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    Comuni, coalizioni divise. Duello Lega-Fdi, forfait M5s

    I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaNel giorno del deposito delle liste elettorali (ieri, 14 maggio, in tutta Italia, il 18 in Sicilia) i numeri dicono che su 26 Comuni capoluoghi di provincia che il 12 giugno andranno al voto il centrodestra si presenta unito in 20, mentre il cosiddetto campo progressista – la coalizione imperniata sull’asse Pd-M5s – in 18. Ma i numeri non dicono tutto. Nonostante si tenti di minimizzare le divisioni «in soli 4 o 5 Comuni», è evidente che per il centrodestra questa tornata elettorale è anche una resa dei conti interna.La competizione tra Fdi e LegaLa competizione tra Fdi e la Lega in primis: Giorgia Meloni è pronta alla corsa in solitaria con suoi candidati a Catanzaro, come a Parma e Viterbo. Ma c’è da segnalare anche lo smarcamento di Forza Italia in una città importante come Verona, dove gli azzurri hanno deciso di sostenere l’ex sindaco ed ex leghista Flavio Tosi assieme ai renziani di Iv contro il primo cittadino uscente, Federico Sboarina, appoggiato da Fratelli d’Italia e Lega. Una guerra tutta interna al centrodestra che potrebbe favorire il candidato di Pd, M5s e partiti della sinistra, Damiano Tommasi. Situazione analoga a Parma e a Viterbo. Nella cittadina laziale il centrodestra si è frantumato, con il sindaco uscente Giovanni Arena che sostiene ora la candidata Pd Alessandra Troncarelli, mentre Fi e la Lega hanno indicato Claudio Ubertini e Fdi scommette sulla civica Laura Allegrini.Loading…La situazione (caotica) in SiciliaAnche l’accordo raggiunto faticosamente a Palermo, dove il centrodestra sostiene unito l’ex rettore ed ex assessore regionale Roberto Lagalla contro il candidato comune di Pd e M5s Franco Miceli, presidente dell’ordine degli architetti, non risolve i problemi tra gli alleati sull’isola: resta latente la questione della guida della Regione, con Lega e Forza Italia che non vogliono la conferma del governatore uscente, il meloniano Nello Musumeci. Un caos, quello siciliano, che si riflette anche sull’altro fronte, dove i centristi a Palermo vanno in ordine sparso: se Carlo Calenda con la sua Azione appoggia l’ex orlandiano Fabrizio Ferrandelli, i renziani di Iv hanno deciso invece di non sostenere ufficialmente Lagalla ma di permettere ad alcuni dei loro esponenti locali di candidarsi nella lista civica dell’aspirante sindaco di centrodestra.Il “campo largo” progressistaSull’altro fronte il risultato di 18 accordi tra Pd e M5s su 26 è tutto sommato un buon viatico per il costituendo “campo largo” in vista delle prossime politiche, nonostante le divisioni a livello nazionale sulla guerra in Ucraina e il termovalorizzatore di Roma, visto che l’alleanza cinque anni fa non esisteva. Il problema è semmai l’evaporazione del M5s sul territorio: l’ultimo caso, clamoroso, è quello di Parma, dove i 5 stelle hanno rinunciato a presentare il simbolo mentre il Pd appoggia il candidato pizzarottiano Michele Guerra. Se si allarga lo sguardo oltre Parma il quadro resta desolante: in Sicilia, storico granaio di voti per il movimento, i 5 Stelle presentano la lista in coalizione con il Pd solo in 3 Comuni su 120 (Palermo, Messina e Scordia in provincia di Catania). Per il resto è tutto un proliferare di candidati nelle liste civiche in appoggio ai candidati sindaci del Pd, come nelle venete Padova e Verona. Da soli contro tutti i 5 Stelle si presentano solo in poche realtà come Cuneo, Lucca e Piacenza (qui si tenterà un esperimento di sinistra radicale, con il M5s assieme a Sinistra italiana e Verdi in competizione con il Pd). Per il resto il M5s è in coalizione con il Pd, ma mai con un candidato proprio.Gli altri capoluoghi di regione al votoOltre a Palermo, sono altri tre i capoluoghi di regione che avranno i riflettori puntati il giorno dopo la chiusura delle urne: Genova, L’Aquila e Catanzaro. Nel capoluogo ligure il centrodestra è compatto nel sostenere la ricandidatura del sindaco Marco Bucci, appoggiato anche dai renziani di Italia Viva con candidati civici. A sfidarlo è Ariel Dello Strologo, avvocato e presidente della comunità ebraica della città, sostenuto da Pd, M5s e sinistra. Anche all’Aquila il centrodestra è unito dietro l’uscente Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia; contro di lui è scesa in campo la dem Stefania Pezzopane, che sarà appoggiata sia dal M5S, ma senza simbolo, sia da Iv. Più frastagliata la situazione nel quarto capoluogo, Catanzaro: mentre una coalizione larga di centrosinistra che va dal Pd a De Magistris ai 5 Stelle a Leu è in campo con la candidatura di Nicola Fiorita, il centrodestra si presenta spaccato: in campo il centrista Valerio Donato, appoggiato da Lega e FI (e anche dai renziani di Italia Viva), mentre Fdi schiera Wanda Ferro. LEGGI TUTTO

