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    “Plastica, la Turchia sta diventando la discarica d'Europa”

    LONDRA – La plastica buttata via nel Regno Unito finisce in Turchia, dove viene almeno in parte bruciata o abbandonata illegalmente nelle strade invece che essere riciclata. Lo rivela un’indagine di Greenpeace, di cui dà notizia oggi la Bbc. L’organizzazione ecologista afferma che lo scorso anno il 40% dei rifiuti di plastica britannici, pari a […] LEGGI TUTTO

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    L'unione fa la forza: sott’acqua marangone e spigola 'cacciano' insieme

    L’unione fa la forza. Anche sott’acqua. Così due specie profondamente diverse, un uccello e un pesce, stringono un insospettabile patto di collaborazione, per la prima volta osservato da un team di ricercatori. I protagonisti della straordinaria associazione trofica sono la spigola (Dicentrarchus labrax) e il marangone dal ciuffo (Gulosu aristotelis): un pesce costiero mediterraneo importante […] LEGGI TUTTO

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    Groenlandia, la temperatura dei ghiacci? Gli scienziati la misurano con la fibra ottica

    Come si è riusciti a scoprire la temperatura precisa dei ghiacci della Groenlandia? Grazie alla fibra ottica. I ricercatori di una squadra guidata dall’Università di Cambridge, infatti, hanno utilizzato il rilevamento a fibre ottiche per analizzare – con le misurazioni più dettagliate mai effettuate – le proprietà della seconda calotta glaciale più grande del mondo. […] LEGGI TUTTO

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    Il futuro del latte? Tra mucche e soia la battaglia è aperta

    LONDRA – “La battaglia per il futuro del latte”. Così il Financial Times definisce la sfida lanciata da sempre più numerosi produttori di latte derivato da piante al latte bovino che l’umanità ha bevuto per millenni. Uno scontro sottolineato dalla sperimentazione avviata nove mesi fa dalla Nestlé in un laboratorio di Losanna, risultata nel lancio […] LEGGI TUTTO

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    Wwf: SOS leoni, al mondo solo 20 mila esemplari in natura

    Degrado degli habitat naturali, bracconaggio e commercio illegale ci stanno portando via il leone africano (panthera leo), predatore ai vertici della catena alimentare, la cui presenza non solo è necessaria per la salute dei sistemi naturali, ma sostiene le economie dei paesi e produce notevoli benefici per le comunità locali attraverso le attività legate al […] LEGGI TUTTO

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    Clima, se la mucca diventa un nemico del Pianeta

    Ci perdoni Giosué Carducci, ma di questi tempi pare sia cambiato il sentimento: “T’odio o pio bove”, verrebbe da dire. Perché i bovini da latte o da carne mai come oggi sembrano al centro di una crisi globale che tende a guidarci verso un futuro in cui le mucche saranno sempre meno protagoniste dei nostri stili di vita, soprattutto quando si parla di quelle provenienti da allevamenti intensivi.

    Cibo sostenibile

    Il futuro del latte? Tra mucche e soia la battaglia è aperta

    di

    Enrico Franceschini

    17 Maggio 2021

    Oggi i bovini sono al centro di un cambiamento globale, che riguarda diversi mercati, ma che non necessariamente si traduce in situazione di crisi a seconda di un Paese o di un altro. Quel che appare è però una sorta di demonizzazione di questo animale, soprattutto quello proveniente da allevamenti intensivi. Le vacche si ritrovano così al centro di una crisi dovuta a più fattori: la pandemia, la crisi climatica, il cambiamento degli stili di vita, le attenzioni delle nuove generazioni per il futuro del Pianeta, i problemi legati all’antibiotico resistenza e all’inquinamento. In qualche modo, a causa dell’uomo, sono sempre protagoniste.

    Bio o non bio, la carne inquina comunque troppo

    di

    Simone Valesini

    15 Gennaio 2021

    La crisi per Covid-19. Fra alti e bassi, in questi ultimi mesi il comparto carne e lattiero caseario è uscito scosso dalla pandemia. L’emergenza sanitaria in diversi paesi del mondo, e anche in Italia, soprattutto nella sua prima fase di lockdown, ha per esempio alzato i costi delle materie prime e impattato profondamente sulla filiera della zootecnia. Con la chiusura del canale Ho.re.ca, in sostanza la distribuzione di latticini e carne presso hotel, ristoranti, trattorie e via dicendo, c’è stata infatti una riduzione di domanda e consumi in tutta Europa, con punte di oltre il 40% in Spagna, 35% in Italia, 27% in Francia, cifre che hanno messo in crisi un settore già additato della necessità di cambiamenti per esempio per il suo impatto sul Pianeta.

