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Manifesto di Ventotene, in Senato ancora scontro sulle parole di Meloni
Nel suo intervento di ieri alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene dicendo: “Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia”. In Aula è scoppiata la bagarre fra urla e fischi e la seduta è stata sospesa più volte. Anche oggi a Palazzo Madama parole dure dalle opposizioni: “Quello che è accaduto ieri è grave per la democrazia e per l’Europa”
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Non si placa la polemica scoppiata lunedì nell’Aula della Camera, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo aver citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene ha detto: “Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia”. Lo scontro è proseguito anche oggi al Senato, con le opposizioni che hanno attaccato duramente la premier. “Ho fatto arrabbiare? Ho letto un testo… non capisco cosa ci sia di offensivo”, aveva replicato ieri sera Meloni dopo che a Montecitorio si era scatenata una bagarre che si è divisa fra urla e fischi dell’opposizione e applausi della maggioranza. “Un testo si può distribuire ma non leggere? È un simbolo? Non l’ho distorto, l’ho letto. Ma non per quel che il testo diceva 80 anni fa ma perché è stato distribuito sabato scorso. Un testo che 80 anni fa aveva la sua contestualità se tu lo distribuisci oggi devo leggerlo e chiederlo se è quello in cui credi”, ha rincarato la premier arrivando a Bruxelles per il Consiglio europeo. E dalla capitale belga, interpellata in conferenza stampa, è intervenuta anche la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola secondo cui il Manifesto di Ventotene “è un pezzo di storia, vi sono le prime tracce dell’idea di un’Europa federale. L’Europa è stata costruita sulle spalle di molti giganti, compresi italiani. Ieri ho discusso con Meloni solo di questioni di oggi, non voglio certo mettere in discussione il suo impegno europeo, quello che posso dire è che che se vediamo al modo in cui l’Europa si è sviluppata l’Italia è sempre stata al centro”.
Proteste al Senato
Oggi al Senato la prima a intervenire a inizio seduta è stata Raffaella Paita (IV): “Quello che è accaduto ieri è grave per la democrazia e per l’Europa – ha detto tra le urla e le proteste dei parlamentari della destra – estrapolare frasi da un manifesto scritto da eroi al confino penso che sia vergognoso. Quanto avvenuto ieri disonora il paese e non rende giustizia all’Europa e alla Resistenza antifascista. È una brutta pagina”. Critici anche gli interventi di Tino Magni (Avs) e Dario Parrini (Pd), mentre da parte dei senatori dei centrodestra si sono alzate grida di protesta. Quanto avvenuto ieri, incalza Paita, “testimonia qualcosa di recondito nei vostri pensieri” della quale “non vi siete ancora liberati”. “Attaccare il Manifesto di Ventotene – interviene il senatore di Avs Tino Magni – vuol dire rinnegare la storia e le fondamenta della Repubblica”. “Il Presidente della Repubblica Mattarella – ricorda Dario Parrini mentre dai banchi del centrodestra infuria la protesta – è andato a Ventotene a portare un fiore” a chi “è stato al confino” per difendere la libertà e quello che è il fondamento della nostra Costituzione”. Anche il capogruppo del M5S Stefano Patuanelli contesta le parole di Meloni osservando come la polemica “sia servita a sviare le divisioni nella maggioranza” con la Lega che ha invitato a non votare il piano di von der Leyen.
