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    Marte, Perseverance pronto a raccogliere il primo campione

    Il rover Perseverance della Nasa si prepara a raccogliere il suo primo campione di rocce su Marte, che sarà poi riportato sulla Terra alla ricerca di segni di vita passata. Le operazioni nel cratere Jezero inizieranno nell’arco delle prossime due settimane e dureranno 11 giorni, come spiega l’agenzia spaziale statunitense.
    “Quando Neil Armstrong raccolse il primo campione nel Mare della Tranquillità 52 anni fa, diede il via a un processo che avrebbe riscritto le conoscenze dell’umanità sulla Luna”, afferma Thomas Zurbuchen, amministratore associato del direttorato per le missioni scientifiche della Nasa. “Mi aspetto che anche il primo campione di Perseverance dal cratere Jezero, e quelli che verranno dopo, faranno lo stesso per Marte. Siamo all’inizio di una nuova era per lo studio e l’esplorazione planetaria”.
    Il rover Perseverance annuncia sul suo profilo Twitter di aver già messo nel mirino una regione dove effettuare il primo campionamento del cratere Jezero, che un tempo è stato il letto di un antico lago e per questo potrebbe conservare tracce di vita passata nei suoi sedimenti. Per cominciare, il rover dispiegherà il suo braccio robotico lungo due metri per studiare meglio le rocce di interesse; poi userà uno strumento abrasivo per raschiarne via la parte superiore e ne analizzerà la composizione chimica e minerale coi suoi strumenti. Per ogni roccia analizzata, il rover cercherà anche una roccia ‘gemella’ da cui prelevare un campione che sarà conservato intatto e poi spedito sulla Terra per le analisi di conferma. La futura missione di recupero Mars Sample Return è prevista per gli anni Trenta e sarà condotta in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa).
    Con il primo campionamento di Perseverance la Nasa non si aspetta di ottenere risposte definitive sulla presenza di vita passata su Marte, ma piuttosto vuole comprendere meglio la geologia della regione in ci si trova. LEGGI TUTTO

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    Urp digitale Aou Cagliari tra i progetti più smart del mondo

    (ANSA) – CAGLIARI, 24 LUG – La digitalizzazione dell’Ufficio
    relazioni con il pubblico dell’Azienda ospedaliero universitaria
    di Cagliari, realizzato con soluzione Hootsuite Enterprise (una
    delle società leader a livello globale nel social media
    management), sarà presentato durante la conferenza annuale
    dell’azienda canadese tra i progetti più innovativi del mondo
    del 2021.Oggi i cittadini possono contattare l’Urp del Policlinico Duilio
    Casula e del San Giovanni di Dio sia con i mezzi tradizionali
    (in presenza, mail, pec, telefono) sia con i social (facebook,
    instagram, linkedin, twitter) sia con i servizi di messaggistica
    (whatsapp e telegram), avendo risposte in tempo reale, con un
    uso integrato di due potenti software, Hootsuite Enterprise e
    Spark Central. Un progetto molto apprezzato anche dai cittadini:
    il livello di soddisfazione del servizio sta ottenendo un
    riscontro altissimo nelle valutazioni dei pazienti.Il progetto dell’Aou di Cagliari è stato anche al centro della
    conferenza “La comunicazione digitale nella Pubblica
    amministrazione”, che si è svolta a Roma, promossa da PA Social,
    e che ha visto la partecipazione anche del Ministero della
    Salute. Il progetto è stato presentato dal commissario
    straordinario dell’Aou di Cagliari, Agnese Foddis, e dal
    responsabile Comunicazione e relazioni esterne, Fabrizio Meloni.Nel suo intervento alla conferenza, Massimo Aquili, direttore
    generale della Comunicazione e dei rapporti europei e
    internazionali del ministero della Salute, è rimasto “molto
    interessato a questi nuovi sviluppi dell’Urp. La sfida che sta
    portando avanti il ministero è il Green Pass: abbiamo emesso 40
    milioni di certificati scaricati e non è così facile raggiungere
    questi numeri e questi risultati, anche perché c’è un mondo di
    casi particolari a cui dare risposta”.”Ogni giorno in Italia abbiamo oltre 40 milioni di utenti attivi
    sui social media dice Stefano D’Orazio, Regional Director
    Hootsuite – ormai è fondamentale per la Pubblica Amministrazione
    avere una comunicazione organizzata e programmata anche su
    questi canali”. (ANSA). LEGGI TUTTO

