More stories

  • in

    La mossa disperata del ghepardo

    Un gruppo di ghepardi tenta di cacciare un orice

    Riuscirà questo ghepardo a scampare alla furia della zebra?

    I primi passi di un pulcino di oca facciabianca

    Invadere il territorio dei leoni può essere molto pericoloso

    Giornata degli ippopotami: sfida selvaggia contro i leoni LEGGI TUTTO

  • in

    La straordinaria capacità rigenerativa degli alligatori sorprende gli scienziati

    La cosa che ha incuriosito Kusumi è che sembrava che fosse ricresciuta dopo essere stata recisa. La capacità di rigenerare la coda è stata documentata in diversi rettili, tra cui il geco e l’iguana, Ma non era mai stata riscontrata negli alligatori del Mississippi, che possono raggiungere quasi quattro metri di lunghezza e per i quali la coda è indispensabile per l’equilibrio e il movimento in acqua.
    Le analisi eseguite da Kusumi e dai suoi colleghi hanno confermato che quella coda era in effetti ricresciuta. Il team ha potuto esaminare la coda ricresciuta di altri tre alligatori. Questa ricerca, descritta in un articolo pubblicato a novembre su Scientific Reports, ha rivelato che i giovani alligatori hanno la capacità di rigenerare la coda fino a ventitré centimetri.
    “Eravamo entusiasti. Sapevamo di avere qualcosa di veramente interessante tra le mani”, afferma la biologa e coautrice Jeanne Wilson-Rawls.
    Adesso gli alligatori sono gli animali più grandi conosciuti con questa capacità rigenerativa. La scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a capire come questa capacità si sia evoluta e funzioni, e forse contribuire alla ricerca sulla medicina rigenerativa nell’uomo.
    Due code diverse
    Tutti gli animali sono in grado, in una certa misura, di riparare lesioni e ferite attraverso un processo rigenerativo, ma a livelli diversi. I mammiferi, ad esempio, sono in grado di rigenerare piccole parti di pelle, vasi sanguigni e nervi secondari, ma non possono sostituire gli arti. Altri animali, come l’axolotl, una specie di salamandra messicana, non solo possono rigenerare ossa e tessuto organico, ma sono in grado anche di sostituire gli arti persi con un elevatissimo livello di precisione.
    Diverse specie di rettili possono far ricrescere la coda, ma la parte rigenerata non sempre possiede le stesse caratteristiche dell’originale. Ad esempio, quando un anolide della Carolina “sgancia” la coda per sfuggire a un predatore, poi ne rigenera una con la cartilagine al posto dell’osso. La rigenerazione delle ossa richiede molto più tempo ed energia rispetto alla cartilagine, quindi questo potrebbe essere un processo vantaggioso in termini evolutivi.
    Il team di Kusumi ha esaminato in tutto quattro code rigenerate di alligatore del Mississippi, prelevate da alligatori pericolosi che sono stati soppressi dal Louisiana Department of Wildlife and Fisheries (il dipartimento che ha inviato il “misterioso” pacco) e tutte appartenenti a giovani esemplari.
    Per esaminare l’anatomia delle code, i ricercatori hanno utilizzato i raggi X, l’imaging a risonanza magnetica e la buona vecchia tecnica di dissezione. Hanno stabilito che nell’ambito delle capacità rigenerative, gli alligatori si posizionano tra le lucertole e i mammiferi.
    “Abbiamo riscontrato molte similitudini tra le code rigenerate di alligatori e quelle delle lucertole, tra cui la presenza di tessuto cartilagineo, lo schema delle scaglie e la [non corrispondente] colorazione. Abbiamo osservato anche la ricrescita di nervi e vani sanguigni periferici”, afferma Cindy Xu, autrice principale dello studio e dottoranda appena laureata dell’Università statale dell’Arizona che adesso studia i processi di rigenerazione e riparazione di tendini presso il Massachusetts General Hospital.
    “Ma quello che ci ha davvero sorpresi dell’alligatore è stato che non c’erano evidenze di ricrescita del muscolo scheletrico”, afferma Xu. Il muscolo scheletrico facilita il movimento del corpo; non ci aspettavamo che questo tipo di muscolo mancasse, aggiunge, perché le lucertole e anche alcuni mammiferi hanno la capacità di rigenerarlo.
    Il motivo della mancanza del muscolo scheletrico nella coda di questi alligatori non è chiaro ai ricercatori, ma si ipotizza che abbia a che fare con la preservazione dell’energia.
    “La ricrescita dei tessuti è molto dispendiosa in termini di energia”, afferma Xu. “Se si concentrano tutte le energie per ricostruire perfettamente una struttura, queste mancheranno poi per altri processi più essenziali come quelli dello sviluppo complessivo”.
    La resistenza degli alligatori
    Kusumi e i suoi colleghi sono stati i primi a confermare la capacità rigenerativa degli alligatori del Mississippi, ma esperti come Adam Rosenblatt, biologo presso la University of North Florida, ipotizzavano da tempo che i giovani alligatori potessero rigenerare la coda.
    “Ho osservato il fenomeno di rigenerazione della coda di cui tratta la loro ricerca in alligatori e altre specie correlate in natura”, afferma Rosenblatt. “Gli alligatori sono una specie davvero resiliente. Sono strutturati per resistere ai danni sia a livello fisico che del sistema immunitario”.
    Nonostante siano più resistenti della maggior parte degli altri animali, da giovani sono vulnerabili, afferma Rosenblatt: “Sono presenti sul menù di praticamente ogni predatore”, inclusi uccelli, procioni e persino altri alligatori, aggiunge, e la perdita anche parziale della coda potrebbe compromettere la loro abilità di cacciare o di sfuggire ai predatori.
    Per gli alligatori la capacità di rigenerare la coda “rappresenta senza dubbio un vantaggio in termini di prestanza fisica”, afferma Rosenblatt.
    Per ora questa capacità è stata riscontrata solo in esemplari giovani, ma è possibile che venga conservata anche in età adulta, afferma Kusumi: “I nostri collaboratori non hanno mai visto esemplari adulti con la coda rigenerata, ma ciò non significa che non ne esistano”.
    La prossima rigenerazione
    La scoperta che un rettile delle dimensioni di un giovane alligatore possa rigenerare la propria coda ha sollevato nuovi interrogativi sulla predominanza di questa caratteristica tra le 27 specie di coccodrilli, alligatori, caimani e gaviali, afferma Rosenblatt.
    “Sarebbe interessante sapere quante di queste specie possiedono questa capacità”, aggiunge. Un approfondimento in questo senso potrebbe aiutare gli scienziati anche a capire meglio l’evoluzione di questo fenomeno negli uccelli e nei dinosauri.
    “L’antenato di dinosauri e alligatori ha questa caratteristica, ma gli uccelli no, quindi la domanda è: quando è andata persa?” continua Kusumi. “I dinosauri avevano questa capacità rigenerativa? Questa è ancora una domanda senza risposta”.
    La scoperta della rigenerazione della coda negli alligatori potrebbe anche contribuire alla ricerca sulla capacità rigenerativa di tessuti o parti del corpo nell’uomo.
    “Fino ad oggi, gli animali esaminati per studiare la rigenerazione erano relativamente piccoli rispetto all’uomo”, afferma Xu. “L’alligatore ha dimensioni più grandi, e questo potrebbe aiutarci a comprendere come grandezza e massa corporea possano influire sulla capacità rigenerativa”. LEGGI TUTTO

