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Mattarella: “Minacce da uso spregiudicato Spazio. Processi decisionali Ue non rinviabili”
“Il mondo dello spazio aereo e la sua difesa è in rapida evoluzione. Le modifiche militari, la grande trasformazione in corso, lo sviluppo di velivoli di sesta generazione, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari, le crescenti minacce che derivano da un uso spregiudicato del dominio spaziale, sono tutti elementi che rappresentano sfide che non possono essere eluse”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale il capo stato maggiore dell’Aeronautica militare, il generale di squadra aerea Luca Goretti, in occasione del 102esimo anniversario dalla fondazione del corpo.
“Epoca di profonde trasformazioni”
“Viviamo un’epoca di profonde trasformazioni geopolitiche, tecnologiche, strategiche che confermano la necessità di professionalità e prontezza. Le tensioni globali, la competizione – piuttosto caotica, in verità – tra potenze per il dominio nel mondo, in attesa di risolvere il conflitto convenzionale in Europa, le nuove minacce ibride dalla guerra cibernetica all’uso strategico dello spazio stanno alterando il contesto di regole faticosamente costruito dalla comunità internazionale dopo la seconda guerra mondiale”, ha aggiunto Mattarella.“Processi decisionali Ue non più rinviabili”
In questo contesto, secondo il capo dello Stato, “appare essenziale una riflessione sul nuovo contesto strategico internazionale che naturalmente richiederà conseguenti processi decisionali. Vale per le decisioni nel contesto dell’Alleanza atlantica e vale per le decisioni nell’Unione europea che non sono più rinviabili”. “Guardiamo al futuro – ha aggiunto – con la consapevolezza che l’aeronautica militare continuerà ad essere una colonna fondamentale per la difesa nazionale”. LEGGI TUTTOMeloni ai penalisti: carriere separate per giusto processo. Anm: sconcerta ipotesi di togliere polizia giudiziaria a pm
Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di lettura«La riforma costituzionale sulla giustizia punta a raggiungere un obiettivo di sistema e che finora il sistema non ha raggiunto. L’art. 111 della Costituzione ci dice che “il giusto processo” è quello che si “svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. Il giusto processo si attua, in contradditorio, davanti ad un giudice che non deve solo essere terzo, ma che deve anche apparire terzo». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, nell’incontro con l’Unione Camere penali a Palazzo Chigi: “È esattamente ciò che intendiamo fare noi con questa riforma, che prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica e che punta a garantire una vera parità processuale fra accusa e difesa».Penalisti dopo incontro con Meloni: vada avanti con la riforma«Abbiamo fatto un incontro molto approfondito toccando tutti i temi che riguardano la riforma costituzionale della separazione delle carriere, abbiamo evidentemente invitato il governo ad andare avanti senza tentennamenti sulla via di questa riforma fondamentale, che restituisce ai cittadini il giusto processo attraverso l’istituzione finalmente di quel giudice terzo che è scritto nella nostra Costituzione all’articolo 111 ma di fatto non è mai stato realizzato». Così il presidente dell’Unione delle camere penali, Francesco Petrelli, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con la premier.Loading…L’incontro con l’Associazione nazionale magistrati è previsto per le ore 15,30. Sarà l’occasione per affrontare il tema legato alla riforma della giustizia (provvedimento ora al Senato dopo l’approvazione delle Camere a gennaio) che prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti (e due distinti organi di autogoverno).Si chiede chiarezza sul togliere polizia giudiziaria ai pmPotrà essere l’occasione giusta per fare chiarezza sulla presunta intenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio di togliere ai pm la guida della polizia giudiziaria per le inchieste. «Magari è una cosa priva di fondamento – commenta Cesare Parodi, presidente dell’Anm – ma se non fosse così ci preoccuperebbe ancora di più perché dà concretezza a quelli che erano i nostri timori. Ma mi chiedo: gli avvocati che difendono le garanzie dei cittadini su questa prospettiva del ministro, se è vera, non hanno nulla da dire? Va bene a tutti o siamo solo noi ad essere perplessi oppure la classe forense qualche motivo di preoccupazione dovrebbe averlo? Non lo so, ma io mi aspetto che gli avvocati – se la cosa fosse confermata – qualcosa dicano perché il tema non è affatto secondario».L’ipotesi del Ministro della Giustizia di togliere il controllo dei pm sulla polizia giudiziaria risulterebbe un provvedimento anticostituzionale: «Ho sentito molti colleghi e sono un misto tra stupiti e sconcertati: questa indicazione, così generica, sembrerebbe in palese contrasto con una norma della Costituzione che non è oggetto della riforma ovvero l’articolo 109 la quale dice che l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria». Così il presidente Cesare Parodi, durante un intervista, ha mostrato il suo timore riguardo l’intenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio di togliere ai pm la guida della polizia giudiziaria per le inchieste. «Se ne parlerò domani con Meloni? Non è un tema previsto ma – spiega – è talmente delicato che mi augurerei un chiarimento, perché tutti i colleghi se lo aspettano. Non era previsto nella riforma e avvalora la nostra tesi sul problema della separazione delle carriere». LEGGI TUTTO
