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Investire al tempo dell’euro debole: i consigli dopo le elezioni europee

Parigi, oh cara! Il voto per il nuovo Parlamento europeo, in attesa di misurarne gli effetti politici, ha per ora prodotto più di un tremore finanziario. Epicentro Parigi. L’euro è la prima vittima; sempre più debole – non da oggi – ormai è alla parità con il dollaro.

Qualcuno ci guadagna? Il tasso di cambio influisce sul commercio. In particolare, il deprezzamento della moneta unica rispetto al dollaro favorisce le esportazioni europee. Sempre guardando agli Stati Uniti, il vantaggio dell’attuale valore dell’euro potrebbe concretizzarsi anche nel turismo. Durante le vacanze, gli americani (e tutti i turisti che pagano in dollari) potrebbero sentirsi incoraggiati a recarsi in Europa proprio grazie al tasso di cambio favorevole. Almeno quattro fattori possono essere favoriti da un euro debole (e quindi possono orientare gli investitori):

  • Gli importatori di prodotti europei – Le aziende che utilizzano componenti europei troveranno le loro catene di fornitura sempre più accessibili. Aziende di trasporti che acquistano auto e camion europei beneficeranno dell’euro debole comprando ad un costo ridotto. Allo stesso modo, le compagnie aeree che acquistano i loro aerei da costruttori di aeromobili europei potranno farlo a prezzi migliori del solito. E tale situazione potrebbe aiutare ad aumentare i margini di profitto per queste imprese.

  • Consumatori americani – I consumatori americani hanno già appurato come i beni di consumo importati, come vini e formaggi provenienti da Francia e Italia, siano attualmente diventati più accessibili. Auto tedesche, tra cui Audi, Mercedes Benz, BMW e Volkswagen saranno meno costose negli Stati Uniti.

  • Gli investitori in società europee che hanno business importanti negli Stati Uniti – Gli investitori americani sono in grado di acquistare azioni di società estere attraverso ADR (American Depositary Receipt) quotati sulle borse statunitensi. La Bayer, grande produttore tedesco di farmaci, riferisce che un deprezzamento dell’1% dell’euro potrebbe far aumentare le sue vendite di ben 260 milioni di euro. Mentre il produttore chimico BASF prevede un supplemento di 50 milioni di euro di guadagni per ogni centesimo perso dall’euro.

  • Turisti e viaggiatori verso l’Europa – Quando l’euro è debole significa che il dollaro è forte, relativamente parlando. I turisti e viaggiatori d’affari potranno quindi trarre vantaggio da questa situazione. D’altro canto, le strutture ricettive in Europa (e in Italia) potranno avvantaggiarsene.

Svantaggi? Non mancano anche questi effetti negativi. L’euro debole contribuisce all’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche (pagate in dollari), che si traduce in bollette più salate per gli europei.

Un effetto immediato è stato l’aumento dei rendimenti del Btp (in generale tutti i titoli del debito pubblico europeo) in Italia, balzato sopra il 4%, con vantaggio immediato per gli investitori, ma con uno svantaggio evidente per il Paese, che dovrà pagare più caro il proprio debito pubblico.

Il rendimento del Btp a 10 anni è ai massimi da sei mesi e sopra il 4% in una giornata di generale debolezza per i titoli governativi dell’Eurozona. Le vendite, con il conseguente rialzo dei rendimenti, erano comunque già iniziate la scorsa settimana come reazione alle stime Bce sull’inflazione dell’Eurozona e a dati Usa sul mercato del lavoro. Il decennale benchmarck ha segnato 4,06%, soglia mai raggiunta da dicembre, con uno spread a 139 punti (140,5 il massimo della mattinata e 134 la chiusura di venerdì), mentre gli osservati speciali sono gli Oat francesi con il decennale arrivato al 3,20% (massimi da novembre scorso) mentre la Borsa di Parigi è la peggiore e perde l’1,7% soprattutto a causa delle vendite sulle banche.

La vera questione, tra vantaggi e svantaggi di un euro debole, per chi investe nei giorni dopo il voto europeo è una accresciuta volatilità.

La volatilità misura l’intensità delle variazioni subite dal valore di un titolo in un determinato periodo di tempo. In altre parole, la volatilità indica la variazione percentuale del valore di un titolo o di un portafoglio: è una misura dell’intensità dell’oscillazione. Basta vedere i titoli quotati alla Borsa di Parigi: alcuni, teoricamente, soprattutto quelli del lusso, avrebbero dovuto apprezzarsi per i vantaggi derivanti dall’euro debole, ma invece sono scesi di 2-3 punti percentuali. Un’opportunità per comprare? Forse, a condizione di accettare un rischio più evidente.

Da un punto di vista matematico la volatilità si misura in percentuale e indica la distanza del prezzo di un titolo dal suo valore medio in un determinato periodo. Se per esempio diciamo che un’azione ha avuto la volatilità del 20% nel corso dell’ultimo anno, questo vuol dire che in media la distanza del suo valore dal prezzo medio del titolo è stata di 20 punti percentuali.

In parole più semplici a una volatilità elevata corrisponderanno variazioni di prezzo più marcate, mentre a una bassa volatilità corrisponde un andamento del prezzo relativamente più controllato. Si potrebbe pensare che la volatilità di un titolo indichi il livello di rischio a esso associato. Questo non è errato ma è solo parte della storia. Di certo possedendo un titolo più volatile ci si espone di più alle oscillazioni del suo valore.

Questo vuol dire che per mantenerlo nel tempo si dovrà essere pronti a sopportare un andamento più movimentato. Non tutti sono pronti a vedere il valore del proprio portafoglio andare su e giù allo stesso modo: per questo è importante capire la propria propensione al rischio quando si decide di investire.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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