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    La necessità di equilibrio nel riconoscimento facciale

    Nel mondo in cui viviamo siamo circondati da sensori in grado di rilevare i nostri movimenti, la nostra posizione geografica, alcuni nostri parametri vitali e da queste informazioni ricavare dati relativi ai nostri comportamenti, alla nostra propensione all’acquisto di certi prodotti, al nostro stato di salute.

    In alcuni casi siamo noi stessi a volere che questi dati vengano rilevati, perché, per esempio, ci serve conoscere la nostra posizione geografica per farla usare a qualche app sul nostro smartphone, oppure ci è utile che un dispositivo indossabile tenga sotto controllo il nostro battito cardiaco durante una sessione di allenamento.

    In altri casi, invece, siamo portati a cedere alcuni nostri dati in cambio dell’accesso a servizi che percepiamo come gratuiti, ma che in realtà utilizzano quei dati per creare un nostro profilo commerciale e indirizzarci pubblicità a noi più adatta e quindi con una maggiore possibilità che si converta in futuro in un acquisto del prodotto o del servizio che viene pubblicizzato. È il caso dei social network e di molti servizi che non paghiamo direttamente con la nostra carta di credito, ma che in realtà nutriamo consentendo loro di tracciare e analizzare la nostra navigazione sulla rete per scopi commerciali.

    Esiste però una terza via che è totalmente fuori dal nostro controllo: è quella situazione che potremmo subire quando alcuni dispositivi gestiti da altri, tendenzialmente le telecamere, totalmente a nostra insaputa cerchino di riconoscerci, di analizzare il nostro comportamento e di trarre conclusioni sulle nostre azioni o sulle nostre potenziali intenzioni associando tutte queste informazioni alle immagini del nostro volto, e quindi potenzialmente alla nostra identità, e memorizzando il tutto all’interno di un profilo comportamentale ben più esteso e complesso di quello che solitamente concediamo ai social network.

    Si tratta di un utilizzo disinvolto di algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning che solitamente vengono utilizzati come strumento di autenticazione biometrica, per esempio per sbloccare il nostro smartphone, per consentirci di entrare in zone ad accesso controllato o per autorizzare un pagamento online. In questi casi ci troviamo di fronte a utilizzi perfettamente leciti e, soprattutto, nella totale disponibilità dell’utente. Quando questo avviene, invece, a sua insaputa o senza che egli sia completamente consapevole di quel che accade, le cose possono essere molto più complesse e, in certi contesti, anche molto pericolose.

    Per comprendere meglio la differenza proviamo a pensare alle telecamere di sicurezza usate in un centro commerciale. Se l’obiettivo è rilevare, anche in modo automatico, alcuni comportamenti sospetti e segnalarli al personale della sicurezza perché vada a verificare che tutto sia in regola, allora non ci sono particolari problemi perché non c’è alcuna identificazione personale. Se invece si memorizzano in una base dati tutti i volti di chi in precedenza ha tentato di rubare in quel centro commerciale e si tenta di riconoscere quel volto tra le persone in ingresso in modo da non consentirne l’accesso, allora la cosa può essere molto più spinosa. In primo luogo perché gli algoritmi non sono perfetti e potrebbero identificare come “ladro” una persona che semplicemente assomigli ad un qualunque volto presente nella base di conoscenza, oppure potrebbero impedire l’accesso a chi ha effettivamente commesso un furto in passato, ma che ha pagato il suo debito con la giustizia.

    Ampliando ulteriormente lo scenario proviamo a pensare a questi strumenti quando fossero utilizzati per il controllo della popolazione. Con queste tecnologie un qualunque governo potrebbe decidere di analizzare i filmati delle telecamere di sicurezza di una città, arrivando a conoscere nei dettagli i comportamenti e i movimenti di buona parte della popolazione e avendo a disposizione in tempo reale la lista di tutti i partecipanti a una certa manifestazione di protesta o la frequentazione di persone con un certo orientamento politico. Andando oltre si potrebbero realizzare (e in alcuni casi è stato fatto) algoritmi in grado di riconoscere individui appartenenti a determinate etnie o minoranze, con l’obiettivo di effettuare controlli più severi o impedirne l’accesso a determinati luoghi, il tutto su base etnica.

