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    Leva militare obbligatoria: pronto il disegno di legge della Lega

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaEcco nero su bianco, presentato alla Camera, il progetto di legge leghista (titolo: “Istituzione del servizio militare e civile universale territoriale e delega al Governo per la sua disciplina”) per reintrodurre la leva universale – sei mesi obbligatori per ragazzi e ragazze – che Matteo Salvini aveva preannunciato al raduno degli Alpini a Vicenza, lo scorso 12 maggio. «È una grande forma di educazione civica, con persone che si possono dedicare al salvataggio, alla protezione civile, al pronto soccorso, alla protezione dei boschi da svolgere vicino a casa – aveva spiegato il leader della Lega al raduno delle penne nere -. Una volta uno di Udine andava a Bari, e quello di Bari lo mandavano a Udine, dovendo lasciare studi e lavoro. Non sarà più cosi, si farà vicino a casa».Due opzioni: formazione militare o impiego di tipo civileA Montecitorio spunta a una settimana dalle parole del leader il testo firmato da Eugenio Zoffili, deputato vicino alla segreteria e membro della Commissione Difesa della Camera, che prevede la scelta per i giovani italiani tra la formazione militare e un impiego di tipo civile. «Proponiamo -dice Zoffili all’AdnKronos- l’istituzione di un servizio civile e militare universale territoriale che coinvolga per sei mesi tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 26 anni di età». Il leghista di Erba sottolinea come i sei mesi della nuova leva saranno svolti «esclusivamente sul territorio nazionale e nella propria regione di residenza o domicilio, con priorità alla propria provincia, salvo espressa richiesta del cittadino ad essere impiegato in altri ambiti territoriali nazionali e previa disponibilità e autorizzazione dell’Autorità preposta».Loading…A coloro che opteranno per l’ambito militare «sarà assicurata la formazione militare in vista del loro impiego sul territorio nazionale», chiarisce ancora Zoffilli, ribadendo il concetto della prossimità di servizio. In caso di esercizio dell’opzione in favore del servizio civile universale invece i giovani verranno invece «preparati a svolgere funzioni di concorso alla tutela del patrimonio culturale, naturalistico e paesaggistico del Paese». Con la possibilità «di inserirsi nel sistema nazionale della Protezione Civile e del soccorso pubblico e di collaborare con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco».Lo scetticismo del ministro Crosetto«Spero che anche la altre forze politiche appoggino la nostra proposta», aveva chiesto Salvini negli scorsi giorni con riferimento alla pdl ora depositata, incassando però la freddezza del ministro della Difesa Guido Crosetto («Le forze armate non possono essere pensate come un luogo per educare i giovani, cosa che deve essere fatta dalla famiglia e dalla scuola»).L’altra proposta della Lega sulla “riserva militare”Sempre la Lega aveva già depositato un altro progetto di legge in tema di Difesa, quello a firma del presidente della omonima Commissione della Camera, Nino Minardo, presentato a febbraio scorso, questa volta sui ’riservisti’ italiani, da costituire sul modello israeliano. In quel frangente il partito di Salvini avanzava la proposta di dare vita appunto a una “riserva militare”, da mobilitare rapidamente in caso di grave minaccia per la sicurezza del Paese o di stato d’emergenza. Un mini-esercito supplementare che, secondo la proposta, potrebbe essere mobilitato dal governo sia in tempo di conflitto o di grave crisi suscettibili di ripercuotersi sulla sicurezza dello Stato, sia per la difesa dei confini nazionali, sia in caso di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale da parte del Consiglio dei ministri. Anche in questo caso non mancarono le polemiche, visto che la catena di comando dei riservisti portava direttamente a Palazzo Chigi, prevedendo un via libera delle Camere in tempi brevi. LEGGI TUTTO

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    Elezioni comunali a Vibo Valentia, chi sono i candidati sindaco

    Sono quattro i candidati alla carica di sindaco a Vibo Valentia, dove l’8 e il 9 giugno si terranno le elezioni comunali: si tratta di tre uomini e una donna, sostenuti in totale da 16 liste. I candidati, in ordine alfabetico, sono: Roberto Cosentino, Marcella Murabito, Francesco Muzzopappa ed Enzo Romeo. I candidati a un seggio al consiglio comunale sono 444.

