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Tim-Iliad, prove di risiko. Spunta l’idea Fibercop


Risolto il problema Vivendi, il tavolo da gioco è pronto per passare alla fase due del futuro di Tim. Quello che pare assodato è che Poste Italiane, nuovo dominus dell’ex monopolista con il 24,8%, darà le carte essendo di fatto la delegata di Palazzo Chigi. Ed è altrettanto chiaro che un tentativo di consolidamento sarà fatto, con un dialogo che partirà in tempi brevi con quello che è, al momento, l’unico interlocutore possibile: la francese Iliad.

Qui si parte da due posizioni negoziali molto chiare, da cui non sarà facile trovare la quadra. Da una parte c’è il gruppo del miliardario Xavier Niel, che ha già fatto sapere informalmente che un suo impegno è legato a una partecipazione di peso nella governance del gruppo combinato. L’interesse, inoltre, non è solo legato alla divisione Consumer, vale a dire quella della telefonia mobile, ma anche a quella Enterprise, cioè i servizi alla pubblica amministrazione, alle grandi aziende e al Cloud, settori in cui Iliad è ben presente in Francia e dove vede valore e sinergie possibili con Tim. I transalpini, guidati in Italia da Benedetto Levi, hanno calato la carta del modello Fibercop: vale a dire un azionista pivot straniero (il fondo americano Kkr che guida il consorzio con il 37,8%) con una partecipazione pubblica di peso (attraverso il Mef e il fondo F2i che insieme hanno il 27,2% delle azioni). Ovviamente verrebbe concesso al blocco italiano di avere poteri speciali, proprio come in Fibercop, e di esprimere verosimilmente la presidenza del gruppo. Almeno, questo sarebbe lo scenario ideale per Iliad.

Di tenore ben diverso, però, è la posizione negoziale di partenza di Poste Italiane, che ha rilevato un quarto di Tim (e potrebbe anche arrivare in area 30% se come sembra si andrà verso un’innalzamento delle soglie d’Opa al 30%) e certo non per lasciare la guida del gruppo a un operatore straniero.

L’idea, che collima con quella del governo, sarebbe di strutturare l’operazione solo su Tim Consumer, in due modi possibili: il conferimento delle due divisioni di telefonia (Tim e Iliad) in una nuova società oppure con i francesi a conferire in Tim il loro ramo d’azienda in cambio di una quota della tlc itliana. Il minimo comune divisore, comunque, sarebbe il controllo delle nuova realtà da parte di Poste, condizione difficile da digerire da Niel che è abituato a comandare e non è certo disposto a essere, di fatto, acquisito.

Un altro nodo da sciogliere sarà la valutazione delle due realtà, da cui discenderà la ripartizione delle quote, ma questa è una questione che arriverà solo dopo il chiarimento della governance aziendale. Tutto questo Antitrust Ue permettendo, che tuttavia potrebbe presto abituarsi all’idea di vedere una riduzione degli operatori in Italia da quattro a tre.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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