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    Lancia, avanza la “rinascita”. Ritorno in 5 mercati europei

    Per lo storico marchio Lancia, che con Alfa Romeo e quello francese Ds fa parte dell’offerta premium di Stellantis, si avvicina l’atteso «D-Day». La nuova (in tutto) Ypsilon debutterà all’inizio del 2024, due anni dopo toccherà all’ammiraglia e nel 2028 alla Delta. Sempre dal 2028, seguendo la strategia del gruppo, la Casa fondata a Torino nel 1906 venderà solo modelli elettrici. Lancia, inoltre, tornerà ad affacciarsi sui mercati europei. Dal 2017, infatti, dopo il tentativo d’integrazione in Fca con Chrysler, alla sola Ypsilon e le sue tante varianti è toccato mantenere vivo il marchio. Una missione, tra l’altro, svolta egregiamente visti i risultati di vendita.«Ma ora – come sottolineato da Luca Napolitano, ad di Lancia in Stellantis – è tempo di rinascimento grazie al piano strategico a 10 anni. Lancia punterà, oltre all’Italia, su cinque mercati europei: Germania, Francia, Spagna, Olanda e Belgio con 100 showroom nelle 60 maggiori città. Avremo anche un nuovo modello distributivo con una selezione di partner in Italia; grande spazio sarà dato alle vendite online».L’ad di Stellantis, Carlos Tavares, ha assegnato a Napolitano la «ricostruzione» del marchio Lancia, una sfida non facile che ha portato nel settembre 2021 alla presentazione del piano di rinascita al top management del gruppo, che lo ha approvato, per poi proporlo un anno dopo con tutti gli avanzamenti, insieme al nuovo logo.«Tavares – spiega Napolitano – ha chiesto un piano solido a 10 anni. La nuova Ypsilon è ormai pronta, l’ammiraglia (non si chiamerà Aurelia, ndr) quasi e poi avremo la Delta. È stato realizzato, insieme al logo, il manifesto tridimensionale Pu+Ra Design che ispira le tre novità annunciate». A lavorare al «rinascimento» di Lancia, al fianco di Napolitano, è il capo del design di Stellantis, Jean-Pierre Ploué, che ha espresso personalmente la volontà di occuparsi dello stile dei nuovi modelli. A Ploué, che nell’ex gruppo Psa è stato responsabile del design, si deve il rilancio di Citroën. «Provengo dalla scuola dei grandi carrozzieri italiani degli anni ’70 e ’80 con Giugiaro, Bertone, Gandini e Fioravanti; e ne vado orgoglioso. Per me è come ricominciare in un Paese dove ho mosso i primi passi, tant’è che su invito di Napolitano ho deciso di venire ad abitare a Torino, proprio per essere più vicino al team Lancia», afferma il designer.Il progetto guarda al futuro, ma nel segno di una storia lunga 116 anni. Il nuovo logo, infatti, riprende i tratti di quello introdotto nel 1957 per la prima volta sulla Flaminia, mentre sui futuri modelli – è stato anticipato – si ritroveranno le forme morbide e sensuali sia della stessa Flaminia sia dell’Aurelia. Lancia ha quindi avviato una partnership con Cassina, azienda che opera nell’arredamento d’autore, focalizzando l’accordo su valori quali l’italianità, la tradizione e la sostenibilità ambientale. «Sono due brand – così l’ad di Cassina, Luca Fuso – accomunati dalla storia e dalla proiezione nel futuro».Insieme, Lancia e Cassina parteciperanno alla prossima «Design Week»: a Milano, in aprile, sarà esposto un concept, un «assaggio» di quella che potrebbe essere la futura Ypsilon. LEGGI TUTTO

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    Vi appaiono tweet di utenti sconosciuti? Ecco perché e cosa fare