Caso Santanchè, la Camera respinge la mozione di sfiducia. La ministra: sulle dimissioni rifletterò da sola
«Su cassa Covid ho difeso solo posti di lavoro»Quanto all’accusa di truffa per la cassa integrazione Covide, ha affermato Santanchè, «il mio coinvolgimento nella vicenda si è limitato a decidere, come praticamente quasi la totalità delle aziende italiane, di accedere a tale beneficio a tutela della salvaguardia e dei posti di lavoro. Comunque non toccherà a questo Parlamento decidere, io ho fiducia nella magistratura e vedremo il proseguo».«Non vorrei mai essere problema» e FdI applaude SantanchèApplauso dai banchi di FdI nell’Aula della Camera quando la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha detto durante la replica (prima del voto della mozione di sfiducia): «Non vorrei mai essere un problema».FdI,apprezzate parole Santanché e disponibilità dimissioniUn passaggio apprezzato dal vicepresidente di FdI alla Camera, Massimo Ruspandini che ha ringraziato «per quello che ha chiaramente detto al termine del suo intervento e cioè che, qualora venga malauguratamente rinviata a giudizio per la vicenda Inps, farebbe prevalere il cuore alla ragione e lascerebbe il suo incarico governativo per amore e rispetto di FdI e del presidente del Consiglio».«Chi ruba nasconde e le mie borse non le nascondo»La ministra ha parlato anche della vicenda due due borse Hermès, risultate poi false, regalate a Francesca Pascale quando era la fidanzata di Silvio Berlusconi: «Nelle mie borse non c’è paura e lo dico con chiarezza: non ho nessun problema a dirlo qua in un’Aula del Parlamento: ebbene sì, ho una collezione di borse. Mio padre mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde e io non ho nulla da nascondere».Conte: state difendendo l’indifendibileNella dichiarazione di voto il leader M5s Giuseppe Conte ha attaccato: «Credo che questo Parlamento avrebbe dovuto occuparsi di altro, sono sconcertato che ci troviamo ore a ore a parlare di una questione che non doveva sorgere e una volta sorta andava affrontata e risolta. State difendendo l’indifendibile, la ministra Santanché è accusata di falso in bilancio e truffa sui fondi Covid. Vi siete impegnati a fare da scudo alla ministra mentre dovreste farlo ai tanti imprenditori che stanno vivendo sulla loro pelle il tracollo industriale, loro non sono accusati non hanno commesso truffe ai danni dello Stato ma non hanno santi in paradiso non sono amichetti di Giorgia Meloni». LEGGI TUTTO
Il piano di riarmo europeo spacca il governo e divide i partiti
Ascolta la versione audio dell’articolo3′ di letturaIl piano “ReArm Europe” proposto dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che dovrebbe mobilitare 800 miliardi di euro in ambito militare spacca le coalizioni politiche italiane, a partire dalla maggioranza che sostiene il governo. Non solo: crea distinzioni all’interno degli stessi partiti, come accade nel Partito democratico.Le distanze nella maggioranzaSul fronte del centrodestra la contrarietà del segretario della Lega Matteo Salvini è netta: «È il paradosso europeo – dice il vicepremier -: non si poteva investire un euro in più per sanità e scuola, mentre ora si possono spendere 800 miliardi per la difesa comune? Se oggi avessimo un esercito europeo, Francia e Germania ci avrebbero già mandato in guerra». Bocciatura del piano von der Leyen da parte del ministro dell’Economia ed esponente della Lega Giancarlo Giorgetti per il quale la difesa e sicurezza europea «implica un programma ragionato meditato di investimenti in infrastrutture militari che abbiano un senso, e non fatto in fretta e furia senza una logica».Loading…Di parere opposto l’altro vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani: «Noi siamo sempre stati a favore della difesa europea, era il grande sogno di De Gasperi e poi di Berlusconi e se adesso si concretizza questo sogno non può che essere un fatto positivo». Quanto al giudizio di Giorgetti il ministro dell’economia dice :«Quella è l’opinione di Giorgetti, a me invece pare essere un buon piano che dovremmo applicare e studiare, io certamente lo sostengo». Per un’esponente azzurra come la senatrice Licia Ronzulli, però, «c’è stato un errore di comunicazione da parte