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    Crt, slitta la nomina di Poggi. Il consiglio ora aspetta il Mef

    Il Consiglio d’Indirizzo di Fondazione Crt decide di non forzare la mano sulla nomina del nuovo presidente. Ed è per questo che il parlamentino dell’ente torinese ha votato all’unanimità di aderire «alle richieste pervenute dal collegio sindacale», il quale chiedeva di rinviare il via libera di Anna Maria Poggi alla presidenza che era stata lasciata […] LEGGI TUTTO

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    Vivendi ostruzionista nella causa per la rete

    I francesi di Vivendi chiedono altri documenti, mentre i legali di Tim premono per andare a giudizio sulla base degli elementi già disponibili. Questo è il riassunto della prima udienza, durata circa un’ora, che si è tenuta ieri al Tribunale di Milano sul ricorso del primo azionista contro la cessione della rete fissa al consorzio guidato dal fondo americano Kkr, a cui si uniranno per la parte italiana il Mef e F2i. Vivendi, cui fa capo il 23,7% di Tim, vorrebbe annullare la delibera del cda sulla cessione della rete in quanto ritiene necessaria l’approvazione di un’assemblea straordinaria. Per questo ha chiesto documenti aggiuntivi per permettere alla giudice Daniela Marconi di valutare meglio. Probabilmente, però, è una strategia per allungare i tempi, dal momento che i legali a cui si appoggia il gruppo dei Bollorè (ieri era assente l’avvocato di punta Giuseppe Scassellati) sono convinti che l’udienza di ieri sia solo un passaggio intermedio di un processo destinato a durare mesi. Da Tim, invece, si ribatte che tutti i documenti che era possibile fornire sono stati messi a disposizione e che, già ora, ci siano tutti gli elementi. La giudice Marconi si è presa del tempo per decidere sulla richiesta francese e, nel corso dell’udienza, ha domandato ai legali di Vivendi se fosse possibile trovare una conciliazione prima di far prevalere il diritto. Invito caduto nel vuoto, anche perché nel team legale dei francesi mancava Scassellati, principale suggeritore della strategia di resistenza. LEGGI TUTTO

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    Fornelli migliorati: la sfida di Eni su salute e sviluppo in Africa