    Si tratta, tuttavia, di tecnologie che possono avere utilizzi nobili e utilissimi per la collettività, si pensi per esempio alla possibilità di individuare automaticamente le persone scomparse o di aiutare i medici a identificare precocemente alcune malattie rare. Non vanno quindi demonizzate per il solo fatto di avere le potenzialità di essere usate in modo dannoso, perché in caso contrario lo stesso ragionamento potrebbe essere fatto per qualunque altra tecnologia, a cominciare dal martello che abbiamo nella cassetta degli attrezzi.

    Quello che serve è la consapevolezza, da parte del legislatore, delle potenzialità e dei rischi insiti nell’utilizzo di queste tecnologie e un equilibrio nel decidere quali campi di applicazione siano eticamente accettabili e quali, al contrario, siano da considerare non ammissibili.

    Come spesso accade il problema non è tecnologico, ma legato all’impatto che una certa tecnologia può generare sul mondo che ci circonda. LEGGI TUTTO

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    Vendono Green Pass tarocchi e si atteggiano a imprenditori libertari

    Dicono di essere contro la cosiddetta “dittatura sanitaria” e offrono Green Pass a pagamento. Un gruppo di italiani che si atteggiano a imprenditori ha creato una chat per vendere i lasciapassare che dal 6 agosto dovremo esibire come risultato della vaccinazione o della negatività al coronavirus per accedere a locali al chiuso e a eventi di massa.

    L’offerta parte da 100 euro per un Green Pass digitale e arriva a 120 per uno cartaceo da recapitare via Poste italiane. E dopo l’offerta arriva anche lo sconto: “Viste le diverse richieste ricevute da parte di interi nuclei famigliari, abbiamo deciso di lanciare pacchetti famiglia: 4 Famigliari 300 euro per il G.P. digitale e 350 per il G.P. cartaceo”.

    Da qui in poi sciorinano tutta una serie di opzioni per i pagamenti in cryptovalute come Bitcoin ed Ethereum, oppure in voucher e carte Amazon. E alla domanda “posso pagare con Postepay o PayPal?” rispondono: “Questi e altri metodi di pagamento convenzionali vanno a danneggiare gravemente la sicurezza nostra e dei nostri clienti. Purtroppo attualmente è possibile pagare solo tramite metodi non tracciati. Il nostro team ti guiderà, saranno sufficienti pochi secondi!”.

    In tutta Europa

    Green Pass da record: già emessi 250 milioni di certificati

    di

    Emanuele Capone

    02 Luglio 2021

    Già, il team. Si atteggiano a imprenditori, con un customer care con nome e cognome femminile, probabilmente fasullo, raggiungibile attraverso un’app di messaggistica per avere informazioni, e poi un altro, maschile, per farsi guidare nella procedura.

    L’offerta, le modalità di pagamento e le Faq sono scritte in un buon italiano, comprensibili e chiare in tutti i passaggi. Il testo che accompagna l’offerta è piuttosto ideologico, ma semplice da capire per chiunque. Alla domanda “siete No Vax?”, rispondono: “Assolutamente no. Siamo persone che non sono d’accordo con gli atti anticostituzionali che si stanno subendo. Vaccinarsi è una scelta, non un obbligo. Costringere popolazioni a fare un vaccino, è dittatura”.

    La chat, aperta il 20 luglio, dopo i sequestri della guardia di Finanza di gruppi simili ma non così organizzati, ha già raccolto circa 11mila sottoscrittori.

