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    Intesa Sanpaolo-Ubi, accordo sindacale per 7.200 uscite volontarie e 3.500 assunzioni

    MILANO – Sale il turnover tra il personale di Intesa Sanpaolo a seguito dell’accordo sindacale che guarda al “ricambio generazionale” legato all’acquisizione di Ubi Banca. La banca guidata da Carlo Messina e le sigle dei bancari hanno fatto il punto sul piano di ingressi e uscite: concordate ulteriori mille assunzioni, in aggiunta alle 2.500 già previste dall’accordo con i sindacati del 29 settembre scorso che prevedeva almeno 5.000 uscite volontarie per pensionamento o fondo di solidarietà.
    L’accordo sindacale, sottoscritto con Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin, ha visto infatti arrivare 7.200 richieste di uscite che la banca ha deciso di accogliere facendo di conseguenza salire anche il numero di ingressi. Preservando così il rapporto per un ingresso ogni due uscite.
    “Da parte mia, va un plauso ai sindacati aziendali e alle segreterie nazionali per l’impegno nella trattativa e l’ottimo risultato raggiunto. Rivolgo anche la mia alta considerazione all’amministratore delegato del gruppo Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, per la serietà e la sensibilità sociale dimostrata anche in questa occasione. Il sindacato, quindi, continuerà a chiedere, a ogni gruppo bancario, sia nelle aggregazioni sia nei piani industriali, che, a fronte di un determinato numero di esodi concordati, deve sempre corrispondere il 50% delle assunzioni di giovani”, quanto affermato in una nota il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.
    “Con l’assunzione di mille persone che si aggiungono alle 2.500 già programmate, diamo ulteriore impulso al ricambio generazionale e al sostegno dell’occupazione”, le parole del consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, circa le nuove assunzioni del gruppo. “Intesa Sanpaolo – aggiunge –  continua ad investire sui giovani, punto di forza del Paese. In un contesto di notevole complessità vogliamo dare un segnale concreto improntato all’ottimismo verso il futuro. Le persone di Intesa Sanpaolo sono il nostro asset principale, saremo più forti grazie a questi giovani. Ringrazio le sigle sindacali con cui i rapporti continuano a essere di stima, rispetto e proficua collaborazione, sempre a servizio della crescita di Intesa Sanpaolo. Continuiamo ad assumere a dimostrazione della solidità di un Gruppo che, con un’accresciuta attrattività per nuovi talenti e maggiori opportunità di crescita professionale e di carriera, conferma il suo ruolo di leadership a livello italiano ed europeo”.
    “Accogliamo con grande favore la notizia che Intesa Sanpolo abbia accolto le richieste del Sindacato di provvedere a ulteriori mille assunzioni, oltre quelle già concordate con l‘ultimo accordo sulle uscite del personale, in relazione all’operazione con Ubi e Bper”, così Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca. LEGGI TUTTO

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    Voto anticipato o nuovo governo anti-europeo: le paure dei mercati. Lo spread sale a 120 punti, Piazza Affari debole

    MILANO – La crisi di governo riporta l’Italia sulle prime pagine dei siti d’informazione di riferimento per la comunità finanziaria internazionale, generando qualche tensione sui Btp. Il primo termometro cui si guarda in questi casi è infatti lo spread tra decennali italiani e pari scadenza tedeschi, che in mattinata non segna particolari tensioni. Poi, mentre si profila l’assenza di numeri sufficienti di “responsabili” per mantenere l’ossigeno al Conte bis e si nominano le urne, lo spread sale in area 120 punti base con il rendimento allo 0,65 per cento nel finale di seduta: ieri sera, mentre prendeva forma lo strappo di Matteo Renzi dall’esecutivo di Giuseppe Conte, il differenziale aveva chiuso a 112 punti base. Oggi è così tornato ai massimi da novembre.

