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    Le Borse di oggi, 5 ottobre. Mercati e petrolio tirano il fiato dopo il rally

    I mercati Ue partono in calo

    Mercato azionario in calo nelle battute di avvio della seduta, in linea con le principali borse europee. Il Ftse Mib cede lo 0,55% a 21.572 punti. Per Piazza Affari un inevitabile rallentamento con prese di beneficio dopo il mini rally che ha portato la quota a guadagnare circa il 6,5% in quattro rialzi consecutivi. Mentre si consolidano i progressi gli operatori guardano già ai dati sull’occupazione negli Usa che saranno diffusi tra oggi e venerdì, termometro per capire le prossime mosse della Federal Reserve.Sul listino scendono i titoli dell’auto, con Stellantis -1,5%, Pirelli -2,2%, Ferrari -1,2%, Iveco -1,5%. Tra le banche Intesa -1%, Unicredit -1,2%, tiene Mediobanca, Bpm -1,5%. Bene Monte Paschi con un +2,5%. Tra le altre blue chip positiva Stm (+0,3%), Nexi +1%, riparte Banca Generali con un +2,8%.

    Segni negativi anche altrove in Europa. Il Cac di Parigi in apertura perde lo 0,58% a 6.004,79 punti, il Dax tedesco lascia sul terreno lo 0,60% a 12.594,59 punti e il Ftse 100 di Londra arretra dello 0,47% a 7.053,94 punti. Segno negativo anche per l’Ibex di Madrid che cala dello 0,50% a 7.657,39 punti. LEGGI TUTTO

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    Bollette luce e gas: meglio il mercato libero o il tutelato? Le differenze tra le offerte

    Chi è ancora nel mercato tutelato, in piena tempesta dei prezzi dovrebbe passare o no al mercato libero? Magari ci fosse una risposta semplice e valida per tutti. Dalle simulazioni che abbiamo fatto, però, una certezza emerge: nel mercato libero le offerte più convenienti – almeno per ora – sono quelle a prezzo variabile. Ma in ogni caso il risparmio si aggira intorno al 3% per il gas e al 6% per la luce rispetto alla tutela: meglio di nulla, ma certo non una svolta per l’economia familiare. Dall’altra parte, sia per il gas che per la luce bloccare oggi un prezzo per uno-due anni significa pagare l’energia anche il triplo rispetto al prezzo di tutela. Insomma: la situazione è disperata? Non necessariamente: per il nostro confronto abbiamo escluso le offerte dedicate solo a chi passa da un operatore all’altro (la voltura), privilegiando quelle che consentono anche la nuova attivazione del contatore. Ma in un mercato in cui la concorrenza è elevata, gli operatori confezionano spesso offerte accattivanti pur di strappare clientela agli altri. Passando da un’offerta del mercato libero a un’altra, infatti, i vantaggi potrebbero essere maggiori. Ma forte potrebbe essere anche la tentazione di tornare alla tutela.

    Bollette luce e gas: salgono i prezzi, come difendersi

    Per la nostra indagine abbiamo preso in considerazione tre profili di utente:

    Uno studente che vive in affitto a Milano, in zona Città studi;
    Una famiglia di quattro persone che vive a Roma, in zona Pietralata, in casa di residenza;
    Un anziano che vive solo a Napoli, in una casa in cui è residente.

    Abbiamo estrapolato le tariffe dal Portale Offerte di Arera, lo strumento dell’autorità dell’energia dedicato al consumatore dove tutti i gestori possono caricare e aggiornare le proprie offerte. Le tariffe che indichiamo, selezionate tra il 28 e il 29 settembre per il gas e il 3 ottobre per la luce, sono comprensive di tutto: materia energia, trasporto e gestione del contatore, imposte e Iva. Non ci sono gli oneri di sistema, che il governo ha azzerato anche per il quarto trimestre 2022. Nello stilare le varie top 3 abbiamo eliminato tutte le offerte che, a volte, i gestori dedicano ai dipendenti o alcune tipologie di clienti – spesso molto convenienti – e laddove tra le prime tre offerte migliori ce ne erano due, o addirittura tre dello stesso gestore, abbiamo considerato solo la più bassa così da indicare anche operatori differenti. Gli operatori che offrono tariffe a prezzo fisso sono così pochi che spesso non siamo riusciti a indicarvi più di due offerte.