    Migliorare l’accesso all’energia e garantire così una serie di benefici. Per la salute delle persone e per l’ambiente, innanzitutto. Ma anche per le economie locali dei Paesi africani. Nel solco di un progetto già avviato, Eni rilancia il suo impegno a diffondere sistemi di cottura migliorati nell’Africa subsahariana, promuovendo il passaggio a dispositivi moderni e sicuri. In occasione del recente Summit on Clean Cooking in Africa organizzato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) a Parigi, l’azienda ha reso pubblico l’obiettivo di garantire l’accesso al Clean Cooking a oltre 10 milioni di persone in tutta l’Africa subsahariana entro il 2027, con la prospettiva di raggiungere 20 milioni di persone e oltre entro il 2030, favorendo il passaggio da soluzioni migliorate a soluzioni avanzate.”Uno degli obiettivi che ci poniamo nei Paesi africani è quello di incentivare la produzione di fornelli migliorati. Questo ovviamente oltre a creare opportunità di lavoro per le popolazioni riduce anche l’impronta carbonica perché produrli in un Paese e trasportarli in un altro aumenta l’impatto”, ha spiegato il Direttore Generale Natural Resources di Eni, Guido Brusco, a margine del Summit, sottolineando che Eni nei prossimi anni stanzierà oltre 300 milioni di dollari per distribuire fornelli migliorati a più di 20 milioni di persone. L’operazione avrà chiaramente un impatto positivo su più fronti. “Tra i vari benefici del Clean Cooking, oltre a quello della salute e dell’uso efficiente dell’energia, c’è anche quello di contribuire a ridurre il tasso di deforestazione in Africa, che è una delle piaghe del continente negli ultimi decenni”, ha evidenziato ancora Brusco.Già dal 2018, Eni aveva lanciato un ampio programma denominato Clean Cooking Program, volto a favorire l’accesso a sistemi efficaci per la cottura dei cibi in Africa subsahariana, con l’obiettivo migliorare le condizioni di salute delle persone esposte e delle famiglie e di ridurre lo sfruttamento delle foreste. Il programma prevede la fornitura gratuita di fornelli migliorati, di cui hanno già beneficiato più di 500mila persone in Costa D’Avorio, Mozambico, Ruanda, Angola e Repubblica del Congo. Per quei Paesi, l’inizio di un vero e proprio cambiamento. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, circa 1 miliardo di persone in Africa cucina ancora i propri pasti con sistemi di cottura rudimentali, respirando il fumo nocivo rilasciato dalla combustione. La mancanza di accesso a sistemi di Clean Cooking ha rilevanti impatti dal punto di vista sanitario, sociale, economico e ambientale, e contribuisce a 3,7 milioni di morti premature ogni anno, specialmente a danno di donne e bambini.Eni è impegnata a migliorare questa situazione, con una strategia virtuosa che guarda lontano e che interviene a più livelli. “La fornitura di fornelli migliorati è solo uno dei tasselli della politica che fa Eni sui territori africani, in particolare, e in cui noi puntiamo a migliorare l’accesso all’energia, all’acqua, alla salute e all’educazione. Sono interventi multidisciplinari, sono progetti integrati nei quali nessuna dimensione è prevalente”, ha spiegato al riguardo il Direttore Generale Natural Resources dell’azienda. Nell’ambito del Summit di Parigi organizzato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, Eni ha anche aderito alla dichiarazione congiunta per rendere il 2024 un anno cruciale per l’accesso universale al Clean Cooking, al quale è stato riconosciuto un ruolo essenziale nel raggiungimento dell’Obiettivo 7 per lo Sviluppo sostenibile fissato dalle Nazioni Unite (ovvero, “assicurare a chiunque l’accesso a sistemi di energia alla portata di tutti, affidabili, sostenibili e moderni”). La dichiarazione è stata firmata e sottoscritta da governi, società private, organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative e membri della società civile intervenuti ai lavori.Il modello Eni nasce dalla lunga esperienza dell’azienda nel continente africano e mira a contribuire a ridurre l’impatto delle attività di cucina sulla deforestazione e gli effetti negativi sulla salute delle persone. L’azienda garantisce così di continuare a promuovere in Africa l’accesso a sistemi di cottura più moderni, che possono apportare benefici in termini di salute, produttività, uguaglianza di genere, conservazione delle foreste, biodiversità e riduzione delle emissioni. Come già accennato, inoltre, Eni punta a favorire il passaggio da soluzioni migliorate, che garantiscono una riduzione di oltre il 60% della biomassa legnosa, a soluzioni avanzate, che si caratterizzano per il totale abbattimento dell’uso di biomassa legnosa non sostenibile. Grazie alla significativa e progressiva riduzione dell’utilizzo di biomasse, la distribuzione e promozione dei fornelli migliorati a titolo gratuito permette a Eni di generare crediti di carbonio che verranno utilizzati per compensare le emissioni residue previste nel Piano aziendale di Decarbonizzazione, con l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni nette al 2050. LEGGI TUTTO

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    Crt, il commissario resta sull’uscio

