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    Duopotrio, un trio di godibilissimo jazz

    25 January 2021 I duopotrio sono un progetto che fonde musicalmente jazz con inserti funk miscelandoli con altri influenze aperte, dalla musica pop alla cosiddetta (anche ironicamente) junk music. Nascono nel 2018.  Francesca Roca suona la chitarra e canta, Alessandro Negri alla batteria e cori, Gianluca Giambo Gallucci al basso elettrico. Hanno iniziato dapprima a suonare come turnisti per altri progetti musicali. Dopo un anno di esperienze di palco insieme, è nata la voglia di ampliare le proprie esperienze (e finanze) suonando come trio jazz e funk per eventi sotto il nome di Trio Duopo (poiché era “d’uopo” che si facesse un trio per suonare in giro). Con il tempo al repertorio di sole cover si sono aggiunti alcuni brani inediti che mescolavano i generi di partenza (jazz e funk) con sonorità più itpop.
    Cambiano nome in “duopotrio”, parola unica e nonsense per abbandonare il concetto di trio usato in ambito jazzistico, e iniziano a girare i palchi di locali torinesi come il Jazz Club, Lanificio e Off Topic sia come main, sia in apertura ad altri artisti.
    Dal 2019 iniziano a collaborare con altri musicisti per ampliare il loro suono dal vivo, registrando la live session per “Sofà So Good” e venendo selezionati come progetto artistico live al _reset Festival di Torino.
    Durante l’estate lavorano insieme a Luca Vergano alla produzione di tre singoli. Il primo, “TorinoAcida”, è uscito il 4 dicembre 2020.
    Facebook: facebook.com/duopotrio
    Instagram: instagram.com/duopotrio
     
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    P L Z : un’entità sconosciuta

    19 January 2021 Lasciamo che siano le stesse parole arrivate a noi a presentarvi questo progetto musicale.
    Uno spettro si aggira per la scena indipendente italiana. Lo spettro di P L Z. Un nome che è anche un modo per chiedere “permesso, posso entrare?”. Per favore, mi puoi far godere ancora una volta prima di sparire? P L Z è uno spettro gentile, raramente si arrabbia, se non quando si collega a un terminale e allora le sinapsi entrano in cortocircuito con i miraggi, le storture della rete. Tenete lontano P L Z dall’internet e dai social: meglio farlo stare in mezzo a un bosco, magari con un discman anni ’90 calato sulle orecchie (le orecchie che non ha), a ballare da solo come in quella scena in “The Lobster”. Che poi da solo P L Z non è mai. Più spesso è bino. Altre addirittura trino.Nelle sue epifanie più comuni lo troverete sdoppiato fra un vocoder e una beat machine, mentre sostiene la sua ombra e da lei è sostenuto. Perché P L Z ha paura di tutto, tranne di ciò che gli può far male. Cieco per amore, non mostra il viso a nessuno. Un velo lo protegge, una maschera di lattice gli tiene insieme i connotati sempre a un passo dallo sciogliersi, dal distorcersi. P L Z ama le tresche, gli interstizi, le zone buie fra un lampione e l’altro, attraversare la strada senza guardare. P L Z è fedelmente infedele. Non lo si sente per un po’ ma se lo chiami arriva, sempre. P L Z odia le gabbie, soprattutto quelle erette dall’isteria collettiva. Il suo motto è “vivi e lascia morire”. Anzi “dormi e lasciati fare”. Lasciatevi fare da P L Z. Please, please me. LEGGI TUTTO