della Commissione europea. Credo che von der Leyen abbia sbagliato totalmente l’utilizzo della parola “riarmo”, bastava chiamarlo “Defend Europe” e non “Rearm Europe”.La prudenza della premierLa premier Giorgia Meloni è restata prudente: ha preso posizione solo al termine del Consiglio europeo del 6 marzo.Cautela perciò dal suo partito, Fratelli d’Italia. A parlare è stato Fabio Rampelli, che ha commentato la bocciatura del piano Ue di riarmo da parte del ministro dell’Economia: «La parola “armi”, dopo decenni di finto e ipocrita pacifismo, è diventata impronunciabile in Italia». Rampelli, con la sua dichiarazione, sostiene il Governo «Italia ed Europa sono state difese dalle testate nucleari americane, non dai sit-in arcobaleno, abbiamo partecipato alle missioni di pace con gli eserciti, non con i cortei». Più sei forte più puoi costruire la pace, sarebbe l’idea del vice presidente della Camera: «Si chiama “deterrenza”, più sei indifeso e più sei preda di chi ha intenzioni ostili. Più sei forte più puoi costruire la pace. Lo dimostrano gli Usa in queste ore: possono far cessare le ostilità perché sono una potenza militare, altrimenti non se li filerebbe nessuno». LEGGI TUTTO
Meloni alla Camera: “Cercare di rendere ReArm Europe più sostenibile”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista della riunione del Consiglio europeo in programma per il 20 e il 21 marzo, è alla Camera per la discussione sulle sue comunicazioni. A seguire, il voto finale sulle risoluzioni presentate dai gruppi parlamentari. La premier ieri, 18 marzo, aveva già dato le sue comunicazioni in Senato. E oggi, nel suo intervento, ha sottolineato: “L’Europa si deve occupare meglio di meno cose”. Poi, sul piano ReArm Europe, ha spiegato che sarà cruciale “favorire gli investimenti privati”. Mentre su Trump e sulle sue iniziative per la pace in Russia e Ucraina, Meloni ha commentato: il presidente Usa “è un leader forte”. Dure le proteste in Aula dai banchi dell’opposizione, dopo che la premier ha letto – rivolgendosi al centrosinistra – il manifesto di Ventotene. La seduta, sospesa due volte, ricomincerà alle 16.15.
Meloni cita Manifesto di Ventotene: “Non è la mia Europa”. Bagarre
“Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia”, ha detto la premier che, in conclusione della sua replica, ha citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, rivolgendosi alle opposizioni. “Non mi è chiarissima neanche la vostra idea di Europa, perché nella manifestazione di sabato a piazza del Popolo e anche in quest’aula è stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene: spero non l’abbiano mai letto, perché l’alternativa sarebbe spaventosa”, ha detto Meloni. Dopo queste dichiarazioni è scaturita la bagarre in aula, con il centrosinistra che fischiava e il centrodestra che, invece, applaudiva.
“Dal colloquio Trump-Putin primissimi spiragli”
Molti i temi affrontati dalla premier durante il suo intervento. Fra questi, anche i tentativi di arrivare a una pace tra Ucraina e Russia. Ieri c’è stata “una lunga conversazione tra il presidente Donald Trump e il presidente Vladimir Putin: tra i punti discussi c’è l’ipotesi di un parziale cessate il fuoco limitato alle infrastrutture strategiche”, ha detto Meloni. Si tratta di “un primissimo spiraglio che va nel senso di quanto concordato a monte tra Trump e Zelensky” a Gedda.
“Cerchiamo di rendere ReArm più sostenibile”
Poi, passando al piano ReArm Europe, la premier ha spiegato: “La posizione del governo è chiara, noi abbiamo fatto le nostre valutazioni, il governo aveva chiesto lo scorporo delle spese difesa dal calcolo del Patto di stabilità. Oggi però non possiamo non porre il problema che l’intero Piano presentato dalla presidente della Commissione Ue von der Leyen si basa quasi completamente del debito nazionale
degli Stati”. “È la ragione per cui stiamo facendo altre proposte”, ha aggiunto, “perché ci aiuta scomputare le spese, però dall’altra parte una priorità deve essere favorire gli investimenti privati su questa materia. Con Giorgetti – ha aggiunto – abbiamo elaborato una proposta che ricalca l’Invest Eu, con garanzie europee per investimenti privati e cerchiamo di rendere questo piano maggiormente sostenibile. Ma la posizione mi pare chiara”.
L’intervento di ieri al Senato
Meloni ieri al Senato aveva già sottolineato che “è importante che questo Consiglio europeo segni passi avanti concreti per vincere la sfida della competizione e non condannarci a essere gregari”. L’obiettivo deve essere “assicurare un percorso di decarbonizzazione sostenibile per le nostre imprese e i nostri cittadini per risolvere il divario e ridurre le nostre troppe e troppo pericolose dipendenze strategiche”, ha aggiunto sottolineando la necessità di rinunciare “agli eccessi ideologici che abbiamo purtroppo visto in passato”. LEGGI TUTTO
POLITICA
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