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    Borse europee in calo, preoccupano i contagi: il piano Biden non basta a risollevare i mercati

    MILANO – Seduta tutta a segno negativo per le Borse europee. Il piano di stimoli all’economia da 1900 miliardi annunciato dal prossimo presidente Usa Joe Biden non basta a scuotere i mercati, ancora condizionati dai numeri preoccupanti della pandemia. Timori che si registrano soprattutto in Asia, e in Cina in particolare, dove i contagi sono tornati a crescere negli ultimi giorni dopo mesi di sostanziale stabilità. Sui listini Usa pesa poi la decisione d Washington di allungare la lista delle imprese accusate di avere legami con le forze armate cinesi, includendo tra queste anche il gigante tech Xiaomi, il cui titolo è precipitato alla Borsa di Hong Kong. Tra gli indici principali, in flessione anche Tokyo, che chiude a -0,62%.
    In Europa, tutti i listini si appensantiscono nel pomeriggio insieme a Wall Street. Milano chiude a 1,13%,. Londra perde lo 0,89%, Francoforte l’1,44% e Parigi l’1,22%. Alla conclusione degli scambi nel Vecchio Continente invece, il Dow Jones cede lo 0,4% e l’S&P lo 0,48%.
    Sulla sponda domestica continua a tenere banco la crisi di governo innescata dall’uscita dei rappresentati di Italia Viva dall’esecutivo. I mercati sembrano credere che il presidente del Consiglio Conte riesca a trovare una nuova maggioranza in parlamento, scongiurando così il ritorno al voto. Lo spread si ferma a 114  punti dai 119 punti delle chiusura di ieri, con il rendimento del titolo decennale italiano allo 0,62%. A mitigare possibili turbolenze secondo gli esperti è soprattutto l’azione della Banca Centrale Europea. “Senza la Bce lo spread sarebbe molto più ampio”, spiegano gli analisti di NatWest Markets a Bloomberg mentre per Citigroup lo spread Btp-Bund potrebbe schizzare a 200 punti base se si andasse alle elezioni e la Bce non aumentasse gli acquisti attraverso il suo piano pandemico. La crisi italiana – sottolinea Citigroup – ha “sorpreso i mercati”.
    Tra le valute, apertura stabile per l’euro. La moneta unica passa di mano a 1,2093 dollari e 125,60 yen., mente il cambio Dollaro/yen si posiziona a 103,87.
    I timori per l’aumento dei contagi su riflettono anche sul petrolio, le cui quotazioni sono in calo in mattinata: a New York il Light crude Wti cede del 2,03% a 52,48 dollari e il Brent cala del 2,23% a 55,16 dollari.In direzione opposta l’oro: il metallo prezioso avanza dello 0,8% a 1.854 dollari l’oncia. LEGGI TUTTO

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    Chi vince e chi perde con il nuovo Recovery plan. Più soldi a salute, inclusione e ricerca, meno a green e digitale. Salgono gli investimenti e scendono gli incentivi

    La bozza del piano nazionale per l’utilizzo dei fondi del NextGenerationEU approvata il 12 gennaio dal Consiglio dei Ministri è molto diversa dalla bozza che era circolata a dicembre 2020. Il documento precedente era stato criticato principalmente perché proponeva di istituire una gestione parallela rispetto ai ministeri per l’attuazione del piano. Tuttavia, i contenuti di questa bozza erano ancora vaghi, poiché erano definite soltanto le risorse destinate a ciascuna missione e componente (6 missioni con 17 sottocomponenti), ma, per ogni componente del piano, non erano state ancora stabilite le risorse destinate ai singoli progetti, che erano solo elencati e brevemente descritti.
    La nuova bozza – anche se non definitiva, in quanto suscettibile di cambiamenti da parte sia del governo sia della Commissione europea – è di gran lunga più dettagliata, in quanto contiene le somme destinate ad ogni progetto. È stato invece rimosso ogni riferimento alla governance del piano, lasciando la questione aperta. Anche il contenuto del piano è cambiato, per alcuni aspetti in modo considerevole, soprattutto se si tiene conto che è stato redatto dallo stesso governo e con lo stesso ammontare di risorse europee a disposizione.

    Altà velocità, banda larga, scuole: ecco come cambia il Recovery Fund
    di Roberto Petrini 11 Gennaio 2021

    Le differenze nelle priorità
    La prima differenza rispetto al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) di dicembre emerge nei paragrafi introduttivi, in cui sono discusse le priorità del piano. Nel precedente PNRR, il tema principale e ricorrente era l’andamento deludente della crescita economica italiana rispetto agli altri paesi avanzati negli ultimi decenni, un problema che il governo era intenzionato ad affrontare mettendo appunto in campo le risorse europee di NGEU. Nel nuovo piano, anche se ci sono ancora diversi riferimenti alla prolungata stagnazione dell’Italia, è dedicata molta più attenzione a quelle che vengono definite le grandi disuguaglianze del nostro paese: di età, di genere e territoriale. In particolare, per quanto riguarda il Mezzogiorno, ci sono ingenti risorse per progetti riguardanti soprattutto gli investimenti pubblici, come la costruzione e l’ammodernamento della rete ferroviaria.

    Le differenze nell’allocazione delle risorse
    Tra le due bozze vi sono grandi differenze anche circa la destinazione delle risorse (Tav. 1). La differenza più evidente è tra i valori totali dei due piani: mentre il vecchio PNRR ammontava a quasi 196 miliardi di interventi, quello attuale ammonterebbe a quasi 223, con una differenza del 14 per cento (27 miliardi). Il secondo importo sembrerebbe troppo elevato, in quanto le risorse NGEU che fanno capo all’Italia ammontano al più a 209 miliardi di euro. Le ragioni di questo aumento quantitativo del secondo piano sono molteplici, e non sempre chiare. La prima è che la vecchia bozza del PNRR riguardava soltanto una parte dei fondi NGEU spettanti all’Italia, ovvero la Recovery and Resilience Facility (RRF), che ammonta a circa 196 miliardi.[2]

    Tav. 1: Confronto delle bozze di PNRR

     

    NUOVO PNRR

    VECCHIO PNRR

    DIFFERENZA

     

    (miliardi)

    (miliardi)

    (miliardi)

    DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA

    46,18

    48,7

    -2,52

    Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.

