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    Corte dei conti, salvacondotto ai politici e condanne limitate al 30% del danno

    Ascolta la versione audio dell’articolo1′ di letturaNella riforma della Corte dei conti entra anche il salvacondotto per «i titolari degli organi politici», la cui «buona fede» andrà presunta «fino a prova contraria» nel caso di adozione di atti «proposti, vistati o sottoscritti dai responsabili degli uffici tecnici o amministrativi, in assenza di pareri formali, interni o esterni, di contrario avviso». Il salvacondotto non si attiverà nei «casi di dolo», per i quali naturalmente andrà provata la partecipazione concorde di tecnici e politici.Lo scudo dell’emendamento Montaruli/SbardellaLa novità arriva da un emendamento di Fratelli d’Italia proposto da Augusta Montaruli e Luca Sbardella e approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Il testo in pratica rende automatica l’attivazione dello scudo della «buona fede» che, in base alle regole già in vigore, evita la condanna erariale ai politici quando approvano o autorizzano l’esecuzione di atti che «rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi».Loading…Meccanismo automatico della buona fedeCon il nuovo meccanismo questa buona fede sarà automatica, salvo prova contraria, ed estesa a tutte le decisioni, anche solo “vistate” dai tecnici. Un altro argine, insomma, che promette di essere molto apprezzato soprattutto nelle amministrazioni locali.Le condanne erariali non potranno superare il tetto del 30%Il 20 marzo in commissione è arrivato anche il «sì» al tetto che impedirà alle condanne erariali di superare il 30% del danno accertato e il doppio dell’indennità o corrispettivo ricevuti per il servizio. Norma contestata, come tutta la riforma, dall’Anm contabile, che questa mattina terrà una conferenza stampa sul tema. LEGGI TUTTO

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    Mattarella: “La mafia può essere vinta, dipende da noi”

    Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie

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    “Il 21 marzo rappresenta un giorno solenne di ricordo e di impegno civile per affermare valori essenziali per la salute della nostra comunità. L’impegno quotidiano per la pratica della legalità, la lotta contro tutte le mafie, contro le consorterie criminali che generano violenza e oppressione, contro zone grigie di complicità che ne favoriscono affari e diffusione, vede operare tutti i cittadini che desiderano vivere in una società coesa e rispettosa dei diritti di tutti”. Lo dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

    Mattarella: ogni ambito è stato colpito da questo flagello

    “Ricorrono trent’anni da quando Libera e altre associazioni hanno intrapreso un percorso importante di sensibilizzazione e mobilitazione civile fino a far sì che una legge dello Stato istituisse la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, per esprimere doverosa solidarietà nei confronti delle vittime innocenti uccise dalla mano mafiosa”, ricorda il Capo dello Stato.  “Ogni ambito è stato colpito da questo flagello, servitori della Repubblica, donne e uomini che si battevano per migliorare la società, imprenditori e cittadini che hanno respinto il ricatto del crimine, persone semplici finite sotto il tiro degli assassini” prosegue il presidente della Repubblica. LEGGI TUTTO

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    Mattarella: la mafia può essere vinta, dipende da noi

