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    Mattarella: “Minacce da uso spregiudicato Spazio. Processi decisionali Ue non rinviabili”

    “Il mondo dello spazio aereo e la sua difesa è in rapida evoluzione. Le modifiche militari, la grande trasformazione in corso, lo sviluppo di velivoli di sesta generazione, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari, le crescenti minacce che derivano da un uso spregiudicato del dominio spaziale, sono tutti elementi che rappresentano sfide che non possono essere eluse”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale il capo stato maggiore dell’Aeronautica militare, il generale di squadra aerea Luca Goretti, in occasione del 102esimo anniversario dalla fondazione del corpo.
    “Epoca di profonde trasformazioni”
    “Viviamo un’epoca di profonde trasformazioni geopolitiche, tecnologiche, strategiche che confermano la necessità di professionalità e prontezza. Le tensioni globali, la competizione – piuttosto caotica, in verità – tra potenze per il dominio nel mondo, in attesa di risolvere il conflitto convenzionale in Europa, le nuove minacce ibride dalla guerra cibernetica all’uso strategico dello spazio stanno alterando il contesto di regole faticosamente costruito dalla comunità internazionale dopo la seconda guerra mondiale”, ha aggiunto Mattarella. 

    “Processi decisionali Ue non più rinviabili”
    In questo contesto, secondo il capo dello Stato, “appare essenziale una riflessione sul nuovo contesto strategico internazionale che naturalmente richiederà conseguenti processi decisionali. Vale per le decisioni nel contesto dell’Alleanza atlantica e vale per le decisioni nell’Unione europea che non sono più rinviabili”. “Guardiamo al futuro – ha aggiunto – con la consapevolezza che l’aeronautica militare continuerà ad essere una colonna fondamentale per la difesa nazionale”.  LEGGI TUTTO

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    Regione Lazio: bando Donne e Impresa per sostenere le piccole e medie imprese femminili

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaLa Regione Lazio ha presentato il nuovo bando “Donne e Impresa”, finanziato attraverso le risorse del Programma FESR Lazio 2021-2027. L’iniziativa, con una dotazione di 3 milioni di euro, sostiene lo sviluppo e la crescita delle piccole e medie imprese (PMI) femminili operanti sul territorio regionale e rappresenta un ulteriore passo della Regione Lazio a sostegno dello sviluppo economico locale, puntando sulla crescita sostenibile e sull’innovazione.I contributi e le scadenzeL’avviso prevede la concessione di contributi a fondo perduto fino a 100.000 euro per sostenere la nascita di nuove imprese femminili e l’ampliamento, la ristrutturazione o l’ammodernamento di quelle già esistenti, anche attraverso l’adozione di soluzioni digitali innovative. Il bando è rivolto a imprese che rientrano nella definizione di PMI femminili, comprendendo lavoratrici autonome, imprese individuali a conduzione femminile, società di persone, cooperative e società di capitali con una prevalenza femminile nella proprietà e nella governance. Le domande potranno essere presentate attraverso il portale GeCoWEB Plus a partire dalle ore 12:00 del 15 aprile 2025 fino alle 17:00 del 3 giugno 2025.Loading…La presentazione Il bando, presentato in un evento ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, associazioni di categoria, imprenditrici e stakeholder, è stato illustrato dalla vicepresidente della Regione Lazio e assessore a Sviluppo, Roberta Angelilli assieme a Tiziana Petucci, direttore regionale Sviluppo Economico e autorità di gestione del PR FESR Lazio 2021-2027; Enrico Tiero, presidente della commissione Sviluppo economico del Consiglio regionale del Lazio; Marietta Tidei, vicepresidente XI Commissione – Sviluppo economico e attività produttive, start-up, commercio, artigianato, industria, tutela dei consumatori, ricerca e innovazione del Consiglio regionale del Lazio.Imprese femminili. Al centro (in primo piano, quarta da sinistra) Roberta Angelilli vicepresidente della Regione Lazio e assessore a SviluppoComponente fondamentaleL’imprenditoria femminile nel Lazio rappresenta una componente fondamentale del tessuto economico regionale. Secondo il più recente studio di Unioncamere e del Centro studi Tagliacarne, con 140.088 imprese guidate da donne, pari al 22,8% del totale delle attività presenti sul territorio, il Lazio si posiziona al terzo posto a livello nazionale per numero assoluto di imprese femminili.La presenza delle imprese femminiliQuesta vivacità imprenditoriale è confermata anche dall’incidenza delle imprese femminili laziali sul totale nazionale: il 10,4% delle aziende guidate da donne in Italia si trova proprio in questa regione. Un elemento distintivo del Lazio è la struttura giuridica di queste imprese: sebbene le imprese individuali restino la forma più diffusa (48,9%), la quota di società di capitali femminili è particolarmente elevata (42,4%), ben al di sopra della media nazionale del 24,3%. Questo dato suggerisce una forte propensione all’innovazione e alla crescita strutturata delle imprese guidate da donne. LEGGI TUTTO