    11,4

    10,1

    1,3

    Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo

    26,7

    35,5

    -8,8

    Turismo e Cultura 4.0

    8

    3,1

    4,9

    RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

    68,9

    74,3

    -5,4

    Impresa Verde ed Economia Circolare

    6,3

    6,3

    0

    Transizione energetica e mobilità locale sostenibile

    18,2

    18,5

    -0,3

    Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

    29,3

    40,1

    -10,8

    Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica

    15,0

    9,4

    5,6

    INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE

    31,98

    27,2

    4,78

    Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0

    28,3

    23,6

    4,7

    Intermodalità e logistica integrata

    3,7

    4,1

    -0,4

    ISTRUZIONE E RICERCA

    28,49

    19,2

    9,29

    Potenziamento delle competenze e diritto allo studio

    16,7

    10,1

    6,6

    Dalla ricerca all’impresa

    11,8

    9,1

    2,7

    INCLUSIONE E COESIONE

    27,62

    17,1

    10,52

    Politiche per il Lavoro

    12,6

     

    12,6

    Parità di genere

     

    4,2

    -4,2

    Giovani e politiche del lavoro

    3,2

    -3,2

    Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

    10,8

    5,9

    4,9

    Interventi speciali di coesione territoriale

    4,2

    3,8

    0,4

    SALUTE

    19,72

    9

    10,72

    Assistenza di prossimità e telemedicina

    7,9

    4,8

    3,1

    Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria

    11,8

    4,2

    7,6

    TOTALE

    222,9

    195,5

    27,4

    Fonte: Elaborazione OCPI su dati bozze PNRR. Eventuali imprecisioni derivano da arrotondamenti.

    Il nuovo PNRR, invece, sarebbe finanziato sia con la RRF che con i fondi di ReactEU (un altro progetto NGEU, destinato per oltre 2/3 al Meridione), che ammontano a circa 14 miliardi, per un totale di quasi 210 miliardi. Per quanto riguarda i 13 miliardi mancanti, nel nuovo PNRR vengono fatti due chiarimenti. Primo, visto che una parte dei progetti sarà finanziato tramite collaborazioni con il settore privato, il loro effettivo costo per lo Stato potrebbe diminuire. Secondo, e forse più importante, poiché c’è il rischio che alcuni progetti vengano rigettati dalla Commissione europea, il piano ha un’eccedenza di progetti, di modo che, se alcuni non fossero approvati, siano subito disponibili alternative con cui spendere tutti i fondi messi a disposizione.[3] Detto questo, alla luce delle accese discussioni all’interno del governo sui contenuti del piano, questo aumento di oltre 27 miliardi a fronte di risorse europee invariate, appare come un tentativo di rispondere a quante più esigenze possibili.
    Oltre all’incremento dimensionale del piano, ingenti risorse sono state aggiunte e sottratte alle singole missioni e componenti. In generale alcune missioni hanno beneficiato di considerevoli aumenti: sanità (+10,7 miliardi), inclusione e coesione (+10,5) e istruzione e ricerca (+9,3). Di contro, le risorse per la transizione ecologica e per la digitalizzazione e l’innovazione sono leggermente diminuite. Le due componenti con un calo più marcato sono state quelle più grandi, cioè efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (da 40,1 a 29,4 miliardi) e digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo (da 35,5 a 26,7 miliardi). In entrambi in casi, in base a quanto scritto nello stesso PNRR, sono stati ridotti gli incentivi per le imprese (digitalizzazione, innovazione e competitività) e per le famiglie (efficienza energetica e riqualificazione), che costituiscono la maggior parte di queste componenti.
    Gli incrementi hanno invece interessato soprattutto gli investimenti pubblici, sia centrali che locali. Per esempio, sono aumentate vistosamente le risorse per innovazione e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria (+7,6 miliardi), turismo e cultura (+4,9 miliardi), istruzione (+10 miliardi) e tutela del territorio e delle risorse idriche (+5,6). Inoltre, sono stati leggermente incrementati i già consistenti investimenti nella rete ferroviaria, con un’individuazione specifica delle reti su cui intervenire, ovvero prevalentemente nel Meridione.[4]
     
    Gli investimenti pubblici e gli effetti del piano sulla crescita
    L’inversione di rotta a favore degli investimenti pubblici è lungamente motivata nell’analisi d’impatto del PNRR contenuta nella nuova bozza. Qui si sostiene che il moltiplicatore degli investimenti pubblici è maggiore di quello degli incentivi, ovvero che un euro di spesa pubblica destinato agli investimenti provoca un aumento del Pil maggiore rispetto a un euro speso per incentivi. Esiste abbondante evidenza empirica dell’elevato moltiplicatore di alcuni investimenti pubblici nel lungo periodo.[5] Tuttavia, l’elevato moltiplicatore richiede un’attuazione efficiente ed efficace degli investimenti e si manifesta nel lungo periodo, poiché gli investimenti pubblici, specialmente le “grandi opere”, richiedono diversi anni per essere progettati, realizzati e funzionanti a pieno regime. Per queste ragioni, gli incentivi, specialmente quelli che incoraggiano le imprese a innovare e rinnovare il proprio capitale produttivo (ad esempio Industria 4.0), sono relativamente efficienti in Italia, poiché non presentano i problemi di implementazione e tempistiche degli investimenti. Questo significa che destinare oltre il 70 per cento delle risorse agli investimenti diretti e solo il 21 per cento agli incentivi espone maggiormente l’Italia al rischio che il piano non riesca a utilizzare pienamente le risorse disponibili. Si ricorda infatti che le risorse della RRF dovranno essere impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026.
    Le stime degli effetti del PNRR sul Pil sono state riviste al rialzo, proprio per effetto del maggior rilievo degli investimenti pubblici. L’ipotesi implicita è che tali investimenti possano essere progettati e realizzati nell’arco di pochissimi anni. Tra le due bozze, infatti, l’effetto del piano sul Pil cumulato al 2026 differisce di oltre 2 punti di Pil, nonostante entrambi i piani si appoggino sulla stessa dotazione di risorse europee e lo scenario base sia lo stesso (Tav. 2).