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    La 'lacrima blu' simbolo della siccità nel Sud Italia

    Una piccola lacrima blu in procinto di asciugarsi: il lago Pozzillo, tra gli specchi d’acqua più grandi della Sicilia, appare così come l’emblema della siccità che sta colpendo il Sud Italia, nell’immagine acquisita lo scorso 16 luglio dal satellite Sentinel-2 di Copernicus, il programma di osservazione della Terra di Commissione Europea e Agenzia spaziale europea (Esa).
    L’immagine coi suoi colori accesi permette di cogliere appieno la drammatica situazione in cui si trova attualmente il lago: all’inizio di luglio presentava un volume di 23 milioni di metri cubi, circa il 15% della sua capacità massima, all’incirca il 25% in meno rispetto al luglio 2020. Del resto il bacino, che si trova in provincia di Enna, sta fronteggiando la peggiore siccità dell’ultimo decennio, proprio come tutto il resto dell’isola: secondo i dati dell’Osservatorio ANBI sulla risorse idriche, nel luglio 2021 la Sicilia può contare su una riserva di soli 443 milioni di metri cubi d’acqua, ben 78 milioni di metri cubi in meno rispetto al 2020. LEGGI TUTTO

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    Morto il fisico Miguel Virasoro, teorico della teoria delle stringhe

    È morto all’età di 81 anni il fisico Miguel Virasoro, uno dei principali studiosi della teoria delle stringhe, l’ambizioso modello che tende a conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale. Nato in Argentina, a Buenos Aires, il 9 maggio 1940, Virasoro ha lavorato in Italia fin dal 1977, dove dal 1981 ha insegnato nell’Università Sapienza di Roma e dal 1995 al 2002 ha diretto il Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” (Ictp) di Trieste. Ha collaborato a lungo con il fisico Giorgio Parisi, oggi presidente dell’Accademia dei Lincei, per il quale “la fisica italiana piange uno dei suoi più brillanti protagonisti e io – ha aggiunto – piango un fraterno amico e un eccezionale collaboratore”.
     laureato all’Università di de Buenos Aires nel 1962, Virasoro aveva lasciato l’Argentina nel 1966, in seguito alla Noche de los Bastones Largos, lo sgombero violento da parte della polizia federale argentina, il 29 luglio 1966, di studenti e insegnanti che avevano occupato cinque facoltà accademiche dell’Università di Buenos Aires per rivendicarne l’autonomia dal governo militare del Generale Juan Carlos Onganía. Nel 1977 il trasferimento in Italia, dove ha collaborato anche con la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste e con l’Università di Torino. Attualmente era professore emerito nell’argentina Universidad Nacional de General Sarmiento.
    Virasoro era noto per gli studi sulla teoria delle stringhe e per lo sviluppo di algebre di Lie a dimensione infinita; con Giorgio Parisi, alla Sapienza e con Marc Mézard, direttore dell’École normale supérieure di Parigi, ha dato un grande contributo alla meccanica statistica, e allo studio dei vetri di spin in dimensioni infinite.
    Nel 2020 gli è stato assegnato uno dei maggiori riconoscimenti internazionali nel campo della fisica, la Medaglia Dirac dell’ICTP, condiviso con André Neveu dell’Università di Montpellier e Pierre Ramond della University of Florida, “per i loro contributi pionieristici all’inizio e alla formulazione della teoria delle stringhe che ha introdotto nuove simmetrie bosoniche e fermioniche in fisica”.    LEGGI TUTTO

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    Covid: Sebastiani (Cnr), rischio aumento decessi anche in Italia