L’intervento di Meloni
Ieri in chiusura del suo intervento di replica alla Camera sulle comunicazioni in vista del vertice di Bruxelles, Meloni ha letto alcuni passaggi del testo scritto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni, confinati dal regime fascista sull’isola pontina. L’Aula esplode fra le urla della maggioranza e le proteste delle opposizioni, la seduta viene sospesa più volte, e la polemica va avanti anche alla ripresa dei lavori, mentre Meloni è in volo per Bruxelles. “Giudicate voi”, ha scritto Meloni sui social postando il video dell’intervento, in cui accusa chi ha richiamato il Manifesto di Ventotene in questi giorni, anche nella manifestazione di Roma di sabato scorso, di “non averlo mai letto”. Cita alcuni stralci, appuntati su un foglio preparato dal suo staff a dibattito in corso: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista”; “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso”; “Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente”. Parole con cui, sostengono i meloniani, la leader ha fatto “cadere il Muro di Berlino anche in Italia”. LEGGI TUTTOBambino scomparso a Locorotondo: il piccolo Domenico ha percorso 5 chilometri, ma nessuno lo ha visto
Il lieto fine di quello che poteva diventare l’ennesimo caso di cronaca nera lascia ancora tanti dubbi da chiarire, sui quali stanno cercando di fare luce i carabinieri di Locorotondo, la località in provincia di Bari dove, martedì mattina, è scomparso il piccolo Domenico. Bambino scomparso a Locorotondo: il piccolo Domenico ha percorso 5 chilometri, ma nessuno lo ha visto – Nanopress.it (Foto da Paese Vivrai)Il bambino, due anni ancora da compiere, è stato ritrovato intorno alle 19, quando il titolare di una serigrafia lo ha notato in strada e ha immediatamente lanciato l’allarme.Bambino scomparso a Locorotondo: il piccolo Domenico è stato ritrovatoCosa sia accaduto tra le 11 di martedì 30 luglio e le 19 di quello stesso giorno saranno le indagini dei carabinieri di Locorotondo a chiarirlo. Quel che è certo è che un bambino di quasi due anni, il piccolo Domenico, è scomparso mentre giocava nello spazio antistante la sua abitazione, una villetta immersa nel verde delle campagne baresi. Quando la mamma si è accorta della sua scomparsa, ha immediatamente lanciato l’allarme.Le ricerche sono partite subito. Volontari e forze dell’ordine hanno battuto la zona palmo a palmo, finché il titolare di una serigrafia (a cinque chilometri da Locorotondo) non ha notato il piccolo Domenico rannicchiato sotto un albero, e ha immediatamente contattato le forze dell’ordine. Il piccolo era impaurito e visibilmente scosso, ma le sue condizioni generali sono state giudicate buone. Ecco come è stato ritrovato il bambino di Locorotondo.Un vero miracolo.Dario Baccaro Eroe.@Quirinale queste sono medaglie al valore da dare. pic.twitter.com/TQp5lJ26xk— Donnie Brasco (@Si_Si_come_no) July 31, 2024 È stato trasferito in ospedale per medicare una piccola ferita alla testa e per accertarne lo stato di salute. Dopo i controlli del caso, il piccolo ha fatto ritorno a casa, dalla mamma, dal papà e dai tre fratellini, che hanno vissuto ore di angoscia nell’attesa di ritrovarlo.I dubbi degli inquirentiSulla scomparsa e sul ritrovamento del piccolo Domenico è stata quindi aperta un’indagine. Quando è stato ritrovato, il bambino era a circa cinque chilometri da casa. Quello che si chiede chi indaga è come abbia fatto un bambino così piccolo a percorrere una distanza tanto lunga senza essere visto da nessuno, dato che avrebbe percorso un’arteria stradale piuttosto trafficata. Un’altra domanda a cui rispondere è come si sia procurato la ferita alla testa. Il sindaco di Locorotondo ha precisato che saranno le forze dell’ordine a chiarire cosa sia accaduto in quelle 7/8 ore tra la scomparsa e il ritrovamento del piccolo Domenico. “Ora è tempo di festeggiare”, ha detto il primo cittadino.Anche il papà del bambino ci ha tenuto a ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per le ricerche del figlio. Ai microfoni dei giornalisti, visibilmente commosso, l’uomo ha affidato le prime parole che è riuscito a mettere insieme dopo il grande spavento: “Non finirò mai di esservi grato”, ha detto, rivolgendosi a quanti si sono adoperati nelle ricerche. LEGGI TUTTO