    Tav. 2: Stime dell’effetto del PNRR sul Pil
    (percentuale)

     

    2021

    2022

    2023

    2024

    2025

    2026

    Effetto del nuovo piano

    Annuale

    +0,5

    +0,7

    +1,5

    +1,8

    +2,5

    +3,0

    Cumulato, base=100

    100,5

    101,2

    102,8

    104,6

    107,2

    110,5

     
     
     
     
     
     
     

    Effetto del vecchio piano

     
     
     

    Annuale

    +0,3

    +0,5

    +1,3

    +1,7

    +2,0

    +2,3

    Cumulato, base=100

    100,3

    100,8

    102,1

    103,8

    105,9

    108,4

     
     
     
     
     
     
     

    Differenza cumulato

    +0,2

    +0,4

    +0,7

    +0,8

    +1,3

    +2,1

    Fonte: Elaborazioni OCPI su dati bozze PNRR. Eventuali imprecisioni derivano da arrotondamenti.

    Sotto il profilo tecnico, il miglioramento delle previsioni è ascrivibile al modello econometrico utilizzato per ottenere le stime della Tav. 2.[6] In sostanza, in questo modello tutti gli investimenti pubblici sono considerati come immediatamente produttivi e sono complementari a quelli privati. Quest’assunzione, ragionevole per il lungo periodo, presenta evidenti problemi per il breve e medio periodo, in cui i tempi e le inefficienze nella realizzazione degli investimenti pubblici possono costituire un ostacolo. Di conseguenza, nell’analisi d’impatto, il governo potrebbe aver sovrastimato quantomeno le tempistiche dell’effetto sul Pil della scelta di ri-orientare il piano verso gli investimenti, riducendo gli incentivi a imprese e famiglie, il cui effetto è invece quasi immediato.

    Il problema delle riforme
    È anche utile considerare cosa non è cambiato e sarebbe stato invece utile cambiare rispetto alla versione precedente del PNRR.
    In primis, il piano dichiara che è essenziale avere una amministrazione pubblica snella e moderna e destina ingenti risorse alla sua digitalizzazione; ma non dice nulla sulla fondamentale questione delle riforme organizzative, di gestione e di incentivi del personale che sono necessarie per orientare la nostra pubblica amministrazione verso la produzione di servizi migliori. Anche la semplificazione burocratica viene solo appena accennata.
    Per quanto riguarda le riforme della giustizia si riconosce che sono importanti, ma, come nella bozza precedente, il nuovo piano si limita a rilevare che al momento queste riforme sono “pendenti in Parlamento”, il che, come già è stato argomentato, non garantisce che la giustizia sarà adeguatamente riformata.[7]
    Infine, l’attenzione rivolta alla concorrenza è quasi nulla. Nel documento la parola “concorrenza” è menzionata solo 3 volte e non ispira alcuno degli progetti principali. Quindi, come nella versione passata, questi tre grandi nodi strutturali dell’economia italiana, anche se in parte riconosciuti come tali, rimangono in secondo piano.

    di Giampaolo Galli e Giulio Gottardo

    [2] Vedi il PNRR di dicembre, pag. 15. La RRF spettante all’Italia ammonta a 193 miliardi, tuttavia, questa cifra dipende (inversamente) dalla gravità della crisi economia e il governo prevedeva sarebbe salita a 196 miliardi.

    [3] Vedi bozza PNRR di gennaio, pag. 32.

    [4] Vedi bozza PNRR di gennaio, pagg. 105 – 107.

    [6] Il modello in questione è l’edizione 2018 del modello “QUEST III” elaborato per la Commissione Europea, vedi Varga J., Veld J., 2011, “A model-based analysis of the impact of Cohesion Policy expenditure 2000 – 06: Simulations with the QUEST III endogenous R&D model”, Economic Modelling, 28(1-2), pp. 647-663. LEGGI TUTTO

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    Voto anticipato o nuovo governo anti-europeo: le paure dei mercati. Lo spread sale a 120 punti, Piazza Affari debole

    MILANO – La crisi di governo riporta l’Italia sulle prime pagine dei siti d’informazione di riferimento per la comunità finanziaria internazionale, generando qualche tensione sui Btp. Il primo termometro cui si guarda in questi casi è infatti lo spread tra decennali italiani e pari scadenza tedeschi, che in mattinata non segna particolari tensioni. Poi, mentre si profila l’assenza di numeri sufficienti di “responsabili” per mantenere l’ossigeno al Conte bis e si nominano le urne, lo spread sale in area 120 punti base con il rendimento allo 0,65 per cento nel finale di seduta: ieri sera, mentre prendeva forma lo strappo di Matteo Renzi dall’esecutivo di Giuseppe Conte, il differenziale aveva chiuso a 112 punti base. Oggi è così tornato ai massimi da novembre.

    Crisi di governo, Conte a Mattarella: “Chiarimento politico in Parlamento”. Zingaretti e Di Maio: “Renzi inaffidabile”. I timori del Pd: senza “responsabili” voto a giugno più vicino
    14 Gennaio 2021