    Ennesima novità su Twitter. Come alcuni utenti del famoso social avranno già notato, nella home personale vengono inseriti anche dei tweet appartenenti ad account a noi sconosciuti. Account, dunque, che non seguiamo.Le nuove direttiveDa quando il social con l’uccellino blu è divenuto proprietà di Elon Musk i cambiamenti non sono certo mancati, dai licenziamenti in massa all’abbonamento per la spunta blu e le nuove spunte oro e grigio.Già dallo scorso settembre l’azienda aveva comunicato l’intenzione di espandere il sistema dei suggerimenti, in modo da ampliare il raggio d’azione a più utenti. Ed ecco che sulle home di alcuni utenti cominciano già ad arrivare post di account sconosciuti.Come spiegato nell’annuncio dello scorso mercoledì, si tratta di un cambio di algoritmo. Da adesso in avanti visualizzeremo anche tweet di persone che non abbiamo mai visto in passato. Twitter, in pratica, sta cercando di proporre alla sua platea potenziali canali che potrebbero risultare interessanti.Come rimediareSe si è d’accordo con la novità di Twitter non c’è bisogno di fare nulla. Nel caso in cui si volessero evitare queste “intrusioni sconosciute” basta effettuare pochi passaggi per rimediare al problema. Il servizio clienti del social network spiega che è sufficiente impostare i tweet in ordine cronologico (dal più recente) per eliminare gli account suggeriti dall’algoritmo.La scelta delle pagine proposte, fa sapere Twitter, si basa in ogni caso sulle nostre preferenze, su ciò che seguiamo regolarmente sul social. “Vogliamo assicurarci che tutti su Twitter vedano i migliori contenuti sulla piattaforma, quindi stiamo estendendo i consigli a tutti gli utenti, compresi quelli che potrebbero non averli visti in passato”, fanno sapere infatti dall’azienda, come riportato da Il Messaggero.Anche Instagram, lo scorso luglio, aveva tentato qualcosa del genere, prima di fare bruscamente retromarcia a seguito delle tante proteste arrivate dagli internauti.La nuova linea di Elon MuskUna simile scelta da parte di Twitter, del resto, non sorprende. Elon Musk ha portato una vera e propria rivoluzione all’interno della società. Dopo aver tagliato i ponti con aziende come Volkswagen, General Motors, Pfizer e United Airlines, big che hanno ormai abbandonato la piattaforma, il patron di Tesla ha bisogno di altre fonti da cui attingere risorse per portare avanti il suo social.È in atto una nuova strategia di marketing, e potremo vedere i suoi effetti soltanto nel prossimo futuro. LEGGI TUTTO

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    Muro contro muro all’Ilva. Urso: non sarà statalizzata

