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    Huawei FreeBuds Studio, cuffie over-ear con un grande touch

    Le Huawei FreeBuds Studio possono connettersi con due dispositivi contemporaneamente. Look elegante e una vestibilità molto confortevole, pesano infatti solo 260 grammi, queste cuffie esibiscono un design geometrico e lineare, semplice ed essenziale. Le FreeBuds Studio hanno comandi touch efficienti, che si trovano solo sul padiglione destro e rispondono in maniera efficace alle gesture. Con essi è possibile controllare la musica, le chiamate e l’assistente vocale. Sui padiglioni ci sono anche dei pulsanti fisici: a sinistra per scegliere la modalità di cancellazione del rumore, a destra per il pairing Bluetooth e per l’accensione e lo spegnimento.
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    Wi-fi 6. Ecco come ci si connette al futuro. Anzi, come ci si connetterà

    Come una macchina da corsa costretta a percorrere strade sterrate. Sulla carta il wi-fi 6 è tre volte più veloce rispetto alla generazione precedente, di sicuro ha una portata sensibilmente maggiore, ma per ora lo si può sfruttare solo in parte. Il nome in codice è 802.11ax e lo hanno pensato perché si sposi alle connessioni ultraveloci della fibra e del 5G. Arriva, teoricamente, a 9,6 Gb al secondo, contro i 3,5 dello standard precedente, l’802.11ac. Peccato che accessi alla rete tanto veloci in Italia li abbiano davvero in pochi, e per chi ha una normale banda larga, a meno che non si voglia trasferire dati da due apparecchi di casa, anche la velocità del wi-fi 5 è in eccesso.

    Messo a confronto con un sistema che usa lo standard precedente, l’Orbi WiFi 6 Rbk752 della Netgear, offre però una connessione al Web molto estesa anche se non sempre stabile: con due soli punti di accesso copre un’abitazione di oltre cento di metri quadrati. Crea una rete unica che arriva dove in precedenza era necessario un sistema a tre punti di accesso. L’altra caratteristica, oltre a quella di poter sfruttare non due ma tre bande (2.4, 5, 6 Ghz), è che sopporta anche quaranta apparecchi diversi connessi allo stesso tempo. E sono tutti gestibili, al pari della rete stessa in ogni suo aspetto, attraverso la app della Orbi, che ha fatto sorprendenti passi in avanti dall’ultima volta che l’avevamo usata con un dispositivo di qualche anno fa. 
    I prezzi sono alti: l’Rbk752 a due satelliti costa circa 490 euro, in linea con altri apparecchi simili, come l’Asus Zenwifi WiFi 6 Ax6600. È consigliato solo a chi ha un ufficio o un appartamento grande pieno di apparecchi collegati al web. 
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    Dal monolite dello Utah al tesoro di Fenn: quando la leggenda cresce sul web

    Il monolite argentato spuntato qualche giorno fa nel deserto dello Utah, diventato uno dei protagonisti sui social network fra meme e interrogativi assortiti, è sparito. L’agenzia locale del dipartimento dell’Interno ha precisato di non averlo rimosso ma ha appunto confermato che non è più dove si trovava, forse è stato rubato, e ha così confermato la notizia diffusa su Reddit da alcuni utenti che erano riusciti a raggiungere il luogo dove era stato posizionato chissà quando e chissà da chi.

    Il misterioso monolite trovato nello Utah e poi scomparso (afp) Inizia dunque la caccia al monolite che, a dirla tutta, in pochissimi hanno visto davvero (una manciata di operatori del dipartimento di pubblica sicurezza dello stato e alcune persone che sono riuscite a fotografarlo e filmarlo), per ora se ne occuperà lo sceriffo locale. A quanto pare, secondo le immagini satellitari, quel blocco era lì da qualche anno e per alcuni potrebbe essere un’operazione dell’ormai scomparso scultore minimalista statunitense John McCracken. Al suo posto una mesta piramide di sassi. 