    Le Borse europee si sono mosse all’insegna della cautela. Piazza Affari ha oscillato sopra e sotto la parità per tutta la giornata, chiudendo quindi in calo dello 0,5% ma senza accusare contraccolpi di rilievo. Gli investitori restano dunque in stand-by in attesa di capire meglio cosa accadrà sul fronte politico. E’ stata migliore la performance delle altre Borse Ue: Londra ha aggiunto lo 0,7%, Francoforte lo 0,35%, Parigi lo 0,3%. Sul listino meneghino si mette in evidenza Fca, nel giorno dello stacco del maxi-dividendo in vista della fusione con Psa.
    Il Tesoro registra risultati misti nell’asta di questa mattina, collocando tutti i 9,25 miliardi di Btp a 3, 7 e 30 anni. Nel dettaglio, sui 2,75 miliardi di euro di Btp con scadenza 2024 il tasso sale al -0,23% da -0,3% dell’asta precedente. Collocati poi 4,5 miliardi di Btp a 7 anni con un rendimento che passa a 0,30% dallo 0,19% e quindi in crescita anche in questo caso. Infine assegnati 2 miliardi di euro di Btp con scadenza 2051: il tasso scende all’1,47% da 1,763%. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenendo su Rai 1 ha rimarcato come l’Italia abbia perso solo oggi “quasi 8 milioni” come riflesso sul costo del debito dalle vicende politiche delle ultime ore che ha bollato come “un atto di irresponsabilità senza precedenti”. E ha poi aggiunto: “Avevo capito che si voleva il Mes per far risparmiare gli italiani, si sta ottenendo l’effetto opposto. Evidentemente non era quello l’obiettivo principale”.
    Anche Wall Street si muove positiva nel giorno in cui il presidente neoeletto Joe Biden presenta al Parlamento il piano di stimoli a supporto dell’economia colpita dal coronavirus. Alla chiusura delle Borse Ue, il Dow Jones e il Nasdaq salgono dello 0,4% e lo S&P500 dello 0,25%.
    Le banche d’affari e la crisi: “La Bce tiene a bada lo spread”
    D’altra parte, è proprio il voto sussurrato dai Dem, è proprio lo scenario peggiore per le banche d’affari. In una nota mattutina dell’americana Citi si ragiona di quel che accade a Roma e si spiega agli investitori internazionali come siano molte le vie possibili, a questo punto, e decisivi i prossimi giorni. “Ci aspettiamo che i mercati preferiscano una soluzione rapida piuttosto che un prolungato stato d’incertezza a gravare sul governo, dal momento che la pandemia e i suoi impatti economici stanno ancora colpendo l’Italia – scrivono gli economisti di Citi – I principali focus sui mercati riguardano la percezione di un rischio di nuove elezioni o di formazione di un nuovo governo che si allontani dall’attuale posizione pro-europea. Ci aspettiamo che restino rischi limitati”, conclude la banca Usa.
    L’Italia trova posto anche negli appunti di inizio giornata di Unicredit, dove si arriva a simili conclusioni. Pur aprendosi “inevitabilmente” un periodo di “incertezza e scarsa visibilità” l’aspettativa è che sia un passaggio “breve vista la pressione che il presidente Mattarella probabilmente eserciterà sui partiti politici ponendo l’accento sulla necessità di risolvere” questa situazione. Da Intesa Sanpaolo annotano come “i toni” di Renzi “verso l’attuale presidente del Consiglio sono stati molto duri (ha accusato il premier di aver creato un ‘vulnus democratico’)” nella conferenza dello strappo. A questo punto, per la Cà de Sass “tutti gli scenari sono possibili, incluso quello di un nuovo governo con la medesima maggioranza (la sostituzione del presidente uscente, nonché una ridefinizione del programma e della squadra di governo, appaiono condizioni sufficienti a ricomporre la frattura tra Italia Civa e il resto della maggioranza, che appare determinata a evitare il precipitare della situazione verso elezioni anticipate)”.
    Anche Equita Sim mette in evidenza i “toni duri” di Renzi che rendono meno probabile un Conte Ter con lo stesso sostegno dell’altro ieri, aprendo a un triplice scenario: crisi con nuovo governo sostenuto dalla stessa coalizione, “con o senza Conte”; governo senza Italia Viva con il sostegno di altri senatori; governo di unità nazionale. “In tutti questi scenari, pensiamo che le tensioni sullo spread possano essere limitate grazie al supporto degli acquisti della Bce, anche se aumenterebbero le preoccupazioni sull’efficacia dell’azione di governo. Se poi tutti questi scenari dovessero fallire, si andrebbe verso nuove elezioni, scenario che potrebbe invece creare tensione sullo spread ma che al momento giudichiamo ancora come il più improbabile”.

    Cina, vola l’export. Germania: Pil scende del 5% nel 2020
    A livello globale, le Borse sono miste dopo il voto alla Camera Usa per il secondo impeachment di Donald Trump. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, sulla scia dei buoni dati sul ‘made in Chinà e mentre il presidente eletto Joe Biden si prepara a delineare i suoi piani per un massiccio stimolo fiscale negli Stati Uniti. L’indice Nikkei è salito dello 0,85% a 28.698 punti. Positiva anche Hong Kong (+0,9%), mentre Shanghai ha chiuso in ribasso dello 0,9%.
    Proprio dalla Cina sono arrivati chiari segnali di ripartenza economica alla fine dell’anno: il surplus commerciale della seconda potenza mondiale a dicembre è salito al livello record di 78,17 miliardi di dollari, contro i 47,25 miliardi di un anno prima e sopra le attese. L’attivo commerciale trae vantaggio dalla ripresa dell’export che a dicembre sale del 18,1%, oltre il 15% atteso dagli analisti ma sotto il 21,1% di novembre. L’import cresce del 6,5%, contro il 4,5% del mese precedente. In Germania, invece, l’istituto di statistica Destatis ha parlato di un Pil in calo del 5% nel 2020, in linea con le attese e meno grave del -5,9% della crisi economico-finanziaria del 2009, e di un deficit al 4,8%.
    Negli Usa, le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono salite a 965.000 unità. Il dato è peggiore delle attese degli analisti, che scommettevano su quota 789.000.
    Chiusura in calo per l’euro sul dollaro sotto quota 1,22. La moneta unica passa di mano a 1,2140 (-0,21%) e a 126,02 yen (-0,18%). Dollaro piatto sullo yen a 103,80. La crisi politica italiana indebolisce la valuta del vecchio continente mentre il piano di stimoli americani – che potrebbe essere più consistente del previsto – dà la spinta al biglietto verde. Per quanto riguarda, infine, le commodity il prezzo del petrolio si muove in calo dopo che il rapporto Opec ha previsto una domanda 2021 al di sotto dei livelli pre pandemici. Il Wti cede lo 0,49% a 52,6 dollari al barile, il Brent arretra dello 0,89% a 55,5 dollari. LEGGI TUTTO

