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    Giganti digitali e clima: i primi due test su Biden

    Tutti pensano ancora a Trump, ma la prossima è la settimana in cui alla Casa Bianca entra Joe Biden. Per l’Europa finisce la lunga traversata nel deserto del populismo protezionista trumpiano, ma il punto di arrivo non coincide con quello di partenza, ovvero il clima di collaborazione dei tempi di Obama. Anzi, la nuova Casa Bianca non si è (ancora) premurata di far sapere che la prossima settimana finirà almeno la guerra delle tariffe, come i dazi punitivi di Trump sull’import di acciaio ed alluminio dall’Europa.
    Storicamente, i democratici sono, del resto, più protezionisti dei repubblicani e, anche se il clima sarà certamente più disteso, Biden ci penserà due volte prima di dispiacere agli operai del Michigan o agli agricoltori dell’Iowa. Tuttavia, Trump era rimasto solo a pensare che i rapporti economici fra gli Stati fossero determinati dai rispettivi scambi di merci. I veri nodi economici fra le due sponde dell’Atlantico sono altrove e le verifiche delle reciproca disponibilità al dialogo arriveranno presto. La novità della nuova era è che non mancano gli ottimisti.
    Il primo test del dopo-Trump saranno, infatti, le tasse sui giganti digitali, da Amazon a Apple. Nei giorni scorsi, i superstiti dell’amministrazione Trump hanno evitato di far scattare i dazi di ritorsione (25 per cento contro formaggi e alta moda) già preparati contro la Francia, colpevole di esigere imposte da aziende americane. Ma il grilletto resta puntato contro Parigi e le altre capitali – come Roma – che hanno deciso di tassare i profitti realizzati da Big Tech nei loro paesi.
    Come andrà a finire? Il problema di superare le vistose contraddizioni fra la nuova realtà dei servizi apolidi e immateriali e principi fiscali stabiliti all’epoca in cui i fatturati li facevano merci che fisicamente attraversavano le frontiere non appare facilmente aggirabile, neanche da una Casa Bianca attenta agli interessi americani. Per capire gli orientamenti e la filosofia internazionale di Biden, sarà decisivo capire se il terreno di confronto scelto sarà quello multilaterale e globale dell’Ocse (l’organizzazione che raccoglie i paesi industrializzati e che ha già preparato alcune linee guida di intervento), quello bilaterale di un dialogo Usa-Europa, da imporre agli altri paesi, o quello istituzionale del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio sabotata a più riprese da Trump.
    L’altro nodo è un passaggio cruciale per la difesa del clima, come il tentativo di imporre ai paesi che esportano in Europa le regole sui diritti ad emettere anidride carbonica, cui già si sottopongono le imprese europee. A Bruxelles vorrebbero istituire già nel giro di un paio d’anni una “carbon adjustment border tax”, ovvero un dazio sulla quantità di CO2 contenuta sulle importazioni della Ue. La reclamano con forza le imprese europee, costretta a confrontarsi sul mercato con i prezzi di concorrenti che non devono pagare, nei loro paesi, il diritto ad emettere anidride carbonica. Il caso più vistoso è quello della siderurgia, dove agli indiani di Arcelor Mittal converrebbe, ad esempio, importare acciaio dall’India, piuttosto che produrlo all’Ilva di Taranto.
    Tecnicamente, tuttavia, la border tax è complicata da mettere in piedi, tanto più se Bruxelles, contemporaneamente, riuscisse nell’altro suo obiettivo: allargare il mercato delle emissioni dai settori attuali (acciaio, cemento, carta, vetro, energia) ad altri comparti come i trasporti. Difficile capire, da un prodotto che arriva da una lunga serie di forniture internazionali, come un’automobile, il contenuto in CO2 che gli ha lasciato la legislazione in materia di emissioni del paese dove è avvenuta la fase finale di produzione. Se border tax ci sarà, riguarderà dunque innanzitutto settori come cemento e acciaio, quelli toccati già oggi dalla legislazione europea e sarà quindi limitata nelle ambizioni, ai limiti del simbolico.
    I simboli, tuttavia, contano e, in questo caso, sono anche un’esca. Perché tutto cambierebbe se anche gli Usa di Biden istituissero un controllo della CO2, attraverso un mercato dei diritti alle emissioni, parallelo a quello europeo. La massa economica di questo blocco, difeso da analoghe border tax, sarebbe sufficiente a costringere gli altri concorrenti mondiali ad adeguarsi. LEGGI TUTTO

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    Aerei, nel 2020 della pandemia i passeggeri sono crollati del 60%: ritorno al 2003. Per le compagnie perdite a 370 miliardi

    MILANO – L’agenzia delle Nazioni unite per l’aviazione civile ha tratto le somme di questo anno tremendo per le compagnie aeree, atterrate letteralmente dalla pandemia del Covid: in pochi mesi è come se i cieli internazonali fossero ritornati indietro di quasi vent’anni, al 2003 per la precisione, a seguito di un “drammatico” calo del 60% dei passeggeri.
    L’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale (Icao) in una nota sottolinea come le prospettive a breve termine restino cupe. L’agenzia dell’Onu ha spiegato che il miliardo e 800 milioni di passeggeri dello scorso anno riporta il settore ai livelli del 2003, ben lontano dai quattro milioni e mezzo del 2019.

