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    Il super depuratore che ha eliminato un filo lungo 382 km di microplastiche dal mare

    Più di 400 tonnellate di CO2 risparmiata, cioè quanto emette un’auto che fa il giro del mondo per 66 volte. Un filo di microplastiche da 382 chilometri sottratto all’ambiente grazie a filtri speciali: la distanza tra Asola (in provincia di Mantova) e Monaco di Baviera. Sono esempi dei traguardi di sostenibilità raggiunti da Trerè Innovation grazie a investimenti e ricerca. Si va dalla riduzione delle fonti inquinanti al processo produttivo circolare zero waste (rifiuti zero) fino allo studio di nuovi materiali, più performanti ma anche più ecologici.L’energia che muove il quartier generale di Asola è fornita in parte dai pannelli fotovoltaici e in parte dalla rete: ma in quest’ultimo caso, viene acquistata soltanto energia elettrica da fonti rinnovabili. Una scelta che fa risparmiare 420 tonnellate di CO2 l’anno. Altro tema caldo è quello delle micro-plastiche, frammenti di materiale plastico inferiore ai cinque millimetri di lunghezza che inquinano gli oceani, uccidono migliaia di specie animali. Il lavaggio dei tessuti sintetici è una delle principali cause della loro dispersione nelle acque. Per questo, l’azienda ha installato un impianto di depurazione che cattura ogni giorno 425mila fibre di micro-plastiche, e sta sviluppando un trattamento che ne riduce la produzione del 20%.

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    Microplastiche nell’atmosfera, ecco gli effetti sul clima

    di

    Anna Lisa Bonfranceschi

    20 Ottobre 2021

    Oltre a impedire che si disperdano nell’ambiente, l’azienda, inoltre, le reintroduce nel ciclo produttivo. Anche tutti gli altri scarti del processo produttivo vengono, il più possibile, riciclati. Gli scarti tessili, per esempio, si trasformano in risorse. L’ultima creazione di casa Uyn, il marchio di proprietà di Trerè, si chiama Airnest: dagli scarti, si ottiene un materiale per imbottire giacche e scarpe che, attraverso un intreccio di fibre studiato dai tecnici Uyn, risulta più soffice e confortevole e riesce a trattenere una quantità maggiore d’aria rispetto alle imbottiture sintetiche tradizionali.

    Riciclo

    Cashmere e jeans rigenerati, ecco la startup dei vestiti a km zero

    di

    Serena Gasparoni

    29 Luglio 2021

    Un altro materiale innovativo uscito dai laboratori Uyn è il Natex, che si ottiene dai semi di ricino. L’intimo prodotto con il Natex risulta più leggero, si asciuga prima, è più elastico e isolante, oltre a essere naturale. Anche quando le fibre sono quelle tradizionali, l’attenzione alla sostenibilità non manca: il cotone usato per i capi è ecologico, mentre per la lana merino la scelta cade su lana proveniente dal Sudafrica, dove è messa al bando una pratica crudele chiamata mulesing (scuoiamento della pelle della pecora).

    Rifiuti

    Microplastiche nell’atmosfera, ecco gli effetti sul clima

    di

    Anna Lisa Bonfranceschi

    20 Ottobre 2021

    Un’altra fibra utilizzata dall’azienda è la canapa, pianta che richiede meno acqua delle altre piante tessili e che assorbe più CO2 di quanta ne produca. L’impegno di Treré è riconosciuto a livello internazionale: l’azienda, per esempio, è stata tra le prime in Europa a ottenere la certificazione SteP (Sustainable Textile Production) by Oeko-Tex, che garantisce la sostenibilità dei processi tessili. E non soltanto dal punto di vista ambientale: gli standard SteP riguardano anche salute e sicurezza sul luogo di lavoro, la gestione dei prodotti chimici e gli aspetti etico-sociali. Il mercato premia queste scelte? “Il mercato va analizzato in base alle generazioni – risponde Marco Redini, l’amministratore delegato – Al momento i più giovani prestano molta attenzione alla sostenibilità, mentre gli over 60 non hanno la stessa sensibilità verso le tematiche di rispetto ambientale. Nel futuro, le nostre scelte saranno premiate dal mercato. Al momento ci sono però ancora differenze in base ai consumatori”.

    La Gazzetta di Mantova LEGGI TUTTO

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    A Treviso il Bosco Verticale di Boeri: “Abbiamo moltiplicato per 40 il verde che c'era prima”

    Sessanta appartamenti tutti venduti. I piccoli da 100 mq, i medi da 150, attici e maxi da 200. Il costruttore Mauro Cazzaro e l’architetto Stefano Boeri hanno battezzato ieri Cà delle Alzaie, il bosco verticale che a Milano si eleva in piazza Aulenti, ma a Treviso, lungo il Sile, si spalma in tre blocchi da 27 metri l’uno, 7 piani e un seminterrato coperto di verde. Un ideale taglio del nastro per gli immobili più discussi e rivoluzionari degli ultimi anni a Treviso, 20 anni dopo la cittadella di Botta all’ex Appiani. Un recupero firmato e di vaglia, per un insediamento industriale dismesso, in un contesto con pochi eguali in città.