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    Ius scholae, solo il 30% dei minori stranieri ha la cittadinanza italiana

    Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaSi terrà, presso la sala della Regina di Palazzo Montecitorio, l’incontro “Ius Scholae: tempi nuovi per l’Italia?”, un dibattito di alto profilo sul tema della cittadinanza e dei diritti civili. L’evento metterà al centro la possibile riforma dello Ius Scholae e dello Ius Italiae, attualmente al centro del confronto politico in Parlamento. «L’obiettivo dell’incontro – si legge in una nota – è stimolare una riflessione costruttiva sull’inclusione e l’integrazione, superando le divisioni ideologiche per individuare soluzioni concrete e sostenibili. Il dibattito rappresenterà un’occasione di confronto interdisciplinare sullo Ius Scholae, non solo come riforma giuridica, ma anche come strumento per ripensare il rapporto tra identità, cittadinanza e partecipazione in una società in continua evoluzione».Due alunni stranieri su 3 sono nati in ItaliaQuella che l’Idos definisce «una generazione invisibile», secondo i dati dell’Istat all’inizio del 2024 era pari a 1,9 milioni di residenti italiani con un background migratorio (1 ogni 30 abitanti in Italia) e 1,3 milioni di minorenni di origine straniera (il 13% di tutti i minori residenti nel Paese), dei quali più di un milione senza la cittadinanza italiana, pur essendo nati in Italia o essendovi arrivati in tenerissima età. Nelle scuole 2 alunni stranieri su 3 sono nati in Italia, ma restano esclusi dai pieni diritti di cittadinanza. «L’attuale legge (n. 91 del 1992) – spiega la ricerca – impone un percorso lungo e tortuoso per ottenere la cittadinanza, penalizzando soprattutto i giovani, che possono acquisirla o per naturalizzazione (10 anni di residenza ininterrotta cui se ne aggiungono mediamente altri 3-4 per le pratiche burocratiche), o per elezione ai 18 anni d’età (con una finestra temporale di soli 12 mesi) o per trasmissione dai genitori divenuti italiani». Ne deriva che il numero di acquisizioni di cittadinanza da parte di minori è «sorprendentemente basso rispetto alla loro presenza quantitativa nel Paese»: nel quinquennio 2019-2023 i minorenni stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono stati in totale solo 295.000, una media di 59.000 all’anno, a fronte di oltre 1 milione di loro che risiedono in Italia.Loading…L’80% dei giovani di origine straniera si sente «anche italiano»Quindi i giovani con background migratorio restano per la maggior parte stranieri anche ben oltre la maggiore età. Uno studio Istat del 2023, ricorda Idos, rivela che oltre l’80% dei giovani di origine straniera si sente «anche italiano», un dato che sale all’85% tra quelli nati in Italia ma la difficoltà di ottenere la cittadinanza può influenzare le loro prospettive future: solo il 45% di questi giovani prevede di vivere in Italia da adulti, mentre il 34% preferirebbe trasferirsi all’estero. «È un dato che dovrebbe far riflettere: un Paese che disconosce il contributo, l’attaccamento e il valore delle nuove generazioni – conclude Idos – rischia di compromettere le proprie speranze di ripresa e di sviluppo».Referendum sulla cittadinanzaL’Italia «è a un bivio cruciale: il referendum dell’8-9 giugno che propone di ridurre da 10 a 5 anni il tempo di residenza continuativa necessario a ottenere la cittadinanza italiana per naturalizzazione, rappresenta il primo passo verso un’inclusione più equa e strutturale, ma non è sufficiente. La vera sfida è garantire ai figli degli immigrati nati e/o cresciuti in Italia un riconoscimento giuridico e identitario». A sostenerlo è il Centro studi e ricerche Idos presentando a Roma la ricerca “Orizzonti condivisi. L’Italia dei giovani immigrati con background migratorio”. «È il momento di superare un impianto normativo obsoleto e di gettare le basi per una società italiana più aperta e ancorata al tessuto multiculturale del Paese – affermano Luca Di Sciullo e Antonio Ricci, presidente e vicepresidente di Idos e curatori della ricerca -. Consentire il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza ai giovani con background migratorio, nati o arrivati presto in Italia e qui cresciuti, significa investire in capitale umano, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere la coesione sociale. È nell’interesse di tutta la comunità nazionale e dell’intero sistema Paese, e quindi dovere della politica, rimuovere gli ostacoli alla partecipazione piena e attiva di tutte le componenti della società».Il dibattito sullo Ius ScholaeAll’incontro “Ius Scholae: tempi nuovi per l’Italia?” Interverranno il Ministro Anna Maria Bernini, Monsignor Vincenzo Paglia, Giuseppe Fioroni, l’avvocato Hilarry Sedu, il direttore de Il Tempo Tommaso Cerno e la Professoressa Maria Rita Parsi. A moderare il dibattito sarà Diego Antonio Nesci, ideatore del think tank, mentre i saluti istituzionali saranno affidati a Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati. «Il nostro progetto – afferma Dalila Nesci, organizzatrice dell’evento – nasce dalla convinzione che la parola abbia un potere trasformativo. Attraverso il confronto tra esperti, politici e cittadini, vogliamo generare riflessioni e azioni concrete per un cambiamento positivo. Lo Ius Scholae può rappresentare un passo significativo verso un’Italia più inclusiva, fondata sul valore della relazione con l’altro come pilastro di una convivenza consapevole e giusta». LEGGI TUTTO