    Crisi di governo, Conte a Mattarella: “Chiarimento politico in Parlamento”. Zingaretti e Di Maio: “Renzi inaffidabile”. I timori del Pd: senza “responsabili” voto a giugno più vicino
    14 Gennaio 2021

    Le Borse europee si sono mosse all’insegna della cautela. Piazza Affari ha oscillato sopra e sotto la parità per tutta la giornata, chiudendo quindi in calo dello 0,5% ma senza accusare contraccolpi di rilievo. Gli investitori restano dunque in stand-by in attesa di capire meglio cosa accadrà sul fronte politico. E’ stata migliore la performance delle altre Borse Ue: Londra ha aggiunto lo 0,7%, Francoforte lo 0,35%, Parigi lo 0,3%. Sul listino meneghino si mette in evidenza Fca, nel giorno dello stacco del maxi-dividendo in vista della fusione con Psa.
    Il Tesoro registra risultati misti nell’asta di questa mattina, collocando tutti i 9,25 miliardi di Btp a 3, 7 e 30 anni. Nel dettaglio, sui 2,75 miliardi di euro di Btp con scadenza 2024 il tasso sale al -0,23% da -0,3% dell’asta precedente. Collocati poi 4,5 miliardi di Btp a 7 anni con un rendimento che passa a 0,30% dallo 0,19% e quindi in crescita anche in questo caso. Infine assegnati 2 miliardi di euro di Btp con scadenza 2051: il tasso scende all’1,47% da 1,763%. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenendo su Rai 1 ha rimarcato come l’Italia abbia perso solo oggi “quasi 8 milioni” come riflesso sul costo del debito dalle vicende politiche delle ultime ore che ha bollato come “un atto di irresponsabilità senza precedenti”. E ha poi aggiunto: “Avevo capito che si voleva il Mes per far risparmiare gli italiani, si sta ottenendo l’effetto opposto. Evidentemente non era quello l’obiettivo principale”.
    Anche Wall Street si muove positiva nel giorno in cui il presidente neoeletto Joe Biden presenta al Parlamento il piano di stimoli a supporto dell’economia colpita dal coronavirus. Alla chiusura delle Borse Ue, il Dow Jones e il Nasdaq salgono dello 0,4% e lo S&P500 dello 0,25%.
    Le banche d’affari e la crisi: “La Bce tiene a bada lo spread”
    D’altra parte, è proprio il voto sussurrato dai Dem, è proprio lo scenario peggiore per le banche d’affari. In una nota mattutina dell’americana Citi si ragiona di quel che accade a Roma e si spiega agli investitori internazionali come siano molte le vie possibili, a questo punto, e decisivi i prossimi giorni. “Ci aspettiamo che i mercati preferiscano una soluzione rapida piuttosto che un prolungato stato d’incertezza a gravare sul governo, dal momento che la pandemia e i suoi impatti economici stanno ancora colpendo l’Italia – scrivono gli economisti di Citi – I principali focus sui mercati riguardano la percezione di un rischio di nuove elezioni o di formazione di un nuovo governo che si allontani dall’attuale posizione pro-europea. Ci aspettiamo che restino rischi limitati”, conclude la banca Usa.
    L’Italia trova posto anche negli appunti di inizio giornata di Unicredit, dove si arriva a simili conclusioni. Pur aprendosi “inevitabilmente” un periodo di “incertezza e scarsa visibilità” l’aspettativa è che sia un passaggio “breve vista la pressione che il presidente Mattarella probabilmente eserciterà sui partiti politici ponendo l’accento sulla necessità di risolvere” questa situazione. Da Intesa Sanpaolo annotano come “i toni” di Renzi “verso l’attuale presidente del Consiglio sono stati molto duri (ha accusato il premier di aver creato un ‘vulnus democratico’)” nella conferenza dello strappo. A questo punto, per la Cà de Sass “tutti gli scenari sono possibili, incluso quello di un nuovo governo con la medesima maggioranza (la sostituzione del presidente uscente, nonché una ridefinizione del programma e della squadra di governo, appaiono condizioni sufficienti a ricomporre la frattura tra Italia Civa e il resto della maggioranza, che appare determinata a evitare il precipitare della situazione verso elezioni anticipate)”.
    Anche Equita Sim mette in evidenza i “toni duri” di Renzi che rendono meno probabile un Conte Ter con lo stesso sostegno dell’altro ieri, aprendo a un triplice scenario: crisi con nuovo governo sostenuto dalla stessa coalizione, “con o senza Conte”; governo senza Italia Viva con il sostegno di altri senatori; governo di unità nazionale. “In tutti questi scenari, pensiamo che le tensioni sullo spread possano essere limitate grazie al supporto degli acquisti della Bce, anche se aumenterebbero le preoccupazioni sull’efficacia dell’azione di governo. Se poi tutti questi scenari dovessero fallire, si andrebbe verso nuove elezioni, scenario che potrebbe invece creare tensione sullo spread ma che al momento giudichiamo ancora come il più improbabile”.

