Il mercato dei mutui ha registrato una fase di forte dinamismo nei primi tre mesi del 2025, trainato dal progressivo calo dei tassi di interesse avviato lo scorso anno grazie ai tagli della Banca centrale europea (Bce). Le sei riduzioni del costo del denaro decise da Francoforte a partire da giugno 2024 hanno favorito in particolare i mutui a tasso variabile, il cui Tan medio è sceso di oltre un punto percentuale rispetto a dodici mesi fa.
A marzo 2024, il Tan medio dei finanziamenti a tasso variabile con durata di 20 e 30 anni si attestava al 4,84%, mentre oggi si ferma al 3,69%, secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it. Questa riduzione si traduce in un risparmio significativo per i mutuatari: per un mutuo a 20 anni da 140.000 euro, la rata mensile è passata da 912 euro a 826 euro, con un risparmio complessivo sulla durata del finanziamento di oltre 20.600 euro.
Il tasso fisso resta il più conveniente
Nonostante il calo del variabile, i mutui a tasso fisso si confermano più vantaggiosi. A marzo 2025, il Tan medio per questa tipologia di finanziamento è pari al 2,82%, con una rata mensile di 764 euro, ovvero 62 euro in meno rispetto al variabile. Il risparmio totale rispetto a un mutuo variabile della stessa durata ammonta a quasi 15.000 euro.
La tendenza del tasso fisso segue l’andamento dell’inflazione, con il Tan che ha iniziato a scendere già alla fine del 2023. A marzo 2024, la rata media per un mutuo fisso con parametri analoghi era di 778 euro (Tan 3,02%), ovvero 14 euro in più rispetto ad oggi, determinando una spesa complessiva superiore di circa 3.350 euro.
Se il divario tra fisso e variabile rimane netto, negli ultimi mesi la forbice si sta riducendo gradualmente. Questo perché, mentre il variabile continua la sua discesa, il fisso si mantiene stabile. Un aspetto determinante in questo equilibrio è il calo degli indici di riferimento: gli Euribor a 1 e 3 mesi sono scesi di oltre 150 punti base nell’ultimo anno, raggiungendo a marzo il 2,34% e il 2,33% rispettivamente. Per la prima volta dall’inizio del 2023, questi valori sono inferiori agli Irs a 20 e 30 anni, gli indicatori di riferimento per i mutui a tasso fisso.
Previsioni: variabile in recupero?
Secondo le curve di forward dell’Euribor, il trend di discesa dei tassi proseguirà fino alla fine del 2025, con la previsione di un valore inferiore al 2% tra settembre e ottobre. Per quanto riguarda l’Irs a 20 e 30 anni, l’andamento dovrebbe restare stabile almeno fino a dicembre, sebbene le incertezze di mercato rendano ogni previsione complessa.
Un ulteriore elemento da considerare è lo spread applicato dalle banche agli indici di riferimento. Attualmente, gli istituti di credito favoriscono il tasso fisso, applicando uno spread inferiore rispetto al variabile. Tuttavia, storicamente la tendenza è stata opposta, con spread più alti per i mutui a tasso fisso. Se questa dinamica dovesse ripetersi, i tassi variabili potrebbero tornare competitivi più rapidamente del previsto.
“Nel mese di marzo il divario tra la media dei tassi fissi e variabili è aumentato a 87 punti base (da 79 di febbraio), nonostante l’Euribor sia sceso sotto l’Irs per la prima volta da marzo 2023. Questo rende evidente che il riequilibrio dei due tassi in questo momento è possibile, ma dipende dalle scelte commerciali delle banche, ossia dallo spread che scelgono di applicare alle diverse offerte”, commenta Nicoletta Papucci, portavoce di MutuiOnline.it.
“Nell’attuale contesto incerto, con la tensione geopolitica che limita investimenti e consumi e rappresenta una delle incognite più grandi per l’andamento economico nel prossimo futuro, le istituzioni bancarie preferiscono continuare a favorire il tasso fisso, scelta sicuramente meno rischiosa. Prevedere con precisione quando il variabile supererà il fisso risulta dunque complicato: le politiche commerciali degli Stati Uniti impongono cautela e le stime di ulteriori tagli dei tassi da parte della Bce sono in discussione. Per chi deve accendere un mutuo in questo momento, il tasso fisso resta la soluzione migliore dal momento che è abbondantemente sotto il 3%, cioè su livelli storicamente più che accettabili. Il tasso variabile, quando tornerà competitivo, aggiungerà solo ulteriori opzioni per i mutuatari”, conclude.
Preferenze e durata dei mutui
Le rilevazioni dell’Osservatorio di MutuiOnline.it evidenziano che la quasi totalità dei consumatori continua a preferire il tasso fisso, che rappresenta il 99,6% delle richieste nel primo trimestre del 2025.
Si registra, inoltre, un aumento delle richieste di surroga del mutuo, che passano dal 35,8% dell’ultimo trimestre del 2024 al 37,6% nei primi tre mesi del nuovo anno. L’acquisto della prima casa rimane la motivazione principale per la stipula di un mutuo, con una quota del 53,4% delle richieste totali.
Per quanto riguarda la durata dei finanziamenti, questa ha raggiunto i livelli più alti dal 2021, attestandosi in media a 24 anni e 8 mesi tra gennaio e marzo. L’importo medio richiesto rimane stabile a 144.519 euro, così come il valore medio degli immobili, che si ferma a 230.618 euro.
In un mercato in continua
evoluzione, la scelta tra tasso fisso e variabile resta una decisione strategica per i mutuatari, influenzata non solo dall’andamento dei tassi, ma anche dalle politiche commerciali delle banche e dal contesto economico generale.