    Per la Fondazione Crt non è ancora il tempo del commissario. L’arrivo di un amministratore straordinario inviato dal ministero dell’Economia non dovrebbe avvenire in tempi stretti, come in molti si aspettano dopo gli ultimi eventi, tutti orientati nella stessa direzione: quella di un cda della fondazione diventato «ingovernabile» come lo ha definito l’attuale presidente ad interim Maurizio Irrera.Ieri a muovere le acque è stato il collegio sindacale dell’ente che, con una lettera indirizzata a Marcello Sala, direttore generale del Tesoro (il dicastero che vigila sulle fondazioni di origine ex bancaria come le attuali Casse di Risparmio), ha chiesto una proroga in relazione ai tempi di nomina del presidente effettivo del cda in sostituzione dell’interim gestito da Irrera, già vicepresidente durante la presidenza di Fabrizio Palenzona.Il senso della proroga, di cui si avvarrebbe il Consiglio d’Indirizzo, è tecnicamente chiaro: essendo le dimissioni di Palenzona avvenute il 23 aprile, è da quella data che decorrono i 30 giorni concessi dallo statuto della fondazione per la nomina del nuovo presidente. Nomina che il Consiglio d’Indirizzo (l’organo politico che esprime l’azionariato dell’ente e che ha già designato all’unanimità la giurista Anna Maria Poggi) dovrebbe quindi effettuare entro giovedì 23 maggio. Con la proroga concessa dal Tesoro si andrebbe oltre questo termine, consentendo al Consiglio d’Indirizzo determinazioni più ponderate e più adeguate in termini di garbo istituzionale. Proprio qui sta il motivo della richiesta di proroga contenuta nella lettera dei sindaci.L’iniziativa, che non contiene giudizi negativi impliciti sulla figura della professoressa Poggi, è principalmente mirata a evitare che il Tesoro si trovi di fronte al fatto compiuto di un nuovo presidente di Crt prima ancora di aver concluso l’esame dei documenti necessari a valutare l’adeguatezza del cda in relazione agli eventi traumatici che hanno destabilizzato la fondazione. Sarebbe una forzatura e peraltro più che sospetta, visto che tra i documenti inviati in prima battuta a Sala e non ancora esaminati ci sarebbero anche i verbali della burrascosa riunione del cda del 19 aprile, intorno ai quali è nato un giallo sull’autenticità, tanto che si rende necessaria un’integrazione. Per questo il percorso che sia Irrera sia il collegio sindacale considerano più corretto è quello di un prorogatio dell’attuale presidente ad interim in attesa delle determinazioni del Mef. LEGGI TUTTO

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    Manteco tra le stelle del Made in Italy

    Figura tra le cento imprese più competitive del Centro Italia, che si sono distinte per performance e affidabilità finanziaria. Per questo Manteco, storica azienda tessile di Montemurlo (Prato), è stata insignita del premio Industria Felix, ricevuto nei giorni scorsi a Roma all’Università Luiss Guido Carli e ritirato dal presidente Franco Mantellassi. Quest’ultimo è figlio del […] LEGGI TUTTO

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    Ricerca, Borsa e impresa. La ricetta per lo sviluppo di Maurizio Casasco (FI)

    “Dare sostegno alle imprese con ogni supporto possibile”. Lo chiede Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile nazionale del Dipartimento Economia del partito. L’imprenditore e deputato ha sottolineato l’importanza di supportare l’innovazione nel mondo delle aziende italiane. Parole che sono state messe in pratica nel programma elettorale europeo dei forzisti. Ecco cosa ha detto Casasco.Le parole di CasascoSul tema piccole medie imprese Casasco ha affermato: “Il Dipartimento economico di Forza Italia ed il nostro Segretario Nazionale Antonio Tajani hanno sempre sostenuto ogni sforzo a sostegno delle PMI italiane. Per questo serve il pieno uso delle risorse già disponibili, come quelle ad esempio di CDP, per sostenere le imprese italiane quotate e di prossima quotazione sul mercato di borsa, anche con il concorso di risorse private oltre che pubbliche”. Il deputato di Forza Italia ha poi sottolineato il suo supporto alle imprese specificando che “è tempo di sostenere gli imprenditori capaci e innovativi e in genere le imprese italiane, con ogni supporto possibile alla ricapitalizzazione delle imprese”.Il supporto alle impreseIl supporto alle imprese si concretizza nel programma elettorale europeo di Forza Italia che dedica tre pagine del testo all’obiettivo di promuovere la libertà d’impresa e migliorare la competitività in Europa. Il partito si propone di lavorare per un’Europa con un sistema fiscale più vantaggioso per le imprese, in modo da favorire lo sviluppo economico e la crescita delle attività imprenditoriali. Un punto chiave del programma è l’impegno di Forza Italia a sviluppare il piano strategico “Made in Europe 2030”. Questo piano prevede una politica industriale comune che mira a proteggere le infrastrutture dell’UE e le sue aziende più innovative dalla concorrenza sleale proveniente dalla Cina. L’obiettivo è creare un ambiente competitivo equo che permetta alle aziende europee di prosperare senza dover subire pratiche commerciali scorrette da parte di paesi terzi. LEGGI TUTTO