    Cina, vola l’export. Germania: Pil scende del 5% nel 2020
    A livello globale, le Borse sono miste dopo il voto alla Camera Usa per il secondo impeachment di Donald Trump. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, sulla scia dei buoni dati sul ‘made in Chinà e mentre il presidente eletto Joe Biden si prepara a delineare i suoi piani per un massiccio stimolo fiscale negli Stati Uniti. L’indice Nikkei è salito dello 0,85% a 28.698 punti. Positiva anche Hong Kong (+0,9%), mentre Shanghai ha chiuso in ribasso dello 0,9%.
    Proprio dalla Cina sono arrivati chiari segnali di ripartenza economica alla fine dell’anno: il surplus commerciale della seconda potenza mondiale a dicembre è salito al livello record di 78,17 miliardi di dollari, contro i 47,25 miliardi di un anno prima e sopra le attese. L’attivo commerciale trae vantaggio dalla ripresa dell’export che a dicembre sale del 18,1%, oltre il 15% atteso dagli analisti ma sotto il 21,1% di novembre. L’import cresce del 6,5%, contro il 4,5% del mese precedente. In Germania, invece, l’istituto di statistica Destatis ha parlato di un Pil in calo del 5% nel 2020, in linea con le attese e meno grave del -5,9% della crisi economico-finanziaria del 2009, e di un deficit al 4,8%.
    Negli Usa, le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono salite a 965.000 unità. Il dato è peggiore delle attese degli analisti, che scommettevano su quota 789.000.
    Chiusura in calo per l’euro sul dollaro sotto quota 1,22. La moneta unica passa di mano a 1,2140 (-0,21%) e a 126,02 yen (-0,18%). Dollaro piatto sullo yen a 103,80. La crisi politica italiana indebolisce la valuta del vecchio continente mentre il piano di stimoli americani – che potrebbe essere più consistente del previsto – dà la spinta al biglietto verde. Per quanto riguarda, infine, le commodity il prezzo del petrolio si muove in calo dopo che il rapporto Opec ha previsto una domanda 2021 al di sotto dei livelli pre pandemici. Il Wti cede lo 0,49% a 52,6 dollari al barile, il Brent arretra dello 0,89% a 55,5 dollari. LEGGI TUTTO

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    Cartelle fiscali, Misiani conferma: “Intervento in arrivo”. Nel nuovo dl Ristori stop ai contributi per autonomi colpiti dalla crisi

    MILANO – Un intervento per arginare la “montagna di cartelle esattoriali che rischiano di arrivare nel 2021” e nuove misure, con un occhio di riguardo per autonomi e professionisti, con il decreto Ristori che il governo – crisi permettendo – lancerà dopo il nuovo scostamento di bilancio da 24-30 miliardi di euro. A spiegare l’agenda dell’esecutivo, attanagliato dalla crisi aperta da Italia Viva di Matteo Renzi, è stato il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, al forum di Italia Oggi dedicato ai commercialisti e alle novità di legge di Bilancio e altri provvedimenti degli ultimi mesi.

