Questa volta Mattarella sceglie un primo piano sulla Repubblica “spartiacque della nostra storia” con i suoi valori di libertà e democrazia – «più forte di ogni ostacolo» – e sceglie di rivolgersi, in particolare, ai giovani che vengono raccontati male, giudicati come «diffidenti, distaccati, arrabbiati» ma è su di loro che scommette chiedendogli di non rassegnarsi e di saper rinnovare le radici repubblicane. Un rinnovamento necessario, perché davanti c’è un tempo di grandi mutamenti che chiede valori fermi e passo deciso, a cominciare dalle grandi crisi internazionali a quelle che investono l’economia o la tecnologia. Tempi che possono far tremare le fondamenta di ciò che in 80 anni abbiamo costruito.
L’attesa di pace con le parole di Leone XIV
Quindici minuti di dialogo con gli italiani in cui inizia parlando di un anno «non facile» e della «nostra aspettativa rivolta alla pace». Ricorda i bombardamenti nelle città ucraine, la distruzione delle centrali di energia che lasciano bambini e anziani al gelo e della devastazione di Gaza dove «neonati al freddo muoiono assiderati». Ecco, di fronte a questo «il desiderio di pace è sempre più alto e diviene incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte».
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Cita Papa Leone e riflettendo sulle sue parole spiega che la pace altro non è che «un modo di pensare, di vivere insieme agli altri rispettandoli senza pretendere di imporre i propri interessi, il proprio dominio». Del Pontefice sottolinea l’esortazione a «disarmare le parole».
La Repubblica «siamo noi»
Un invito che raccoglie ma prima, dice «va rimosso il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimerci». In questo senso, acquista valore proprio la storia della nostra Repubblica. Questi 80 anni, spiega Mattarella, ci dicono che i principi che la ispirarono vanno difesi ancora con un’urgenza e una necessità dettata soprattutto dalla stagione contemporanea che sfida i principi democratici. «Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo» ed entriamo «in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia all’ambiente, al clima alle rivoluzioni tecnologiche, ai rischi delle pandemie, alle reti di terrorismo integralista».
E poi ci sono le «vecchie e nuove» povertà «che vanno contrastate con urgenza», così le diseguaglianze, le ingiustizie e i comportamenti come la corruzione infedeltà fiscale, reati ambientali, «crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo». Qui bisogna lavorare tutti e nessuno può «sentirsi esentato perché la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi».
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