More stories

  • in

    Arriva la Niña e l'America teme un inverno estremo

    La Niña sta tornando. Lo sostengono i meteorologi americani preannunciando un inverno potenzialmente difficile. L’avviso arriva dal Climate Prediction Center del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration): il fenomeno oceanico-atmosferico è già in atto, sostengono gli esperti, e se ne vedranno gli effetti ancora a lungo, in particolare tra dicembre e febbraio.

    Emergenza clima

    Il riscaldamento dell’Artico scatena il freddo “estremo” negli States

    di

    Marco Tedesco

    06 Settembre 2021

    Cos’è la Niña e come influenza il clima

    Il fenomeno oceanico-atmosferico è una fase estrema di un ciclo climatico naturale (El Niño-Southern Oscillation, Enso) che determina il raffreddamento della temperatura delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale, arrivando a influenzare il clima del nostro Pianeta, con riflessi anche in Europa e in Italia. Tale ciclo climatico include da una parte il Niño (oscillazione meridionale) e la Niña dall’altra, che ne rappresenta la fase fredda.

    “I nostri scienziati hanno monitorato già da quest’estate il potenziale sviluppo di la Niña, un fattore preso in considerazione anche nelle previsioni della stagione degli uragani, al di sopra del normale, a cui abbiamo assistito”, ha affermato Mike Halpert, vicedirettore del Noaa. “La Niña influenza anche il clima in tutto il Paese durante l’inverno e influenzerà le nostre imminenti previsioni di temperatura e precipitazioni”. Le probabilità che il fenomeno duri fino alla prossima primavera, portando con sé instabilità e possibili eventi estremi, sono all’87%.

    Gli eventi estremi

    L’ultima volta che il fenomeno è stato riscontrato era l’inverno 2020-2021, ricorda il Noaa, mentre il Niño si è manifestato nel 2018-2019. Dunque, nei prossimi mesi ci si aspetta che la Niña – che si manifesterà per il secondo anno consecutivo (fenomeno chiamato “double-dip” dagli scienziati) – possa avere un’influenza decisiva sulle condizioni meteorologiche del Pacifico favorendo eventi estremi, quali uragani, tornado e siccità.

    La ricerca

    Alti e grossi al freddo, minuti al caldo: così il clima influisce sul corpo umano

    di

    Anna Dichiarante

    09 Luglio 2021

    La Niña e il Niño si alternano determinando grandi aree caldo-fredde dell’Oceano Pacifico in media ogni 2-7 anni. Tra uno e l’altra si può verificare un periodo “neutrale”, come avvenuto dopo l’ultimo passaggio della Niña. “In condizioni normali sul Pacifico gli alisei soffiano a Ovest lungo l’Equatore, portando acqua calda dal Sud America verso l’Asia. A quel punto l’acqua fredda sale dalle profondità prendendo il posto dell’acqua calda e tale processo viene chiamato upwelling (“risalita”)”, spiegano dal Noaa. “El Niño e La Niña sono due modelli climatici opposti che alterano queste condizioni normali”.

    Un inverno più freddo

    Secondo i meteorologi del Noaa, l’impatto maggiore di La Niña su pioggia, neve e temperature nel Nord America tende a farsi sentire soprattutto durante l’inverno. Le stagioni invernali segnate dalla sua presenza tendono infatti a essere più secche e calde del normale nel Sud degli Usa e più fresche e umide nel Nord e in Canada. In particolare, nel Nord-ovest del Pacifico, alcune aree del Midwest e delle valli del Tennessee e dell’Ohio possono registrarsi più pioggia e neve rispetto a un inverno nella media. Ma la Niña può portare anche a una stagione degli uragani atlantici più estrema, così come già accaduto quest’anno. Ciò accade perché gli alisei sono più forti del solito e spingono più acqua calda verso l’Asia. Nel frattempo, al largo della costa occidentale delle Americhe, un aumento della “risalita” manda acqua fredda verso la superficie. Le acque fredde fanno sì che la corrente a getto si sposti verso Nord e poi si indebolisca sul Pacifico orientale.

    Fino a tre mesi in più di ondate di calore. Il clima sconvolgerà le città italiane

    di

    Jaime D’Alessandro

    20 Settembre 2021

    Per quanto riguarda la neve, però, è più difficile fare previsioni. Anche se gli esperti indicano un possibile aumento delle nevicate nel Nord-ovest, sulle Montagne Rocciose settentrionali e nella regione dei Grandi Laghi del Midwest. Mentre ne potranno vedere meno alcune aree del Sud-ovest, delle pianure centro-meridionali e dell’Atlantico centrale.