    Chi sono i candidati sindaco a Vibo Valentia

    Sono quattro, quindi, gli aspiranti sindaco di Vibo Valentia. Il centrodestra schiera Roberto Cosentino, dirigente della Regione Calabria, sostenuto da sei liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Indipendenza e le civiche Forza Vibo, Vibo Unica e Andiamo oltre. Marcella Murabito, impiegata, è la candidata di Rifondazione comunista. Il polo di Centro (Azione, Italia Viva, Noi Moderati, Udc, Italia del Meridione) ha scelto Francesco Muzzopappa, avvocato penalista, sostenuto da cinque liste: Azione con Calenda, Cuore Vibonese una città libera, Vibo al centro, Insieme al centro, Identità territoriale. Il quarto nome in corsa è quello di Enzo Romeo, che è stato il primo presidente della Provincia, scelto ora dal Fronte progressista: a sostenerlo ci sono Pd, M5S, Progressisti per Vibo (LP + SI e Verdi) e Progetto Vibo (Romeo). LEGGI TUTTO

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    Diga di Genova: oggi il voto sui fondi, venerdì la posa del primo cassone

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di lettura Si annuncia battaglia nel Consiglio regionale della Liguria che oggi nel “provvedimento Omnibus 179” mette ai voti il mutuo da 57 milioni (il 4% del costo totale) a garanzia della realizzazione e del completamento del secondo lotto della nuova diga foranea di Genova. L’opposizione ha già dichiarato guerra, annunciando il proprio no e presentando un emendamento abrogativo all’adozione del mutuo.Loading…La posa del primo cassone il 24 maggioLa posa del primo cassone è prevista il 24 maggio, alla presenza del ministro Salvini che, una volta a Genova, potrebbe affrontare anche il problema dell’autorità portuale guidata dal commissario straordinario Paolo Piacenza, anch’esso indagato nell’inchiesta che ha stravolto Genova.Il timore del blocco dei lavoriOvviamente tutta la vicenda giudiziaria che ha travolto porto e Regione pesa sulla questione: c’è chi dice che l’indagine della Gdf potrebbe bloccare i lavori, chi paventa una perdita economica magistrale, chi ancora sospetta che questo atto amministrativo vada ancora una volta a soddisfare gli appetiti di privati imprenditori. Insomma non sarà una seduta semplice, quella del consiglio regionale. Tanto che lo stesso commissario per la ricostruzione e sindaco di Genova Marco Bucci abbandona per un attimo il suo cronico silenzio e rilascia una nota, definendo «assolutamente necessario che venga completato il finanziamento di 350 milioni al cui ammontare manca ancora l’ultima parte – pari a 57 milioni (4% del costo totale della Diga) – a carico di Regione Liguria, a garanzia della realizzazione e del completamento del secondo lotto». Come dire, ’non facciamo scherzi’ perché, prosegue la nota del commissario, la diga «è opera fondamentale per Genova e per l’intero Paese».Progetto da 1,3 miliardi di investimentoProtagonista di cronache non solo economiche ma anche giudiziarie, la grande diga di Genova che dovrà essere realizzata dal consorzio Pergenova Breakwater (WeBuild al 40% e a seguire Fincantieri, Fincosit e Sifra) è considerata, con il suo 1,3 miliardi di investimento, uno dei progetti strategici del Pnrr. L’ex governatore Burlando (Pd) chiamava il progetto della nuova diga “progetto Spinelli”, alludendo all’imprenditore portuale finito agli arresti domiciliari per corruzione assieme al presidente della Regione Giovanni Toti. Ma non c’era solo Burlando che lo diceva. In una intercettazione telefonica infatti è il governatore Toti a chiamarla più o meno così: «Così impara Spinelli a farci i suoi pranzi, visto che la diga sostanzialmente è per Spinelli», diceva all’ex presidente del porto Signorini. LEGGI TUTTO

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    Elezioni Europee, Emma Bonino e Letizia Moratti a Sky TG24: “Serve Difesa comune Ue”

    L’ex sindaca di Milano è candidata all’Europarlamento con Forza Italia, la leader di +Europa corre invece come capolista nella circoscizione Italia Nord Ovest (e per seconda in quella per il Centro) con Stati Uniti d’Europa. Sono state loro le ospiti dell’ultima puntata di “Tribù”, il talk in onda dal lunedì al venerdì in cui i protagonisti della politica italiana si confrontano con giornalisti e commentatori in vista del voto dell’8 e 9 giugno

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    Premierato, verso il voto in Senato ma c’è il nodo degli italiani all’estero

