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Tutte le trappole anti Vannacci: ritorno al Mattarellum, soglia al 4%, raddoppio delle firme


«Ora si dovrebbe aprire una riflessione sulla legge elettorale. Siamo sicuri che un sistema a base proporzionale sia il più adatto ad evitare la frammentazione? Io credo che la soluzione sia proprio nei collegi uninominali che si pensa di cancellare…».

La Lega: con Vannacci fuori stop al proporzionale, meglio i collegi uninominali

È il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, mentre in Senato vanno in onda le comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti di Torino, a mettere a verbale una preoccupazione che attraversa tutto il centrodestra: non è che alla fine la riforma elettorale di cui si sta discutendo – niente più collegi uninominali, base proporzionale con premio del 55% per chi supera il 40 o 42% dei voti e soglia di sbarramento al 3% – finirà per favorire lo scissionista Roberto Vannacci? Con i sondaggi che già stimano la nuova formazione di estrema destra “Futuro nazionale” tra il 3 e il 4%, il margine di vantaggio che ha ora il centrodestra nei sondaggi si azzererebbe. Di più: i voti sarebbero sottratti non solo alla Lega ma anche a Fratelli d’Italia. Gia prima che Vannacci passasse il Rubicone tra i meloniani si ragionava dell’opportunità di alzare la soglia del 3% concordata con il leader di Azione Carlo Calenda al 4%, con il rischio tuttavia di risospingere Calenda tra le braccia del campo largo aggiungendo un altro 3/4% agli avversari.

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Fratelli d’Italia: la priorità resta garantire la governabilità

D’altra parte neanche la soluzione dei collegi uninominali prospettata dal leghista Romeo, e vagliata in queste ore anche dai Fratelli d’Italia, farebbe da diga. Nel 1996, quando si votò con il Mattarellum (75% di collegi a fronte del 37% dell’attuale Rosatellum), la Fiamma Tricolore di Pino Rauti prese l’1,7% alla Camera e il 2,3% in Senato e quindi non entrò in Parlamento, ma tanto bastò a contribuire alla sconfitta del centrodestra di Silvio Berlusconi. Insomma, con qualsiasi legge elettorale anche un 2% in meno può fare molto male. Per di più un sistema a prevalenza di collegi uninominali, che la Lega vede con favore per valorizzare il suo peso specifico al Nord, non garantirebbe un risultato certo. Cosa che invece il “Melonellum” garantisce con il premio di maggioranza: chi arriva prima governa. Un concetto che proprio ieri in Senato, parlando con i cronisti, mettevano in evidenza sia il presidente dell’Aula Ignazio La Russa sia il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, entrambi meloniani («la stabilità conviene anche alla segretaria del Pd, se vuole candidarsi a guidare questo Paese»).

Insomma il modello di riferimento sembra restare al momento quello in campo, simile al sistema in vigore per le regionali. «Vedrete che alla fine si farà un proporzionale con premio al 55% al di sopra del 42% e con soglia di sbarramento al 3%, non si scappa», chiosa il capogruppo dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri.

Spunta la normetta anti-Vannacci: più firme per presentare le liste

Intanto qualcosa per mettere i bastoni tra le ruote a Vannacci si può fare a prescindere da soglie e collegi: alzare il numero di firme necessarie per la presentazione di nuove liste non rappresentate prima in Parlamento alle prossime politiche con una norma da inserire nella legge elettorale. Per potersi presentare su tutto il territorio nazionale servono ora circa 73.500 firme. Che scendono a 56.250 «in caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni». Basta un raddoppio per creare qualche serio problema al generale. Ma è chiaro che il problema è politico: con Vannacci fuori, Giorgia Meloni ha bisogno di Calenda dentro. Per ora da Azione escludono l’ipotesi, a meno che la Lega cambi leader («mai con Salvini e mai con Conte», è il motto), ma la strada è ancora lunga.


Fonte: http://www.ilsole24ore.com/rss/notizie/politica.xml

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