Il primo impatto tangibile per Stellantis dei dazi (25% sulle auto straniere importate) di ? È la chiusura per due settimane, dal 7 aprile, dello stabilimento di Windsor, in Canada, a poca distanza dal confine con il Michigan. La decisione forzata, però, potrebbe essere seguita da altre nelle prossime settimane, ha subito messo le mani avanti il presidente dell’Unifor Local 444, James Stewart.
Preoccupazioni anche in Messico, dove pure Stellantis produce, ma anche negli stessi impianti americani del gruppo. Sia il presidente John Elkann sia i capi di Gm e Ford, incontrando Trump nei giorni scorsi, avevano sottolineato il rischio di “effetti catastrofici” soprattutto per quanto riguarda le forniture di componenti.
Sempre per Stellantis caduta del titolo a Milano in avvio delle contrattazioni in Piazza Affari per poi riprendersi, in attesa di vedere come andrà il resto della giornata.
Dall’Italia, intanto, è Roberto Vavassori, presidente di Anfia, l’Associazione della filiera automotive, a intervenire a nome del settore. “Questi dazi – afferma – sono una misura sbagliata e ingiusta. Tra automobili e componenti l’export Italia-Usa vale quasi 5 miliardi di euro, il danno rischia di essere significativo. Speriamo in un negoziato. Ai dazi sui componenti importati negli Usa, potrebbe aggiungersi un danno indiretto per l’export italiano di componenti destinati a veicoli tedeschi poi venduti negli Stati Uniti”. Vavassori, dialogando con il Corriere della Sera, aggiunge anche che “l’Europa può far sentire la sua voce con un ampio spettro di iniziative che possono diventare anche opportunità per l’industria del Vecchio continente: penso al mondo del tech, dove abbiamo una forte dipendenza dagli Stati Uniti, o ai pagamenti digitali che passano attraverso circuiti americani. Il presupposto di partenza, però, e che l’Europa risponda in modo unitario”.
Tornando a Stellantis, dall’Italia vengono esportati verso gli Usa modelli con i marchi Maserati (Grecale, Gran Turismo e Gran Cabrio), Fiat (500 elettrica), Alfa Romeo (Giulia, Stelvio, Tonale e la versione targata Dodge, di quest’ultimo, cioè Hornet).
Ferrari, controllata da Exor, ha già fatto sapere che i rincari dei listini negli Usa saranno del 10% con alcune eccezioni. Per il Cavallino rampante, comunque, l’effetto dazi sarà minimo, tanto che stamane le azioni in Borsa sono partite con il segno positivo (+0,5%).
È allarme rosso in Germania dove il presidente della Vda, che rappresenta l’industria del settore, Hildegard Mueller, vede “questo protezionismo Usa creare solo perdenti”. “Ci sarà un impatto enorme sulla nostra industria – avverte – e l’Ue, a questo punto, deve rispondere in modo determinato e forte, e allo stesso tempo segnalare la disponibilità a trattare”.
Da parte sua, Volkswagen comunica che aggiungerà una “tassa d’importazione” ai prezzi di listino delle sue auto colpite dalla tariffa doganale.
Lo stato maggiore di Wolfsburg ha inoltre annunciato di aver temporaneamente sospeso le spedizioni ferroviarie di veicoli dal Messico verso gli Stati Uniti e di aver deciso di trattenere nei porti le auto in arrivo via nave dall’Europa.