Crollato un seracco sul Monte Bianco, un morto e quattro feriti
Stando ai primi accertamenti, il crollo sarebbe dovuto a cause naturali. L’incidente si è registrato la notte scorsa lungo il versante francese del Monte Bianco. Crollato un seracco sul Monte Bianco, un morto e quattro feriti – Nanopress.itTra i feriti, c’è una persona in condizioni molto gravi. Le operazioni di soccorso sono tuttora in corso. Crollato un seracco sul Monte Bianco, un morto e quattro feritiUn grave incidente si è registrato nelle scorse ore sul versante francese del Monte Bianco. Un seracco è precipitato, causando una vittima e quattro feriti, di cui uno in condizioni molto gravi. L’incidente è avvenuto intorno alle 3 del mattino nel settore del Mont Blanc du Tacul, a 4.100 metri di quota.Sono stati coinvolti 15 alpinisti, tutti soccorsi e trasportati negli ospedali di Sallanches e Annecy. Le operazioni di soccorso sono ancora in corso, con l’intervento di elicotteri della gendarmeria nazionale e della protezione civile francese, squadre cinofile, vigili del fuoco e il Peloton de gendarmerie de haute montagne di Chamonix. Stando ai primi accertamenti, il crollo sarebbe dovuto a cause naturali.Cos’è un seraccoUn seracco – come quello precipitato nelle scorse ore sul Monte Bianco – altro non è che un grande blocco di ghiaccio che si forma sui ghiacciai a causa della fratturazione del ghiaccio stesso. Questa fratturazione avviene quando il ghiaccio supera il suo limite di plasticità, spesso in corrispondenza di bruschi cambiamenti di pendenza del letto del ghiacciaio. I seracchi possono avere dimensioni variabili, da pochi metri a centinaia di metri, e sono tipicamente a forma di torre o pinnacolo. LEGGI TUTTO
Bolkestein, che mazzata per le suore: dovranno lasciare la spiaggia
La Bolkestein sta colpendo duramente un gruppo di suore di Chioggia che gestiscono l’oasi Amahoro a Sottomarina. La direttiva non sembra lasciare scampo: le religiose dovranno quasi certamente lasciare la gestione. La direttiva Bolkestein non risparmia nemmeno le suore (Nanopress.it)In tanti hanno ormai imparato a conoscere i dettagli della direttiva Bolkestein. Proprio ieri il Consiglio di Stato, attraverso tre sentenze, ha ribadito che le proroghe generalizzate delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-creative contrastano con i principi di concorrenza e libertà di stabilimento sanciti dalla Bolkestein (e dall’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’UE). La direttiva, infatti, si basa sulla necessità di abbattere le barriere allo sviluppo del settore dei servizi tra gli stati membri dell’Unione Europea.La Bolkestein interessa soprattutto le concessioni balneari: stando alla direttiva, infatti, le concessioni non possono essere rinnovate in automatico “ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente“, come ribadito dalla Corte di Giustizia Europea nell’aprile 2023.La scure Bolkestein rischia di far perdere l’area alle suore Tuttavia da ormai molti anni la direttiva europea è al centro di un dibattito ed è caratterizzata da tante polemiche. In alcuni casi, infatti, la Bolkestein può provocare anche quelli che vengono definiti ‘danni collaterali’. E’ proprio ciò che sta accadendo a Chioggia, dove a causa della direttiva le suore rischiano di vedersi sottrarre l’oasi Amahoro. Le suore non hanno presentato domanda per il rinnovo: dovranno lasciare l’oasi (Nanopress.it)L’oasi in questione è la zona di litorale che si trova a Sottomarina, subito dietro il pub Havana. Quest’area è gestita appunto dalle suore, che la utilizzano per finalità sociali. Il problema è che proprio a causa della direttiva Bolkestein le suore rischiano di non poter più gestire questa zona.Come riportato dal quotidiano Il Gazzettino, infatti, una società ha presentato domanda per gestire l’oasi Amahoro, mettendosi quindi in concorrenza con le suore. Nulla di illegale: la domanda comparsa sull’albo pretorio del Comune di Chioggia è stata avanzata da una società locale che propone strutture sportive e ricettive.Le religiose non hanno presentato domanda per il rinnovoTuttavia in questo modo si rischia di togliere alle suore un’oasi dove le religiose hanno da tempo messo in piedi tante attività, specialmente rivolte ai bambini, che hanno finalità sociali e improntate alla solidarietà. La concessione è scaduta lo scorso 31 dicembre e in base alla direttiva Bolkestein le suore avrebbero dovuto presentare domanda per ottenere il rinnovo.Le religiose non hanno effettuato questo passaggio e ora il rischio è davvero di perdere la gestione dell’area. Le loro risorse economiche non consentono di presentare un progetto che possa essere considerato di livello superiore rispetto a quello presentato dalla società locale. LEGGI TUTTO