    Un freno alle cartelle del Fisco
    Sul fatto che si cercherà di tamponare l’invio di 50 milioni di cartelle da parte dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione, problema sollevato da Repubblica nei giorni scorsi, Misiani ha confermato l’intervento: sulla “montagna di cartelle esattoriali che rischiano d’arrivare nel 2021, è necessario un intervento: una proroga-ponte, uno scaglionamento degli invii molto più diluito nel tempo, una reateizzazione più conveniente, un ‘saldo e stralcio’, altrimenti s’apre un problema sociale”, ha detto.

    Il nuovo Ristori: 2,5 miliardi per i contributi degli autonomi
    Il governo è poi impegnato nella scrittura del nuovo decreto Ristori. Prima sarà necessario chiedere al Parlamento ulteriore spazio di bilancio: “Lo scostamento di bilancio dovrebbe essere oggetto di un Consiglio dei ministri convocato nelle prossime ore”, ha detto Misiani rimarcando che “è necessario continuare a lavorare” nonostante la crisi politica “perché viviamo una fase di incertezza e difficoltà dal punto di vista sanitario, economico e sociale. Dobbiamo continuare – ha aggiunto – a sostenere nell’emergenza le famiglie e i lavoratori per metterli nella condizione di reggere i colpi della recessione”.
    Il quinto decreto Ristori, dunque, sarà “più ampio e articolato” di quello di dicembre. Come noto il testo affronterà i nodi del rinnovo della cassa integrazione (dovrebbero esser finanziate 18 nuove settimane per i settori più colpiti, con il tema del blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo da riprendere in mano); e punterà a superare il criterio dei codici Ateco per estendere più possibile gli aiuti ai settori in difficoltà, anche a quelli che non hanno dovuto chiudere ma che hanno registrato perdite. Alla sanità dovrebbero essere destinati più di tre miliardi, di cui 1,5 per i vaccini. Dovrebbero arrivare inoltre fondi per la scuola e per i Comuni.
    Misiani ha aggiunto che ci sarà lo stop ai minimi contributivi per autonomi e professionisti fino a 50 mila euro, con riduzione del fatturato pari o superiore al 33% nel 2020: “Credo sia una risposta forte, dovrebbe arrivare a 2,5 miliardi di euro, un miliardo già stanziato nella legge di Bilancio e uno e mezzo” aggiuntivo con il nuovo Ristori. “La crisi di governo – ha fatto notare Misiani, parlando anche di altre misure e di legge di Bilancio – non aiuta da questo punto di vista: mi auguro nell’interesse generale del Paese che si sia in grado di varare queste misure che non possono aspettare oltre”.

    Catalfo: “I nuovi ammortizzatori sociali anche agli autonomi iscritti alle Casse”
    di Rosaria Amato 13 Gennaio 2021

    Si conferma dunque la strada tracciata anche dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che nelle scorse ore ha annunciato l’intenzione di “estendere, ampliare e rafforzare il sostegno al reddito” per i lavoratori autonomi, “migliorando la misura introdotta in via sperimentale in Manovra ed estendendola anche agli autonomi attualmente esclusi”. La misura è l’Iscro, il nuovo ammortizzatore sociale per gli autonomi in vigore da quest’anno, e finanziato solo per gli iscritti alla Gestione Separata dell’Inps.
    Inoltre la ministra aveva anche annunciato che verranno stanziate “maggiori risorse per garantire le categorie più colpite dalla pandemia”. E cioè proprio i lavoratori autonomi: “Chiederò perciò di rifinanziare il fondo istituito in legge di Bilancio, in modo da assicurare a quelli più esposti agli effetti della crisi un vero “anno bianco” contributivo”.