  • in

    Il fascino selvaggio delle tigri: queste foto catturano la loro potenza e maestosità

    “Non abbiamo motivo di usare parti del corpo di una specie in pericolo” ha detto Winter, “l’unico modo per entrare in contatto con la forza e l’energia di una tigre è guardarla negli occhi”.
    Winter ha trascorso anni fotografando le tigri in tutta l’Asia. Passa più tempo tra le tigri che con qualsiasi altro animale sulla faccia della Terra. In questa intervista, Winter ci parla del suo amore per le tigri e dell’urgente necessità di proteggerle.
    Cosa ti affascina di più delle tigri?
    Le tigri hanno una loro particolare maestosità. Quando ne guardi una negli occhi non puoi altro che rimanerne impressionato ed emozionato. Io sono stato abbastanza fortunato da vederle in luoghi in cui è ancora possibile avvistarle, oltre a vederle in luoghi in cui si riesce solo a fotografarle con telecamere nascoste.
    Quali sono le difficoltà che si incontrano nel fotografare le tigri?
    Non abbiamo bisogno di immagini graziose. Le immagini che suscitano tenerezza non salveranno le tigri. Abbiamo già tante immagini delle tigri, ma come possiamo mostrare questi animali sotto una luce diversa? Il mio obiettivo è catturare immagini che la gente non ha mai visto prima. Se l’immagine che scatto stimola chi la guarda, allora ho ottenuto l’effetto desiderato. È un passo verso il portare l’opinione pubblica a non dimenticare questa magnifica specie.
    Puoi descrivere cosa si prova a vedere una tigre nel suo ambiente naturale, nella giungla?
    Ti lascia senza fiato. Prima di tutto per via della sua mole, dei colori, delle sue tipiche strisce. Ma soprattutto è per via degli occhi, dello sguardo. Gli occhi della tigre sono penetranti, ti scrutano dentro. Quando sei nella foresta e ti giri e ne vedi una, o ne senti il ruggito, ti lascia senza parole.
    Qual è la storia che vuoi raccontare con le tue foto?
    Beh, mi piacerebbe riuscire a creare una sorta di collegamento emotivo e viscerale tra lo spettatore e le fotografie. Perché alla fine questi felini sono in pericolo. Vorrei che le persone si sentissero coinvolte, che avessero a cuore il futuro di questi animali. Le prossime generazioni si meritano di vivere in un modo in cui le tigri ci sono ancora; questi animali sono minacciati per motivi ridicoli, per l’avidità dell’uomo. La loro uccisione per produrre il vino di ossa di tigre, per usarne le pelli per l’arredamento, per i medicinali a base di ossa di tigre, è una pratica sbagliata e deve essere fermata. Quindi spero che le mie immagini suscitino curiosità, la voglia di saperne di più. Le tigri non stanno bene, ma so che possiamo salvarle. LEGGI TUTTO

