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    Le industrie presentano il conto: “La svolta green ci costa 15 miliardi”

    ROMA – Un rischio da quindici miliardi di di euro, ma anche una scelta obbligata. Irrimandabile. Dopo le riflessioni e le prese di posizione “concettuali”, l’industria italiana fa i conti e presenta le proprie richieste di fronte all’accelerazione della svolta ambientalista chiesta dall’Unione europea con il progetto “Green fit to 55” e calata, non senza […] LEGGI TUTTO

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    Figli e vaccini: quando i genitori sono in disaccordo, si ascolta la voce dei minori

    Matteo (nome di fantasia) è un adolescente, figlio di genitori separati e vuole vaccinarsi contro il Covid. La mamma è d’accordo ma il papà si oppone, sostenendo che il vaccino è ancora in fase sperimentale e che per gli adolescenti non sarebbe ancora chiaro il rapporto rischi/benefici della somministrazione. La mamma, facendosi portatrice della volontà […] LEGGI TUTTO

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    Guerra: “Fisco da riformare con regole uguali per dipendenti e autonomi”

    MARIA Cecilia Guerra, sottosegretaria all’Economia del governo Draghi, pianta i suoi paletti e quelli di Leu, la compagine che rappresenta, intorno alla riforma fiscale. «Facciamola ma facciamola bene, e soprattutto con equità: distribuendo meglio il prelievo», spiega la sottosegretaria, ordinaria di Scienza delle finanze all’Università di Modena. «Intervenire sul cuneo va bene, ma sull’Irap bisogna […] LEGGI TUTTO

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    La settimana pazza di Wall Street: dopo il tracollo, la corsa verso nuove vette. Trimestrali positive e piccoli trader dietro la riscossa

    MILANO – Partiti sotto i peggiori auspici con il lunedì nero costato all’Europa 240 miliardi di capitalizzazione e a Wall Street la peggior seduta dallo scorso ottobre, i listni si sono poi ripresi tanto che la settimana si è chiusa con gli indici americani a nuovi record. Il Dow Jones, il principale della Borsa di […] LEGGI TUTTO

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    Il Green pass divide le filiere. Ristoratori ed esercenti si sentono “puniti”, ma c'è chi lo ritiene un passo giusto e necessario

    MILANO – Le imprese, soprattuto della ristorazione, che si dicono “punite” dal nuovo Green pass e lamentano di esser trasformate in vigili per la pubblica salute e sicurezza. Le fiere contente, perché sperano di tornare ad attirare i visitatori stranieri. Nei territori in ordine sparso: alcuni lo bocciano, alcuni lo accolgono come un passo auspicabile per tornare definitivamente alla normalità.

    Le misure adottate dal governo “per non richiudere” dividono. Prima del Consiglio dei ministri di giovedì sera che ha dettato le nuove regole, il vice presidente vicario di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, Aldo Cursano aveva invitato a “utilizzarlo in chiave positiva e non punitiva”. A valle del Cdm, il presidente Fipe Lino Enrico Stoppani non ha usato mezzi termini: “Il 40% degli esercizi a livello nazionale non ha aree esterne e 18 milioni di persone non sono ancora vaccinate. Sono 18 milioni di clienti che certe attività rischiano di perdere, così si riduce la domanda e si rischia di perdere una potenziale fetta di clientela che vale 18 milioni di persone”. Per Stoppani “sono misure che creano un impatto economico, un impatto organizzativo e assegnano responsabilità individuali collettive alla categoria e che ritengo inefficaci”. “Mi spiace avere sempre una posizione critica, sembra vittimismo – ha concluso – comprendiamo le decisioni ma speravamo passasse la linea della Conferenza delle Regioni che proponeva uso green pass in un’ottica positiva”. Anche Cursano auspicava che fosse utile “per riaprire quelle attività al momento ancora chiuse, come le discoteche”, cosa che però non si è verificata.

    Qr code in tasca nei bar e cinema, non sul treno

    di

    Viola Giannoli

    22 Luglio 2021

    “Il Governo ha, di fatto, deciso di legalizzare l’abusivismo dilagante che continuiamo a denunciare da mesi, senza essere presi minimamente in considerazione! Si balla ovunque e senza controlli, meno che in discoteca, l’unico luogo dove si potrebbero applicare quei protocolli di sicurezza già avallati a suo tempo dal CTS”, ha detto Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, il Sindacato italiano dei locali da ballo. Per il quale “si tratta dell’ennesimo schiaffo al nostro comparto, una vera e propria pietra tombale su 3.000 aziende destinate a chiudere e a lasciare in strada 100.000 lavoratori”.