    Riforma fiscale, commercialisti: “Con i fondi stanziati è libro dei sogni”
    Della più ampia riforma fiscale indicata come priorità dalla legge di Bilancio, che per il momento posta risorse per l’assegno unico, ha parlato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, in termini piuttosto netti: “Ora come ora, le pur ottime intenzioni legislative sulla riforma fiscale non sembrano poggiare su credibili basi finanziarie. Le risorse a disposizione di quel fondo ammontano a 8 miliardi di euro per il 2022 e 7 miliardi a regime dal 2023, di cui però 5,5 miliardi di euro risultano già impegnati nella importante e condivisibile riforma dell’assegno unico per i figli a carico. Pensare di riformare il sistema fiscale avendo a disposizione 2,5 miliardi per l’anno 2022 e 1,5 miliardi a regime dall’anno 2023, costituisce quel che si dice “un vasto progetto”.
    Per rimarcare quanto la coperta sia corta, Miani ha sottolineato che solo la detrazione Irpef aggiuntiva (bonus 100 euro) per i dipendenti con reddito complessivo tra 28.000 e 40.000 euro costa 3 miliardi, “ossia il doppio di quel che risulta attualmente disponibile, a regime, sul fondo che dovrebbe finanziare la riforma nemmeno dell’intera IRPEF, ma del sistema fiscale nel suo complesso”. “Evidenziare questi numeri”, ha spiegato Miani, “non significa per noi svilire l’importanza di un serio ragionamento di riforma del sistema fiscale, della cui opportunità diamo invece atto con assoluta convinzione, ma per evitare il consueto rischio “libro dei sogni” che sovente si manifesta ogni qual volta si parla di riforma fiscale”. LEGGI TUTTO

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    Creval, lettera dei soci alla banca: l'offerta del Crédit Agricole è “inadeguata”

    MILANO – Una lettera dei soci al consiglio del Credito Valtellinese per dire che l’offerta francese per acquistare la banca non basta e un cda che “non trascura alcuna operazione strategica” e resta al lavoro.
    Il cda del Credito Valtellinese, dopo aver sentito ieri i propri advisor, ha fatto sapere che “continuerà a operare con l’obiettivo di creare valore per tutti gli azionisti, non trascurando alcuna opzione strategica e valorizzando i risultati raggiunti dalla Banca”, riservandosi di effettuare ogni valutazione sull’opa lanciata da Crédit Agricole a seguito della pubblicazione del documento di offerta.
    Che i soci si siano espressi contro l’offerta emerge dalla stessa nota del consiglio che, assistito da Bank of America, Mediobanca, Intermonte e lo Studio Legale Cappelli Rccd, oltre alle considerazioni degli advisor ha “preso atto delle posizioni ad oggi rese note da parte di alcuni azionisti – anche attraverso lettere indirizzate ai vertici della Banca oltre che ai Consiglieri – che, in particolare, non ritengono adeguato il corrispettivo offerto da Credit Agricole Italia (10,50 euro per azione), e del fatto che il titolo Creval, nel periodo successivo all’annuncio dell’OPA, ha negoziato sul mercato a premio rispetto al corrispettivo d’Offerta”.

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    Io sono in cassa integrazione, mentre un mio collega svolge le mie mansioni. L'azienda può farlo?

    Gentile lettore,
    In generale, la scelta dei lavoratori da sospendere compete all’imprenditore, salvo che risulti diversamente dall’accordo sindacale relativo all’ammortizzatore sociale utilizzato. La giurisprudenza ha però elaborato limiti ulteriori, in modo da controbilanciare il potere datoriale.
    Si tratta, in particolare, dei cosiddetti limiti interni ed esterni. Secondo i primi, le scelte del datore di lavoro non possono essere del tutto arbitrarie ed immotivate, ma bensì controllabili successivamente e coerenti con le finalità dell’istituto. I secondi richiamano, invece, i principi della buona fede e della correttezza.

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    Borse europee caute, i mercati sperano nei nuovi stimoli Usa