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaI nomi delle vittime di mafia «sono parte della nostra memoria collettiva, ed è nei loro confronti che si rinnova, anzitutto, l’impegno a combattere le mafie, a partire dalle Istituzioni ai luoghi della vita quotidiana, superando rassegnazione e indifferenza, alleate dei violenti e sopraffattori. La mafia può essere vinta. Dipende da noi: tanti luminosi esempi ce lo confermano». Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.Meloni: le mafie nemico dichiarato della nostra democraziaLa premier Giorgia Meloni sui social scrive che «oggi è la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, un importante momento di riflessione per tutti noi. L’Italia e le sue Istituzioni si inchinano davanti al sacrificio di chi ha perso la vita per mano della criminalità organizzata: cittadini onesti, servitori dello Stato, persone innocenti cadute sotto i colpi vigliacchi di un giogo vile e spietato». La presidente del Consiglio sottolinea che «le mafie sono un nemico dichiarato della nostra democrazia, un’offesa alla dignità della Nazione. Per questo – aggiunge – con assoluta determinazione e fermezza, ribadiamo la nostra condanna ad ogni tipo di mafia e ci impegniamo, ogni giorno, a combatterla».Loading…«Ogni ambito è stato colpito dal flagello» mafioso«Il 21 marzo – scrive il presidente della Repubblica – rappresenta un giorno solenne di ricordo e di impegno civile per affermare valori essenziali per la salute della nostra comunità. L’impegno quotidiano per la pratica della legalità, la lotta contro tutte le mafie, contro le consorterie criminali che generano violenza e oppressione, contro zone grigie di complicità che ne favoriscono affari e diffusione, vede operare tutti i cittadini che desiderano vivere in una società coesa e rispettosa dei diritti di tutti».«Ricorrono trent’anni – ricorda Mattarella – da quando Libera e altre associazioni hanno intrapreso un percorso importante di sensibilizzazione e mobilitazione civile fino a far sì che una legge dello Stato istituisse la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, per esprimere doverosa solidarietà nei confronti delle vittime innocenti uccise dalla mano mafiosa. Ogni ambito è stato colpito da questo flagello: servitori della Repubblica, donne e uomini che si battevano per migliorare la società, imprenditori e cittadini che hanno respinto il ricatto del crimine, persone semplici finite sotto il tiro degli assassini».Un impegno che si rinnova«I loro nomi sono parte della nostra memoria collettiva, ed è nei loro confronti che si rinnova, anzitutto, l’impegno a combattere le mafie, a partire dalle Istituzioni ai luoghi della vita quotidiana, superando rassegnazione e indifferenza, alleate dei violenti e sopraffattori. La mafia può essere vinta. Dipende da noi: tanti luminosi esempi ce lo confermano». LEGGI TUTTO

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    Meloni: “Proposta italiana per spese difesa da fondi Ue. Ventotene? Sinistra è illiberale”

    L’Ue continua ad appoggiare l’Ucraina, sostenendo al contempo gli “sforzi americani, così come la richiesta italiana” per una “pace giusta e duratura”. E guarda alla proposta per il cessate il fuoco che mette “la palla nel campo russo”. Così la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni stampa al termine della prima giornata del Consiglio europeo, che proseguirà anche domani, 21 marzo, a Bruxelles. Il grande dibattito sulla pace in Ucraina sono “le garanzie di sicurezza”, per cui la premier rilancia l’estensione dell’art.5 della Nato a Kiev, “anche senza l’ingresso immediato dell’Ucraina” nell’Alleanza. E sul tema della difesa rivendica: “Nelle conclusioni del Consiglio europeo, nella parte dedicata alla competitività, si fa riferimento anche alla proposta italiana legata” all’uso del programma “InvestEu per il piano della Difesa”. Roma, ha spiegato, ha chiesto “di aggiungere, oltre all’impegno sulla difesa sul bilancio degli stati nazionali, un’iniziativa che metta garanzie europee sugli investimenti privati”. In generale, secondo Meloni le risorse previste dal RearmEu “sembrano molte ma sono virtuali”. L’Italia comunque non chiude “ai prestiti” alla base della clausola di salvaguardia nazionale, ma “è una scelta che dobbiamo valutare, non abbiamo ancora i dettagli”.

    “Ventotene? Sconvolta dalla reazione, la sinistra è illiberale”

    Spazio poi alla polemica politica interna del momento, quella dell’attacco di Meloni al Manifesto di Ventotene alla Camera dei Deputati. “Ritengo che l’essenza di alcuni passaggi che ho letto di quel manifesto” è “che il popolo non è in grado di autodeterminarsi. Nel momento in cui si distribuisce quel testo, che messaggio voleva dare la sinistra? Sono rimasta sconvolta dalla reazione che ho visto ieri in aula, con parlamentari della Repubblica che sono arrivati sotto i banchi del governo con insulti e ingiurie. Penso francamente che la sinistra stia perdendo il senso della misura”, ha detto Meloni. E parla di una “reazione assolutamente scomposta” che mostra “un’anima illiberale e nostalgica” di una sinistra che ha “oggettivamente delle difficoltà a confrontarsi con le idee degli altri”. LEGGI TUTTO

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    Meloni: le risorse del RearmEu sembrano molte ma sono virtuali

    Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di lettura«Le risorse» previste dal RearmEu «sembrano molte ma sono virtuali. Noi non chiudiamo ai prestiti» alla base della clausola di salvaguardia nazionale ma «è una scelta che dobbiamo valutare, non abbiamo ancora i dettagli». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni a margine del vertice Ue. Sulla scelta di attivare la clausola o meno entro aprile Meloni ha sottolineato: «L’orizzonte ci sembra ravvicinato».Meloni: bene Ue su neutralità tecnologica auto, nostra battaglia «Per la prima volta – ha detto la premier – nelle conclusioni del Consiglio europeo entra un riferimento alla neutralità tecnologica. È stata una lunga battaglia italiana e non solamente italiana così come entrano alcune risposte molto importanti per il settore dell’automotive». «C’è impegno della Commissione europea – ha aggiunto – sulla sospensione delle multe per i produttori non in linea con gli obiettivi e l’anticipo della revisione sui target di emissione: entrambe le questioni rispettano totalmente la posizione italiana».Loading…«Sconvolta da reazione della sinistra su Ventotene» Rispondendo a una domanda sul caso del Manifesto di Ventotene Melomi ha detto: «Ritengo che l’essenza di alcuni passaggi che ho letto di quel manifesto» è «che il popolo non è in grado di autodeterminarsi. Nel momento in cui si distribuisce quel testo, che messaggio voleva dare la sinistra? Sono rimasta sconvolta dalla reazione che ho visto ieri in aula, con parlamentari della Repubblica che sono arrivati sotto i banchi del governo con insulti e ingiurie. Penso francamente che la sinistra stia perdendo il senso della misura».«La sinistra mostra un’anima illiberale e nostalgica»Da parte della sinistra, ha proseguito la presidente del Consiglio sollecitata dalle domande dei giornalisti, c’è stata una «reazione assolutamente scomposta» che mostra «un’anima illiberale e nostalgica» della sinistra che ha «oggettivamente delle difficoltà a confrontarsi con le idee degli altri. Io non ho difficoltà. Sono molto convinta delle mie, le rivendico e penso che questa sia la base della democrazia e quindi il problema credo che ce l’abbiano altri».«Sui dazi prudenza, bene rinvio delle contromisure» «Sui dazi – ha sottolineato Meloni – bisogna essere prudenti con una risposta automatica. Sono preoccupata dalle conseguenze. Oggi la presidente della Bce Lagarde parlava di una stima di contrazione di 0,3 del Pil che andrebbe allo 0,5 se rispondessimo. Mi sembra lucido, da parte della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, rinviare di qualche giorno» l’attivazione delle contromisure. LEGGI TUTTO

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    Manifesto di Ventotene, in Senato ancora scontro sulle parole di Meloni

    Nel suo intervento di ieri alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene dicendo: “Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia”. In Aula è scoppiata la bagarre fra urla e fischi e la seduta è stata sospesa più volte. Anche oggi a Palazzo Madama parole dure dalle opposizioni: “Quello che è accaduto ieri è grave per la democrazia e per l’Europa”

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    Non si placa la polemica scoppiata lunedì nell’Aula della Camera, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo aver citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene ha detto: “Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia”. Lo scontro è proseguito anche oggi al Senato, con le opposizioni che hanno attaccato duramente la premier. “Ho fatto arrabbiare? Ho letto un testo… non capisco cosa ci sia di offensivo”, aveva replicato ieri sera Meloni dopo che a Montecitorio si era scatenata una bagarre che si è divisa fra urla e fischi dell’opposizione e applausi della maggioranza. “Un testo si può distribuire ma non leggere? È un simbolo? Non l’ho distorto, l’ho letto. Ma non per quel che il testo diceva 80 anni fa ma perché è stato distribuito sabato scorso. Un testo che 80 anni fa aveva la sua contestualità se tu lo distribuisci oggi devo leggerlo e chiederlo se è quello in cui credi”, ha rincarato la premier arrivando a Bruxelles per il Consiglio europeo. E dalla capitale belga, interpellata in conferenza stampa, è intervenuta anche la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola secondo cui il Manifesto di Ventotene “è un pezzo di storia, vi sono le prime tracce dell’idea di un’Europa federale. L’Europa è stata costruita sulle spalle di molti giganti, compresi italiani. Ieri ho discusso con Meloni solo di questioni di oggi, non voglio certo mettere in discussione il suo impegno europeo, quello che posso dire è che che se vediamo al modo in cui l’Europa si è sviluppata l’Italia è sempre stata al centro”.