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    Poste, via all’accordo su turnover. Previste oltre tremila nuove assunzioni

    Via all’accordo con i sindacati per il ricambio generazionale nei tanti uffici sul territorio di Poste italiane. Complessivamente con questa novità sono 3.374 i lavoratori che passeranno da part time a full time. La notizia arriva da Sip-Cisl e viene ricordato che si tratta di una sostituzione di lavoratori usciti. Il ricambio viene fissato al 75%. La Cisl riferisce che ci saranno 1.200 assunzioni esterne, 500 nel commerciale. Inoltre il contratto di 1.500 lavoratori part time verrà trasformato in full time. Ecco tutti gli aggiornamenti.Le novitàOltre a quanto già anticipato, sono previsti altre trasformazioni di contratto e modifiche alle mansioni per altri lavoratori. Tra questi 200 addetti al recapito verranno impiegati allo sportello. Il segretario generale della Slp Cisl Raffaele Roscigno ha spiegato: “Abbiamo ottenuto l’innalzamento al 75% del turn over per il triennio è una intesa importante che significa più stabilizzazioni e più assunzioni di personale. Siamo molto soddisfatti di questo obiettivo raggiunto unitariamente con tutti gli altri sindacati”.Le stabilizzazioniIn quanto alle stabilizzazioni sono stati definiti nuovi criteri i quali specificano che entrano in graduatoria coloro che hanno prestato attività dal 2014. È inoltre previsto l’arrotondamento per periodi superiori ai 15 giorni ricondotti al mese, e l’aggiornamento dei punteggi al 31 gennaio di ogni anno. La graduatoria ed i criteri termineranno il 31 dicembre 2026. I destinatari di una leva tra mobilità (regionale o nazionale), conversione o sportellizzazione non avranno la possibilità di avvalersi di un’altra leva durante lo stesso arco solare. Roscigno ha poi detto: “Speriamo ora di chiudere in tempi brevi il nuovo contratto, anche alla luce dell’incremento dei ricavi comunicato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Poste. Mentre continuiamo ad essere fortemente contrari al piano di privatizzazione dell’azienda predisposto dal governo”.L’accordoL’accordo “contro il lavoro povero”, definito così il patto tra i vertici di Poste Italiane, SicCgil e le altre sigle sindacali. Nicola Di Ceglie, Segretario nazionale di SicCgil, esprime grande soddisfazione per le innovazioni introdotte a favore delle lavoratrici e dei lavoratori della più grande azienda del Paese. Di Ceglie ha specificato che l’accordo, che avrà una durata triennale, introduce due importanti novità: la prima è l’aumento del turnover dal 40% al 75% nel corso dei tre anni mentre seconda riguarda una maggiore attenzione ai contratti part-time, il cosiddetto lavoro povero. Con questo patto, tutti i lavoratori part-time dell’azienda, sia volontari che involontari, potranno convertire il loro contratto a tempo pieno. Di Ceglie ha detto: “Non era mai avvenuto prima che si arrivasse ad una ridefinizione così massiccia per l’intera platea interessata, chiarisce Di Ceglie, basti pensare che, solo nel 2024, sono previsti oltre 3400 passaggi da part time a full time”. LEGGI TUTTO