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    Cartelle fiscali, Misiani conferma: “Intervento in arrivo”. Nel nuovo dl Ristori stop ai contributi per autonomi colpiti dalla crisi

    MILANO – Un intervento per arginare la “montagna di cartelle esattoriali che rischiano di arrivare nel 2021” e nuove misure, con un occhio di riguardo per autonomi e professionisti, con il decreto Ristori che il governo – crisi permettendo – lancerà dopo il nuovo scostamento di bilancio da 24-30 miliardi di euro. A spiegare l’agenda dell’esecutivo, attanagliato dalla crisi aperta da Italia Viva di Matteo Renzi, è stato il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, al forum di Italia Oggi dedicato ai commercialisti e alle novità di legge di Bilancio e altri provvedimenti degli ultimi mesi.

    Un freno alle cartelle del Fisco
    Sul fatto che si cercherà di tamponare l’invio di 50 milioni di cartelle da parte dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione, problema sollevato da Repubblica nei giorni scorsi, Misiani ha confermato l’intervento: sulla “montagna di cartelle esattoriali che rischiano d’arrivare nel 2021, è necessario un intervento: una proroga-ponte, uno scaglionamento degli invii molto più diluito nel tempo, una reateizzazione più conveniente, un ‘saldo e stralcio’, altrimenti s’apre un problema sociale”, ha detto.

    Il nuovo Ristori: 2,5 miliardi per i contributi degli autonomi
    Il governo è poi impegnato nella scrittura del nuovo decreto Ristori. Prima sarà necessario chiedere al Parlamento ulteriore spazio di bilancio: “Lo scostamento di bilancio dovrebbe essere oggetto di un Consiglio dei ministri convocato nelle prossime ore”, ha detto Misiani rimarcando che “è necessario continuare a lavorare” nonostante la crisi politica “perché viviamo una fase di incertezza e difficoltà dal punto di vista sanitario, economico e sociale. Dobbiamo continuare – ha aggiunto – a sostenere nell’emergenza le famiglie e i lavoratori per metterli nella condizione di reggere i colpi della recessione”.
    Il quinto decreto Ristori, dunque, sarà “più ampio e articolato” di quello di dicembre. Come noto il testo affronterà i nodi del rinnovo della cassa integrazione (dovrebbero esser finanziate 18 nuove settimane per i settori più colpiti, con il tema del blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo da riprendere in mano); e punterà a superare il criterio dei codici Ateco per estendere più possibile gli aiuti ai settori in difficoltà, anche a quelli che non hanno dovuto chiudere ma che hanno registrato perdite. Alla sanità dovrebbero essere destinati più di tre miliardi, di cui 1,5 per i vaccini. Dovrebbero arrivare inoltre fondi per la scuola e per i Comuni.
    Misiani ha aggiunto che ci sarà lo stop ai minimi contributivi per autonomi e professionisti fino a 50 mila euro, con riduzione del fatturato pari o superiore al 33% nel 2020: “Credo sia una risposta forte, dovrebbe arrivare a 2,5 miliardi di euro, un miliardo già stanziato nella legge di Bilancio e uno e mezzo” aggiuntivo con il nuovo Ristori. “La crisi di governo – ha fatto notare Misiani, parlando anche di altre misure e di legge di Bilancio – non aiuta da questo punto di vista: mi auguro nell’interesse generale del Paese che si sia in grado di varare queste misure che non possono aspettare oltre”.

    Catalfo: “I nuovi ammortizzatori sociali anche agli autonomi iscritti alle Casse”
    di Rosaria Amato 13 Gennaio 2021

    Si conferma dunque la strada tracciata anche dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che nelle scorse ore ha annunciato l’intenzione di “estendere, ampliare e rafforzare il sostegno al reddito” per i lavoratori autonomi, “migliorando la misura introdotta in via sperimentale in Manovra ed estendendola anche agli autonomi attualmente esclusi”. La misura è l’Iscro, il nuovo ammortizzatore sociale per gli autonomi in vigore da quest’anno, e finanziato solo per gli iscritti alla Gestione Separata dell’Inps.
    Inoltre la ministra aveva anche annunciato che verranno stanziate “maggiori risorse per garantire le categorie più colpite dalla pandemia”. E cioè proprio i lavoratori autonomi: “Chiederò perciò di rifinanziare il fondo istituito in legge di Bilancio, in modo da assicurare a quelli più esposti agli effetti della crisi un vero “anno bianco” contributivo”.

    Riforma fiscale, commercialisti: “Con i fondi stanziati è libro dei sogni”
    Della più ampia riforma fiscale indicata come priorità dalla legge di Bilancio, che per il momento posta risorse per l’assegno unico, ha parlato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, in termini piuttosto netti: “Ora come ora, le pur ottime intenzioni legislative sulla riforma fiscale non sembrano poggiare su credibili basi finanziarie. Le risorse a disposizione di quel fondo ammontano a 8 miliardi di euro per il 2022 e 7 miliardi a regime dal 2023, di cui però 5,5 miliardi di euro risultano già impegnati nella importante e condivisibile riforma dell’assegno unico per i figli a carico. Pensare di riformare il sistema fiscale avendo a disposizione 2,5 miliardi per l’anno 2022 e 1,5 miliardi a regime dall’anno 2023, costituisce quel che si dice “un vasto progetto”.
    Per rimarcare quanto la coperta sia corta, Miani ha sottolineato che solo la detrazione Irpef aggiuntiva (bonus 100 euro) per i dipendenti con reddito complessivo tra 28.000 e 40.000 euro costa 3 miliardi, “ossia il doppio di quel che risulta attualmente disponibile, a regime, sul fondo che dovrebbe finanziare la riforma nemmeno dell’intera IRPEF, ma del sistema fiscale nel suo complesso”. “Evidenziare questi numeri”, ha spiegato Miani, “non significa per noi svilire l’importanza di un serio ragionamento di riforma del sistema fiscale, della cui opportunità diamo invece atto con assoluta convinzione, ma per evitare il consueto rischio “libro dei sogni” che sovente si manifesta ogni qual volta si parla di riforma fiscale”. LEGGI TUTTO

