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    La maestra sospesa rientra in servizio ma cambia scuola: era stata allontanata perché faceva pregare gli alunni

    La maestra era stata sospesa due volte. La prima perché accusata di far pregare i bambini in classe, la seconda per un presunto schiaffo a un’alunna di dieci anni. La maestra sospesa rientra in servizio – Nanopress.itDopo 90 giorni di sospensione, la maestra può tornare in servizio, ma l’insegnante ha deciso di cambiare scuola e di terminare l’anno scolastico mettendosi in malattia. La maestra sospesa rientra in servizio ma cambia scuolaLa maestra elementare dell’Oristanese, sospesa due volte, può rientrare in servizio. L’insegnante era stata sospesa la prima volta, nell’aprile 2023, perché fu accusata da alcune mamme di far pregare i bambini in classe e di aver regalato loro dei rosari. Il dirigente scolastico espose la vicenda all’Ufficio scolastico provinciale, che sospese l’insegnante per 20 giorni.Il secondo provvedimento risale al 22 febbraio: la maestra fu accusata di aver schiaffeggiato una bambina di dieci anni e fu sospesa per tre mesi. Ora, dopo 90 giorni di sospensione, può tornare in servizio. Tuttavia, l’insegnante ha deciso di mettersi in malattia e di cambiare scuola a partire dal prossimo anno. A settembre, insegnerà in una nuova scuola primaria di Oristano.La vicenda però non è ancora conclusa; a settembre ci sarà una nuova udienza davanti alla giudice del Tribunale del lavoro, dove la docente elementare, assistita dai suoi legali, chiederà l’annullamento del provvedimento. Nel frattempo, la querela presentata tre mesi fa alla stazione dei carabinieri di San Vero Milis per presunte azioni di mobbing non ha ancora avuto seguito, come riferisce la stessa insegnante all’Ansa. LEGGI TUTTO

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    Fiamme dal barbecue, donna gravemente ustionata a San Giorgio a Cremano

    La donna è stata trasferita all’ospedale Cardarelli di Napoli, con ustioni di secondo e terzo grado su tutto il corpo. Fiamme dal barbecue, donna gravemente ustionata – Nanopress.itSul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione. Fiamme dal barbecue, donna gravemente ustionataUna donna di 41 anni di San Giorgio a Cremano, Napoli, è rimasta gravemente ustionata nella sua abitazione di via Manzoni mentre stava utilizzando il barbecue sul balcone di casa. Dal barbecue si sarebbe alzata una fiammata che l’ha travolta. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione.La donna, che ha riportato ustioni di secondo e terzo grado su tutto il corpo, è stata trasferita dai sanitari del 118 presso l’ospedale Cardarelli di Napoli dove si trova attualmente ricoverata in terapia intensiva presso il reparto grandi ustionati. LEGGI TUTTO

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    Omicidio Sofia Stefani, i messaggi WhatsApp di Gualandi: “Non sopporto più questa pressione”

