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    Duri sui social, allineati in Parlamento: il doppio passo dei partiti su riaperture e vaccini

    I punti chiave4′ di letturaUna campagna vaccinale che prova a decollare, una crisi economica che si somma alle esasperazioni di molti settori stremati da mesi di chiusura, una pandemia che ancora tiene sotto scacco un’intera nazione: le sfide del governo Dragh i, a due mesi dal suo insediamento, sono soprattutto queste. Ma come stanno reagendo (e comunicando) le diverse forze politiche? Un quadro ce lo fornisce FB Bubbles – divisione di FB&Associati, specializzata nell’analisi del dibattito pubblico e nell’elaborazione di strategie e campagne di advocacy – che ha analizzato il dibattito sulle strategie di uscita dalla pandemia con un focus sui temi vaccini, scuole e riaperture. Un quadro distonico tra social e palazzo È il tema delle riaperture ad essere il più dibattuto di questa fase, registrando sui social – nell’ultimo mese – quasi 1 milione di menzioni per un volume complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di interazioni. Da un lato il messaggio univoco e rigoroso che giunge dal premier, Mario Draghi, e dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, che lega le aperture all’andamento della campagna vaccinale e a quello della situazione epidemiologica. Dall’altro il messaggio di chi chiede di riaprire, con Fratelli d’Italia e Lega in testa.Loading…Ma l’analisi di FB Bubbles dice che se nei confronti di Fratelli d’Italia il posizionamento social rispecchia coerenza con l’attività svolta a livello parlamentare – intestandosi il 32% degli atti relativi alle riaperture – stessa cosa non si può dire per la Lega, che a livello parlamentare registra scarsissima attività. Solo il 5% degli atti in materia riguardano esponenti leghisti, in netta contrapposizione con la forte esposizione mediatica e social del leader Matteo Salvini. Un approccio che sembra confermare la tendenza già ravvisata durante la crisi che ha portato alla caduta del Governo Conte II, dove la Lega iniziò a sviluppare una strategia distonica tra comunicazione sociale e azione parlamentare: toni di lotta e battaglia sui canali di comunicazione, verso un atteggiamento più leale e responsabile nelle azioni parlamentari.Un approccio che sembra consolidarsi con il patto di maggioranza siglato con il Premier Draghi. Di diverso registro il modus operandi del Movimento 5 Stelle, meno attivo sui social, ma molto presente in parlamento con il 28% di atti di sindacato presentati in tema riaperture. Significativo anche il dato che riguarda il Pd. Assente nel dibattito social, se non per confermare con responsabilità l’appoggio alla linea del Premier, a livello parlamentare dimostra scarsa attività sul tema riaperture con l’8% sul totale di atti presentati.I temi più dibattuti in AulaCon 15mila menzioni nell’ultimo mese e un volume di engagement pari a oltre 656mila interazioni, la scuola si è guadagnata un posto di riguardo nella discussione tematica. Anche a livello parlamentare il tema è centrale. Numerosi gli atti presentati in merito, in molteplici forme, quali ordini del giorno, Interrogazioni, mozioni e question time, a testimonianza di un forte interesse e impegno sul tema. Il partito più attivo è il Movimento 5 Stelle, seguito da Forza Italia, Lega e Gruppo Misto. Il 10% degli atti riguarda Fratelli d’Italia, unica forza di opposizione. Assente il Pd, nonostante una vicinanza storica al comparto scuola. LEGGI TUTTO

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    Open Arms, Salvini rinviato a giudizio. «Vado a processo a testa alta»

