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    Bonus baby sitter rifiutato a mia moglie perché abbiamo diversa residenza anagrafica. E' giusto?

    Gentile lettore,
    la disciplina relativa al bonus baby-sitting è contenuta all’interno del DL 149/2020 (DL Ristori-bis) che ha modificato le precedenti disposizioni, ovvero il DL n. 34/2020, art. 72, che a sua volta ha modificato gli articoli 23 e 25 del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, nella L. n. 27/2020.
    Tali disposizioni si riferiscono al nucleo famigliare. Le regole per la definizione del nucleo familiare ai fini ISEE, contenute nel DPCM n. 159/2013, stabiliscono che i genitori che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare (articolo 3). Il comma 3 dello stesso articolo elenca una serie di casi in cui, viceversa, ciò non si verifica. Bisognerebbe, dunque, avere maggiori informazioni per poterle rispondere al caso specifico e poter valutare dettagliatamente le ragioni del rigetto della domanda.
    In ogni caso, l’INPS, nel paragrafo n. 3 della Circolare n. 44 del 24 marzo 2020, specifica che il beneficio in oggetto compete in linea generale ai “genitori” del minore. Pertanto, in ipotesi di genitori che non fanno parte dello stesso nucleo familiare si ritiene che il beneficio debba essere richiesto ed erogato in favore del soggetto che convive con il minore purché in possesso dei requisiti soggettivi richiesti. Per completezza si rimanda, inoltre, alla successiva circolare INPS, n. 73, del 17 giugno 2020.

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    Io sono in cassa integrazione, mentre un mio collega svolge le mie mansioni. L'azienda può farlo?

    Gentile lettore,
    In generale, la scelta dei lavoratori da sospendere compete all’imprenditore, salvo che risulti diversamente dall’accordo sindacale relativo all’ammortizzatore sociale utilizzato. La giurisprudenza ha però elaborato limiti ulteriori, in modo da controbilanciare il potere datoriale.
    Si tratta, in particolare, dei cosiddetti limiti interni ed esterni. Secondo i primi, le scelte del datore di lavoro non possono essere del tutto arbitrarie ed immotivate, ma bensì controllabili successivamente e coerenti con le finalità dell’istituto. I secondi richiamano, invece, i principi della buona fede e della correttezza.

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    Reddito di cittadinanza e gioco online: anche le piccole vincite vanno dichiarate per l'Isee

    Gentile lettore,
    l’art. 6 del DPR n. 917/86 (TUIR) prevede che le vincite ai giochi rientrano nella categoria dei redditi diversi, ovvero quei redditi che non trovano collocazione in altre categorie reddituali. Pertanto, i premi e le vincite costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta.
    Gli importi utilizzati per partecipare al gioco non dovranno essere dedotti dalla vincita. Nel caso di specie, dunque, dovrà essere dichiarato nella DSU l’importo totale lordo della vincita.
    Dal modello relativo alle istruzioni per la compilazione della DSU 2020, parte 2, paragrafo 6, si legge che i redditi assoggettati ad imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta (quest’ultimo è il caso dei redditi derivanti da vincite ai giochi) debbano essere indicati nel quadro FC4, sempreché non già inclusi nel quadro FC8.

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