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    Parlamento, lite al Senato durante voto sul premierato. Ancora tensioni alla Camera. VIDEO

    Dopo la rissa di ieri, a Montecitorio bagarre per la bocciatura della proposta dell’opposizione di modificare nel verbale della seduta il termine “disordini” con “aggressione nei confronti del deputato Donno”. A Palazzo Madama i senatori hanno sventolato il Tricolore e in risposta i colleghi della maggioranza hanno intonato l’Inno di Mameli. Seduta sospesa in entrambe le Aule. Opposizioni in piazza a Roma martedì con lo slogan: “Difendiamo l’unità nazionale”

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    Rissa alla Camera, chi è il deputato della Lega Igor Iezzi

    Nata negli anni ’80 come “Lega Autonomista Lombarda”, nel tempo cambierà nome, programma e leader. Il suo fondatore Umberto Bossi iniziò a fare proseliti girando in auto per la Pianura Padana e facendo scritte sui muri. Dal sogno della secessione all’obiettivo dell’autonomia, dall’ingresso in Parlamento all’entrata nel primo governo Berlusconi, fino al partito a carattere nazionale capace di sfondare il 34% alle elezioni Europee del 2019

    I GIRI IN AUTO DI BOSSI 

    “Bossi prima della fondazione inaugura la moda dei manifesti e delle scritte sui muri delle autostrade e dei vecchi edifici, che faceva di notte, da antesignano dei graffitari”, raccontano dalla Lega. “Girava il Nord freneticamente con una vecchia Citroen, per un’azione di proselitismo” LEGGI TUTTO

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    Salvini e Le Pen, accordo per unire le destre del nuovo Parlamento europeo

    Unità del centrodestra, nessuna apertura a sinistre ed eco-fanatici, determinazione a cambiare questa Europa. È quanto hanno condiviso Matteo Salvini e Marine Le Pen durante il loro colloquio, a Bruxelles, antipasto dell’incontro con tutti i leader che compongono Identità e Democrazia. Secondo Salvini, “i cittadini europei si sono espressi con grande chiarezza. Solo Macron e Von der Leyen non se ne sono accorti”. Lo fa sapere la Lega. L’obiettivo è costruire un fronte unico delle destre e dare una spallata alla maggioranza Ursula. Che si tratti di un gruppo unico o meno con Ecr, al momento è secondario. Anche perché l’ipotesi per ora non entusiasma né i Conservatori né Fratelli d’Italia. Il vertice dei sovranisti è stato preceduto da un faccia a faccia tra Salvini e Le Pen. I due, spiegano sempre fonti della Lega, siglano una sorta di patto, costruito su tre pilastri: “Unità del centrodestra, nessuna apertura a maggioranze con la sinistra, determinazione a cambiare l’Europa”. Poco dopo, nel vertice allargato, lo spartito non cambia. Ursula von der Leyen è il nemico comune. Emmanuel Macron, in un video pubblicato da uno dei partecipanti, diviene perfino oggetto di sfottò. “Grazie Macron, un ottimo avversario”, ridono i convitati. Oltre a Salvini e Le Pen, c’era l’olandese Geert Wilders, trionfatore delle ultime elezioni in Olanda, il ceco Tomio Okamura, l’eurodeputato degli austriaci di Fpo Harald Vilimsky. E poi il presidente di Id Gerolf Annemans, il l’astro nascente dei fiamminghi di Vlaams Belang Tom Van Grieken, il danese Morten Messerschmidt e il leader di Chega André Ventura. LEGGI TUTTO

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    Rissa alla Camera, chi è il deputato M5s Leonardo Donno

    Il parlamentare che sostiene di essere stato aggredito dal leghista Iezzi ieri è stato eletto con il Movimento 5 Stelle nella XVIII e XIX legislatura. Ha un diploma di istituto tecnico commerciale, ha lavorato nell’azienda di famiglia nel settore degli impianti tecnologici e delle energie rinnovabili, e dal 2013 è co-fondatore di un’impresa specializzata in climatizzazione, riscaldamento e energie rinnovabili

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    M5s, da Di Maio a Di Battista: dopo il voto scoppia il tutti contro tutti degli ex sodali