    Assemblea aperta e trattativa a oltranza. Sull’ex Ilva è di nuovo muro contro muro in cerca di una difficile intesa. L’oggetto del contendere sarebbe fondamentalmente la ricapitalizzazione del gruppo da parte dei soci: quello pubblico Invitalia (con il 40%) e quello privato Arcelor Mittal (al 60%). Per la seconda volta l’assemblea, che doveva ridisegnare la governance all’interno di Acciaierie d’Italia, è stata riaggiornata. La data ufficiale non c’è ancora, ma si parla della prossima settimana.Nel mezzo, il governo detta la linea e ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha detto che l’esecutivo «non vuole la statalizzazione dell’ex Ilva».Un passo indietro rispetto alle prime dichiarazioni? Non del tutto. In un’audizione in Parlamento Urso ha spiegato che «è in corso un confronto attivo con l’azionista privato. Lo Stato – ha detto – oggi è entrato nel capitale col 38% dovrebbe salire al 60% nel maggio del 2024. Un statalizzazione già decisa e programmata nel tempo. Ma noi non siamo d’accordo. Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è confrontarci con le parti per giungere a una ricapitalizzazione dell’impresa, per avere le ulteriori risorse necessarie alla riconversione industriale». In soldoni, Urso non ha detto che lo Stato non prenderà le redini del gruppo, ma che non lo farà senza condizioni. Quel miliardo stanziato per l’ex Ilva non può essere concesso, come vorrebbe Arcelor Mittal, senza un netto cambio di governance che non è però quello disegnato dal precedente governo (solo al 2024 lo Stato salirebbe al 60%). «Siamo disposti ad anticipare la ricapitalizzazione per assicurare un futuro all’azienda e mettere subito la liquidità (circa 1 miliardo di euro ndr), ma i privati devono fare la loro parte» ha poi precisato Urso.La situazione, insomma, è fluida e, secondo fonti vicine alla vicenda, non si possono escludere colpi di scena: «Se non si trovasse un accordo la soluzione parrebbe quella di sciogliere Acciaierie d’Italia», spiega una fonte. Ieri si è espresso sul tema anche il numero uno di Confindustria Carlo Bonomi: «Spero che non si arrivi a una nazionalizzazione dell’Ilva se non già in presenza di un piano per il futuro. Ci vorrebbero dei partner industriali che possano operare al meglio, anche dal punto di vista giudiziario. L’acciaio e il ciclo a caldo è importante per il Paese o no? Io credo che il Paese non si sia dato ancora una risposta che invece è fondamentale: se noi perdiamo una delle più grandi acciaierie d’Europa, importante per tante nostre filiere, credo che faremmo un errore», ha proseguito il numero no degli industriali.Quanto al coinvolgimento di altri attori nella trattativa al momento è stata smentita da più parti e anche il possibile intervento di Arvedi, a oggi, non è sul tavolo. Questo non significa però che nei piani del governo non ci possa essere un allargamento della platea dei privati in una seconda fase.A monte della decisione del governo Draghi di prendere il controllo di un’azienda strategica, ci sono stati anche i difficili rapporti con il partner privato, il big indo-britannico Arcelor Mittal. Intanto l’Osservatorio Ilva convocato dal ministero dell’Ambiente ha fatto il punto sullo stato delle attività: dei 467 milioni del patrimonio destinato alle bonifiche dell’area ex Ilva, 443 milioni sono già stati allocati. LEGGI TUTTO

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    Federlegno: rallenta il valore delle vendite ma fine 2022 positivo

