuzione di 14 misure cautelari. Tra gli indagati figura inoltre il consigliere comunale di Reggio Calabria Francesco Sera del Pd. L’ipotesi di reato a carico di Falcomatà, Neri e Sera è scambio elettorale politico-mafioso. Per Neri e Sera, la Dda di Reggio aveva chiesto l’arresto ma il Gip non ha accolto la richiesta. Nessuna richiesta, invece, era stata fatta per Falcomatà. L’indagine riguarderebbe presunti illeciti commessi in occasione delle elezioni regionali del 2020 e del 2021 e delle elezioni comunali a Reggio Calabria del 2020. Al centro dell’inchiesta ci sono le attività e i condizionamenti esercitati sulla politica locale dalla cosca Araniti della ’ndrangheta.Elezioni alterateDall’inchiesta è emerso che uno degli arrestati per i quali sono stati disposti i domiciliari, Daniel Barillà, genero di Domenico Araniti, indicato come esponente apicale dell’omonima cosca, avrebbe alterato le operazioni di voto nelle tornate elettorali del 2020, quando si è votato per le elezioni regionali e comunali di Reggio, e del 2021, anno in cui sono state ripetute le consultazioni regionali dopo la morte prematura della presidente Jole Santelli. In particolare, Barillà si sarebbe procurato le schede elettorali di cittadini impossibilitati a recarsi al seggio e, con la complicità di scrutatori compiacenti, gli avrebbe fatto esprimere il voto per Giuseppe Neri e Giuseppe Sera. Un “favore” che, secondo la Dda, avrebbe consentito a Barillà di ottenere da Neri e Sera nomine in enti pubblici come professionista esterno.Loading…Sindaco Reggio Calabria: chiarirò nelle sedi opportune«Questa mattina ho appreso di essere indagato in un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria – dichiara il sindaco di Reggio Calabria Falcomatà – . È una vicenda che, come sempre è accaduto in tutte le situazioni giudiziarie che ho dovuto affrontare in questi anni, chiarirò nelle sedi opportune, pienamente rispettoso dell’attività della magistratura, per la quale nutro piena fiducia». LEGGI TUTTO