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    Borse europee caute, i mercati sperano nei nuovi stimoli Usa

    MILANO – Le Borse europee chiudono in cauto rialzo all’indomani di una seduta positiva a Wall Street. I fari restano puntati sugli Usa, da un lato sull’iter avviato dai democratici per l’impeachment di Donald Trump, dopo che il suo vice Mike Pence si è rifiutato di invocare il 25mo emendamento per revocare il presidente Usa uscente, dall’altro sulla scommessa degli investitori che il piano economico di Joe Biden possa sostenere in modo robusto la ripresa dell’economia. A sostenere i listini anche la risalita dei prezzi del petrolio, ai massimi da 11 mesi quindi ai livelli pre-crisi Covid. Il prezzo continua a crescere anche oggi, con il Wti con consegna a febbraio  a 53,21 dollari al barile.
    In Europa l’avvio come detto è poco movimentato e poi i listini migliorano nel pomeriggio: Milano guadagna lo 0,43%, Londra scende dello 0,12%, Francoforte sale dello 0,16% e Parigi dello 0,21%. In lieve rialzo anche Wall Street: alla chiusura degli scambi nel Vecchio Continente il Dow Jones in parità e il Nasdaq in rialzo dello 0,64%. Positivi anche i listini asiatici. Tra le migliori spicca Tokyo, dove il Nikkei ha chiuso la giornata a +1,04%.
    Dopo la risalita di ieri legate all’acuirsi della crisi di governo, lo spread oggi torna a scendere. Il differenziale Btp/Bund si attesta in chiusura a 110 punti con il rendimento del titolo italiano decennale allo 0,58%. Tra le valute arretra nettamente il dollaro, rafforzatosi negli ultimi giorni in parallelo all’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa. Oggi al cambio con un euro la divisa Usa viene scambiata a 1,2161 da 1,2155 di ieri.  Oro in rialzo a 1858 dollari l’oncia nel future febbraio.
    Stabile infine il Bitcoin dopo le le montagne russe degli ultimi giorni. La criptovaluta in mattinata si posiziona in zona 34 mila dollari, non lontano dai livelli visti ieri.

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    Bonus bici e monopattini, da domani le richieste online per gli esclusi dei rimborsi

    MILANO – Domani si riapre la finestra per richiedere il bonus mobilità per l’acquisto di biciclette, monopattini elettrici e mezzi dolci per coloro che non erano riusciti nel click day di novembre a inoltrare la propria domanda per l’iniziale tilt del sito e il successivo esaurimento in poche ore delle risorse disponibili.
    Sul portale dedicato all’operazione è apparso infatti l’avviso che a partire dal 14 gennaio 2021 e fino al 15 febbraio 2021 chi ha effettuato acquisti di beni e servizi incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità tra il 4 maggio 2020 e il 2 novembre 2020, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del beneficio, può richiedere il rimborso inserendo i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto.
    Il ministero dell’Ambiente ha spiegato che “sono stati contabilizzati tutti i fondi necessari per poter soddisfare tutte le richieste di rimborso” e quindi si può procedere alle richieste.
    Ricapitoliamo con ordine la vicenda. Il buono incentivava l’acquisto di bici, monopattini & Co. rimborsando il 60% delle spese sostenute (con un limite a 500 euro) tra il 4 maggio e il 2 novembre o, in alternativa, erogando un voucher della durata di 30 giorni per gli acquisti dal 3 novembre alla fine dell’anno.
    Una prima giornata di richieste di rimborso ed erogazione dei voucher (per gli acquisti ancora da effettuare) si è tenuta il 3 novembre ed è finita in un clickday con iniziale tilt informatico e successivo esaurimento delle risorse disponibili. In quella prima fase, si erano registrati oltre 590mila utenti, erano stati richiesti 300.776 rimborsi ed emessi 257.949 voucher. In poche ore è andato esaurito il plafond di 215 milioni dedicato.
    Sono così rimasti fuori dai giochi alcuni cittadini che avevano già effettuato le spese ma sono stati bruciati sul tempo da altri che hanno ottenuto il voucher per acquisti successivi.
    Così il ministero ha aperto una seconda fase di “prenotazione” delle risorse, fino al 9 dicembre, riservata a coloro che già avevano effettuato l’acquisto della bicicletta, in modo da quantificare le necessità finanziarie per poter procedere al rimborso delle loro spese (in questa seconda fase, dunque, non è stato possibile richiedere voucher per acquisti non ancora effettuati). Al termine di questa seconda fase, sono state inserite 118.675 prenotazioni per un valore di 35,6 milioni di euro.
    Tra voucher non spesi (o utilizzati in misura inferiore alla richiesta) e altri fondi, il ministero ha dunque trovato ora le risorse per procedere al rimborso anche di questi cittadini. Le porte del rimborso sono comunque aperte anche per chi non si è pre-registrato a dicembre.
    Per richiedere il rimborso, “bisognerà essere in possesso della fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato ed identificarsi, tramite SPID sul portale”. Ai quasi 119 mila italiani che durante la seconda finestra si sono pre-registrati “arriverà nei prossimi giorni una e-mail all’indirizzo indicato, per invitarli a caricare i dati e la documentazione attestante l’acquisto effettuato”.
    Fino al 15 febbraio prossimo sarà possibile accedere alla propria area riservata per apportare eventuali modifiche ai dati e alla documentazione inseriti e successivamente saranno erogati i rimborsi, conclude la nota. LEGGI TUTTO

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    Per S&P non c'è un caso Italia: i rischi di bocciatura sui rating societari si sono avvicinati a quelli europei durante la pandemia