    E’ probabile che nelle prossime settimane la curva dei decessi possa risalire in Italia come sta accadendo nel Regno Unito, dove da circa 3 settimane e mezza i decessi stanno aumentando in modo esponenziale con tempo di raddoppio degli incrementi di 5-6 giorni. Lo rileva il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “L’incidenza è in crescita nel Regno Unito da circa nove settimane. Nella fase iniziale – osserva il matematico – la crescita era esponenziale e nelle ultime due settimane l’aumento è lineare”.
    Considerando inoltre che il 22 luglio nel Regno Unito i decessi sono stati 85, “è possibile prevedere che tra due settimane siano compresi tra 270 e 460 al giorno”. Secondo le analisi di Sebastiani “probabilmente anche da noi nelle prossime settimane la curva dei decessi potrebbe crescere, dato che al 15 maggio il Regno Unito aveva vaccinato con almeno una dose circa il 97% di tutti gli over 60, mentre noi oggi siamo all’86%. Al momento in Italia la media dei decessi negli ultimi 7 giorni è 12 e quella dei sette giorni precedenti 13. Gli ingressi in terapia intensiva sono invece in aumento con un valore medio negli ultimi sette giorni di 10, mentre nei sette giorni precedenti il valore era 7.7 e nei sette ancora prima 6.6. L’aumento tra il primo e l’ultimo valore è statisticamente significativo”.
    Sempre per quanto riguarda l’Italia il matematico osserva che “da circa 4 settimane si assiste a un aumento esponenziale dei casi con tempo di raddoppio degli incrementi di 5-6 giorni”. Questo, prosegue, accade sia a livello nazionale che separatamente nelle quattro regioni che al momento eccedono di almeno il 20% la soglia di 50 casi a settimana x 100mila abitanti, ossia Sardegna, Sicilia, Lazio e Veneto, con tempo di raddoppio degli incrementi di 5-7 giorni”. LEGGI TUTTO

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    Un drone a guida autonoma batte in velocità quelli con pilota

    Per la prima volta un drone a guida autonoma ha battuto in velocità i droni guidati da piloti in carne e ossa: lo ha fatto grazie a nuovo algoritmo capace di calcolare il percorso ottimale che garantisce le migliori performance nel minor tempo possibile. Il risultato è stato ottenuto dai ricercatori dell’Università di Zurigo guidati dall’esperto italiano di robotica Davide Scaramuzza. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Robotics, potrà avere numerose ricadute pratiche, dall’ambito dei soccorsi a quello dei trasporti.
    Per essere utili, infatti, i droni devono essere veloci: a causa della durata limitata delle batterie, devono poter svolgere la loro missione nel più breve tempo possibile, adottando la migliore traiettoria con le accelerazioni e le frenate nei punti giusti. Finora nessun sistema di volo autonomo era riuscito a superare le performance ottenute dai piloti, ma il drone sviluppato da Scaramuzza ce l’ha fatta, “battendo il giro più veloce realizzato da due piloti di prim’ordine”, racconta l’esperto. La gara si è svolta su un circuito sperimentale sotto l’occhio di telecamere esterne, usate per seguire gli spostamenti del drone e per fornire le informazioni sulla sua posizione in tempo reale all’algoritmo. Per garantire una sfida alla pari, è stato consentito ai piloti di fare pratica sul circuito prima della gara, ma questo non è bastato: l’algoritmo li ha poi battuti conquistando tutti i giri più veloci e realizzando prestazioni più costanti.
    Prima di portare il drone sul mercato restano ancora delle criticità da risolvere. I ricercatori stanno già lavorando per semplificare l’algoritmo (che al momento richiede quasi un’ora di calcoli per determinare la traiettoria) e per installare delle telecamere di bordo con cui monitorare il volo. LEGGI TUTTO

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    Fisica: morto Virasoro, studiò teoria delle stringhe

    (ANSA) – TRIESTE, 24 LUG – È morto all’età di 81 anni Miguel
    Virasoro, fisico argentino e direttore, dal 1995 al 2002, del
    Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” – ICTP di
    Trieste. Virasoro, nato a Buenos Aires, era noto a livello
    internazionale per le sue ricerche in fisica teorica e fisica
    matematica.Laureatosi all’Universidad de Buenos Aires nel 1962, lasciò
    il Sudamerica dopo la Noche de los Bastones Largos, lo sgombero
    violento da parte della polizia federale argentina, il 29 luglio
    1966, di studenti e insegnanti che avevano occupato cinque
    facoltà accademiche dell’Università di Buenos Aires per
    rivendicarne l’autonomia dal governo militare del Generale Juan
    Carlos Onganía.Il fisico argentino si trasferì in Italia nel 1977 dove,
    oltre all’ICTP, aveva collaborazioni e amicizie alla Scuola
    Internazionale Superiore di Studi Avanzati – SISSA, sempre a
    Trieste, trascorse inoltre periodi di ricerca e insegnamento
    anche all’Università di Torino e di Roma “La Sapienza”, dove
    insegnò per 30 anni. Attualmente era professore emerito
    all’Instituto de Ciencias, Universidad Nacional de General
    Sarmiento, Argentina.Virasoro era noto per gli studi sulla teoria delle stringhe e
    per lo sviluppo di algebre di Lie a dimensione infinita; con
    Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei,
    e Marc Mézard, direttore dell’École normale supérieure di
    Parigi, ha dato un grande contributo alla meccanica statistica,
    e allo studio dei “vetri di spin” in dimensioni infinite. Nel
    2020 fu insignito della Medaglia Dirac dell’ICTP, condividendo
    il premio con André Neveu dell’Università di Montpellier e
    Pierre Ramond della University of Florida, “per i loro
    contributi pionieristici all’inizio e alla formulazione della
    teoria delle stringhe che ha introdotto nuove simmetrie
    bosoniche e fermioniche in fisica”. (ANSA). LEGGI TUTTO

