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    Previsioni meteo, l’anticiclone Hannibal porterà l’Italia oltre i 35°C

    iLMeteo.it – Anticipo d’Estate in Italia, ma non solo: il cambiamento climatico sta portando valori termici eccezionali su gran parte del nostro emisfero, già a maggio.  L’ondata di caldo nordafricano sta invadendo l’Europa: siamo già 4-8 gradi oltre la media sul settore occidentale, ma per il prossimo weekend si prevedono 16°C oltre la norma. In Italia è […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, il test shock per gli alunni di 12 anni: “Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?”

    ROMA – “Ti piace lavorare in luoghi poco puliti?”. E’ una delle domande proposte agli alunni di Seconda media. E poi: “Ti piace lavorare di sera o durante i fine settimana?”. Le domande sono state avvistate all’interno di un questionario offerto dai docenti ai dodicenni di un istituto comprensivo di Genova, ma i quesiti sono, in realtà, inseriti in un progetto di orientamento allestito da sei anni dalla Regione Liguria in cento scuole del territorio e la società che prepara il questionario lavora sistematicamente con sette Regioni italiane, più Province e Comuni. “Sono coinvolti 50.000 studenti ogni anno”, spiegano al Centro studi Pluriversum, gli ideatori del progetto di orientamento.

    Scuola, fare la scelta giusta farebbe risparmiare 400 milioni di euro l’anno

    di

    Salvo Intravaia

    20 Dicembre 2021

    Il questionario, nello specifico, si trova all’interno della piattaforma Sorprendo. Entrando nella zona test, si scoprono altre domande fortemente discutibili offerte a pre-adolescenti. Eccole: “Ti piace lavorare in piedi?”, “ti piace lavorare sulle scale o sollevato da terra?”, “con qualsiasi condizione di tempo?”. E una serie successiva di variabili sul tema: “In luoghi rumorosi?”, “sotto pressione?”. In questa ricerca della prestazione difficile, richiesta a ragazzini che un lavoro ancora non sanno cosa sia e che per lungo tempo dovrebbero dedicarsi a un’armonica crescita didattica e psicologica, si legge: “Ti piace lavorare da solo per un lungo periodo di tempo?”, “essere regolarmente lontano da casa?”, “lavorare per turni, inclusi quelli notturni?”.

    Alcune delle domande somministrate nel questionario  LEGGI TUTTO

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    La newsletter. La scuola perde i suoi alunni (un quinto)

    La denatalità entra a scuola. Vi raccontiamo con quali effetti e come ha reagito il ministero all’Istruzione. Banchi che si svuotano, cattedre da non perdere. E poi lo sciopero, quello già fatto e quello in vista. E i vostri interventi sui concorsi – ma quanti errori -, le storie di scuola e le nostre iniziative.

    Buona lettura.

    Vi invitiamo a dire la vostra a: dietrolalavagna@repubblica.it

    Se volete abbonarvi a Dietro la lavagna, o segnalarla a un amico o a un’amica, a un collega, a vostro figlio o a vostra figlia, questo è il link necessario. Se volete scriverci, c’è sempre dietrolalavagna@repubblica.it.

    PRIMO PIANO/1

    In 12 anni 1,4 milioni di studenti in meno

    di Corrado Zunino

    La denatalità italiana fa irruzione nella scuola. Il Decreto per l’arruolamento e la formazione obbligatoria, entrato in Gazzetta ufficiale sabato 30 aprile, illustra, tra le molte cose, come a partire dalla stagione 2026-2027 ci sarà una riduzione di 9.600 cattedre per i docenti nell’arco di cinque stagioni. Questi tagli derivano dal fatto che nei prossimi dodici anni si prevedono 1.365.883 studenti in meno. Sono numeri notevoli e illustrano un fronte di crisi nell’istruzione partito nel 2015 e che si va acuendo.

    L’elenco dei tagli agli organici di diritto è tutto spiegato all’interno del decreto licenziato: 1.600 posti saranno sottratti per il 2026-’27, 2.000 posti per il 2027-’28, 2.000 posti per il 2028-’29, 2.000 posti per il 2029-’30 e 2.000 posti, infine, per il 2030-’31.

    Con sole 404.000 nascite certificate nel 2020, 156.000 in meno rispetto al 2008, la desertificazione delle classi attuali appare un percorso segnato. Oggi gli alunni italiani, in tutti gli ordini, sono 7.405.014: centoventimila in meno rispetto all’anno precedente. Tra cinque anni, prima proiezione disponibile, saranno 6.793.066 con una perdita totale di 612.000 ragazzi. A partire dal 2026-2027 il declino sarà, ogni anno, di 100.000-130.00 unità e questo fino al 2033. Nell’ultima stagione presa in considerazione, il 2033-’34, la flessione sarà più contenuta: 71.971 studenti in meno. Il calo complessivo nei prossimi dodici anni si configura come un vero e proprio crollo: 1.365.883 studenti, il 18,4 per cento della platea attuale.

    La perdita di allievi, particolarmente forte alle superiori, ora è presente anche negli allegati al Recovery Plan inviato a Bruxelles. Le medie superiori, in dodici anni, perderanno poco più di 500.000 alunni, le medie inferiori 320.000, le elementari 310.000, l’infanzia quasi 20.000.

