in

Tasse al 5% e agevolazioni: così la Tunisia ha conquistato i pensionati italiani

I punti chiave

Il paradiso fiscale dei pensionati è la Tunisia. Sebbene il Portogallo e la Spagna, specialmente le isole Canarie, continuino ad essere le destinazioni preferite dagli italiani che desiderano trascorrere la pensione all’estero, negli ultimi due anni c’è stato un aumento significativo dei trasferimenti verso la Tunisia, raggiungendo la cifra di 2mila pensionati, di cui la metà sono ex dipendenti statali. In Tunisia su una pensione lorda di 3mila euro, si paga solo 180 euro di tasse. Un vero paradiso fiscale con condizioni previdenziali favorevoli.

Le misure

In Tunisia è stata introdotta una legge per attirare pensionati europei che consiste in una decurtazione dell’80% sulle tasse per le pensioni lorde dei cittadini di vari Paesi, tra cui l’Italia, con cui il Paese in questione ha un accordo fiscale. La misura è entrata in vigore nel 2007, ma come funziona? Un pensionato del Belpaese che sceglie di trasferirsi in Tunisia può usufruire di un regime fiscale il quale tassa la sua pensione a non più del 5%, rispetto al 30% mediamente applicato in Italia. Coloro che percepiscono pensioni considerate medio-alte ottengono un risparmio proprio grazie a questa misura fiscale. È necessario trasferire la propria residenza per ottenere una pensione tassata per l’80% a zero e per la parte restante 20% con una aliquota pari al 20%. Complessivamente, però, non deve oltrepassare il 5% del totale lordo.

I requisiti

In quanto ai requisiti, al fine di poter usufruire dell’agevolazione previdenziale è importante non essere stati tassati come residenti fiscali nei cinque anni precedenti alla richiesta. Il soggiorno minimo è di 183 giorni. Nel caso in cui non si raggiunga la permanenza richiesta è necessario essere proprietari di un’abitazione e che persistano le condizioni per il mantenimento e la residenza.

I Paesi più convenienti

In questo frangente è bene conoscere i Paesi più convenienti per i pensionati stranieri. A Malta, esiste una tassazione agevolata al 15% per i redditi provenienti dall’estero, comprese le pensioni, che rispettano determinate condizioni: il reddito deve provenire da un paese europeo, il beneficiario non deve lavorare e la pensione deve essere pari o superiore al 75% del reddito imponibile complessivo. Inoltre, è necessario acquistare un immobile con un valore minimo di 250.000 euro o stipulare un contratto d’affitto di almeno un anno con un importo annuo minimo di circa 9.000 euro.

In Grecia, è prevista una tassazione del 7% per 15 anni sui redditi dei pensionati stranieri che hanno lavorato nel settore privato e trasferiscono la residenza. Questa misura è stata introdotta nel 2013. A Cipro, le pensioni fino a 3.420 euro sono esentasse, mentre per le cifre superiori si applica un’aliquota del 5%. Inoltre, viene applicata un’IVA agevolata del 5% per l’acquisto o la ricostruzione di una casa.

In Romania, è applicata un’aliquota del 10% per chi si trasferisce nel paese, ma non si tratta di uno sconto specifico per i pensionati. Infatti, nel paese è in vigore una flat tax del 10% sul reddito delle persone fisiche. Nelle Canarie, è previsto uno sconto di 6.500 euro per chi ha più di 65 anni, che aumenta a 7.000 euro per i pensionati con più di 75 anni. Infine, in alcuni Paesi dell’Europa dell’Est, come Bulgaria, Slovacchia e Albania, non viene applicata alcuna imposizione fiscale per gli stranieri che scelgono di trasferirsi sul territorio.

Come valutare

Valutare se un regime di tassazione previdenziale è vantaggioso richiede una disamina attenta di diversi aspetti. Innanzitutto, è importante considerare le aliquote fiscali applicate. Un regime con aliquote più basse può ridurre l’imposizione fiscale sul reddito destinato alla previdenza, consentendo di accumulare risparmi pensionistici più rapidamente.

Tuttavia, è cruciale anche esaminare la struttura della tassazione delle prestazioni pensionistiche. Regimi che prevedono tassazioni agevolate o esenzioni al momento del ritiro possono offrire un vantaggio fiscale significativo a lungo termine. Un altro aspetto chiave è la deducibilità dei contributi al fondo pensione. Contributi deducibili significano che il reddito imponibile è ridotto di conseguenza, portando a una minore imposta da pagare ogni anno. Questo può essere particolarmente vantaggioso per chi desidera massimizzare i risparmi pensionistici senza aumentare l’imposta sul reddito corrente. Oltre alla deducibilità, l’accessibilità e la flessibilità delle prestazioni sono fondamentali.

Un regime che consente versamenti flessibili e offre opzioni di prelievo anticipato o agevolazioni in caso di necessità può essere preferibile per coloro che desiderano gestire in modo più dinamico i propri risparmi pensionistici. I costi di gestione del fondo pensione sono un altro fattore da considerare attentamente.

Regimi con costi di gestione più bassi tendono a preservare un maggior rendimento netto per i partecipanti, garantendo che i contributi siano ottimizzati per il futuro pensionistico senza essere erosi da commissioni e spese eccessive.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


Tagcloud:

Elettricità, aumenta l’import. Le rinnovabili non bastano

Autonomia, Emilia-Romagna vota per il referendum: l’ultimo atto politico di Bonaccini a Bologna