  • in

    La bellezza delle tigri

    Published 17 feb 2021, 14:21 CET

    Una madre riposa con il suo cucciolo di due mesi nel Parco nazionale di Bandhavgarh, dove, contrariamente alla tendenza globale, i gestori del parco sono riusciti a far aumentare il numero delle tigri. Gli indennizzi per le vittime dei grandi felini al di fuori del parco rappresentano una parziale consolazione per gli abitanti dei villaggi.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre guarda in direzione della fotocamera nascosta che ha attivato cacciando nelle prime ore del mattino nelle foreste del nord di Sumatra, in Indonesia. Le tigri vivono in molti habitat diversi, dal gelo dell’Himalaya alle paludi di mangrovie tropicali in India e in Bangladesh.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una fotocamera nascosta immortala delle giovani tigri che si rinfrescano in una pozza d’acqua nel Parco nazionale di Bandhavgarh. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre illuminata da una fototrappola posizionata su un albero nel Parco nazionale di Kaziranga in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una fotocamera a controllo remoto cattura una tigre indocinese in una foresta di bambù. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Ecco a voi Smasher, l’esemplare maschio sullo sfondo. Smasher significa “distruttore”: Steve Winter ha dato questo nome al giovane esemplare – che nella foto si sta rinfrescando in una pozza d’acqua nel Parco nazionale di Bandhavgarh – dopo che a forza di zampate ha messo fuori uso la fotocamera automatica. Si ipotizza che entrambe queste tigri abbiano ucciso delle persone, e Smasher ora si trova in cattività. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    La trappola a laccio di un bracconiere è costata a questo cucciolo di sei mesi la zampa anteriore destra, e la libertà. L’arto è stato amputato dopo che l’animale è rimasto irretito in una trappola nella provincia di Aceh, in Indonesia. Incapace di cacciare per procurarsi il cibo, la tigre ora vive in uno zoo sull’isola di Java. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre nel Parco nazionale di Kaziranga 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un maschio di tigre nella giungla della Riserva della tigre di Bandhavgarh. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Due fratelli quasi adulti nel gioco si allenano affinando quelle che saranno poi le loro tecniche di lotta. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre cammina tra le mangrovie nella regione delle Sundarbans, in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre si infila nell’apertura di un recinto nel Parco nazionale di Bandhavgarh, in India. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Una tigre mimetizzata nell’erba alta punta un cucciolo di elefante asiatico. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un trio di cuccioli di tigre di 14 mesi. 

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION

    Un maschio di tigre del Bengala si sofferma nel fiume sentendo il ruggito di un’altra tigre.