    Emergenza clima

    Le città non si adattano abbastanza in fretta al cambiamento climatico

    di

    John Rennie Short*

    23 Ottobre 2021

    Operazione da 35 milioni, dichiarata e sfacciata filosofia green, altezze “sfrontate”, materiali che fanno discutere, lungo quel tortuoso “Calmaggiore verdacqueo” fuori porta che è la Restera. E oltre al dibattito urbanistico, le guerre legali, con ricorsi e controricorsi, le battaglie politiche e amministrative per altezze che in passato nessuno avrebbe immaginato, nemmeno i vecchi amministratori di Cà Sugana, ma che nelle pieghe delle leggi regionali hanno trovato infine legittimità, seppur resta insoluto il nodo dell’applicazione delle norme venete su cubature e appunto sopra elevazioni. Interni curatissimi e spaziosi, viste mozzafiato su Sile e montagne innevate, cura maniacale dei dettagli. Standard altissimi, appartamenti da rivista, terrazze spaziose, persino saune e minipalestre. Quattrocento piante più basse e 170 alberi (120 sulla facciata e 50 a terra): per Boeri il verde è elemento architettonico, un’ossessione.”Abbiamo moltiplicato per 40 il verde che c’era prima, il 51 % dell’area è occupata adesso da verde”, ha detto l’archistar, che ha inserito Cà delle Alzaie in un filone planetario che tocca Milano, Cairo, Nanchino, Monaco, Utrecht, Eindhoven, Bruxelles, altre città cinesi, “In ogni città abbiamo sperimentato, portato le esperienza precedenti e raccolto nuovi elementi, in un’ideale staffetta che ora riapproda a Milano a Bosconavigli”.

    Il progetto

    Bosco del Molino, dove nasce la farina ora crescono 18mila alberi

    di

    Francesco Seminara

    26 Novembre 2021

    Biodiversità, alberi esuberanti, nuovo rapporto con l’ambiente, a Treviso il dialogo con la Restera. Cazzaro ha illustrato le vernici antismog e produttrici di CO2, il sistema di gestione del verde che non consente libertà ai condòmini, i costi delle pompe e delle rete irrigua (“400 euro all’anno, ma si risparmi sulla climatizzazione”).E ancora scale “lente”, fonti rinnovabili, legni selezionati (cirmolo sulle scale), così come piante ed essenze, i calcoli della luce sotto le “logge”, fino alle bici condominiali. E la colonna identitaria con le firme dei proprietari, arricchita ieri dagli autografi di committente e progettista. E il dialogo – ovviamente tinto di verde – con la Restera.

    Milano

    Cinquecento alberi per far respirare il nuovo piazzale Loreto

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    Chiara Merico

    15 Settembre 2021

    Chi ci abita? Vip pochi, per lo più professionisti e giovani coppie affascinate dal marchio verde di Boeri e dalla sua filosofia. Cazzaro, orgogliosamente, ha ricordato cosa c’era prima: “Un complesso industriale abbandonato, faceva paura entrarci, volevamo lasciare un segno forte e ci siamo detti, andiamo da Boeri. L’abbiamo chiamato…” Sintonia totale? Non sui prezzi. Boeri li ha definiti “sostenibili”, Cazzaro ha ribadito: per comprare servivano “200 mila euro di mutuo, e 300 mila disponibili”. Dai Navigli a Fiera, cambiano quotazioni e prospettive, prima ancora che i portafogliBoeri ha infine affidato a Bosco trevigiano il ruolo di apripista per la Treviso del futuro: “Le città domani andranno cucite con corridoi verdi, restituendo funzioni ai quartieri, autonomi in commercio, sanità, scuola, a cultura, ma in rete. E se sostenibilità e verde devo diventare il nuovo modo di pensare gli insediamenti, industrie e uffici dimessi vanno riconvertiti, e depavimentati i park, dove le lamiere delle auto stazionano 5 giorni su 7”. – A.P.

    La Tribuna di Treviso LEGGI TUTTO

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    Scade il bonus idrico per bagno e cucina, ma c'è ancora tempo per risparmiare il 30% all'anno

    In scadenza il bonus idrico, destinato a premiare chi si attiva per ridurre concretamente lo spreco dell’acqua. Il bonus, che consiste in un rimborso fino a 1.000 euro per l’acquisto di rubinetti di nuova generazione a limitazione di flusso, scade il prossimo 31 dicembre. Non c’è traccia di rinnovo nel testo della Manovra presentato in Parlamento. Sono agevolati tutti gli acquisti fatti dall’inizio di quest’anno. Per presentare la domanda del bonus è necessario essere in possesso della copia del pagamento, di scontrino o fattura, e di una dichiarazione del venditore che per questo deve compilare un apposito modello reperibile sul sito del Ministero della transizione ecologica.