    2′ di letturaIl gup di Palermo Lorenzo Jannelli ha rinviato a giudizio il leader della Lega Matteo Salvini. Il senatore del Carroccio risponde di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito, secondo la Procura illegittimamente, alla nave della Ong catalana Open Arms, con 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa. Per giorni i profughi rimasero davanti alle coste dell’isola. Il processo comincerà il 15 settembre davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Palermo. La Procura di Palermo aveva chiesto il rinvio a giudizio del senatore. In aula per l’ufficio inquirente c’erano il Procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Marzia Sabella e il pm Gery Ferrara.Il leader della Lega: vado a processo a testa altaIn un messaggio sui propri profili social il leader della Lega Matteo Salvini rivendica le ragioni della scelta fatta a suo tempo. «“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre». Il caso Open Arms venne sbloccato dall’intervento della Procura di Agrigento che, dopo avere accertato con un ispezione a bordo le gravi condizioni di disagio fisico e psichico dei profughi trattenuti sull’imbarcazione, ne ordinò lo sbarco a Lampedusa.Loading…Le partiLa difesa di Salvini nel corso dell’arringa ha sostenuto che la decisione del senatore, dettata dall’esigenza di tutelare i confini nazionali e che comunque fosse stata presa dall’intero Governo. Inoltre, secondo l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore del leader della Lega, alla Open Arms era stata offerta la possibilità di attraccare sia a Malta che in Spagna: la Ong avrebbe rifiutato entrambe le opzioni dirigendosi verso Lampedusa. All’udienza preliminare si sono costituite 21 parti civili: oltre a 7 migranti di cui uno minorenne, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps, comandante della nave e Ana Isabel Montes Mier, capo missione Open Arms. LEGGI TUTTO

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    Milano, Beppe Sala presenta la sua lista in vista delle elezioni. Ecco i nomi

    I punti chiave3′ di letturaL’ambizione di Beppe Sala, candidato per il secondo mandato alle amministrative di Milano, è di ottenere da solo un risultato migliore rispetto a quello di cinque anni fa, quando aveva raggiunto con la sua lista l’8%. Nel presentare i nomi a lui legati Sala lo sottolinea: “ho questa ambizione, un risultato ancora migliore”. Non è solo un’ambizione personale evidentemente: sarebbe un modo per lui di potersi smarcare definitivamente dai partiti, con cui sottolinea di avere “spirito di lealtà” ma “senza tessera (con il Pd, ndr)”. Sala fa parte sicuramente del centrosinistra ma con questo secondo mandato vorrebbe soprattutto far valere la sua capacità personale di attrarre voti, di imporre il proprio marchio di uomo a metà strada tra il manager e il politico, dopo aver avuto l’esperienza di sindaco e prima ancora di commissario dell’Expo 2015.I contendentiDi fronte alla possibile candidatura per il centrodestra dell’ex sindaco Gabriele Albertini, Sala dichiara prima di tutto il suo rispetto, ma lancia una frecciata al centrodestra: “Salvini è da giugno che parla di candidature possibili del centrodestra, dice che c’è la fila, ma in realtà i candidati aspiranti fanno fatica a mettere il proprio nome vicino a quello di Salvini”. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, sottolinea di voler far parte di una “lista aperta, con tante anime”. Un modo per aprire al movimento di Grillo e adesso rappresentato anche dall’ex premier Giuseppe Conte. Tuttavia non si esprime in modo netto. “Per ora sentiamo dichiarazioni, ma non ci sono idee chiare, non è il momento di parlarne”.Loading…Leggi ancheL’alleanzaSala lascia tuttavia aperta la strada ad un’alleanza. “Con questa legge elettorale dobbiamo allargare, capisco che il segretario del Pd Letta parli di alleanze”. Da settimana prossima Sala chiederà ad ogni lista che lo sostiene (che potrebbero essere una decina) di esprimere un rappresentate per un tavolo politico. “Dialoghiamo con tutti”. Per una possibile giunta sottolinea inoltre che il limite dei due mandati, che vale per il sindaco, dovrebbe valere anche per gli assessori, “con l’eccezione sempre possibile legata a qualche necessità della città”.La squadra di SalaEcco dunque chi sono tutti gli uomini e le donne di Sala. Dalla sua lista spiccano soprattutto tre caratteristiche: la presenza femminile, la giovane età dei candidati e la capacità di raccogliere persone provenienti da più mondi e più esperienze politiche. Si va infatti dai moderati di Più Europa fino a politici un tempo vicini a Vendola; dai professionisti ai rappresentanti del terzo settore, fino agli assessori già navigati. Sono tutte persone con una storia e un’esperienza di impegno per la città”, sottolinea il sindaco.I nomi sono noti in città. Sala sceglie una donna come capolista: Martina Riva, avvocata di 28 anni, già candidata in Europa con Più Europa e consigliera del Municipio 7 (San Siro).Poi ci sono: Emmanuel Conte, quarantenne consigliere comunale uscente nella lista Sala (passato dalla lista Sinistra per Milano); Roberta Guaineri, assessore uscente allo Sport (e prima Turismo). Sarà lei a guidare la sfida per le Olimpiadi Invernali del 2026; Gabriele Rabaiotti, assessore uscente alla Casa e alle Politiche sociali; Anita Pirovano, consigliera uscente con esperienza decennale a Palazzo Marino (aveva aderito all’allora Sel di Nicky Vendola); Paolo Petracca, presidente delle Acli di Milano; Marzia Pontone, uscente della già esistente lista Sala; Simone Zambelli.Il primo punto del programma è “la città in 15 minuti”: spostamenti facili e tutto ciò che è necessario in ogni quartiere. LEGGI TUTTO