    PRIMO PIANO/2

    Vent’anni di calo demografico

    Le statistiche Istat degli ultimi vent’anni dicono che, sul fronte “nuovi nati”, assistiamo a un crollo del 28 per cento rispetto all’inizio del millennio: 125.550 nati in meno in venti anni esatti. Il calo brusco è coinciso, nel 2008, con la crisi economico-finanziaria che si è registrata a partire dagli Stati Uniti e dal quale il mondo intero è uscito solo nel 2014. Con la pandemia la situazione è ulteriormente peggiorata: 10.000 nati in meno nel 2021. Questi dati, confrontati con il tasso di mortalità sopra il 10 per mille, portano a un netto calo del numero dei residenti.

    Analizzando le province italiane, si scopre che in Puglia, a Barletta, Andria e Trani, la caduta demografica rispetto al 2002 è del 40 per cento, a Parma solo del 13 per cento.

    La denatalità ha svuotato le scuole di Brescia, per esempio: alle secondarie di primo grado quest’anno ci sono stati 564 iscritti in meno, alle primarie 335. Qui, crescono lievemente le superiori: da 10.500 iscritti a 10.600. Dopo il picco del 2016-‘17, nelle ultime cinque stagioni si è assistito a un’emorragia di studenti.

    In Veneto ci sono 7.141 iscritti in meno rispetto all’anno scorso. “Ogni anno, da oltre un decennio, il bollettino declina in concreto cosa vuol dire il drammatico fenomeno della denatalità nella nostra regione”, spiega l’assessore all’Istruzione Elena Donazzan. “Nemmeno gli immigrati stranieri, che incidevano positivamente sulle nascite e le iscrizioni nelle nostre scuole, ora riescono a modificare il saldo finale”. Nella provincia di Verona mancano 819 studenti, a Treviso 725, a Padova 567.

    PRIMO PIANO/3

    Il ministro Bianchi riduce le classi pollaio

    Il governo risponde alla crisi di natalità investendo sulla costruzione di asili e scuole materne. E provando a mantenere l’organico dei docenti per i prossimi quattro anni. Poi, dal 2026, partiranno le contrazioni. I 120.000 studenti in meno della stagione in corso avrebbero significato più di 10.000 insegnanti da tagliare. Il ministero dell’Istruzione ha conservato i docenti e 8.700 li ha redistribuiti – attraverso l’Ufficio scolastico regionale – nelle scuole con tassi di sovraffollamento più alti. Altri 2.000 insegnanti sono stati destinati all’Educazione motoria.

    L’abbattimento delle classi pollaio e l’investimento infrastrutturale sul primo ciclo scolastico è uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’altro, è l’aumento del tempo pieno al Sud.

    A questo proposito, il sindacato Anief chiede non più di 15-18 alunni per classe. E almeno 15.000 nuovi plessi scolastici, così da favorire quel distanziamento che, soprattutto alle scuole superiori, si è potuto attuare solo alternando didattica in presenza e a distanza.

     

    UCRAINA

    Guerra, e a Vinci cambia il menù in mensa

    Gli effetti della guerra ucraina, che ha comportato un forte ridimensionamento produttivo nell’area del conflitto, in particolare del grano, iniziano a farsi sentire anche sulla scuola italiana.

    La ditta Cir Food, concessionaria della mensa scolastica del Comune di Vinci, in provincia di Firenze, ha comunicato che le difficoltà di reperimento delle materie prime costringeranno al cambio di menù nella mensa delle scuole comunali. La crisi generata dalla guerra in Ucraina sta determinando “incertezza nell’approvvigionamento” dei prodotti freschi e freschissimi e, in generale, “una inevitabile situazione emergenziale da un punto di vista logistico, sia internazionale che nazionale”. I fornitori dei prodotti alimentari necessari alla preparazione del menù, hanno comunicato che le consegne potranno subire ritardi e che la lista di portate assicurate a inizio anno subirà cambiamenti.

    SCIOPERO

    Contratto e reclutamento, l’agitazione dei docenti

    Secondo quanto emerge dai primi dati, l’adesione allo sciopero del 6 maggio nel mondo della scuola proclamato da Anief, Cobas, Cub e Usb avrebbe visto una adesione pari all’1,06 per cento. Ma la mobilitazione continua con un nuovo sciopero annunciato da Flc-Cgil-Cisl-Uil, Gilda e Snals – unitario – in arrivo a fine maggio. Ecco le ragioni.

    INVALSI

    Dopo lo stop tornano i test

    Dopo lo stop della pandemia, sono tornati in tutte le scuole nella loro forma completa gli Invalsi, i test che certificano lo stato di salute delle classi italiane e sono tutt’oggi contestati a scuola. Alla primaria sono già partiti. Dall’11 maggio tocca agli studenti delle superiori.

     

    LA LETTERA

    “La scuola dell’Invalsi negazione della poesia”

    “Se dovessimo dar un nome alle nostre classi le chiameremmo ‘Le classi dei poeti estinti’ (in omaggio alla leggendaria classe del leggendario Prof. Keating). Dentro queste mura ci sono piccoli uomini, piccole donne che sprizzano poesia dagli occhi, dalle labbra, dai gesti. E qualcuno anche, letteralmente, dalla penna.

    La poesia la cogliete per forza, se li osservate, li ascoltate, ci dialogate ogni giorno.

    Poesia è la scoperta continua di se stessi, degli altri, della scrittura, dei numeri, della conoscenza.