    Alimentazione

    Un terzo della produzione mondiale di cibo minacciata dalla crisi climatica

    di

    Giacomo Talignani

    14 Maggio 2021

    Allevamenti e clima. La crisi innescata dal Covid-19 è un’altra tegola su un settore in sofferenza per essere imputato del suo contributo negativo a un’altra crisi: quella climatica. Qui bisognerebbe distinguere fra enormi allevamenti intensivi e piccole produzioni locali, fra giganteschi terreni deforestati nella foresta Amazzonica per far spazio all’agricoltura e al foraggio e a imprese lontane da questi meccanismi, oppure fra super produzioni come quelle cinesi, americane e canadesi, e realtà invece spesso più piccole, locali, e meno impattanti. Di fatto però la vacca è diventata ormai per molti un animale simbolo di tutti quei processi negativi, guidati dall’uomo, che non ci aiutano a fermare le emissioni. 

    Prati e pascoli rilasceranno più gas serra di quanti riescano a immagazzinare

    di

    Simone Cosimi

    07 Gennaio 2021

    Al mondo si stima che circa il 14% delle emissioni globali di gas serra provenga dalle industrie di carne e latticini. Se da una parte l’industria dei bovini contribuisce a garantire cibo per un Pianeta che va verso i 10 miliardi di persone nel 2050, dall’altro a preoccupare è oggi soprattutto il suo impatto sulla crisi climatica. Non ha caso è stato ripetuto più volte, dalla Fao sino a studi scientifici, la necessità di un cambiamento, di una dieta che sia basata più su cibi di origine vegetale, in sostanza di consumare meno carne, he richiede enormi quantità di acqua, di coltivazioni, di uso del suolo per arrivare alle nostre tavole.

    Lo studio

    Così le diete dei vari paesi impattano sul clima

    di

    Giacomo Talignani

    02 Marzo 2021

    Latte e carne “sintetici”. Per ovviare a questo impatto nel mondo si sta andando verso una nuova tendenza che passa per alternative, vegetali o sintetiche, dalle bevande per sostituire il latte sino alla carne alternativa. Una tendenza oggi richiesta e cavalcata soprattutto dalle nuove generazioni, dall’onda verde di ragazzi impegnati per salvare il Pianeta e sempre più spesso guidata da star e influencer che sposano questi cambiamenti nei consumi.

    Il caso

    “Liberiamoci delle mucche”. Il creatore della polpetta vegetale contro gli allevamenti

    di

    Enrico Franceschini

    15 Gennaio 2021

    Pochi giorni fa per esempio Leonardo DiCaprio è entrato ufficialmente a far parte del Sustainability & Health Advisory Council (SHAC) di Perfect Day, società che si occupa di ricreare artificialmente le proteine del siero del latte per dar vita a una sorta di latte vegan senza l’impiego delle mucche o di elementi di origine animale. Sostengono che ridurrà fino al 97% in meno di emissioni rispetto ai metodi convenzionali.

    Agricoltura

    Maiali, mucche, pesci: così gli allevamenti intensivi riducono la biodiversità

    di

    Daniele Di Stefano

    17 Maggio 2021

    E’ solo un esempio di centinaia di altre realtà che si muovono in questa direzione o nella realizzazione di “carni” vegane, da hamburger a piatti gourmet con cibi creati per avere un minore impatto ambientale e una provenienza non da origine animale.

    Le aziende green

    Cambiamento climatico, è ora che le mucche diventino più verdi

    di

    Anna Dichiarante

    12 Aprile 2021

    Pascoli e metano. I bovini oggi sono al centro anche di diversi studi per comprendere nel dettaglio l’impatto che hanno sui terreni trasformati, sul cambiamento di prati e pascoli, o per esempio sui rapporti legati all’ingente consumo di acqua dovuto al foraggio destinato alle aziende nel mondo, ma soprattutto parte delle nuove attenzioni legate alle mucche è oggi rivolta alle loro emissioni di metano.

    Il rapporto

    L’Onu: urgente tagliare emissioni di metano entro il decennio

    di

    Luca Fraioli

    07 Maggio 2021

    Con una vacca che in media  produce in un solo giorno tra i 200 e i 300 litri di metano per via dei processi digestivi che caratterizzano i ruminanti, il mondo va a caccia delle soluzioni più differenti, come le diete a base di alghe, aglio o citronella per tentare di fermare l’impatto climalterante di questi animali. “Meno è meglio”. Stop agli allevamenti intensivi, miglioramento del benessere degli animali, riduzione del commercio di carne, lotta alle emissioni e altri aspetti che vedono al centro i bovini sono dunque da tempo terreno di battaglie delle associazioni ambientaliste, da Essere Animali a Greenpeace.   

    Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace,  spiega a Green&Blue che sei è arrivati a questo punto, all’attuale attenzione sui bovini, è “perché ormai oggi abbiamo tutti i segnali per capire che il sistema degli allevamenti intensivi è dannoso, non funziona, ed è tempo di ridurre: meno allevamenti e più qualità. Anche in Italia abbiamo troppa produzione di carne da bovino: dobbiamo ridurre la quantità e aumentare la qualità. La carne la si mangia, magari una volta a settimana, buona e proveniente da un piccolo produttore con un pascolo estensivo. Non è più pensabile che la maggior parte dei prodotti, così come per il lattiero caseario, arrivi da allevamenti, come alcuni  della Pianura Padana, non più sostenibili per impatto sul clima, per antibiotico resistenza, per emissioni di metano e anche per inquinamento ambientale. Con Ispra abbiamo fatto un lavoro da cui si evince che la seconda causa di produzione di polveri fini in Italia è dovuta proprio dagli allevamenti intensivi. E’ tempo di intervenire: dobbiamo virare verso il “meno e meglio”  e usare i fondi europei a disposizione per aiutare gli allevatori alla transizione”. 

    NOI E L’AMBIENTE

    Il menu che non inquina? Usiamo la testa, non la pancia

    di

    Flavia Carlorecchio

    12 Aprile 2021

    “Serve certificazione”. Se per le associazioni ambientaliste è necessario un cambiamento radicale, il futuro del bove in una zootecnia italiana strategica per l’economia nazionale e che conta un fatturato di 40 miliardi di euro e più di 250 mila imprese coinvolte, non è così semplice da modificare, spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, ma si deve intervenire per dare una svolta ecologica, per esempio attraverso “certificati e sistemi per premiare la sostenibilità delle nostre aziende”. 

    Cibo sostenibile

    Un’insalata ci salverà. “Se non cambiamo dieta, nessun futuro”

    di

    Giacomo Talignani

    05 Febbraio 2021

    “L’anno scorso  – spiega Prandini – è stato un anno molto critico, sia per carne che per lattiero caseario, a causa della pandemia. La filiera soffre per vari motivi e continua ad avere criticità per la formazione e la distribuzione del valore all’interno filiera. Però diciamocelo, sui bovini c’è anche molta demagogia, si tende di continuo a voler criminalizzare il consumo di alcuni prodotti agroalimentari, come la carne”. 

    Prandini sostiene che molti interessi siano economici. “Diversi studi dimostrano l’importanza del consumo di carne per la nostra alimentazione, e i prodotti alternativi a livello fisico in un medio lungo periodo non aumentano la qualità della vita e portano invece ad un aumento dei consumi farmaceutici, come gli integratori, e su questo faccio sempre l’esempio della vitamina B12. I prodotti vegetali per sostituire il lattiero caseario sono cresciuti, è vero, ma si sono anche fermati, e si cercano sempre più prodotti di sintesi con un utilizzo significativo di collanti, zuccheri, sali. Sono prodotti alternativi ma qualitativamente lontani dal latte e vengono esaltati in contrapposizione a una forte demonizzazione dell’attività nelle fasi di allevamento. Ci sono spesso interessi di carattere economico, come quelli di Bill Gates sui prodotti di sintesi. Questo non va bene, demonizzare non porta a riequilibrare le cose”.

    Osservatorio clima – Visto dall’estero

    La mia storia d’amore con l’hamburger sta finendo?

    di

    Frank Bruni

    23 Marzo 2021

    C’è da considerare anche, ricorda Prandini, che per il bene dei bovini e del comparto andrebbero distinte le varie situazioni, per esempio “ci si associa spesso alla deforestazione, che però non riguarda direttamente l’Italia. E poi c’è un discorso di dimensione degli allevamenti. Tutti parlano di allevamenti intensivi, ma i nostri sono ben diversi per esempio da quelli cinesi fatti su più piani, come un condominio dove i bovini vengono allevati in condizioni innaturali. Ecco, noi siamo i primi ad essere contrari a quel tipo di allevamenti, o a quelli per esempio perfino nel deserto del Qatar con 20-30 mila capi allevati per il latte”.

    Cibo sostenibile

    Sessanta kg di CO2 per uno di manzo: lo dice l’etichetta climatica

    di

    Matteo Grittani

    12 Maggio 2021

    “In Italia cose così non esistono assolutamente. – conclude Prandini – Quindi ci vuole equilibrio, ragionare su numero dei capi allevati, superficie lavorata e dimensione dell’azienda agricola. L’Italia in questo già rispetta bene i parametri europei e la zootecnia italiana è la più sostenibile in Europa: Ispra parla in Italia dei gas serra imputabili al ruolo della zootecnia pari al 4,4%”.