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaL’ex cerchio magico lo attacca, gli eletti lo blindano. All’indomani delle elezioni europee, che hanno fatto registrare un tracollo per il M5s, Giuseppe Conte è alle prese con un Movimento provato e scosso da turbolenze interne. La profonda riflessione annunciata a urne ancora calde, è iniziata con la riunione dei gruppi pentastellati di Camera e Senato e sfocerà in un’assemblea costituente tra settembre e ottobre. In ballo, probabilmente, ci saranno le regole, come quella sul limite dei due mandati, ma anche i temi politici. Qualcuno sogna, addirittura, di cambiare nome e simbolo per inaugurare un nuovo inizio con Conte, ma dal suo entourage frenano: «Non è sicuramente questa la priorità».Gli attacchi alla linea di Conte, da Di Maio a Di BattistaIl leader nei prossimi giorni sarà sui territori per fare campagna elettorale in vista dei ballottaggi. “Siamo carichi, si va avanti. Non siamo chiusi per lutto”, la battuta di chi gli è vicino. Nel caos post-elettorale, interviene l’ex enfant prodige dei 5 stelle, Luigi Di Maio, secondo cui la principale responsabilità di Giuseppe Conte è quella di “aver snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato. Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza”, “senza che nessuno alzasse un dito. Quanto a Grillo, ha 300 mila buoni motivi per restare in silenzio”.Loading…Il garante, Beppe Grillo, benché invocato da più parti, continua a non intervenire nel dibattito politico: sui social parla dei «segreti nascosti che minacciano la pace», nessun accenno alle urne. Quanto all’altro volto noto del Movimento della prima ora, Alessandro Di Battista, dopo aver sentenziato che alla base del crollo nei consensi del partito c’è “un problema politico”, a sua volta se la prende con Di Maio: «E’ uno dei responsabili dello snaturamento del M5S. Fino all’altro ieri gli andava bene tutto quanto perché faceva il ministro». Bordata a cui si aggiunge l’affondo di Casaleggio jr che è arrivato ad invocare le dimissioni del capo dei pentastellati e che spiega che il movimento «ha perso di identità» e con essa le persone che lo votavano. Come lui, che non è andato alle urne «perché non ho trovato sulla scheda qualcosa che volessi votare».Il nodo politico del limite dei due mandatiSe i volti noti del movimento delle origini attaccano il leader, lo zoccolo duro degli eletti in Parlamento lo blinda. Dopo che Conte ha offerto la sua «disponibilità» a farsi da parte, durante l’assemblea dei gruppi (che si è interrotta all’una di notte per proseguire nei prossimi giorni) molti parlamentari gli hanno chiesto di restare: impensabile un suo passo indietro, il refrain nell’assemblea che riprende in serata. La riflessione interna, dunque, è destinata a proseguire e ad affrontare diversi nodi: limite dei mandati, nome e simbolo, alleanze e, chissà, magari anche una ridiscussione dei pilastri politici del Movimento. Un parlamentare, per esempio, durante il primo round della congiunta dei gruppi, avrebbe esortato, dopo tanti anni, a rielaborare alcuni “no” come quello ai termovalorizzatori valutando anche le nuove tecnologie esistenti.Appendino e Raggi i nomi per il cambio al vertice«Non c’è nessun processo a Giuseppe Conte, c’è una riflessione generale che va fatta tutti uniti», esorta l’ex presidente della Camera Roberto Fico. Che – secondo indiscrezioni – in una riorganizzazione ai vertici potrebbe diventare uno dei nuovi vicepresidenti di Conte. Salvo scossoni, per ora la scadenza naturale del mandato dell’’avvocato del popolo’ sarebbe fissata al 2025, poi potrebbe ripresentarsi o cedere il passo ad una nuova leadership. Per il cambio al vertice che ci sarà prima o poi, nel toto nomi, spiccano due donne: Chiara Appendino e Virginia Raggi. Per ora, l’ex sindaca di Torino svicola: «La leadership non è il tema, serve un vero confronto sul futuro». LEGGI TUTTO

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    Sì all’elezione diretta del premier, ma con quale sistema si deciderà più avanti