    Gli investigatori hanno scoperto sul telefono di Sofia Stefani, ex vigilessa uccisa il 14 maggio, una serie di messaggi inviati su WhatsApp da Giampiero Gualandi: l’ex comandante è indagato per omicidio volontario. Gli investigatori stanno analizzando il contenuto dei messaggi inviati da Gualandi a Stefani due giorni prima dell’omicidio – Foto La Stampa (Nanopress.it)L’unico indagato per l’omicidio di Sofia Stefani, 33 anni, è Giampiero Gualandi, ex comandante attualmente in forza alla polizia locale di Anzola dell’Emilia, in provincia di Bologna. Il 62enne è accusato di aver ucciso l’ex vigilessa con un colpo di pistola al volto. Gualandi, tramite il suo avvocato, continua a ribadire che la morte di Sofia Stefani – che aveva lavorato come agente alle sue dipendenze e con cui pare avesse una relazione – è stata una tragica fatalità.A detta dell’ex comandante è partito un colpo mentre stava pulendo la pistola: una ricostruzione che però non ha convinto la Procura di Bologna, che ha deciso di indagare l’uomo per omicidio volontario. Alcune fonti avrebbero confermato alla testata Fanpage che tra Gualandi (sposato) e Stefani fosse in corso una relazione sentimentale: il 62enne stava provando a venirne fuori, mentre l’ex vigilessa avrebbe invece voluto proseguire il rapporto.Sofia Stefani, gli sms di Gualandi: “Non sopporto più questa pressione”Finora, però, si tratta solo di indiscrezioni: gli investigatori stanno cercando di raccogliere tutti gli elementi per fare piena luce sulla vicenda. In particolare si sta analizzando il contenuto dei messaggi ricevuti da Sofia Stefani su WhatsApp: sul telefono della 33enne uccisa lo scorso 14 maggio gli investigatori hanno infatti trovato decine di messaggi inviati da Giampiero Gualandi, risalenti a un paio di giorni prima dell’omicidio. Il biglietto lasciato dai genitori di Sofia Stefani fuori dal comando dove è avvenuto l’omicidio – Foto ANSA (Nanopress.it)E non è tutto, perché sempre sul telefono della vittima sono state trovate tra le 10 e le 15 telefonate effettuate dall’ex comandante prima del loro incontro nell’ufficio di Anzola dell’Emilia, dove è avvenuto l’assassinio. Il quotidiano La Repubblica, nell’edizione odierna, ha riportato alcune delle frasi inviate per messaggio da Gualandi a Stefani.“Non sopporto più questa pressione“, scriveva il 62enne all’ex vigilessa su WhatsApp, aggiungendo poi “In questo momento non riuscirei neppure a baciarti, figuriamoci altro“, “Sono esausto“, “Non ho energia” e “Non mangio, non dormo, sono esaurito“. Tutto materiale al vaglio degli esperti del nucleo investigativo.L’avvocato conferma: la vittima aveva una relazione con GualandiL’avvocato difensore di Gualandi, Claudio Benenati, ha confermato che tra il suo assistito e la 33enne uccisa c’era una relazione sentimentale: la donna avrebbe fatto pressioni all’ex comandante per riprendere il rapporto che lo stesso aveva bruscamente interrotto. Probabilmente tra i due persisteva anche un altro motivo che aveva portato allo scontro.L’ex vigilessa, infatti, non aveva ottenuto la conferma del contratto in prova da parte della comandante Silvia Fiorini. Sofia Stefani si era rivolta a Gualandi per preparare il ricorso e questo aspetto potrebbe aver peggiorato il rapporto tra i due. Nella giornata di domani la Procura di Bologna conferirà l’incarico al medico legale Arianna Giorgetti per svolgere l’autopsia sul corpo di Sofia Stefani. LEGGI TUTTO

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    Il giudice concede a Chico Forti il permesso di rivedere la madre

    A breve – probabilmente già in settimana – Chico Forti si recherà a Trento per riabbracciare la madre 96enne, che non vede da 16 anni. Chico Forti potrà incontrare la madre – Nanopress.itA renderlo noto è stato il parlamentare di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe, che ha seguito la vicenda e l’iter del trasferimento in Italia, avvenuto dopo 24 anni di detenzione in carcere a Miami.Chico Forti potrà rivedere la madreChico Forti, l’imprenditore 65enne condannato all’ergastolo, ha ottenuto il permesso dal giudice per visitare a breve la sua famiglia a Trento. In particolare, potrà rivedere sua madre, Maria Loner Forti, 96enne, e lo zio. L’ultimo incontro con sua madre risale a sedici anni fa, e in quell’occasione Chico Forti le disse che, probabilmente, sarebbe stato l’ultimo. Al contrario delle previsioni, ora avrà l’opportunità di riabbracciarla. La madre, nonostante i suoi 96 anni e le difficoltà di salute, ha resistito fino ad oggi soltanto per poter rivedere il figlio. Il permesso è stato concesso dalla Sorveglianza. A renderlo noto è stato il parlamentare di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe, che ha seguito la vicenda e l’iter del trasferimento in Italia. Prima del trasferimento in Italia, avvenuto il 17 maggio scorso, Chico Forti aveva parlato al telefono con sua madre dal carcere di Verona, rassicurandola sulle sue condizioni di salute. Nel frattempo, ha anche condiviso con suo fratello Stefano frammenti della sua nuova vita nel penitenziario di Verona, raccontando di trovarsi bene con i suoi compagni di cella. Con il fratello ha scherzato anche sul timore di ingrassare a causa del cibo italiano preparato da un cuoco professionista, un piacere che gli mancava da tanto tempo.L’omicidio di Dale Pike Il 15 febbraio 1998 Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con il quale Chico Forti stava trattando l’acquisizione del Pikes Hotel, a Ibiza, venne trovato morto su una spiaggia di Miami, Florida. Il giovane era stato colpito con due proiettili alla testa ed era nudo. Il giorno prima di essere ucciso, Dale Pike era arrivato negli Stati Uniti, dove aveva incontrato l’imprenditore italiano, che riferirà di averlo lasciato nel parcheggio di un ristorante alle 19 di quello stesso pomeriggio. L’omicidio di cui è accusato Chico Forti – Nanopress.itInterrogato come persona informata sui fatti, Chico Forti riferì di non aver incontrato la vittima, salvo poi ritrattare la sua prima dichiarazione. La falsa testimonianza fu dovuta al timore dell’imprenditore che anche il padre Anthony fosse stato ucciso (informazione falsa che la polizia gli aveva fornito per capire, dalla sua reazione, un eventuale coinvolgimento nei fatti). Il 20 febbraio, dopo 14 ore di interrogatorio – senza un legale – Chico Forti fu arrestato.Nel 2000 è stato condannato all’ergastolo per omicidio. LEGGI TUTTO