    Proteste al Senato

    Oggi al Senato la prima a intervenire a inizio seduta è stata Raffaella Paita (IV): “Quello che è accaduto ieri è grave per la democrazia e per l’Europa – ha detto tra le urla e le proteste dei parlamentari della destra – estrapolare frasi da un manifesto scritto da eroi al confino penso che sia vergognoso. Quanto avvenuto ieri disonora il paese e non rende giustizia all’Europa e alla Resistenza antifascista. È una brutta pagina”. Critici anche gli interventi di Tino Magni (Avs) e Dario Parrini (Pd), mentre da parte dei senatori dei centrodestra si sono alzate grida di protesta. Quanto avvenuto ieri, incalza Paita, “testimonia qualcosa di recondito nei vostri pensieri” della quale “non vi siete ancora liberati”. “Attaccare il Manifesto di Ventotene – interviene il senatore di Avs Tino Magni – vuol dire rinnegare la storia e le fondamenta della Repubblica”. “Il Presidente della Repubblica Mattarella – ricorda Dario Parrini mentre dai banchi del centrodestra infuria la protesta – è andato a Ventotene a portare un fiore” a chi “è stato al confino” per difendere la libertà e quello che è il fondamento della nostra Costituzione”. Anche il capogruppo del M5S Stefano Patuanelli contesta le parole di Meloni osservando come la polemica “sia servita a sviare le divisioni nella maggioranza” con la Lega che ha invitato a non votare il piano di von der Leyen.
    L’intervento di Meloni
    Ieri in chiusura del suo intervento di replica alla Camera sulle comunicazioni in vista del vertice di Bruxelles, Meloni ha letto alcuni passaggi del testo scritto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni, confinati dal regime fascista sull’isola pontina. L’Aula esplode fra le urla della maggioranza e le proteste delle opposizioni, la seduta viene sospesa più volte, e la polemica va avanti anche alla ripresa dei lavori, mentre Meloni è in volo per Bruxelles. “Giudicate voi”, ha scritto Meloni sui social postando il video dell’intervento, in cui accusa chi ha richiamato il Manifesto di Ventotene in questi giorni, anche nella manifestazione di Roma di sabato scorso, di “non averlo mai letto”. Cita alcuni stralci, appuntati su un foglio preparato dal suo staff a dibattito in corso: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista”; “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso”; “Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente”. Parole con cui, sostengono i meloniani, la leader ha fatto “cadere il Muro di Berlino anche in Italia”. LEGGI TUTTO

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    Difesa, Calenda a Sky TG24: “Premier Meloni deve fare una scelta sul riarmo”

    “Questo è un momento pericoloso, pericoloso vero, per l’Europa”. Così il leader di Azione Carlo Calenda, ospite questa mattina al programma Start di Sky TG24, ha affrontato il tema della difesa europea. “Il piano di von der Leyen è l’unica cosa che consente ai Paesi di avere le armi. Il problema è la parola armi, che lo è ancora per la premier Meloni”, ha sottolineato Calenda, ribadendo che “ai cittadini bisogna però dire le cose come stanno. Se è un piano che prevede di riarmarsi, bosogna dirlo: è la possibilità dei Paesi di riarmarsi”.