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    Roma, il paradosso del centro-sinistra: se Raggi batte il Pd poi perde al secondo turno

    I punti chiave3′ di letturaLe prossime elezioni comunali a Roma potrebbero nascondere un paradosso. È quello che emerge dai dati del sondaggio Winpoll-IlSole24Ore. In questo momento i candidati che potrebbero presentarsi alle elezioni sono quattro, anche se i loro nomi non sono tutti noti: Raggi, Calenda, un candidato del Pd, un candidato del centro-destra. In queste condizioni, e chiunque siano i candidati ancora ignoti, si può dire con certezza che nessuno vincerà al primo turno. Il sindaco di Roma verrà eletto al ballottaggio. Ma lì bisogna arrivarci e i posti a disposizione sono solo due. Ed è qui che si nasconde il paradosso.Secondo turno: per il centro-sinistra è rischio lotteriaIn un contesto quadripolare come quello che potrebbe prospettarsi, con quattro candidati relativamente forti, occorre poter contare su una base di sostegno intorno al 25% per sperare di arrivare al ballottaggio. Stando così le cose, nel centro-sinistra il passaggio al secondo turno sarebbe una sorta di lotteria. Il biglietto vincente potrebbe andare a uno qualunque dei tre candidati in corsa – la sindaca uscente, il candidato del Pd e Calenda – che oggi sono più o meno sullo stesso piano. Solo uno di loro potrebbe andare al secondo turno, visto che è impensabile che, chiunque sia il candidato unico del centro-destra, non ottenga uno dei due posti disponibili al ballottaggio. Tra Raggi, Calenda e il mister x del Pd chi sarebbe il fortunato vincitore della lotteria?Loading…PROPENSIONE AL VOTO PER PARTITOLoading…IL DIAGRAMMA DI VENNCome si sovrappongono gli elettorati dei diversi candidati. (Fonte: cise.luiss.it )Zingaretti il candidato con più possibilità a sinistraSe il candidato del Pd fosse Zingaretti è probabile che il biglietto vincente lo peschi lui. I nostri dati dicono che è quello messo meglio. Ma il punto è che la cosa non è del tutto sicura. Sia la Raggi che Calenda possono contare su un consenso non lontano dal 25%. Anche la Raggi, nonostante che solo il 30% degli intervistati pensi che abbia governato bene e solo il 28% ne ha fiducia. Ma anche un dato così basso che certamente non basta per vincere è pur sempre una base per puntare al ballottaggio. Per questo il passaggio al secondo turno sarebbe una lotteria. E la lotteria potrebbe trasformarsi nel paradosso. Questo perché, se fosse la Raggi a pescare il biglietto vincente, i nostri dati mostrano che sarebbe destinata a perdere mentre Zingaretti e Calenda avrebbero migliori possibilità di vincere.LA SFIDA DEL SECONDO TURNO“Committente: Il Sole 24 Ore; realizzatore: Winpoll; interviste (12-14 aprile 2021): 808 cati, 192 cawi completate, 5.361 rifiuti; popolazione romana dai 18 anni in su, segmentata per sesso, età, titolo di studio, proporzionalmente alla popolazione romana. Campionamento: ponderato per genere, fasce di età, ed intenzioni di voto alle ultime europee. Margine di errore con intervallo di confidenza al 99%: 2,4%”. (Fonte: Sondaggio Winpoll-Il Sole 24 Ore)L’esito delle elezioni in quattro scenariPer esplorare questo punto abbiamo testato quattro ipotetici ballottaggi. In assenza di un candidato certo del centro-destra, cui opporre i diversi candidati del centro-sinistra, abbiamo scelto quello che appare come il candidato potenzialmente più forte anche se per ora si è tirato fuori dalla corsa, e cioè Bertolaso. L’assunzione che facciamo è che se i candidati del centro-sinistra fossero in grado di sconfiggere Bertolaso potrebbero vincere ancora più facilmente contro candidati meno conosciuti e meno forti di lui, per esempio Rampelli o Abodi. Il risultato delle quattro sfide mostra che Calenda e Zingaretti sono i due candidati più forti del centro-sinistra, e potenzialmente vincenti, mentre Gualtieri potrebbe non vincere. Di certo non vincerebbe la Raggi. D’Altronde, non sorprende che un sindaco uscente che raccoglie un giudizio così sfavorevole sul suo operato sia un candidato vulnerabile.Calenda troppo lontano dagli elettori del M5sIn sintesi, sia Zingaretti che Calenda sono candidati competitivi. Il primo più del secondo. Il diagramma di Venn ci dice che l’appeal di Zingaretti è più trasversale di quello di Calenda. È gradito anche agli elettori del M5s mentre, come si vede nel diagramma l’elettorato potenziale della Raggi e quello di Calenda non si sovrappongono affatto, e si capisce il perché. Il leader di Azione in compenso ha più appeal tra gli elettori di centro-destra. Però il minor sostegno che riceverebbe da parte dei Cinque Stelle al ballottaggio rende la sua elezione più incerta di fronte ad un candidato forte del centro-destra. LEGGI TUTTO