    Studente a Milano

    Vivere in zona Città studi da non residente può costare caro. Un contratto di nuova attivazione per il gas prevede, nel migliore dei casi, 1423 euro l’anno per un’offerta a prezzo fisso (118 euro al mese) con Enel Energia. Tutt’altro discorso per il variabile dove la prima offerta, quella di A2A, è più conveniente della tutela seppure di 24 euro l’anno, ma anche Nuovenergie ed E-On – pur costando poco di più rispetto al mercato tutelato – offrono prezzi concorrenziali.

    Per la luce, a prezzo fisso non c’è nulla che si attesti sotto al prezzo della tutela, anche l’offerta di Coop si avvicina molto. Chi si orienta sul variabile invece può trovare qualcosa di più appetibile: tutte e tre le offerte sono al di sotto del prezzo annuale fissato dall’Arera, anche se di poco.

    Famiglia a Roma

    È inevitabile che una coppia con due figli consumi di più rispetto a un single e, in questo caso, sbagliare tariffa può fare grossi danni alle finanze familiari. Partendo dal gas, il miglior prezzo fisso è quello di Enel Energia con quasi 2.500 euro annui; con Utilità e Hera Comm, che pure sono i numeri 2 e 3 della graduatoria, si sfonda il tetto dei 3500. Ancora una volta con le offerte a prezzo variabile i prezzi scendono in modo vistoso, anche se la convenienza rispetto alla tutela è molto limitata, con la sola A2A in grado di offrire un risparmio reale (46 euro in meno); Nuovenergie ed E-On, che completano il podio, superano i 1500.

    Così come per il profilo-studente, gli operatori con una tariffa luce a prezzo fisso sono solo due: la proposta di Coop è inferiore di 11 euro alla tutela, mentre quella di Hera Comm la supera di oltre 300. Tutte e tre le offerte a prezzo variabile invece sono più convenienti, ma al massimo del 5% rispetto al prezzo Arera. 

    Anziano a Napoli

    Vivere solo in una casa di residenza in cui si passa gran parte della giornata, soprattutto nei mesi autunnali e invernali: abbiamo considerato anche questo scenario. I consumi stimati sono leggermente più alti rispetto allo studente di Milano. In questo caso le offerte a prezzo fisso sono più alte rispetto alla tutela, ma non nelle percentuali in tripla cifra di Roma e Milano. Plt Puregreen è la più conveniente (+37% sulla tutela) e al terzo posto c’è Enel Energia (+67%). Anche stavolta il prezzo variabile è più basso, ma rispetto alla tutela solo A2A offre qualcosa di meglio (28 euro in meno l’anno) con Nuovenergie ed E-On più distanti, ma sempre entro i 1000 euro.

    Passando alla luce, di offerta a prezzo fisso ne abbiamo trovata addirittura una sola, quella di Coop, che è di poco superiore alla tutela. Quanto al variabile, le prime tre offerte indicate dal Portale sono più convenienti, se ci si accontenta di risparmiare poche decine di euro l’anno.

    Perché conviene il variabile?

    Non può essere un caso, infatti non lo è: in questa fase gli operatori di energia stanno proponendo prezzi variabili molto più bassi rispetto a quelli fissi per un preciso motivo. “Le offerte a prezzo fisso oggi costano molto non solo per il costo della materia prima, che come sappiamo è elevato, ma anche perché in questo regime gli operatori devono tutelarsi dal rischio che il prezzo, per motivi oggi imprevedibili, salga ancora di più. In quello scenario infatti i gestori dovrebbero acquistare l’energia a costi maggiori rispetto a quelli applicati al cliente” spiega Niccolò Carlieri, co-founder di Selectra Italia, un servizio di comparazione tariffe e assistenza ai consumatori che vogliono cambiare operatore. Ma non è tutto: a incidere su queste tariffe monstre c’è anche il rischio di morosità, per difendersi dal quale gli operatori applicano costi maggiori. Per i fornitori di energia, soprattutto i più piccoli, il prezzo fisso è quindi molto rischioso tanto che sono rimasti in pochi a offrirlo: secondo Carlieri, circa il 20% del totale.  LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi 4 ottobre. Europa in rialzo in scia a Wall Street: i mercati sperano in una Fed più cauta

    MILANO – Le Borse europee partono in rialzo sull’onda dell’ottima chiusura di Wall Street, con Milano che si mette in evidenza e indossa la maglia rosa. La piazza finanziaria Usa ieri ha “brindato” ai dati deludenti arrivati dall’indice Ism manifatturiero, lasciando quindi intendere un possibile rallentamento dell’economia Usa. Gli investitori hanno letto questa frenata in […] LEGGI TUTTO