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    Il primo ritratto del cuore di Marte

    Per scoprire che cosa si nasconde nel profondo del cuore bisogna saper cogliere ogni suo fremito, ogni sussulto. E’ quello che ha fatto il lander InSight della Nasa su Marte, riuscendo a mappare per la prima volta il ‘cuore’ del pianeta grazie allo studio della propagazione delle onde sismiche che lo scuotono. Una sorta di ‘ecografia’, mai tentata prima su un pianeta diverso dalla Terra, che ha permesso di stimare lo spessore della crosta, la struttura del mantello e le dimensioni del nucleo. I risultati sono frutto di tre studi internazionali che conquistano la copertina della rivista Science, tanto sono importanti per fare luce sulla formazione e sull’evoluzione del Pianeta Rosso oggi super ‘trafficato’, con la sonda emiratina Hope, la cinese Tianwen-1 e la statunitense Mars 2020 a caccia di vita.
    Per InSight, approdato su Marte a fine 2018, “è stato come auscultare il battito cardiaco di un paziente per capire le sue condizioni di salute”, commenta Filippo Giacomo Carrozzo, ricercatore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf. “Lo ha fatto grazie a un sismometro molto sensibile, capace di rivelare tremori del sottosuolo delle dimensioni di un atomo di idrogeno”.
    Le nuvole si spostano sul sismometro Seis del lander InSight della Nasa, protetto da una piccola cupola (fonte: NASA/JPL-Caltech)
    Il lander della Nasa ha iniziato a rilevare terremoti a febbraio 2019, “dandoci la prima conferma diretta della loro esistenza: le scosse registrate hanno tutte magnitudo inferiore a 4 e hanno per lo più origine nella crosta”. La loro propagazione nel sottosuolo “ci offre la prima osservazione diretta della struttura interna del pianeta, che finora avevamo solo potuto dedurre da modelli teorici”.
    I dati dimostrano che sotto il sito di atterraggio di InSight, vicino all’equatore marziano, la crosta è composta da più strati con almeno due o tre interfacce. “Estrapolando i dati su tutto il pianeta, si deduce che la crosta ha uno spessore medio compreso tra i 24 e i 72 chilometri”, precisa Carrozzo. Proseguendo verso il centro del pianeta, sotto lo strato roccioso del mantello, c’è poi il grande nucleo, che ha un raggio di quasi 1.830 chilometri, circa la metà di quello del pianeta.
    La registrazione di un evento avvenuto su Marte il 25 luglio 2019, registrato dal lander InSight della Nasa. Si studia il tracciato per vapire se è stato un evento sismico o un perturbazione di altro tipo (fonte: NASA/JPL-Caltech)
    “La vera sorpresa è che il nucleo sembra essere ancora liquido e non solido come pensavamo: è meno denso del previsto, formato da una lega di ferro e nichel con altri elementi più leggeri e arricchito di zolfo”, spiega l’esperto Inaf. La presenza di un mantello piuttosto sottile, probabilmente privo del minerale bridgmanite presente invece nel mantello terrestre, implica che il nucleo primordiale di Marte potrebbe essersi raffreddato più velocemente di quello terrestre: il calore emesso avrebbe così prodotto correnti elettriche dando origine a una geodinamo che avrebbe creato un campo magnetico. Secondo Carrozzo, “questi dati, insieme alla magnetizzazione della crosta marziana misurata da InSight, suggeriscono che in passato potrebbe esserci stato un campo magnetico simile a quello terrestre, in grado di agire come uno scudo proteggendo eventuali forme di vita dalle radiazioni e dal vento solare”. LEGGI TUTTO