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    La Lega a Draghi: riaperture con numeri da zona gialla. Il premier: serve unità, non farsi dispetti

    I punti chiave3′ di letturaLa Lega insiste per avviare le riaperture il prima possibile. Una posizione ribadita nell’incontro della delegazione del partito con Mario Draghi a Palazzo Chigi alla quale non ha partecipato il capo del partito Matteo Salvini per impegni familiari. «Per noi – ha detto al termine della riunione il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – il miglior ristoro è cominciare con delle graduali riaperture che non vuol dire liberi tutti. Ispiriamoci innanzitutto a un principio di ragionevolezza e di buon senso e poi facciamo riferimento al fatto che nel decreto è previsto che se i dati lo permettono si possa riaprire. Se i dati sono da zona gialla in alcune Regioni non capiamo perché non si possano allentare un po’ le restrizioni. Quando queste durano a lungo la gente rischia di ignorarle».Draghi: unità, non dispettiDa parte sua il presidente del Consiglio che con M5s e Lega ha avviato gli incontri con tutti i gruppi parlamentari sul Recovery plan in vista del varo del piano da 191 miliardi da inviare a Bruxelles entro il 30 ottobre, avrebbe ribadito che quello da lui guidato è un governo di unità nazionale e al Carroccio ha chiesto unità: non bisogna farsi dispetti e alimentare polemiche, è la sollecitazione arrivata dall’ex capo della Bce. La versione finale del testo, che dovrebbe essere in Consiglio dei ministri la prossima settimana, verrà illustrata dal presidente del Consiglio alle Camere il 26 e 27 aprile.Loading…Leggi anche«Non vogliamo la testa di Speranza ma cambi politica»Nell’incontro al quale hanno partecipato il capo delegazione al governo Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario al Mef Claudio Durigon e il responsabile del Dipartimento Economia del partito Alberto Bagnai non si sarebbe parlato degli attacchi a Roberto Speranza. Contro il ministro della Salute, Fratelli d’Italia ha presentato una mozione di sfiducia. Una mozione che, ha detto Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, «andrebbe letta: esprimerci prima è prematuro. Non vogliamo la testa di Speranza ma visto che il governo ha forze diverse vorremmo che cambiasse anche la politica di Speranza».Letta: mozione sfiducia a Speranza è una vergogna L’inizitiva del partito di Giorgia Meloni è stata duramente criticata dal segretrario del Pd Enrico Letta: «Oggi il ministro Speranza viene messo alla gogna, è incredibile, una vergogna» ha detto l’ex presidente del Consiglio a Piazzapulita su La 7. Secondo Letta «Speranza sta tenendo duro sulla richiesta di aperture sconsiderate senza spiegare il perché. Le riaperture possono avvenire ma in sicurezza».Recovery: dalla Lega nessuna delega in biancoSul Recovery riteniamo che la delega al governo non sia in bianco: capiamo che i tempi siano stretti ma vogliamo dare indicazioni, anche sulle proposte raccolte dalle regioni”. Lo dice il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, dopo l’incontro con Draghi. “Sul Recovery sono tantissime le proposte, come su transizione ecologica e automotive”, aggiunge. “Chiediamo investimenti ma anche di cambiare le regole, rivedere – ma non cancellare – il codice degli appalti, adeguarci alla normativa europea, con un intervento rapido senza leggi delega o i tempi sono troppo lunghi”, dice il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. LEGGI TUTTO

