“Il protezionismo è tornato con forza” e c’è più “ansia” che mai per l’economia. Lo ha detto il numero uno di BlackRock, Larry Fink, nella lettera agli azionisti osservando che lo status del dollaro di valuta di riserva globale “non è garantito per sempre”. Il messaggio di Fink è chiaro e mette in guardia gli Stati Uniti: attenzione, “se gli Usa non tengono sotto controllo il loro debito, se i deficit continuano a crescere, l’America rischia di perdere quella posizione a favore di asset digitali come i bitcoin”.
Il gran capo del colosso Usa della gestione del risparmio ai suoi azionisti non cita ma arriva alla vigilia del cosiddetto Liberation Day del 2 aprile sui dazi. A questo si accompagna l’avvertimento a non sottovalutare i rischi per il ruolo internazionale del dollaro il cui ruolo quale valuta di riserva internazionale “non è garantito duri per sempre”. Nella lettera di Fink, però, c’è anche un messaggio per gli americani che devono avere un accesso migliore agli investimenti privati e meno liquidi grazie a una specie di “democratizzazione” del mercato in modo che anche la massa dei cittadini possa investire in prodotti ad alto rendimento.
Quando nel 1602 aprì la prima borsa della storia ad Amsterdam, ricorda il ceo, il 90% dei primi 1.143 investitori era composto da ricchi. Ma in quel 10% restante c’erano 53 artigiani, otto negozianti, sei tessitori, quattro saponificatori e “almeno due domestiche, ciascuna delle quali investì 50 fiorini, una somma sufficiente ad affittare un modesto cottage per un anno”. Lo scopo di una società di gestione, afferma Fink, è quello di rivolgersi a queste persone ordinarie, includendole nel mercato dei capitali. “Il capitalismo ha funzionato, ma non per un numero sufficiente di persone: la soluzione non è abbandonare i mercati ma espanderli. Più investimenti, più investitori: questa è la risposta”. Insomma, investire deve essere un processo sempre più democratico, che riesca a coinvolgere un numero crescente di risparmiatori, soprattutto in Europa.
BlackRock è impegnato, dunque, a estendere la partecipazione dei risparmiatori all’investimento pensionistico. E non a caso un intero paragrafo della lettera del ceo è stato dedicato alla diffusione di una nuova cultura finanziaria nel Vecchio continente. Il tutto, si legge tra le righe, parte da un preciso strumento di investimento: gli Etf (Exchange traded funds). I fondi passivi, spiega Fink, “stanno favorendo la crescita della cultura degli investimenti in Europa”. Solo un terzo degli investitori individuali europei (il retail) “ha investito nei mercati dei capitali contro l’oltre 60% degli statunitensi”. In questo modo, evidenzia il top manager, “non solo gli europei non stanno partecipando al potenziale di rendimento offerto dai mercati, ma stanno anche perdendo opportunità di ritorni reali nel momento in cui i bassi tassi dei depositi bancari sono surclassati dall’inflazione”. BlackRock, ricorda inoltre Fink, sta “lavorando attivamente con i player tradizionali e con quelli entrati da poco come Monzo, N26, Revolut, Scalable Capital e Trade Republic”. Queste neobank e broker regolamentati possono, secondo il ceo, abbassare le barriera agli investimenti e creare una cultura finanziaria nei mercati locali: “con la nostra piattaforma europea di Etf da oltre 1.000 miliardi di masse abbiamo un’opportunità gigantesca nell’accrescere la nostra offerta regionale, e aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi attraverso i mercati finanziari”.
Nella lettera il numero uno di Blackrock cita anche : “L’ex governatore della Bce ha recentemente sottolineato che l’Europa ha abbassato le barriere
commerciali con i Paesi extra-europei, ma non ha fatto lo stesso all’interno dell’Ue tra gli Stati membri. Per un’azienda tedesca, potrebbe essere oggi più conveniente fare affari in Cina piuttosto che nella vicina Francia”.