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    Le lettere che stanno arrivando a sempre più clienti dell’energia annunciano “modifiche unilaterali del contratto”, ne avevamo già parlato nel gennaio 2022 ma, se allora il fenomeno stava iniziando a manifestarsi, oggi pare essere esploso.

    Tanto che il pentastellato Davide Crippa (ex sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico, ora capogruppo alla Camera) ha rivolto un’interrogazione al ministro Cingolani, denunciando che “recentemente svariati operatori di mercato hanno modificato unilateralmente le condizioni economiche dei menzionati contratti a prezzo fisso (12, 18 o 24 mesi) di energia elettrica e gas pattuiti in precedenza, sorprendendo quei consumatori che si erano convinti a passare al libero mercato potendo usufruire, per la durata concordata contrattualmente, di un prezzo di vendita della materia prima bloccato” e trovandosi, invece, a dover pagare molto di più. Crippa ha chiesto a Cingolani di “valutare” le offerte proposte dagli operatori sul mercato libero e di “rivalutare” il termine di superamento della tutela, che oggi è fissato al 10 gennaio 2024.

    Ma c’è davvero un boom di modifiche unilaterali ai contratti di luce e gas? Da chi ascolta ogni giorno lamentele e segnalazioni di consumatori, la risposta è sì: “La nostra percezione è che se, fino a qualche mese, si contavano sulle dita di una mano, oggi queste segnalazioni sono molto aumentate” dice Marco Vignola, responsabile energia di Unione nazionale consumatori (Unc), che non fa cifre precise ma stima in “moltissimi” i piccoli operatori che stanno cambiando le carte in tavola e “anche qualche media-grande azienda”.

    Attenzione però: per quanto sgradevole, la modifica del contratto durante il periodo di prezzo bloccato non è una pratica vietata se rispetta alcuni parametri stabiliti da Arera, l’autorità di settore: 

    La lettera deve arrivare con tre mesi di anticipo;
    dev’essere una comunicazione a parte, separata dalla bolletta;
    deve contenere la stima della spesa annua per i 12 mesi successivi al netto di tasse e imposte;
    deve indicare al cliente la possibilità di recedere senza costi.

    Perché succede. Peggiorare le condizioni economiche durante un’offerta non è il modo migliore per farsi pubblicità. Ma per molti operatori è una questione di sopravvivenza. Lo spiega il ministro Cingolani in risposta alla stessa interrogazione di Crippa: il fenomeno “potrebbe trovare spiegazione proprio nella circostanza di una non adeguata solidità finanziaria di alcuni specifici venditori, a fronte del contesto eccezionale di rincaro dei costi di approvvigionamento”. 

    Cosa significa? Che se un anno fa, quando i prezzi erano molto più bassi, un piccolo operatore ha proposto un prezzo bloccato super-conveniente senza, però, acquistare abbastanza energia per poter soddisfare la propria base clienti, oggi è costretto ad acquistarne di nuova a prezzi mostruosi. E chi compra a 100 rivendendo a 10, va generalmente dritto verso il fallimento. Va ricordato che nel maggio 2021 il Pun (il Prezzo unico nazionale, riferimento in Italia per determinare il costo della componente energia elettrica) era a 7 centesimi al kilowattora sul monorario, mentre nel marzo 2022 ha raggiunto i 30 centesimi.

    Una soluzione in arrivo? Nella sua risposta Cingolani cerca di tranquillizzare non tanto Crippa quanto i consumatori annunciando una novità attesa da anni: l’albo dei venditori. Si tratta, appunto, di un albo nel quale si può iscrivere solo chi presenta garanzie di solidità finanziaria. E non solo: il regolamento che lo istituisce, continua il ministro, mira “a escludere dal mercato i soggetti che si rendano responsabili di comportamenti di particolare gravità condotti nell’esercizio dell’attività di vendita”. Fino a oggi infatti i parametri stabiliti per poter vendere energia ai consumatori finali, non sono stati troppo severi e il risultato è che la tempesta dei prezzi ha provocato per le aziende con le spalle meno coperte un allarme liquidità che si è diffuso in tutta Europa. Con l’entrata in vigore del nuovo albo, dice Cingolani, il problema verrà quindi risolto alla radice.

    “Tra attivazioni non richieste, telemarketing aggressivo e società che spariscono senza pagare i distributori in questo momento il mercato è un far-west – commenta Alessandro Petruzzi, responsabile energia di Federconsumatori – quindi ok l’albo dei venditori, ma dovranno seguire verifiche e controlli seri perché sia davvero efficace. Riconosciamo che ci sono piccoli operatori in difficoltà oggettive, perché è tutta la filiera fino al consumatore finale a essere in difficoltà. Ma in questo caos proliferano anche i disonesti”. LEGGI TUTTO

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