    Il risparmio di risorse

    Il bonus è riconosciuto per l’acquisto di rubinetti, miscelatori, soffioni, colonne doccia e sanitari di ceramica con sistemi di scarico. Per essere ammessi all’agevolazione i rubinetti e i miscelatori, destinati sia al bagno che alla cucina, devono avere una portata uguale o inferiore a 6 litri al minuto. I soffioni e le colonne doccia, invece, possono arrivare fino a 9 litri al minuto. Per i sanitari in ceramica, infine, è richiesto con un volume massimo di scarico di 6 litri.Incentivo a parte, cambiare rubinetti e optare per un sistema più efficiente ha non solo una valenza ecologica elevata in quanto consente risparmiare sui consumi, ma può portare a ridurre la bolletta fino al 30% l’anno. Basti pensare che i vecchi modelli di rubinetti, anche dotati di miscelatore, erogano in media 11/12 litri d’acqua al minuto. Con i nuovi modelli, invece, si può  scendere anche a meno di 2 litri, garantendo comunque lo stesso confort grazie alla miscela aria- acqua gestita in maniera più efficiente.

    La scheda del venditore

    Le caratteristiche dei prodotti acquistati debbono essere “certificate”, per cui le specifiche tecniche devono essere riportate nella scheda del venditore che dovrà per questo compilare il modello disponibile online sul sito del Mite. Nel modello il venditore certifica le modalità di pagamento, le tipologie di beni acquistati e il totale della spesa effettuata dal beneficiario. Chi intende richiedere il bonus dovrà quindi procurarsi anche questa documentazione, in quanto il modello, insieme alla fattura e alla copia del pagamento va allegato alla domanda.

    Le spese rimborsabili

    Il bonus è riconosciuto non solo per l’acquisto ma anche la posa in opera dei nuovi rubinetti e sanitari, comprese le opere idrauliche e murarie collegate, come pure e gli oneri di smontaggio e dismissione dei vecchi sistemi, in sostanza l’intera fattura dell’idraulico. Tutti i pagamenti debbono essere effettuati con strumenti tracciabili. Il bonus non è cumulabile con le detrazioni fiscali per gli stessi interventi, ossia con la detrazione per ristrutturazione.Il rimborso spetta per l’installazione dei rubinetti su un solo immobile, per uso residenziale, commerciale o artigianale. L’obiettivo, infatti, è quello di arrivare ad un risparmio dell’acqua a prescindere dall’uso al quale è destinata. Può essere richiesto dal proprietario o dall’inquilino che ha sostenuto le spese.

    Come presentare la domanda

    Per il bonus occorre presentare una specifica domanda sul portale che sarà disponibile da gennaio sul sito del Ministero della transizione ecologica. Per l’autenticazione è necessario utilizzare lo Spid.  All’atto della registrazione bisognerà fornire i propri dati anagrafici e fiscali, l’importo della spesa sostenuta, le specifiche tecniche del prodotto acquistato, i dati catastali dell’immobile. A disposizione un fondo di 20 milioni di euro. Il rimborso avverrà in base alla data di presentazione della domanda, fino a esaurimento dei fondi. LEGGI TUTTO

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    Eolie: lava e gas tossici, ma la speculazione edilizia non ha avuto paura del vulcano

    Se qualcuno si domandasse se c’è qualcosa di strano nei vulcani siciliani che sembrano essersi rimessi in azione, dovremmo rispondere che non solo non c’è nulla di eccezionale, ma che quei vulcani sono, in realtà, attivi e per un vulcano attivo, di strano, c’è solo il periodo, più o meno lungo, in cui non manifesta la propria attività. E il motivo è che il Tirreno meridionale è una delle regioni del Mediterraneo dove si manifesta lo scontro geologico fra la placca europea e quella africana, uno scontro sotterraneo che va avanti da milioni di anni e che, fra l’altro, ha portato alla costruzione della catena montuosa alpino-himalayana. L’Africa scende lentamente sotto l’Europa dove viene progressivamente fusa e digerita nelle profondità della Terra. In questo processo, chiamato di subduzione, si generano terremoti profondi e la risalita di magmi che alimentano archi di isole vulcaniche: le Cicladi nell’Egeo e le Eolie nel Tirreno. L’Italia del Sud è fatta così, non c’entrano né il caso né la cattiva sorte.

    Un terremoto di magnitudo 4.3 è avvenuto alle 3.52 al largo delle isole Eolie, nel Tirreno meridionale, il 28 novembre (ansa) LEGGI TUTTO