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    I metalli pesanti aumentano la potenza del morso di ragni e altri piccoli animali

    I biominerali non sono la soluzione giusta per molti invertebrati, che hanno bisogno di parti del corpo affilate e forti che possano resistere all’uso continuativo. Un pungiglione rotto, ad esempio, equivarrebbe a una sentenza di morte certa per uno scorpione. Questi animali hanno quindi sviluppato un altro modo, spiega Schofield.Un potente mix di metalli e proteine

    Per il suo studio, Schofield e i colleghi del Pacific Northwest National Laboratory e dell’Università statale dell’Oregon hanno esaminato parti del corpo di formiche, ragni, scorpioni, molluschi e una specie di verme marino. Il team ha costruito sonde in miniatura per testare le proprietà meccaniche di queste parti e analizzarle atomo per atomo.

    Hanno scoperto che i metalli pesanti, come zinco e manganese, erano distribuiti in modo omogeneo in tutte le parti del corpo di questi invertebrati, a differenza della materia presente in ossa e altri biominerali. Questa struttura atomica permette alle parti del corpo di essere più affilate e sopportare più usura rispetto alle sole proteine senza i metalli.

    I biomateriali a elementi pesanti presentano un altro beneficio in termini di risparmio di costi: secondo i calcoli del team di ricerca, per tagliare le foglie le formiche usano il 60% di energia in meno, rispetto a quanto farebbero se non avessero questa struttura anatomica.

    Schofield ha ancora molti dubbi da chiarire, come ad esempio se questi elementi naturalmente resistenti si siano evoluti in una sola volta o in più passaggi separati in diversi gruppi di invertebrati, dai crostacei ai millepiedi.

    Nel frattempo la scoperta potrebbe creare un nuovo potenziale per gli strumenti umani, afferma Crofts.

    Gli ingegneri ad esempio cercano sempre modi migliori per creare oggetti che siano piccoli ma non si rompano facilmente, come smartphone e dispositivi medici indossabili, come le pompe per insulina.

    Realizzare strumenti con questa stessa composizione atomica di proteine e metalli pesanti potrebbe portare a prodotti leggeri, forti e resistenti all’uso quotidiano, afferma Crofts: ecco un altro esempio di quanto la natura abbia da insegnare. LEGGI TUTTO

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    Il fascino degli alberi monumentali d'Italia: un patrimonio da proteggere

    Per secoli, i faggi in questa parte della foresta sono stati tagliati prevalentemente per essere usati come legna da ardere, per aiutare gli abitanti del villaggio a superare i difficili mesi invernali, quando le temperature possono scendere fino a -20 °C. Il Faggio del Pontone, tuttavia, è stato lasciato intatto dai residenti perché potesse spargere i suoi semi, permettendogli così di crescere fino all’attuale altezza, spiega Visci. Anche se l’età dell’albero è ancora materia di dibattito, la popolazione locale sostiene che potrebbe avere addirittura 750 anni ed è diventato un simbolo inconfondibile del parco.Quando l’ha visto per la prima volta 40 anni fa, racconta Alberto Cocuzzi, un altro guardiaparco, “Non immaginavo che potesse esistere un albero di questo genere”.

    Il Faggio del Pontone è solo uno dei 22.000 alberi sparsi lungo tutta la nostra penisola che sono riconosciuti per la loro insolita bellezza, sorprendente età o per il loro significato sociale e culturale. Storicamente questi alberi, detti “alberi monumentali”, sono sempre stati protetti, soprattutto per la loro valenza estetica e storica. Negli ultimi decenni, tuttavia, sono stati studiati e apprezzati anche per i loro innumerevoli benefici ecologici, come il ruolo che rivestono nel mantenere microhabitat di nicchia per molte specie favorendo la biodiversità.

    “Abbiamo aggiunto il valore ecologico”, spiega Livia Zapponi, ecologa presso la Edmund Mach Foundation, che ha studiato gli alberi monumentali in Italia. “I microhabitat ospitano un’incredibile quantità di animali e specie minacciate”.

    Maggiore protezione legale per includere invecchiamento e decadimento

    Nel 1939, l’Italia ha approvato la prima legge che tutela esplicitamente gli alberi monumentali, definendoli in un articolo “cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale”. Questa legge, tuttavia, ha favorito un approccio limitato alla conservazione degli alberi monumentali, basato soltanto sul loro aspetto esteriore, spiega Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo Molise e Lazio. LEGGI TUTTO