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    Bonomi: “Il governo salvi l'industria, non possiamo permetterci flat tax e prepensionamenti”

    MILANO – “Il prossimo governo deve avere ben chiaro che si deve salvare il sistema industriale italiano dalla crisi energetica, è un tema di sicurezza nazionale. Migliaia di aziende sono a rischio, centinaia di migliaia di posti di lavoro e di reddito per le famiglie. Tutte le risorse disponibili, escluse quelle per i veri poveri, […] LEGGI TUTTO

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    Truss costretta alla marcia indietro, niente taglio delle tasse ai ricchi

    BIRMINGHAM – Liz Truss rinuncia a tagliare le tasse ai ricchi. È un dietrofront umiliante quello della prima ministra britannica, che solo ieri mattina alla Bbc aveva ribadito la cocciuta intenzione di non cambiare una virgola del suo programma radicale, che prevedeva la rimozione dell’aliquota fiscale più alta (45% oltre 150 mila sterline di reddito attuale) e che aveva scatenato la reazione dei mercati la settimana scorsa innervositi dalla mancanza di vere coperture finanziarie, costringendo la banca di Inghilterra a intervenire comprando 65 miliardi di bond.

    Il vertice di emergenza

    Ora, invece, Truss è costretta a compiere una clamorosa retromarcia. L’annuncio è arrivato questa mattina qui a Birmingham, dove si sta svolgendo la conferenza annuale dei conservatori quest’anno più bollente che mai. La decisione è stata presa dopo un vertice di emergenza questa notte tra la prima ministra e il cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng, l’altro ideologo delle tasse ai ricchi, come aveva riportato per primo il Sun.

    Proprio Kwarteng, stamattina, ha annunciato la svolta: “Non andremo avanti con il nostro piano di rimuovere l’aliquota del 45%. Oramai è diventata una distrazione per la nostra missione di vincere le sfide che abbiamo di fronte. Abbiamo capito la lezione, l’abbiamo ascoltata”, ha assicurato il ministro delle Finanze che ha confermato il vertice nella notte con Truss ed escluso, almeno al momento, sue dimissioni.

    L’inversione a U sul piano fiscale si è fatta subito sentire sul mercato valutario, che oggi ha riportato al rialzo la sterlina: la divisa britannica ha visto un massimo da una settimana, a 1,128 sul dollaro, dopo le prime indiscrezioni sulle nuove intenzioni dell’esecutivo conservatore.

    La rivolta nel Partito conservatore

    La thatcheriana Truss ha dovuto cedere dopo giorni di massacro politico. Prima la sterlina a picco, gli interessi alle stelle e i fondi pensioni sull’orlo del crack mercoledì scorso, prima che intervenisse provvidenzialmente Bank of England. Poi gli ultimi sondaggi impietosi, come quello di YouGov la settimana scorsa, che dà il Labour avanti con un mostruoso vantaggio di 33 punti. Ma la svolta è arrivata qui alla “Tory conference” di Birmingham, apertasi ieri.

    Uk, la prima ministra Truss taglia le tasse ai super ricchi: stop alla maxi aliquota per chi guadagna più di 150 mila sterline

    dal nostro corrispondente Antonello Guerrera

    23 Settembre 2022

    Perché il partito è esploso in una rivolta, silenziosa ma decisiva. Un ministro del governo Truss ieri alla conferenza diceva privatamente a Repubblica che “le cose stanno andando male, la storia delle tasse è completamente sballata, soprattutto nei tempi”, mentre pubblicamente lodava l’azione del governo. Era solo il segnale di una rivolta sottopelle e ben più ampia. Molto più esplicito l’ex superministro Michael Gove, defenestrato da Truss, che ieri mattina alla Bbc aveva fatto intendere che non avrebbe mai votato in aula il provvedimento fiscale di Truss.