Immunità parlamentare, cos’è e perché torna l’idea di una riforma
Ascolta la versione audio dell’articolo2′ di letturaDopo l’iscrizione nel registro degli indagati sul caso Almasri della premier Giorgia Meloni, dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, l’immunità parlamentare non è più un tabù. Nonostante la freddezza di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia fanno asse sul tema della riforma. La Fondazione Einaudi ha presentato una propria proposta alla Camera per il ripristino dell’autorizzazione a procedere per i parlamentari anche per l’avvio delle indagini oltre che per l’arresto. E in platea spiccavano una serie di big di Lega ed FI. Dai capigruppo del Senato Massimiliano Romeo e Maurizio Gasparri al sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. Il dibattito, come ha sottolineato il presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto è al momento “a livello culturale”. Resta da capire se sfocerà in un disegno di legge costituzionale o in una proposta di legge di iniziativa popolare. Ma intanto le presenze azzurre e leghiste sono un segnale. Arrivato nel giorno in cui anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto si è speso a difesa dell’ipotesi in un’intervista al Corriere della Sera. Anche se dalle parti di FdI si ribadisce comunque che non si tratta di una priorità, né di un tema del programma.Il disegno di legge della Fondazione EinaudiIl disegno di legge della Fondazione Luigi Einaudi prevede una modifica dell’articolo 68 per ripristinare la vecchia immunità parlamentare riscritta in senso restrittivo nel 1993, dopo Tangentopoli. Ritornerebbe pertanto la clausola che «nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale, senza una autorizzazione della Camera alla quale appartiene».Loading…La modifica costituzionale del 1993L’attuale articolo 68 prevede solo che «senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza». Sull’onda di Tangentopoli e della crisi della Prima Repubblica si è ristretto il perimetro di operatività dell’articolo. Fino alla riforma del 1993, infatti, l’articolo 68 della Costituzione prevedeva un’immunità più ampia. Con il Parlamento che doveva autorizzare anche l’avvio delle indagini su un parlamentare e il suo arresto in attuazione di una condanna definitiva.Maggioranza divisa«E’ una questione sulla quale una certa destra ha sempre fatto battaglia», quindi «ho dei dubbi sull’idea di ripristinarla», ha ribadito la linea Riccardo De Corato, vice presidente di FdI della commissione Affari Costituzionali della Camera. Ma Lega ed FI sono comunque in pressing. «Penso sia assolutamente utile affrontare questo dibattito con massima serenità per il bene del Paese», ha insistito il sottosegretario Ostellari. E «il fatto che si sia aperto il dibattito» anche se accademico, ha evidenziato Romeo, «è un passo in avanti verso quella che dovrebbe essere l’indipendenza delle politica». E a chi gli chiede dell’intervista del ministro Crosetto sul tema e della contrarietà di FdI al ripristino dell’immunità replica: «è un tema trasversale, non di appartenenze politiche». «E’ una tematica storica – ha sottolineato Gasparri – di difficile soluzione ed è bene che sia una fondazione culturale che pone il tema». LEGGI TUTTO
POLITICA
Dazi Usa, Meloni: “Scelta sbagliata, ma non è una catastrofe”
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Meloni: i dazi Usa una scelta sbagliata ma non è una catastrofe. Orsini: no al panico, reagiamo uniti in Europa
Elezioni sindaci, emendamento anti ballottaggio del centrodestra. Opposizioni insorgono