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    Vitalizi, dopo l’ok al ricorso di Formigoni assegno confermato anche per Del Turco. M5s contrario

    I punti chiave3′ di letturaNessun accordo in Consiglio di presidenza del Senato sul caso del Turco. Ma il Cdp, dopo quasi due ore di discussione, ha preso atto che la decisione della Commissione Contenziosa di palazzo Madama, che ieri ha dato via libera al ricorso di Formigoni, è esecutiva “erga omnes”. Si tratta di una sentenza che annulla la delibera Grasso-Boldrini del 2015 sullo stop al trattamento previdenziale ai parlamentari condannati. A quanto si apprende, il taglio del vitalizio per Ottaviano Del Turco, l’ex leader del Psi gravemente malato, per ora non sarà perciò operativo, in virtù di quanto già stabilito per Formigoni. Contrari alla decisione i parlamentari del M5S, che hanno fatto sapere che chiederanno di impugnare la sentenza della Commissione Contenziosa, perché apre la strada all’annullamento di tutte le delibere del Senato, legate alla Grasso-Boldrini.Il caso Del TurcoL’Ufficio di presidenza del Senato aveva revocato lo scorso anno il vitalizio all’ex ministro e presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco a causa della condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi pronunciata dalla Corte di Cassazione nell’ottobre 2018 per «induzione indebita» a proposito delle vicende della Sanitopoli abruzzese che culminarono con il suo arresto nel luglio del 2008. La condanna della Cassazione aveva confermato la sentenza della Corte d’Appello di Perugia del 2017 nel processo d’appello-bis. Del Turco era invece stato prosciolto dalle accuse di associazione per delinquere, corruzione e falso.Loading…M5s sulle barricate«I casi Formigoni e Del Turco sono entrambi collegati a scandali sanitari, al di là della sentenza della Contenziosa, è importante che politica dia un segnale su questo, mi pare un momento in cui il tema della sanità meriti rispetto e attenzione, anche partendo da queste vicende» ha attaccato la senatrice del M5S, Laura Bottici, al termine del Consiglio di presidenza di Palazzo Madama. «Come Cinque Stelle – ha spiegato – sulla sentenza abbiamo chiesto al Senato di appellarsi, di ricorrere al Consiglio di Garanzia, chiedendo la sospensiva, non vorrei che partissero i rimborsi, una cosa che potrebbe mettere a rischio il bilancio del Senato stesso».«Fondato» il ricorso di FormigoniVale per ora il precedente di Formigoni. Il suo ricorso è stato giudicato «fondato» dalla Commissione Contenziosa del Senato. L’organismo presieduto dall’ex sottosegretario alla Giustizia, l’azzurro Giacomo Caliendo, ha annullato infatti la cosiddetta delibera Grasso del 2015 che prevede la sospensione della pensione per i parlamentari in seguito a condanne definitive. Tra le norme citate «la Commissione – si legge nelle motivazioni depositate – deve richiamare l’attuale vigenza dell’articolo 18-bis, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, (relativo al c.d. Reddito di Cittadinanza), che ha previsto la sospensione dei trattamenti previdenziali solo e unicamente per i soggetti condannati a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per i gravi reati» gravissimi come terrorismo e associazione di stampo mafioso.Inoltre, la normativa del 2019 prevede anche la sospensione dei trattamenti previdenziali ai soggetti «condannati definitivamente a pena detentiva per ogni altro delitto per il quale sia stata erogata, in via definitiva, una pena non inferiore ai due anni di reclusione, ma solo nel caso in cui si siano volontariamente sottratti all’esecuzione della pena». Non è il caso di Formigoni che sconta ai domiciliari la sua pena definitiva di 5 anni e 10 mesi per corruzione nel processo Maugeri-San Raffaele. Non solo. La commissione ricorda nelle motivazioni che il trattamento post mandato dei parlamentari «ha carattere previdenziale», tanto più dopo l’introduzione del «calcolo interamente contributivo» LEGGI TUTTO

