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L’auto affonda sotto i dazi Usa: crolla Stellantis. Urso: “Stop alle regole green dell’Ue”


Pesanti ripercussioni sulle piazze finanziarie ai danni del settore automotive, politici all’opera per vagliare possibili contromisure, la necessità di rivedere subito le imposizioni capestro dettate dal “Green Deal”, produttori e fornitori alle prese con ulteriori preoccupazioni e nuove incertezze. È il risultato a meno di 24 ore dall’entrata in vigore dei dazi americani del 25% sui veicoli importati. In Borsa crollano le azioni Stellantis (-8,06%), giù anche il titolo Ferrari -(2,99%) nonostante l’ottimismo degli analisti sul business del Cavallino rampante. I vertici di Maranello prevedono rincari fino al 10% dei listini, escludendo però modelli come Roma, Sf90 e 296.

Perentorio l’intervenuto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dal quale è arrivata la richiesta a Bruxelles “di agire subito e senza infingimenti per restituire competitività alle imprese, tutelare il mercato interno e salvaguardare il lavoro europeo”. Tra le richieste che il governo intende avanzare alla Commissione Ue, in primis ci sarà ”l’immediata sospensione di quelle regole del Green Deal che hanno portato al collasso del settore auto, peraltro il più colpito dai dazi americani”.

SAnche Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, se la prende con le imposizioni europee dal 2035 a favore del “tutto elettrico”, sottolineando come “il Green Deal voluto dall’Europa cinque anni fa, quando sembrava che si dovesse andare avanti soltanto con l’elettrico, si sia rivelato un fallimento a differenza di oggi che, invece, è stato intrapreso un percorso serio di neutralità tecnologica. Tutte scelte che, alla luce dell’avvio dei dazi americani, hanno indebolito fortemente il sistema automotive e il suo indotto.

Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, ha parlato nel ruolo di presidente dell’Automotive Regions Alliance per sferzare la Commissione e il Parlamento Ue, reiterando l’allarme sul destino di un settore in profonda crisi che vede attualmente fermo il 75% della capacità produttiva dei costruttori del Vecchio continente e della loro filiera di fornitura, con la drammatica prospettiva di perdere mezzo milione di lavoratori da qui ai prossimi anni.

”L’automotive è ciò che di meglio, dal punto di vista industriale, rappresenta l’integrazione europea e le basi su cui si è fondata l’Ue. Non c’è regione in Europa che non ci abbia mai avuto a che fare. Paradossalmente è la stessa Ue, attraverso la Commissione, ad averne determinato la messa in crisi. Non si può limitare la ricerca e l’innovazione tecnologica imponendo un’unica strada, cioè l’auto elettrica. Così si ferma l’innovazione, così non si raggiungono gli obiettivi ambientali, così l’indotto va ad altri e la nostra industria viene cancellata. A tutto questo si aggiungono i dazi appena confermati dall’amministrazione Usa e i costi energetici, ulteriori fattori che ci danneggiano dal punto di vista della competitività”, ha rimarcato sempre Guidesi. Da qui la richiesta di un immediato cambio di passo.

Secondo Unimpresa, le esportazioni dall’Italia di auto e componenti nel 2024 sono state pari a 6,1 miliardi di euro. A questo punto, i nuovi dazi del 25% potrebbero provocare un crollo delle vendite verso gli Usa del 19,8% nel 2025 (1,2 miliardi di euro), con un impatto che, entro il 2030, potrebbe arrivare a 3,6 miliardi.

Uno studio di Confartigianato vede inoltre i dazi al 25% sulle automobili colpire, in particolare, le imprese dell’Emilia-Romagna, regione in cui si concentra il 67,1% del totale dell’export italiano di autoveicoli e componenti negli Stati Uniti.

Al secondo posto il Piemonte con una quota del 12,3%, seguita da Campania (7,4%) e Trentino-Alto Adige (2,4%). Modena e Bologna le province più esposte, rispettivamente con quote del 39,6% e del 26% sull’export totale di questo settore negli Usa.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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