    MILANO – Standard & Poor’s non vede un “caso Italia” in Europa: anzi, il merito di credito delle aziende domestiche durante la pandemia si è leggermente avvicinato a quelle delle rivali europee. A fine ottobre 2020 gli “outlook” negativi comminati dalla principale agenzia di rating riguardavano il 42% delle aziende seguite da S&P in Italia, contro un 42% di quelle europee. E un anno prima, nell’ottobre 2019, lo scarto era di una dozzina di punti percentuali: 33% in Italia contro 20% europeo. “Stimiamo che in media le aziende, sia italiane che europee, ritornino ai valori pre-Covid intorno al 2022, e non vediamo un caso Italia”, ha detto durante una presentazione virtuale Renato Panichi, responsabile dei rating aziendali di S&P.
    Il dirigente ha aggiunto, e questo sembra un messaggio valido un po’ ovunque per capire gli effetti del coronavirus, che ci sarà grande differenziazione tra imprese, settori e dimensioni aziendali: “Le grandi aziende recupereranno più velocemente, come anche quelle più aperte ai commerci con la Cina e alla digitalizzazione”. I settori in cui i rischi di ribasso del rating sono maggiori, per l’agenzia, sono una decina: auto, media e tempo libero, petrolio e gas, trasporti e difesa, ristorazione e commercio al dettaglio. Il recupero di ricavi delle società italiane dotate di rating S&P, comunque, sarà in media più veloce rispetto a quello del Pil italiano: 7% contro 5-6% quest’anno, 4% contro 2% nel 2022.
    A livello macroeconomico europeo, il 2021 “riserverà una probabile contrazione iniziale del Pil e una forte ripresa nella seconda parte, guidata dai servizi, assumendo che sia stata raggiunta una immunità di gregge – ha detto Sylvain Broyer, capo economista nell’area di S&P -. I nuovi lockdown non pesano sull’economia come il primo. La politica europea è coinvolta e coordinata come mai lo è stata”. Sull’Italia, Broyer vede una ripresa economica “veloce, ma il finanziamento dell’economia relativamente lento”. L’economia italiana, per cui Broyer stima una crescita del Pil del 5,3% quest’anno, “è comunque più profittevole rispetto a quella degli altri Paesi e può crescere più rapidamente”.
    Anche nel settore bancario S&P prevede “uno choc pesante ma di breve termine, con una normalizzazione dal 2022”. Il picco delle perdite su crediti erogati dalle banche sarà, per tutti, durante quest’anno. E qui una specificità italiana, in negativo e legata alla maggiore esposizione del sistema con le piccole e medie imprese, esiste: ma gli esperti dell’agenzia Usa non prevedono altre crisi bancarie. “Rispetto agli altri Paesi l’Italia avrà perdite su crediti di circa il doppio, e pari a 140 punti base in media – ha detto Mirko Sanna, responsabile di S&P per le istituzioni finanziarie – Un dato che comunque sarà inferiore rispetto alle crisi del passato, perché le banche sono entrate in questa crisi in condizioni migliori, e sono agevolate dalle misure di sostegno della vigilanza e dei governi”. LEGGI TUTTO

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    Recovery plan, più soldi alla sanità e spinta sui cantieri: le carte per convincere Renzi. Con il bilancio Ue le risorse arrivano a 310 miliardi

    MILANO – Con in mano la nuova bozza del Recovery plan italiano e in vista del Consiglio dei ministri di questa sera – decisivo non solo per licenziare il Piano della ripartenza, ma per la sopravvivenza o meno dell’esecutivo – la madre delle questioni è se la sintesi prodotta dal Tesoro sia in grado di tenere insieme i pezzi della maggioranza. E in particolare se i renziani di Italia Viva giudicheranno sufficienti i ritocchi operati al piano: il leader ha dato il placet all’approvazione, ma non è detto che questo esclusa una mossa letale per l’esecutivo.
    D’altra parte, nelle ultime settimane di lavoro frenetico sul Recovery l’ex premier ha incassato alcune concessioni importanti. A cominciare dal ‘sacrificio’ della fondazione degli 007 per la cybersicurezza che a più riprese, fin dalla Manovra, Palazzo Chigi puntava a lanciare ma con la contrarietà di Iv, servizi e altri ancora. Un punto simbolico importante perché ha portato il premier Conte a un passo indietro.
    Non è stato l’unico capitolo in discussione. “Ricordo che abbiamo scongiurato l’approvazione in Consiglio dei ministri di un progetto senza alcuna strategia e visione, gestito da una task force che avrebbe di fatto commissariato la politica”, rimarca ancora oggi il senatore di Iv, Davide Faraone. “Invece serve la politica, non il populismo, lo abbiamo visto con il lavoro fatto su questo testo, che stiamo valutando ma che certamente è cambiato profondamente: i titoli sono migliorati, ora bisogna esaminare i progetti”.

    Altà velocità, banda larga, scuole: ecco come cambia il Recovery Fund
    di Roberto Petrini 11 Gennaio 2021

    La partita con i renziani: più soldi alla sanità
    Tra i progetti, appunto, l’attenzione corre subito al tema sanitario. “Sul Recovery fund saremmo dovuti essere a settembre nella fase in cui siamo ora, ciò avrebbe consentito un coinvolgimento del Parlamento per arrivare preparati a fine aprile” il commento che, questa mattina, Luigi Marattin di Iv ha rilasciato a Skytg24. Quasi all’unisono con Maria Elena Boschi, Marattin ha riaperto la polemica con i colleghi di maggioranza del M5s: “Non è normale – ha spiegato in televisione – che il Ministro degli Esteri continui in queste ore a dichiarare che lo strumento europeo che presenta condizionalità è il Mes sanitario. Non è vero”. E ha aggiunto Boschi, su Twitter: “Anche oggi Polemiche su di me. Italia Viva ha chiesto al governo di prendere il Mes, non di prendere Meb. Come al solito i 5stelle non leggono fino in fondo. O non capiscono. Servono soldi per la sanità, non poltrone per noi”.
    Commenti che centrano un altro grande punto di frizione tra Iv e la componente grillina del governo: la richiesta del prestito Mes per finanziare la sanità. Solo poche ore fa, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, tentato dallo strappo indicava la via: “Iv attende risposte sul Mes, sulle infrastrutture, su Autostrade. Il premier si dia una mossa”.
    Se di meccanismo di stabilità non se ne parla per il veto grillino, alla voce della salute il Recovery concede però a Iv un importante potenziamento delle risorse. E’ stato il ministro Speranza ad annunciarlo ieri (“In Consiglio dei ministri arriva il Recovery fund. Per la sanità si passa da 9 a 18 miliardi”, ha scritto sui social) e nel documento si va anche oltre la sua indicazione: per la precisione si tratta di 19,72 miliardi, 11,82 miliardi per ‘Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria’ e 7,90 per ‘Assistenza di prossimità e telemedicina’.