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    Investita da un furgone mentre entra a scuola, morta la maestra Ninfa Indelicato

    L’incidente è avvenuto mentre la donna stava entrando nell’edificio scolastico. Le sue condizioni sono apparse subito molto gravi e nonostante il trasporto d’urgenza all’ospedale di Castelvetrano, la maestra è purtroppo deceduta. Maestra investita e uccisa da un furgone – Nanopress.itAlla guida del furgone c’era un anziano, che è stato immediatamente fermato. Investita da un furgone mentre entra a scuola, morta la maestra Ninfa IndelicatoUna maestra di scuola elementare, Ninfa Indelicato, 64 anni, è stata investita da un furgone condotto da un anziano mentre stava entrando a scuola, nell’Istituto per geometri ‘V. Accardi’ di Campobello di Mazara (Trapani), dove ci sono le scuole elementari. Le condizioni della donna sono subito apparse gravissime e, nonostante il ricovero d’urgenza all’ospedale di Castelvetrano, la maestra è morta.Sul posto sono intervenuti i carabinieri, per ricostruire la dinamica dell’incidente. Sotto choc la comunità di Castelvetrano, dove la maestra viveva ed era molto conosciuta. LEGGI TUTTO

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    Alessia Pifferi inizia lo sciopero della fame in carcere: “Non ho più voglia di vivere”

    Alessia Pifferi, la 39enne condannata all’ergastolo per omicidio pluriaggravato, ha iniziato lo sciopero della fame in carcere a Milano.Alessia Pifferi inizia lo sciopero della fame – Nanopress.it“Non ho più voglia di vivere” ha dichiarato la donna. All’indomani della condanna, Alessia Pifferi ha accusato un malore, che ha reso necessario l’intervento dei medici.Alessia Pifferi inizia lo sciopero della fame in carcereAlessia Pifferi, la donna condannata all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, lasciandola sola in casa per sei giorni, ha iniziato lo sciopero della fame in carcere, dove è attualmente detenuta. “Non ho più voglia di vivere”, ha dichiarato. Da almeno 24 ore Alessia Pifferi ha smesso di alimentarsi. Il 13 maggio scorso, la Corte d’Assise di Milano ha condannato la 38enne – detenuta nel carcere di San Vittore – alla pena dell’ergastolo, con l’accusa di omicidio pluriaggravato. La perizia psichiatrica, eseguita nel corso del processo, ha stabilito che Alessia Pifferi era capace di intendere e di volere al momento dei fatti, mentre la sua avvocata – Alessia Pontenani – ha sempre sostenuto che la sua assistita fosse affetta da un grave deficit cognitivo. La difesa aveva chiesto l’assoluzione per la 38enne, segnata da una “vita difficile”. All’indomani della sentenza di condanna, Alessia Pifferi ha accusato un malore, che ha reso necessario l’intervento dei medici. In quell’occasione l’ha raggiunta anche la sua legale.L’omicidio della piccola DianaAveva soltanto 18 mesi la piccola Diana Pifferi, la figlia di Alessia Pifferi, morta di fame e sete. Nel luglio del 2022 la bambina è rimasta sola in casa per sei giorni, mentre la mamma trascorreva qualche giorno di vacanza con l’allora compagno, nella casa di lui a Leffe. All’uomo aveva detto che la figlia era con la sorella Viviana, che invece non sapeva nulla di quanto stesse succedendo alla nipotina. Quando la 38enne è rientrata a casa, dopo sei giorni, ha trovato il corpicino della piccola, ormai senza vita.Dalle indagini è emerso che la bambina era stata lasciata sola, con accanto un biberon di acqua e uno di latte. Secondo i giudici, la madre era consapevole che, lasciando la figlia per così tanto tempo da sola, con appena due biberon, l’epilogo sarebbe stato drammatico, come infatti è accaduto. LEGGI TUTTO