    Poesia sono le loro intuizioni repentine, le loro associazioni d’idee così spiazzanti, eppur così geniali.

    Poesia sono i bigliettini d’amore che si scambiano i fidanzatini di turno, i disegni fatti su carta riciclata che ci donano per puro amore, i loro ingenui sotterfugi per sottrarsi alla “fatica” del giorno.

    Poesia è quando imparano a legarsi le scarpe sotto i nostri occhi e ce lo annunciano con orgoglio.

    La poesia è anche nell’errore che serve a loro e a noi per trarne insegnamento lungo tutto il percorso.

    È altamente poetico quando scorgiamo in ognuno la propria vocazione in nuce. Ancor più poetico accorgersi che ci siamo “addomesticati” per tanti anni quasi senza accorgercene. È, infine, quasi lirico quando, dopo dieci anni o più, scopriamo che una di quelle vocazioni è stata ascoltata, perseguita e divenuta realtà.

    La scuola “invalsificata” rappresenta l’esatta negazione di tutto questo. Perché non c’è poesia in un bambino di sette o dieci anni che compila inseguito dal cronometro.

    Perché non è un sistema concepito per rilevare la poesia dell’apprendimento, tutti i progressi fatti lungo la strada, il cammino educativo che alunno e maestro hanno percorso insieme”.

    La classe dei maestri quasi estinti (Budoni)

    Dite la vostra a: dietrolalavagna@repubblica.it

     

    CONCORSO/1

    Quegli errori agli scritti: il ministro intervenga

    “Vorrei porre alla vostra attenzione quanto sta accadendo relativamente al Concorso docenti per scuola, scuola secondaria, per il quale si stanno svolgendo adesso, da un mese, le prove scritte.

    I selezionatori si mostrano meno preparati dei candidati: strafalcioni, domande poste in maniera ambigua che si prestano a più risposte esatte, alcune scritte con superficialità sbagliando il testo, altre con refusi, altre frutto di vera e propria ignoranza o incompetenza.Quanto sta accadendo dovrebbe fare indignare chiunque si occupi di cultura o di informazione in questo Paese. Si dovrebbe sapere, cosa che ancora non è venuta fuori, chi si è occupato della preparazione dei test e si dovrebbe pretendere una spiegazione dal ministro. In un Paese serio, in realtà, il ministro si sarebbe già dimesso.Da un po’ di giorni è arrivata la notizia dell’annullamento di due quesiti: uno per la classe di concorso Admm (sostegno scuola secondaria I grado) e l’altro per la classe A060 (Tecnologia nella scuola secondaria di I grado). Entrambi i quesiti non contenevano alcuna risposta corretta tra le quattro opzioni proposte e dunque il ministero li ha eliminati conteggiando due punti aggiuntivi a tutti i candidati. Sembrava fosse l’inizio di una revisione e che man mano sarebbero arrivate le altre rettifiche dal ministero. Invece non è stato così. Cosa è stato fatto nei confronti degli altri quesiti errati che hanno comportato la ingiusta bocciatura di parecchi candidati? Nulla. Ce ne sono almeno una cinquantina, se non un centinaio, di quesiti che andrebbero rivisti. Non sarebbe doveroso da parte del ministero dell’Istruzione fare chiarezza?

    Attendo fiducioso (o forse non tanto) che qualche coscienza si smuova…”.

    Con amarezza

    Massimo Burgio

     

    CONCORSO/2

    Gli errori alla prova per Matematica e Scienze

    Riceviamo le vostre segnalazioni sulla prova per Matematica e Scienze del 5 maggio inviate anche all’Ufficio scolastico della Lombardia. 

    “Segnalo quello che è accaduto nel concorso Stem per A028 ieri 5 maggio: tra i quiz ci sono almeno due domande con risposta impossibile e altre incomprensibili o interpretabili in maniera soggettiva. Innanzitutto nella domanda su quanti isomeri ha il c6h14 mancava la risposta corretta (5).

    In un’altra domanda si parlava dei fattori primi dei numeri 45 e 51, e tra le risposte c’erano due valide a seconda dell’interpretazione linguistica: “45 ha più fattori di 51” e “45 e 51 hanno lo stesso numero di fattori”; dunque 45 è formato da 3x3x5 e 51 da 3×17. Se si prendono una sola volta i numeri che si ripetono, la seconda è la risposta giusta altrimenti lo è la prima… Nel testo di una domanda a un certo punto appariva una scritta maiuscola AND che non legava con il resto del testo.

    In un’altra che parlava di confronto tra le superfici di due triangoli sul piano cartesiano non c’era il verbo quindi bisognava andare di libera interpretazione. E comunque a dispetto di ciò che dice il ministero dell’Istruzione, carta e penna erano essenziali. Negarli è stato un atto di sadismo”.

    Valeria

    “In seguito ad incongruenze emerse durante lo svolgimento della prova stiamo provvedendo a sollevare la questione a livello mediatico per chiedere al ministero dell’Istruzione, come già fatto per altre classi di concorso durante lo svolgimento del concorso ordinario per il reclutamento di docenti, il riconteggio delle prove scritte in relazione agli errori individuati. Ecco una serie di difformità che sono state riscontrate ieri, 5 maggio 2022, durante le prove Stem A028 del turno del mattino. Le difformità riguardano i punti elencati di seguito:1. Il quesito relativo al triangolo di vertici Abc inscritto in una semicirconferenza con lato Ab coincidente al diametro aveva, tra le risposte disponibili, due identiche. Questo, dal nostro punto di vista, è in contrasto con quanto espressamente richiesto dal decreto che vuole invece quattro risposte per ogni singola domanda. Inoltre si segnala che questo errore ha causato non pochi problemi all’interno delle aule d’esame generando perdite di tempo e distrazioni tra i candidati.