    Calenda: “Non usiamo Ventotene strumentalmente”

    Rispondendo alle domande della giornalista Giovanna Pancheri, il leader di Azione ha poi commentato le parole della premier Meloni sul Manifesto di Ventotene. La presidente del Consiglio ha preso ieri alla Camera una posizione critica rispetto al Manifesto “perché era avvenuto un fatto politico rilevantissimo: la Lega aveva detto alla presidente del Consiglio che non aveva il mandato per approvare il piano di riarmo” europeo, ha spiegato Calenda. “Se non ci fosse stata questa polemica sarebbe stato il fatto del giorno: la Lega di fatto rompe il governo, perché se Meloni non ha il mandato per approvare una cosa che vogliono sia FdI che FI allora finisce il governo”, ha aggiunto. Con questo episodio “la sinistra ha invece coperto le sue divisioni interne”. “Se vogliamo parliamo di Ventotene nel contesto storico, di cosa ha fatto Altiero Spinelli di cui io ho una foto dietro le mie spalle in ufficio, dopo il lavoro che ha fatto con De Gasperi, Adenauer e Schumann per costruire la difesa comune però bisogna conoscere le cose e parlarne come si deve, non usarle strumentalmente”, ha aggiunto. “Io considero De Gasperi il padre dell’Europa ed il manifesto di Ventotene è senz’altro da rivoluzionario socialista ma Spinelli collabora”, ha ribadito Calenda, “quindi c’è una storia molto più complessa che va letta”. 
    Calenda: “Elkann ieri ci ha presi in giro e la politica si è genuflessa”
    Il leader di Azione ha poi commentato l’audizione in Parlamento del presidente di Stellantis, John Elkann: “Non ha detto nulla”, ha dichiarato Calenda. “I partiti politici ieri sono stati dei tappetini. Elkann non ha risposto ma ha fatto rispondere i collaboratori. È stata una scena pietosa del Parlamento”, ha ribattuto il leader di Azione, sottolineando che “la politica si genuflette alla famiglia Agnelli ed Elkann fa bene a prenderci in giro. Noi ci meritiamo questo”. Poi ha concluso: “Le garantisco che i francesi non sono così, noi invece alla fine quando si parla degli Agnelli caliamo la testa”.
    Calenda: “Ingiusto che il Comune di Roma finanzi la manifestazione”
    Secondo Calenda “il finanziamento della manifestazione” a piazza del Popolo di sabato scorso “da parte del Comune di Roma non è giusto”. Il leader di Azione ha ribadito che “io non lo sapevo, ma non è giusto. Che si faccia una manifestazione meno costosa ma che si autofinanzi”. LEGGI TUTTO

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    Manifesto di Ventotene, la nipote di Spinelli: “La premier Meloni studi la storia”

    “La signora Meloni dovrebbe studiare meglio la storia, anche quella scritta da mio zio Altiero”. Così Gioconda Spinelli, nipote di Altiero, il padre politico del federalismo europeo e autore del Manifesto di Ventotene, ha risposto duramente, in un’intervista a La Stampa, alle parole della premier Giorgia Meloni. Nel corso del suo intervento alla Camera, la presidente del Consiglio ha letto alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, uno dei testi fondanti dell’Unione Europea, tra cui “la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria”. “Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia. Non mi è chiarissima neanche la vostra idea di Europa”, ha detto Meloni scatenando le reazioni dei gruppi di opposizione, che hanno chiesto alla premier di scusarsi. La presidente del Consiglio ha poi risposto: “Ho fatto arrabbiare? Ho letto un testo… non capisco cosa ci sia di offensivo. Un testo si può distribuire ma non leggere? È un simbolo? Non l’ho distorto, l’ho letto”.

    La dura risposta di Gioconda Spinelli alla premier Meloni

    Definire Spinelli un “antidemocratico” è una “bestemmia”, ha sottolineato ancora la nipote dell’autore del Manifesto di Ventotene. “Questo conferma quello che ho sempre pensato di Meloni. La sua storia viene dal fascismo e lo conferma. E quindi è chiaro che non può essere la sua Europa quella del Manifesto di Ventotene”, ha ribadito duramente Gioconda Spinelli. Quella della premier Meloni è “anche ignoranza”, ha poi aggiunto. “Gli antifascisti stavano in carcere al confino, non in una situazione bella e beata. Nel 1941 in Italia c’era la dittatura fascista e l’Europa si trovava sotto il dominio della Germania hitleriana. In quel contesto si pensa alla rivoluzione, a un terremoto che possa abbattere quei regimi. E in quel contesto Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi hanno avuto la capacità e la forza di immaginare un’Europa e un mondo diversi che non coincidono certo con la visione della premier che nasce da un’ideologia nazionalista e sovranista”, ha concluso.  LEGGI TUTTO