    Fotografia di STEVE WINTER, NAT GEO IMAGE COLLECTION LEGGI TUTTO

  • in

    Il “camaleonte nano” potrebbe essere il rettile più piccolo del mondo

    Finora gli scienziati hanno osservato solo due esemplari, un maschio e una femmina, entrambi catturati nel 2012 durante una spedizione sul massiccio del Sorata, un gruppo di fresche montagne piovose.
    I ricercatori ipotizzano che questo camaleonte nano possa essere il detentore del titolo di rettile più piccolo del mondo. Il concorrente a lui più vicino è una minuscola specie di camaleonte chiamata Brookesia micra, scoperta nel 2012 e apparsa in una fotografia che ne ritraeva un esemplare posato sulla punta di un fiammifero.
    “Può sembrare esagerato focalizzarsi su una differenza di pochi millimetri”, afferma Scherz “ma quando quei pochi millimetri rappresentano il 2% o 3% delle dimensioni totali del tuo corpo, la differenza diventa più macroscopica”.
    “Gran parte della scienza viene scritta da piccoli passi graduali come questi”, aggiunge Scherz.
    Il fatto che siano stati trovati solo due esemplari rende difficile la categorizzazione della scoperta. È possibile che altri camaleonti di questa specie siano più grandi o più piccoli, proprio come gli esseri umani possono avere altezze diverse. Anzi, gli scienziati sono già a conoscenza del dimorfismo sessuale di questa specie: le femmine hanno dimensioni maggiori rispetto ai maschi.
    Inoltre è difficile determinare se un animale così piccolo sia davvero un adulto, afferma Scherz. Fortunatamente, dall’analisi dell’esemplare femmina sottoposto a scansione con tecnologia micro CT, sono state trovate evidenze di ovuli nelle ovaie. “Sono corso al piano di sopra e ho detto ‘Guarda, abbiamo la conferma!’” ricorda Scherz.
    Determinare l’età del camaleonte maschio è un po’ più complesso e richiede un esame accurato dei genitali dell’animale. Da giovani, i genitali maschili – noti come emipeni – assomigliano a dei palloncini lisci, ma con la crescita diventano più complessi e rifiniti. Non presentando “palloncini lisci”, questo probabilmente non è un esemplare giovane, afferma Scherz. I camaleonti appartenenti alle specie più piccole hanno genitali relativamente grandi in confronto alle specie che hanno dimensioni maggiori, aggiunge.
    “La femmina è sicuramente un esemplare adulto”, afferma Tony Gamble, biologo dell’evoluzione che studia i gechi nani presso la Marquette University, che non è stato coinvolto nello studio. “E sembra probabile che anche il maschio lo sia”.
    Quanto si può essere piccoli?
    A prescindere dalla tenerezza che suscita, gli scienziati affermano che la scoperta di questa ulteriore specie di piccolissimi camaleonti apre tutta una serie di considerazioni sui limiti delle piccole dimensioni nei vertebrati.
    Ad esempio, il B. nana è molto più piccolo dell’uccello o mammifero più piccolo, afferma Scherz, ma esistono rane che invece hanno dimensioni ancora più ridotte.
    Esiste però un limite a quanto piccolo può essere un rettile. Si tratta in parte di un problema di area della superficie corporea, afferma Gamble: può sembrare un controsenso, ma nelle creature più piccole si tende ad avere un rapporto maggiore tra l’area della superficie e il volume, rispetto alle creature più grandi. E maggiore è questa proporzione, più l’animale è vulnerabile alla perdita dell’acqua.
    “Sembra che ci sia un limite anche allo spazio che deve contenere tutto il necessario”, afferma Gamble. Molte creature piccole hanno dimensioni del cranio ridotte od ossa sovrapposte, e alcune perdono intere strutture nel corso del processo evolutivo.
    “È come trasferirsi da una grande casa a un piccolo appartamento senza liberarsi di niente. La roba da qualche parte deve essere messa”, afferma Gamble.
    Il B. nana deve stare attento
    Sfortunatamente, il futuro di questo piccolo camaleonte è oscuro. Le foreste della montagna in cui sono stati trovati i due rettili si trovano già in uno stato di degrado avanzato, afferma Rakotoarison.
    Molte delle persone che vivono in questa regione non possono permettersi di comprare riso o carne, afferma Scherz. Povertà e crescita demografica hanno portato al disboscamento della foresta pluviale per fare posto ad agricoltura e allevamento di bestiame; secondo la NASA la deforestazione ha trasformato il 94% circa dei territori una volta boschivi del Madagascar.
    Con un piccolo areale e le minacce al suo habitat, questa nuova specie di camaleonte con ogni probabilità si è già conquistata lo status di specie in pericolo critico nella lista del gruppo di conservazione IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura). La buona notizia è che il massiccio del Sorata è stato recentemente incluso in una nuova area protetta del Madagascar.
    “È facile dire ‘Spero davvero che la deforestazione di questa zona si fermi’”, afferma Scherz, “ma fino a quando il futuro economico del Madagascar non cambierà, non c’è speranza per le specie di fauna selvatica, perché le persone devono mangiare”.
    Tuttavia ogni nuova scoperta ricorda agli scienziati e all’opinione pubblica che il Madagascar è un’isola ricchissima di biodiversità, afferma Gamble.
    E aggiunge: “Penso che il motivo per cui storie come questa attirano la nostra attenzione e colpiscono la nostra immaginazione è che ogni volta che viene fatta una scoperta del genere ci rendiamo conto di quanto la natura sia variegata e continui a stupirci”. LEGGI TUTTO