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    Armi a Kiev, terzo decreto del governo. Lista segreta, scontro sui mezzi pesanti

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaIl terzo decreto di forniture militari all’Ucraina decolla. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, firmato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, insieme ai titolari di Economia ed Esteri, Daniele Franco e Luigi Di Maio. La lista dei materiali in partenza per Kiev, voce per voce, è in dirittura d’arrivo. Segreta come le precedenti, sarà illustrata lunedì da Guerini al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). Al comitato le riunioni sono altrettanto segrete per legge.Un punto politico decisivo divide tuttora la maggioranza. È l’invio di armi considerate «offensive» a differenza di quelle definite invece «difensive». Distinzione quasi surreale, certo. Ma, in concreto, l’ipotesi di mandare alle forze armate ucraini gli obici 155/39 FH-70, in dotazione all’Esercito, può infiammare lo scontro già teso nella maggioranza.Loading…M5S e Lega contrari ad armi più pesanti, gli altri partiti cautiIl dibattito finora ha visto M5S in prima linea, e poi Lega contrari alle armi più pesanti. Gli altri partiti non si sono finora opposti ma restano cauti. La lista del terzo decreto, insomma, è materia scottante. Lorenzo Guerini, nella recente audizione alle commissioni Difesa di Camera e Senato, ha parlato dell’invio già fatto nelle precedenti due volte. «Riguarda sistemi controcarro, sistemi di difesa aerea a cortissimo raggio, mortai, munizionamento di artiglieria, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale e kit di sopravvivenza». Indiscussa fede atlantica ma altrettanto senso politico, il ministro della Difesa ha poi sottolineato come il rifornimento di armi all’Ucraina «non può essere disgiunto dal lavoro e dallo sforzo che stiamo facendo insieme agli altri Stati europei, uno sforzo diplomatico per il cessate il fuoco e per avviare i negoziati».Una lista di forniture militari con mezzi più combattiviLa posizione di Guerini coincide con la linea ormai assunta dal presidente del Consiglio Mario Draghi. La lista delle forniture militari, in fase di chiusura, non è dunque identica alle precedenti. Alcuni materiali si sono esauriti. Altri sono stati integrati. Ma, soprattutto, sono in ballo mezzi più combattivi e reattivi disponibili nel nostro parco della Difesa. Ci sono, per esempio, gli M113, veicolo cingolato da trasporto truppe, progettazione anni ’50 del secolo scorso, non proprio modelli ultima versione. Sono spuntati i Lince Vtlm (veicolo tattico leggero multiruolo), già attivo in Libano, Afghanistan e Somalia.Più a rischio sul piano politico, così come gli obici FH-70, forse ancora di più, sono i Leopard, carri armati a tutti gli effetti, costruzione metà anni ’60 del secolo scorso. In Parlamento i Leopard hanno in discussione un programma di ammodernamento. Per la «prontezza operativa» potrebbero avere una revisione rapida in Germania fatta dall’industria Rheinmetall, un colosso del settore. LEGGI TUTTO

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    I giovani hanno paura che la guerra arrivi in Europa. E vogliono più spese militari