    Sono piuttosto persuasivi e dimostrano di essere al corrente del dibattito che c’è nel Paese. Per presentarsi dicono: “Sono circa 30 milioni gli italiani che hanno già ottenuto il Green Pass”. Ma subito dichiarano da che parte stanno: “Avere il Green Pass diventerà dunque un obbligo per quanto costituzionalmente scorretto”. E poi aggiungono: “A oggi è possibile ottenere il Green Pass solo se ci si è sottoposti a vaccino, se si è guariti dal virus o se si è risultati negativi agli ultimi tamponi”.

    E qui arriva la proposta: “Alternativamente, se non ti sei mai voluto sottoporre a tampone e/o vaccino, ma hai comunque necessità di accedere al Green Pass potrai rivolgerti a noi. Dal suo lancio abbiamo fornito oltre 1200 Green Pass in tutta Italia. Per ottenere il Green Pass grazie al nostro aiuto non sarà necessario fare alcun tampone nè vaccinarsi e neppure essere guariti antecedentemente dal virus. Dovrai essere semplicemente in possesso di una tessera sanitaria e un documento di riconoscimento in corso di validità. Riceverai il tuo Green Pass in forma cartacea e/o digitale, per il materiale cartaceo sarà necessario fornire un indirizzo di recapito. Per il digitale sarà sufficiente fornire un numero di telefono o un indirizzo mail”.

    Tutorial

    Come fare da soli lo Spid e che cos’è lo Spid 2

    di

    Andrea Daniele Signorelli

    28 Giugno 2021

    È una proposta illegale con profili penali, quasi certamente una truffa, come spesso accade quando qualcuno chiede dati personali per ottenere regali, buoni sconto o per accedere a servizi online, bancari, energetici o di recapito pacchi che non arriveranno mai.

    Promettono anche di essere celeri: “I Green Pass saranno attivi e utilizzabili entro 48/72 ore. Le richieste vengono eseguite fino alle 18, tutte le richieste prese in carico oltre tale orario saranno eseguite il giorno lavorativo seguente”; in chat però hanno promesso di farcelo avere in una o due ore.

    Non sembrano esserci cascati in molti finora, visto che il loro wallet Bitcoin, cioè il portafoglio in cui depositare il pagamento dei Green Pass in cryptovaluta, contiene solo 235 euro (cioè 0,0068 Btc). E lo stesso vale per quello Ethereum, l’altra cryptomoneta usata per le transazioni. I clienti però potrebbero avere usato altri canali, pagando con buoni acquisto di Amazon, Zalando o PaySafeCard, come da loro suggerito, “acquistabili online o presso un qualsiasi tabacchino. Per usufruire di questi metodi di pagamento è necessario aggiungere 20 euro al totale”.

    Insomma, linguaggio chiaro, istruzioni precise, attitudine al commercio (elettronico), apparentemente una cosa da azienda legale. Ma non lo è. Il consiglio migliore è neanche parlarci. In maniera volontaria o involontaria si possono conferire dei dati personali che possono essere usati per furto di identità, ricatti o altre truffe.

    Una delle nostre fonti, che lavora nel campo della threat intelligence (l’analisi delle minacce informatiche) e sta indagando sul fenomeno, ci ha detto che “tutto questo mi lascia perplesso da un punto di vista civico. Troppi hanno sofferto a causa della pandemia e avremmo dovuto imparare qualcosa gli uni dagli altri. Evidentemente chi usa questi strumenti per truffare lo Stato e raggirare gli altri per un piccolo tornaconto personale ci obbliga a farci domande sul perché ci siano persone che invece di ascoltare le istituzioni si affidano a presunti guerrieri della libertà pronti a truffarli”.

    E infatti loro lo dicono in maniera spudorata: “Andiamo contro quelle che sono le attuali leggi europee. Corriamo quotidianamente rischi immensi. Le uniche garanzie che possiamo e vogliamo fornire sono la nostra professionalità e la certezza, data anche dall’importanza mediatica che ci circonda, che siamo gli unici a offrire realmente ciò che diciamo. Chiunque abbia dubbi può scegliere di affidarsi altrove, l’importante è non affibbiarci poi le vostre perdite”.