    Allora come ribaltare il ruolo dei bovini nostrani? “Il nostro ruolo non è difendere il nostro status quo – dice Prandini – ma usare per esempio le risorse del Recovery fund e altri fondi per far crescere la sostenibilità. Per farlo la nostra sfida è quella di far realmente misurare l’incidenza che l’attività zootecnica ha in termini positivi o negativi e sviluppare percorsi sostenibili. Ai ministri Cingoloani e Patuanelli ho chiesto di individuare un  percorso con una certificazione per la sostenibilità dei processi produttivi, un modo per premiare le aziende che usano rinnovabili, buone prassi di coltivazione, raccolta e consumo, che promuovono il benessere animale: devono avere un riconoscimento e questo deve essere spiegato ai consumatori, magari usando un QR code per la filiera agroalimentare che premi chi fa bene raccontando cosa fa. Così forse sottrarremo a forme di demonizzazione i bovini e altri animali, modificando questa generalizzazione, a volte con un po’ di ignoranza, sugli allevamenti, che sono diversi nel nel mondo e hanno un impatto differente sul nostro Pianeta”. LEGGI TUTTO

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    Migliaia di morti all'anno per l'aria inquinata dagli allevamenti

    Ciò che mangiamo può essere letale per il nostro benessere o addirittura per la nostra sopravvivenza. Questo vale sia per cibi e bevande che assumiamo, sia perché talvolta produrre determinati alimenti è dannoso per l’atmosfera che se contaminata oltre certi livelli mette a rischio anche la vita degli esseri umani. Una conferma in questo senso […] LEGGI TUTTO

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    Differenziata, attenti al guscio: l'umido senza segreti

    La raccolta differenziata è entrata nelle cucine e nelle abitudini degli italiani al punto da essere diventati i più virtuosi in Europa: secondo la fondazione Symbola abbiamo la più alta percentuale di riciclo sulla totalità di rifiuti raccolti (79%). Quando parliamo di rifiuti urbani, è l’organico (o “umido”) a farla da padrone con il 40% della quota. E di questo 40%, oltre la metà è scarto alimentare (60%). 

    Le regole per riciclare correttamente l’umido sono poche ma inflessibili. Per prima cosa serve il sacco giusto, “biodegradabile e compostabile” certificato, con la dicitura dello standard europeo Uni En 13432:2002 e il marchio di un ente come il Cic (Consorzio compostatori italiani). 

    La seconda regola riguarda il contenitore. Se l’umido dà cattivo odore probabilmente stiamo usando quello sbagliato, cioè senza fori di areazione. I cestini forati permettono l’evaporazione della condensa e la riduzione del volume dei rifiuti fino al 15%. Evitano la fermentazione e la formazione di liquidi e di odori sgradevoli. 

    Infine, un veloce ripasso su cosa può finire nella raccolta dell’umido: scarti di preparazione di tipo vegetale o animale; fiori appassiti (ma non piante malate o legno verniciato); sughero; cibo secco degli animali domestici. Anche fazzoletti di carta e tovaglioli bianchi (non plastificati e non stampati o colorati). 

    Un discorso a parte va fatto per i gusci di molluschi. L’istinto ci suggerisce di destinarli all’umido, perché di origine animale. Tuttavia, per la loro particolare composizione in pietra calcarea non sono biodegradabili e hanno tempi di smaltimento molto lunghi. Prima della prossima spaghettata di mare, meglio consultare il sito del nostro Comune di residenza e scoprire come smaltirli. 

    Ovviamente, cerchiamo di gettare via solo ciò che è davvero inutilizzabile. Si tratta di molte meno cose di quelle che pensiamo: il libro di Andrea Segrè, Cucinare senza sprechi (ed. Ponte alle Grazie) offre un pratico ricettario “antispreco”. Bucce di patate e torsoli di frutta si trasformano in piatti appetitosi. Gli scarti della verdura diventano dado vegetale fatto in casa. Le bucce delle patate? Si possono gratinare al forno. Il latte cagliato può diventare formaggio fresco. I noccioli di ciliegia trattengono a lungo il calore, e possiamo realizzare un cuscino “anti dolore”. Insomma, del cibo non si butta via quasi niente. 

    Come fare:

    1. Per differenziare l’umido ci servono sacchetti biodegradabili e compostabili e un cestino dotato di fori.

    2. È buona norma consultare il sito del nostro Comune per capire come smaltire rifiuti “dubbi”, come i gusci dei molluschi.

    3. Del cibo non si butta via (quasi) niente: armiamoci di ricettari anti-spreco. LEGGI TUTTO