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    Giostra precipita durante la festa patronale a San Severo, dodici feriti

    L’incidente si è registrato lunedì sera, 20 maggio, a San Severo, in provincia di Foggia. Dodici le persone ferite, delle quali due in condizioni più serie. Giostra precipita a San Severo – Nanopress.itAlcuni cavi dell’attrazione, alta oltre 10 metri, avrebbero ceduto. La giostra è stata posta sotto sequestro, perché le forze dell’ordine dovranno appurare se siano state rispettate tutte le misure di sicurezza. Giostra precipita durante la festa patronale a San SeveroÈ stata sequestrata la giostra, allestita per la festa patronale di San Severo, che nella serata di lunedì – 20 maggio – è precipitata al suolo. Almeno dodici le persone ferite, di cui due in condizioni più gravi, che sono state trasportate all’ospedale Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Stando a quanto ricostruito finora, l’attrazione – alta una decina di metri – è precipitata per il cedimento di alcuni cavi.Sul posto, oltre ai soccorritori, anche il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, che si è recato al luna park di via Fortore, dove erano state allestite le giostre in occasione della festa patronale. La procura di Foggia ha aperto un’inchiesta per accertare le cause ed eventuali responsabilità LEGGI TUTTO

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    Dove finisce la chimica?

    Caricamento playerAlla fine del 2015 l’Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) introdusse un importante aggiornamento della tavola periodica degli elementi, lo schema che mostra gli elementi chimici in base alle loro principali caratteristiche. I responsabili della IUPAC aggiunsero nihonio, moscovio, tennesso e oganesson, completando per la prima volta la settima riga (“periodo”) della tavola. Erano quattro nuovi elementi “superpesanti” scoperti e sintetizzati negli anni precedenti da laboratori alla ricerca della risposta a una delle domande più affascinanti e sfuggenti di sempre, con grandi implicazioni sulla nostra capacità di comprendere come funziona praticamente tutto: dove finisce la chimica?
    Negli anni se lo sono chiesto in molti, ma già oltre un secolo e mezzo fa la questione aveva probabilmente incuriosito Dmitrij Ivanovič Mendeleev, il chimico russo che trovò il modo di ordinare ossigeno, carbonio, ferro e tutti gli altri elementi scoperti – e ancora da scoprire – in una tabella per poterli classificare. Una prima versione del suo schema fu presentata nei primi mesi del 1869, mettendo le basi per lo studio e la ricerca di elementi all’epoca ancora ignoti che avrebbero permesso di riempire le caselle mancanti. In alcuni casi fu necessario più di un secolo per riuscirci, mentre già si ipotizzava che ci potessero essere ancora altri elementi che avrebbero resa necessaria l’aggiunta di nuove caselle nella tavola di Mendeleev.
    Nella tavola periodica, quella che studiano ogni anno milioni di studenti delle scuole superiori, le righe si chiamano periodi e ciascuno ospita gli elementi in una sequenza basata sul loro numero atomico, che indica la quantità di protoni contenuti nel nucleo (la parte centrale e densa di un atomo, formata da protoni che possiedono carica positiva e neutroni, invece privi di carica).
    Ogni nuovo periodo inizia dopo un gas nobile e il primo elemento è sempre un metallo alcalino, con un numero atomico più grande di un’unità rispetto all’elemento con cui si era conclusa la riga precedente. Nei sette periodi della tavola, i metalli sono sulla sinistra e gli altri tipi di elementi sulla destra. Ne consegue che man mano che ci si sposta lungo una riga verso destra si trovano elementi via via più pesanti, con caratteristiche differenti da metallo a gas.
    (Wikimedia)
    Se si legge la tavola in verticale, le colonne (gruppi o famiglie) contengono elementi con caratteristiche chimiche simili. Hanno per esempio una stessa configurazione elettronica esterna, cioè elettroni che si comportano allo stesso modo attorno ai nuclei dei loro atomi. Esistono 18 gruppi e si va da quello dei metalli alcalini fino a quello dei gas nobili.