    Però sono solo imbroglioni. LEGGI TUTTO

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    Le Olimpiadi di Airbnb: un'esperienza da vivere a casa di Larry Bird, Scottie Pippen e Patrick Ewing

    Le Olimpiadi di Tokyo sono diverse dagli altri grandi eventi sportivi per l’assenza, nei campi di gara, di ogni marchio pubblicitario (e gli sponsor del Cio da soli sono 15 aziende big, da Airbnb a Visa). Ma  saranno ancora più singolari, nell’estate dello stadio di Wembley riempito quasi in ogni posto per la finale degli Europei di calcio, perché non ci saranno tifosi in tribuna: neanche i genitori, le mamme in primis, degli atleti, che proprio un’azienda, la P&G, aveva fatto diventare protagonisti di uno spot epocale.

    Le Olimpiadi hanno un motto fondante. Risale al 1908 e non è una frase, come si crede, del fondatore dei Giochi, il barone Pierre De Coubertin. Al contrario è una citazione che lui fece nel 1908 per la prime delle tre Olimpiadi londinesi usando l’espressione di un vescovo anglicano della Pennsylvania: “L’importante è partecipare”. Detto che il motto ha un nuovo valore per questi Giochi di resilienza, i primi che si tengono in anno dispari, bisogna anche aggiungere che, passati cento e più anni, sia il barone sia il vescovo andrebbero corretti in modo breve ma significativo: oggi, l’importante è far partecipare. E così, non potendo portare nessuno a Tokyo per i Giochi, Airbnb ha pensato di portare i Giochi, e i turisti, a casa di sportivi top con le Esperienze online (airbnb.it)

    Sempre più attenta al mercato delle esperienze, prima che il Covid sconvolgesse il calendario e il lavoro di tutti, anche nello sport, Airbn’b si era presentata come partner del Comitato Olimpico schierandosi al fianco degli atleti, garantendo loro dei ricavi semplicemente continuando ad allenarsi. Con la novità che, diventando host, ovvero padroni di casa, gli stessi atleti potevano vendere l’esperienza di seguirli dal vivo, e magari di allenarsi con loro, a tifosi di tutto il mondo. Purtroppo, il programma è stato bloccato dal Covid, ma l’accordo con il Cio dura fino al 2028, ed è allargato anche ad altro: mira a ridurre la necessità di costruire nuovi alloggi sfruttando le strutture registrate da Airbnb, garantisce la piena accessibilità di ogni residenza che interessa al mondo paralimpico.

    La storia

    La carezza di una mano bionica

    di

    Matteo Marini

    19 Luglio 2021

    Appunto, il mondo. Il mondo olimpico del 2021, quello in cui e per cui l’importante è far partecipare, dare a quanta più gente possibile la possibile di essere coinvolta in un evento come le Olimpiadi, l’esperienza sportiva migliore per antonomasia. Così ci sono, per esempio, aprono le porte di casa loro ai tifosi Larry Bird, Scottie Pippen e Patrick Ewing, tre leggende Nba, membri del Dream Team originale, la Nazionale di basket Usa che portò per la prima volta ai Giochi nel 1992 i gioielli di una Nba non ancora global come oggi. Bird per parlare, lui che da giocatore non era un chiaccherone, di Olimpiadi e di cultura sportiva. Pippen per un time out alla vigilia della finale per l’oro del torneo di basket. Ewing per aprire il suo album dei ricordi relativo al Dream Team.

    Ovvio, col mondo che deve restare a casa, si tratta di esperienze online. Oltre tutto, a casa dei tre cestisti potranno andare solo turisti Usa, ma sono il segnale di quante e quali ricchezze siano rappresentate nelle Olimpiadi. Il Dream Team lo conoscono più o meno tutti, anche perché oggi l’espressione è uscita dai campi da basket e identifica ogni gruppo speciale, ma appunto speciale è anche un contatto diretto con una atleta del team Rifugiati a cui il Cio permette di gareggiare sotto la sua bandiera, la siriana Yusra Maldini. Oppure la conoscenza di Sky Brown, la giovanissima inglese che al ritorno da Tokyo si metterà sul divano per raccontare da casa con suo padre l’andata verso il Giappone e il ritorno dai primi Giochi in cui ci sono state gare di skateboard, la sua disciplina.