    Il pasticcio Truss e quel braccio di ferro con la Banca centrale che riguarda tutte le democrazie liberali

    di Maurizio Ricci

    01 Ottobre 2022

    Addio al taglio delle tasse per i ricchi

    Di lì, la palla di neve è presto diventata valanga. Un altro ex ministro pesante, Grant Shapps ai Trasporti con Boris Johnson, ha espresso pubblicamente la sua opposizione al taglio delle tasse ai ricchi. Allora si sono iniziate a spargere voci su una convergenza bipartisan tra conservatori ribelli e Labour per affondare insieme, alla Camera dei Comuni, il piano Truss. La prima ministra e il suo team sono andati nel panico. Allora ieri sera, tra le stanze della conferenza, hanno provato a rassicurare i deputati tory, promettendo di rinviare tutto a marzo 2023, “quando i mercati saranno più favorevoli”. Troppo tardi. Oggi, l’umiliante annuncio di Truss che dice addio al taglio delle tasse ai ricchi. In quello che è stato un disastro finanziario, politico e di comunicazione, consumatosi in pochi giorni per la prima ministra, insediatasi neanche un mese fa.  LEGGI TUTTO

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    Credit Suisse, per il mercato ora rischia davvero. Le assicurazioni contro il fallimento ai massimi dal 2009

    MILANO – Non accenna a placarsi il nervosismo intorno alle sorti del Credit Suisse. Tanto che i top manager del gruppo, secondo quanto riporta il Financial Times hanno passato il fine settimana al telefono, per rassicurare grandi clienti, controparti e investitori che la banca è solida, per capitale e liquidità.

    Il quadro era peggiorato venerdì scorso, quando l’indicatore-chiave della fragilità del gruppo, il costo del Credit Default Swap (Cds) ha chiuso a quota 255 punti, rispetto ai 55 di inizio anno: è la misura di quanto costa assicurarsi sui mercati finanziari dal rischio default della banca (che nel recente passato ha dovuto affrontare scandali e dimissioni a catena), ed è ai valori più alti dal 2009.

    Venerdì scorso era già intervenuto il nuovo amministratore delegato, Ulrich Koerner, in carica da luglio scorso, che ha ammesso che la banca attraversa “una fase critica” e ha dato appuntamento al 27 ottobre, quando sarà presentato un nuovo piano strategico, ma ha anche aggiunto che la posizione di capitale e di liquidità della banca non mostrano segnali di difficoltà. Tuttavia gli analisti, in particolare quelli del Kbw, ritengono che l’istituto elvetico abbia bisogno di un aumento di capitale da 4 miliardi di franchi svizzeri (4 miliardi di dollari), oltre alla vendita di asset e alla ristrutturazione delle sue attività. Un ricorso così massiccio avrebbe effetti molto diluitivi sugli azionisti, dato che la capitalizzazione di Borsa è attualmente scesa a 10 miliardi di franchi svizzeri, mentre solo nel marzo del 2021 valeva più di 30 miliardi.

    Il giallo del tesoro nazista nelle casse di Credit Suisse. Miliardi di franchi in un conto introvabile. La banca: “Lo stiamo cercando”

    di Franco Zantonelli

    01 Luglio 2022

    La comunità finanziaria ha ipotizzato che l’istituto possa varare un piano che includa tagli per migliaia di dipendenti e la ristrutturazione in tre divisioni, inclusa la creazione di una “bad bank”. La stessa banca la scorsa settimana non ha escluso di poter vendere la sua divisione di prodotti cartolarizzati, mentre sta considerando la possibilità di cedere le attività di asset management dell’America Latina, con l’esclusione del Brasile, ma anche di rispolverare il vecchio brand First Boston.

    La banca, che annuncerà a fine mese i risultati relativi al terzo trimestre, ha chiuso il secondo trimestre con una perdita netta di 1,59 miliardi di franchi (contro un utile di 253 milioni l’anno precedente) mentre il primo trimestre aveva registrato un rosso di 273 milioni. LEGGI TUTTO

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    Bollette, piano Meloni a 25 miliardi. Garanzie di Stato per i contratti

    ROMA – Famiglie che bruciano le bollette in piazza. Ristoratori che le espongono in vetrina, per giustificare gli aumenti. Alberghi che minacciano la chiusura. Aziende con la produzione a singhiozzo. La prima grana del nuovo governo a guida Meloni sarà mettere al riparo famiglie e imprese dallo tsunami invernale che spingerà molti sull’orlo della sopravvivenza. Le impennate di luce e gas sono state in parte calmierate dall’esecutivo Draghi, intervenuto con otto decreti per redistribuire 66 miliardi quest’anno. Altri 10 miliardi sono stati lasciati al governo entrante. Ma non basteranno. E soprattutto, scavallato dicembre, bisognerà capire se la morsa degli aumenti si placherà per effetto delle decisioni europee sul tetto al prezzo del gas. O se, in assenza, nel primo trimestre 2023 si rischia una valanga di crac e cassa integrazione.

