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    Bolzano, si torna a scuola nella capitale dei prof no vax

    ROMA – E’ un bel problema fare la capofila, stavolta. L’Alto Adige, con la sua Bolzano, provincia autonoma e fiera della diversità e delle tre lingue parlate e insegnate, apre la scuola italiana – questa mattina alle 8 – con un dato che mette i brividi, e un po’ sconcerta. Al 3 settembre, ultimi numeri disponibili, docenti, bidelli e amministrativi che avevano iniziato il ciclo vaccinale erano il 63,11 per cento, trenta punti sotto la media del Paese, dodici in meno della provincia gemella, Trento, anche lei autonoma. “E’ una vecchia questione che riguarda la cultura delle valli alpine”, spiega la dirigente scolastica Laura Cocciardi, “il sospetto verso ogni tipo di vaccinazione”. In particolare il fenomeno no vax riguarda l’interno di lingua tedesca e si ritrova simile nelle confinanti valli dell’Austria.

    Il macrodato, mercoledì scorso, si è fatto carne e ossa. Centotrentotto lavoratori della scuola del’Alto Adige, a vario titolo, non hanno preso servizio. Settantotto delle scuole tedesche. Venti supplenti si sono autolicenziati, cercheranno altri modi per vivere. Cinquanta insegnanti di ruolo, un amministrativo e sette collaboratori scolastici non si sono presentati.

    Se la questione tedesca è predominante, e si vede da tempo anche nelle percentuali delle vaccinazioni obbligatorie di bambini e adolescenti, l’anti-epatite, la pertosse, nel corpaccione no vax di questo Nord-Est non mancano gli italiani adulti e lavoratori della scuola: venti insegnanti precari degli istituti di lingua nazionale non hanno rinnovato il contratto, altri venti non hanno presenziato il Green Pass Day di mercoledì e venti tra docenti e bidelli si sono messi in aspettativa. Due di loro hanno persino chiamato i carabinieri: “Non ci vogliono fare entrare senza certificato verde”. Dal “112” hanno risposto: “Ci spiace, non è di nostra competenza”.

    “Nelle valli la cultura dei vaccini è scarsa”

    La campagna generale anti-Covid, in Alto Adige, ha raggiunto solo il 57 per cento delle persone sopra i dodici anni, contro il 63,9 della media nazionale. Il presidente Arno Kompatscher, uomo della Südtiroler Volkspartei, si è sbracciato per chiedere un rientro a scuola in sicurezza e in estate ha inviato nelle vallate gli autobus per le vaccinazioni sul posto, “come una volta si faceva con l’arrotino”, annota la dirigente Cristina Crepaldi alla guida del classico linguistico Giosuè Carducci, un dieci per cento di prof non vaccinati.

    I risultati, però, sono stati deludenti. “Il dato dei docenti senza copertura è preoccupante e creerà problemi”, ancora la preside Cocciardi, Liceo artistico e musicale Giovanni Pascoli. “Rischiamo numeri superiori al resto d’Italia sui contagi, nuovi problemi per la didattica in presenza e un impegno sfibrante per gestire gli insegnanti che per entrare a scuola si affideranno a tamponi realizzati ogni 48 ore. Dovremmo recuperare didattica e apprendimenti”, spiega, “ma ormai le scuole sono un crocevia di cento altre faccende. Nel mio istituto, novecento studenti, centoventi insegnanti, quaranta Ata, faremo centossessanta controlli tutti i giorni. Immagino code fuori dal portone, in attesa di una piattaforma ministeriale di cui, ad oggi, non abbiamo notizie”. Si attende, tra l’altro, una delibera provinciale che, recependo un parere positivo europeo, preveda test nasali in autosomministrazione per i docenti no vax che vogliono rientrare in classe.

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    Lo scorso anno la Provincia autonoma di Bolzano ha gestito la pandemia in proprio. Con misure diverse e risultati spesso in controtendenza. Tra dicembre 2020 e gennaio 2021 “siamo stati il cuore rosso dell’Europa”. Lo ricorda la Crepaldi a proposito del numero di infetti che ha colpito queste valli con 534 mila abitanti e 90 mila studenti (65.481 iscritti nelle scuole di lingua tedesca, 22.003 negli istituti in lingua italiana, 2.960 in quelli in lingua ladina). L’atteggiamento anti-vaccino, in particolare da parte di chi ha idioma e cultura tedesca, sulle strade si è manifestato con adunate di poche decine di riottosi. “E’ più un silenzioso sospetto antiscientifico”, dice ancora la dirigente Laura Cocciardi, “un’incapacità a selezionare le informazioni corrette ai tempi di internet”. Che ne siano vittime anche docenti, professionisti della conoscenza, “colpisce e fa male”. Più che un nuovo motivo per un’altra tensione italiani-tedeschi, il mondo della scuola dell’Alto Adige legge questa renitenza al vaccino come “un contrasto tra chi ha fatto il suo dovere di cittadino e chi no”.

    “Oggi la prova del fuoco”

    Marco Fontana, dirigente del comprensivo Bolzano Europa 2 (elementari e medie), presidente dell’Associazione nazionale presidi della provincia (scuole in lingua italiana), vuole essere ottimista: “Oggi c’è la prova del fuoco, la tenuta del nostro sistema. Abbiamo il polso della situazione, crediamo che l’inizio dell’anno andrà bene. I dissidenti faranno i tamponi da farmacia, 15 euro. Gli altri, coloro che si sono rifiutati di produrre il Green Pass e non presenteranno il tampone, dovranno affidarsi a un avvocato”.

    Ci sono 577 istituti scolastici, in tutto il territorio. La concentrazione di scuole più alta, ovviamente, è a Bolzano: 71. Gli studenti, anche in Alto Adige, stanno rispondendo in massa alla chiamata vaccinale: “E’ da maggio che li avvertiamo di ogni nuovo hub che apre”, spiega la preside Crepaldi. I ragazzi di quarta e di quinta superiore sono quasi tutti immunizzati, si impongono anche di fronte alle resistenze dei genitori adulti. LEGGI TUTTO