    I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaAumenta progressivamente il timore tra i giovani d’Europa che – mentre la guerra continua a imperversare in Ucraina – il conflitto possa diffondersi ulteriormente nel continente nei prossimi cinque anni. Un sondaggio che ha intervistato 7.367 giovani europei di età compresa tra 18 e 38 anni sono stati intervistati tra Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Romania dice che oltre due terzi di questi giovani ha timore per la guerra, mentre oltre il 60% degli intervistati in tutti i paesi pensa che i paesi Ue dovrebbero aumentare le spese militari. I risultati del sondaggio sono contenuti in un rapporto intitolato Builders of Progress: Europe’s NextGen “The Ukraine War Through the Eyes of Youth”, redatto da ThinkYoung e Foundation for european progressive studies (Feps).Il 50% a favore della creazione di un esercito europeoIn questo quadro emerge anche che circa il 50% supporta la creazione di un esercito europeo. Mentre la maggior parte degli intervistati è contraria ad un intervento militare in Ucraina, esiste una significativa minoranza (44%) che vedrebbe con favore un intervento, anche in caso di un maggiore rischio di un conflitto nucleare con la Russia. Mentre i leader europei continuano a discutere di ulteriori sanzioni ed un potenziale embargo alle importazioni energetiche dalla Russia, oltre il tre quarti degli intervistati si dice a favore di un regime di forti sanzioni contro Mosca, mentre due terzi vorrebbe una più rapida transizione verso le energie rinnovabili in modo da ridurre la dipendenza energetica da paesi extra europei. In Italia questa percentuale è del 70%.Loading…Esercito europeo, giovani italiani contrariUna maggioranza di giovani italiani (54%) è favorevole a conferire maggiori poteri all’Ue per quanto riguarda la politica estera, ma sono più cauti rispetto ai loro coetanei di altri paesi riguardo alla creazione di un esercito europeo, con la maggioranza degli intervistati che si dichiara contraria. I giovani italiani considerano la lotta alla povertà e la protezione dell’ambiente come tematiche prioritarie per l’Ue. Altri risultati del rapporto includono: Il 78% dei giovani italiani ritiene che l’Italia dovrebbe accogliere migliaia di rifugiati ucraini; Il 74.5% vorrebbe un aumento degli aiuti finanziari destinati a supportare l’ingresso e la permanenza dei rifugiati ucraini in Europa. Infine il 70% dei giovani italiani è a favore di una riduzione dell’uso di combustibili fossili nell’Ue. Il rafforzamento della protezione ambientale risulta la seconda priorità per i giovani italiani, dopo la lotta alla povertà e le diseguaglianze economiche.Andor (Feps): giovani pronti ad accogliere i rifugiatiCommenta László Andor, segretario generale della Foundation of European Progressives Studies, think tank della famiglia politica europea dei progressisti: «Mentre la resistenza ucraina all’invasione russa continua e l’esito della guerra rimane incerto, le vite di milioni di ucraini sono state scosse in modo permanente. Il nostro rapporto esplora le opinioni di giovani cittadini europei che non hanno vissuto la guerra in modo diretto, rivelando il forte timore che il conflitto potrebbe diffondersi nel resto d’Europa. Il rapporto mostra anche che i giovani europei vogliono che l’Ue fornisca un significativo aiuto umanitario e militare all’Ucraina e che una larga parte della popolazione giovanile europea è pronta ad accogliere e a supportare i rifugiati provenienti dalla regione del conflitto».Gerosa (ThinkYoung): giovani vogliono una Ue più forte Andrea Gerosa, Fondatore di ThinkYoung – primo think tank con un focus sui giovani e le loro tematiche, fondato nel 2009 con uffici a Bruxelles, Ginevra, Nairobi e Hong Kong che ha raggiunto oltre 800mila giovani attraverso le sue ricerche e le sue iniziative – ha aggiunto: «La guerra in Ucraina è una tragedia di immense proporzioni. Il nostro rapporto rivela che i giovani sono sensibili alla minaccia che questa guerra rappresenta per i loro valori, e mostra le loro aspettative per una risposta adeguata da parte dei loro governi. Vogliono una Ue in grado di giocare un ruolo più forte sul panorama mondiale. Speriamo che i leader europei prendano l’iniziativa e raggiungano dei risultati in linea con le ambizioni dei giovani europei». LEGGI TUTTO