    Dura la nota di Filiera Italia, che attraverso il consigliere delegato Luigi Scordamaglia dice: “Assolutamente negativo il giudizio sulla misura adottata”. Salvo il principio di fondo, “decisamente non soddisfa l’obbligo imposto nei fatti per i soli ristoranti al chiuso”, afferma. E aggiunge: “Non si ha il coraggio di imporre una misura necessaria da subito per tutti i servizi e le situazioni di reale rischio di contagio, per cui non si interviene immediatamente sui mezzi di trasporto, sulla scuola, sugli uffici pubblici (rimandati senza data) e lo si applica dove invece è meno utile ma più facile”. Sulle sanzioni, Scordamaglia attacca: “Si parla di 1000 euro di multa: ci auguriamo siano a carico di avventori non dei titolari degli esercizi, i ristoratori non sono certo agenti di polizia”. E anche sui tempi e vaccini dei dipendenti: “Nel decreto ci dovrà essere anche l’obbligatorietà vaccinale del personale che lavora nei ristoranti altrimenti sarà impossibile gestire i nuovi obblighi con una normativa come l’attuale che non consente al datore di lavoro neanche di chiedere se i dipendente sono vaccinati. Si diano 10 giorni in più per l’entrata in vigore o sarà caos totale”.

    Green pass al lavoro, Prete (Unioncamere): “Vaccino indispensabile, ma soluzioni condivise”

    di

    Rosaria Amato

    23 Luglio 2021

    Dalla Confesercenti si è parlato di un provvedimento che rischia di essere “ingiustamente punitivo per le imprese, che non solo devono sostenere l’onere organizzativo ed economico del controllo, ma anche assumersi responsabilità legali che non competono loro”. Secondo l’associazione “la collaborazione delle imprese non può diventare un’assunzione eccessiva di responsabilità o un caos organizzativo, anche in considerazione del fatto che il green pass è comunque una forte limitazione dell’attività economica, che andrà certamente indennizzata”. Chiedendo un incontro al premier Draghi prima dell’entrata in vigore (prevista per il 6 agosto) la Confesercenti bolla come “incongruenze incompresnibili” l’estensione dell’obbligo anche alle fiere e alle sagre all’aperto “che appare immotivata, visto che notoriamente il pericolo di contagio all’aria aperta è minore” e la chiusura delle discoteche.

    Simili i toni per la Cna Piemonte secondo la quale “ristoratori e baristi non possono trasformarsi in controllori”. Di diverso avviso Confartigianato Bologna che promuove il patentino e fa un appello a favore delle vaccinazioni. “Si tratta di un’operazione di buon senso. Ognuno di noi ha una responsabilità nei confronti della comunità nella quale vive. Il vaccino non va interpretato come un obbligo, ma come una scelta di rispetto e tutela verso chi ci è vicino”, afferma il segretario Amilcare Renzi.

    Anche le Fiere accolgono positivamente le novità. “Condividiamo la decisione delpresidente Draghi e del Consiglio dei ministri di estendere l’obbligatorietà del Green pass per l’accesso alle fiere italiane. Una soluzione auspicata da gran parte degli organizzatori fieristici, dagli espositori e dai buyer esteri in procinto di partecipare alle 335 manifestazioni previste da qui alla fine dell’anno”, ha detto il presidente di Aefi – Associazione esposizioni e fiere italiane, Maurizio Danese, secondo il quale “le nostre manifestazioni, già regolate da protocolli di sicurezza validati dai ministeri degli Esteri e della Salute, saranno ancora più sicure”. A questo punto, l’auspicio è che accelerino i corridoi sanitari per riportare i compratori esteri. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 23 luglio 2021. Mercati spinti dalle trimestrali: Snap, Twitter e Intel oltre le attese

    MILANO – Ore 10.30. I listini europei si muovono in positivo nell’ultima seduta della settimana, spinti dai buoni risultati delle trimestrali che mettono in secondo piano le preoccupazioni per la variante Delta del coronavirus e le relative misure restrittive.