    2. Si riporta inoltre che il quesito relativo al grave in caduta libera non presentava alcuna risposta corretta giacché un grave in caduta, converrete, salvo l’esistenza di altre forze, ha un solo moto verticale uniformemente accelerato e non di tipo orizzontale come invece è stato scritto nella prova.

    3. Riguardo la domanda di probabilità con il mazzo di carte non vi era specificato il numero totale (40, 52, 54) di carte nella prova del turno mattutino, mentre compariva nel testo del turno pomeridiano. Si converrà con noi candidati che il numero di carte non è un prerequisito da conoscere a memoria, dunque il turno pomeridiano risulterebbe più avvantaggiato in tal senso.

    4. In una domanda veniva utilizzato il connettivo logico Xor. La frase presentava un errore grammaticale in quanto dopo il connettivo logico compariva una lettera “e” accentata o apostrofata che rendeva la frase senza senso logico. Inoltre il connettivo logico Xor è utilizzato per determinare se determinati enunciati sono veri o falsi; nelle risposte comparivano invece delle soluzioni che facevano pensare alla teoria degli insiemi generando confusione”.

    Caterina

    REPUBBLICA@SCUOLA

    Il premio a Riccardo Bonomi e ai tanti prof

    La terza edizione di Atlante-Italian Teacher Award: ecco come è andata. Il premio è andato al professor Riccardo Bonomi, dell’Istituto comprensivo di Siziano (Pavia). L’articolo integrale

    Premio Atlante, quei (tanti) prof che rendono viva la scuola

     

    LA SENTENZA

    Covid, la maestra di Grosseto rientra senza vaccino

    Dal Tribunale di Grosseto arriva un provvedimento apripista sul fronte dell’obbligo vaccinale contro il Covid-19 per gli insegnanti. In particolare per coloro che, non vaccinati, ma comunque guariti dal Covid e dunque con Green pass rafforzato, si sono ritrovati in un limbo legislativo perché ritenuti inadempienti all’obbligo e sono stati costretti a lasciare aule e alunni per altre mansioni.

    Un’insegnante di sostegno di una primaria di Grosseto si era ammalata di Covid a metà dello scorso dicembre, proprio quando il governo aveva introdotto le restrizioni e l’obbligo di vaccinazione a scuola. Una volta guarita, la maestra ha ottenuto il Green Pass rafforzato, sufficiente per il rientro sul lavoro e la copertura fino a giugno 2022, ma l’istituto scolastico a partire da marzo ha iniziato a chiederle di dimostrare di essersi vaccinata, cosa che in realtà non aveva fatto vista la malattia che produce un’immunità al virus. La dirigenza scolastica, così, l’11 aprile ha sospeso l’insegnante e l’ha trasferita in biblioteca e in amministrazione.

    Alla base di questa scelta c’era una contraddizione tra le norme di governo e la circolare interpretativa del ministero dell’Istruzione: se guarisci dal Covid ottieni il Green Pass rafforzato per 180 giorni, ma se lavori nella scuola, contrai il Covid e guarisci, entro 90 giorni ti devi vaccinare. Il decreto legge, in verità, comanda; la circolare interpretativa del ministero era fallace e andava superata. L’avvocata dell’insegnate si è rivolta al giudice del lavoro del Tribunale di Grosseto che, osservato il caso, ha emesso un decreto di reintegro immediato, in attesa della sentenza definitiva attesa per fine maggio. Un provvedimento che non dà ragione alla vulgata No Vax, ma offre ordine tra due atti legislativi confliggenti tra loro. I genitori del bambino preso in cura dalla docente di sostegno hanno affiancato il ricorso, osservando sintomi di peggioramento nell’apprendimento del figlio a partire dall’inibizione all’insegnamento da parte dell’insegnante. 

    STORIE DI SCUOLA/1

    Milano, il primo istituto intitolato a Carla Fracci

    di Sara Bernacchia

    C’è la prima scuola italiana intitolata a Carla Fracci. È l’elementare dell’istituto comprensivo Primo Levi di Milano, che ha la danza nel proprio Dna. L’obiettivo a lungo termine della scuola è l’attivazione del percorso coreutico, per raggiungere il quale si procede con percorsi di sensibilizzazione. Così il progetto realizzato in collaborazione con il liceo coreutico Tito Livio, che oggi consente a 60 allievi di terza, quarta e quinta elementare di studiare danza con due insegnanti e dieci ‘compagne’ delle superiori, dal prossimo anno si estenderà anche alle medie.

    Il cambio di nome, spiega la preside Chiara Bonetti, rappresenta anche “un cambio di velocità”, simbolo “dell’idea che su questo quartiere si possa fare un bell’investimento in termini formativi, che si rifletta su tutto il territorio”.