    Dopo il +24,5% registrato dalla filiera legno-arredo nel primo trimestre 2022 e il +22,2% del primo semestre 2022, il valore delle vendite è sceso a +17,7% nel periodo gennaio-settembre 2022 secondo i dati del Monitor L-A elaborato dal Centro Studi di FederlegnoArredo. Dati che spiegano come il rallentamento – sia pure in un quadro complessivamente positivo – ha iniziato a farsi sentire nel secondo trimestre 2022 confermandosi nel terzo e lasciando intravedere un finale del 2022 che confermerà questo trend.L’export della filiera legno-arredo – che rappresenta il 41% del totale – registra a settembre 2022 +14% sul 2021 (era +16,3% nei primi sei mesi 2022) con un valore pari a circa 3,2 miliardi di euro, mentre il mercato italiano – che rappresenta il 59% – segna un +20,5% (era +26,7% nei primi sei mesi) con un valore di 4,7 miliardi.Al Monitor di FederlegnoArredo hanno partecipato oltre 450 aziende che per vendite totali hanno superato nel periodo indicato i 7,9 miliardi di euro: oltre 250 quelle del Macro Sistema Arredamento e poco più di 200 quelle del Macro Sistema Legno.In questo scanaro per fine anno si potrebbe ipotizzare una chiusura a doppia cifra di +12%, che corrisponde a +8,1% per il Macro Sistema Arredamento e +17,1% per il Macro Sistema Legno.“Leggendo i dati del nostro Monitor purtroppo si conferma quanto avevamo detto e previsto nei mesi precedenti. I segnali di rallentamento c’erano e ci sono ancora e l’incertezza dello scenario geopolitico ed economico – commenta Claudio Feltrin presidente di FederlegnoArredo – ci costringe ad essere estremamente prudenti, pur salutando con favore la chiusura d’anno con un segno positivo e che potrebbe chiudersi a doppia cifra”.”Risultato tutt’altro che scontato che va però letto alla luce dell’effetto, ancora rilevante, dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Se stiamo infatti assistendo a una diminuzione del costo dell’energia, che impatta positivamente sulle produzioni particolarmente energivore come i pannelli, al momento sono deboli i segnali di una diminuzione dei costi delle materie prime dei nostri prodotti finali. La plastica registra a ottobre su settembre -1,6%, l’alluminio -1,3% e il rame -1,5%. Ancora troppo poco per poter dire che la tanta auspicata inversione di rotta è alle porte”, conclude Feltrin.Le rilevazioni del terzo trimestre sono state anche l’occasione per sondare le aziende sui loro piani di investimento con la confema che il settore non ha mai smesso di investire, seppur costretto a fare delle scelte figlie del clima di incertezza.Le azioni prioritarie che i partecipanti all’indagine hanno messo in atto aiutano a disegnare il prossimo futuro evidenziando le problematiche che preoccupano le imprese, i driver che ritengono trainare il loro mercato di riferimento e gli asset strategici da custodire e potenziare.Per il totale filiera legno-arredo oltre il 60% delle aziende, indica come prioritari gli investimenti per l’efficientamento energetico (per il 27% molto rilevante, per il 36% estremamente rilevante) a seguire, per il 54% dei rispondenti, gli investimenti produttivi (per il 35 % molto rilevante e per il 19% estremamente rilevante). Anche la digitalizzazione dei processi aziendali è percepita come molto rilevante (dal 31% dei rispondenti) o estremamente rilevante (dal 21% dei rispondenti).Per il Macrosistema Legno dopo il tema energetico emergono gli investimenti sulle risorse umane (per il 50% dei rispondenti è molto o estremamente rilevante) e quelli produttivi (49% dei rispondenti) mentre per il Macrosistema Arredamento la priorità è incrementare la presenza all’estero (per quasi il 70% dei rispondenti). Il settore legno-arredo si conferma inoltre attento al tema della sostenibilità, declinandolo con pragmatismo alla luce dei forti aumenti del costo dell’energia e della difficoltà di reperire materiali. Sebbene la sostenibilità non venga annoverata in modo diretto tra le azioni prioritarie, i rispondenti ne riconoscono il valore e la necessità di perseguirla, anche all’interno di azioni come gli investimenti produttivi e di efficientamento.“In questo scenario – conclude il presidente Feltrin – proseguiamo con ancora più convinzione e determinazione nello sviluppo del progetto Fla-Plus avviato dalla Federazione proprio per sostenere e accompagnare le nostre imprese nel cammino della sostenibilità. Progetti concreti e partnership prestigiose che hanno il preciso obiettivo di non lasciare nessuno solo in questo percorso tanto difficile quanto ineludibile. Per noi la sostenibilità rappresenta il futuro, e la Federazione deve dare a tutte le aziende la possibilità di intraprendere questo cammino”.Il progetto Fla-Plus avviato da FederlegnoArredo ha ottenuto già un riconoscimento di assoluto prestigio perché è la prima al mondo nella filiera legno-arredo ad aver ottenuto l’ammissione al Global Compact delle Nazioni Unite, il più importante programma globale di corporate sustainability, per la validità e la qualità delle scelte intraprese. LEGGI TUTTO

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    Malpensa primo aeroporto in Italia a lanciare il fast transfer merci