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    Comunali: Taranto, sfida tra campo largo del centrosinistra e laboratorio del centrodestra

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaIl Pd e il centro sinistra, insieme a Cinque Stelle e Verdi, provano a rafforzare il campo largo di cui più volte Enrico Letta, segretario Dem, ha parlato negli ultimi mesi. Il centrodestra (con la Lega che debutta col nome “Prima l’Italia”) si allea con varie espressioni civiche, apre ad esponenti che vengono dalla sinistra (il candidato sindaco è stato, negli anni scorsi, segretario Pd e nel 2020 si è candidato alle regionali Puglia nel centrosinistra con Michele Emiliano) e prova a costruire quello che ritiene un laboratorio da esportare altrove.È il senso delle elezioni comunali di Taranto, una delle grandi città del Sud, insieme a Palermo, Messina e Catanzaro, chiamata al voto del 12 giugno. Quattro candidati sindaco, centrosinistra e centrodestra raggruppati in due grandi contenitori, rispettivamente “Ecosistema Taranto” e “Grande Alleanza per Taranto”, 27 liste, nel complesso, ai nastri di partenza. I candidati sindaco sono Rinaldo Melucci, del Pd, sindaco uscente per il centrosinistra; Walter Musillo, ex segretario del Pd anni addietro e ora di area civica per la coalizione che unisce centrodestra (FI, FdI e Lega) e civici di varia estrazione; Massimo Battista, consigliere comunale uscente, e Luigi Abbate, a capo di altri schieramenti. Rispetto alle comunali di giugno 2017, c’é una forte riduzione sia di liste che di candidati sindaco.Loading…Il centrosinistra per Melucci è stato il primo a presentare tutte le liste, 11. Si tratta di: Partito democratico provinciale, Movimento 5 Stelle, Più CentroSinistra Taranto Emiliano, Partito socialista italian e Partito repubblicano italiano, Europa Verde-Verdi Taranto, CON Taranto, Taranto Crea, Taranto 2030, Taranto Popolare, Taranto Mediterranea e Autonomi e Partite Iva-Eugenio Filograna. Quest’ultimo si era candidato a sindaco per il suo movimento ma nei giorni scorsi ha ritirato la sua candidatura convergendo con una lista su Melucci. Dopo Napoli col sindaco Gaetano Manfredi, Taranto è la seconda città del Sud dove Pd e M5S sono alleati già in prima battuta.Il centrodestra e i civici per Musillo si presentano invece con 10 liste: Patto Popolare, AT6, Patto per Taranto, Movimento sportivo, Insieme, Taranto Davvero, Noi con l’Italia, Prima l’Italia, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Tre liste anche per Battista: Una città per cambiare, Taranto città normale e periferie al centro. Tre, infine, per Abbate. I consiglieri comunali da eleggere sono 32. Alcune liste, però, hanno presentato un numero inferiore di candidati.A Taranto il Consiglio è decaduto da metà novembre perché 17 consiglieri su 32 hanno presentato dimissioni anticipate. Attualmente in Municipio c’é un commissario, il prefetto Vincenzo Cardellicchio. Tra i 17 dimissionari, oltre ai consiglieri di opposizione, diversi esponenti della maggioranza di centrosinistra che sostenevano Melucci, presenti anche in giunta, e che poi si sono uniti in blocco col centrodestra. LEGGI TUTTO

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    Natalità, le proposte: dalla revisione dell’Isee all’Iva agevolata sui prodotti dell’infanzia