    L’articolo integrale

    STORIE DI SCUOLA/2

    Liceo Cicognini, Ballo vietato alle coppie Lgbt

    È uno dei licei più prestigiosi della Toscana: Gabriele D’Annunzio frequentò proprio il Convitto nazionale Cicognini di Prato, Firenze, dal 1874 al 1881. E memorabile è la sua festa da ballo di fine anno scolastico. Che quest’anno finisce nella bufera: le coppie Lgbtqia+ sono state escluse dal ballo in programma il prossimo 18 giugno. La preside Giovanna Nunziata: “Si tratta di una tradizione centenaria sulle cui dinamiche non sono io a decidere, sarei favorevole a proporre un cambiamento, ma solo a partire dal prossimo anno”.

    L’articolo integrale

     

    IL LIBRO

    Galiano: “I ragazzi hanno perso le parole”

    “Quando siamo rientrati a scuola, a settembre scorso, cosa abbiamo fatto nelle prime riunioni tra colleghi? Abbiamo ricominciato a parlare di Pof, di griglie di valutazione e di una marea di adempimenti burocratici. Cioè abbiamo ricominciato a rifare le cose vecchie: è il modo per tenere lontana la realtà. Ma così, per quanto possa essere umana questa reazione, abbiamo distolto lo sguardo dai ragazzi”. Enrico Galiano, 45 anni, scherza e si diverte molto nei social, è uno dei prof più seguiti in Italia, il suo spettacolo più recente “Eppure studiamo felici” è una sfida: può una lezione essere magica? Quando insegna alle medie in provincia di Pordenone, all’istituto comprensivo di Chions, la cattedra gli va stretta. L’ultimo suo romanzo è già un bestseller, s’intitola “La società segreta dei Salvaparole” (Salani): lo abbiamo intervistato.

    L’intervista

     

    L’INDAGINE

    L’Istat: “Il 67% degli studenti boccia la Dad”

    I primi dati del’indagine riferita al 2021: “Il 49% degli intervistati ha sentito molto la mancanza dei compagni di scuola ed è aumentato il ricorso a chat e social per comunicare”.

    L’articolo integrale

     

    LA KERMESSE

    Arriva Didacta a Firenze, 250 eventi

    La quinta edizione di Didacta 2022 – dal 20 al 22 maggio a Firenze – è dedicata alla pedagogista Maria Montessori. Sono oltre 250 gli eventi formativi, tra convegni, workshop e seminari.

    Novità dell’edizione 2022 è la creazione di 6 dipartimenti, per mostrare agli insegnanti ambienti speciali e innovativi della scuola. Il dipartimento umanistico e scientifico; il dipartimento artistico che è un palcoscenico dove sono proposti workshop su danza e teatro, arti visive e artigianato artistico, musica di vari generi e scrittura rap.

    Nel dipartimento 0-6 vengono progettati percorsi educativi e di crescita; nel dipartimento di scuola primaria i docenti possono sperimentare sia come modificare le architetture scolastiche per orientarle all’apprendimento, sia il ruolo degli studenti che utilizzano tali spazi innovativi, gli arredi e le tecnologie in una coerente visione educativa. Infine, il sesto dipartimento, riguarda le biblioteche scolastiche innovative.

    Fra le nuove proposte in campo a Didacta 2022, lo spazio dedicato all’educazione motoria, quello sulle scuole professionali, mentre una sezione riguarderà l’area green, dove verranno organizzate iniziative sull’educazione all’ecosostenibilità.

    Per il programma e per iscriversi

     

    IL BANDO

    Oltre un miliardo per 216 scuole: le graduatorie

    Da Nord a Sud arriveranno 216 scuole nuove, innovative e sostenibili, che saranno finanziate con un miliardo e 189 milioni di euro di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È un numero più elevato rispetto alle 195 inizialmente previste, grazie a un aumento dei fondi che inizialmente era pari a 800 milioni.

    Sono state pubblicate sul sito del ministero dell’Istruzione le graduatorie delle aree, regione per regione, in cui sorgeranno i 216 istituti scolastici, all’esito dell’avviso pubblico rivolto agli enti locali pubblicato all’inizio del mese di dicembre. Al Mezzogiorno il 42,4 per cento dei fondi: una percentuale superiore rispetto al 40 per cento inizialmente prefissato, cresciuta grazie all’incremento di risorse.

    Le domande pervenute alla scadenza dell’avviso sono state 543. Le cinque regioni che hanno inoltrato più candidature sono state: Campania (95), Lombardia (61), Veneto (47), Emilia-Romagna (45), Toscana (42).

    RILEGGENDO

    Così abbiamo raccontato la scuola

    Mattarella e lo studente morto a fine stage: “Il lavoro irregolare poi diventa servitù”

    I genitori di Lorenzo Parelli: “Era felice di andare in fabbrica. Ora basta dare la colpa all’alternanza”

    Pnrr, ecco le linee guida per la scuola del futuro secondo archistar e pedagogisti

    L’archistar Boeri: “Da laboratorio a spazio per lo yoga: così trasformeremo le aule”

    Crolla il controsoffitto in una scuola, feriti tre studenti a Latina

    Classe divisa in “buoni” e “cattivi”: i genitori denunciano il maestro

    Il Tar boccia la ‘settimana corta’: “Per gli alunni con disturbi l’aumento delle ore di lezione è un problema”

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    Scuola, ecco il decreto arruolamento e formazione. Aggiornamenti pagati con i tagli sui docenti

    ROMA – Sabato sera, nove giorni dopo il licenziamento dell’atto in Consiglio dei ministri, il nuovo decreto legge sull’abilitazione, l’arruolamento e la formazione obbligatoria dei docenti di scuola è entrato nella Gazzetta ufficiale. Ora ci sono le coperture finanziarie, ma si è compreso che sono tutte interne al sistema: si pagherà la formazione obbligatoria con finanziamenti sottratti alla stessa istituzione scolastica, anche con tagli al numero dei docenti previsti. Nessun nuovo investimento, per ora.