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    Senato, ok alla cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Liliana Segre in Aula: qui per un innocente in prigione

    2′ di letturaVia libera bipartisan dall’Aula del Senato all’ordine del giorno per conferire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente 29enne dell’Università di Bologna agli arresti dal 7 febbraio del 2020 in Egitto. L’odg è stato approvato con 208 sì, nessun contrario e 33 astenuti. Tra gli astenuti i senatori di FdI.Segre: ci sarò sempre per parlare di libertàA chiedere il conferimento della cittadinanza a Patrick Zaki è stata anche la senatrice a vita Liliana Segre, che si è presentata nell’Aula del Senato per sostenere l’ordine del giorno. «C’è qualcosa nella storia di Patrick Zaki che prende in modo particolare – ha sottolineato Segre – ed è ricordare quando un innocente è in prigione. Questo l’ho provato anch’io e sarò sempre presente, almeno spiritualmente quando si parla di libertà». «Ricordo – ha aggiunto – cosa sono i giorni passati dentro la cella, quando non si sa se preferire la porta chiusa o che si apra e qualcuno entri e ti faccia o ti dica qualcosa che ti possa far soffrire ancora di più».Loading…Il testo della mozioneLa mozione sulla cittadinanza è stata presentata dal senatore Francesco Verducci del Partito democratico. Nel testo approvato si chiede anche al governo di sollecitare le autorità egiziane per la liberazione dello studente; di monitorare le udienze processuali e le condizioni di detenzione; di attivarsi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove persistono violazioni e a portare iniziative al G7 con particolare riguardo a casi di repressione di attivisti politici. Una petizione popolare a favore della cittadinanza italiana a Patrick Zaki su Change.org ha superato le 200mila firme.Amnesty: scarcerazione sia priorità anche per Governo«L’approvazione della mozione è un atto importante, che dimostra come la vicenda dello studente egiziano dell’università di Bologna che ha superato i 14 mesi di detenzione sia una priorità che il Parlamento italiano intende affrontare» commenta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sottolineando però «l’incoerenza di un governo che prosegue senza soluzione di continuità i propri rapporti con un governo repressivo com’è quello del presidente al-Sisi». LEGGI TUTTO

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    Bettini lancia la sua Agorà, think tank di sinistra distante da Letta

