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    Coronavirus, un modello prevede le mutazioni

    Giocare d’anticipo sui virus dell’influenza, sull’Hiv e il SarsCoV2, prevedendo le mutazioni più probabili con le quali cercheranno di sfuggire alle difese immunitarie e ai vaccini: diventa possibile grazie a un algoritmo ispirato al linguaggio umano. Un aiuto fondamentale nella lotta alle infezioni arriva a sorpresa da intelligenza artificiale e analisi linguistica e per la prima volta fornisce uno strumento fondamentale per mettere a punto futuri farmaci e vaccini. Pubblicata sulla rivista Science, la scoperta arriva dal gruppo del Massachusetts Institute of Technology (Mit) coordinato da Brian Hie. Dopo che l’articolo è stato accettato per la pubblicazione, la ricerca ha continuato ad andare avanti a grandi passi e i ricercatori hanno applicato il loro modello anche alle nuove varianti inglese e sudafricana del virus SarsCoV2. Sono state individuate in questo modo sequenze che permettono a queste varianti di sfuggire a difese immunitarie e vaccini.
    Sono risultati preziosi in questo momento, ma non ancora pubblicati e che perciò devono essere sottoposti alla revisione da parte della comunità scientifica. Il punto di partenza della ricerca, condotta anche da Ellen Zhong, Bonnie Berger e Bryan Bryson, è stata l’osservazione di come uno dei principali ostacoli alla produzione di farmaci e vaccini sia l’abilità dei virus di mutare per sfuggire alle difese immunitarie, secondo un meccanismo chiamato “elusione virale”. La sfida era comprendere i segreti di questo meccanismo di fuga e la soluzione è stata altrettanto originale: chiedere aiuto all’intelligenza artificiale e agli algoritmi finora utilizzati per studiare il linguaggio. “Abbiamo identificato le mutazioni che, conservando la capacità del virus di essere infettivo, rendono il suo aspetto diverso per il sistema immunitario, proprio come si può modificare il significato di una frase utilizzando parole diverse su una stessa struttura grammaticale”, scrivono i ricercatori nell’articolo.
    Nel caso dei virus le parole sono le sequenze genetiche delle proteine che si trovano sulla loro superficie, come l’emoagglutinina per i virus dell’influenza e la proteina Spike per il SarsCoV2. “Il nostro studio – dicono ancora i ricercatori – rappresenta un promettente ponte concettuale tra il linguaggio naturale e l’evoluzione dei virus”. La scommessa è allora riuscire a decifrare la ‘semantica’ che rende i virus irriconoscibili al sistema immunitario, come se parlasse una lingua sconosciuta e i risultati finora ottenuti sono buoni, visto che i modelli sviluppati per influenza di tipo A, Hiv e SarsCoV2 hanno previsto con precisione le mutazioni casuali senza ricevere un addestramento e utilizzando solo i dati relativi alle sequenze delle proteine di superficie. LEGGI TUTTO

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    Ottenuti due embrioni contro l'estinzione del rinoceronte bianco

    Il consorzio internazionale che lavora per prevenire l’estinzione del rinoceronte bianco del Nord attraverso tecnologie avanzate di riproduzione assistita ha annunciato che a dicembre 2020 sono stati prodotti due nuovi embrioni. L’Università di Padova fa parte del team di ricerca.Il 13 dicembre il team del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research, Safari Park Dvůr Králové, Kenya Wildlife Service e Ol Pejeta Conservancy ha eseguito con successo un prelievo di ovociti in Kenya. Immediatamente dopo il prelievo gli ovociti sono stati trasportati attraverso i continenti al laboratorio di Avantea di Cremona (Italia) diretto da Cesare Galli dove, dopo la maturazione e la loro fecondazione con il seme, sono stati creati degli embrioni. Alla vigilia di Natale gli embrioni ottenuti sono stati crioconservati dopo aver raggiunto lo stadio di blastocisti adatto al congelamento e portando così a cinque il numero totale di embrioni prodotti fino ad oggi.Questo alimenta la speranza che, nonostante le sfide e i ritardi causati dal Covid 19, il rinoceronte bianco del Nord possa ancora essere salvato. I prossimi passi del progetto sono già in corso.Le due femmine Najin e Fatu custodite presso la Conservancy di Ol Pejeta, in Kenya, sono gli unici rinoceronti bianchi del Nord rimasti al mondo. Per prevenirne l’estinzione, un consorzio internazionale di scienziati e conservazionisti preleva ovociti (cellule uovo immature) dalle due femmine e li feconda artificialmente utilizzando sperma criopreservato di maschi deceduti per creare embrioni vitali. Successivamente gli embrioni verranno trasferiti in madri surrogate di rinoceronte bianco del Sud per dare vita a nuovi esemplari di rinoceronte bianco del Nord. (ANSA). LEGGI TUTTO