    Stati Uniti, scomparso il misterioso monolite trovato nel deserto dello Utah. Le autorità: “Svanito nel nulla”
    29 Novembre 2020

    Non è la prima né l’ultima storia per così dire ”fantasocial”. Con radici, cioè, più o meno concrete ma una sceneggiatura a seguire dipinta e arricchita dal forte carattere di storia da web. Tanto da travolgerne i connotati. Ed è molto probabilmente destinata ad assumere un contorno evergreen – c’è da scommettere che a breve quelle lastre rettangolari salteranno fuori da qualche altra parte, autentiche o fasulle che siano – come molte di quelle che seguono e che dai social e dal web hanno trovato nuova linfa o che ci sono letteralmente esplose.

    Ritrovato nelle Montagne Rocciose il tesoro milionario nascosto 10 anni fa
    di GIACOMO TALIGNANI 09 Giugno 2020

    Il tesoro delle Montagne Rocciose
    Un’altra vicenda nata e cresciuta su internet negli ultimi dieci anni è per esempio quella di Forrest Fenn e del suo misterioso tesoro nascosto da qualche parte nel bel mezzo delle Montagne Rocciose. Nel 2010 questo ex mercante d’arte ed ex pilota dell’Air Force, all’epoca 80enne, avrebbe infatti nascosto in un forziere di bronzo in stile romanico e in uno zaino monete antiche, pepite d’oro dell’Alaska, anelli e bracciali tempestati di smeraldi e zaffiri oltre a piccoli diamanti e maschere di giada cinesi. Un malloppo degno di una storia di Diabolik. Dopo aver occultato il suo tesoro ha negli anni distribuito una serie di indizi fra i libri (come l’autobiografia The thrill of the chase o Too far to walk) e le poesie che ha pubblicato perlopiù da solo e che sono raccolti in un sito dedicato. Da allora diverse migliaia di persone gli scrivono ogni anno e si lanciano alla ricerca del tesoro muovendosi su e giù per i 4.800 chilometri della catena montuosa, in certi casi rischiando o perdendo la vita. Lo stesso Fenn nel corso del decennio ha alimentato la leggenda di quelle ricchezze da (si dice) due milioni di dollari che lo scorso giugno qualcuno avrebbe finalmente individuato. Anche se non ci sono prove e in molti pensano che le dichiarazioni sulla scoperta non siano altro che l’ennesima, scivolosa trovata dell’ex pilota e gallerista di Santa Fe, amante della provocazione fino a sfiorare il sadismo e prendersi molte critiche. C’è perfino una (presunta) storia di hacking, dietro, e una denuncia nei suoi confronti. Di certo la storia del Fenn Trasure non è finita. Come quella del monolite. Almeno nella sua evoluzione sul web.
    Area 51, “Non siamo entrati nella base militare. Ma è stata una festa”Hanno cominciato ad arrivare a centinaia alle 3 di mattina, l’ora prevista per l’invasione del 20 settembre a “caccia” di alieni. Una comunità di gente in costume e segni di pace giunta nel deserto nonostante l’invito del governo americano a non presentarsi. Così l’operazione “Storm Area 51”, invadiamo l’Area 51, la zona militare nel cuore del Nevada che alimenta le teorie cospirazioniste, si è trasformata in una festa. LEGGI L’ARTICOLO
    L’Area 51, il ritrovo mai avvenuto
    Altro grande classico è invece quello dell’Area 51: cosa c’è davvero nella base militare statunitense nel bel mezzo del deserto del Nevada? Astronavi aliene smontate e rimontate, cadaveri di creature provenienti da altre galassie, nani mutanti sovietici o addirittura set cinematografici per simulare lo sbarco sulla Luna, come sostengono i peggior complottisti? Nulla di tutto questo. Lo scorso settembre qualche decina di persone si è data appuntamento, grazie ai gruppi Facebook (due milioni di adesioni per l’evento “Storm Area 51- They Can’t Stop Us All”, ma la realtà è sempre diversa dagli inviti sui social), nella zona della misteriosa base. Nessuno ha tentato di superare le recinzioni e la giornata si è conclusa con un paio di arresti e una colorata sfilata di entusiasti, fra ufologi improvvisati e youtuber scatenati. In realtà, come si diceva, c’è poco spazio per le dietrologie alla E.T.: l’Air Force Flight Test Center (Detachment 3), gestito dall’omonimo centro di sperimentazione aerea della base di Edwards, nel deserto del Mojave, e non dalla Nellis Air Force Base che ne avrebbe la competenza territoriale, affonda infatti le sue radici nella seconda guerra mondiale. Venne prima usata per prove di artiglieria e bombardamenti, fu poi abbandonata e recuperata in occasione dello sviluppo dell’aereo spia U-2 da parte della Lockheed Corporation insieme al governo di Washington. Il mito nacque proprio dagli avvistamenti di quegli apparecchi da parte dei piloti di linea, anche a causa delle incredibili altitudini a cui l’U-2 poteva spingersi rispetto ai tradizionali apparecchi.