    Gli elementi con numero atomico da 1 a 118 occupano i sette periodi della tavola periodica, ma come abbiamo visto non è sempre stato così. Per lungo tempo la tavola ebbe alcuni buchi, dovuti alla difficoltà di trovare in natura gli elementi che ci si attendeva di avere tra una casella e un’altra, o alla difficoltà di sintetizzarli nel caso in cui fosse impossibile reperirli nell’ambiente. Per questo si dice spesso che i primi 94 elementi sono tutti “naturali”, mentre quelli da 95 a 118 vengono definiti talvolta “artificiali” o “sintetici”, anche se la distinzione e la definizione sono dibattute.
    In questa ultima categoria ricadono anche gli elementi superpesanti, a partire dal rutherfordio che ha numero atomico 104. La loro caratteristica principale è quella di essere piuttosto schivi, al punto da preferire quasi sempre di non esistere o di farlo per pochissimo tempo. I nuclei dei loro atomi tendono a perdere pezzi, o per meglio dire a decadere, in alcuni casi pochi istanti dopo la loro creazione. Per questo è così difficile crearli, studiarli e immaginare applicazioni in cui potrebbero essere utili, per lo meno allo stato attuale delle conoscenze.
    Le fabbriche degli elementi superpesanti sono relativamente poche perché richiedono particolari acceleratori di particelle: sofisticati strumenti che vengono utilizzati per far scontrare tra loro gli atomi in modo che si uniscano producendo un elemento più pesante. Tra i vari centri, il Lawrence Berkeley National Laboratory (LBNL) in California è probabilmente il più conosciuto, per lo meno per una delle tante dispute che hanno riguardato la storia della chimica. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, il laboratorio confermò di avere sintetizzato per la prima volta il rutherfordio, anche se un altro laboratorio nell’Unione Sovietica, l’Istituto unito per la ricerca nucleare di Dubna (JINR), anni prima aveva segnalato la prima rivelazione del nuovo elemento.
    Parte dell’Electron Cyclotron Resonance presso il Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab)
    La disputa nacque intorno al nome da dare, visto che i ricercatori sovietici proponevano di chiamarlo dubnio come la città in cui era avvenuta la scoperta o kurchatovio in onore di Igor Kurchatov, tra i principali fautori del programma di ricerca nucleare sovietico. La controversia fu risolta solamente nel 1997, quando la IUPAC decise di adottare il nome rutherfordio, in onore di Ernest Rutherford, il fisico neozelandese considerato il padre della fisica nucleare.
    Ancora oggi l’LBNL negli Stati Uniti e il JINR in Russia sono i centri di riferimento per la ricerca dei nuovi elementi, insieme alla Società per la ricerca sugli ioni pesanti a Darmstadt in Germania. Dagli anni Ottanta in particolare, i tre centri si sarebbero fatti una serrata concorrenza nella ricerca e nella produzione di nuovi elementi. Nel corso del tempo alla competizione si sarebbero aggiunti altri laboratori, che ancora oggi studiano il mondo sfuggente degli elementi superpesanti con un obiettivo molto ambizioso: trovare nuovi elementi che siano stabili, al punto da durare anni se non secoli prima di decadere in modo significativo.
    Per produrre uno di questi elementi si parte da un fascio di ioni pesanti (solitamente nuclei di atomi privati dei loro elettroni) che viene orientato verso un bersaglio, cercando di vincere la forza di repulsione tra i nuclei (sono entrambi positivi) e di farli unire. A seconda dei laboratori e dei risultati che si vogliono ottenere si seguono vari approcci con strumentazioni ed elementi diversi. Si usano microonde e campi magnetici molto intensi per rimuovere gli elettroni dall’elemento di partenza (spesso si usa il calcio) e gli ioni ottenuti vengono poi fatti passare attraverso un acceleratore, in modo che raggiungano velocità pari al 5-20 per cento di quella della luce, che è di circa 300 milioni di metri al secondo.
    Raggiunta la velocità desiderata, il fascio di ioni viene indirizzato verso il bersaglio, costituito da un elemento diverso a seconda del numero atomico finale che si sta provando a ottenere. Per ottenerne uno pari a 114 si parte dal calcio che ha numero atomico 20 e si usa come bersaglio il plutonio che ha invece numero atomico 94. Fare centro è però molto difficile e per questo si utilizzano enormi quantità di ioni in modo da rendere più probabile una collisione. Quando si riesce a ottenere un nucleo superpesante, questo viene rallentato e guidato in altri strumenti per essere misurato: è il momento in cui si ha la conferma di avere ottenuto un risultato.

