L’installazione di piccoli reattori nucleari di quarta generazione (Smr) come motori «è una strategia assolutamente percorribile ma è un trend di lungo termine». È quanto ha sottolineato l’ad e dg di Fincantieri, Pierroberto Folgiero (in foto), a margine del Forum sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo organizzato dal gruppo cantieristico insieme a Eni e Rina. «Esistono soluzioni mature che vanno adattate all’ambiente marittimo e Fincantieri si sente pienamente coinvolta, non solo perché costruiamo navi, ma anche perché ci occupiamo di tutto ciò che viene installato a bordo», ha sottolineato Folgiero.
La sfida principale, secondo il manager, è rendere la nave «il più possibile versatile allo scenario». Questo richiede un intenso lavoro ingegneristico. «Se sei il più grande costruttore navale di questa parte del mondo, devi essere pioniere; la soluzione è validare le nuove tecnologie prima di tutti gli altri», ha aggiunto. Un impegno che Fincantieri è in grado di sostenere in quanto «il portafoglio ordini ha superato i 50 miliardi di euro, garantendo visibilità per i prossimi dieci anni nei cantieri», ha evidenziato Folgiero, sottolineando che questa crescita deve essere trasformata in «ricavi, margini, flussi di cassa, ma anche occupazione, innovazione e investimenti».
A questo proposito, l’outlook per il settore marittimo elaborato da Bain & Company per conto di Fincantieri, Eni e Rina ha identificato tre possibili scenari basati su diversi livelli di ambizione nella decarbonizzazione, sul progresso tecnologico e sulla disponibilità di combustibili e infrastrutture. Le previsioni suggeriscono che la transizione sarà più rapida in Europa e Nord America, dove si prevede un significativo passaggio dai combustibili fossili ai biocarburanti, al biodiesel e al biogas nel periodo 2030-2040. Al contrario, nell’area Asia-Pacifico e nel resto del mondo, l’uso di combustibili fossili e di gas naturale liquefatto continuerà a essere predominante. Il successo della transizione dipenderà in larga parte dalla capacità dei porti di adattarsi alle nuove esigenze. Saranno necessari investimenti significativi per sviluppare infrastrutture in grado di supportare i nuovi combustibili. Solo nell’Ue si stima che l’adeguamento delle infrastrutture richiederà fino a 24 miliardi di euro. Giuseppe Ricci, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Industrial Transformation di Eni, il biocarburante HVO (da idrogenazione di grassi di scarto; ndr) ha ricordato che «si distingue per la possibilità di essere utilizzato in purezza senza modifiche ai motori navali esistenti», mentre «l’ammoniaca e l’idrogeno richiedano ingenti investimenti nelle infrastrutture portuali e ampie superfici per lo stoccaggio».
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha ricordato come l’Italia abbia investito 3,5 miliardi per contribuire al raggiungimento dei target di produzione di 20 milioni
di tonnellate di idrogeno in Ue entro il 2030. Ma un altro problema è considerare «il Mediterraneo un unico mare: se una nave attracca a Gioia Tauro non può pagare il 50% in più rispetto a un identico approdo a Tangeri».