    Le esperienze sono, in fin dei conti, un viaggio nel tempo: passato e futuro. Si potrà visitare, e far visitare, con qualche rimpianto per le Olimpiadi a cui abbiamo rinunciato, la Roma dei Giochi del 60, ma si potranno svelare in anticipo anche le bellezze di tutti i luoghi che ospiteranno le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. E per ogni atleta ci sarà la possibilità di coltivarsi una platea di tifosi. E la sfida è proprio questa: aggiungere un tocco di Made in Italy a un’offerta che già riguarda 50 sport e 30 Paesi, ma non il nostro. Una conversazione con Larry Bird, offerta esaurita in fretta, costava 85 dollari. Quanto potrebbe valere una serata con Federica Pellegrini a parlare di nuoto in cinque edizioni dei Giochi diverse, e anche di sue passioni come i tatuaggi e le scarpe col tacco? Lei ci potrebbe guadagnare qualcosa, ma anche la città che la ospita avrebbe una opportunità non da poco. Basta correggere definitivamente il motto del Barone de Coubertin.

    TechTalk con la ginnasta Alessia Maurelli: che Olimpiadi saranno dopo la pandemia?

    09 Giugno 2021 LEGGI TUTTO

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    Perché il razzo di Bezos ha la forma che ha, spiegato bene

    Il 20 luglio, Jeff Bezos, uomo più ricco del mondo e fondatore di Amazon, è andato nello Spazio con un razzo New Shepard della sua Blue Origin: “È stato il giorno più bello della mia vita”, ha detto appena tornato sulla Terra.

    È stato anche un evento seguito in diretta da milioni di persone grazie a Internet e fonte inesauribile di meme e battute. Soprattutto sulla forma del razzo, che sembra indiscutibilmente un pene.

    L’aspetto del missile, che come tutti gli altri missili è molto lungo, ma diversamente dagli altri ha una punta parecchio grande (dettglio che favorisce il confronto con l’organo genitale maschile), ha generato parecchia ironia: c’è chi ha scritto che “mio padre ha visto il primo uomo arrivare sulla Luna, io ho visto l’uomo che ha distrutto le librerie andare nello Spazio a bordo di un gigantesco c…” e chi ha parlato di annoiati milardari di mezza età che tentano di compensare chissà quali mancanze.

    twitter: uno dei tanti cinguettii ironici sul razzo di Bezos

    Una forma che ha una ragioneE però, il razzo New Shepard ha la forma che ha per un motivo. Anzi due: innanzi tutto, è molto largo in cima perché lo scopo principale di Blue Origin è dare il via al turismo spaziale, portare le persone nello Spazio. E farle pagare per questo. E più è grande la cabina, più persone contemporaneamente possono trovare posto all’interno e più soldi guadagnerà Bezos a ogni lancio.

    Poi c’è una ragione tecnica: secondo quanto spiegato a Tech Insider dall’ingegner Pedro Llanos, docente all’Università Embry Riddle di Daytona, in Florida, che in passato ha organizzato voli proprio con Blue Origin, quella forma lì sarebbe utile per “massimizzare la stabilità del razzo al suo rientro sulla Terra”.

    Il “no comment” di Blue OriginAl di là di tutto, fra le tante cose scritte sull’argomento, fra i tanti meme, gif e tweet, forse il pezzo che fa più ridere è proprio quello di Tech Insider, che finisce con “abbiamo chiesto a Blue Origin un commento sulla vicenda, ma non ci hanno risposto”.

    (Ché un po’ te la immagini, la conversazione:“Pronto? Ciao, sono di Tech Insider, volevamo chiedere a Jeff perché il suo razzo sembra un c…”“Scusa?”“Volevamo chiedere a Jeff perc…”tu tu tu tu) LEGGI TUTTO