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaIl disegno di legge sul premierato tornerà all’attenzione dell’Aula del Senato martedì, per concludere la discussione generale ed entrare nel vivo il giorno successivo con l’esame degli emendamenti, ma restano ancora molti i nodi da sciogliere. Il gruppo di costituzionalisti, ormai noto come i “Riformisti trasversali” (di cui fanno parte gli esponenti di ’Io cambio’, ’Libertà Eguale’, ’Magna Carta’, ’Riformismo e libertà’), insiste sulla necessità che il governo intervenga in tempi rapidi per risolvere almeno una questione: quella che riguarda il voto degli italiani all’estero. «Sarebbe davvero assurdo che si andasse avanti con l’esame del testo senza affrontare prima un problema così rilevante», osserva uno di loro, Stefano Ceccanti. «Perché spero che si voglia evitare di correre il rischio – incalza Gaetano Quagliariello, già ministro per le riforme nel governo di Enrico Letta – che i 5 milioni di italiani residenti all’estero riescano a determinare l’elezione o meno di un premier in Italia».Casellati: questione affrontata in legge elettoraleMa la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati è molto chiara sul punto: «La questione del voto degli italiani all’estero esiste, ma verrà affrontata nella prossima legge elettorale alla quale sto già lavorando». Ribadisce di prestare «molta attenzione a questo tema», dicendosi pronta ad «ascoltare ogni suggerimento». «Ma si tratta di un argomento che intendiamo affrontare nella legge elettorale e non nella riforma costituzionale», afferma, assicurando che la legge elettorale «verrà presentata durante il passaggio dal Senato alla Camera del disegno di legge sul premierato».Loading…Ipotesi copertura costituzionale«Questo però non può bastare – ribatte Ceccanti – perché per risolvere il problema serve una copertura costituzionale». «Se nella riforma si scrive che il premier è eletto a suffragio universale e diretto – spiega – 1 vale 1 e quindi i 5 milioni di italiani all’estero pesano per la Costituzione il 10%». Mentre per «la Camera e il Senato loro hanno un diritto di tribuna del 2%». «Come si farebbe quindi ad avere un risultato omogeneo e razionale se le basi sono diverse per Costituzione?» chiede ancora Ceccanti. Analoga la posizione di Quagliariello. «Attendiamo fiduciosi – dichiara il presidente di ’Magna Carta’ – e lo dico con spirito costruttivo: i problemi che incombono sul premierato e non mi riferisco solo agli italiani all’estero, non possono trovare tutti soluzione nella legge elettorale che rischia di trasformarsi in una sorta di vaso di Pandora». Alcuni nodi, per sciogliersi, osserva, «devono avere anche una copertura istituzionale. Spero solo che il governo non se ne accorga troppo tardi».La proposta di modificaI “riformisti trasversali” avevano messo a punto alcune proposte di modifica al ddl, che sono state fatte proprie e presentate in Parlamento dal senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, e tra queste c’è anche quella per risolvere il problema degli italiani all’estero. Si tratta, in particolare, di un emendamento che punta ad assegnare la vittoria non sulla base dei voti, ma dei seggi. «Noi la nostra proposta l’abbiamo fatta – conclude Ceccanti – e la mettiamo a disposizione di chi vuole una riforma efficace e inattaccabile».Vittoria non sulla base dei voti ma dei seggi«È eletto primo ministro il candidato collegato con il raggruppamento politico che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere», si legge nel terzo comma dell’articolo 92 così come riscritto dai costituzionalisti bipartisan. Nel caso in cui nessuno superi il 50% si svolge il ballottaggio, ed «è eletto primo ministro il candidato che ha ottenuto il maggior numero dei voti validi al ballottaggio». Come si vede si parla di primo ministro «eletto» sì, ma non a «suffragio universale e diretto». Il motivo è che in questo modo, determinando cioè al primo turno l’esito delle elezioni in base ai seggi e non ai voti, si lascia il voto dei cinque milioni di italiani all’estero incanalato nella circoscrizione ad hoc che elegge 4 senatori e 8 deputati. Diversamente, con elezione «diretta», ognuno di quei 5 milioni di voti varrebbe uno rischiando di sovvertire qualsiasi risultato in patria. LEGGI TUTTO

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    Elezioni comunali a Ferrara, chi sono i candidati sindaco

    Ferrara è uno dei 27 capoluoghi di provincia chiamati a votare per eleggere il loro nuovo sindaco e a rinnovare il consiglio comunale il prossimo 8 e 9 giugno, stessa data fissata per le elezioni Europee. Sono quattro i candidati per la carica di primo cittadino: per il centrodestra c’è il sindaco uscente, Alan Fabbri, per il centrosinistra e Movimento 5 Stelle c’è Fabio Anselmo. Parte della coalizione di centrosinistra si è però schierata con la candidata Anna Zonari mentre Italia Viva appoggia Daniele Botti.

    Chi sono i candidati sindaco a Ferrara

    Il sindaco uscente Alan Fabbri, dopo la vittoria di cinque anni fa, cerca di ottenere un secondo mandato a Palazzo Municipale. Esponente leghista, è sostenuto dal centrodestra compatto, con una coalizione che si presenta con sei liste: Alan Fabbri sindaco,  Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Ferrara al Centro e Udc per Ferrara. Il centrosinistra, dopo lo smacco del 2019, punta a riprendersi la città e sceglie di candidare Fabio Anselmo, l’avvocato dei casi Cucchi e Aldrovandi. Anche per lui ci sono sei liste a supporto: Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Lista Anselmo sindaco, Azione-Pri Patto per Ferrara, I civici con Anselmo e Sinistra Unita per Anselmo. Il centrosinistra però non corre tutto insieme. Parte della coalizione sostiene Anna Zonari (che ha dalla sua le liste La Comune e +Ferrara in Europa e Psi) mentre il candidato Daniele Botti, con la lista Ferrara Futura, è appoggiato da Italia Viva. LEGGI TUTTO