Ci mancava il burocrate bilioso che, in nome del Mercato Unico dei Capitali, intima al governo italiano di non intromettersi nelle questioni riguardanti le attività di Unicredit in veste di scalatore del Banco Bpm. In questi anni, di sciocchezze provenienti da Bruxelles ne abbiamo registrate tante, ma questa è candidata a superarle tutte. Con dovizia di particolari, ieri il quotidiano Libero rivela che tale Almorò Rubin De Cervin, responsabile della Direzione generale della stabilità finanziaria e dell’Unione dei mercati dei capitali (che, per la cronaca, ancora non esiste per l’ostinata resistenza tedesca), ha inviato una lettera a Palazzo Chigi nella quale stigmatizza la possibilità che l’operazione avviata da Unicredit venga sottoposta al vaglio delle nostre norme di Golden Power. Lo zelante funzionario chiede perciò, con tono ultimativo, chiarimenti sulle intenzioni del governo perché, a suo dire, solo la Bce ha il potere di sindacare su un’operazione che coinvolge la stabilità finanziaria del Paese. Va da sé che l’iniziativa non andrà da alcuna parte, perché il governo risponderà a tanta supponenza – come peraltro farebbe una qualunque cancelleria dell’Unione – con i toni che il caso richiede. Resta il fatto che di nuovo registriamo un atteggiamento da parte di Bruxelles che ci induce a ribadire che non è questa l’Europa che vogliamo. L’occasione è utile per approfondire una questione in qualche modo legata alla vicenda Unicredit-Bpm, visto che ancora ieri era sulle prime pagine economiche dei quotidiani. Come raccontato anche dal Giornale, mercoledì il Financial Times, importante quotidiano finanziario con sede a Londra (il dettaglio non è irrilevante), ha rivelato la segnalazione di Mediobanca alla Bce circa l’ipotesi di concerto fra Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin finalizzato a portare la coppia degli ormai storici avversari della banca milanese a controllare l’istituto stesso insieme alle Generali. Contemporaneamente le agenzie di stampa battevano la notizia di analoga segnalazione indirizzata dalla compagnia triestina a Ivass e Consob. Basterebbe questa coincidenza per ribaltare l’accusa di concerto al fronte opposto a quello di Caltagirone-Delfin facendo notare come le accuse mosse congiuntamente contro alcuni soci della compagine triestina abbiano come scopo ultimo di difendere l’assetto di governo del conglomerato Mediobanca-Generali, dove ciò che viene deciso a Milano sotto la guida di Alberto Nagel (foto) trova riscontro a Trieste. Come ignorare d’altro canto facciamo un passo indietro allo scorso venerdì che la lista presentata da Mediobanca per il rinnovo del prossimo cda di Generali, che ricalca pedissequamente la lista del cda che tanto aveva fatto discutere tre anni fa, sia la plastica rappresentazione dell’allarme a suo tempo lanciato dalla stessa Consob per la quale dietro tali liste si cela sovente un’azione di concerto tra l’emittente e uno o più soci. Tornando alle denunce di patti occulti e presunte azioni di concerto tra Delfin e il costruttore romano ventilate ieri da Piazzetta Cuccia e dal Leone, si tende a confondere evidentemente la legittima visione comune, strategica e industriale, con accordi e collaborazioni di cui non vi è traccia. Ciò che appare grave, e che sembrerebbe dimostrare il dolo nella diffusione di tali segnalazioni, non a caso avvenuta all’estero, consiste nel fatto che si tratta di accuse già formulate in passato e già respinte al mittente.
Posto che quando un coordinamento effettivo c’è stato ed è ciò che accadde con il patto di consultazione stipulato nel settembre 2021 e rimasto in piedi sino all’inverno 2022 – Delfin e Caltagirone lo hanno sempre reso noto pubblicamente e senza infingimenti, è bene allora ricordare che proprio in occasione dell’ultima elezione del consiglio delle Generali del 2022, Mediobanca e Generali avevano fatto esposti e denunce sostanzialmente identiche a quelle di oggi. Ebbene, sia Ivass sia Consob respinsero le denunce, riconoscendo l’insussistenza di elementi sufficienti a giustificare alcuna iniziativa di vigilanza. E visto che nulla è cambiato, si presume che lo stesso esito avranno le nuove iniziative.
D’altra parte, chi conosce Francesco Milleri (alla guida di Delfin) e Francesco Gaetano Caltagirone, ha ben chiaro come la gestione dei rispettivi interessi obbedisca unicamente ai principi inderogabili
dell’autonomia e della legalità: l’essere coriacei e insieme risoluti, qualità non rare tra i capitani d’industria cresciuti gradino dopo gradino, ha il vantaggio di consentire massima trasparenza nei loro comportamenti.