in

Bruxelles a gamba tesa sulle nostre banche


“L’Europa ci scippa le banche” è il titolo di Libero secondo cui la “Direzione generale della stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’Unione dei mercati dei capitali” ha inviato all’Italia una lettera in cui si afferma che il governo non deve esaminare il dossier dell’operazione di Unicredit sul Banco Bpm perché «negli Stati membri che fanno parte dell’Unione Bancaria come l’Italia, la Bce è l’unica autorità competente a valutare l’acquisizione di partecipazioni qualificate in enti creditizi ai sensi dell’articolo 127, paragrafo 6, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e del Regolamento (UE) n. 1024/2013».

La lettera è firmata dal capo dell’unità, Almorò Rubin De Cervin, il quale sostiene che «l’applicazione di norme nazionali in materia di golden power deve rimanere entro i limiti delle disposizioni del Trattato che disciplinano le libertà fondamentali, il mercato interno e le competenze specifiche della Bce. A tale riguardo, le norme nazionali in materia di “golden power” non dovrebbero essere applicate in assenza di una minaccia reale e sufficientemente grave a un interesse fondamentale della società (…), né dovrebbero essere applicate quando possono violare le norme dell’Ue che armonizzano il mercato interno e le norme in base alle quali le banche operano in tale mercato (CRD), né dovrebbero applicarsi là dove violino le norme che attribuiscono poteri alla Bce».

Nella lettera citata da Libero, inoltre, De Cervin chiede spiegazioni al governo sull’applicazione della «Golden power», vuole sapere quali sono i criteri applicati, come viene condotta la valutazione, chi sono le autorità coinvolte, se vengono rispettate le competenze della Bce, se il governo fa valutazioni solo di sicurezza o anche di natura economico-finanziaria, qual è la tempistica e qual è l’impatto delle decisioni. Nel frattempo, l’Ops di Unicredit sul Banco Bpm ha ottenuto il via libera della Consob. Il periodo di adesione è fissato dal 28 aprile al 23 giugno, si legge in una nota del gruppo guidato da Andrea Orcel. Dove si ribadisce che l’offerta “è autonoma e indipendente dall’investimento nel capitale sociale di Commerzbank e da qualsiasi eventuale sviluppo che dovesse registrarsi nei mesi a seguire”.

L’istituto di Piazza Gae Aulenti è stato autorizzato dalla Bce a salire fino al 29,9% dell’istituto tedesco. Attualmente Unicredit detiene il 28%, di cui il 18,5% in strumenti. Per trasformarli in azioni è atteso il via libera dell’antitrust tedesco. Quanto ai dettagli tecnici, il rapporto di concambio dell’Ops con lo stacco del dividendo da parte di entrambe sarà di 0,166 (rispetto alle 0,175 previste) azioni ordinarie del gruppo di Orcel di nuova emissione per ogni azione di Piazza Meda portata in adesione all’offerta.

La modifica è efficace solo se entrambi i dividendi saranno distribuiti prima della data di pagamento dell’offerta che è fissata il primo luglio. Prima di questo termine verrà staccata solo la cedola Unicredit e in questo caso rapporto di concambio diventerebbe di 0,182 azioni. La data di stacco del dividendo di Unicredit è il 22 aprile e il pagamento è indicato nel 24 aprile. Il primo maggio è lo stacco del dividendo di Banco Bpm con pagamento il 21 maggio.

L’Ops è efficace con una partecipazione pari ad almeno il 66,67% del capitale sociale di Piazza Meda.

Unicredit tuttavia si riserva di rinunciare a tale “condizione di efficacia” e di procedere “con l’acquisto di tutte le azioni di Bpm portate in adesione all’offerta nonostante si tratti di un quantitativo di azioni” di Piazza Meda “inferiore rispetto a quello indicato, purché la partecipazione che Unicredit venga a detenere all’esito dell’offerta – per effetto delle adesioni o di acquisti eventualmente effettuati al di fuori dell’offerta – sia comunque almeno pari al 50% del capitale sociale più una azione”.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


Tagcloud:

”Con Ilary Blasi una vera relazione dal 2020”: il Corsera ricostruisce le dichiarazioni di Cristiano Iovino in tribunale

Confindustria: crescita debole e incertezza record. Rischio declino strutturale per l’industria