    Triangolo delle Bermuda, ritrovata 94 anni dopo la Cotopaxi: la strana storia del relitto fantasma e del vascello scomparso
    di SIMONE COSIMI 31 Gennaio 2020

    Cotopaxi, la nave fantasma
    Sempre sul web un’altra storia è tornata a fare capolino di recente. Quella dell’imbarcazione SS Cotopaxi, cresciuta a cavallo delle leggende, delle credenze e delle ricche panzane che hanno costruito nella seconda metà del secolo scorso la vicenda del Triangolo delle Bermuda. E la convinzione – priva di alcuna evidenza – che quell’ampia fetta di mare sia una delle più pericolose del pianeta. Ne avevamo parlato qui, quando avevamo tracciato una linea di continuità fra gli “alieni di Roswell” e uno dei libri che più di altri contribuirono a costruire, fra suggestione e bufale, l’epopea di quel pezzo di Atlantico:  “The Bermuda Triangle” del 1974 di Charles Bertlitz. Che aveva tirato in ballo appunto pure la SS Cotopaxi, protagonista alcuni anni fa di una clamorosa bufala (smentita anche da Snopes, se ce ne fosse bisogno) in cui si raccontava che fosse tornata a galla da sola. È la nave che nel 1977 è finita perfino all’interno del film “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg, dove viene collocata nel deserto del Gobi. Triangolo delle Bermuda a parte, la SS Cotopaxi varata nel 1918, alla fine del 1925 era diretta all’Havana, Cuba, dal porto di Charleston, in Carolina del Sud col suo carico di carbone: lo scorso febbraio è stata infine identificata come un vecchio relitto noto da anni in quella porzione di mare, ma rimasto senza nome. A due giorni dalla partenza, infatti, la nave a vapore s’imbatté in una violenta tempesta tropicale a 35 miglia al largo delle coste di St. Augustine, in Florida – un punto in realtà esterno al triangolo – ed affondò portando con sé i 32 membri dell’equipaggio. Altre storie, a volte estemporanee e legate a una stagione altre volte più granitiche nel tempo, appartengono più al sottobosco della cultura digitale. Come quella dell’identità dell’inventore della più celebre criptovaluta del mondo, noto solo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto e che ormai 12 anni fa pubblicò il protocollo Bitcoin, distribuendo l’anno dopo la prima versione del software client per poi progressivamente ritirarsi dalla community che ne ha traghettato l’uso al centro dei nuovi equilibri finanziari. Tre anni fa qualcuno si disse convinto che dietro Nakamoto si nascondesse niente meno che Elon Musk, il vulcanico patron di Tesla e SpaceX (a sostenerlo fu proprio un ex dipendente del gruppo aerospaziale dei Falcon e di Crew Dragon), lanciando una sorta di caccia al tesoro su Twitter, piattaforma prediletta dall’imprenditore di origini sudafricane.
    ”Bitcoin: il creatore sono io”, l’imprenditore australiano Craig Wright esce allo scoperto
    di GAIA SCORZA BARCELLONA 02 Maggio 2016

    Fra mitomani, falsi Nakamoto, studenti prodigio e gruppi di sviluppatori, la storia del geniale inventore – che qualcun altro pensava lo scorso anno di aver individuato in David Schwartz di Ripple, salvo incassare la sua puntuale smentita – rimane ancora in pasto alle leggende del web.                  LEGGI TUTTO

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    Disinformazione, quel legame nascosto tra la propaganda per Trump e le fake news sul covid

    Misinformation Monitor: novembre 2020
    Una nuova edizione del Misinformation Monitor di NewsGuard, una newsletter sulla disinformazione con dati esclusivi provenienti da cinque paesi.A cura di Gabby Deutch e Chine Labbe
    Con la collaborazione di Virginia Padovese, Marie Richter, Bron Maher e Kendrick McDonald
    The big story: Quasi due terzi dei siti che hanno pubblicato disinformazione sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti avevano in precedenza pubblicato disinformazione anche sul COVID-19

