“Gli aiuti per i settori e le imprese danneggiate dai dazi si traducono in interventi di tipo economico-finanziario a carico del bilancio dello Stato”, ha affermato Giancarlo Giorgetti dal palco del Forum Ambrosetti, parlando dell’impatto delle misure protezionistiche americane. Tuttavia, ha precisato, “devono essere consentiti dalle regole europee”. Di fronte a una situazione che rischia di colpire duramente il tessuto produttivo italiano, il ministro ha lanciato un appello chiaro a Bruxelles: “Una provocazione”, come lui stesso l’ha definita, ovvero mettere in stand-by le regole Ue sul bilancio, esattamente come fu fatto durante l’emergenza Covid.
“No ai contro-dazi, ma sangue freddo”
Il ministro ha voluto rassicurare imprese e mercati: “Non bisogna pigiare il bottone del panico”. Ha ribadito il no a misure reattive, sottolineando come una strategia basata su ritorsioni commerciali sarebbe “dannosa per tutti e soprattutto per noi”. Giorgetti ha poi chiarito che il governo italiano sta adottando “un approccio pragmatico e razionale”, da portare “a livello europeo”, per gestire una crisi che nasce da dinamiche globali e che va affrontata senza tentazioni isolazioniste.
Articolo 25: lo spiraglio normativo per agire subito
Con grande chiarezza, il ministro ha acceso i riflettori su uno strumento finora poco dibattuto: “Nell’attuale governance economica non c’è soltanto l’articolo 26 ma c’è anche l’articolo 25, che forse andrebbe riletto”. Il riferimento è alla clausola di salvaguardia prevista nel nuovo Patto di stabilità: consente una deviazione temporanea dal percorso di spesa in presenza di una grave congiuntura, purché non sia a rischio la sostenibilità nel medio termine. “Se è tutto vero, trovo che ci sia una logica conseguenza a tutto questo”, ha affermato Giorgetti, lasciando intendere che l’attuale contesto economico legittima l’attivazione di quella clausola.
“L’Italia non è sola: l’Ue deve agire compatta”
Giorgetti ha respinto qualsiasi narrazione che dipinga l’Italia come isolata nel confronto con gli Stati Uniti o in cerca di scorciatoie fuori dal perimetro europeo. “Invece di dire che l’Italia deve trattare da sola, io dico semplicemente che il governo italiano deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa”, ha dichiarato. E ha aggiunto che la politica commerciale, proprio perché al centro della missione fondativa dell’Unione, “è per definizione di competenza europea”. L’obiettivo, dunque, è un fronte comune e compatto, che tuteli le economie europee più esposte agli shock esterni.
“Il mondo è cambiato”: serve una nuova agenda economica
“Il mio intervento di oggi è totalmente diverso da quello che avrei fatto un anno fa e anche una settimana fa: il mondo è totalmente cambiato”, ha ammesso il titolare del Tesoro. “Un anno fa sarei venuto a raccontarvi gli sforzi per garantire la sostenibilità finanziaria del paese, il consolidamento fiscale”. Ma oggi, di fronte alla crisi dei mercati globali e alla svolta protezionista americana, la priorità si è spostata: servono strumenti nuovi per rispondere a un contesto in rapida trasformazione.
Un Paese reattivo, ma frenato dal debito
Pur riconoscendo la resilienza del sistema imprenditoriale italiano — “L’Italia è fatta da imprenditori assai svegli e reattivi” — Giorgetti non ha nascosto i limiti strutturali: “Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio sono un vincolo di cui dobbiamo tener conto”. Il ministro ha spiegato che la gestione della crisi deve considerare questo peso storico, che rende ancora più urgente una maggiore flessibilità nelle regole europee.
Ha poi rivendicato il lavoro del governo sui conti pubblici, sottolineando che “il giudizio dell’agenzia di rating Fitch descrive la situazione e testimonia l’operato del governo”, in riferimento alla recente conferma del rating dell’Italia a ‘BBB’ con outlook positivo.