    La misurazione finale non è semplice, così come la possibilità di poter fare qualcosa prima del decadimento dell’elemento appena ottenuto. In breve tempo infatti questi nuclei atomici instabili si trasformano (o per meglio dire “trasmutano”) in nuclei di energia inferiore; il riferimento è il tempo di dimezzamento, cioè quanto ci mette la metà degli atomi di un campione radioattivo a decadere. Nel caso di diversi superelementi, per riuscire a sperimentare e studiare reazioni chimiche con altri elementi è necessario almeno un tempo di dimezzamento di mezzo secondo.
    La difficoltà nel produrli e in molti casi il poco tempo per fare esperimenti spiega come mai sappiamo ancora poche cose su molti elementi superpesanti, al punto da non essere certi della loro classificazione nella tavola periodica, o per meglio dire della possibilità di continuare a utilizzare la tabella come prima. L’oganesson (118) è nella posizione dei gas nobili, l’ultima colonna a destra, ma secondo alcuni gruppi di ricerca probabilmente non è un gas. Ipotizzano che sia un solido in condizioni standard e che diventi un liquido quando viene portato a 52 °C.
    Il particolare comportamento di questi metalli è dovuto al modo in cui si distribuiscono gli elettroni nei loro atomi e al modo in cui interagiscono, raggiungendo altissime velocità quasi prossime a quelle della luce. In queste condizioni si verificano effetti relativistici che hanno conseguenze più importanti rispetto a quelli che si verificano negli elementi più leggeri. Studiandoli i gruppi di ricerca hanno l’opportunità di capire meglio il funzionamento di alcuni fenomeni nella fisica dell’infinitamente piccolo, che potrebbero poi essere applicati in altri ambiti della ricerca sulla materia, le sue caratteristiche e il suo funzionamento.
    I più ottimisti pensano inoltre che procedendo con questi esperimenti si possa approdare un giorno all’”isola della stabilità“, un modo per definire il luogo dove idealmente si trovano versioni (isotopi) di elementi transuranici particolarmente stabili e che quindi decadono molto lentamente rispetto ai tempi finora osservati. In questo modo potrebbero diventare utilizzabili non solo per ricerche più approfondite, ma anche per lo sviluppo di qualcosa che oggi non riusciamo a immaginare come materiali con insolite proprietà.
    La ricerca di base funziona del resto in questo modo, come ha ammesso di recente a Scientific American Jacklyn Gates, responsabile del gruppo di ricerca sugli elementi pesanti a Berkeley: «Tutto ciò che facciamo ora… non ha applicazioni pratiche. Ma se pensi ai nostri telefoni cellulari e a tutte le tecnologie che ci sono finite dentro, beh quelle tecnologie risalgono fino all’età del bronzo. Le persone all’epoca non avevano certo idea che la loro scoperta sarebbe finita in questi dispositivi cui siamo sempre incollati e dai quali siamo fortemente dipendenti. Quindi gli elementi superpesanti possono essere utili? Forse non in questa generazione, ma magari tra una o due potremo disporre di migliori tecnologie che ci rendano le cose e la vita un poco più semplici». LEGGI TUTTO