    Un recente articolo di Freedom.news, dominio della rete di Natural News, che afferma che il voto per corrispondenza e il COVID-19 fanno parte di un grande complotto per truccare le elezioni presidenziali statunitensi. (Freedom.news/NewsGuard)  Dei 134 siti (in italiano, inglese, francese e tedesco) individuati da NewsGuard per aver pubblicato disinformazione sulle elezioni in USA, 84 – ovvero il 63% – hanno anche pubblicato informazioni false sulla pandemia di coronavirus. Questo è preoccupante, ma era anche prevedibile, perché la maggior parte di questi siti aveva già pubblicato teorie del complotto e informazioni false in passato, ben prima delle elezioni statunitensi, e ben prima dello scoppio della pandemia.
    In dettaglio: Alcuni dei siti presenti nell’elenco sono ormai ben noti per la pubblicazione di teorie del complotto su diversi argomenti.
    Per esempio, il sito web di David Icke, l’ex calciatore britannico noto per aver affermato che il mondo è controllato dai rettiliani, continua ad abbracciare nuove teorie complottiste. Attualmente nella homepage del sito si legge: “Non c’è alcun virus”. Icke ha anche promosso la teoria, smentita, secondo cui un programma software chiamato Scorecard avrebbe alterato i voti per assegnare la vittoria delle elezioni al candidato democratico Joe Biden.
    I siti della rete di NaturalNews.com, ovvero centinaia di domini che pubblicano informazioni su salute e medicina, ma con nomi ingannevoli come FactCheck.news e WhiteHouse.news, hanno pubblicato informazioni false sulla pandemia di coronavirus e sui potenziali vaccini contro il COVID-19, addirittura mesi prima che Pfizer e Moderna annunciassero i loro vaccini. Molti di questi siti si sono occupati anche delle elezioni statunitensi, promuovendo diverse teorie del complotto e affermazioni false sull’esistenza di frodi elettorali, per nessuna delle quali vengono fornite delle prove.

    Il network è stato bloccato da Facebook e Twitter, e ha quindi utilizzato una vasta rete di domini alternativi per aggirare la censura, condividendo i contenuti di NaturalNews pubblicati su altri domini, come ClearNewsWire.com e DistributedNews.com. 
    Queste affermazioni false raggiungono effettivamente gli utenti?
    Sì e no. Molti dei siti che hanno pubblicato disinformazione sia sul COVID-19 che sulle elezioni presidenziali hanno registrato un calo in termini di engagement (ovvero like, condivisioni e commenti su Facebook e Twitter) rispetto al picco raggiunto in marzo e aprile, quando il coronavirus si stava diffondendo rapidamente sia Stati Uniti che in Europa. Gli utenti del web trascorrevano più tempo a leggere le notizie online per tenersi aggiornati sul virus – e per molti di loro ciò significava più tempo per trovare e leggere teorie del complotto.
    MadWorldNews.com, per esempio, è un sito di notizie conservatore che in primavera ha pubblicato numerose teorie del complotto sul coronavirus, incluso il fatto che Bill Gates avesse in programma il tracciamento delle persone che si sarebbero vaccinate contro il COVID-19. Il sito ha anche diffuso numerose informazioni false sul conteggio dei voti delle elezioni statunitensi, ma l’engagement medio giornaliero in ottobre e novembre è stato inferiore del 68% rispetto a quello di marzo e aprile.
    CharismaNews.com, un sito web che si rivolge ai cristiani pentecostali, ha promosso false cure per sconfiggere il COVID-19, tra cui l’uso dell’argento colloidale, contro il quale la FDA ha ripetutamente messo in guardia. Recentemente il sito ha pubblicato informazioni false sulle elezioni, affermando che sono state truccate a favore di Joe Biden. L’engagement giornaliero di Charisma News è diminuito di oltre il 50% rispetto a marzo-aprile.