    C’è un tesoretto da 20 miliardi: l’eredità anti crisi per Meloni

    di Valentina Conte

    28 Settembre 2022

    Fermare la speculazione

    Lo spettro dell’Italia che si ferma ed entra in recessione agita i sonni dei vincitori del 25 settembre. “La priorità è fermare la speculazione sul gas”, continua a ripetere la leader di FdI Giorgia Meloni. L’ha fatto sabato all’assemblea di Coldiretti a Milano e ieri sui social: “Continuare all’infinito a compensare il costo delle bollette regalando soldi a chi si sta arricchendo sulle spalle di cittadini e imprese sarebbe un errore”.

    Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è fiducioso sul tetto al prezzo: “Sono stati fatti passi avanti, nelle prossime 48 ore manderemo la nostra proposta, da condividere con altri Paesi. L’ipotesi è quella di indicizzare il prezzo del gas agganciandolo a Borse un po’ più stabili del Ttf olandese”. Ma per Cingolani la situazione in Italia è buona: “Non c’è un problema di quantità di gas, l’inverno è coperto”.

    Nell’immediato però, specie se a livello Ue non si troverà la quadra sul tetto al prezzo del gas, il nuovo governo dovrà battere un colpo. E lasciarsi un cuscinetto anche per dopo, qualora la situazione internazionale – dalla guerra agli approvvigionamenti – dovesse volgere al peggio. Così mentre ancora il nuovo Parlamento non si è insediato – lo farà il 13 ottobre e il primo provvedimento da convertire in legge sarà proprio il decreto Aiuti ter da 14 miliardi lasciato da Draghi – gli sherpa sono al lavoro.

    Draghi pronto a collaborare, ma scrivere la manovra sarà affare di Meloni

    di Valentina Conte

    26 Settembre 2022

    Verso il decreto Aiuti quater

    I consiglieri di Meloni sanno che sarà difficile caricare il decreto Aiuti ter di altre misure: scade il 23 novembre e non ci sarebbe tempo, tra elezione dei presidenti di Camera e Senato, incarico al premier designato, lista di ministri, giuramento al Quirinale. Ecco dunque l’idea di un nuovo decreto legge, il primo provvedimento del possibile governo Meloni. Un decreto, va detto, in assoluta continuità con gli ultimi tre dell’esecutivo Draghi. Molte misure saranno sovrapponibili. E non potrebbe essere altrimenti, visto anche il clima di assoluta cooperazione in questo momento di transizione tra governo uscente ed entrante.

    Meloni può contare su un budget che va da 10 a 25 miliardi. Dieci lasciati in eredità da Draghi, grazie al minor deficit ufficializzato dal ministro dell’economia Daniele Franco nella Nadef. Altri 10 miliardi almeno dalle extra entrate tributarie degli ultimi quattro mesi dell’anno che stanno ancora tirando (soprattutto l’Iva per via dell’inflazione). E 5 miliardi dagli incassi dalla tassa sugli extraprofitti (1 miliardo già avanzato dal decreto Aiuti bis, versato dalle imprese delle rinnovabili).

    Le possibili misure

    A cosa serviranno? Almeno 4,7 miliardi per rinnovare il credito d’imposta per dicembre alle imprese energivore, già allargato da Draghi a bar, negozi e ristoranti. Tre miliardi per un bis del bonus da 150 euro a 20 milioni di lavoratori e pensionati, compresi precari e autonomi, con redditi fino a 20 mila euro annui. Due miliardi per lo sconto accise sui carburanti di 30,5 centesimi, fino a fine anno (dal 17 ottobre).

    E poi allo studio del centrodestra – FdI in particolare – c’è la moratoria per famiglie e imprese sulle bollette non pagate: almeno sei mesi di non morosità e senza distacchi di luce e gas. E l’ombrello della garanzia Sace da allargare alle piccole imprese di fornitori di energia che rischiano il crac se le aziende sono insolventi. Si valuta poi l’ipotesi di alzare il tetto Isee per il bonus sociale in bolletta.

    Se poi la situazione precipitasse, con un rincorrersi di aziende che chiudono, si dovrà inserire anche un nuovo ciclo di cassa integrazione senza ticket di accesso. Gratis come la Cig Covid. LEGGI TUTTO