    I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaRivedere l’Isee ai fini dell’assegno unico. Enrico Letta agli Stati generali della natalità lancia l’idea per un’inversione di rotta su quella che ormai è questione cruciale per il futuro del Paese. «Credo che se facciamo questo intervento, se ci mettiamo di impegno, lo facciamo per bene. È un’operazione che oggi ha uno squilibrio. Se ci proviamo, dobbiamo farlo soprattutto affinché questa legislatura, che è stata così importante per la famiglia e i figli, non finisca con l’idea che è solo un’idea piccola. Invece no, è una cosa importante che ci mette alla pari degli altri Paesi europei». I numeri forniti nella due giorni di confronto sono impietosi. Senza un’azione sul crollo delle nascite, l’Italia conterà nel 2050 cinque milioni di abitanti in meno. Integrare bambini non nati in Italia e favorire le famiglie che hanno tre figli sono per Letta due ulteriori e imprescindibili leve di cambiamento in meglio.Castelli (M5S): Iva agevolata su beni infanzia e piano UeGli appelli del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Papa Francesco sono stati univoci nella necessità di far fronte subito all’emergenza. L’idea del segretario dem viene raccolta da Laura Castelli (M5S), viceministro dell’Economia. «Penso si debba fare. L’Isee, così com’è strutturato, non è più attuale. È uno strumento che va rivisto in alcuni aspetti, soprattutto se pensiamo all’assegno unico. Con il passare degli anni lo stiamo utilizzando sempre più per far accedere i cittadini a moltissimi servizi. Lavoriamoci per migliorarlo». Allo stesso tempo opportuno è un alleggerimento sul piano fiscale. «Entro luglio dobbiamo indicare le nostre priorità a Bruxelles, per delineare la riforma europea dell’Iva. Lavoriamo perché tra le nostre priorità ci sia l’aliquota agevolata sui prodotti per l’infanzia. È una cosa che si può fare», segnala Castelli. «E poi credo che sia necessario chiedere all’Europa di implementare e rimodulare un piano come Sure, che durante la pandemia ha funzionato molto bene. Uno Sure 2.0 che investa, per i prossimi 10 anni, con l’obiettivo natalità. Ci consentirebbe di realizzare, a livello europeo, un piano concreto da proiettare nel tempo».Loading…Da Salvini invito a seguire modelli virtuosiDai partiti la questione viene inquadrata con priorità diverse su cui intervenire. Un bonus «una tantum non inverte il drammatico trend demografico», annota dal canto suo Matteo Salvini. Che invita invece a seguire «quello che in Italia e in Europa funziona per realizzare qualcosa di concreto», con un occhio particolare al modello ungherese. Lì «da qualche anno c’è una legge per la natalità che aumenta del 5% la percentuale dei bimbi nati ogni anno. Si fonda su prestiti a tasso zero per chi si sposa e fa dei figli, sull’eliminazione come soggetto tassato e tassabile una mamma dal quarto figlio in poi, sulla previsione di congedi parentali fino al terzo anno di vita per i nonni e la concessione di un bonus di 7mila euro per una macchina da 7 posti per le famiglie numerose». Inoltre, «ci sono 258mila bimbi nati dagli anni Settanta che non sarebbero nati se le loro mamme non fossero entrate in un centro aiuto alla vita. Bisogna aiutare e sostenere e rafforzare il grande sistema dei centri aiuto alla vita, che permettono a tante mamme di scegliere la vita rispetto alla morte».Ronzulli (Fi): peccato Pnrr non preveda capitolo per infanzia«È un peccato che il Pnrr non preveda un apposito capitolo sull’infanzia» secondo Licia Ronzulli, presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. «È indubbio che ci siano misure destinate ai più piccoli, penso ai 4,6 miliardi per gli asili nido o ai fondi per l’imprenditoria femminile che di certo sono uno strumento utile anche a sostenere la famiglia e quindi la natalità. Credo però che di fronte a un problema che è sempre più culturale, immaginare un capitolo intero del Pnrr destinato all’infanzia, oltre a lanciare un messaggio importante, avrebbe avuto un impatto più chiaro e immediato ai fini di una ricognizione di ciò che manca per sostenere questo mondo e, quindi, sulle misure da mettere in campo».Meloni: piano imponente per tutela madri e aiuti nasciteNon nasconde la drammaticità dello stato delle cose anche la leader di FdI, Giorgia Meloni. «Oggi noi abbiamo perso un intero capoluogo di provincia vista la carenza di nascite e la mortalità dovuta al Covid», motivo per il quale «va messo in piedi un piano imponente di sostegno della maternità e della natalità». Necessario cambiar passo «in una società dove i figli sembrano essere diventati un fardello, se noi non facciamo figli crolla tutto il sistema di produzione economico», avverte Meloni che chiosa «non scandalizziamoci per le parole di Elisabetta Franchi dice una cosa che pensano in tanti. Aiutiamo gli imprenditori a scaricare il peso della maternità in termini di contributi». LEGGI TUTTO

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    Caso camici, il governatore lombardo Fontana prosciolto

