La trattativa è entrata nel vivo e si sta stringendo sull’accordo, sebbene la parola fine manchi ancora. Poste Italiane e Vivendi stanno lavorando fitto su prezzo e dettagli, con colloqui a oltranza che mercoledì si sarebbero protratti fino a notte fonda. La società guidata da Matteo Del Fante (nella foto) e Giuseppe Lasco è intenzionata a rilevare un’ulteriore quota di Tim tra il 10 e il 14%, riveniente dal 18,37% ancora in mano ai francesi. L’ipotesi di lavoro, che avrebbe anche il gradimento di Parigi, è che il gruppo della famiglia Bolloré potrebbe restare con una piccola quota, del 4-5%, esprimendo anche un paio di consiglieri all’interno del board di Tim.
Da entrambe le realtà le bocche rimangono cucite, ma da più parti arrivano conferme che il negoziato è positivamente impostato e potrebbero presto arrivare allo scatto finale, forse già nei prossimi giorni. Di sicuro ci crede il mercato, con il titolo di Tim che ieri ha fatto uno scatto importante (+4,7% a 0,314 euro, raggiungendo i massimi da settembre 2023). I francesi, che pare siano orientati a deporre definitivamente le armi, avrebbero poi l’opportunità di capitalizzare in futuro l’apprezzamento delle azioni che inevitabilmente arriverebbe. Anche perché sul tavolo c’è ancora la questione risiko delle telco, con Iliad che non ha abbandonato l’ambizione di un matrimonio con Tim (la strada WindTre è ancora sbarrata, con i rimedi imposti dall’Antitrust Ue dopo la fusione del 2016 che sono ancora in vigore). Incalzato sul risiko, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, a margine del convegno di Confindustria dove è intervenuto come delegato del presidente per la Transizione digitale, ha detto che «nel massimo rispetto di tutte le regole Antitrust, è normale avere un dialogo con Iliad, Wind, Poste, Fastweb».
Ma se sarà, comunque, ogni discorso potrà articolarsi una volta risolta la questione con Vivendi, che è senza dubbio dirimente in vista dell’assemblea dei soci del 24 giugno. Poste, rafforzandosi nel capitale fino a un 20-24%, eserciterebbe un controllo sufficiente per decidere i prossimi passi della strategia.
Una possibile strada per estrarre valore dalla nuova epoca Tim-Poste è quella della vendita di prodotti alternativi alla telefonia. «Avevamo detto in tempi non sospetti che la nostra strategia è quella della customer platform, ovvero di vendere assicurazioni, luce, gas», ha spiegato ieri Labriola. Tra gli altri argomenti toccati dal top manager all’evento di Confindustria è che Poste sta attualmente negoziando con Tim per appoggiarsi alla sua rete. «Ora», ha aggiunto Labriola, «essendo Poste diventata anche nostro azionista dovremo fare estrema attenzione a tutte le tematiche legate alle parti correlate ma è business as usual».
Oltre agli affari e alle strategie, però, è chiaro che una Poste prima azionista (al momento è seconda, avendo in portafoglio il 9,8% di quote che ha di recente rilevato dalla Cassa depositi e
prestiti) metterà mano anche alla governance. Sicuramente ci saranno vertici rinnovati più o meno profondamente e, se davvero Vivendi dovesse rimanere, sorgono interrogativi anche in seno ai piani più elevati del management.