    Per alcuni dei siti politici più letti considerati generalmente inaffidabili da NewsGuard che hanno pubblicato informazioni false sulle elezioni, l’engagement è invece salito alle stelle nelle ultime settimane.
    TheGatewayPundit.com, uno dei più noti siti che pubblicano teorie del complotto a sostegno delle politiche conservatrici della destra, ha pubblicato molte delle bufale più diffuse sulle elezioni statunitensi. Gateway Pundit ha falsamente affermato che i Democratici hanno rubato le elezioni attraverso schede truccate per corrispondenza, voti espressi illegalmente in nome di persone morte, conteggi segreti nel mezzo della notte, e altro ancora. TheGatewayPundit.com ha anche promosso false cure contro il COVID-19, ma le teorie del complotto pubblicate dal sito riguardano soprattutto la sfera politica. Nelle settimane appena prima e dopo le elezioni l’engagement del sito è aumentato dell’81% rispetto alla primavera del 2020, quando l’interesse degli utenti per le informazioni sul coronavirus aveva raggiunto il suo massimo.

    Perché dovremmo preoccuparcene: È difficile capire se gli sforzi compiuti dai motori di ricerca e dalle piattaforme dei social media per limitare la portata della disinformazione stiano funzionando. Alcuni noti siti complottisti hanno visto diminuire il loro engagement sui social media da quando è emerso per la prima volta il coronavirus; altri l’hanno visto aumentare, diffondendo la loro pericolosa disinformazione – su COVID-19, le elezioni e altro – a un numero ancora maggiore di persone. In ogni caso, le decine di siti che hanno pubblicato informazioni false sui due argomenti più seguiti dell’anno non si fermeranno presto.

     Nel frattempo in Europa…
    La disinformazione sulle elezioni statunitensi arriva oltreoceano

    Il 20 novembre 2020 la homepage di TheGatewayPundit.com presentava teorie del complotto sia sul COVID-19 che sulle elezioni statunitensi  Qualche mese fa NewsGuard ha pubblicato uno studio spiegando come le teorie del complotto di QAnon, anche se incentrate prevalentemente sugli Stati Uniti, si stessero diffondendo in Europa. Lo stesso si sta verificando adesso: informazioni false molto dettagliate sulle elezioni presidenziali hanno trovato un pubblico ricettivo in Europa. Fino ad ora, più di 41 siti in francese, italiano e tedesco (oltre a due siti con sede nel Regno Unito) hanno pubblicato disinformazione sulle elezioni americane del 2020.Le teorie sui brogli elettorali hanno raggiunto grande popolarità in Europa, in particolare l’idea che i Democratici e Joe Biden abbiano manipolato il processo di conteggio dei voti per rubare la vittoria al candidato repubblicano Donald Trump.In dettaglio:
    Molte delle informazioni false sulle elezioni statunitensi che si sono diffuse in Europa erano mirate a mettere in discussione i risultati elettorali o a diffondere la falsa narrativa secondo cui i conteggi fossero il risultato di brogli.
    Il sito britannico Politicalite.com ha affermato che sei stati degli Stati Uniti “vogliono rubare le elezioni con i voti postali”, basandosi sull’informazione falsa secondo cui il conteggio delle schede postali dopo il giorno delle elezioni è una pratica illegale.
    RiposteLaique.com, un sito complottista di estrema destra in lingua francese, ha affermato che la presunta frode nelle elezioni statunitensi è simile alle azioni avvenute sotto i “regimi dell’America Latina”, riferendosi specificamente a Hugo Chavez e Nicolas Maduro, l’ex e l’attuale leader del Venezuela.

    Racconti di casi specifici e dettagliati di presunte frodi nella complessità del sistema elettorale americano hanno trovato spazio su siti europei considerati non affidabili da NewsGuard. Questi siti non hanno evitato di esplorare – anche se in modo purtroppo impreciso – le complessità del sistema elettorale americano.
    Il sito in lingua francese Patriote.info ha condiviso la foto di un uomo che trasportava un’urna elettorale sulla sua auto come prova di “brogli in atto”, quando in realtà si trattava della foto di una persona che trasportava regolarmente le schede elettorali.
    Il sito tedesco Compact-Online.de, affiliato al partito di estrema destra AfD, ha condiviso la teoria del complotto denominata “Sharpiegate”.
    VoxNews.info, sito italiano noto per le sue opinioni anti-immigrazione, ha affermato che una contea del Nevada aveva ricevuto più voti rispetto al numero di elettori registrati, e ha attribuito questa discrepanza (che in realtà non esisteva) al voto di “morti o clandestini”.