    I punti chiaveAscolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaIl presidente della Lombardia Attilio Fontana è stato prosciolto «perché il fatto non sussiste» con altre quattro persone dall’accusa di frode in pubbliche forniture per il caso dell’affidamento nell’aprile 2020 da parte della Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75 mila camici e altri dpi a Dama, società del cognato Andrea Dini. Lo ha deciso il gup di Milano Chiara Valori. Fonatana, parlando al telefono con i suoi legali, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, ha detto di essere «felice e commosso» per il proscioglimento.Gli altri imputati proscioltiIl giudice ha deciso che non è necessario un processo nemmeno per lo stesso Dini, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale, e per Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione.Loading…La ricostruzione dell’accusaSecondo l’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Paolo Filippini e Carlo Scalas, in base al contratto del 16 aprile 2020 Dama, che detiene il marchio Paul&Shark, avrebbe dovuto fornire 75mila camici e altri 7mila set di dpi per un importo di 513mila euro. Quando emerse il conflitto di interessi (la moglie di Fontana, Roberta Dini, aveva il 10% di Dama), gli indagati, per i pm, avrebbero tentato «di simulare l’esistenza» dall’inizio «di un contratto di donazione» per lo meno per i 50mila camici già consegnati e la restante parte, però, 25mila “pezzi”, non arrivò più ad Aria. Da qui l’accusa di frode in pubbliche forniture. Accusa che è stata cancellata dalla decisione del gup.Nessun illecito né penale né civilistico, hanno sempre sostenuto i difensori del governatore bensì una fornitura che si è trasformata in donazione e che ha consentito alla Regione «di risparmiare 513 mila euro». Non c’è mai stata, spiegava la difesa, «alcuna gara, ma una offerta d’urgenza accettata come una fornitura a pagamento» di dispositivi che poi “si è deciso di donare». Per l’accusa, invece, il governatore, «previo accordo con Dini» decise di «pagare, a titolo personale, in favore di Dama il prezzo» dei camici, con il tentativo di effettuare un bonifico di 250mila euro per il cognato da un conto svizzero. E per i restanti 25mila camici, secondo i pm, si intervenne su Bongiovanni «affinché rinunciasse alle residue prestazioni» per contenere il «danno economico» di Dama. Ipotesi tutte cadute.Le altre inchieste archiviateSu conto svizzero i pm aprirono anche un’inchiesta autonoma per falso nella voluntary disclosure e autoriciclaggio archiviata a febbraio, così come fu archiviata in passato un’altra indagine per abuso d’ufficio su Fontana per la nomina di un suo ex collega di studio legale. LEGGI TUTTO

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    Ferrara rinuncia a candidarsi, ecco chi è il senatore che l’M5S voleva al posto di Petrocelli

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di lettura«Nel rispetto dei valori del M5S che non brama a poltrone e per il bene della mia forza politica, data la macchina del fango che si è messa in moto nei miei confronti, scelgo di non candidarmi a presidente della commissione Affari Esteri del Senato». È la parola fine messa dal senatore Gianluca Ferrara sulla vicenda della successione del collega filo-russo Vito Petrocelli. Il rischio di «fuoco amico» nei confronti del profilo individuato dai pentastellati come possibile nuovo presidente della Esteri ha indotto un ripensamento dopo il riemergere di sue note posizioni anti-americane.Da Jimmy Carter a Barack Obama Alcuni vecchi post sulla politica estera rimbalzati in chat parlamentari avrebbero potuto, secondo gli stessi proponenti, comprometterne l’elezione. Basti pensare a quanto scriveva il parlamentare campano su Facebook nel 2017 (all’epoca Ferrara non era ancora senatore). In un post pubblicato nel mese di febbraio, a corredo di una foto che ritrae i presidenti americani da Jimmy Carter a Barack Obama – passando per Bush padre, Bill Clinton e Bush figlio – Ferrara sentenziava: «Guardateli bene. Questi criminali passati per padri nobili della patria delle democrazie Occidentali andrebbero processati. Quante persone hanno fatto assassinare? Quanto odio e sete di vendetta hanno seminato per perseverare con la folle idea di voler dominare il mondo?». Ancora più duro il commento a chiusura del post, dove Ferrara definisce i presidenti Usa «tra i peggiori terroristi che il mondo ha ospitato negli ultimi 100 anni».Loading…«L’ipocrisia criminale»Originario di Portici, il parlamentare campano classe ’72 ha ricoperto il ruolo di capogruppo dei 5 Stelle in III Commissione. Ad aprile 2017 nuove “bordate” contro la politica estera a stelle e strisce. Ferrara parla di «ipocrisia criminale» degli Stati Uniti e attacca: «Questa notte una nave da guerra Usa ha lanciato ben 59 missili su un Paese sovrano, la Siria. Il presidente Assad, senza alcuna prova reale, è stato accusato di aver usato armi chimiche contro il suo popolo. È la solita scusa… armi di distruzione di massa nascoste (Saddam), uccisione del proprio popolo (Gheddafi) e poi arrivano i “cowboy buoni” che salvano il mondo e il bambini». Ferrara poi aggiunge: «Gli Usa sono un impero (e l’Italia una sua colonia) e si comportano da impero mentendo attraverso gli organi di disinformazione di massa. Ma voi non fatevi ingannare. Sono tempi difficili, non spegniamo le coscienze e la verità». LEGGI TUTTO

