Il 2026 si è aperto all’insegna di un nuovo record per Piazza Affari. E per l’oro, che non ha smesso di brillare.
Dopo l’exploit del 2025, con un rialzo del 31,5%, l’indice Ftse Mib ha sfondato quota 45mila, segnando i nuovi massimi dal 2000, e chiudendo la seduta in rialzo dello 0,96% a 45.374 punti.
Il mercato non tirava così dal 7 dicembre di 25 anni fa. Il massimo di sempre fu toccato il 6 marzo 2000, 50.100 punti, poco prima dello scoppio della bolla delle dot.com: le società legate a Internet. Non siamo ancora a quei livelli, ma se il copione dovesse ripetersi, grazie al boom dell’intelligenza artificiale, dovrebbe avere un diverso finale. L’incognita resta ma gli esperti del settore ritengono che ci troviamo alla vigilia del passaggio dall’adozione diffusa di questo strumento alla sua piena maturità operativa.
In Europa, il focus riguarda la spesa fiscale per le infrastrutture in Germania e la difesa, due ambiti che dovrebbero stimolare la crescita e i mercati azionari. E anche ieri, di fatto, nulla ha rallentato la corsa, nemmeno il dato negativo degli indici Pmi dei direttori acquisti di dicembre. A farla da padroni sono stati i tecnologici che hanno trainato i listini.
Il settore dei chip ha spinto prima gli indici di Seul e Hong Kong, dove c’è stato un nuovo debutto in Borsa per un progettista cinese di chip: Shanghai Biren ha messo a segno un +75% nel primo giorno di contrattazioni dando il là a rialzi per tutto il settore.
L’intelligenza artificiale è una delle «principali idee di trading per gli investitori asiatici nel primo giorno di negoziazioni del 2026, e probabilmente anche per tutto l’anno«, spiega a Bloomberg Vey-Sern Ling, amministratore delegato di Union Bancaire Privee.
Dall’Asia, la volata ha sostenuto poi in sequenza i mercati in Europa e America. Parigi è salita dello 0,56%, Francoforte e Londra hanno guadagnato lo 0,2%, mentre Madrid ha compiuto un balzo dell’1 percento.
Nel segno della continuità rispetto al 2025 i metalli preziosi: +1,80% per l’oro vicino ai 4.400 dollari l’oncia, dopo il +66% dell’ultimo anno; brilla anche l’argento (+2,08% sopra 74,50 dollari l’oncia). Per entrambi si è rafforzata così la migliore performance annuale dal 1979. Bene anche l’alluminio, che ha superato i 3.000 dollari la tonnellata, ai massimi dal 2022. E il rame che ha ripreso a crescere, sfruttando la scarsa offerta e avvicinandosi a 12.500 dollari la tonnellata. Un ulteriore taglio dei tassi da parte della Fed negli Usa e la debolezza del dollaro potrebbero dare anche ulteriore smalto ai prezzi dei metalli. Tuttavia gli analisti temono che un ampio ribilanciamento dell’indice di settore possa esercitare pressioni sui prezzi nel breve termine.
Quanto all’oro nero, è scivolato al ribasso sulle prospettive che l’Opec+ nella riunione di domani sospenda gli aumenti dell’offerta produttiva durante il primo trimestre. Il Wti è sceso sotto i 57 dollari e il Brent a 60 dollari.
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