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaElezione «a suffragio universale e diretto» del premier, che resta al potere per cinque anni grazie a un sistema elettorale che “garantisce” la maggioranza dei seggi in Parlamento e che non può essere rieletto dopo due mandati consecutivi. E, soprattutto, che può essere sostituito solo una volta nella legislatura, e solo se sarà lui stesso a decidere di passare la mano, da un parlamentare che fa parte della coalizione vincitrice delle elezioni. Tradotto: niente più governi tecnici e di larghe intese guidate da personalità non elette dai cittadini (leggasi Mario Monti nel 2011 e Mario Draghi nel 2021). Un ritocco della Costituzione mininal, visto che ad essere del tutto riscritti sono “solo” gli articoli 92 e 94 della Costituzione, ma l’effetto è quello di una vera e propria rivoluzione copernicana nel nostro sistema istituzionale.Via libera senza le opposizioni all’articolo 5 del Ddl Casellati, cuore della riformaCon l’approvazione dell’articolo 5 del Ddl Casellati, quello che introduce appunto l’elezione diretta del premier e il principio del premio di maggioranza, l’Aula del Senato ha approvato nelle scorse ore – con l’assenza dei senatori delle opposizioni usciti dall’Aula per protesta – il cuore della “madre di tutte le riforme”. Il via libera di Palazzo Madama è previsto per il 18 giugno, dopodiché il testo passerà alla Camera. Come tutte le riforme costituzionali, dopo il primo doppio via libera è necessario un secondo sì di entrambe le Camere in seguito ad una pausa di almeno tre mesi. Ma visto che in seconda lettura il testo non è più emendabile, questo primo passo è fondamentale per capire su quale riforma si dovranno esprimere gli italiani con il probabile referendum confermativo.Loading…Il risultato delle europee ha cristallizzato il muro contro muro Meloni-SchleinPerché se c’è un’indicazione uscita dalle urne europee è quella della chiusura, almeno per il momento, della porta per un possibile dialogo bipartisan pur auspicato da molti (dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera ai cosiddetti costituzionalisti bipartisan di LibertàEguale e Magna Carta). Il rafforzamento di Giorgia Meloni da una parte e il successo del Pd guidato da Elly Schlein hanno cristallizzato il muro contro muro. La segretaria dem ha chiarito che finché c’è l’elezione diretta del premier, «che scolvolge gli equilibri istituzionali e svuota i poteri del Presidente della Repubblica», il Pd non è disponibile al dialogo.Elezione diretta del premier ma con quale sistema di voto?Eppure il contributo critico dell’opposizione, magari nell’ottica della riduzione del danno, sarebbe auspicabile per migliorare la riforma. Elezione diretta a parte, la maggiore criticità è che non è chiaro con quale sistema si eleggerà il premier. In Costituzione si fissa solo il principio di «un premio da assegnare su base nazionale che gantisca la maggioranza dei seggi» ma non si stabilisce la soglia necessaria a far scattare il premio. La realtà è che la questione è stata demandata dal governo alla legge elettorale, ordinaria, per la contrarietà storica della Lega al ballottaggio nazionale, che pure è l’unico sistema in grado di garantire una maggioranza sicura nel rispetto dei paletti fissati dalla Consulta. E resta pure da risolvere, per stessa ammissione della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati (Fi) e del relatore Alberto Balbini (Fdi), il nodo del voto degli italiani all’estero: ora è incanalato nella circoscrizione estero che elegge 4 deputati e 8 senatori, ma con l’elezione diretta uno vale uno e quei cinque milioni potrebbero sovvertire qualunque risultato.I nodi della soglia (40 o 50%) e degli italiani all’esteroLa ministra Casellati ha anticipato la possibile soluzione per gli italiani all’estero: la “ponderazione” del loro voto, che in sostanza peserebbe meno di quello dei residenti. Ma per fare questo – è il parere di alcuni costituzionalisti – non basta la legge elettorale ma serve una previsione in Costituzione. Sempre Casellati ha avuto modo poi di prefigurare una soglia del 40% per far scattare il premio, al di sotto della quale scatterebbe il ballottaggio nazionale tra i primi due. Eppure, fa notare il Pd per bocca di Dario Parrini e lo ripete anche Pera, in tutti i Paesi dove c’è l’elezione diretta di una carica monocratica la soglia per il ballottaggio è al 50%. Portare l’asticella più in basso significherebbe costituzionalizzare l’elezione di un premier di minoranza in un periodo storico in cui, per di più, diminisce la partecipazione al voto. LEGGI TUTTO

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    Rissa in Aula alla Camera, Donno colpito alla testa: portato via in carrozzina. VIDEO

    Le tensioni sono scoppiate quando il deputato pentastellato si è avvicinato ai banchi del governo alla Camera per consegnare la bandiera tricolore al ministro Calderoli, dopo essere stato espulso dall’Aula dal presidente Fontana. A quel punto è stato colpito con pugni in testa da alcuni componenti della Lega. Dopo quanto accaduto in Aula Fontana ha convocato una riunione immediata della conferenza dei capigruppo. Donno: “Uno spavento ma ora va meglio”. Iezzi si difende: “Non l’ho colpito, una sceneggiata”

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