    Com’è vero negli Stati Uniti, anche in Europa i siti che hanno pubblicato informazioni false sulle elezioni statunitensi sono siti ben noti per pubblicare disinformazione. La maggior parte ha infatti pubblicato anche bufale sul COVID-19.
    37 dei 43 siti europei che NewsGuard ha identificato per aver pubblicato informazioni false sulle elezioni statunitensi avevano in precedenza pubblicato informazioni false anche sulla pandemia di coronavirus.
    Alcuni siti hanno persino trovato un modo per unire i due eventi come parti di un presunto complotto globale guidato dai media mainstream. Un sito in lingua francese ha affermato che sia la pandemia che le elezioni statunitensi hanno dimostrato come i media mentano, perché censurano “le prove di un enorme broglio elettorale” e nascondono la presunta verità che la pandemia sia “uno strumento di ingegneria sociale”.

    In Francia e in Germania anche gli organi di propaganda russa si sono uniti ai complotti:
    Il sito tedesco RT, sito di disinformazione e propaganda del governo russo, ha promosso la falsa affermazione secondo cui in 29 stati avrebbero votato “1,8 milioni di elettori fantasma”.
    Il sito web in lingua francese dell’agenzia di stampa statale russa Sputnik ha affermato che in Michigan sono state conteggiate anche schede di elettori morti.

     

    La vice leader del partito tedesco di estrema destra AfD ha twittato che il vincitore delle elezioni statunitensi è “tutt’altro che certo”. (Twitter/NewsGuard)  Alcune affermazioni false sulle elezioni statunitensi che si sono diffuse in Europa hanno iniziato ad alludere ad aspetti chiave della teorie del complotto di QAnon e alla sua ostilità verso il cosiddetto “deep state”.
    In un articolo pubblicato sul sito MaurizioBlondet.it, il blogger italiano Cesare Sacchetti ha scritto “è così che lo stato profondo sta rubando le elezioni. Stanno creando voti immaginari per Biden”.
    Allo stesso modo, il sito di disinformazione in lingua francese Le-courrier-du-soir.com ha scritto che “una strategia è stata messa in atto dal Partito Democratico e dal Deep State – che vogliono entrambi sbarazzarsi di Trump – diversi mesi fa, allo scopo di rubare la presidenza dell’attuale presidente americano. Ed è esattamente quello che sta succedendo ora”.

    Negli Stati Uniti, i politici sono stati tra i più accesi sostenitori della disinformazione sulla presunta frode elettorale. Anche alcuni politici europei si sono uniti al coro, screditando ulteriormente il processo elettorale statunitense.
    In Italia, Guglielmo Picchi, parlamentare della Lega, ha scritto su Facebook che i democratici stavano provando a “rubare le elezioni”.
    In Germania, Beatrix von Storch, vice leader del partito di estrema destra anti-immigrazione AfD, ha affermato su Twitter: “Chi ha vinto le #USElection2020 è tutt’altro che certo. E questa è una buona cosa: spetta a uno stato costituzionale democratico eliminare le massicce prove di frode elettorale”.
    Nel Regno Unito, il leader del Brexit Party Nigel Farage ha sostenuto l’idea di una frode diffusa e ha accusato gli Stati Uniti di essere “incapaci di contare i voti stato per stato”.

    Perché dovremmo preoccuparcene: il prossimo anno in Germania si terranno le elezioni federali, e mancano 18 mesi alle elezioni presidenziali francesi. La popolarità della teoria secondo cui il voto per corrispondenza è incline ai brogli è particolarmente preoccupante, dato che il voto per corrispondenza è abbastanza comune ed è persino aumentato negli ultimi anni in Germania, e visto che alcuni politici francesi ne stanno chiedendo la reintroduzione dopo che è stato abolito nel 1975. Scarica NewsGuardInstalla il nostro plugin per vedere sul browser del tuo computer le icone di NewsGuard nei risultati dei motori di ricerca e nei feed di Facebook, Twitter e LinkedIn. Scarica la nostra nuova app mobile disponibile per iOS e Android. LEGGI TUTTO