    I punti chiaveContro la vocazione maggioritaria cara a LettaBettini e il Pd come gamba di sinistra dell’alleanza con il M5SL’agenda del Conte 2 e l’agenda Draghi3′ di letturaClasse 1952, titolo di studio diploma di liceo scientifico, professione funzionario di partito. Il partito è il vecchio Pci, Pds, Ds e poi faticosamente Pd. E lui, Goffredo Bettini, è da lustri l’indiscusso dominus del “partito” a Roma. Creatore o co-creatore delle storiche candidature di Francesco Rutelli e Walter Veltroni nella Capitale, è stato il principale consigliere politico di Nicola Zingaretti durante la sua segreteria: lo ha candidato più volte a fare il ministro del governo Conte e ora lo candida a fare il sindaco di Roma nonostante i molteplici – fin qui – dinieghi dell’interessato, che si dice pago del suo lavoro di presidente della Regione Lazio in prima fila nella lotta contro il Covid e nella campagna di vaccinazione di massa.Contro la vocazione maggioritaria cara a LettaVicino a Massimo D’Alema (e val la pena qui ricordare che l’ex premier diessino non ha mai creduto troppo al progetto di unire le varie culture riformiste nel Pd, definito a suo tempo “un amalgama mal riuscito”), ora Bettini è il principale ispiratore della corrente di sinistra del partito che proprio in queste ore si raccoglie ufficialmente nel think tank “Agorà”. Con l’obiettivo di tornare a parlare agli ultimi, ai lavoratori, agli esclusi, al “popolo” genericamente inteso rinunciando – è il sottinteso – a rappresentare tutte le categorie produttive e sociali e lasciando ad altri, agli alleati, l’occupazione dell’area moderata e di centro della politica: esattamente l’opposto della vocazione maggioritaria del Pd che il neo segretario Enrico Letta vuole resuscitare anche grazie alla riforma della legge elettorale in senso fortemente maggioritario (il vecchio Mattarellum, ad esempio, con il corpo a corpo frontale nei collegi uninominali).Loading…Bettini e il Pd come gamba di sinistra dell’alleanza con il M5sNei mesi scorsi Bettini aveva investito addirittura l’arcinemico Matteo Renzi del compito di rappresentare, da alleato del Pd, il centro politico. Poi è andata come è andata, con la caduta del governo giallorosso e la nascita della grande coalizione che sostiene Mario Draghi, e ora questo compito è assegnato nella visione bettiniana a Giuseppe Conte e al suo progetto di M5s 2.0, Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista permettendo. La fascinazione contiana è anzi così forte che Bettini è la prima delle “vedove di Conte” quando sostiene – la notizia è di poche ore fa – che il Conte 2 è caduto per una sorta di complotto internazionale: «È caduto per una convergenza di interessi nazionali e internazionali che non lo ritenevano sufficientemente disponibile ad assecondarli e dunque, per loro, inaffidabile». Parole che sono risuonate quantomeno stridule sia a Palazzo Chigi – il sottinteso è che Draghi è stato messo lì perché più accondiscendente rispetto ai non meglio specificati “interessi” nazionali e internazionali – sia a Largo del Nazareno.L’agenda del Conte 2 e l’agenda DraghiGià, perché Letta ha fatto dell’agenda Draghi l’agenda del Pd e, nonostante il noto giudizio su Renzi, pensa che il Conte 2 sia caduto semplicemente perché non aveva più i numeri in Parlamento. Quindi per motivi politici e non per fantasiosi complotti. Ricapitolando: Letta ha preso il timone del Pd dichiarando guerra alle correnti (non a caso vuole usare lo strumento del referendum tra gli iscritti sui temi politici previsto dallo statuto e fin qui mai usato) e Bettini inaugura una nuova corrente; Letta fa sua l’agenda Draghi e Bettini innalza la nostalgia del Conte 2 a paradigma politico; Letta vuole restituire al Pd la sua vocazione maggioritaria, ossia l’ambizione di parlare a tutto il Paese e non solo ad alcune categorie economiche e sociali, e Bettini immagina una divisione dei ruoli tra un Pd tutto spostato a sinistra e un M5s 2.0 neo centrista.Il segretario dem derubrica e fa buon viso a cattivo giocoCome si vede le distanze sono enormi, e Letta per di più non si fida della filiera bettinian-dalemiana che occupa il partito romano. Eppure il segretario dem il 29 aprile sarà ospite di Bettini in un confronto organizzato dalla neo corrente Agorà con Conte. Nessun timore, si fa sapere da Largo del Nazareno: il «rispetto» per Conte non è in alcun modo ostativo al «solido sostegno» a Draghi. Un democristianicissimo Letta fa dunque buon viso a cattivo gioco e va avanti per la sua strada: del M5s e di Conte il Pd ha bisogno per non perdere la sfida delle prossime comunali di ottobre, il resto si vedrà. Di certo per il segretario dem Conte non è il punto di riferimento dei progressisti e il federatore del campo del centrosinistra come solo qualche settimana fa sosteneva lo stesso Zingaretti, ispirato appunto da Bettini: quel punto di riferimento c’è già ed è il Pd, e il federatore è Letta stesso. LEGGI TUTTO