    “Il crollo della domanda proseguirà nel trimestre in corso e potrebbe anche aggravarsi”, avverte l’agenzia con sede a Montreal. Il crollo del numero dei passeggeri è stato del 50% sui voli nazionali ma del 74% sui voli internazionali. Le compagnie aeree hanno accumulato perdite per 370 miliardi di dollari. Ma non è tutto: gli aeroporti e i fornitori di servizi al volo hanno messo insieme altri 115 e 13 miliardi di dollari di perdite, rispettivamente.

    L’agenzia ripercorre l’escalation del congelamento dei voli, che ad aprile ha toccato il suo apice con il 92% di calo dei passeggeri rispetto ai livelli del 2019, sintesi di un -98% visto a livello di traffico internazionale e di una ‘migliore’ tenuta (-87%) a livello domestico. Il periodo estivo ha portato un po’ di ripartenza, ma è stato un fuoco di paglia: quando a settembre si è palesata la seconda ondata del contagio sono tornate le misure restrittive e il barometro dei cieli ha ripreso a segnare brutto tempo.

    Aerei, estate 2021: le low cost scommettono sulla Brexit. Meno posti in Italia e Germania
    di Lucio Cillis 14 Gennaio 2021

    Ci sono delle isole felici in questo scenario: il traffico domestico in Cina e Russia, ad esempio, è già tornato ai livelli pre-pandemici. Generalmente, il traffico domestico ha comunque tenuto meglio con un calo del 50% globale a fronte del -74% (1,3 miliardi di passeggeri in meno) per le tratte internazionali.

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    Bonus baby sitter rifiutato a mia moglie perché abbiamo diversa residenza anagrafica. E' giusto?

    Gentile lettore,
    la disciplina relativa al bonus baby-sitting è contenuta all’interno del DL 149/2020 (DL Ristori-bis) che ha modificato le precedenti disposizioni, ovvero il DL n. 34/2020, art. 72, che a sua volta ha modificato gli articoli 23 e 25 del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, nella L. n. 27/2020.
    Tali disposizioni si riferiscono al nucleo famigliare. Le regole per la definizione del nucleo familiare ai fini ISEE, contenute nel DPCM n. 159/2013, stabiliscono che i genitori che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare (articolo 3). Il comma 3 dello stesso articolo elenca una serie di casi in cui, viceversa, ciò non si verifica. Bisognerebbe, dunque, avere maggiori informazioni per poterle rispondere al caso specifico e poter valutare dettagliatamente le ragioni del rigetto della domanda.
    In ogni caso, l’INPS, nel paragrafo n. 3 della Circolare n. 44 del 24 marzo 2020, specifica che il beneficio in oggetto compete in linea generale ai “genitori” del minore. Pertanto, in ipotesi di genitori che non fanno parte dello stesso nucleo familiare si ritiene che il beneficio debba essere richiesto ed erogato in favore del soggetto che convive con il minore purché in possesso dei requisiti soggettivi richiesti. Per completezza si rimanda, inoltre, alla successiva circolare INPS, n. 73, del 17 giugno 2020.

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    Ascoli, uomo ucciso a coltellate in strada

    Ucciso in strada ad Ascoli. In una strada del centro, via dei Soderini. Un uomo di 56 anni è stato assassinato con diversi colpi di coltello. La vittima, Franco Lettieri, era originaria di Salerno ma viveva da tempo in città ed era conosciuta dalle forze dell’ordine. L’uomo è stato trovato a terra sanguinante. Inutili i tentativi […] LEGGI TUTTO

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    Tra i ribelli della cena proibita: “Ma il virus non si sveglia di sera”

    MOMBAROCCIO (PU) – Dev’essere stato così, il Protezionismo. Clienti clandestini che cercano di divertirsi a cena, locali chiusi che aprono di nascosto, lampeggianti, multe, nervosismo. I clienti salgono sulla provinciale che s’abbarbica sulle colline pesaresi, i carabinieri li aspettano al posto di blocco: «Dove va?». Si sono dati appuntamento su Telegram, in chat clandestine divise […] LEGGI TUTTO

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    I ragazzi dei boschi: “Prendersene cura ora è un mestiere”

    Avete un bosco ma non fate i contadini. Avete ereditato un pezzo di terra con degli alberi, ma non siete praticamente mai stati in quella campagna che giace abbandonata, magari è pure in un posto scomodo. E fate altri mestieri, il tempo è sempre poco e poi servono pure competenze. Insomma il bosco è alla […] LEGGI TUTTO

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    Vaccino anti-Covid, l'allarme di Arcuri: “Da lunedì 29% dosi Pfizer in meno: azienda ci ripensi o azioni legali”. Più di un milione di italiani lo ha già ricevuto

    Più di un milione di italiani ha già ricevuto il vaccino anti-Covid. Ma ora arriva l’allarme del commissario straordinario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri: “Da lunedì Pfizer consegnerà il 29% di dosi in meno: l’azienda ci ripensi o prenderemo provvedimenti”. Un rallentamento consistente nell’approvvigionamento di fiale che manda in crisi la campagna vaccinale e la somministrazione […] LEGGI TUTTO

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    Forlì, per un guasto perse 800 dosi di vaccino. La Regione: “Fatto sconcertante”

    FORLì – A Forlì, per “un grave guasto al congelatore dove erano stoccati i vaccini Moderna” sono andate perse 800 dosi. Lo racconta l’Ausl Romagna: il fatto è accaduto nella notte di ieri, 14 gennaio, all’ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì. Fra le prime ipotesi, ricostruisce l’azienda sanitaria, “un errore umano, che potrebbe aver impedito la […] LEGGI TUTTO