    La risposta del sindacato è stata immediata. La Cisl scuola parla di mobilitazione del personale, da subito, per un’operazione definita “cannibalica”. Scrive la segretaria Ivana Barbacci: “Per dare vita a un fantomatico sistema di formazione incentivata si tolgono risorse economiche e di personale a una scuola già sofferente, si disattendono le promesse di investimento e si soffoca, con una gittata a lungo termine, ogni speranza di rilancio e valorizzazione del sistema d’istruzione”.

    L’elenco dei tagli agli organici di diritto è tutto all’interno del decreto: 1.600 posti per il 2026/’27, 2.000 posti per il 2027/’28, 2.000 posti per il 2028/’29, 2.000 posti per il 2029/’30 e 2.000 posti per il 2030/’31. “Ulteriori riduzioni possono essere previste in base ai pensionamenti. Con questo decreto viene messa a nudo la sindrome di Erode che guida, per l’ennesima volta, la politica scolastica del nostro Paese. Quello che si consuma è un vero e proprio tradimento, la scuola non merita l’ennesima mancanza di rispetto”.

    Il decreto dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni e, comunque, entro il prossimo 30 giugno dovrà essere chiuso, come indica il percorso concordato con l’Unione europea per il Piano nazionale di resilienza e ripresa. Questo il provvedimento per capitoli.

    Mascherine e Green Pass a scuola: ecco cosa è cambiato dal 1° maggio

    di

    Viola Giannoli

    02 Maggio 2022

    L’impianto

    Il decreto legge riguarda le scuole medie e superiori. Nell’arco di tre anni dovrebbe portare 70.000 nuovi docenti in cattedra a tempo indeterminato.

    La formazione iniziale

    Si prevede un percorso unitario di formazione, selezione e prova con l’obiettivo di accertare le competenze culturali e disciplinari “proprie della professione docente” (pedagogiche, relazionali, organizzative, in particolare tecnologiche e linguistiche) e “la capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico”.

    Alle università e alle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) è assegnato il compito della formazione iniziale (che è cosa diversa e separata rispetto alla formazione permanente). L’aspirante docente dovrà frequentare con successo i corsi per una laurea magistrale o a ciclo unico e, in aggiunta, ottenere 60 crediti formativi universitari (Cfu) sulle materie psico-pedagogiche e tecnico-linguistiche (ora i crediti richiesti sono 24). Al termine del corso sarà assegnata l’abilitazione all’insegnamento. I costi dei corsi sono a carico di chi li frequenta.

    Il ministero dell’istruzione stima, e comunica al ministero dell’Università e della Ricerca, il fabbisogno di docenti per il sistema nazionale di istruzione nel triennio successivo, per tipo di posto e classe di concorso.

    I 60 crediti potranno essere acquisiti durante il percorso magistrale o negli ultimi due anni della laurea a ciclo unico.

    Per aiutare chi frequenta i corsi, sono previsti i tutor: sono docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado. A questo fine, per il loro intervento, ci sono 16,6 milioni di euro per il 2022 e 50 milioni per il 2023.

    L’abilitazione alla professione di insegnante si otterrà dopo il superamento, presso i centri universitari, della prova finale del percorso: un test scritto e una lezione simulata. Dal punto di vista dello studio (teorico e pratico) i 60 crediti pesano la metà dell’intero percorso di una magistrale, che è pari a 120 punti. Nell’ultima versione approdata in Gazzetta ufficiale, si è aggiunto questo passaggio: “la formazione iniziale prevede un tirocinio diretto presso le scuole”.

    Coloro che sono già in possesso di un’abilitazione su una classe di concorso o su un altro grado di istruzione e coloro che sono in possesso della specializzazione sul sostegno possono conseguire l’abilitazione in nuove classi di concorsi o gradi di istruzione attraverso l’acquisizione di 30 crediti formativi universitari.

    Scuola, la protesta di matematici e pedagogisti: “La formazione degli insegnanti affidata al supermercato dei crediti”

    di

    Ilaria Venturi

    28 Aprile 2022

    I concorsi

    I concorsi saranno banditi ogni anno sul modello di quelli della pubblica amministrazione: un’unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla (la prova pesa al massimo 100 punti ed è superata da chi ne consegue almeno 70), quindi l’orale e la valutazione dei titoli. Nella prova finale – l’orale – è compresa una lezione simulata per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

    Il concorso nazionale sarà su base regionale (o interregionale). Sono tre le strade per accedervi. Presentarsi alla prova già abilitati (con 60 crediti formativi conseguiti durante gli studi): una scelta che dà il vantaggio di avere un punteggio in più nella selezione. Chi ha già preso la laurea (di qualsiasi tipo) può prendere i crediti mancanti successivamente al riconoscimento e raggiungere la quota di 60. La seconda strada, per chi ha tre anni di servizio negli ultimi cinque, consente di accedere direttamente al concorso e, se lo si supera, di conseguire successivamente 30 crediti e quindi abilitarsi nell’anno di prova.