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    Referendum: ecco cosa prevedono i cinque quesiti su Jobs act e cittadinanza

    3. Contratti a termineIl terzo quesito sul lavoro punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza obbligo di causali che giustifichi il lavoro temporaneo.«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?»4. Sicurezza sul lavoroIl quarto quesito referendario sul lavoro si occupa di salute e sicurezza sul lavoro. Le norme attuali impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Il quesito vuole estendere la responsabilità all’imprenditore committente.«Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?» LEGGI TUTTO

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    Giorgia Meloni supera Prodi ed entra nella top five dei governi più longevi

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaIl record del “Berlusconi 2”, rimasto in carica per 1.412 giorni, è ancora lontano. Ma il governo Meloni, pur tra qualche fibrillazione per le strategie da adottare sulla Difesa o sull’Ucraina e per la “gestione” del Ddl sicurezza, può intanto festeggiare l’ingresso nella “top five” dei governi più longevi . L’attuale esecutivo di centrodestra, che si è insediato a Palazzo Chigi il 22 ottobre 2022, raggiungendo il 27 marzo 2025 gli 887 giorni di attività, distanzia il primo governo Prodi, che si è fermato a quota 886 giorni.Due dei 4 governi Berlusconi i più duraturi nella storia RepubblicanaCome dettoz, a guidare la graduatoria degli esecutivi più longevi è Silvio Berlusconi con il suo secondo governo, che è rimasto in carica 1.412 giorni tra l’11 giugno 2001 e il 23 aprile 2005. E, oltretutto, il Cavaliere, scomparso nel giugno 2023, precede sé stesso: al secondo posto c’è infatti il quarto esecutivo Berlusconi con 1.287 giorni (dall’ 8 maggio 2008 al 16 novembre 2011).Loading…Da Craxi a Moro: gli altri esecutivi nel segno della longevitàSul podio, al terzo posto, continua a restare il primo governo Craxi, rimasto in carica 1.093 giorni nel periodo compreso tra il 4 agosto 1983 e il 1° agosto 1986. In quarta posizione figura il governo Renzi, che ha lasciato Palazzo Chigi dopo 1.024 giorni (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016). E che entra ora nel mirino di Giorgia Meloni. Che ha appena superato il “Prodi 1” (886 giorni tra il 18 maggio 1996 e il 21 ottobre 1998) e che ha già abbondantemente staccato il terzo governo guidato per 852 giorni da Aldo Moro dal 24 febbraio 1966 al 25 giugno 1968.Meloni ora punta alla top ten dei premier più longeviGiorgia Meloni sta anche salendo di posizioni nella classifica con cui si misura il tempo complessivamente in carica del presidente del Consiglio (sommando la durata dei governi guidati). La leader di Fdi all’inizio del mese di agosto del 2025 dovrebbe entrare nella “top ten” dei premier più longevi, superando Giuseppe Conte (attualmente undicesimo), che in totale ha ricoperto l’incarico per 988 giorni nei due mandati consecutivi dei suoi due governi (”gialloverde” e “giallorosso”), guidati tra il 2018 e il febbraio 2021, e Matteo Renzi (al momento decimo), come già detto a Palazzo Chigi per 1,024 giorni. Ai primi tre posti di questa graduatoria ci sono Silvio Berlusconi, con 3.339 giorni complessivi al timone dei suoi quattro esecutivi, seguito da Giulio Andreotti (2.678 giorni) e Alcide De Gasperi (2.591 giorni). LEGGI TUTTO

