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Acciaio, automotive e farmaceutica. Lo spettro di una guerra dei dazi


The day after. La reazione di Ursula von der Leyen ai dazi universali del 20% annunciati da Trump è arrivata alle cinque di stamattina, 3 aprile, da Samarcanda in Uzbekistan. C’è chi l’ha già definito un negoziato aggressivo. Per adesso il messaggio è: pronti a reagire ma anche a negoziare. Insomma, non è ancora chiaro il come e con quale intensità. Von der Leyen si è rivolta anche ai cittadini europei: “So che molti di voi si sentono delusi dal nostro più vecchio alleato. Dobbiamo prepararci all’impatto che questo avrà inevitabilmente. L’Europa ha tutto ciò che serve per superare questa tempesta. Siamo tutti sulla stessa barca. Se affronti uno di noi, affronti tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda”.

L’unica certezza per la presidente della Commissione Ue è che “i dazi non possono essere la soluzione” e che “la forza della Ue è nella sua unità”. Unità che verrà sondata meglio nel Consiglio europeo sul Commercio in agenda lunedì 7 aprile in Lussemburgo dove potrebbero emergere le spaccature tra i 27 sull’intensità della risposta da mettere in campo. A Berlino il vicecancelliere e ministro dell’economia tedesca Robert Habeck, in una nota diffusa dal suo dicastero ha sottolineato che “la mania dei dazi da parte degli Usa può generare una spirale in grado di trascinare i Paesi in recessione e provocare enormi danni a livello mondiale. Con conseguenze molto negative per tante persone. Abbiamo sempre puntato sulle trattative e non sullo scontro. Questo resta l’atteggiamento giusto. È giusto che la Commissione Ue continui ad avere come obiettivo una soluzione attraverso la trattativa con gli Usa. Per questo resta ancora un po’ di tempo. Ma se gli Usa non vorranno una soluzione ci sarà una risposta ponderata, chiara e decisa dall’Ue. A questo ci siamo preparati”.

Più netto il governo francese di Emmanuel Macron: la portavoce, Sophie Primas, stamattina ha dichiarato che l’Unione Europea è “pronta per una guerra commerciale” con gli Stati Uniti e ha in programma di “attaccare i servizi online” in risposta all’imposizione di dazi sulle esportazioni verso gli Usa imposte dal presidente . “Siamo abbastanza certi che avremo effettivamente un effetto negativo sulla produzione”, ha aggiunto, esprimendo particolare preoccupazione per l’impatto delle misure su vino e liquori.

Assai più aperta la posizione dell’Italia: “L’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Ue è una misura che ritengo sbagliata”, ha affermato la premier , che vuole “raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, per evitare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a vantaggio degli altri attori globali”. A Bruxelles stanno già ultimando un primo pacchetto di contromisure in risposta ai dazi sull’acciaio.

La settimana scorsa è stata limitata la quantità di acciaio che può essere importata in Europa senza dazi doganali. E in questi giorni si terranno anche dialoghi strategici con il settore siderurgico, automobilistico e farmaceutico. Intanto, si stanno intensificando le consultazioni con i singoli Paesi membri per decidere la lista di ulteriori contromisure. Se verrà decisa una ritorsione dura, la Ue potrebbe decidere di colpire anche il sistema bancario americano e le grandi aziende tecnologiche non solo con tariffe ma anche con altri strumenti regolamentari per limitarne alcune attività. Ma per von der Leyen “non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati. Ecco perché il nostro Commissario per il Commercio, Maros Sefcovic, è in costante contatto con i suoi omologhi statunitensi”.

La missione di Sefcovic qualche settimana fa a Washington però era stata un flop e il commissario era tornato a casa a mani vuote perché gli interlocutori Usa sono stati irremovibili.

La speranza dei vertici Ue è che quella della Casa Bianca sia una tattica: prima imporre condizioni stringenti alla controparte e poi iniziare a trattare. Tra due settimane il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance arriverà a Roma. Vedremo se sarà l’occasione per la premier Meloni di tentare una mediazione.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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