    Il decreto, terza strada, offrirà a tutti coloro che hanno già 30 crediti (studenti universitari in attesa dei decreti attuativi e dei centri universitari) la possibilità di accedere al corso e prendere il percorso per l’abilitazione che assegni gli altri 30.

    Il concorso sarà “fino al 31 dicembre 2024” articolato su uno scritto con le crocette, un orale con lezione simulata e la valutazione dei titoli. Il primo concorso con le regole dettate da questo decreto sarà possibile a partire da settembre 2022. Ancora, dal primo gennaio 2025 il concorso sarà realizzato con quesiti a risposta aperta.

    L’assunzione post-concorso avverrà dopo un periodo di prova in servizio della durata di un anno, con test finale e valutazione conclusiva.

    Scuola, formazione obbligatoria e nuovi concorsi. Ghizzoni (Pd): “Il grande enigma sono i soldi”

    di

    Corrado Zunino

    22 Aprile 2022

    La Scuola di alta formazione

    Il decreto istituisce la Scuola di alta formazione del sistema nazionale pubblico per promuovere la formazione in servizio dei docenti in ruolo. Sarà guidata da un segretario nominato dal ministro dell’Istruzione. Costerà 2 milioni di euro l’anno.

    Inoltre, per gestire questa nuova macchina di assunzioni e formazione il ministero dell’istruzione ha individuato un’Unità di missione per il Pnrr all’interno del quale confluiranno 85 docenti e assistenti amministrativi e fino a un massimo di tre dirigenti scolastici.

    La formazione obbligatoria

    La formazione obbligatoria potrà essere retribuita dalle scuole se comporterà un ampliamento dell’offerta formativa per gli studenti. I percorsi svolti saranno valutati con la possibilità di accedere, in caso di esito positivo, a un incentivo salariale.

    Viene previsto un sistema di “progressione stipendiale accelerata” – parallela agli scatti d’anzianità, che rimangono come da contratto – per gli insegnanti che frequentano con profitto e superano periodiche prove valutative intermedie, percorsi di formazione e aggiornamento permanente selezionati e certificati dalla Scuola di alta formazione.  

    E’ istituito un Fondo per l’incentivo alla formazione la cui dotazione è: 20 milioni di euro nel 2026, 85 milioni di euro nel 2027, 160 milioni di euro nel 2028, 236 milioni di euro nel 2029, 311 milioni di euro nel 2030 e 387 milioni di euro a decorrere dall’anno 2031.

    Per riuscire a pagare la formazione obbligatoria dei docenti, il governo – e questo è il passaggio criticato dai sindacati – prevede anche “una razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026-2027”. Sono 9.600 cattedre in meno nei successivi cinque anni.

    Per la valorizzazione del personale docente che garantirà qualità e continuità per gli alunni, c’è una quota pari al 10 per cento “dello stanziamento annuale previsto al comma 592”.

    Da questo punto di vista, osservata la nuvola di critiche che si è creata attorno al provvediemnto prima e dopo la sua ufficializzazione, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, hanno diffuso una nota in cui “confermano l’impegno del Governo a incrementare significativamente il fondo previsto, fermo restando che le economie derivanti dagli effetti della denatalità saranno reinvestite nel settore istruzione”. Oggi ha detto, ancora: “Non si tagliano risorse economiche, adesso parte la discussionein Parlamento”.

    Non si parla, qui, degli 850 milioni di euro per l’aggiornamento digitale della scuola italiana, che presumibilmente saranno impegnati sul versante infrastrutturale del tema. E sul fronte infrastrutturale Bianchi annuncia 1,17 miliardi per 195 progetti in altrettante scuole innovative.

    Nella babele delle chat di classe, ecco le regole per genitori e prof

    di

    Viola Giannoli

    26 Aprile 2022

    Obiettivi

    Il ministro Bianchi ha detto: “Vogliamo dare certezze alla scuola e agli insegnanti gli strumenti necessari che consentano loro un aggiornamento costante, indispensabile per svolgere il compito di guida delle nuove generazioni”.

    I contrari

    Il nuovo decreto ha già sollevato la contrarietà dei sindacati, che, oltre all’aspetto degli investmenti mancati, parlano di una discussione mai avviata e contestano l’invasione di campo in materie di carattere contrattuale.

    Contraria la Lega, con lo stesso sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso.

    Il Pd ha chiesto più fondi, quindi di allargare ai docenti delle scuole paritarie e della formazione professionale l’accesso ai concorsi e di togliere la possibilità di ottenere crediti prima del triennio di laurea. Su questo punto si è detta contraria anche la Consulta delle società pedagogiche. Nella formulazione finale del decreto, a questo proposito si è specificato che i crediti formativi universitari o accademici di formazione iniziale “sono aggiuntivi rispetto a quelli necessari per il conseguimento della laurea”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, la protesta di matematici e pedagogisti: “La formazione degli insegnanti affidata al supermercato dei crediti”

    Avevano chiesto un percorso post laurea magistrale per chi aspira a diventare insegnante. Cioè un anno di specializzazione per laureati fatto di tirocini, costruiti in raccordo stretto con i professori di scuola, approfondimenti su come si insegna una disciplina e contenuti pedagogici rispetto, per esempio, alla valutazione o all’inclusione. Si sono ritrovati con un decreto “Reclutamento” che nell’ultima bozza rende possibile questo percorso – che si traduce nell’acquisizione di 60 crediti formativi (Cfu) – anche mentre uno studia per laurearsi e pure durante la triennale.