    L’emergenza

    Crisi climatica, i bambini di oggi saranno fino a 7 volte più colpiti dei nonni

    di

    Viola Rita

    04 Ottobre 2021

    Infine, la Niña in genere contribuisce maggiormente alla formazione degli uragani atlantici, ma meno nel Pacifico orientale e centrale (al contrario di El Niño). Come spiega il Noaa, gli uragani atlantici si formano dalle onde orientali dell’Africa, quindi è più probabile che diventino grandi uragani pronti a colpire Caraibi e Stati Uniti. 

    Il rischio siccità

    Si teme però che la Niña possa rendere ancora più secco il clima in California, rendendo ancora più minacciosa la stagione degli incendi. Mentre il Sud degli Usa potrebbe assistere a una siccità prolungata, è probabile che il Nord, in particolare il Nord-ovest del Pacifico, subisca forti piogge e inondazioni. LEGGI TUTTO

  • in

    Colombia, gli ippopotami di Escobar sterilizzati con fucili e dardi

    Armati di fucili con dardi speciali, tecnici e veterinari si aggirano nella selva colombiana. Hanno un obiettivo curioso, impensabile sino a una trentina d’anni fa: scovare e sterilizzare gli unici ippopotami “sudamericani” al mondo. Nella zona del rio Magdalena in Colombia in questi giorni è iniziata una nuova operazione che riguarda gli “ippopotami di Pablo Escobar”. Al momento, 24 esemplari su circa 80 che infestano diversi ecosistemi del Paese, sono stati sterilizzati grazie a una sostanza chiamata GonaCon, iniettata attraverso speciali dardi sparati dagli esperti della società Cornare. 

    Biodiversità

    “Uccidiamo gli ippopotami di Escobar”. L’appello di alcuni scienziati prima che sia troppo tardi

    di

    Giacomo Talignani

    11 Febbraio 2021

    Il problema degli ippopotami dell’ex signore della droga in Colombia è da tempo oggetto di discussione: chi chiede che vengano abbattuti – anche su suggerimento di alcuni biologi e studi recenti –  chi invece si oppone per salvarli. La via di mezzo, autorizzata dalle istituzioni colombiane, è stata la scelta di sterilizzarne il più possibile, nella speranza di fermare l’inattesa crescita della popolazione di questi mammiferi.La storia di come sono finiti in Colombia – Paese che ospita l’unica popolazione di ippopotami fuori dall’Africa – è nota: bisogna tornare agli anni Ottanta quando il re della cocaina Pablo Escobar, con le sue manie di grandezza, fece costruire nella sua Hacienda Napoles un vero e proprio zoo con oltre 1500 specie animali.

    Biodiversità

    I roditori giganti invadono l’Argentina: così il capibara diventa un rivoluzionario

    di

    Paola Rosa Adragna

    31 Agosto 2021

    C’erano rinoceronti, elefanti, cammelli, zebre, giraffe, gru, impala, canguri, fenicotteri e una coppia di ippopotami. Con la caduta del suo impero però, molti animali morirono o furono trasferiti negli zoo, tranne gli ippopotami: difficili da spostare, rimasero per un po’ all’interno del parco per poi muoversi in direzione di altre zone circostanti, sino a trovare un habitat ideale – anche per la riproduzione – nella zona del fiume Magdalena. Da pochi esemplari in oltre trent’anni sono diventati una popolazione che si stima intorno agli 80 individui, anche se altri censimenti indicano perfino la possibilità che dispersi in Colombia ci siano oltre 120 ippopotami.  Una cifra che – ha ricordato uno studio pubblicato sulla rivista Biological Conservation – in mancanza di misure drastiche di contenimento rischia di continuare a crescere arrivando persino a “1500 esemplari nel 2035”, dicono le proiezioni.Sebbene siano diventati un simbolo di molte comunità colombiane e fonte di attrazione turistica, questa specie aliena in Colombia – secondo i biologi che l’hanno studiata – sta però impattando in maniera negativa sugli ecosistemi e sulle attività di pesca. Le feci degli ippopotami creano problemi sia per la fauna che per la flora, minacciando diverse specie, e la dieta degli animali altera i delicati equilibri di diversi habitat dell’area. La crescita incontrollata della popolazione, da tempo è diventata dunque oggetto di preoccupazione, fino alla recente scelta di optare per la sterilizzazione degli esemplari, maschi e femmine. 