    MILANO – Le Borse europee chiudono in cauto rialzo all’indomani di una seduta positiva a Wall Street. I fari restano puntati sugli Usa, da un lato sull’iter avviato dai democratici per l’impeachment di Donald Trump, dopo che il suo vice Mike Pence si è rifiutato di invocare il 25mo emendamento per revocare il presidente Usa uscente, dall’altro sulla scommessa degli investitori che il piano economico di Joe Biden possa sostenere in modo robusto la ripresa dell’economia. A sostenere i listini anche la risalita dei prezzi del petrolio, ai massimi da 11 mesi quindi ai livelli pre-crisi Covid. Il prezzo continua a crescere anche oggi, con il Wti con consegna a febbraio  a 53,21 dollari al barile.
    In Europa l’avvio come detto è poco movimentato e poi i listini migliorano nel pomeriggio: Milano guadagna lo 0,43%, Londra scende dello 0,12%, Francoforte sale dello 0,16% e Parigi dello 0,21%. In lieve rialzo anche Wall Street: alla chiusura degli scambi nel Vecchio Continente il Dow Jones in parità e il Nasdaq in rialzo dello 0,64%. Positivi anche i listini asiatici. Tra le migliori spicca Tokyo, dove il Nikkei ha chiuso la giornata a +1,04%.
    Dopo la risalita di ieri legate all’acuirsi della crisi di governo, lo spread oggi torna a scendere. Il differenziale Btp/Bund si attesta in chiusura a 110 punti con il rendimento del titolo italiano decennale allo 0,58%. Tra le valute arretra nettamente il dollaro, rafforzatosi negli ultimi giorni in parallelo all’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa. Oggi al cambio con un euro la divisa Usa viene scambiata a 1,2161 da 1,2155 di ieri.  Oro in rialzo a 1858 dollari l’oncia nel future febbraio.
    Stabile infine il Bitcoin dopo le le montagne russe degli ultimi giorni. La criptovaluta in mattinata si posiziona in zona 34 mila dollari, non lontano dai livelli visti ieri.

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    Bonus bici e monopattini, da domani le richieste online per gli esclusi dei rimborsi

    MILANO – Domani si riapre la finestra per richiedere il bonus mobilità per l’acquisto di biciclette, monopattini elettrici e mezzi dolci per coloro che non erano riusciti nel click day di novembre a inoltrare la propria domanda per l’iniziale tilt del sito e il successivo esaurimento in poche ore delle risorse disponibili.
    Sul portale dedicato all’operazione è apparso infatti l’avviso che a partire dal 14 gennaio 2021 e fino al 15 febbraio 2021 chi ha effettuato acquisti di beni e servizi incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità tra il 4 maggio 2020 e il 2 novembre 2020, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del beneficio, può richiedere il rimborso inserendo i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto.
    Il ministero dell’Ambiente ha spiegato che “sono stati contabilizzati tutti i fondi necessari per poter soddisfare tutte le richieste di rimborso” e quindi si può procedere alle richieste.
    Ricapitoliamo con ordine la vicenda. Il buono incentivava l’acquisto di bici, monopattini & Co. rimborsando il 60% delle spese sostenute (con un limite a 500 euro) tra il 4 maggio e il 2 novembre o, in alternativa, erogando un voucher della durata di 30 giorni per gli acquisti dal 3 novembre alla fine dell’anno.
    Una prima giornata di richieste di rimborso ed erogazione dei voucher (per gli acquisti ancora da effettuare) si è tenuta il 3 novembre ed è finita in un clickday con iniziale tilt informatico e successivo esaurimento delle risorse disponibili. In quella prima fase, si erano registrati oltre 590mila utenti, erano stati richiesti 300.776 rimborsi ed emessi 257.949 voucher. In poche ore è andato esaurito il plafond di 215 milioni dedicato.
    Sono così rimasti fuori dai giochi alcuni cittadini che avevano già effettuato le spese ma sono stati bruciati sul tempo da altri che hanno ottenuto il voucher per acquisti successivi.
    Così il ministero ha aperto una seconda fase di “prenotazione” delle risorse, fino al 9 dicembre, riservata a coloro che già avevano effettuato l’acquisto della bicicletta, in modo da quantificare le necessità finanziarie per poter procedere al rimborso delle loro spese (in questa seconda fase, dunque, non è stato possibile richiedere voucher per acquisti non ancora effettuati). Al termine di questa seconda fase, sono state inserite 118.675 prenotazioni per un valore di 35,6 milioni di euro.
    Tra voucher non spesi (o utilizzati in misura inferiore alla richiesta) e altri fondi, il ministero ha dunque trovato ora le risorse per procedere al rimborso anche di questi cittadini. Le porte del rimborso sono comunque aperte anche per chi non si è pre-registrato a dicembre.
    Per richiedere il rimborso, “bisognerà essere in possesso della fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato ed identificarsi, tramite SPID sul portale”. Ai quasi 119 mila italiani che durante la seconda finestra si sono pre-registrati “arriverà nei prossimi giorni una e-mail all’indirizzo indicato, per invitarli a caricare i dati e la documentazione attestante l’acquisto effettuato”.
    Fino al 15 febbraio prossimo sarà possibile accedere alla propria area riservata per apportare eventuali modifiche ai dati e alla documentazione inseriti e successivamente saranno erogati i rimborsi, conclude la nota. LEGGI TUTTO