    Cantieri, agricoltura, famiglia: tra fondi Ue e bilancio, 310 miliardi
    Renzi chiedeva anche uno scatto sui cantieri e sui mezzi di trasporto metropolitani sostenibili in un piano chiamato “Ciao” che teneva insieme Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità. Nel nuovo documento le sue richieste sembrano ascoltate: il Recovery mobilita 222,9 miliardi di euro. Una cifra superiore a quella del solo piano Next Generation Eu (209 miliardi), perché rimpolpata dai 20 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione che il governo è riuscito a “coordinare” con la dotazione europea. E probabilmente non a caso li ha postati per “nuovi progetti in settori importanti, che comprendono la rete ferroviaria veloce, la portualità integrata, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, l’infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno”.
    Solo sui cantieri, con il Recovery si parla di 50 miliardi da mettere in pista che dovrebbero accontentare le richieste di Iv. Gli ultimi ritocchi potenziano, poi, le risorse per alta velocità, banda larga, cablaggio delle scuole e case di comunità.
    Tra le singole voci c’è il richiamo all’agricoltura, cara alla ministra Bellanova che guida all’interno del governo le posizioni di pungolo di Italia Viva. Difficile scorporare la cifra in un capitolo che parla anche di fonti energetiche come l’idrogeno, che ammonta in totale a 6,3 miliardi, a dire il vero gli stessi previsti nella prima bozza. Ma il piano prevede comunque di “rendere la filiera agroalimentare sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell’economia circolare”. Altrettanto importante per Italia Viva anche il capitolo famiglia che compare con oltre 30 miliardi della programmazione di bilancio al 2026, volti a finanziare l’assegno unico a partire da quest’anno.
    Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. “Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, – si legge – presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”.
    Se si guarda alle tabelle allegate al documento ancora in attesa della sua ufficializzazione, se al Next Generation Eu si aggiungono i fondi strutturali, quello europeo di sviluppo regionale e la programmazione del bilancio 2021-2026 la torta diventa di 310,6 miliardi di euro.

    Il Superbonus al 110% e il nuovo calendario
    Tra le pagine del Recovery plan, dunque, trova spazio la componente “efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” con due linee progettuali: la realizzazione di un programma di Efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con particolare riferimento a scuole, edilizia residenziale pubblica, comuni e cittadelle giudiziarie. E l’incentivazione della riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato: proprio il Superbonus 110%. Nel complesso la voce vale 29,35 miliardi (qualche centinaio di milioni in meno rispetto alle indicazioni della precedente bozza) e nello specifico il programma dedicato all’Efficientamento energetico e sismico edilizia residenziale privata e pubblica conta su 18,51 miliardi, 10,26 dei quali già in essere.

    Altà velocità, banda larga, scuole: ecco come cambia il Recovery Fund
    di Roberto Petrini 11 Gennaio 2021

    Nel documento si ricorda – ripercorrendo le ultime modifiche arrivate con la legge di Bilancio – che “la misura si applica alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022 (31 dicembre 2022 per gli IACP, le case popolari ndr)”. Ma già la Manovra prevede una ulteriore finestra: “Può essere applicata per ulteriori sei mesi nei casi di lavori effettuati da condomìni e IACP quando siano stati effettuati almeno il 60% dei lavori prima del termine di scadenza della misura”. Con il Recovery plan viene meno quest’ultima condizionalità: “Al fine di dare maggiore tempo per gli interventi più complessi, si prevede di allungare l’applicazione della misura (i) per gli IACP al 30 giugno 2023; e (ii) per i condomìni fino al 31 dicembre 2022, a prescindere dalla realizzazione di almeno il 60% dei lavori. L’obiettivo è di aumentare in modo sostanziale il risparmio annuale generato dagli interventi di riqualificazione energetica. In termini di superficie sottoposta a riqualificazione energetica e sismica, si stimano circa 3 milioni di metri quadri riqualificati per anno, corrispondenti a circa l’1% della superficie complessivamente occupata da edifici residenziali. Questo intervento beneficia di risorse complementari per 6 miliardi e 200 milioni dagli stanziamenti della Legge di Bilancio”.
    SUPERBONUS 110%, tutte le domande e risposte dell’esperto di Repubblica

    Superbonus 110%: lavori in crescita, interventi per oltre 200 milioni
    Proprio ieri, era stato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, a dare un aggiornamento sui lavori del Superbonus confermando “la crescita esponenziale” della misura. Su Facebook ha scritto: “Nelle ultime due settimane di dicembre sono stati registrati altri mille interventi per ulteriori 100 milioni di crediti d’imposta prenotati. Il totale sale dunque a circa 1700 interventi per oltre 200 milioni di euro”. Tra i dati forniti, “si conferma anche il fatto che in tutte le Regioni d’Italia si stiano diffondendo cantieri 110%, con al momento in testa la Puglia. Il Superbonus è stato ulteriormente migliorato e prolungato grazie al lavoro fatto in Parlamento da tutte le forze di maggioranza: il Paese e i cittadini possono ora contare su una misura duratura nel tempo”, ha scritto Patuanelli auspicando di renderlo una misura “pluriennale”. Per ora, rispetto alla legge di Bilancio, gli orizzonti non cambiano di molto. LEGGI TUTTO