    Avviata la sperimentazione operativa della procedura Fast Transfer di trasferimento automatizzato della merce dal magazzino aeroportuale al magazzino esterno, dedicata ai soggetti autorizzati che operano all’aeroporto di Milano Malpensa. Operazione seguita in diretta dalla Sala Sea Malpensa Center del Terminal 1 con cui è stata avviata ufficialmente l’innovazione che semplifica i processi di sdoganamento e movimentazione merci.Dopo i saluti da parte dell’amministratore delegato di Sea Armando Brunini e del direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Marcello Minenna, è stato possibile seguire dal vivo la prima operazione, percorrendo il viaggio del vettore, dal magazzino di temporanea custodia aeroportuale della Cargo City, al magazzino di temporanea custodia del soggetto autorizzato a Vizzola Ticino, che ha potuto procedere direttamente in house alle successive operazioni di sdoganamento.Obiettivo del Fast Transfer è quello di snellire, delocalizzando e automatizzando il processo di trasferimento della merce in arrivo da un Paese extra-Ue, i tempi di giacenza, permettendo al proprietario o responsabile della merce di spostarla dall’hub aeroportuale di arrivo fino a un altro luogo di sdoganamento esterno, ottimizzando i tempi, i costi e la logistica di magazzino.Il processo è completamente automatizzato e si avvale di un corridoio di trasferimento digitalizzato che prevede la possibilità di trasferire la merce soggetta a vigilanza doganale attraverso il monitoraggio geolocalizzato che inizia e termina nelle aree autorizzate ed è effettuato mediante una prenotazione (booking) di facile attivazione da parte dell’operatore economico che utilizza la App dedicata “fast corridor”.“L’aeroporto di Milano Malpensa è il primo scalo merci italiano dove viene applicata la nuova procedura di Fast Transfer Doganale – ha spiegato Paolo Dallanoce, head of Cargo management di Sea Aeroporti di Milano –. Una rivoluzione digitale sviluppata insieme all’ Agenzia delle Dogane che permette una gestione dei flussi di merce in import più efficiente, veloce, integrata e digitalizzata, incrementando così la capacità di ricezione della merce per rendere lo scalo di Malpensa più attrattivo e competitivo a livello internazionale”.L’ingegner Laura Castellani, direttore della direzione centrale Organizzazione e Digital Transformation Adm, ha sottolineato: “In ambito del programma di digitalizzazione aeroporti vede luce una prima linea di lavoro che fa da apripista verso una digitalizzazione che semplifica e velocizza i processi di sdoganamento e movimentazione delle merci. Tutti i processi disegnati e realizzati da Adm, in collaborazione con il partner tecnologico Sogei, prevedono sistemi perfettamente integrati con quelli degli stackeholder e delle amministrazioni coinvolte. Il progetto ci offrirà la possibilità di migliorare e potenziare il sistema della logistica aereoportuale avvalendoci della collaborazione dei soggetti coinvolti nella supply chain. Obiettivo di Adm è far confluire tutti i processi logistici nella piattaforma di logistica nazionale”.Maria Preiti, direttore Territoriale Lombardia Adm, ha evidenziato “che la procedura, ulteriore semplificazione dei processi di sdoganamento, rafforza il ruolo di Malpensa nel sistema della logistica lombarda e nazionale”. LEGGI TUTTO

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    Terremoto a Vodafone, via l’ad Read

    Nick Read lascia dopo solo quattro anni la guida di Vodafone. L’addio a fine anno mentre resterà advisor del cda fino al 31 marzo. Al suo posto ad interim l’italiana – laureata alla Bocconi e fresca Alumna dell’anno – Margherita Della Valle (nella foto) che resta anche direttore finanziario in attesa di individuare il nuovo group chief executive.Il divorzio arriva a poco più di due settimane di distanza dal taglio dell’outlook sul 2022 con la performance debole in Germania (che vale il 30% dei ricavi). Sotto la guida di Read, che ha preso le redini di Vodafone da Vittorio Colao a ottobre 2018, il titolo ha perso in Borsa il 44% del suo valore; da gennaio la flessione è stata del 20 per cento.«È stato un privilegio spendere oltre 20 anni della mia carriera in Vodafone e sono orgoglioso di quello che abbiamo raggiunto per i nostri clienti e la società in Europa e in Africa. Ho convenuto con il board che questo fosse il momento giusto per passare la mano a un nuovo leader», ha detto Read. Il manager si è impegnato a tagliare i costi e il debito, anche tramite dismissioni di partecipazioni, come è avvenuto per Vantage Towers. Non è però riuscito a trovare la quadra per ridurre il numero degli operatori in mercati importanti: in Italia l’offerta di fusione di Iliad è stata declinata, in Spagna non è andata in porto quella di MasMovil mentre in Gran Bretagna sono in corso trattative con Three. Proprio il patron di Iliad, Xavier Niel, ha di recente acquisito il 2,5% in Vodafone, aumentando la pressione su Read, già esercitata da fondi attivisti come Cevian Capital. LEGGI TUTTO