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    Per S&P non c'è un caso Italia: i rischi di bocciatura sui rating societari si sono avvicinati a quelli europei durante la pandemia

    MILANO – Standard & Poor’s non vede un “caso Italia” in Europa: anzi, il merito di credito delle aziende domestiche durante la pandemia si è leggermente avvicinato a quelle delle rivali europee. A fine ottobre 2020 gli “outlook” negativi comminati dalla principale agenzia di rating riguardavano il 42% delle aziende seguite da S&P in Italia, contro un 42% di quelle europee. E un anno prima, nell’ottobre 2019, lo scarto era di una dozzina di punti percentuali: 33% in Italia contro 20% europeo. “Stimiamo che in media le aziende, sia italiane che europee, ritornino ai valori pre-Covid intorno al 2022, e non vediamo un caso Italia”, ha detto durante una presentazione virtuale Renato Panichi, responsabile dei rating aziendali di S&P.
    Il dirigente ha aggiunto, e questo sembra un messaggio valido un po’ ovunque per capire gli effetti del coronavirus, che ci sarà grande differenziazione tra imprese, settori e dimensioni aziendali: “Le grandi aziende recupereranno più velocemente, come anche quelle più aperte ai commerci con la Cina e alla digitalizzazione”. I settori in cui i rischi di ribasso del rating sono maggiori, per l’agenzia, sono una decina: auto, media e tempo libero, petrolio e gas, trasporti e difesa, ristorazione e commercio al dettaglio. Il recupero di ricavi delle società italiane dotate di rating S&P, comunque, sarà in media più veloce rispetto a quello del Pil italiano: 7% contro 5-6% quest’anno, 4% contro 2% nel 2022.
    A livello macroeconomico europeo, il 2021 “riserverà una probabile contrazione iniziale del Pil e una forte ripresa nella seconda parte, guidata dai servizi, assumendo che sia stata raggiunta una immunità di gregge – ha detto Sylvain Broyer, capo economista nell’area di S&P -. I nuovi lockdown non pesano sull’economia come il primo. La politica europea è coinvolta e coordinata come mai lo è stata”. Sull’Italia, Broyer vede una ripresa economica “veloce, ma il finanziamento dell’economia relativamente lento”. L’economia italiana, per cui Broyer stima una crescita del Pil del 5,3% quest’anno, “è comunque più profittevole rispetto a quella degli altri Paesi e può crescere più rapidamente”.
    Anche nel settore bancario S&P prevede “uno choc pesante ma di breve termine, con una normalizzazione dal 2022”. Il picco delle perdite su crediti erogati dalle banche sarà, per tutti, durante quest’anno. E qui una specificità italiana, in negativo e legata alla maggiore esposizione del sistema con le piccole e medie imprese, esiste: ma gli esperti dell’agenzia Usa non prevedono altre crisi bancarie. “Rispetto agli altri Paesi l’Italia avrà perdite su crediti di circa il doppio, e pari a 140 punti base in media – ha detto Mirko Sanna, responsabile di S&P per le istituzioni finanziarie – Un dato che comunque sarà inferiore rispetto alle crisi del passato, perché le banche sono entrate in questa crisi in condizioni migliori, e sono agevolate dalle misure di sostegno della vigilanza e dei governi”. LEGGI TUTTO