    Milano conferma il rialzo dell’apertura e sale dello 0,7%. In linea le altre Piazze europee: Parigi sale dello 0,62%, Francoforte dello 0,58% e Londra dello 0,6%. Gli investitori registrano le rilevazioni di Ihs Markit sugli indici Pmi, i sondaggi svolti presso i direttori agli acquisti delle aziende, che fotografano l’andamento della ripresa economica. A livello di Eurozona, il Pmi manifatturiero scende a 62,6 punti a luglio, ai minimi da quattro mesi. Quello dei servizi sale invece a 60,4 punti, al picco da ben 181 mesi. In entrambi i casi i valori sono ben sopra la soglia di 50 punti che separa la contrazione dall’espansione dell’attività. La performance dei servizi consente all’indice composito, che sintetizza l’andamento complessivo, di portarsi a 60,6 punti dai 59,5 di giugno: è il top da 21 anni. Tra i singoli Paesi, forte la performance della Germania che ha battuto le attese sia sul manifatturiero (65,6 punti) che sui servizi (62,2 punti), mentre ha deluso la Francia.

    In mattinata, con Tokyo ancora chiusa per festività, le Borse asiatiche di Hong Kong (-1,5%) e Shanghai (-1,2%) sono state deboli.

    Come sintetizza Bloomberg, le azioni globali sono in dirittura per segnare un modesto guadagno settimanale, al quale contribuisce anche la fiducia verso gli stimoli delle Banche centrali. Allo stesso tempo, però, il declino di luglio del rendimento dei tassi decennali dei Treasury potrebbe segnalare il timore che si è raggiunto il picco di rimbalzo economico, anche perché le varianti suggeriscono cautela.

    Euro in ribasso in avvio di giornata. La moneta unica che ieri ha superato quota 1,18 dollari, per poi ripiegare e chiudere a 1,1783, si attesta ora a 1,1765 dollari. Euro/yen a 129,75 e dollaro/yen a 110,27. Ieri il mercato ha posto l’attenzione alla Banca centrale europea, che si è impegnata a mantenere i tassi di interesse ai minimi storici ancora più a lungo, come ampiamente previsto. Dopo una settimana di altalena, ora l’attenzione degli investitori si sposta sulla riunione della Federal Reserve degli Stati Uniti in programma la prossima settimana.

    Snap, Twitter e Intel spingono Wall Street

    Ieri sera Wall Street è riuscita a chiudere in rialzo a nuovi record nonostante la crescita inattesa delle richieste per i sussidi di disoccupazione: il Dow Jones ha aggiunto lo 0,07% e il Nasdaq lo 0,36%. Tra le società che hanno pubblicato i conti trimestrali, si segnala molta tecnologia. Snap, la società a cui fa capo Snapchat, ha chiuso il secondo periodo dell’anno con ricavi per 982 milioni di dollari, sopra le attese degli analisti. Le perdite sono calate del 53% a 152 milioni rispetto a un rosso di 326 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso e Snapchat ha registrato 293 milioni di utenti attivi giornalieri, oltre le previsioni del mercato. Risultati positivi che hanno portato il titolo a salire fino al 13% nel dopo-mercato. Anche Intel ha battuto le stime con 1,28 dollari di utili per azione (previsione tra 1,03 e 1,14 dollari), mentre è stato in linea il fatturato pari a 18,53 miliardi di dollari. Il colosso dei chip ha anche rivisto al rialzo la stima sui ricavi per l’intero anno, ora fissata a 73,5 miliardi di dollari contro i precedenti 7,2,5 miliardi, ma ha ammonito che le carenze di semiconduttori potrebbero durare fino al 2023 e il titolo ha sofferto. Balzo anche per Twitter che è arrivata al +10% dopo gli scambi ufficiali grazie ai ricavi saliti del 74% a 1,22 miliardi di dollari, oltre gli 1,06 miliardi previsti, spinti dal +87% di quelli pubblicitari. L’utile per azione è risultato pari a 20 centesimi, sopra i 7 centesimi attesi dal mercato. Per il terzo trimestre Twitter prevede ricavi fra 1,22 e 1,3 miliardi, anche in questo caso più del previsto.

    Per le commodity, si prospetta una chiusura di settimana in leggero calo per le quotazioni del petrolio dopo gli ultimi giorni di rialzi. Il Wti con consegna a settembre cede lo 0,43% a 71,62 dollari al barile. A Londra il Brent arretra dello 0,45% a 73,48 dollari. Quotazioni dell’oro deboli sui mercati asiatici. Il metallo prezioso viene scambiato a 1.803 dollari l’oncia (0,2%). LEGGI TUTTO