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    Scritture contabili, per quanto tempo conservarle

    Le scritture contabili hanno un doppio valore. Consentono di allestire una contabilità reale e ordinata, diventando così uno strumento prezioso per l’imprenditore che può farne uso per misurare lo stato di salute della propria azienda e per pianificarne il futuro. Oltre a ciò, sono lo strumento con cui possono essere provati fatti in caso di dispute commerciali, fiscali o societarie.Non tutti gli imprenditori sottostanno agli stessi obblighi contabili e, di conseguenza, sono variabili anche gli obblighi di conservazione dei documenti. Cominciamo quindi con i principi generali.Chi ha l’obbligo di conservare le scritture contabili?Il principio è semplice: hanno l’obbligo di conservare le scritture contabili gli imprenditori commerciali, ossia quelli che possiedono imprese di medie o grandi dimensioni che:Producono beni o serviziTrasportano merci o personeEsercitano attività bancarie, finanziarie o assicurativeCommerciano o intermediano commerciChe svolgono attività in favore di altre aziendeCategorie di imprese descritte dall’articolo 2195 del Codice civile. Il medesimo codice descrive, agli articoli 2083 e 2202, quali imprese non sono tenute alla conservazione delle scritture contabili. Tra queste, figurano i piccoli commerci, gli artigiani, i coltivatori diretti e tutti quegli imprenditori che svolgono attività manuali i quali, tuttavia, possono essere assoggettati all’obbligo di avere una contabilità secondo requisiti specifici che vedremo.Quali scritture contabili conservareChi ha l’obbligo di tenere una contabilità ha anche il dovere di conservarla. Ciò significa che il giornale, l’inventario e il bilancio devono essere riproducibili su richiesta.Oltre a questi documenti sottostanno all’obbligo di conservazione anche:Il libro di cassaIl libro di magazzinoIl libro mastroI libri sociali, che includono anche le riunioni e le decisioni prese dai collegi sindacali, dalle assemblee e dal consiglio di amministrazione, così come sancito dall’articolo 2421 del Codice civile.Tutte le lettere, le fatture e altra documentazione relativa ai commerci condotti dall’impresa devono essere egualmente conservate.La conservazione per il fiscoOltre ai documenti già citati, occorre anche che l’impresa ne conservi altri di particolare rilevanza fiscale. Tra questi:Il registro dei beni ammortizzabili che includono sia i beni materiali sia quelli immateriali (come i brevetti)I registri ai fini dell’Iva, ossia le note contabili dell’Iva pagata in fase di acquisto e di quella fatturataI registri del magazzino, nel quale vanno riportate tutte le merci in stock e quelli in corso di lavorazionePer riassumere, gli imprenditori di aziende medio-grandi devono avere una contabilità dettagliata anche nelle sue appendici analitiche (per esempio, che tengano traccia di tutti i rapporti commerciali con fornitori e clienti).Ci sono dei casi nei quali anche in piccoli imprenditori sottostanno a obblighi simili.I piccoli imprenditoriIn apertura abbiamo scritto che i piccoli imprenditori non sottostanno all’obbligo di conservazione dei documenti contabili, fatte salve alcune condizioni. Infatti, i piccoli imprenditori non devono conservare il libro giornale e il libro inventari a meno che non fatturino più di 400mila euro l’anno (imprese di servizi) o più di 700mila euro l’anno (imprese commerciali). Per quanto riguarda i registri Iva e i registri degli ammortamenti vige comunque l’obbligo di conservazione a prescindere dal fatturato, così come descritto dall’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 600/1973.I tempi e i modi della conservazioneLe scritture contabili vanno conservate per 10 anni anche se l’impresa, nel frattempo, ha cambiato proprietà oppure non è più attiva. Trascorsi i 10 anni nessuno può più contestare l’assenza di documenti.Si tratta di un termine che può diventare più lungo se, allo scadere, sono in corso accertamenti di ordine tributario. In questo caso la contabilità deve essere conservata fino alla fine di tali accertamenti, anche se ciò coincide con il dovere mantenere le scritture contabili per un periodo superiore ai 10 anni.Le scritture possono essere conservate anche in formato digitale ma devono essere fedeli a quelle cartacee e devono essere riproducibili in qualsiasi frangente.Le sanzioniNon essere in possesso dei documenti contabili prevede delle sanzioni di diverso ordine.Dal punto di vista tributario, la mancata conservazione può avere queste conseguenze:Sanzione amministrativa di 516 euro se è tale da non rendere inefficace l’accertamento fiscaleSanzione amministrativa da 1.032 a 7.746 euro se si tratta di omissioni graviSanzione amministrativa da 2.065 a 15.493 euro se si tratta di documenti relativi a all’Iva superiore all’importo di 51.645,60 euro per esercizio fiscale.Ci sono anche conseguenze penali perché, per il legislatore, la mancata conservazione delle scritture contabili coincide con l’occultamento della contabilità, cosa questa che rende impossibile la ricostruzione del giro d’affari, dei versamenti Iva e degli utili conseguiti da un’impresa. In questo caso l’imprenditore può essere passibile di una pena detentiva da sei mesi a cinque anni.Inoltre, laddove l’imprenditore non è in grado di mostrare le scritture contabili, viene meno la possibilità di ricorrere a un concordato preventivo che consente alle imprese in difficoltà di trovare un accordo con i creditori al fine di evitare il fallimento. LEGGI TUTTO