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    Da Palermo a Verona, ecco le sfide nelle sei città dove si decide la partita delle Comunali 2022

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaLe elezioni amministrative 2022 entrano nel vivo: da venerdì 13 maggio a sabato 14 maggio i partiti dovranno ufficializzare le candidature a sindaco e le coalizioni che li sostengono. Al voto per le comunali il 12 giugno andranno circa 950 enti, per quasi 9 milioni di elettori. Ma il focus sarà sui 26 capoluoghi di provincia (a partire da due città simbolo, Verona e Parma), e più in particolare sui 4 capoluoghi di Regione Genova, L’Aquila, Catanzaro e Palermo. Il centrodestra rischia di piùA rischiare di più è il centrodestra, visto che la coalizione controlla 18 su 26 giunte uscenti nei capoluoghi di Provincia chiamati al voto (3 sindaci sono della Lega, 3 di Fratelli d’Italia, 6 di Forza Italia, 4 indipendenti di centrodestra, uno di Coraggio Italia e uno di Cambiamo). Mentre il centrosinistra controlla 5 amministrazioni uscenti (3 del Pd e 2 indipendenti di centrosinistra). Tre comuni infine vengono da giunte sostenute da Liste civiche. Ecco tutti i capoluoghi di Provincia al voto: Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona e Viterbo.Loading…GenovaIl centrodestra si presenta unito attorno alla riconferma del civico Marco Bucci (che cinque anni fa fu voluto fortemente da leader leghista Matteo Salvini). Nelle liste che sostengono Bucci ci saranno anche esponenti di Azione e di Italia Viva, sebbene sia il partito di Carlo Calenda che quello di Matteo Renzi non partecipino con la propria lista. Il centrosinistra ha visto Pd e M5S accordarsi sulla candidatura dell’avvocato Ariel Dello Strologo.PalermoIl centrosinistra ha individuato chi proverà a prendere il posto del sindaco uscente Pd Leoluca Orlando: Franco Miceli si candida a sindaco, presidente dell’Ordine nazionale degli Architetti, che ha l’appoggio di Pd, M5S e sinistra. Ma non ci sarà né Azione di Carlo Calenda (che sostiene il suo Fabrizio Ferrandelli) né Italia Viva, che nonostante il no di Matteo Renzi appoggerò il candidato del centrodestra. Nel centrodestra, il durissimo scontro si è concluso con Lega e Fi che hanno deciso di appoggiare Roberto Lagalla, il candidato già sostenuto da Udc e Italia Viva e a cui aveva dato il suo sì anche fratelli d’Italia.L’AquilaIl centrosinistra è alla ricerca di riconquistare il Comune dopo la sconfitta nel giugno 2017: il centrodestra sarà guidato dal sindaco e ricandidato Pierluigi Biondi, di Fdi. Alla fine lo stallo nel centrosinistra si è concluso con il via libera alla deputata del Pd Stefania Pezzopane, che ha ottenuto il sostegno anche di M5s e di Italia Viva. Ma non di Azione, che ha deciso di sostenere il consigliere regionale civico Americo Di Benedetto. LEGGI TUTTO