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    Pirelli, Cda rimandato a giovedì. Conte: “Governo vigili su salvaguardia azienda”

    Sostegno bipartisan per Pirelli, nel giorno in cui il produttore italiano di pneumatici ha comunicato un rinvio del suo Cda, a domani, giovedì 27 marzo, “per temi di carattere organizzativo”. La società deve approvare il bilancio 2024 e, tra i temi all’attenzione dei consiglieri, come anticipato da Reuters, c’è anche il nodo governance, con la presenza del socio cinese Sinochem che frena i progetti di investimenti negli Usa. La politica intanto, dal presidente del Senato La Russa al leader del M5s Conte, auspica una soluzione che non penalizzi l’azienda.

    La Russa: “Su Pirelli e Sinochem spero in strada comune”

    Il presidente del Senato Ignazio La Russa, proprio sulla questione della composizione dell’azionariato Pirelli e della normativa Usa che pone limiti a tipologie di aziende legate alla Cina o alla Russia, spera che si trovi “una strada comune”. Da Shanghai, dove è impegnato in una visita ufficiale in Cina, La Russa ha detto di aver appreso “che Pirelli ha avanzato al socio Sinochem una concreta proposta finalizzata a trovare una strada comune per salvaguardare gli interessi e il futuro dell’azienda. Da parte mia, auspico che il percorso porti a soluzioni positive per tutti e consenta a Pirelli di proseguire nei suoi rapporti commerciali”.
    Conte: “Governo vigili sulla salvaguardia di Pirelli”
    “In queste ore c’è grande attenzione per i prossimi sviluppi che riguardano la governance di Pirelli, una delle aziende simbolo dell’industria italiana, un marchio che si è imposto nel mondo, dagli Usa alla Cina, e che continua a essere sinonimo di alta tecnologia e di eccellenza manifatturiera”, ha affermato invece in una nota il Presidente del M5S Giuseppe Conte. “Non possiamo accettare che quest’azienda, che rappresenta un pilastro del nostro sistema produttivo e una risorsa fondamentale per l’economia e il prestigio del nostro Paese, possa venire penalizzata e addirittura deprezzata nelle prospettive di sviluppo del mercato americano. In vista del cruciale Consiglio di Amministrazione, aggiornato a domani, auspichiamo che si possa giungere a soluzioni capaci di salvaguardare l’azienda, la sua posizione di mercato e i suoi livelli occupazionali. In ogni caso chiediamo sin d’ora al governo italiano di vigilare perché vengano predisposte tutte le necessarie misure di tutela e di salvaguardia di questo importante asset industriale”.
    Misiani (Pd): “Salvaguardare l’azienda”
    Sul tema è intervenuto anche il Pd, con il senatore Antonio Misiani che ha ricordato che “uno dei soci di Pirelli è Sinochem che detiene ben il 37% del capitale dell’azienda, di fatto controllandola. Secondo le notizie di stampa, il management di Pirelli si starebbe confrontando con i soci cinesi per ridurre la loro quota di capitale, con tensioni e ripercussioni sull’andamento del titolo in Borsa. Pirelli è una realtà strategica per il Paese. Per salvaguardare gli interessi e le prospettive dell’azienda è auspicabile che le parti trovino una soluzione condivisa. Il governo può e deve svolgere un ruolo importante. Nei mesi scorsi, infatti, è stato avviato un procedimento amministrativo nei confronti dei soci cinesi per una ipotesi di violazione delle regole della golden power. Per tutti questi motivi, presenteremo al più presto una interrogazione al governo. È opportuno che il ministro Urso venga in Parlamento a chiarire cosa pensa l’esecutivo e quali iniziative intende assumere per tutelare il futuro di Pirelli”.
    Calenda: “Spetta al governo intervenire”
    Anche il leader di Azione, Carlo Calenda, chiede l’intervento dell’esecutivo: “Pirelli è un grande asset italiano presente in 160 Paesi. Gli azionisti cinesi non possono trascinarla in un conflitto con il mercato americano. Spetta al governo intervenire con una posizione dura e netta per salvaguardare il futuro dell’azienda”. LEGGI TUTTO