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    Ora Ferrovie fa “parlare” i cantieri. Ok alla Gronda

    Parleranno di sé con un linguaggio chiaro e accessibile a tutti: stakeholder e comuni cittadini. Saranno insomma «cantieri parlanti», un progetto che «darà voce» a 30 opere strategiche finanziate con il Pnrr in tutta Italia. «Cantieri Parlanti», è un progetto pensato dal Gruppo Fs Italiane, con WeBuild in collaborazione con le autorità.Così da ieri tutti i cantieri del Polo Infrastrutture del Gruppo FS racconteranno la loro mission per rendere i cittadini e gli stakeholder più consapevoli sull’importanza delle grandi opere: previsti pannelli ad hoc all’interno dei cantieri e una pagina dedicata sul sito fsitaliane.it. «Cantieri Parlanti – ha detto l’ad del gruppo Fs Italiane, Luigi Ferraris – è un progetto che nasce dall’esigenza di comunicare le opere strategiche, incluse quelle previste dal Pnrr, illustrandone i benefici che comporteranno nella vita quotidiana delle persone e l’impegno di tutti perché siano portate a termine con modalità e tempi definiti e trasparenti». E a proposito di Pnrr, è stato abbattuto il diaframma sul binario del Terzo Valico, l’alta velocità ferroviaria Genova-Milano. Il totale dello scavo delle gallerie è arrivato così all’82%.Sempre ieri è stato inoltre firmato il protocollo d’intesa sulla Gronda di Genova, considerate una delle più imponenti opere ingegneristiche a livello europeo. «È il primo protocollo che firmiamo del Dl aiuti», ha detto ad di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi. Il tempo di realizzazione prevede 10 anni: la Gronda autostradale di Ponente a Genova è un raddoppio dell’autostrada A10 nel tratto interessato dal crollo del ponte Morandi attraverso 72 chilometri di nuovi tracciati, di cui 54 in galleria. LEGGI TUTTO