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    “Sapere e innovazione per essere player forti”. Bitron al centro dell’e-mobility

    Il viaggio tra le eccellenze della mobilità elettrica made in Italy continua. E conduce a Grugliasco, alle porte di Torino, dove ha sede Bitron, una realtà che non ha mai smesso di investire in innovazione e sviluppo. L’azienda guidata dalla famiglia Bianco, con 18 stabilimenti e centri di ricerca e sviluppo diffusi nel mondo (in Italia, Spagna, Romania, Germania, Turchia, Polonia, Messico e Cina), è uno dei protagonisti italiani più competitivi a livello internazionale nel settore della e-mobility, in cui l’Italia ha un enorme potenziale da esprimere.”La transizione energetica non ci ha trovati impreparati, la combinazione del nostro know-how meccatronico ed elettronico ci ha permesso di essere il riferimento giusto al momento giusto, e siamo stati fra i primi a crederci. Questo oggi ci dà un vantaggio e ci rende dei player importanti”, spiega Alberto Moro, CEO della Business Unit Automotive, elencando i tre fronti sui quali Bitron ha declinato la propria produzione: elettrico, idrogeno e termico alimentato e-fuel. “Per l’elettrico forniamo soluzioni in diverse funzioni della vettura, dall’elettronica per la gestione delle batterie alle soluzioni per il raffreddamento delle stesse. Bitron è anche in prima fila nello sviluppo di soluzioni legate all’idrogeno”. Per strategia di mercato, l’azienda ha inoltre puntato in grande misura su categorie di prodotti trasversali al tipo di tecnologia utilizzato per la motricità, come quelli legati ai comandi, che consentono al guidatore e ai passeggeri di interagire con il veicolo. “Questa categoria di prodotti sta evolvendo in maniera rapida, a volte fin troppo per le abitudini dell’utente, ed è un settore sul quale Bitron concentra buona parte della sua capacità innovativa”, racconta ancora Moro.Affacciata sui grandi mercati della e-mobility, l’azienda made in Grugliasco attraversa l’attuale momento affrontando in modo propositivo le incertezze che a livello globale accompagnano la transizione all’elettrico. Al riguardo Moro snocciola alcuni dati che fotografano lo stato dell’arte, pur se i dati di previsione cambiano di mese in mese: “Le ultime analisi prevedono, sul 2024, immatricolazioni di veicoli elettrici intorno al 20% a livello globale, con un’Europa al 12% e una Cina al 45%, favorita da scelte governative che hanno molto incentivato la mobilità elettrica”. Al netto di una situazione tutta in divenire, Bitron è in ogni caso protagonista del progresso grazie al suo ruolo internazionale. “La nostra azienda è ‘a bordo’ con tutti i car makers che producono elettrico sui mercati europei, americani e asiatici. Puntiamo quindi a essere un player forte nel contesto elettrico, quale che sia la sua penetrazione nel mercato”, assicura Moro. E l’intenzione dichiarata è quella di contribuire a rendere il sistema Italia sempre più protagonista di questo percorso.Alberto Moro, CEO della Business Unit Automotive di BitronRealtà come Bitron testimoniano infatti l’esistenza di una filiera d’eccellenza che, con opportuni investimenti, può davvero ambire a diventare un distretto di riferimento a livello globale per la mobilità elettrica e la transizione energetica più in generale. “La politica dovrebbe supportare la transizione verso una mobilità pulita puntando al risultato, senza mettere vincoli tecnologici alla direzione da prendere; i vincoli sono un ostacolo dell’innovazione e possono finire per pesare sulla competitività industriale e sulla mobilità in generale”, ragiona al riguardo Alberto Moro.Intanto, proprio muovendosi in questa direzione, l’azienda continua a lavorare nel campo dell’innovazione. La Business Unit Elettronica di Bitron si occupa anche dell’EV charging, un ambito importante che supporta i clienti nella creazione delle infrastrutture necessarie alla diffusione dell’elettrico. LEGGI TUTTO