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    Ucraina, Palazzo Chigi: “Italia non parteciperà a eventuale forza militare sul campo”

    Dopo la riunione convocata dalla premier Meloni, in vista del Vertice sulla pace e la sicurezza dell’Ucraina di domani a Parigi, il governo fa sapere: “Riaffermato l’impegno alla costruzione, insieme ai partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti, di garanzie di sicurezza solide ed efficaci per Kiev che trovino fondamento nel contesto euroatlantico” LEGGI TUTTO

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    Autovelox, sanatoria congelata. Cosa può succedere ora

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaDoveva essere destinato a mettere ordine nella giungla di multe e ricorsi, mostrando ai Comuni la strada da seguire. E invece il decreto del ministero dei Trasporti sugli autovelox annunciato venerdì scorso, è stato sospeso dallo stesso Mit “su indicazione” diretta di Matteo Salvini. Sul testo, in fase di tramissione a Bruxelles, “sono necessari ulteriori approfondimenti”, ha spiegato il dicastero.Il decreto sospeso: omologati gli autovelox approvati dal 2017, spenti gli altriIl decreto stabilisce che, a partire da luglio, gli autovelox approvati dal 2017 in poi – già conformi alle nuove norme di taratura – debbano essere considerati automaticamente omologati, senza ulteriori passaggi burocratici. Tutti gli altri, quelli più datati, devono invece essere spenti fino al completamento del processo di omologazione.Loading…I rischi della disattivazioneUna norma transitoria ma che, come spiegato dall’Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale, «in piena estate e con l’esodo degli italiani per le vacanze, porterebbe alla disattivazione della stragrande maggioranza degli apparati di controllo velocità, compresi i Tutor 1.0 e 2.0 sulle autostrade, perchè approvati prima dell’agosto 2017, data di entrata in vigore del decreto ministeriale 282, individuato come spartiacque per l’omologazione d’ufficio degli autovelox». La conseguenza, aggiunge l’associazione chiedendo un nuovo provvedimento urgente, «sarebbe stata una sorta di ’liberi tutti’, considerato come troppo spesso l’alta velocità sia la causa principale degli scontri tra veicoli e delle fuoriuscite autonome». Insomma, con una distribuzione degli apparecchi più o meno vecchi a macchia di leopardo, il provvedimento pone da un lato un limite definitivo ai ricorsi contro le multe dei rilevatori più recenti, dall’altro provoca però lo spegnimento di moltissimi autovelox più vecchi che regolano ancora la circolazione stradale in po’ in tutta Italia.Cosa accadrà oraPer capire perché si arrivati al decreto, bisogna fare un passo induetro. Tutto è cambiato nel 2024 quando è arrivato in Cassazione un ricorso di un automobilista che sottolineava la mancanza di omologazione. Gli Ermellini hanno stabilito che senza omologazione la multa è da considerarsi nulla, anche se l’autovelox era approvato. Lo stesso principio è stato ribadito, poi, da altre due ordinanze della Suprema corte. È arrivata così una pioggia di centinaia di ricorsi a prefetti e giudici di pace. Tanto che alcuni Comuni hanno deciso di spegnere gli autovelox. Malgrado, a gennaio scorso, il Viminale abbia inviato ai prefetti una circolare in cui, richiamando un parere ricevuto dall’Avvocatura dello Stato, spiega come rappresentare in sede di giudizio «la piena omogeneità tra le due procedure, di omologazione e di approvazione». Ora che il decreto del Mit è stato sospeso non resta che apettare le mosse del governo, che può modificarlo, proporlo di nuovo o accantonarlo per sempre. Intanto, gli automobilisti multati potranno continuare a inviare ricorsi sostenendo la mancata omologazione.Ci saranno a breve novità sugli autovelox?Ad ogni modo, come stabilito da un decreto del 2024, entro il prossimo 12 giugno i misuratori di velocità dovranno essere preceduti da cartelli ad una distanza compresa tra 1 e 4 chilometri, a seconda del tipo di strada. Poi, la taratura dei dispositivi dovrà essere annuale e certificata. Infine, niente autovelox dove vigono bassi limiti di velocità (sotto i 50 km/h nei centri abitati). I dispositivi in funzione dovranno essere adeguati, altrimenti andranno spenti. LEGGI TUTTO