    Rischio ‘corsa al credito’

    Oltre alla delusione, esprimono dissenso i matematici e i fisici, gli stessi pedagogisti. Temono una corsa al “credito” che porterebbe gli studenti a studiare come insegnare le discipline senza averle ancora consolidate. E prefigurano, tra i rischi, un mercato dei crediti ancora più selvaggio di quello già in atto ora con l’obbligo di acquisire 24 Cfu per l’accesso ai concorsi, terreno dove le università telematiche si sono buttate a capofitto.

    Si moltiplicano le voci critiche sulla riforma del reclutamento che sta agitando il mondo della scuola e che a giugno, dopo il passaggio parlamentare, dovrebbe arrivare a compimento. Gruppi di insegnanti via social la bocciano, i sindacati hanno alzato le barricate. Il sottosegretario all’Istruzione della Lega Rossano Sasso annuncia emendamenti al testo e sul punto del mercato dei crediti dice: “Bisognerà vigilare”.

    Quello della Società di pedagogia e dell’Unione dei Matematici è una critica che entra nel merito della formazione iniziale, uno dei punti importanti del decreto. Più di un’associazione scientifica aveva già esposto le proprie ragioni ai ministri Patrizio Bianchi (Istruzione) e b(Università).

    “Ci siamo ritrovati un percorso che rischia di non garantire la qualità della formazione dei futuri insegnanti” osserva Maria Mellone, presidente della Commissione italiana per l’insegnamento della matematica dell’Unione matematica italiana. “La scelta di rendere possibile l’iscrizione al percorso di formazione iniziale in parallelo alla laurea triennale rischia di vanificare il senso della riforma, avendo delle conseguenze dal punto di vista formativo devastanti e facilmente prevedibili. E’ insensato pensare che uno studente segua un percorso di laurea e acquisisca autonomamente i 60 crediti: la riflessione didattica può essere efficace solo se si hanno già conoscenze disciplinari forti”.

    Maria Mellone insegna Didattica della matematica all’università Federico II di Napoli. Aggiunge anche un altro aspetto critico: “Stiamo già vivendo l’esperienza dei 24 crediti ed è uno sfacelo: migliaia di studenti che li devono acquisire, una qualità che non si riesce a garantire. C’è un mercato e siamo preoccupati che questo si replichi ancora”.

    Scuola, formazione obbligatoria e nuovi concorsi. Ghizzoni (Pd): “Il grande enigma sono i soldi”

    di

    Corrado Zunino

    22 Aprile 2022

    No ai corsi su università telematiche

    Sulla stessa linea la Consulta delle società pedagogiche accademiche che fa notare come “non sia opportuno che i crediti siano erogati dalle università telematiche”. Massimiliano Fiorucci, direttore del dipartimento di Scienze della formazione di Roma Tre e presidente della Società italiana di pedagogia (Siped) parla del rischio di un “supermercato dei crediti da acquisire qui e là. Almeno che i crediti specifici per l’insegnamento siano erogati da un centro di formazione con le università in collaborazione con le scuole, con insegnanti tutor, i più bravi ed esperti”.

    I pedagogisti stanno preparando un documento da inviare alle commissioni di Camera e Senato dove si ribadisce: “Sarebbe necessario per garantire un minimo di coerenza e non eccessiva frammentazione prevedere la possibilità di accedere all’offerta formativa per la formazione degli insegnanti non già a partire dalla laurea triennale, bensì al massimo dalla laurea magistrale (e non prima del II anno e di un definito numero di Cfu già acquisiti)”.

    “L’aspetto positivo – continua Fiorucci – è che c’è stato ampliamento quantitativo dei crediti dedicati alla formazione degli insegnanti. Ma noi avevamo chiesto un salto di qualità dopo la laurea magistrale per fare in modo che chi sceglie di fare insegnante abbia una solida formazione di base e dopo possa specializzarsi con un percorso articolato sulle attività di tirocinio nelle scuole su più aspetti: didattiche disciplinari e discipline pedagogiche”.

    Scuola, il Consiglio dei ministri approva le regole per le nuove assunzioni dei docenti: “70 mila in ruolo in tre anni”

    di

    Corrado Zunino

    21 Aprile 2022

    Prima imparare e poi insegnare

    “Positiva è l’enfasi su un modello formativo strutturato e coerente, con un raccordo tra università e scuola, ma anche io contesto il fatto che si possa permettere di formarsi sulla didattica della fisica prima ancora di averne acquisito i fondamenti” commenta Olivia Levrini, docente di Didattica della Fisica all’università di Bologna, ricercatrice ed esperta di formazione iniziale degli insegnanti. Il problema è come questa possa essere attuata per fare in modo che si diventi insegnanti di qualità per scelta e non per caso o necessità di un lavoro. “Ci aspettiamo che si affrontino due temi centrali: come fare in modo che ci sia la collaborazione tra università e scuola per rompere la barriera tra formazione teorica e pratica. Inoltre, altro aspetto, delicato, è affrontare il problema del superamento degli steccati tra saperi. Vedo molto problematico, al contrario, una formazione affidata all’acquisizione individuale di crediti: così non garantisci un percorso coerente, condiviso in una comunità educante”. LEGGI TUTTO