    Biodiversità

    Ecco perché l’invasione dei cinghiali è una minaccia per il clima

    di

    Viola Rita

    20 Luglio 2021

    Attraverso un sistema più economico della cattura e dei classici sistemi di sterilizzazione, la società Cornare, che si occupa di protezione ambientale, ha fornito un contraccettivo da iniettare attraverso dardi. Per fare effetto gli esperti suggeriscono la somministrazione di almeno tre dosi, un processo che andrà avanti nelle prossime settimane. I primi undici ippopotami nei mesi scorsi erano stati sterilizzati attraverso metodi tradizionali e a questi si aggiungono ora ventiquattro esemplari ai quali è sono state iniettate dosi di GonaCon, un farmaco già testato anche sui canguri in Australia per contenere la popolazione.

    Salute

    La zanzara giapponese invade l’Italia. Ed è più resistente della “tigre”

    di

    Andrea Barchiesi

    27 Settembre 2021

    Si tratta di un primo piano sperimentale del genere testato sugli ippopotami, portato avanti con l’agenzia statunitense USDA APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service) che ha donato dosi e supporto tecnico. “Si tratta di un contraccettivo efficace nei maschi e nelle femmine ed è stato inizialmente implementato nella popolazione che è adiacente ad Hacienda Napoles” ha spiegato Gina Paola Serna Trujillo, medico veterinario di Cornare. Lo scopo principale – spiega l’esperta – è quello di non fare del male agli animali, ma trovare un sistema efficace per “mantenere stabile la popolazione”. LEGGI TUTTO

  • in

    Earthshot Prize, Milano premiata per gli hub antispreco di quartiere

     C’è anche il progetto degli hub di quartiere contro lo spreco alimentare a Milano tra i premiati nella prima edizione dell’Earthshot Prize, prestigioso riconoscimento internazionale sulle migliori soluzioni per proteggere l’ambiente e dare allo stesso tempo sostegno alle persone in difficoltà. La cerimonia si è svolta all’Alexandra Palace di Londra alla presenza del principe William e della moglie Kate Middleton.”Milano è la prima grande città ad applicare una politica contro lo spreco alimentare a livello cittadino che comprenda enti pubblici, banche alimentari, enti di beneficenza, ong, università e imprese private. E sta funzionando – recita la motivazione del premio -. Oggi la città ha tre Food Waste Hub, ognuno dei quali recupera circa 130 tonnellate di cibo all’anno o 350 kg al giorno, equivalenti a circa 260.000 pasti”.

    AVANZI IN FAMIGLIA

    Una pizza buona come il pane

    di

    Anna Veneruso

    16 Luglio 2021

    L’Italia è salita sul podio anche con per la categoria ‘Ripristina il nostro clima’ con la società Enapter, che la sua sede principale a Crespina Lorenzana (Pisa). Co-fondata da Vaitea Cowan, la Enapter produce generatori di idrogeno modulari ad alta efficienza, una “tecnologia verde” – si legge sul sito web dell’Earthshot Prize – che “potrebbe cambiare il modo in cui alimentiamo il nostro mondo”.

    Energia pulita e foreste

    Insieme a Milano, sul podio anche i progetti ‘Coral Vita’ di Gator Halpern e Sam Teicher, per coltivare i coralli sulla terraferma e usarli per ridare vita a ecosistemi morenti negli oceani, ed ‘Aem Electrolyser’, che trasforma l’elettricità rinnovabile in idrogeno a emissioni zero. Premiato l’indiano Vidyut Mohan di Takachar, che converte gli scarti dei raccolti in bio-prodotti come carburante e fertilizzante, e il ministero dell’Ambiente del Costa Rica, che ha pagato i cittadini per proteggere le foreste, piantare alberi e ripristinare gli ecosistemi, portando al raddoppio delle foreste del Paese.

    Spreco alimentare e rifiuti, le sfide dell’Onu al 2030

    di

    Vito de Ceglia

    21 Giugno 2021

    Finanziato dallo stesso primogenito di Carlo e Diana insieme alla Royal Foundation, il premio assegna un milione di sterline (1,17 milioni di euro) a ciascuna delle cinque categorie (‘Proteggi e ripristina la natura’, ‘Pulisci l’aria’, ‘Rianima gli oceani’, ‘Costruisci un mondo senza rifiuti’ e ‘Ripristina il nostro clima’). I fondi contribuiranno allo sviluppo dei progetti scelti.

    “Le azioni che scegliamo o non scegliamo di compiere negli prossimi dieci anni determineranno il destino del Pianeta per i prossimi mille”, ha sottolineato il principe William, ricordando che “il futuro è nostro da determinare, e se ci dedichiamo, niente è impossibile”.

    “La natura è vitale per tutti noi, ma per troppo tempo l’abbiamo trascurata e ora ci troviamo di fronte a una serie di punti di non ritorno. Se non agiamo ora, destabilizzeremo permanentemente il nostro pianeta e ruberemo ai nostri figli il futuro che meritano”, gli ha fatto eco la duchessa di Cambridge. LEGGI TUTTO